TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Papi e scimmie

Romano di nascita, Giovanni Maria Ciocchi del Monte (1487/1555) venne eletto papa con il nome di Giulio III nel 1550.
Quando l’8 febbraio si seppe della sua elezione, i romani, contenti di vedere di nuovo un loro concittadino sul trono pontificio iniziarono a far festa. Scrive Coleine (membro del senato in epoca pontificia): “..li Romani fecero una caccia in Campidoglio de 6 tori et fecero una bella Commedia et fecero una bella cena alli Parenti del Papa et molti gentiluomini e donne et fo un bello parato: fecero lo gioco del carosello fora 40 o 50 ragazzi e 42 tra trombette et tamburi. Il palio fu turchino e oro.” Il papa presenziò con piacere ai festeggiamenti anche se non avevano nulla di religioso.
Giulio III, in barba alla concezione di vita ecclesiastica e dignità pontificia, si dedicò a splenditi banchetti, dalla loggia della basilica di S.Pietro assistette alla caccia di tori organizzate nella piazza, presenziò a rappresentazioni teatrali in Vaticano, si fece costruire una splendita villa, fuori porta del Popolo, chiamata poi Villa Giulia, dove organizzava grandi celebrazioni e sontuosi ricevimenti; fu nepotista, i suoi parenti trovarono tutti notevoli fonti di reddito negli uffici; concesse alla sorella Giacoma, moglie del perugino Francia della Corgna, il feudo di Castiglione del Lago e del Chiugi, convertito nel 1563 in marchesato per i nipoti Ascanio della Corgna e il cardinale Fulvio; il fratello maggiore Baldovino fu nominato governatore di Spoleto e ottenne la contea di San Savino; il figlio di Baldovino, Giovanni Battista, fu nominato gonfaloniere della Chiesa, quando questi morì in guerra nel 1552 la linea maschile della famiglia risultò estinta, allora Giulio III impose al fratello di adottare Fabiano, un quindicenne depravato, custode delle scimmie, a cui venne dato il nome di Innocenzo del Monte; l’ipotesi è che potesse essere figlio del papa, lo elevò a cardinale e gli affidò la Segretreia di Stato anche se solo nominalmente perchè incapace di curarne gli affari. Girolamo Muzio scrive nel 1550 in una lettera a Ferrante I Gonzaga: “Hor di questo nuovo papa universalmente se ne dice molto male; che egli è vitioso, superbo, rotto (omosessuale) et di sua testa”, questo perchè sembra che in realtà Innocenzo del Monte fosse il suo amante, lo aveva conosciuto ancora tredicenne perchè figlio d’un suo servo, se ne innamorò perdutamente e barattò la connivenza del padre con consistenti favori, cioè il porporato, a Roma ironicamente si diceva che questo era stato possibile perchè la scimmia addomesticata del papa prediligeva le cure del ragazzo.
E qui scattò la Pasquinata:
“Ama Del Monte con ugual ardore
la scimmia e il servitore.
Egli al vago femmineo garzoncello
ha mandato il cappello: (nominato cardinale)
perché la scimmia, a trattamento uguale,
non fa pur cardinale?”
Gli storici cattolici invece negano tutto.
Innocenzo del Monte dopo la morte del suo protettore fu rinchiuso in Castel S.Angelo per aver ucciso due persone e perchè coinvolto in una catena di stupri (eterosessuali), una volta scarcerato gli fu tolta ogni rendita e fu confinato a Tivoli, gli fu tolta anche la dignità cardinalizia, morì all’età di 46 anni e fu indeganmente sepolto in San Pietro in Montorio.
Giulio III, pur soffrendo di gotta, amava i piaceri della vita, forse pensava di vivere ancora a lungo, ma così non fu e si convinse all’ultimo a ricevere l’estrema unzione.
Fu sepolto in un semplice sarcofago nelle Grotte vaticane.
Oltre gli scempi morali comunque Giulio III inaugurò, con l’apertura della Porta Santa della basilica di San Pietro, il X Giubileo nel febbraio 1550; regolamentò i matrimoni misti in cui uno dei due coniugi è di fede cattolica; con la bolla Exsposcit debitum confermò le costituzioni della comunità ebraica; proibì il battesimo forzato dei bambini ebrei senza il consenso dei genitori; confermò i privilegi degli ebrei portoghesi; fu patrono di scrittori e artisti; potenziò l’Università La Sapienza di Roma; fondò l’università della cittadina tedesca di Dillingen.

 

 

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Il fascino del passato

Il disco di Nebra è uno dei più interessanti ritrovamenti archeologici degli ultimi anni, è la più antica rappresentazione della volta celeste che si conosca.


Prende il nome della cittadina tedesca vicino alla quale è stato ritrovato (Nebra in Sassonia)
Sembrerebbe essere stata realizzata attorno al 1600 a. C. da un popolo vissuto in Europa prima dell’arrivo dei Celti.
E’ un disco di bronzo di circa 32 cm di diametro, con sopra impresso un diagramma in oro dei cieli, le raffigurazioni non sono fatte a caso e nemmeno a mano libera, ma basate su rigorosi calcoli matematici che fanno intravedere una competenza astronomica di altissimo livello.
Ritrovato nel 1999 da due cacciatori di tesori in una cavità in pietra all’interno di un antico bastione sulla cima del Mittelberg, venne scambiato erroneamente per il coperchio di un secchio e fu venduto illegalmente e dopo essere passato per diverse mani, nel 2002 venne offerto sul mercato nero fino ad arrivare in possesso delle autorità competenti, dal 2008 è esposto nel il museo regionale della preistoria di Halle, in Sassonia-Anhalt.


La cima del Mittelberg, quando ancora la montagna non era stata ricoperta dall’alta vegetazione, probabilmente potrebbe essere stato utilizzata nel neolitico come osservatorio astronomico, il sito si trova a circa 20 chilometri dall’osservatorio solare di Goseck.
Era costituito da un circolo del diametro di 75 metri, composto in origine da una collinetta circondata da una serie di quattro anelli concentrici, un fossato e, tutt’intorno, due palizzate realizzate con pali di legno dell’altezza di un uomo.

   
Il disco di Nebra è stato esaminato da un archeologo, da un astronomo, da archeologi chimici e da un’archeologa e studiosa delle religioni dell’età del Bronzo.
Secondo le loro interpretazioni, le placchette circolari più piccole rappresentano le stelle, dove spicca un gruppetto di sette placchette più ravvicinate che rappresenterebbero le Pleiadi. I due dischi maggiori, quello circolare e quello a forma di falce, rappresentano rispettivamente il Sole (ma potrebbe essere anche la Luna piena) e la Luna crescente. Le linee curve incastonate sui bordi del disco dovevano rappresentare porzioni dell’orizzonte visibili dal sito in cui il manufatto è stato ritrovato, questa interpretazione è sostenuta dal fatto che esse coprono un angolo di 82°, che è proprio la differenza angolare tra i punti di sorgere e tramonto del Sole sull’orizzonte, alla latitudine del luogo del ritrovamento, nei periodi compresi tra i solstizi d’estate e d’inverno. Sul bordo del disco è presente un arco dorato che ricorda una barca a vela sul mare, interpretato come la “Barca del Sole”. Le piccole rientranze lungo ogni lato dell’arco potrebbero rappresentare i remi della nave. Molti popoli dell’antichità immaginarono il Sole in viaggio da levante a ponente a bordo di una nave speciale.
Il disco racchiuderebbe i simboli di un tema profondamente religioso come il sole: l’orizzonte per i solstizi, la barca del sole, la luna ed altri esemplari particolari di stelle: le Pleiadi; gli artefici del disco hanno voluto sicuramente raggruppare tutti gli altri simboli di culto venuti alla luce anche in diverse regioni europee; esso fa parte quindi di un complesso sistema religioso diffuso in tutta Europa; forse indica un messaggio religioso.
Infine, sul bordo del disco sono impressi con estrema precisione 40 fori di circa 3 mm, lo scopo dei fori laterali non è chiaro; probabilmente servivano a fissarlo, cosa che fa pensare ad un utilizzo del disco anche come oggetto di culto.

 

 

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Come si dice? Perde il pelo ma non il vizio…

E non parlo del lupo ma…
…di Papa Paolo III, nato Alessandro Farnese, che fu papa dal 1534 al 1549, anno della sua morte. E indovinate un po? Anche durante il suo pontificato il nepotismo fu uno dei suoi sommi pensieri.
Favorì i suoi quattro figli (da cardinale, nomina ottenuta a soli 27 anni grazie alla bellissima sorella Giulia, amante di Papa Alessandro VI), avuti da Silvia Ruffini e di cui richiese la loro legittimazione per salvare il casato dal pericolo incombente dell’ estinzione, una ragione che i pontefici Giulio II (da cardinale aveva avuto a sua volta tre figlie) e poi Leone X (per grande amicizia) compresero e accolsero con tolleranza; creò per il figlio Pierluigi il Ducato di Parma e Piacenza; i nipoti Alessandro e Ranuccio Farnese (figli del figlio Pier Luigi) e Guido Ascanio Sforza (figlio della figlia Costanza) divennero cardinali; si fece costruire uno splendido palazzo nel cuore di Roma dove accasò tutta la sua famiglia. Per la sua fama di donnaiolo fu soprannominato Cardinal della Gonnella. Volle una riforma della disciplina e dei costumi della Chiesa, ma lui rimase legato ai piaceri della tavola: si faceva arrivare dai suoi possedimenti cervi e cinghiali da Castro, fagiani e spigole dall’isola di Bisentina, trote e anguille da Montalto, cipolle e verdure da Gradoli, melaranci da Capodimonte, olio e miele da Canino, adorava i tortellini emiliani; amava anche bere, coltivava un culto per il vino, aveva una bottiglia per ogni ora del giorno, per ogni mese dell’anno, per quando viaggiava e per quando si sentiva afflitto dal peso della vecchiaia.
Malgrado tutto ciò fu considerato un grande pontefice, per aver iniziato la Controriforma, fper essere stato un gran mecenate, per aver dato impulso all’edilizia di Roma: fece costruire e restaurare cappelle, chiese e grandi monumenti romani, fontane, aprì nuove strade; mise sotto la sua ala protettiva eruditi e letterati. A lui si devono la Piazza del Campidoglio, la Cappella Paolina e la Sala Regia in Vaticano, il Giudizio Universale di Michelangelo.
E’ sepolto in San Pietro in un mausoleo opera di Guglielmo della Porta.
Le statue marmoree che lo compongono rappresentano le virtù del defunto: Giustizia, Prudenza, Abbondanza e Pace.
Tre statue erano piuttosto discinte, la Giustizia, praticamente nuda. Papa Clemente VIII, turbato dalle statue diede immediatamente ordine che fossero levate oppure ricoperte in modo decente. La Prudenza e la Pace, erano due donne con il seno scoperto ma di età avanzata e dunque scarsamente lascive, l’Abbondanza aveva una tunica molto aderente, quindi non svestita, per questi motivi furono lasciate come si presentavano; la Giustizia, ritenuta sensuale fu ricoperta con una veste di metallo imbiancato in modo che imitasse il marmo (una protezione mobile, come si scoprì nel Settecento). L’olandese Arnold von Buchell mise in piedi quella che sembra essere una leggenda: i volti delle quattro Virtù potrebbero essere i ritratti delle donne che avevano contato di più nella lunga e disinvolta vita di Paolo III: la madre, la figlia, la sorella e la concubina.

Sulla tomba giunse puntualmente la pasquinata:
In questa tomba giace
un avvoltoio cupido e rapace.
Ei fu paolo farnese,
che mai nulla donò, che tutto prese.
Fate per lui orazione:
poveretto, morì d’indigestione.

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Dinosauri europei e no…

E’ stato rinvenuto in Francia il fossile del Canardia garonnensis, l’ultima specie vissuta prima della grande estinzione di massa che colpì i dinosauri 66 milioni di anni fa.
Vissuto tra i 68 e i 66 milioni di anni fa, era un dinosauro erbivoro appartenente al gruppo degli adrosauri o dinosauri dal becco d’anatra, chiamati così perché avevano un muso appiattito e largo come quello delle anatre odierne.


La novità su questo dinosauro è che, il ritrovamento di uno scheletro di 70 milioni di anni fa, perfettamente conservato perché mummificato, affiorato nella provincia dell’Alberta in Canada, ha messo in evidenza che questi dinosauri avevano il cranio anche ornato da una cresta fatta interamente da tessuti simile a quella degli odierni galli. La presenza di creste sul cranio potrebbe aver avuto due funzioni principali: comunicazione sociale (come definire gerarchie all’interno del branco) e maturità sessuale (mandare messaggi).


Sempre affascinante trovare informazioni su queste mitiche (come le definisco io) creature.

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Gli dei e il salmone

La grotta di Lascaux (Francia) viene definita come la Cappella Sistina del Paleolitico.
Al suo interno si possono ammirare 1.900 opere d’arte risalenti al Paleolitico: raffigurazioni di diverse dimensioni che rappresentano cavalli selvatici, cervi, orsi, tori, stambecchi e cervi, un gruppo di leoni, un uomo con la testa di uccello e il pene eretto che viene gettato a terra da un bisonte che ha una lancia conficcata nel ventre, ci sono poi linee e punti disegnati a tutt’oggi indecifrabili.
Ma c’è anche un disegno particolare, il primo disegno della storia che rappresenta un salmone maschio, un rilievo della lunghezza di 1 metro originariamente dipinto con ocra rossa.

Sul salmone vi voglio raccontare una leggenda.

 

 

 

 

Loki, dio della mitologia vichinga era il dio del’astuzia e dell’inganno, della distruzione, un dio maledetto e impertinente, attaccabrighe, camaleontico.
Si narra che un giorno gli Asi (così si chiamavano i dei vichinghi) si adirarono con Loki, questo scappò sule impervie montagne dove si costruì una casa con quattro porte, per poter vedere in tutte le direzioni. A volte si trasformava in salmone e si nascondeva in una cascata per non farsi trovare.
Un giorno gli Asi giunsero sulla montagna, videro la cascata e pensarono di pescare, intrecciarono una rete e arrivarono ai piedi della cascata, accanto al fiume.
Tra gli Ari c’era Thor, il dio della forza.
Thor su una sponda e gli Ari sull’altra trascinavano la rete, Loki cadde nella trappola e veloce guizzò tra le rocce, ma Thor, velocissimo, lo afferrò vicino la coda; Loki allora tentò di divincolarsi e scivolare via, ma Thor lo strinse ancora di più.
Ecco perché da quel giorno i salmoni hanno il corpo assottigliato verso la coda.

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Ancora siamo così?

757milioni di adulti e 115milioni di giovani non sanno né leggere né scrivere.
2/3 degli adulti sono donne.
Il 75% dei bambini analfabeti è concentrato nei Paesi a basso reddito, il 53% sono bambine, oggi a circa 60milioni di bambine è negata la possibilità di studio.
L’analfabetismo femminile è più diffusa in Asia meridionale, Asia ocidentale, Africa subsahariana. Le scuole sono lontane o inesistenti, le risorse economiche scarse; le ridotte disponibilità per l’istruzione favorisce i figli maschi e le bambine restano in casa per le faccende domestiche, per accudire familiari, o sono impiegate a cercare lavoro.

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Faraoni

“Naturalmente i fori non furono creati per guardare
dentro, ma perché il faraone potesse guardare fuori,
magari verso quelle stelle del firmamento settentrionale
che non tramontano mai.”

Jean-Philippe Lauer, egittologo

 

 

Parlo di Djoser, faraone della III dinastia egizia, considerato il fondatore dell’Antico Regno (ca. 2680 – 2180 a.C.).
Era anche chiamato Netjerykhet, che significa Divino nel corpo.
Si pensa sia figlio della regina Nimaathap e del faraone Khasekhemui. Si ritiene che abbia reganato per circa 30 anni.
Numerose furono le sue imprese architettoniche, soprattutto a Saqqara.


La più importante è la Piramide a Gradoni, la più antica piramide egizia; la sua forma costituì il modello di tutte le altre piramidi dell’Antico Regno.
La Piramide è in pietra calcarea, contiene solo uno stretto corridoio che porta nel cuore della costruzione fino a una camera dove era celato l’ingresso al pozzo sepolcrale; originariamente era alta 62 metri e ricoperta di calcare bianco finemente levigato.
Era un’opera colossale, nata propabilmente per sbalordire gli antichi egizi e incutere rispetto verso la potenza divina del faraone. Era il più grande edificio al mondo.
La Piramide a Gradoni era una scala, tramite cui l’anima del faraone poteva salire al cielo, per unirsi ai dei nell’immortalità.
Djoser fu inumato nella Piramide a gradoni.
All’interno della piramide si trova un luogo curioso, una struttura in pietra, il serdab, sul cui fronte sono praticati due fori: guardandovi attraverso si incontra lo sguardo del re, incastonato nel volto di una statua a grandezza naturale dipinta, questo accorgimento consentiva al ka (elemento che assicura l’esistenza e la vita agli dei e agli uomini) del re di comunicare con il mondo esterno (attualmente la statua è una copia, l’originale è esposto nel Museo Egizio del Cairo), è probabilmente la più antica statua a grandezza naturale di un faraone che sia mai stata realizzata in un contesto funerario.
Con Djoser l’antico Egitto iniziò a sorgere.

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Un’altro papa…

…mio marito dice che ho la fissa…forse è vero, ma non sono nata a Roma? Città di papi e guarda caso vivo nella città dei Papi, di cui un giorno o l’altro vi parlerò.

 

Adriano VI
Fu eletto papa nel gennaio del 1522, volle essere un riformatore, severo e intransigente, ma fu ostacolato dai stessi cardinali e poco amato dagli italiani che lo ritenevano, oltre che essere straniero (olandese), indifferente, anzi ostile verso l’arte e la bellezza delle antichità, ad esempio voleva distruggere la volta della Cappella Sistina; ridusse di molto gli stipendi degli artisti e dei musicisti, come Carpentras, compositore e cantore, maestro di cappella, da allora i livelli qualitativi musicali del Vaticano declinarono significativamente. Molti artisti lasciarono Roma durante il suo pontificato. La sua “colpa” era quella di voler riportare la chiesa ad essere un ambiente consono al profilo ecclesiastico, quindi eliminare belle donne, poeti e buffoni, ma sia il popolo che i porporati erano abituati a baldorie e feste….iniziarono così anche le pasquinate, tanto che Adriano VI voleva fare a pezzi il torso della statua parlante…
Era immune dal nepotismo, tanto che quando arrivarono a Roma alcuni suoi parenti che desideravano trovare il benessere e la ricchezza, il papa disse:”…di lavorare nei loro mestieri, perchè egli non era divenuto papa per dare il patrimonio della Chiesa ai suoi”, e agli ecclesiastici che venivano giustamente privati dei loro immensi benefici, diceva:”Il papa deve ornar le chiese con i prelati e non i prelati con le chiese”.
Non ebbe polso per affrontare la rivolta protestante in Germania e altre problematiche politiche.
Adriano VI durante il suo pontificato ha creato un solo cardinale, Willem van Enckenvoirt, vescovo di Tortosa (Spagna), suo grande amico.
Adriano si ammalò improvvisamente e morì a settembre del 1523. Un breve e inefficace pontificato (mi viene da pensare breve come altri pontificati che vertevano ad un rigoroso riformismo…)
Fu seppellito provvisoriamente in San Pietro, tra Pio II e Pio III, e la pasquinata arrivò anche lì, “Qui giace un non pio tra i Pii”, c’è da dire che le pasquinate rivolte a questo papa erano scritte da poeti su commissione di porporati, prelati e nobili esclusi dal potere, voci di curia non di popolo. Alla pasquinata rispose il suo unico difensore, Willem van Enckenvoirt, che nobilmente rispose “Qui giace Adriano VI, che ebbe la maggiore delle sventure, quella di regnare”; lo stesso Enckenvoirt, nel 1533 fece trasferire le spoglie nel mausoleo nella chiesa dei Tedeschi, Santa Maria dell’Anima a Roma, per altro bellissimo.
Adriano scrisse Quaestiones in quartum Sententiarum, un’opera non dottrinale, dove dichiarò che il papa è fallibile, anche in materia di fede; tale opera, che fu ristampata con la sua autorizzazione dopo l’elezione al soglio pontificio, contiene anche l’affermazione che diversi papi abbracciarono e insegnarono dottrine eretiche, un’opera che ha fatto discutere: i cattolici sostengono che si tratta solo di un’opinione personale, non di un’affermazione ex cathedra, e quindi non è in conflitto con il dogma dell’infallibilità papale; altri sostengono che il concetto di ex cathedra si sia affermato solo nel XIX secolo. Gran parte dei documenti ufficiali di Adriano VI scomparvero poco dopo la sua morte (anche qui trovo assonanze con altre sparizioni…).

   

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Un papato movimentato

Giovanni di Lorenzo de’ Medici, secondo figlio di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini venne incoronato papa il 19 marzo 1513 con il nome di Leone X.
Viene ricordato, a parte tutto il suo operato come capo di uno stato, per la bolla Exsurge Domine condannando in 41 proposizioni alcune tesi di Lutero, che la bruciò nella piazza di Wittenberg, e la sua conseguente scomunica, viene ricordato per aver concesso il perdono ai cardinali che avevano aderito al “conciliabolo di Pisa” dove si era tentato di eleggere un antipapa, per il perdono a Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un’insurrezione popolare per instaurare una repubblica a Roma, per il perdono ai congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze; viene ricordato per aver indetto una grande indulgenza in tutta Europa, al fine di raccogliere fondi per la costruzione della basilica Vaticana, chiunque, in stato di grazia, avesse dato un’offerta, e secondo a quanto ammontava, poteva usufruirne, anche per i propri defunti; viene ricordato come uomo che amava l’arte, la cultura….ma anche per i suoi innumerevoli “vizi”, le sue frivolezze, i suoi intrighi.
Viene ricordato per la frase detta, appena eletto, a suo fratello Giuliano, “Godiamoci il papato, perchè Dio ce l’ha dato!”
Amava banchettare su tovaglie raffinate e con preziose stoviglie in oro, mangiare manicaretti particolari e afrodisiaci, gli avanzi facevano godere il popolo, a cui venivano donati. Si intratteneva con cortigiane come Beatrice Ferrarese (presunta Fornarina del quadro di Raffaello) e Lucrezia da Clarice; amava le battute di caccia accompagnato dai cardinali e stuoli di servi; i stravaganti cortei in cui sfilavano pantere e un elefante bianco, principi, poeti, oratori; era nota la sua lussuria e, anche se presunta, omosessualità, Guicciardini scrisse nella Storia d’Italia: “… credettesi per molti, nel primo tempo del pontificato, che è fusse castissimo; ma si scoperse poi dedito eccessivamente, e ogni dì più senza vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare …”; amava le mascherate carnevalesche, i spettacoli di mitologia, le storie romane che faceva rappresentare; si divertiva con i buffoni di corte, come Querno che, vestito da Venere, recitava versi e si ubriacava, o come fra’Mariano Fetti, grande mangiatore e bevitore che spesso recitava: “Viviamo, babbo santo, che ogni cosa è burla!”; la Mandragola di Macchiavelli e la Calandra del cardinal Bibbiena vennero rappresentate in Vaticano con tutto lo scandalo che potevano portarsi dietro.
Anche religiosamente promuoveva grandiose processioni e rappresentazioni della passione che faceva allestire al Colosseo.
Tanta corruzione e lussuria non potevano sfuggire alle “pasquinate” e così le due statue parlanti di Roma si scambiarono queste battute:

Vuoi farti ricco e rendermi tue gentilezze accette?
Dammi pei miei sollazzi fanciulle e verginette.

MARFORIO: Come vanno gli affari?
PASQUINO: Benissimo Marforio:
comandano i giullari!

Leone X morì per un malore a 46 anni, la voce che circolava era che fosse stato avvelenato, fu arrestato il suo coppiere, Bernabò Malaspina, ma poi fu rilasciato; il cerimoniere propose l’autopsia ma non fu fatta.
Allora Pasquino volle dire ancora una volta la sua:

O musici con vostre barzellete
piangete,o sanator di violini,
piangi e piangete, o fiorentin baioni,
battendo piatti,mescole e cassette,

Piangete, buffon magri, anzi civette,
piangete,mimi e miseri istrioni,
piangete,o frati spurcidi ghiottoni,
a cui dir mal la gola ‘l gettar dette.

Piangete el signo vostro, o voi tiranni,
piangi, Fiorenza,et ogni tuo banchiero
con qualcun altro offizial minchione.

Piani, clero di Dio, piangi su Pietro,
piangete o sopradetti, i vostri mali,
poscia ch’è morto el decimo Leone.

Il qual d’ogni buffone
e d’ogni vil persona era ricetto,
tiranno sporco,disonesto,infetto.

Et per chiarir mio detto,
impegnò per seguire un suo pensiero
Fiorenza official, la Chiesa e Piero.

E tengo certo e vero
che se il viver ancor li era concesso,
vendeva Roma, Cristo e poi se stesso;

ma sopra tutto adesso,
piangan leon quei miseri mortali
che l’dinar non li ha fatti cardinali.

La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva

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A Creta…

..ma 3.000 anni fa circa, si pensa che si sacrificassero, alle divinità locali, non solo animali ma anche esseri umani.
Sono stati trovati reperti sulla collina di Castelli, nel tratto di costa limitrofa alla località di Splanzia, nell’area della città di Chanià (il nome greco di Canea), nella parte nord-occidentale dell’isola, costruita nel 1252 per volere del 44esimo Doge di Venezia Marino Morosini, sulle fondamenta dell’antica città di Cidonia.
Gli scavi hanno riportato alla luce numerose tombe, vasi di ceramica di varie epoche, edifici simili ai palazzi minoici, parti di affreschi murali del tardo periodo minoico, frammenti di un vaso con incisa un’epigrafe con scrittura “lineare”, statuette di epoca romana, pezzi di mosaici di epoca ellenistica e cristiana e ossa di animali insieme a ossa umane tra cui un cranio sfondato di una giovane donna che risalirebbe a circa il 1280 a.C.; il cranio risulta essere stato spaccato con un colpo forte inferto sulla fronte.
Proprio il ritrovamento di questo cranio testimonierebbe i riti religiosi che comprendevano sacrifici non solo di animali ma anche di esseri umani.
Le ossa sono state rinvenute nell’angolo di un cortile esterno che, secondo i primi indizi, si trovava accanto al palazzo reale della città di Cidonia che era strutturato come gli edifici del periodo miceneo tra il 1375 e il 1200 a.C.
La presenza del cranio umano non deve meravigliare in quanto la mitologia greca è piena di narrazioni di sacrifici di vergini, nel tentativo di ingraziarsi gli dei o di affrontare grandi disastri, come ad esempio i continui terremoti.

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