TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La regina catacumbarum

Ovvero la regina delle catacombe: La catacomba di Priscilla, scoperte nel XVI secolo, scavate nel tufo.
Siamo a Roma in via Salaria.


Priscilla, questo nome appare in un’iscrizione funeraria, potrebbe essere una donna della famiglia senatoria degli Acilii, forse colei che donò il terreno per realizzare l’area sepolcrale o la fondatrice.
Le catacombe di Priscilla sono sviluppate per circa 13 chilometri in gallerie sotterranee su tre livelli, profonde 35 metri, le sepolture sono circa 40.000; vi sono sepolti molti martiri, tra cui alcuni papi: San Marcellino, San Marcello, San Silvestro, San Liberio, San Siricio, San Celestino, Vigilio; vi sono sepolti i fratelli Felice e Filippo, martirizzati sotto Diocleziano, assieme alla madre S. Felicita e agli altri cinque fratelli: Alessandro, Marziale, Vitale, Silano e Gennaro.
Sono state spesso saccheggiate, soprattutto nel periodo delle invasioni barbariche.
Queste catacombe sono di incredibile bellezza, io le ho visitate tantissimi anni fa prima che chiudessero per restauro, se capitate a Roma non perdetele; vi sono pitture con scene dell’Antico e Nuovo testamento, pavimenti in mosaico, pareti affrescate con disegni bellissimi, ci sono disegni di persone, animali, nomi, il Buon Pastore, i re Magi Maria e il Bambino (risalente al 230-240 d.C.) Dipinti davvero meravigliosi, ora immagino che restaurati siano ancora migliori di come li ho visti io. Credo che tornerò a visitarle visto che sono state ritrovate anche  immagini risalenti al 230-240 d.C. mai considerate, è un restauro di affreschi durato circa cinque anni che mostrano gruppi formati prevalentemente da donne, e non solo; l’idea è che queste donne occupavano il ruolo di sacerdotesse (sette attorno ad una mensa che sembrano consumare un banchetto eucaristico, per la chiesa un banchetto funebre), la Donna velata in atteggiamento orante, le braccia tese come spesso avviene durante le messe, sembrerebbe indossare una stola La chiesa vieta alla donna questa funzione, come confermato da Papa Benedetto XVI e ribadito da Francesco; tale affermazione è stata definita dagli archeologi del Vaticano …solamente una favola, una leggenda.
E’ possibile che il cristianesimo primitivo aveva sacerdoti donne?

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Un’antica leggenda polacca

La leggenda è legata alle miniere di sale di Wieliczka, narra il miracolo di Kinga* (conosciuta come Cunegonda), figlia di re Bèla IV d’Ungheria.
Promessa in sposa a Boleslao V, il Timido, principe di Cracovia e futuro re di Polonia, prima di partire chiese al padre di farle dono di una miniera di sale, che a quel tempo era preziosissimo, da portare in dote al marito e ai polacchi. Il sale serviva praticamente per tutto: per conservare i cibi, per la concia delle pelli, per l’allevamento dei bovini e degli ovini. La richiesta di era dovuta al fatto che Kinga sapeva che la Polonia scarseggiava di sale. Re Bèla allora donò alla figlia una miniera in Ungheria.
Kinga, ispirata da un sogno, gettò l’anello di fidanzamento nel pozzo di questa miniera e partì per la Polonia con la corte al seguito. Mentre si avvicinavano la città di Cracovia, presso Wieliczka**,  Kinga, seguendo un’intuizione divina, diede ordine di scavare un pozzo. I minatori iniziarono a scavare e scoprirono un giacimento enorme di salgemma, nel primo cristallo estratto trovarono incastonato l’anello di fidanzamento della bella Kinga.

 

Da allora la principessa è patrona dei minatori.
(La storia ufficiale attesta che 14 milioni di anni fa a Cracovia ci fosse il mare)

*Santa Kinga di Polonia è realmente esistita, nacque nel 1224 e morì nel 1292. Fu beatificata nel 1690 e canonizzata nel 1999. Sposò Boleslao V e divenne regina quando il marito ascese al trono di Polonia. Nonostante il matrimonio, fece voto di castità. Si spese in opere caritatevoli a favore dei poveri e dei lebbrosi. Quando il marito morì, rinunciò al titolo di regina e si ritirò a vita privata nel monastero delle Clarisse di Sandeck. Trascorse il resto dei suoi giorni in preghiera contemplativa.


**Wieliczka si trova a circa 14 km a sud-est di Cracovia. Per ragioni di sicurezza, non è possibile visitare le miniere da soli, ci sono tour programmati che durano circa tre ore.
Le miniere di sale di Wieliczka sono un labirinto di cunicoli che si estendono per oltre 300 km, distribuiti su 9 livelli, il più profondo dei quali si trova a 327 metri sotto terra.  Una parte della miniera è formata da 22 camere collegate tra loro da cunicoli ad una profondità compresa tra i 64 e i 135 metri. La miniera è ben nota anche per il suo microclima, prezioso per la cura di malattie respiratorie, a 135 metri è stato allestito un sanatorio dove i pazienti possono pernottare.
Scavate nel sale si trovano cappelle, pale d’altare, immagini sacre, alcune delle stanze ospitano statue di personaggi illustri (Copernico, Goethe, Casimiro il Grande, papa Giovanni Paolo II). Da non perdere la meravigliosa Cappella di Santa Cunegonda, una chiesa dove ogni addobbo è stato ricavato da blocchi di sale, anche i cristalli dei lampadari, i bassorilievi alle pareti e l’altare; venne realizzata nell’arco di 30 anni e vide necessaria la rimozione di 20 mila tonnellate di sale.


Nella miniera vi sono anche laghi sotterranei; nel lago salato della Camera Erazm Baracz le acque contengono 320 grammi di sale per litro d’acqua.


Questa miniera, tra le più antiche del mondo, è dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 1978.

 

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Sarò cattiva ma…

…la domanda è: chi dona da papa sembrerebbe avere vita breve…?

Il suo programma era di restaurare il clero…
Era caritatevole, appena eletto fece distribuire gran parte del suo patrimonio ai poveri della città; il parentado era stato bandito: niente preferenze, niente vita gaia.
Il suo scopo, a parte governare la Chiesa, era assistere i bisognosi.
Parlo del romano Urbano VII, eletto papa 15 settembre 1590 , il 18 settembre si ammala di malaria e 27 settembre muore. Dodici giorni di pontificato, il più breve della storia.
Data la sua improvvisa morte gli venne ricavata una tomba nella basilica di San Pietro in Vaticano. Il 21 settembre 1606 le sue spoglie vennero trasferite nella chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva, ove aveva sede la Confraternita dell’Annunziata alla quale lo stesso Urbano VII, nelle sue disposizioni testamentarie, aveva lasciato 30 000 scudi del proprio patrimonio personale.

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Scheletri

Il complesso peruviano di El Brujo è molto conosciuto turisticamente per le rovine di Cao Viejo, qui si trova una piramide a gradoni risalente al periodo Moche (3°-6° sec. d.C.).
Nel 2005 all’interno della piramide è stata ritrovata quella che viene chiamata la señora de Cao, una mummia femminile in perfetto stato di conservazione; presumibilmente morta intorno ai 20-25 anni, per la preziosità del suo corredo e per i diversi tipi di insegne, si pensa possa essere stata la prima donna capo di stato del Perù precolombiano (circa 1700 anni fa).
Cao Viejo è conosciuto anche per il Tempio maledetto, dove si compivano sanguinosi sacrifici umani, qui ai guerrieri sconfitti veniva tagliata la gola e il loro sangue, raccolto in un calice, veniva bevuto dai sacerdoti e offerto agli dei.
Ma io voglio parlare di un ritrovamento che, con tutto il rispetto per la señora de Cao, mi ha mosso tenerezza, anche per la posizione in cui è stata rinvenuta, su una grande lastra di pietra.
Lo scheletro è di una donna sacrificata; fino a quel momento si sapeva che le donne non venivano mai sacrificate nella cultura Moche, questo era sostenuto da alcuni murales e disegni, trovati nei ruderi, che raffigurano solo vittime sacrificali di sesso maschile.
Lo scheletro ritrovato sembra essere di una donna giovanissima, tra i 17 ei 19 anni, probabilmente morta per aver ingerito qualche tipo di sostanza tossica, questa ipotesi perché non ci sono segni di strangolamento o di altre lesioni.

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L’unione fa la forza, ma la caparbietà anche (curiosità romane)

Tra Piazza del Gesù e Via del Plebiscito (Rione Pigna) potete ammirare Palazzo Altieri.
Questa imponente dimora fu voluta dalla famiglia Altieri, o meglio dal cardinale Giovan Battista Altieri, i lavori iniziarono nel 1650, ad opera dell’architetto Giovanni Antonio De Rossi.
Altieri comprò tutti gli immobili che erano ostacolo alla costruzione e li fecero demolire.
Tutte…tranne una.
Una vecchia signora, vedova di un calzolaio, si oppose; non si lasciò lusingare dalle generose offerte del cardinale Altieri, ne dalle minacce. Lei era nata lì e lì voleva morire.
Il cardinale allora decise di rivolgersi al Papa, che era Clemente X (anche lui appartenente alla famiglia Altieri) e che ordinò di rispettare la volontà della donna.
La casa venne allora inglobata nel palazzo, lasciando una porticina autonoma, che non esiste più, e due finestrelle. Queste sono a tutt’oggi visibili.


Se passate da quelle parti date un’occhiata, impossibile non riconoscerle, sono sopra due finestre e si vede palesemente che non fanno parte dell’architettura del palazzo.

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Er papa tosto, un po’ Rugantino, un po’ matto (avviso: post lunghetto)

Questo titolo deriva da un sonetto del Belli che include anche un accenno ad una leggenda sul papa di cui vi parlerò: Sisto V.
La leggenda narra che: il papa venne a sapere che c’era un crocifisso che sanguinava, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocifisso, dicendo: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco”, sembra che si trovassero all’interno spugne intrise di sangue.

Papa Sisto
«Fra ttutti quelli c’hanno avuto er posto
De vicarj de Dio, nun z’è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu’omo che j’annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur’a Cristo,
E nemmanco lo roppe d’anniscosto.
Aringrazziam’Iddio c’adesso er guasto
Nun po’ ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D’arimette la Chiesa in quel’incrasto.
Perché nun ce po’ èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto
De mèttese pe nome Sisto Sesto.»

Fu inquisitore a Venezia, terribilmente severo fu nominato Consultore Teologo dell’Inquisizione romana.
La leggenda narra che si presentò in conclave curvo e sostenuto dalle stampelle, voleva far credere che essendo debole poteva essere malleabile e che il suo pontificato sarebbe stato breve. Così non fu.
Proclamò subito un solenne Giubileo, provvide a sistemare i suoi familiari, estese la costruzione della sua villa.
Organizzò un regime severo, se c’era un sospetto, gli sbirri entravano nelle case dei potenti che finivano sulla forca, quelli che si costituivano non erano graziati, ma uccisi lo stesso, la frase che diceva in questo caso Sisto V era: ”Se non si fossero presentati alla giustizia, li avrei presi.”; ripristinò un editto che infliggeva la pena di morte a chi portava determinate armi; ristabilì l’ordine all’interno dello Stato rivalutando i processi fatti da Gregorio XIII in materia di titoli feudali, in quanto la privazione di feudi aveva ridotto molti nobili in miseria o li aveva spinti verso il banditismo; fu emanata una costituzione contro la nobiltà e le comunità protettrici dei fuorilegge che vietava ai baroni ed alle comunità pontificie di accogliere i banditi, erano obbligati a perseguirli, nei primi mesi di lotta erano state esposte più teste di banditi a ponte S.Angelo che meloni al mercato.
Pasquino, non si smentì. Si racconta che un tale di nome Attilio Blaschi, aveva barbaramente ucciso a Bologna un cugino con la moglie e due figlioletti, la fece franca per 36 anni trasferendosi a Firenze, ma Sisto V colse l’occasione di un favore chiestogli dal Granduca di Toscana e si fece consegnare l’omicida, al quale fu tagliata la testa in piazza di Ponte S.Angelo; le due statue di S.Pietro e di S.Paolo, poste all’ingresso del ponte S.Angelo, furono, la prima vestita con cappotto e stivaloni, la seconda con un cartello che così diceva:
– “Pietro, dove vai?”
– “Vado via da Roma. Ho paura che Sisto, il quale va rimescolando processi tanto antichi, voglia far vendetta dell’orecchio che 1580 anni fa tagliai a Malco, nell’orto di Getsemani”.
E Paolo:
– “Allora farò bene anch’io a cavarmela, perché non vorrei m’imputassero le mie persecuzioni contro i cristiani”.
Il papa deliberò che i “magnaccia” , le madri che facevano prostituire le figlie, i rei di adulterio, di incesto, di aborto, nonché della diffusione di calunnie, che colpì in modo particolare gli scrittori di avvisi, dovevano essere condannati a morte; le prostitute venero relegate in un luogo chiamato l’Ortaccio, fu proibito loro l’accesso alle strade principali della città, le uscite in carrozza e le uscite di casa dopo il tramonto; affermò che l’aborto è un crimine paragonabile all’omicidio; emanò una bolla contro l’astrologia e la superstizione; emanò provvedimenti contro alcuni giochi, la bestemmia, l’immoralità, le scommesse e le trasgressioni del riposo festivo.
Nell’ambito ecclesiastico, impose ai cardinali un giuramento in cui si impegnavano a dare la vita per difendere la religione cattolica; non potevano essere cardinali se avevano figli, chi era nato da una relazione extra-coniugale non poteva accedere alla porpora cardinalizia; per essere cardinale si doveva avere 22 anni compiuti e aver ricevuto gli Ordini sacri; riorganizzò il coro di San Pietro ammettendo nella cappella papale anche i cantori castrati.
Per incrementare l’agricoltura fece prosciugare temporaneamente le paludi pontine, ma emise nuove tasse e nuove gabelle, su grano, olio, vino, carne, ortaggi, pesce, tanto che Giovagnoli disse:”…per ammassare ricchezze per i suoi e per la Chiesa…lascia un tesoro…sulla fame, sula miseria, sulla desolazione del popolo.”
E Marforio e Pasquino non si lasciano scappare l’occasione:
Marforio: – Come si potrà vivere, Pasquino, con le vettoviglie tanto rincarate per le gabelle imposte da Sisto? –
Pasquino: – E chi ti ha detto che si debba vivere sotto Sisto? Un po’ per volta non si deve morire tutti impiccati? “ –
Sisto V rese possibile l’incremento delle arti e delle scienze, diede impulso allo sviluppo edilizio di Roma e provincia; realizzò ingenti capitali con la vendita di Uffici, la fondazione di nuovi Monti dei Pegni e l’imposizione di nuove tasse, a questo proposito, non fidandosi dei funzionari locali, reclutò come esattori delle tasse suoi fidati compaesani marchigiani, da qui il detto, (ancora usato dai romani), “Mejo ‘n morto drento casa, cche ‘n marchisciano fori ‘a porta”.
Emanò il “Bando per li Palii”, che regolamentava le celebrazioni del Carnevale romano, nell’intento di prevenire atti di violenza. Come alternativa al tradizionale Carnevale, con la bolla “Egregia populi Romani pietas” del 13 febbraio 1586, propose il pellegrinaggio alle Sette Chiese, che tradizionalmente si svolgeva il giovedì grasso, regolamentandone lo svolgimento e le tappe: a tal proposito, sostituì la chiesa di S. Sebastiano, troppo decentrata ed esposta agli attacchi dei briganti, con S. Maria del Popolo.
Prese provvedimenti nei confronti degli ebrei: con la bolla “Christiana pietas” del 22 ottobre 1586 abolì le disposizioni emanate da Pio V nel 1569 e consentì agli ebrei di stabilirsi in tutte le città dello Stato pontificio, permettendo loro di intraprendere nuovamente ogni genere di commercio, anche con i cristiani; ebbero il permesso di riaprire le sinagoghe e di avere cimiteri propri; non furono più obbligati a portare segni distintivi, non potevano essere resi schiavi né battezzati a forza; a tutti i maschi ebrei fu imposta la “cazaga”, una tassa che dava diritto di residenza; con l’allargamento del Ghetto, durante il pontificato di Sisto V si arrivò a contare 200 famiglie, la crescita della popolazione produsse l’elevazione di molti edifici esistenti e l’aumento degli affitti, di cui beneficiò, tra gli altri, la sorella del papa, Camilla Peretti, proprietaria di immobili situati nel Ghetto.
Sisto V, appena eletto, riprese il progetto di papa Pio IV, che vista la scarsità d’acqua che poteva pregiudicare l’espansione cittadina, commissionò un acquedotto a Matteo Bertolini di Città di Castello, e ordinò l’inizio immediato dei lavori, il progetto prevedeva il riutilizzo dell’acquedotto Alessandrino e quindi Sisto V comprò dai Colonna la sorgente presso Pantano Borghese, ad una ventina di chilometri da Roma, dove l’acquedotto iniziava, ed affidò la supervisione dei lavori ad una Congregazione presieduta dal cardinale Alessandro de’ Medici, visti gli errori di progettazione di Bertolini, il papa lo licenziò e affidò la direzione dell’opera a Domenico Fontana e suo fratello Giovanni, l’acquedotto fu chiamato Acqua Felice dal nome di battesimo del papa, il punto d’arrivo era presso la via Pia, dove l’acqua veniva poi distribuita alla città, Domenico Fontana costruì una grandiosa mostra nota come fontana del Mosè.
Sisto V concepì per Roma un programma di sviluppo urbano che mutò radicalmente la città, questo doveva rendere più facile l’accesso dei pellegrini alle Sette Chiese, voleva organizzare pellegrinaggi a Roma da tutte le parti del mondo, tutto era incentrato attorno alla basilica di S. Maria Maggiore: fece costruire diversi rettifili e strade; connessa con il progetto di tracciare strade rettilinee fu l’idea di erigere obelischi sormontati da croci in punti significativi della città, il primo ad essere ricollocato fu l’obelisco egiziano che, sotto la supervisione di Domenico Fontana, nel 1586 fu innalzato al centro di piazza S. Pietro e consacrato il 14, festa dell’esaltazione della Croce, negli anni successivi furono innalzati altri obelischi, sempre scegliendo date significative per la loro inaugurazione: il 15 agosto 1587, per la festa dell’Assunzione, l’obelisco dinanzi a S. Maria Maggiore, il 10 agosto 1588, festa di S .Lorenzo, quello presso S. Giovanni in Laterano, il 24 marzo 1589, vigilia dell’Annunciazione, quello al centro di piazza del Popolo.
Sisto V concepì il progetto di ricostruire il Palazzo del Laterano, il complesso fu demolito ed al suo posto Domenico Fontana costruì il maestoso Palazzo Lateranense, terminato nell’estate 1589, la scala principale del “Patriarchium“, conosciuta dalla tradizione come Scala Santa, fu collocata in un edificio apposito, mentre sul lato settentrionale della basilica, sopra l’ingresso laterale, fu costruita la Loggia delle Benedizioni.
Sotto la direzione di Giacomo della Porta, proseguivano i lavori della basilica di S. Pietro: questi portò a termine la costruzione dell’abside secondo il disegno di Michelangelo e nel dicembre 1588 iniziò la costruzione della cupola, la cui ultima pietra fu collocata il 14 maggio 1590; al costo di 1500 scudi a settimana, 800 operai, lavorando giorno e notte, completarono l’opera: il 21 maggio 1590 un Bando pontificio annunciò che: “A sua perpetua gloria et a vergogna de’ suoi predecessori, il nostro Santo Papa Sisto V ha terminato il voltamento della cupola di S. Pietro”. Altre chiese durante il pontificato di Sisto V furono oggetto di trasformazioni più o meno profonde.
Il rinnovamento urbano ed architettonico di Roma avvenne anche a spese delle antichità romane, aveva addirittura in mente di distruggere la tomba di Cecilia Metella e trasformare il Colosseo in officine e abitazioni.
Sisto V morì all’età di 68 anni stroncato dalla malaria, che non volle curare neanche con i consigli dei medici. Era il 27 agosto 1590, su Roma imperversava un violento temporale, la gente disse che il papa aveva stretto un patto con il diavolo, era salito così in alto e, una volta finito il tempo concordato, il maligno veniva a prendersi l’anima nel bel mezzo dell’uragano. La folla si riversò nelle strade ed espresse il suo malcontento nei confronti del passato governo cercando di abbattere la statua del papa eretta dal Senato nel palazzo dei Conservatori.
Sisto V è sepolto nel sepolcro che si era fatto preparare nella basilica di S. Maria Maggiore, il cuore venne deposto nella chiesa dei Ss. Vincenzo ed Anastasio, situata a poca distanza dal palazzo del Quirinale,

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Propositi…

Furono i Babilonesi circa 4000 anni fa a festeggiare per primi il “loro” capodanno.
L’anno babilonese iniziava in corrispondenza con la prima Luna Nuova dopo l’equinozio di primavera.
L’inizio della primavera era un periodo logico per associarvi l’inizio dell’anno; la primavera è la stagione della rinascita, della nuova semina, della fioritura. 
l 1° gennaio non ha alcun significato dal punto di vista dell’agricoltura o astronomico, la scelta fu “personalizzata”!
Per il nuovo anno di solito si fanno dei propositi, anche questa tradizione nasce dai babilonesi: il proposito che veniva espresso era quello di restituire strumenti per l’agricoltura che erano stati prestati.

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L’Antartide sconosciuta…

Non lontano dalle coste della Gran Bretagna sono state trovate tracce di una continente scomparso.
Le prime indagini archeologiche risalgono al 1913, effettuate dal paleobiologo Clement Reid, che studiò resti di animali e di selci lavorate di età neolitica ai margini della zona interessata; nel 1915, l’anatomista Sir Arthur Keith discusse del potenziale archeologico del territorio; nel 1931 il peschereccio Colina, a 40 km ad est di Norfolk, issò a bordo un arpione d’osso di 220 mm di lunghezza, successivamente datato ad un periodo compreso tra 4.000 e 10.000 anni or sono; nel 1990 il professor Bryony Coles provò a ricostruire la mappa della zona utilizzando congiuntamente i dati topografici ricavati con i sonar e gli studi effettuati dall’industria petrolchimica nel Mare del Nord;  Coles chiamò questa zona Doggerland, dai banchi di sabbia presenti nella zona.
Doggerland, collegava l’Inghilterra alla Germania e alla Danimarca.
L’Atlantide Britannica (così definita dagli studiosi) venne sommersa dalle acque in un periodo tra il 18000 a.C. e il 5500 a.C. La scomparsa della terra si pensa sia dovuta a un improvviso cambiamento climatico globale. E’ stata scoperta da un team di sommozzatori alle dipendenze di alcune compagnie petrolifere che lavorano in collaborazione con il dipartimento scientifico dell’Università di St. Andrews, si sono imbattutti nei resti di quello che sembra un vero e proprio mondo sommerso, con una popolazione di decine di migliaia di persone e che potrebbe essere stato il cuore vero e proprio dell’Europa antica. Secondo gli studiosi, questa antica zona era abitata da una fauna e da una flora molto rigogliosa; è molto probabile che fosse uno dei territori popolato dai mammuth, specie che si è estinta con la fine dell’ultima glaciazione. I numerosi reperti ritrovati sul fondo del mare riportano l’attenzione sulle numerose popolazioni del mesolitico che abitavano il continente perduto. Il team di ricerca è attualmente impegnato a ricostruire le abitudini di queste popolazioni, compresi gli eventuali luoghi di sepoltura.
Il motivo dell’inondazione del territorio di Doggerland è ancora da chiarire, i ricercatori ipotizzano sia stato uno tsunami devastante, epilogo finale di un processo più ampio che ha sommerso le zone più basse nel corso di migliaia di anni. Non è da escludere che la scomparsa di Doggerland sia da associare al cataclisma globale che secondo alcuni studiosi avrebbe colpito il nostro pianeta circa 12 mila anni fa.


Il nostro pianeta è stato sempre caratterizzato da violenti e improvvisi cambiamenti climatici, ciò ci dovrebbe far riflettere su i tanti eventi che stanno avvenendo attualmente e che più catastrofici potrebbero ripetersi in un futuro non troppo lontano.

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Epidemie? Pandemie? Vaccini?

1796 – In Inghilterra Jenner cercando di sconfiggere il vaiolo scopre la vaccinazione
1880 – Behiring rende un animale immune alla difterite e al tetano iniettando siero sanguigno infetto
1885 . Pasteur crea il primo vaccino con virus attenuato per pazienti morsi da cani rabbiosi
1955 – Salk sviluppa il primo vaccino antipolio, seguito due anni dopo da quello di Sabin
1971 – Hilleman mette a punto il vaccino trivalente morbillo/parotite/rosolia, che prevede due dosi
1981 – Sviluppato da Hilleman è il primo vaccino contro il cancro, in quanto previene il tumore al fegato, quello dell’Epatite B.
2020 – Dopo 10 mesi dalla lettura del genoma arriva il vaccino Sars Cov-2

Prima della Peste nera la salute non veniva considerata una preoccupazione della comunità, ma questa malattia fece capire che da soli non ci si salva, gli storici della medicina individuano, proprio in risposta a questo terribile male, la nascita del concetto di salute pubblica, con questo nasce il sistema sanitario per la collettività, nasce la figura di magistrato della salute, che scrive leggi e decreta imposizioni, ai magistrati veniva concesso potere legislativo, giudiziario, esecutivo, prima lo avevano solo i sovrani.

Nel 1377 nasce il concetto di quarantena grazie ad alcuni magistrati sanitari: era obbligatoria per le navi che arrivavano nel porto di Ragusa, l’odierna Dubrovnik.
Nel 1399, Gian Galeazzo Visconti, Signore e Duca di Milano, chiude le porte della città a persone e merci, salvando così migliaia di vite da una prima ondata di Peste Nera; nello stesso periodo anche Casimiro III blocca i confini della Polonia per lo stesso motivo, fu una delle zone meno flagellate dal mortale batterio.
Nel 1468 il senato veneziano allungò il tempo di prevenzione a quaranta giorni, obbligando le navi a rimanere nel Lazzaretto Nuovo, un’isola situata al largo della laguna, dove queste venivano fumigate e arieggiate e i marinai tenuti in osservazione; la misura si rivelò efficace perchè i quaranta giorni sono un tempo sufficiente affinchè chi è infetto sviluppi i sintomi, e neutralizzava le pulci che con i loro morsi trasmettevano malattie agli uomini.
Alessandro Manzoni, nei Promessi Sposi, racconta di una processione che sfila a Milano portando le spoglie di san Carlo Borromeo, la città combatte contro la Peste Nera. Accadeva l’11 giugno del 1630. Magistrati, nobili, prelati, gente comune…centinaia di persone che pregano per allontanare il male; in realtà la mancanza del distanziamento sociale ne provocò una maggiore diffusione; fu attivato un Tribunale della sanità che cercò di stabilire regole comportamentali per arginare l’epidemia, le autorità erano contrarie alla processione, ma il volere popolare prevalse pur di cercare una via d’uscita da un’epidemia di cui non si sapeva la causa. La cosa che si capì è che il contatto con i malati era pericolosa e si istituirono i lazzaretti, dove gli infetti venivano portati fino a guarigione o, come purtroppo accadde con più frequenza, morivano; i medici si tenevano a distanza visitandoli usando un bastone per la distanza; ovviamente non si sapeva come la malattia passasse da una persona all’altra, ma il lezzo suggeriva che il contagio avvenisse attraverso le particelle nell’aria che provenivano da acque stagnanti, escrementi, materiale in putrefazione, anche quella dei corpi, per questo i medici iniziarono ad indossare delle maschere con il naso adunco, dentro il quale venivano messe erbe odorose, es. aglio o rosmarino, sperando che schermassero il veleno dell’aria.
Tra il 1918 e il 1920 una pandemia influenzale colpì tutto il mondo, la Spagnola, che provocò decine di milioni di morti; ci furono città che presero restrizioni severe verso i cittadini, come Seattle, e ci furono città che lasciarono correre, come Philadelphia, il contenimento a Seattle ridusse di moltissimo la mortalità rispetto ad altre città.
1977, Somalia, ultimo caso di vaiolo diagnosticato; nel 1980 l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente sconfitta questa malattia.

Il vaiolo è l’unica malattia che l’umanità è riuscita a sconfiggere, una malattia che già esisteva ai tempi del faraone Ramses V e che nel XX secolo ha ucciso fra i 300/500 milioni di persone, una malattia che girava molto tra i bambini, una malattia conto cui non c’era molto da poter fare, che lasciava sfigurati e con conseguenze neurologiche.

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Avevo proprio desiderio di sapere come eravamo messi…

…almeno in questo speravo meglio. Macchè! Ho beccato una bella delusione 😦

Indice di percezione della corruzione:

Italia: 52 posto
I migliori: 1 posto: Danimarca e Nuova Zelanda
I peggiori: 179 posto: Somalia e Sud Sudan

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