TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Una meraviglia di Madre natura…

Quando trovi un fiume, in questo caso il Kitka, che con il suo movimento crea rapide e cascate spettacolari e attraversa foreste immacolate, allora sei arrivato nel parco naturale di Oulanka, in Finlandia.
Non ci sono stata ma un amico mi ha mandato un video e mi sono innamorata. Ci potrei vivere in un luogo così (e non lo farei per non contaminarlo), dove la bellezza della natura è una sfida alle cattedrali che costruisce l’uomo.
Foreste, vallate, rapide, animali selvaggi…affascinante, suggestivo.

 

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Maledizioni?

Evalyn Walsh McLean (1886 – 1947), ereditiera americana è statal’ultima proprietaria del diamante Hope.
Il diamante è sempre stato associato alla maledizione, nel caso di Evalyn Walsh McLean sarebbe l’artefice della morte del figlio, morto a 17 anni in un incidente d’auto, il marito muore in ospedae sempre a causa di un incidente automobilistico, la figlia per overdose, un nipote durante la guerra del Vietnam; lei non lo ha mai creduto. Nel 1908 sposa Edward Beale McLean , erede del Washington Post e The Cincinnati Enquirer, hanno quattro figli,. uno dei quali muore a 9 anni investito da un’automobile. La donna morì di polmonite.
Il diamante Hope, chiamato anche Blu di Francia per il suo insolito colore di un blu particolarmente scuro, pesa 5,52 carati (9,1 grammi) è attualmente custodito al Smithsonian Museum di Washington.
Quasi tutti i propriatari che lo hanno posseduto se non hanno avuto guai sono morti per omicidio, suicidio, malattia.
Il diamante era u ‘occhio della statua del dio indiano, Rama-Sitra, si dice che Jean-Baptiste Tavernier, mercante, lo avesse acquistato, ma sembrerebbe che fu proprio lui a toglierlo dalla statua provocando l’ira della divinità, che maledisse la pietra e tutti coloro che l’avessero posseduta.
Tavernier dopo poco fece bancarotta e morì durante il viaggio verso l’India .
Ne vennero in possesso il re di Francia Luigi XIV (che lo fece tagliare a forma di cuore) e poi Luigi XV, che morirono a causa di malattie molto dolorose: il primo per cancrena alla coscia, l’altro per vaiolo.
Fu donato a Maria Antonietta (che lo unì ad altre pietre per formare una collana) che, insieme al marito Luigi XVI, fu decapitata durante la Rivoluzione francese.
Passò ad un gioielliere che morì di infarto non appena la pietra gli fu rubata, forse dal figlio, che si suicidò; un suo amico, che aveva trovato il diamante, morì dopo pochissimo tempo.
A Londra, nel 1830, Lord Francis Hope, VIII duca di Newcastle, pagò una cifra esorbitante per acquistarla la gemma e battezzarla con il suo nome, ma dopo averla ricevuta si separò dalla moglie, Mary Yohé, un’attrice e cantante statunitense di musical, che cadde in miseria ; il duca vendette immediatament il diamante.
L’acquirente, Jacques Colot, impazzì e si suicidò dopo averlo venduto al principe Kanitowskij, che a sua volta morì linciato dai rivoluzionari russi.
Il principe aveva regalato il diamante ad una ballerina che fu uccisa dallo stesso in un raptus di gelosia.
Fu acquistato dal gioielliere greco, Simon Matharides, che si sfracellò in un burrone prima ancora di ricevere materialmente la pietra.
Il successivo proprietario fu il sultano turco Abdul Hamid II, che lo acquistò per 400.000 dollari, un anno dopo averlo acquistato fu deposto e impazzì.
Secondo una leggenda, la prima vittima fu un sacerdote indù che nel 1515 lo rubò dal suo tempio, finendo catturato e torturato, fino alla morte.

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Cigno

Deneb, in arabo significa coda ed è la coda del cigno, è una stella molto brillante, grandissima; Albireo, è la stella che simboleggoia la testa del cigno, è una stella doppia, una parte azzurra e l’altra arancione, una delle stelle più belle del cielo
Il Cigno è una costellazione, una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo e una delle 88 moderne costellazioni, una tra le più belle. E’ rappresentata come un volo verso sud.
Appare a metà marzo, visibile perfettamente nelle notti estive a cavallo tra luglio e agosto, è quasi invisibile dalla fine di novembre.
Un cigno che vola lungo la Via Lattea che la arricchisce di miriadi di puntini luminosi, viene chiamata anche Croce del Nord perchè la sua forma, formata da solo quattro stelle di riferimento era identificata dai cristiani come la croce di Cristo
La mitologia la lega a Zeus, che si tramutò in un cigno per conquistare Leda, una bellissima fanciulla, moglie del re di Sparta Tindareo, madre di Elena e dei Dioscuri. E ancora, Eratostene dice che Zeus s’invaghì della ninfa Nemesi che abitava a Ramno (Atene), questa per sfuggirgli assunse le forme di vari animali, d’acqua, di terra, di cielo trasformandosi in oca, allora Zeus si tramutò in un cigno, l’acchiappò e la violentò. Igino da un’altra versione: Zeus finse di essere un cigno che cercava di sfuggire a un’aquila, Nemesi gli offrì rifugio e solo dopo essersi addormentata con il cigno in grembo si rese conto dell’errore compiuto.
Una leggenda narra invece che Fetonte, figlio del Sole, si appropriò del carro solare e distrusse la terra e il cielo, allora Zeus per punirlo lo affogò nel fiume Eridano, ma un cigno tentò di salvarlo ma invano, per la sua bontà il re degli dei decise di portarlo con sè in cielo e tramutarlo in una costellazione.

 

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Fiori e fate

Nel 1866 Odoardo Beccari, botanico fiorentino, disegnò sul suo taccuino una strana pianta.
Beccari all’età di 22 anni fece un viaggio in Malesia, nella foresta pluviale, e lì scoprì quella che viene chiamata la “lanterna delle fate”.
Il botanico non sapeva che questo rarissimo e misterioso vegetale sarebbe rimasto solo un disegno per 151 anni.
Fu classificato come estinto fino al 2017 quando un gruppo di scienziati cecoslovacchi, impiegati in una spedizione nella foresta malese, ne ha ritrovato una decina di esemplari.
Nome scientifico Thismia neptunis. Il fiabesco nome di lanterna delle fate gli fu dato in riferimento al suo bellissimo piccolo fiore.
Questa pianta è difficile da vedere anche perchè si sviluppa nel sottosuolo e arriva in superficie solo nel periodo della fioritura, che dura poche settimane e non avviene tutti gli anni. Una pianta ancora misteriosa sotto certi aspetti, è un “parassita” dei funghi ai quali sottrae acqua e nutrimento, non compie fotosintesi, non ha clorofilla
Ora i ricercatori sperano di trovare anche le altre due specie di piante che Beccari disegnò sul suo taccuino.

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L’ottava meraviglia del mondo

L’architetto e scultore Andreas Schlüter la creò fra il 1701 e il 1709 per il Castello di Charlottenburg a Berlino (allora in Prussia).
Nel 1716 fu donata dal re di Prussia Federico Guglielmo I al suo alleato, lo zar Pietro I il Grande; la figlia di Pietro, zarina Elisabetta, la fece installare prima nel Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo e successivamente nel Palazzo di Caterina a Carskoe Selo.
Nel settembre 1941 il palazzo di Caterina fu confiscato dalla Wehrmacht e adibito a residenza; dal 18 ottobre 1941 fu smontata dai nazisti in 36 ore, collocata in 28 casse e spedita a Königsberg dove si trovava la collezione di Federico II di Prussia. Scomparve misteriosamente alla fine del conflitto e non se ne seppe più nulla fatta eccezione per alcuni frammenti ritrovati in varie parti del mondo presso collezionisti privati, soprattutto in Germania e negli USA, i pezzi, considerati gli ultimi originali rimasti, sono stati consegnati dal governo tedesco alla Russia.
Nel 1979 il governo sovietico ha dato l’incarico di ricostruirla basandosi su disegni e fotografie in bianco e nero dell’originale e sull’unica foto a colori disponibile, nel maggio del 2003 è stata inaugurata alla presenza del cancelliere Gerhard Schröder e di Vladimir Putin.
Di cosa parlo? Di quella che è stata definita l’ottava meraviglia del mondo: la Camera d’ambra.
E’ una stanza di circa 55 metri quadrati le cui pareti sono completamente rivestite da pannelli decorati con ben sei tonnellate d’ambra, oltre a foglie d’oro e specchi, 107 pannelli della preziosa resina fossilizzata, era il gioiello più prezioso della Russia imperiale, pannelli composti da 100mila pezzi di resina del Mare del Nord che pesavano più di sei tonnellate. Questo capolavoro dell’arte barocca era costato sette anni di lavoro.
La Camera veniva illuminata da 565 candele per dare l’impresione di essere immersi nell’oro 
Per duecento anni fu il tesoro più grande dei Romanov, oggi stimato con un valore che va dai 170 e i 300 milioni di euro.
Molti pensano che la Camera sia stata accidentalmente distrutta dalla stessa artiglieria russa quando l’Armata Russa bombardò Königsberg nel 1945, altri sostengono che sia ancora conservata in qualche tunnel polacco nella città di Mamerki, ma le ricerche non danno esiti. I polacchi l’hanno ricostruita in forma economica: plastica e resina.

 

 

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Corruzione in Laterano…

Nasce a Roma nel 937, sua nonna era Marozia, per anni padrona assoluta di Roma e della Chiesa.
Parlo di Ottaviano, diventato papa con l nome di Giovanni XII. Papa a diciotto anni, un pincipe viziato e lussurioso.
Diventare papa non gli impedì di continuare la vita di piaceri: ubriaco nominò diacono uno stalliere, consacrò vescovo un un ragazzo di dieci anni di cui era innamorato, consacrò vescovi dietro pagamento, regalò a prostitute di alto lignaggio vasi sacri, comandò omicidi, uccise il cardinale subdiacono Giovanni, dopo averlo castrato, accecò il suo padre spirituale Benedetto, giocava a dadi invocando i dei, ebbe rapporti incestuosi con le sorelle e la nipote, comandò gli eserciti come un vero militare, partecipò a battute di caccia, fece mozzare naso e lingua ai cardinali che in sua assenza avevano votato l’elezione di un’altro papa.
E come mai poteva morire un papa di questo tipo? Il 14 maggio 964 venne scaraventato fuori da una finestra della taverna dove alloggiava, dal marito di Stefanetta, che l’aveva sorpreso a letto con sua moglie (qualcuno dice morto di colpo aplopettico)
Mi domando come possa essere possibile che una tale figura, che aveva trasformato il Laterano (allora sede papale e residenza ufficiale dei romani pontefici) in una casa di piacere, ad esservi stato sepolto e ancora lì stazionare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mondiali

Sto seguendo i Mondiali, chi mi legge da tempo sa quanto adori il gioco del calcio. non ce la faccio a starci lontano….fisicamente si purtroppo, non posso più giocarci.
Oggi ho visto Francia-Argentina. Ma non voglio parlare della partita, ma di un ricordo.
Squadra dell’Argentina, e mi è tornato in mente quello che mi raccontò mio padre, e che io oggi ho raccontato a Meli.
Gli ho parlato di el Lobo (il Lupo), Jorge Omar Carrascosa, capitano dell’albiceleste, che prima dei Mondiali del 1978 si ritirò dalla Nazionale. Calciatore grintoso, immediato, poco raffinato tecnicamente, ma travolgente.
Perchè? Per protestare contro la dittatura militare che in quel periodo governava l’Argentina, la dittatura dei colonelli del generale Videla.
Un uomo praticamente sconosciuto ai più, che avrebbe potuto avere soldi e riconoscimenti, ma che invece ha deciso di essere se stesso contro una forma di governo devastante.
(quell’anno mio padre decise di non vedere i mondiali, e io con lui).

(figurina Panini)

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Tuffo!

La Quebrada (il crepaccio), Acapulco, Oceano Pacifico, altezza di 45 metri, flusso e riflusso del mare.
Tuffo!Ccoraggiosi o incoscienti? Mi piace pensare coraggiosi.
Io non lo farei…(ma un dolce uomo un po’ folle, mio amico, lo ha fatto), voi? 

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Paese che vai…

…leggenda che trovi.

 

Per i Maori la stella più brillante della costellazione della Lira è chiamata Whanui.
Ma chi era Whanui?
Era un giovane uomo che una notte incontrò Pani, la bella moglie di Rango-Maui, rimase sconvolto dalla sua bellezza e, pur sapendo di compiere una cattiva azione, sedusse Pani e fece l’amore con lei. Dal loro amore nacquero le patate dolci. Suo marito Rango-Maui odiava tanto la loro presenza che Pani gli permise di mandarle sulla Terra. Whanui andò su tutte le furie e, per vendetta, spedì sulla Terra tre diversi tipi di bruco che si nutrivano di patate dolci.
Per questo, prima che Whanui appaia in cielo all’alba, gli uomini della Terra depositano le patate dolci nel suolo per evitare che i bruchi le mangino.

 

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Tulipani

In Ottawa, Canada, nel mese di maggio si svolge il Canadian Tulips Festival, 15 chilometri di colore, parate, concerti, spettacoli dal vivo.
Ammirare i tulipani di Ottawa è come guardare un immenso tappeto fitto fitto che non si riesce a scorgere la terra.
Questa manifestazione è legata al paese dei mulini a vento, l’Olanda.
Perché? L’origine ha inizio quando la regina dei Paesi Bassi, Juliana, alla fine della seconda guerra mondiale fece inviare alla capitale canadese 100.000 tulipani come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta nel periodo in cui la sua terra era occupata dai nazisti.
Quando la follia nazista arrivò ad occupare l’Olanda e a perpetrare anche lì le sue violenze, la principessa Juliana trovò rifugio in Canada. Arrivò a Ottawa nel 1940 con le due bambine, Beatrice e Irene. Qui nacque la principessa Margherita. Jiuliana si rese subito amabile al popolo canadese: mandò le figlie alla scuola pubblica chiedendo che lei e le figlie venissero trattate come una delle tante famiglie in quei tempi difficili, si fece chiamare semplicemente “Signora” e non “Vostra Maestà”, condusse una vita normale andando, ad esempio, a fare la spesa personalmente, amava andare al cinema e si metteva in coda per i biglietti. Si fece amare e rispettare dal Canada e dai Paesi Bassi aiutando chi era in difficoltà con le sue proprie forze, ad esempio quando la sua vicina stava per partorire si offrì di badare agli altri figli della donna.
Tornata in Olanda alla fine della guerra, espresse la sua gratitudine verso il Canada inviando alla città di Ottawa centomila bulbi di tulipani. L’anno seguente ne donò altri 20.500, e da allora ogni anno arrivano i tulipani dall’Olanda.
Ecco come nasce il Festival dei tulipani.

Un po’ di storia: quando la regina Guglielmina, madre di Juliana, iniziò la ricerca di un marito per la figlia si trovò nella difficoltà di trovare un principe protestante di una famiglia regnante; furono esaminati principi dal Regno Unito e dalla Svezia, ma rifiutarono (la corte olandese era alquanto noiosa) o vennero respinti dalla principessa. L’incontro con il principe Bernardo di Lippe-Biesterfeld, ai Giochi olimpici del 1936, fu risolutivo, la principessa Jiuliana si innamorò profondamente del ragazzo, un amore che sarebbe durato una vita. Il fidanzamento reale della principessa Jiuliana venne così preparato dalla madre: fu redatto un documento legale che stabiliva esattamente cosa il principe tedesco poteva e non poteva fare, e la quantità di denaro che poteva aspettarsi dall’unica erede della vasta fortuna della famiglia reale olandese, l’astuta regina Guglielmina non lasciò niente al caso; il documento venne firmato, e il fidanzamento della coppia venne annunciato l’8 settembre 1936. L’annuncio del matrimonio divise la nazione che non si fidava della Germania di Adolf Hitler. Prima delle nozze, il 24 novembre 1936, il principe Bernardo ottenne la cittadinanza olandese e cambiò la pronuncia del suo nome da tedesca a olandese. La coppia si sposò a L’Aia il 7 gennaio 1937, la stessa data in cui i nonni di Jiuliana, (re Guglielmo III e la regina Emma) si erano sposati cinquantotto anni prima.
Il clima politico in Europa era già estremamente teso per la crescente minaccia della Germania nazista e la tensione andò ad aumentare nei Paesi Bassi quando Hitler lasciò intendere che il matrimonio reale era un segno di alleanza tra i Paesi Bassi e la Germania. Una furiosa regina Guglielmina fece rapidamente una denuncia pubblica del commento di Hitler, ma l’incidente causò ulteriore risentimento per la scelta del marito tedesco fatta da Jiuliana. Ulteriori rivelazioni circa la condotta del principe Bernardo si aggiunsero al crescente risentimento della popolazione olandese (pur se di carattere dolce il principe Bernardo era un “uomo di mondo” con uno stile di vita vivace, ebbe relazioni extraconiugali e figli illegittimi), ma dopo l’invasione tedesca del maggio 1940, le sue azioni fecero molto per cambiare l’opinione pubblica in suo favore.
Durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, il principe e la principessa decisero di lasciare il paese con le due figlie per il Regno Unito. Jiuliana vi rimase per un mese prima di portare le figlie a Ottawa.
Jiuliana e i canadesi crearono un legame duraturo che venne rinforzato quando i soldati canadesi combatterono e morirono a migliaia (1944/45) per liberare i Paesi Bassi dal nazismo. Il 2 maggio 1945 Jiuliana, assieme alla regina Guglielmina, fece ritorno con un aereo da trasporto militare, nelle parti liberate dei Paesi Bassi, raggiungendo Breda per installare un governo olandese provvisorio. La gratitudine di Juliana verso il Canada, come già detto, fu l’invio dei centomila bulbi di tulipano. L’anno seguente Jiuliana donò altri 20.500 bulbi, con la richiesta che una porzione di questi venisse piantata nei giardini dell’ospedale dove aveva dato alla luce Margherita. Allo stesso tempo, promise a Ottawa un dono annuale di tulipani per il resto della sua vita, per mostrare il suo duraturo apprezzamento per l’ospitalità ricevuta in tempo di guerra.

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