TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

L’Orsa

L’Orsa maggiore è una costellazione molto luminosa, visibile sempre, in ogni periodo dell’anno e ad ogni ora della notte; non è molto lontana dalla Stella Polare.
Le sette stelle più brillanti dell’Orsa formano il Grande Carro, anche se quest’ultima è considerata una costellazione se stante, forse perchè è tra le più riconoscibili.
Tra le sette stelle sono riconoscibili Mizar e Alcor che ruotano una attorno all’altra. Alcor è visibile solo nelle notti molto buie essendo piccola e poco luminosa.
Secondo la mitologia greca l’Orsa è Callisto.
Callisto era una bellissima ninfa, la favorita della dea Diana, a cui aveva giurato di non sposarsi mai.
Zeus però si innamorò di Callisto e la amò segretamente, dalla loro unione nacque Arcade. La gelosissima moglie di Zeus, Era, la trasformò in un’orsa, desiderando che fosse uccisa da un cacciatore.
Arcade, ignaro di ciò che era accaduto alla madre, crescendo divenne un abile cacciatore. Proprio lui incontrò l’orsa che avendolo riconosciuto gli andò incontro, ma il giovane, impaurito e senza sapere che era la sua bella madre, tentò di trafiggerla con una freccia.


Zeus, impietosito da quello che sarebbe stato un delitto, lo fermò, tramutò il giovane nella stella Arturo (che si trova nella curvatura della coda dell’Orsa) e la madre nell’Orsa Maggiore; Zeus lanciò Callisto in cielo tenendola per la coda che si allungò smisuratamente.
Era, non avendo la soddisfazione di vedere la ninfa morta chiese aiuto a Teti, che lanciò una maledizione che condannò madre e figlio a vagare per sempre nel cielo e non riposare mai sotto l’orizzonte.

 

 

“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti…”

(dalle Ricordanze)

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Sciogliersi…

Perchè le alpi crescono 2 millimetri l’anno?
Geologicamente la crescita è troppo veloce, ma il mistero c’è…che poi mistero non è: la placca africana spinge quella euroasiatica, lo scontro innalza le linee, e questo è immaginabile a me comune mortale, ma non è solo questo, secondo il Centro di ricerca geoscentifica tedesca la causa è da imputare anche allo scioglimento dei ghiacciai; se lo scioglimento avveniva in 18 mila anni lentamente erodendo 4 mila miliardi di tonnellate di rocce, oggi lo scioglimento è più veloce e accellera ancora di più la crescita di queste meravigliose montagne, che si fermerà drasticamente quando l’ultimo ghiaccio sarà scomparso, comportando la diminuzione della pressione sulla crosta terrestre.


Dal 1979 la copertura glaciale dell’Artico è calata in estensione e spessore in modo preoccupante. La riduzione dei ghiacci incide sull’ecosistema, altera le correnti e questo comporta fenomeni metereologici che creano problemi anche alle persone. In inverno l’estensione del ghiaccio è massima fino a marzo, poi inizia a sciogliersi arrivando ad un’estensione minima fino a settembre, oggi è stato calcolato (satellite) che lo scioglimento dura quasi un mese in più negli ultimi 40 anni, sembra poco, ma così non è, perchè questo comporta che cia sempre meno ghiaccio per tornare ad ispessirsi in inverno e più acqua tra i ghiacci; l’acqua assorbe calore e questo amplifica il riscaldamento e la fusione. Si prevede che nel 2040 l’Artico potrebbe non avere ghiaccio in estate.
Se il ghiaccio si scioglie sempre di più, isole e atolli sono in pericolo, come alcuni tratti delle coste italiane (es. Venezia, Versilia…). Gli esperti dicono che in questo secolo i mari si potrebbero innalazare anche di un metro.
Nell’immediato noi siamo ancora al sicuro, ma le generazioni future? Come possiamo non coalizzarci affinchè la colettività potrà fermare la corsa al surriscaldamento, la corsa di questo folle velocissimo cambiamento climatico? Perchè la causa di tutto questo siamo noi: l’uomo! E solo noi possiamo decidere di frenare…

 

PS. L’Australia sta cercando di comprare duemila ettari di terre vicino le isole Fiji per consentire la migrazione graduale di 113.000 persone da un arcipelago di 33 isole coralline ( Kiribati) minacciate dalle acque che si innalzano di 3 millimetri l’anno (ciò vuol dire che in 30, al massimo 60 anni scompariranno).

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Carlo Magno

Frank Ruehli (professore presso l’Istituto di Anatomia dell’Università di Zurigo) e l’antropologo Joachim Schleifring, che nel 1988 classificò il contenuto della sepoltura, ritengono che le ossa custodite in una cappella della cattedrale di Aquisgrana sono quelle di Carlo Magno.


Da 26 anni studiano i resti di quello che potrebbe essere l’imperatore scomparso 1.200 anni fa.
Dalle ossa è stato stabilito che appartengono a un uomo anziano alto 184 centimetri (cosa anomala per quell’epoca) e che pesava circa 78 chili.

 

La tomba di Carlo magno fu aperta una prima volta da Ottone III nell’anno 1000, la lggenda vuole che lo trovò in ottimo stato di conservazione; nel 1165 fu la volta di Federico Barbarossa che fece disporre le spoglie in un sarcofago scolpito nel marmo , che si dice fosse quello in cui fu sepolto Augusto e infine Federico II, nipote del Barbarossa, il quale nel 1215 fece trasferire le spoglie in uno scrigno di oro e argento
Queste manipolazioni fecero sorgere dubbi sui resti dell’imperatore.

 

 

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E brave le donne!

Nei prossimi 13 anni le donne vivranno di più, l’aspettativa di vita si è alzata al 65%, lo dice l’Organizazione modiale della sanità e i ricercatori dell’Imperial College di Londra. Le più longeve saranno le coreane del sud, con una media di 90 anni, segue Francia, Spagna, Giappone. Dal 2030 (e mi devono spiegare come ci sono arrivati tanto lontano) gli uomini ci supereranno…

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Giovanni VII

  Di Giovanni VII (86º papa della chiesa cattolica) non ne parlo perchè abbia fatto grandi cose, ma perchè è il primo papa di cui abbiamo l’immagine vera perchè ritratto in vita, quindi attendibile.
Di origine greca, ci sono scarse fonti sulla sua vita, le notizie conosciute contengono soprattutto notizie sulle principali imprese artistiche di papa Giovanni. A differenza dei papi che si fecero seppellire in San Pietro, anche in modesti sepolcri , fu il primo a farsi inumare in un oratorio costruito appositamente per lui e dedicato alla Vergine; fece restaurare diverse chiese romane, tra cui la semidistrutta chiesa di S. Eugenia, fece riparare i cimiteri dei SS. Marcelliano e Marco e di papa Damaso. Molti affreschi che fece dipingere in numerose chiese spesso includevano raffigurazioni della sua persona
I restauri più importanti furono dedicati alla Vergine: i mosaici della basilica di S. Pietro e gli affreschi di S. Maria Antiqua nel Foro romano.

 

Roma – Frammento del mosaico di Giovanni VII. – Museo Petriano

Oratorio di Giovanni VII – Antica basilica di San Pietro – Sacrestia di Santa Maria in Cosmedin –
Sacra Famiglia e Angelo

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Bonifacio IV

Chi era Bonifacio IV?
Nasce nella Marsica, prima di essere eletto papa fu monaco.
Così viene ricordato: “8 maggio – A Roma presso san Pietro, san Bonifacio IV, papa, che trasformò in chiesa il tempio del Pantheon ottenuto dall’imperatore Foca e lo dedicò a Dio in onore della Beata Maria e di tutti i martiri; fu pieno di meriti anche a riguardo della vita monastica. »
In sette anni di pontificato accadde di tutto , carestie, pestilenze,, inondazioni, decadenza morale…
Ma al papa interessava il Pantheon di Agrippa, uno dei più belli di Roma, “…che sorge in mezzo ad altri edifici marmorei irremidiabilmente danneggiati dall’inondazione del 590.” Il Tevere non aveva scosso le fondamenta:”…L’imponente vestibolo si ergeva intatto con le sue sedici colonne granitiche sormontate da capitelli corinzi di marmo bianco, le statue di Augusto e di Agrippa erano ancora in piedi nelle nicchie in cui Agrippa stesso le aveva collocate.l’ingiuria del tempo non aveva ancora potuto spezzare le travi di bronzo dorate che formavano l’armatura del tetto e persino le tegole bronzee che coprivano l’atrio e la cupola splendevano intatte.”
Bonifacio IV “..guardava con desiderio quel capolavoro dell’architettura antica che sembrava possedere tutti i requisiti di una chiesa cristiana…”

Chiese l’autorizzazione all’imperatore bizantino Foca per trasformare il tempio romano in un luogo di culto cattolico (in cambio fu eretta nel Foro Romano una colonna onoraria dedicata all’imperatore che fu lieto della benevolenza dei Romani, con una sua statua in bronzo dorato posta sulla cima).

Nel 609 l’edificio venne convertito in una chiesa cristiana intitolata alla Madonna Regina dei martiri (Santa Maria ad Martyres), la cerimonia della consacrazione fu delle più solenni, sembra che Bonifacio abbia fatto prelevare, dalle numerose catacombe romane, ventotto carri pieni di ossa di martiri cristiani che furono tumulate sotto l’altare principale della nuova chiesa.
All’interno del monumento risuonarono per la prima volta canti intonati da preti che sfilavano in processione, , il papa aspergeva le pareti con acqua santa. Una leggenda popolare, nata perchè i Romani consideravano quel luogo una sede infernale, narra che alle note del Gloria, si videro alzare in volo schiere di demoni atterriti che volevano uscire attraverso l’apertura della cupola, erano in numero pari a quello delle divinità pagane. Per i romani l’apertura venne provocata dalle corna di un grosso diavolo uscito dal corpo di un indemoniato; il Belli invece dice che:

LA RITONNA

Sta cchiesa è ttanta antica, ggente mie,
Che cee l’ha ttrova er nonno de mi’ nonna.
Peccato abbi d’avé ste porcherie
Da nun èssesce bbianca una colonna!
Prima era acconzagrata a la Madonna
E cce sta scritto in delle lettanie:
Ma ddoppo s’è cchiamata la Ritonna,
Pe ccerte storie che nun zò bbuscìe.
Fu un miracolo, fu; pperché una vorta
Nun c’ereno finestre, e in concrusione
Je dava lume er l’uscio de la porta.
Ma un Papa santo, che cciannò in priggione,
Fesce una crosce; e ssubbito a la vorta
Se spalancò da sé cquell’occhialone.
E ‘r miracolo è mmóne
Ch’er muro, co cquer buggero de vòto,
Se ne frega de sé e dder terremoto.

1831

-LA ROTONDA

Questa chiesa è tanto antica, signori miei,
che già la trovò il nonno di mia nonna.
Peccato dover avere queste porcherie
da non esserci una colonna bianca!
Prima era consacrata alla Madonna
e c’è scritto in quelle litanie:
ma dopo si è chiamata la Rotonda,
per certe storie che non sono bugie.
Fu un miracolo, fu: perché una volta
non c’erano finestre, e in conclusione
gli dava luce l’apertura della porta.
Ma un Papa santo, che ci andò in prigione,
fece una croce; e subito nella volta
si spalancò quell’occhione.
E il miracolo è ora che
il muro, con quello sproposito di vuoto,
se ne frega di sé e del terremoto.

(il papa non era quello di cui stiamo parlando, effettivamente non si è mai stabilito chi fosse)

Bonifacio IV morì l’8 maggio 615 e fu sepolto in San Pietro.

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La mia anima mi salva

Si, la mia anima un po’ sognatrice, romantica, delicata (scusate se come al solito me la sono e me la canto), la mia anima che sa cercare il bello e mi fa alzare gli occhi sempre verso il cielo, mi salva dalle brutture di questa umanità sempre più persa nella maleducazione, ignoranza, prevaricatrice, approfittarice. non sto a spiegare chi mi ha dato una bella coltellata oggi, ma vi dico che mi ha lacerato una buona fetta di me. E allora Paola cerca e si rifugia e si allea con se stessa, si chiude nel suo rifugio e riparte, ferita ma riparte, e per farlo cerca nel fascino di storie antiche e nella Luna, il suo astro preferito che sempre si mostra meravigliosa ai suoi occhi.

 

UNA CANZONE MESOPOTAMICA
Gli studiosi dell’Università della California hanno ricreato la canzone più antica del mondo, composta 3400 anni fa, decifrando una serie di antichi testi cuneiformi.
Il gusto musicale dei popoli mesopotamici era anche un modo per avvicinarli ai loro antenati, la musica era considerata un’arte divina, il dio Enki/Ea, portatore della regalità, della magia, delle arti e dei mestieri, ne era il patrono. Tutto ciò che si sapeva della musica sumero-babilonese riguardava solo gli strumenti musicali illustrati nei bassorilievi e ritrovati nei siti archeologici.
Nei primi anni ’50 nell’antica città di Ugarit furono ritrovate quattro tavolette più una tavoletta che riporta la complessa notazione musicale di un inno sacro hurrita, il canto più antico mai scoperto; la tavoletta era incisa con le istruzioni per il cantante che doveva essere accompagnato da un sammum a nove corde, un tipo di arpa o di lira.
Il significato del testo non è del tutto chiaro a causa delle difficoltà interpretative del linguaggio hurrita.
Il brano è dedicato a Nikal, la dea hurrita dei frutteti.
Quello che riporto qui sotto è la traduzione italiana di una versione inglese semplificata del testo hurrita:

Verrò sotto il piede destro del trono divino,
e sarò purificato e cambierò.
Una volta che i peccati sono perdonati, non dovranno più essere modificati,
mi sento bene dopo aver compiuto il sacrificio.
Ho fatto amare la dea e lei mi ama nel suo cuore,
l’offerta che porto può coprire interamente il mio peccato,
con timore, ti porto olio di sesamo per mio conto.
La sterile può diventare fertile,
il grano può essere portato via,
lei, la moglie, si farà carico al padre (dei bambini).
Ella può dare figli a chi ancora non li ha avuti.

Mi piacerebbe ascoltare questo canto rimasto silente per secoli, mi intriga e affascina la suggestione di pensarlo tra atmosfere antiche tanto lontane da me.

 

(mi scuso per la pessima qualità dei scatti ma il mio celulare non è tra i migliori)

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Il narvalo

Il narvalo è chiamato anche l’unicorno dell’Artico, per via del corno, un lungo dente a spirale che sporge, nei maschi, dal labbro superiore.
Sono creature da sempre ritenute misteriose e affascinanti, tanto da dare origine a divere leggende. Animali che restano in parte sconosciuti anche a causa dei luoghi remoti e inospitali dove vivono.
La credenza più diffusa su questi animali è che infilzerebbero le loro prede con il loro lungo dente, ma non è vero, perchè le prede di cui si cibano sono piccole e sarebbe difficile per loro recuperare il pesce dalla zanna.
Le teorie ipotizzate è che questa zanna serva come arma di difesa o di attacco, rompighiaccio, strumento di corteggiamento, organo di respirazione; essendo fittamente innervato e ricco di terminazioni, aiuterebbe i cetacei a sentire le temperature ed i cambi di salinità dell’acqua, e forse a trovare i loro compagni e le prede.
Parliamo delle diverse leggende nate attorno a questa misteriosa e meravigliosa creatura.


Una di queste racconta che la zanna era particolarmente ambita da Re e potenti perchè aveva proprietà antiveleno molto potenti tanto che ne venivano realizzate posate e bicchieri perché così si srebbe eliminato le proprietà mortali di qualunque veleno con cui fosse venuto a contatto.
Una leggenda Inuit racconta che una vedova viveva con una figlia e un figlio cieco in una capanna isolata fatta di ossa di balena, pietre e pelle di foca; da una piccola finestra passava la luce del sole e un giorno da quella finestrella si affacciò un orso bianco che la donna fece uccidere dal figlio aiutandolo a prendere la mira. Pur avendo molto cibo, mentì al figlio dicendo che l’animale era riuscito a fuggire, invece lo cucinò e lo mangiò di nascosto insieme alla figlia; la ragazza però riuscì a noscondere dei pezzi di carne per il fratello, che potè cibarsi mentre la madre dormiva. Passò l’inverno e arrivò la primavera, il ragazzo cieco chiese allora alla sorella di accompagnarlo sulla riva del mare, di lasciarlo solo e di costruire dei segnali di pietra che gli consentissero di tornare. Due strolaghe che nuotavano lungo la riva si avvicinarono e una fece salire il ragazzo sul suo dorso, lo portò al largo dove si immerse più volte, fino a che il giovane riacquistò la vista. Tornato alla capanna, vide la pelle dell’orso e chiese alla madre da dove provenisse, questa mentendo ancora disse che era un dono dei cacciatori. Venne l’estate e branchi di bianchi beluga passavano davanti alla capanna, il ragazzo preparò un’arpione con una vecchia sega lasciata dal padre, le zanne di un tricheco e il legno di un relitto di una baleniera arenata sulla spiaggia e con questo ne catturò diversi per avere carne e lardo per passare l’inverno; la madre pretese che ne cacciasse ancora e volle aiutarlo, tenedo la cima che era legata all’arpione. Quando si avvicinarono due esemplari la donna disse di arpionare il più piccolo, ma il figlio sbagliò la mira e colpì l’esemplare più grosso che immergendosi trascinò con sé la donna, quando il cetaceo riemerse la donna era legata al suo fianco e gridava disperata “Il mio coltello!”, ma un vortice avvolse in una lunga spirale i suoi capelli che si trasformarono in un lungo dente, il beluga la trascinava sul fondo dove i 2 corpi si fusero trasformandosi nel narvalo.
La leggenda più antica dice che: alcune balene bianche rimasero intrappolate in una baia, mentre si dibattevano un ragazzo le vide e volle arpionarle, legò la fune allo stivale della sorellina, poi lanciò con forza l’arpione che si conficcò in una balena piccola; la nonna allora gli disse di legare lei e colpire la balena più grande, il ragazzo mirò ma non uccise l’esemplare che , anche se mortalmente ferito, si mise a tirare trascinando la donna sott’acqua, quando riemegeva la donna gridava “Il coltello! Il coltello1” per poter tagluare la fune, ma il turbinio delle onde mosse aveva intrecciato i suoi capelli che permisero alla balena di prenderla, trascinarla sul fondo del mare trasformandola in un narvalo maschio tutto nero; i suoi capelli bianchi, induriti dall’acqua divennero il lungo dente.

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Sant’Apollonia

Carlo Dolci - 1670

Carlo Dolci – 1670

 

 

 

 

 

 

 

 

Santa Apollonia è una di quelle sante di cui non si parla spesso. Anzi, mi sono resa conto che moltissimi non la conoscono per niente.
E’ pur vero che oggi i santi passano inosservati…
Di Apollonia non si sa la data di nascita, si presume sia nata negli ultimi anni del II secolo o al principio del III secolo, ci arriva la conoscenza tramite Eusebio di Cesarea (265-340) grazie ad una testimonianza scritta dal vescovo Dionigi di Alessandria.
In Alessandria d’Egitto tra il 248 ed il 249 scoppia una sommossa popolare contro i cristiani; Apollonia, donna cristiana, non giovanissima, non sposata, vergine, e per questo raffigurata giovane secondo l’iconografia sacra, aiuta i cristiani e fa opera di apostolato.Viene catturata e rinchiusa in prigione per una notte; viene poi sottoposta a tortura, il boia gli strappa i denti con delle pinze, poi gli chiede di rinunciare alla sua religione per abbracciare l’idolatria, Apollonia pur di non accettare si lancia nel fuoco preparato per brucialla viva se non avesse accettato.

                      pp152_big             santapollonia
Il suo culto nasce nel primo Medioevo diffondendosi prima in Oriente e poi in Occidente, la devozione la vuole protettrice dei denti e nel dolore che procurano, delle relative malattie, che dal Medioevo in poi si moltiplicaroe.
E’ celebrata il 9 febbraio

Guido Reni

Guido Reni

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S. Pietro in Carcere

Il Tullianum è stata la prima prigione dell’antica Roma, fatto costruire, forse, da Anco Marzio nel VII secolo a.C., conosciuto dal medioevo con il nome di Carcere Mamertinumindex Il nome Tullianum deriva da tullus (polla d’acqua raccolta in una cisterna, dove l’acqua filtra naturalmente ancora oggi), anche se potrebbe derivare da Servio Tullio o da Tullo Ostilio.
Si trovava nel Foro Romano, oggi sotto la chiesa di S.Giuseppe, eretta dall’Arciconfraternita dei Falegnami nel 1597. Quattro i livelli: la chiesa, la cappella del Crocifisso, il Carcere Mamertino ed il Tullianum.
A noi resta la parte più segreta della prigione, il complesso era probabilmente molto più esteso.
Le prigioni erano scavate all’interno del Campidoglio, le Lautumiae, antiche cave di tufo riadattate allo scopo.
Il nome Mamertino probabilmente deriva dal dio Marte di cui esisteva un tempio nelle vicinanze.
Al Mamertino venivano rinchiusi i prigionieri di stato, capi di popolazioni nemiche, rivoltosi; la detenzione poteva essere breve perché l’esecuzione avveniva subito dopo la grande processione romana del trionfo, sia lunga.
carcere-mamertino_2 Al centro dell’ambiente si trova una botola di forma circolare dove venivano gettati i prigionieri condannati a morte per strangolamento, decapitazione, o per fame. Qui furono uccisi Giugurta (re della Numidia), Vercingetorige (re dei Galli, che passò sei anni nel Tullianum prima di essere decapitato), Ponzio ( re dei Sanniti), i partecipanti alle rivolte di Caio Gracco e di Catilina, Erennio Siculo, Gaio Sempronio Gracco, Lentulo e Cetego, Seiano e i suoi figli, Simone di Giora….
In questo luogo si dice che furono imprigionati per nove mesi i Santi Pietro e Paolo e che qui convertirono i carcerieri Processo e Martiniano (poi martiri) e i compagni di cella, li battezzarono grazie alla fonte d’acqua che la leggenda vuole fecero sgorgare i santi grazie ad un miracolo 175910144-4b7f17fb-a549-406d-87e0-a39f58a1f9c2
La leggenda popolare vuole che qui ci fosse la colonna dove vennero legati i due santi e il muro dove è impresso il punto in cui San Pietro avrebbe battuto la testa scendendo le scale che prtavano nei sotterranei Roma - Carcere Mamertino: l'interno  I due apostoli non furono giustiziati nel carcere, san Pietro fu giustiziato sul colle Vaticano e san Paolo alle Acque Salvie, attuale Abbazia delle Tre Fontane.

 

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