TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

C’è sempre un ma…

Clemente VIII (nato Ippolito Aldobrandini) era ritenuto una persona meritevole per la sua integrità di vita,  per la sua spiccata intelligenza, per essere un letterato. Avvocato, venne nominato uditore della sacra Rota. Pur non avendo particolari esperienze in campo politico e religioso,  grazie alla stima e la protezione del pontefice Sisto V, oltre che alla propria reputazione di uomo pio e virtuoso, arrivò a varcare la soglia del pontificato dopo ben tre papi morti in breve tempo e all’età di cinquantasei anni, età che per un papa veniva considerata ancora giovanile.
Era emotivo, passava da stati con scatti di collera a momenti di commozione, era scrupoloso, portava a compimento ogni sua decisione presa soprattutto se riguardava il prestigio della Santa Sede; celebrava ogni mattina la messa commuovendosi nell’atto della consacrazione, si confessava ogni giorno; digiunava molto spesso, il venerdì assumeva solo pane e acqua; durante la giornata meditava e pregava in precise ore della giornata; compì più di centosessanta volte la visita delle sette chiese, nel solo anno giubilare 1600 si recò per ben sessanta volte a lucrare l’indulgenza nelle quattro basiliche maggiori; destava meraviglia nei romani quando seguiva a piedi nudi le processioni, o saliva in ginocchio e scalzo la Scala santa; nell’anno del giubileo vietò giochi e divertimenti carnevaleschi,  impose spettacoli con croci, stendardi, corpi di santi sontuosamente abbigliati, impose la sacra rappresentazione il 9 maggio dalla Compagnia della Misericordia di Foligno che a lume di candela doveva percorrere la città dove veniva rappresentata la passione, la morte e la risurrezione di Cristo, vietò i duelli, obbligò le prostitute romane di risiedere in un quartiere speciale della città.
Fin qui tutto sembra “perfetto”, ma…ma…
L’Anno santo avrebbe dovuto, nelle intenzioni di Clemente VIII, rimettere pace tra lui e i romani dopo i processi e le condanne a morte dei Cenci e di Giordano Bruno, ritenuti dal popolo azione tipica dittatoriale (c’è da ricordare, a parte il fatto in se del brutale reato di cui si erano macchiati i Cenci, è che i beni della famiglia erano andati ai parenti del papa), e le statue parlanti furono subito pronte a dialogare:
MARFORIO “Quali delitti aveva la casa Cenci, secondo il Santo Padre Aldobrandini?”
PASQUINO “Avea troppi quattrini.”
Giordano Bruno fu messo al rogo il 17 febbraio del 1600 a campo de’ Fiori (senza essere convinti della sua colpevolezza), nella stessa piazza dove nel 1889 i romani gli avrebbero eretto un monumento (veniva ritenuto un simbolo della libertà umana e del dissenso).
E ancora un ma…ma…
Si affaccia il nepotismo (che lui aveva aspramente criticato quando era cardinale), si prodigò per i due nipoti: Pietro Aldobrandini e Cinzio Passeri Aldobrandini, li colmò di favori elevandoli alla porpora e dandogli la direzione degli affari principali della Chiesa, ebbero ricche rendite; per Pietro fu eretta una sontuosa villa a Frascati, con terrazze panoramiche, giochi d’acqua e statue; anche il nipote laico Gian Lorenzo Aldobrandini ricevette favori: le donazioni papali gli garantirono, dal 1598 al 1601, 190.000 scudi e l’entrata del figlio, appena quattordicenne, nel Sacro Collegio.
Clemente VIII dovette cercare una soluzione alla crisi religiosa che travagliava la Francia, sul trono tentava di salire, dopo l’assassinio di Enrico III, avvenuto nel 1589, il calvinista Enrico di Navarra, eretico recidivo, che però era stato scomunicato da da Sisto V; Enrico chiese di poter abiurare e giurò solennemente (a Saint Denis) di voler vivere morire nel seno della Chiesa cattolica, apostolica, romana, questo giuramento gli valse lo scioglimento della scomunica da parte dell’arcivescovo di Bourges, confermata due anni dopo dal papa, Enrico V fu così riconosciuto re di tutti i francesi  ebbe a dire: ”Parigi val bene una messa”, frase che la dice lunga sul significato politico della sua abiura, e Pasquino pronto…
“Enrico era acattolico
e per amore del regno eccolo pronto
A diventare cattolico apostolico.
Se gliene torna il conto,
Clemente, ch’è pontefice romano,
domani si fa turco e luterano.”
Ma…ma…
A questo papa, così “asceta”, che digiunava e pregava, piaceva lo sfarzo e il lusso, dopo il giubileo cominciò ad abitare in quella che era la residenza estiva del Quirinale, già ricca di splenditi affreschi e di sale fastosamente decorate; amava viaggiare, anche con tutta la corte, ma non erano viaggi apostolici, ma di piacere o di politica, per mantenere questa possibilità, visto che le casse della Curia erano precarie, impose nuove tasse e rivalutò il sistema fiscale dello Stato della Chiesa, con l’aiuto dei nipoti.
Volle riformare soprattutto gli Ordini religiosi, più che il clero secolare. Trattò severamente gli Ordini: compariva la mattina presto senza preavviso, visitava personalmente le singole celle, ispezionava gli armadi individuali per verificare che non vi si conservassero cibi, denaro o altri oggetti vietati.
Complessivamente (ci sarebbe da spiegare tutta una parte politica che sinceramente non mi interessa ed è lunghissima e tediosa) il pontificato sotto alcuni aspetti è stato positivo, ma i difetti personali non sono da sottovalutare, come dico sempre, mi viene da pensare che si, sono papi, ma pur sempre uomini e soprattutto capi di Stato (e qui altro che ma ci metterei!).
Clemente VIII aveva sempre sofferto di gotta, negli ultimi anni di vita era costretto a letto e all’inattività, dopo un colpo apoplettico dal quale non si riprese più, muore nel 1605. Dal 1646 è sepolto in un mausoleo eretto nella cappella Borghese di Santa Maria Maggiore.
Il Muratori, che vide nella sua morte e nell’estinzione della famiglia Aldobrandini un castigo divino, scrisse, riportando le parole del cardinale Bentivoglio: “Morì il papa Clemente, morì il cardinal Aldobrandino (dopo aver provato sotto Paolo V dei disgustosi contrattempi); sono morti i cinque nipoti che avevano due altri cardinali fra loro; mancarono tutti i maschi di quella casa e mancò finalmente con essi ogni successione ed insieme ogni grandezza del sangue lor proprio.”

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Nell’attesa dei libri…vado in un Parco naturale (con la fantasia)

 

480 kmq di meravigliosa natura. La baia di Phang-nga.
Le sue isole che fuoriescono dall’acqua con forme incredibili, le sue foreste, il colore verde smeraldo dell’acqua, un vero spettacolo.

Ma come si sono formate queste isole che molte le  definirei “verticali”?
Le ipotesi sono due,  o la fusione dei ghiacciai ha aumentato il livello del mare, parliamo di circa 60 milioni di anni fa, facendo emergere solo alcune cime, o le isole sono state violentemente  forzate ad uscire dall’acqua, parliamo di circa 140 milioni di anni fa, a causa  dello spostarsi delle placche tettoniche.
All’interno di queste isole ci sono centinaia di grotte create da piogge, erosioni, vento….Le grotte sono esplorabili solo con la canoa e standoci sdraiati sopra, e quando c’è bassa marea.
Meravigliose sono la grotta dei pipistrelli e la grotta delle luci.

Le foreste di mangrovia, che circondano la baia e crescono sulle isole, favoriscono la vita di molte specie di rettili e di volatili.

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Dei e trecce!

Khonsu era, per gli egiziani, il dio lunare; era venerato assieme alla madre Mut (dea madre per eccellenza) e al padre Amun (il dio ariete poi unito con Ra). Il suo nome significa Viaggiatore, perchè ogni notte attraversava la volta celeste, era dio della luna, del tempo che passava, della guarigione e della giovinezza, infatti era raffigurato come un fanciullo con la testa rasata e una treccia sul lato destro della testa.
Un altro dio egizio era Arpocrate, il suo nome significa “Horus il fanciullo”, era rappresentato infante in grembo alla madre Iside, nudo, con la treccia tipica dei prìncipi sulla tempia destra e il dito in bocca (questo gesto era inteso come un invito al silenzio). La sua statua si trovava all’ingresso di quasi tutti i templi, per indicare che in quel luogo si onoravano gli Dei col silenzio. Gli antichi portavano spesso scolpita nei loro sigilli una figura di Arpocrate, ad indicare che il segreto delle lettere andava conservato fedelmente.
Non solo i dei venivano raffigurati con una treccia, normalmente i giovani portavano la testa rasata con un ciuffo di capelli lunghi sul lato destro, raccolti in una treccia che ricadeva sulla spalla, chiamata treccia della giovinezza, era la tipica pettinatura dei bambini egizi; anche per i principi figli del faraone il ciuffo era una caratteristica; la treccia sul lato destro veniva lasciata anche sulla testa di determinate categorie di sacerdoti. Nell’antico Egitto si diventava grandi a 10 anni, subito si cominciava a lavorare come gli adulti e per questo veniva tagliata la “treccia dell’infanzia”, stava a significare che non si era più bambini.

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Il fascino della scoperta…

Credo che in Egitto non si smetterà mai di trovare meraviglie.
Come ad esempio il ritrovamento dei resti di un’antica città risalente al Medio Regno (tra il 2000 e il 1700 a.C.), da parte deli archeologi del Ministero di Stato per le Antichità.
Nella città, che doveva essere importante e ricca,  sono state rinvenute molte case e palazzi, una necropoli con numerose tombe scavate nella roccia di epoca Hyskos*, un tempio dedicato al dio Sotekh, un muro di fortificazione, alto 4 metri realizzato con mattoni e malta, che fa dedurre che la città necessitasse di una forma di protezione dagli attacchi di invasori.
Tra i reperti rinvenuti, tutti notevoli, ci sono serie di lampade, amuleti, vasi di terracotta e diversi scarabei.
Sono state trovate anche delle rarissime piastrelle decorate, una volta utilizzate per decorare il palazzo del Nuovo Regno dei faraoni Ramesse II e di suo figlio Meneptah .
Questa scoperta è ritenuta molto importante in quanto rivela la vita quotidiana degli antichi egizi dalle soglie del Nuovo Regno, periodo di grande prosperità per l’Egitto, fino all’epoca greco-romana, quando Alessandro Magno conquistò l’Egitto, mettendo fine al dominio dei faraoni.

*Hyksos (in lingua egizia è tradotto come “governatori di terre straniere”)
Si è sempre creduto che fossero invasori stranieri, penetrati dal nord durante la XV dinastia; uno studio attuale smentisce questa ipotesi affermando che la classe che governò l’Egitto dal 1638 al 1530 a.C. era costituita da un gruppo nato all’interno della società egizia, emerso sugli altri, le cui origini sono probabilmente da cercare in Asia minore e nell’Anatolia centrale; si ritiene che a queste popolazioni si deve l’introduzione dell’uso del cavallo, ma non del carro da guerra, di cui non sono state trovate testimonianze nelle ricerche archeologiche.

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La regina catacumbarum

Ovvero la regina delle catacombe: La catacomba di Priscilla, scoperte nel XVI secolo, scavate nel tufo.
Siamo a Roma in via Salaria.


Priscilla, questo nome appare in un’iscrizione funeraria, potrebbe essere una donna della famiglia senatoria degli Acilii, forse colei che donò il terreno per realizzare l’area sepolcrale o la fondatrice.
Le catacombe di Priscilla sono sviluppate per circa 13 chilometri in gallerie sotterranee su tre livelli, profonde 35 metri, le sepolture sono circa 40.000; vi sono sepolti molti martiri, tra cui alcuni papi: San Marcellino, San Marcello, San Silvestro, San Liberio, San Siricio, San Celestino, Vigilio; vi sono sepolti i fratelli Felice e Filippo, martirizzati sotto Diocleziano, assieme alla madre S. Felicita e agli altri cinque fratelli: Alessandro, Marziale, Vitale, Silano e Gennaro.
Sono state spesso saccheggiate, soprattutto nel periodo delle invasioni barbariche.
Queste catacombe sono di incredibile bellezza, io le ho visitate tantissimi anni fa prima che chiudessero per restauro, se capitate a Roma non perdetele; vi sono pitture con scene dell’Antico e Nuovo testamento, pavimenti in mosaico, pareti affrescate con disegni bellissimi, ci sono disegni di persone, animali, nomi, il Buon Pastore, i re Magi Maria e il Bambino (risalente al 230-240 d.C.) Dipinti davvero meravigliosi, ora immagino che restaurati siano ancora migliori di come li ho visti io. Credo che tornerò a visitarle visto che sono state ritrovate anche  immagini risalenti al 230-240 d.C. mai considerate, è un restauro di affreschi durato circa cinque anni che mostrano gruppi formati prevalentemente da donne, e non solo; l’idea è che queste donne occupavano il ruolo di sacerdotesse (sette attorno ad una mensa che sembrano consumare un banchetto eucaristico, per la chiesa un banchetto funebre), la Donna velata in atteggiamento orante, le braccia tese come spesso avviene durante le messe, sembrerebbe indossare una stola La chiesa vieta alla donna questa funzione, come confermato da Papa Benedetto XVI e ribadito da Francesco; tale affermazione è stata definita dagli archeologi del Vaticano …solamente una favola, una leggenda.
E’ possibile che il cristianesimo primitivo aveva sacerdoti donne?

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Un’antica leggenda polacca

La leggenda è legata alle miniere di sale di Wieliczka, narra il miracolo di Kinga* (conosciuta come Cunegonda), figlia di re Bèla IV d’Ungheria.
Promessa in sposa a Boleslao V, il Timido, principe di Cracovia e futuro re di Polonia, prima di partire chiese al padre di farle dono di una miniera di sale, che a quel tempo era preziosissimo, da portare in dote al marito e ai polacchi. Il sale serviva praticamente per tutto: per conservare i cibi, per la concia delle pelli, per l’allevamento dei bovini e degli ovini. La richiesta di era dovuta al fatto che Kinga sapeva che la Polonia scarseggiava di sale. Re Bèla allora donò alla figlia una miniera in Ungheria.
Kinga, ispirata da un sogno, gettò l’anello di fidanzamento nel pozzo di questa miniera e partì per la Polonia con la corte al seguito. Mentre si avvicinavano la città di Cracovia, presso Wieliczka**,  Kinga, seguendo un’intuizione divina, diede ordine di scavare un pozzo. I minatori iniziarono a scavare e scoprirono un giacimento enorme di salgemma, nel primo cristallo estratto trovarono incastonato l’anello di fidanzamento della bella Kinga.

 

Da allora la principessa è patrona dei minatori.
(La storia ufficiale attesta che 14 milioni di anni fa a Cracovia ci fosse il mare)

*Santa Kinga di Polonia è realmente esistita, nacque nel 1224 e morì nel 1292. Fu beatificata nel 1690 e canonizzata nel 1999. Sposò Boleslao V e divenne regina quando il marito ascese al trono di Polonia. Nonostante il matrimonio, fece voto di castità. Si spese in opere caritatevoli a favore dei poveri e dei lebbrosi. Quando il marito morì, rinunciò al titolo di regina e si ritirò a vita privata nel monastero delle Clarisse di Sandeck. Trascorse il resto dei suoi giorni in preghiera contemplativa.


**Wieliczka si trova a circa 14 km a sud-est di Cracovia. Per ragioni di sicurezza, non è possibile visitare le miniere da soli, ci sono tour programmati che durano circa tre ore.
Le miniere di sale di Wieliczka sono un labirinto di cunicoli che si estendono per oltre 300 km, distribuiti su 9 livelli, il più profondo dei quali si trova a 327 metri sotto terra.  Una parte della miniera è formata da 22 camere collegate tra loro da cunicoli ad una profondità compresa tra i 64 e i 135 metri. La miniera è ben nota anche per il suo microclima, prezioso per la cura di malattie respiratorie, a 135 metri è stato allestito un sanatorio dove i pazienti possono pernottare.
Scavate nel sale si trovano cappelle, pale d’altare, immagini sacre, alcune delle stanze ospitano statue di personaggi illustri (Copernico, Goethe, Casimiro il Grande, papa Giovanni Paolo II). Da non perdere la meravigliosa Cappella di Santa Cunegonda, una chiesa dove ogni addobbo è stato ricavato da blocchi di sale, anche i cristalli dei lampadari, i bassorilievi alle pareti e l’altare; venne realizzata nell’arco di 30 anni e vide necessaria la rimozione di 20 mila tonnellate di sale.


Nella miniera vi sono anche laghi sotterranei; nel lago salato della Camera Erazm Baracz le acque contengono 320 grammi di sale per litro d’acqua.


Questa miniera, tra le più antiche del mondo, è dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 1978.

 

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Sarò cattiva ma…

…la domanda è: chi dona da papa sembrerebbe avere vita breve…?

Il suo programma era di restaurare il clero…
Era caritatevole, appena eletto fece distribuire gran parte del suo patrimonio ai poveri della città; il parentado era stato bandito: niente preferenze, niente vita gaia.
Il suo scopo, a parte governare la Chiesa, era assistere i bisognosi.
Parlo del romano Urbano VII, eletto papa 15 settembre 1590 , il 18 settembre si ammala di malaria e 27 settembre muore. Dodici giorni di pontificato, il più breve della storia.
Data la sua improvvisa morte gli venne ricavata una tomba nella basilica di San Pietro in Vaticano. Il 21 settembre 1606 le sue spoglie vennero trasferite nella chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva, ove aveva sede la Confraternita dell’Annunziata alla quale lo stesso Urbano VII, nelle sue disposizioni testamentarie, aveva lasciato 30 000 scudi del proprio patrimonio personale.

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Scheletri

Il complesso peruviano di El Brujo è molto conosciuto turisticamente per le rovine di Cao Viejo, qui si trova una piramide a gradoni risalente al periodo Moche (3°-6° sec. d.C.).
Nel 2005 all’interno della piramide è stata ritrovata quella che viene chiamata la señora de Cao, una mummia femminile in perfetto stato di conservazione; presumibilmente morta intorno ai 20-25 anni, per la preziosità del suo corredo e per i diversi tipi di insegne, si pensa possa essere stata la prima donna capo di stato del Perù precolombiano (circa 1700 anni fa).
Cao Viejo è conosciuto anche per il Tempio maledetto, dove si compivano sanguinosi sacrifici umani, qui ai guerrieri sconfitti veniva tagliata la gola e il loro sangue, raccolto in un calice, veniva bevuto dai sacerdoti e offerto agli dei.
Ma io voglio parlare di un ritrovamento che, con tutto il rispetto per la señora de Cao, mi ha mosso tenerezza, anche per la posizione in cui è stata rinvenuta, su una grande lastra di pietra.
Lo scheletro è di una donna sacrificata; fino a quel momento si sapeva che le donne non venivano mai sacrificate nella cultura Moche, questo era sostenuto da alcuni murales e disegni, trovati nei ruderi, che raffigurano solo vittime sacrificali di sesso maschile.
Lo scheletro ritrovato sembra essere di una donna giovanissima, tra i 17 ei 19 anni, probabilmente morta per aver ingerito qualche tipo di sostanza tossica, questa ipotesi perché non ci sono segni di strangolamento o di altre lesioni.

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L’unione fa la forza, ma la caparbietà anche (curiosità romane)

Tra Piazza del Gesù e Via del Plebiscito (Rione Pigna) potete ammirare Palazzo Altieri.
Questa imponente dimora fu voluta dalla famiglia Altieri, o meglio dal cardinale Giovan Battista Altieri, i lavori iniziarono nel 1650, ad opera dell’architetto Giovanni Antonio De Rossi.
Altieri comprò tutti gli immobili che erano ostacolo alla costruzione e li fecero demolire.
Tutte…tranne una.
Una vecchia signora, vedova di un calzolaio, si oppose; non si lasciò lusingare dalle generose offerte del cardinale Altieri, ne dalle minacce. Lei era nata lì e lì voleva morire.
Il cardinale allora decise di rivolgersi al Papa, che era Clemente X (anche lui appartenente alla famiglia Altieri) e che ordinò di rispettare la volontà della donna.
La casa venne allora inglobata nel palazzo, lasciando una porticina autonoma, che non esiste più, e due finestrelle. Queste sono a tutt’oggi visibili.


Se passate da quelle parti date un’occhiata, impossibile non riconoscerle, sono sopra due finestre e si vede palesemente che non fanno parte dell’architettura del palazzo.

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Er papa tosto, un po’ Rugantino, un po’ matto (avviso: post lunghetto)

Questo titolo deriva da un sonetto del Belli che include anche un accenno ad una leggenda sul papa di cui vi parlerò: Sisto V.
La leggenda narra che: il papa venne a sapere che c’era un crocifisso che sanguinava, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocifisso, dicendo: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco”, sembra che si trovassero all’interno spugne intrise di sangue.

Papa Sisto
«Fra ttutti quelli c’hanno avuto er posto
De vicarj de Dio, nun z’è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu’omo che j’annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur’a Cristo,
E nemmanco lo roppe d’anniscosto.
Aringrazziam’Iddio c’adesso er guasto
Nun po’ ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D’arimette la Chiesa in quel’incrasto.
Perché nun ce po’ èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto
De mèttese pe nome Sisto Sesto.»

Fu inquisitore a Venezia, terribilmente severo fu nominato Consultore Teologo dell’Inquisizione romana.
La leggenda narra che si presentò in conclave curvo e sostenuto dalle stampelle, voleva far credere che essendo debole poteva essere malleabile e che il suo pontificato sarebbe stato breve. Così non fu.
Proclamò subito un solenne Giubileo, provvide a sistemare i suoi familiari, estese la costruzione della sua villa.
Organizzò un regime severo, se c’era un sospetto, gli sbirri entravano nelle case dei potenti che finivano sulla forca, quelli che si costituivano non erano graziati, ma uccisi lo stesso, la frase che diceva in questo caso Sisto V era: ”Se non si fossero presentati alla giustizia, li avrei presi.”; ripristinò un editto che infliggeva la pena di morte a chi portava determinate armi; ristabilì l’ordine all’interno dello Stato rivalutando i processi fatti da Gregorio XIII in materia di titoli feudali, in quanto la privazione di feudi aveva ridotto molti nobili in miseria o li aveva spinti verso il banditismo; fu emanata una costituzione contro la nobiltà e le comunità protettrici dei fuorilegge che vietava ai baroni ed alle comunità pontificie di accogliere i banditi, erano obbligati a perseguirli, nei primi mesi di lotta erano state esposte più teste di banditi a ponte S.Angelo che meloni al mercato.
Pasquino, non si smentì. Si racconta che un tale di nome Attilio Blaschi, aveva barbaramente ucciso a Bologna un cugino con la moglie e due figlioletti, la fece franca per 36 anni trasferendosi a Firenze, ma Sisto V colse l’occasione di un favore chiestogli dal Granduca di Toscana e si fece consegnare l’omicida, al quale fu tagliata la testa in piazza di Ponte S.Angelo; le due statue di S.Pietro e di S.Paolo, poste all’ingresso del ponte S.Angelo, furono, la prima vestita con cappotto e stivaloni, la seconda con un cartello che così diceva:
– “Pietro, dove vai?”
– “Vado via da Roma. Ho paura che Sisto, il quale va rimescolando processi tanto antichi, voglia far vendetta dell’orecchio che 1580 anni fa tagliai a Malco, nell’orto di Getsemani”.
E Paolo:
– “Allora farò bene anch’io a cavarmela, perché non vorrei m’imputassero le mie persecuzioni contro i cristiani”.
Il papa deliberò che i “magnaccia” , le madri che facevano prostituire le figlie, i rei di adulterio, di incesto, di aborto, nonché della diffusione di calunnie, che colpì in modo particolare gli scrittori di avvisi, dovevano essere condannati a morte; le prostitute venero relegate in un luogo chiamato l’Ortaccio, fu proibito loro l’accesso alle strade principali della città, le uscite in carrozza e le uscite di casa dopo il tramonto; affermò che l’aborto è un crimine paragonabile all’omicidio; emanò una bolla contro l’astrologia e la superstizione; emanò provvedimenti contro alcuni giochi, la bestemmia, l’immoralità, le scommesse e le trasgressioni del riposo festivo.
Nell’ambito ecclesiastico, impose ai cardinali un giuramento in cui si impegnavano a dare la vita per difendere la religione cattolica; non potevano essere cardinali se avevano figli, chi era nato da una relazione extra-coniugale non poteva accedere alla porpora cardinalizia; per essere cardinale si doveva avere 22 anni compiuti e aver ricevuto gli Ordini sacri; riorganizzò il coro di San Pietro ammettendo nella cappella papale anche i cantori castrati.
Per incrementare l’agricoltura fece prosciugare temporaneamente le paludi pontine, ma emise nuove tasse e nuove gabelle, su grano, olio, vino, carne, ortaggi, pesce, tanto che Giovagnoli disse:”…per ammassare ricchezze per i suoi e per la Chiesa…lascia un tesoro…sulla fame, sula miseria, sulla desolazione del popolo.”
E Marforio e Pasquino non si lasciano scappare l’occasione:
Marforio: – Come si potrà vivere, Pasquino, con le vettoviglie tanto rincarate per le gabelle imposte da Sisto? –
Pasquino: – E chi ti ha detto che si debba vivere sotto Sisto? Un po’ per volta non si deve morire tutti impiccati? “ –
Sisto V rese possibile l’incremento delle arti e delle scienze, diede impulso allo sviluppo edilizio di Roma e provincia; realizzò ingenti capitali con la vendita di Uffici, la fondazione di nuovi Monti dei Pegni e l’imposizione di nuove tasse, a questo proposito, non fidandosi dei funzionari locali, reclutò come esattori delle tasse suoi fidati compaesani marchigiani, da qui il detto, (ancora usato dai romani), “Mejo ‘n morto drento casa, cche ‘n marchisciano fori ‘a porta”.
Emanò il “Bando per li Palii”, che regolamentava le celebrazioni del Carnevale romano, nell’intento di prevenire atti di violenza. Come alternativa al tradizionale Carnevale, con la bolla “Egregia populi Romani pietas” del 13 febbraio 1586, propose il pellegrinaggio alle Sette Chiese, che tradizionalmente si svolgeva il giovedì grasso, regolamentandone lo svolgimento e le tappe: a tal proposito, sostituì la chiesa di S. Sebastiano, troppo decentrata ed esposta agli attacchi dei briganti, con S. Maria del Popolo.
Prese provvedimenti nei confronti degli ebrei: con la bolla “Christiana pietas” del 22 ottobre 1586 abolì le disposizioni emanate da Pio V nel 1569 e consentì agli ebrei di stabilirsi in tutte le città dello Stato pontificio, permettendo loro di intraprendere nuovamente ogni genere di commercio, anche con i cristiani; ebbero il permesso di riaprire le sinagoghe e di avere cimiteri propri; non furono più obbligati a portare segni distintivi, non potevano essere resi schiavi né battezzati a forza; a tutti i maschi ebrei fu imposta la “cazaga”, una tassa che dava diritto di residenza; con l’allargamento del Ghetto, durante il pontificato di Sisto V si arrivò a contare 200 famiglie, la crescita della popolazione produsse l’elevazione di molti edifici esistenti e l’aumento degli affitti, di cui beneficiò, tra gli altri, la sorella del papa, Camilla Peretti, proprietaria di immobili situati nel Ghetto.
Sisto V, appena eletto, riprese il progetto di papa Pio IV, che vista la scarsità d’acqua che poteva pregiudicare l’espansione cittadina, commissionò un acquedotto a Matteo Bertolini di Città di Castello, e ordinò l’inizio immediato dei lavori, il progetto prevedeva il riutilizzo dell’acquedotto Alessandrino e quindi Sisto V comprò dai Colonna la sorgente presso Pantano Borghese, ad una ventina di chilometri da Roma, dove l’acquedotto iniziava, ed affidò la supervisione dei lavori ad una Congregazione presieduta dal cardinale Alessandro de’ Medici, visti gli errori di progettazione di Bertolini, il papa lo licenziò e affidò la direzione dell’opera a Domenico Fontana e suo fratello Giovanni, l’acquedotto fu chiamato Acqua Felice dal nome di battesimo del papa, il punto d’arrivo era presso la via Pia, dove l’acqua veniva poi distribuita alla città, Domenico Fontana costruì una grandiosa mostra nota come fontana del Mosè.
Sisto V concepì per Roma un programma di sviluppo urbano che mutò radicalmente la città, questo doveva rendere più facile l’accesso dei pellegrini alle Sette Chiese, voleva organizzare pellegrinaggi a Roma da tutte le parti del mondo, tutto era incentrato attorno alla basilica di S. Maria Maggiore: fece costruire diversi rettifili e strade; connessa con il progetto di tracciare strade rettilinee fu l’idea di erigere obelischi sormontati da croci in punti significativi della città, il primo ad essere ricollocato fu l’obelisco egiziano che, sotto la supervisione di Domenico Fontana, nel 1586 fu innalzato al centro di piazza S. Pietro e consacrato il 14, festa dell’esaltazione della Croce, negli anni successivi furono innalzati altri obelischi, sempre scegliendo date significative per la loro inaugurazione: il 15 agosto 1587, per la festa dell’Assunzione, l’obelisco dinanzi a S. Maria Maggiore, il 10 agosto 1588, festa di S .Lorenzo, quello presso S. Giovanni in Laterano, il 24 marzo 1589, vigilia dell’Annunciazione, quello al centro di piazza del Popolo.
Sisto V concepì il progetto di ricostruire il Palazzo del Laterano, il complesso fu demolito ed al suo posto Domenico Fontana costruì il maestoso Palazzo Lateranense, terminato nell’estate 1589, la scala principale del “Patriarchium“, conosciuta dalla tradizione come Scala Santa, fu collocata in un edificio apposito, mentre sul lato settentrionale della basilica, sopra l’ingresso laterale, fu costruita la Loggia delle Benedizioni.
Sotto la direzione di Giacomo della Porta, proseguivano i lavori della basilica di S. Pietro: questi portò a termine la costruzione dell’abside secondo il disegno di Michelangelo e nel dicembre 1588 iniziò la costruzione della cupola, la cui ultima pietra fu collocata il 14 maggio 1590; al costo di 1500 scudi a settimana, 800 operai, lavorando giorno e notte, completarono l’opera: il 21 maggio 1590 un Bando pontificio annunciò che: “A sua perpetua gloria et a vergogna de’ suoi predecessori, il nostro Santo Papa Sisto V ha terminato il voltamento della cupola di S. Pietro”. Altre chiese durante il pontificato di Sisto V furono oggetto di trasformazioni più o meno profonde.
Il rinnovamento urbano ed architettonico di Roma avvenne anche a spese delle antichità romane, aveva addirittura in mente di distruggere la tomba di Cecilia Metella e trasformare il Colosseo in officine e abitazioni.
Sisto V morì all’età di 68 anni stroncato dalla malaria, che non volle curare neanche con i consigli dei medici. Era il 27 agosto 1590, su Roma imperversava un violento temporale, la gente disse che il papa aveva stretto un patto con il diavolo, era salito così in alto e, una volta finito il tempo concordato, il maligno veniva a prendersi l’anima nel bel mezzo dell’uragano. La folla si riversò nelle strade ed espresse il suo malcontento nei confronti del passato governo cercando di abbattere la statua del papa eretta dal Senato nel palazzo dei Conservatori.
Sisto V è sepolto nel sepolcro che si era fatto preparare nella basilica di S. Maria Maggiore, il cuore venne deposto nella chiesa dei Ss. Vincenzo ed Anastasio, situata a poca distanza dal palazzo del Quirinale,

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