TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Le battaglie di Anna

Anna Franchi nasce a Livorno nel 1867 in una famiglia borghese.
Amante della musica prende lezioni di pianoforte da Ettore Martini (violinista e direttore d’orchestra) che sposa nel 1883 e dal quale avrà 4 figli.
Dopo il fallimento del matrimonio, a causa dei tradimenti e la passione del gioco del marito, resta sola, pur se piena di debiti lasciati da Martini, non può vendere i beni senza l’autorizazzione del marito, come prevedeva una legge in quel periodo. Scrive allora il romanzo Avanti il divorzio (1902), che sarà uno scandalo ma avrà grande successo, crede fermamente nella necessità di introdurre il divorzio in Italia.


Per mantenersi inizia un’attività come traduttrice e inizia a scrivere romanzi per bambini, il più famoso è Il viaggio di un soldatino di piombo.


Diviene giornalista e scrive commedie e testi teatrali. Dal 1906 si appassionano alle tesi antiaustriache ed irredentiste di Filippo Corridoni. Nel 1916 i figli Gino (che morirà in guerra) e Ivo si arruolano volontari
Fonda la Lega di Assistenza tra le Madri dei Caduti per aiutare le povere donne rimaste prive di mezzi e pubblica Il figlio alla guerra.
Durante il periodo fascista si dedica solo alla letteratura, interrompendo ogni attività sociale e politica
Negli anni trenta scrive su numerose riviste femminili con gli pseudonimi di Donna Rosetta e Lyra, dove dà consigli sulla bellezza, sui vestiti, descrive ricami e lavori a maglia.
Nel 1943 aderisce alla Resistenza e nel 1946 esce Cose d’ieri dette alle donne d’oggi (dove rivendica alla sua generazione e alle socialiste il merito di aver portato avanti delle battaglie di uguaglianza e di parità di diritti, come il diritto di voto).
Muore nel 1954 a Milano.
Anna Franchi nel corso della sua vita si è sempre impegnata in battaglie scomode e a volte pericolose.

Annunci
16 commenti »

Le donne amano

“……E sto abbracciato a te
Senza chiederti nulla, per timore
Che non sia vero
Che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
Senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
Con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.”

(Pedro Salinas)

 

Arrivi a Roma e sali l’Aventino, uno dei colli romani dove la brezza del vento accarezza vestigia antiche, resti di mura illuminate, gatti sornioni addormentati su marmi scolpiti dai secoli, ti abbraccia e ti scompiglia i capelli, e alza la gonna di seta. E capisci di essere in una magia.
Ma se poi la magia la fai attraversare in un cortiletto che ricorda gli anni ’50, con poche piante essenziali, una statua femminile di gesso, e la fai entrare tra tende rosse e profumo di recitazione…ecco allora sai che sei nel posto giusto per dare ai tuoi occhi alla tua anima e al tuo cuore un momento speciale.
E se ti siedi sulle poltroncine rosse, guardi il palco del teatro Anfitrione e ci trovi un letto, un baldacchino, abiti appesi alle gruccie e una piccola borsa che penzola in attesa di chi sa cosa…allora pensi che davvero qualcosa stia accadendo.
Sulla sala scende il silenzio e tu non vedi nient’altro che movimento e ascolti musica che subito ti rapisce. In questo momento entri dentro un’altra dimensione, che subdola e accattivante ti affascina fino all’ultimo momento.
Guardi Nora, la bella e prosperosa prostituta che rossa di capelli vive l’amore come un obbligo, come una sconfitta, come una malia da cui non può sganciarsi, è la donna che ha tre anime, quella che da, quella che vorrebbe prendere, quella che non riesce a farlo…perchè non riesce’? Perchè la sua malia “pura” è Domenico, il marito scanzonato e prepotente che sa abbracciare non solo il suo corpo ma anche la sua fragile anima.  E guardi il giovane poeta, che non cerca l’amore carnale come fonte di maturità, ma cerca una musa a cui dedicare parole di puro sentimento…che cerca se stesso e forse non lo trova.
Il mio cuore è stato un continuo tumulto, per quella donna che vive l’altalena dell’amore, che può essere una gioia ma anche un profondo dolore, che ti può far smarrire ma anche schiavizzare, che ti può gratificare ma anche annientare.
E quanto una donna può essere forte per resitere a tutto questo?
Tanto, perchè l’Amore è un sentimento che non ha una ragione, è un istinto, è una dedizione senza limite, è un viaggio alla scoperta di se stessi.
E quel viaggio lo farà Nora, lo farà Domenico, lo farà il giovane poeta.
E quando Nora chiedera al Padre che è nei cieli…”sia fatta la tua volontà…ma la mia, la mia quando…”, nel monologo finale questa donna metterà a nudo tutta se stessa, dando tutta se stessa, non potrete più resistere, la commozione vi inonderà, gli occhi si inumidiranno, il cuore l’abbraccierà e non potrete uscire da quella dimensione senza aver fatto vostro un viaggio che non ha ritorno, non ha certezze, ma sarà un viaggio dove l’Amore confermerà che sa attraversare ogni limite, ogni olte, ogni barriera. Il monologo è l’argine che si rompe e inonda tutto il Teatro.


Grazie a Barbara Bricca (Nora), a Guido del Vento (Domenico), a Gabriele Planamente (il giovane poeta), per la loro forte, emozionante, coinvolgente recitazione, non vi lasciano scampo, vi entrano nel sangue.
Nora mi ha tolto il respiro, Barbara me lo ha ridato, Guido mi ha affascinato e trascinato, Gabriele mi ha ammaliato.
Guido del Vento è anche il regista di questa opera giovane, fresca, forte, con un profondo messagio.
E se poi ci mettete le poesie di Marco Corsi…avrete la voglia di ascoltale e riascoltarle e riascoltarle…un abbraccio senza ritorno, per me così è stato.
Tutti loro hanno dato il cuore, ogni cuore ha battuto in modo diverso, ma quei cuori erano uno solo.
E la borsetta che ho nominato parlando della scenografia? Ecco, lì, in quell’oggetto che penzola c’è un messaggio forte, è il simbolo delle mani che attingono e che l’Amore non ferma, anzi dona e concede.
Anche questo è il mistero dell’amore che molte donne hanno vissuto e che ancora oggi vivono.
Teatro è vita reale. Il pubblico lo ha recepito e gli occhi commossi lo hanno dimostrato

Ci tengo a dire che in teatro era presente anche mia figlia (autrice degli scatti)  che è rimasta affascinata da questa opera che ha definito “…inizialmente leggera e ilare (dialetto romano e battute scaltre e simpatiche) fino ad arrivare ad un tema forte e tanto attuale…mi sono divertita ma ho anche pensato con profondità…loro sono tutti e tre speciali….”
Credo che se una ragazza di una così giovane età ha recepito tanto, questo spettacolo è davvero arrivato dove doveva. Anima e cuore.

 

13 commenti »

8 marzo – Giornata internazionale della donna 2018

Non starò a parlare di cosa voglia significare questa giornata, non sto a dire di quanto le donne debbano essere rispettate, aiutate…, non starò qui a dire che ci vuole uguaglianza….Tutto questo si sa ed è scritto su tutti i giornali e la maggior parte dei blog.
Ma una cosa la voglio dire: grazie alla Sindaca (da notare la a finale, quindi donna) che ha permesso la chiusura a Roma di Telefono Rosa, il Centro antiviolenza Sos Donna ha cessato il servizio. E sono a rischio anche altri centri: convenzioni non rinnovate, bandi scaduti e finanziamenti bloccati. E’ una donna avrebbe dovuto avere una sensibilità ulteriore davanti al problema della violenza. E invece no, ha firmato gli sfratti.

 A voi tutte blogger auguro

 

 

22 commenti »

Facciamo un volo terra/spazio

Siamo abituati da anni ormai alle donne astronaute.
Ma chi ne è stata la capostipite? Valentina Tereškova.
E’ stata la prima donna astronauta, “lanciata” nello spazio con la missione sovietica Vostok 6, nel 1963. Aveva 26 anni.
Per 19 anni ha detenuto questo primato.
Nasce nel 1937 a Maslennikowo, nei pressi del fiume Volga in una famiglia bielorussa.
A causa della morte prematura del padre (caduto durante la Seconda guerra mondiale) ha avuto un’infanzia difficile.
Fa diversi lavori: operaia in fabbrica, sarta e stiratrice. Appassionata di automobili sportive e dal 1955 di paracadutismo, frequenta corsi serali per diventare tecnica, e si diploma nel 1960.
Si candida più volte per frequentare la scuola per aspiranti cosmonauti, fino a quando, nel 1962 riuscì a partecipare all’esame di assunzione per il primo gruppo di donne cosmonaute; supera con merito l’esame insieme ad altre quattro candidate e inizia l’addestramento.
Nella missione del 1963 rimase in volo per tre giorni effettuando 49 orbite intorno alla Terra. Il suo nomignolo per i collegamenti via radio, come comandante di una navicella spaziale, era Gabbiano. L’impresa fu una vera odissea, la Tereškova. ha dichiarato che, per un problema tecnico aveva rischiato di allontanarsi dall’orbita terrestre e che, per correggere la traiettoria, il volo era stato prolungato, costringendola a rimanere legata al sedile per oltre settanta ore, sofrendo molto. L’atterraggio rimase per lungo tempo avvolto nel mistero, molti dubitavano che le immagini propagandistiche sovietiche della sorridente Tereshkova fossero vere, e anni dopo trapelerà la verità: fu un atterraggio drammatico che aveva costretto l’astronauta a un ricovero ospedaliero. Nonostante le difficoltà, la missione fu comunque un trionfo, i sovietici avevano battuto ancora una volta gli Stati Uniti nella corsa alla conquista dello spazio, mandando la prima donna in orbita attorno alla Terra. Fu arruolata ad honorem nell’aviazione militare e si dedicò allo studio presso l’accademia per ingegneri dell’aeronautica militare sovietica. In seguito scalò la carriera politica.
Fu l’unica donna del gruppo a volare nello spazio.
Pochi mesi dopo l’impresa sposa Andrijan Grigor’evic Nikolaev (deceduto nel 2004), anche lui cosmonauta, che aveva partecipato alla missione Vostok 3, dal loro matrimonio nacque la figlia Alenka.
Nel 1982 divorzia dal primo marito per sposare Jurij Šapošnikov (deceduto nel 1999).
Nel 2014 ha partecipato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 portando, insieme ad altre 7 personalità russe, la bandiera olimpica.
Valentina Tereshkova ancora oggi, 81enne, ha uno spirito intraprendente, a proposito delle futuristiche missioni alla volta di Marte ha recentemente dichiarato che volare sul Pianeta Rosso è sempre stato un sogno per tutti gli astronauti, se potesse lo farebbe subito, senza farne ritorno.

6 commenti »

Giorno della Memoria- 27 gennaio 2018

I clandestini del mare –  Sereni Ada

Le difficoltà , i sacrifici, i dolori, degli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio, che dovettero affrontare la navigazione, dopo la guerra del 1945, per raggiungere la Terra Promessa, Erez Israel, Israele, terra ancora chiusa all’immigrazione dagli inglesi.
Sereni Ada fu l’aiuto inaspettato.

Ada Ascarelli nasce a Roma nel 1905 da un’illustre famiglia ebrea, Il padre muore che Ada è ancora in giovane età.
Si iscrive al liceo Mamiani dove conosce Enzo Sereni, che diverrà suo maito.
Dopo aver ottenuto la laurea in filosofia Enzo aderisce al movimento sionista, Ada abbandona la Facoltà di lettere e decidono, nel 1926, a due anni dal matrimonio, di migrare in Palestina e lasciare l’Italia fascista, vogliono costruire Erez Israel, la Terra d’Israele. Malgrado contrastati dalle famiglie partono con la loro bambina Hana
Nel 1928, in Palestina, contribuiscono a fondare il grande kibbutz Ghivat Brenner (Tel Aviv), ancora oggi uno dei maggiori di Israele. Intanto mascono Hagar e Daniel.
Il fascismo e il nazismo intanto iniziano a mietere vittime e vengono ordinate le leggi razziali. La madre di Ada riesce a sfuggire al rastrellamento del 16 ottobre 1943, a Roma, rifugiandosi presso il convento delle suore di Notre-Dame de Sion.
Nel 1944 Enzo si arruola nella Brigata ebraica dell’esercito inglese; quando l’Hagana e il Palmach, le due formazioni militari dell’Yishuv, decidono di lanciare alcuni uomini dietro le linee tedesche per prendere contatto con gli ebrei e incitarli a combattere, Enzo accetta.
Fingendosi ufficiale inglese è paracadutato nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1944 nell’Italia settentrionale, oltre la linea gotica. Ada non ne saprà più nulla fino a quando, finita la guerra, tornerà in Italia alla ricerca del marito. Scoprirà che, dopo essere stato paracadutato, era stato fatto prigioniero, torturato a Verona, transitato nel campo di Bolzano, internato a Dachau, dove venne fucilato nel novembre 1944.
Ada decide di restare in Italia dove si lega al movimento dell’ immigrazione clandestina (trasferimento in Palestina dei sopravvissuti della shoah) dove diventa un importante componente della organizzazione, anche grazie alla conoscenza perfetta dell’ italiano, dell’ ebraico, del francese e inglese, del tedesco e arabo. Si parla di circa 25.000 ebrei salvati.
Il 14 maggio del 1948 viene fondato lo Stato di Israele.
Ada muore a Gerusalemme il 24 novembre 1997, verrà sempre ricordata come una donna giusta, le venne assegnato il Premio Israel per il contributo particolare alla società e allo stato ebraico.

2 commenti »

Giornata contro la violenza sulle donne

Circa sette milioni di donne sono state oggetto di abusi e spesso tra le mura domestiche, non trovando il coraggio e la forza di denunciare.
Ci vogliono annientare?
Inutile, siamo immense, abbiamo dentro di noi una bellezza che va oltre quella fisica: la resistenza, e quella viene dall’anima. Si, la resistenza, perchè è vero che si parla di “femminicidio” da qualche anno, ma ci siamo dimenticati delle donne lapidate, oltraggiate, devastate dai tribunali…che hanno attraversato i secoli? Non sono state dimenticate, anzi, sono state offerte alla memoria, con la loro arte, filosofia, scrittura, donne coraggiose che hanno sfidato guerre e regimi, culture e preconcetti.
E le donne sono ancora qui. Su questa Terra che “sembra” degli uomini, ma non lo è, è “anche” degli uomini.

“Essere donna è un compito difficile: consiste nell’avere a che fare con gli uomini.” Joseph Conrad

Come dico sempre, amateci uomini, con rispetto.

12 commenti »

Rosalind Elsie Franklin

  Nasce a Londra nel 1920 da una famiglia della ricca borghesia edoardiana, di origine ebrea, che spaziava dal campo dei banchieri ai studiosi.
All’età di nove anni venne mandata in colleggio nel Sussex dove l’aria era più salubre rispetto alla Londra fumosa a causa delle ciminiere; qui dimostrò le sue grandi capacità intellettuali e manuali e si appassionò alla geometria, alla geografia e alla scienza.
A undici anni entra alla St. Paul che si rilevò non adatta alla sua personalità e dopo aver vinto una borsa di studio e aver conseguito il diploma iniziò a frequentare la scuola superiore, dove si concentrò sulle discipline che più la interessavano: chimica, fisica e matematica pura e applicata.
Nel periodo dell’Europa ormai invasa dal nazismo Rosalind sostiene gli esami di ammissione in fisica e chimica e, a 18 anni, entra al Newnham college di Cambridge dove imparò a dedurre la struttura atomica dei cristalli e a individuare facilmente gli angoli migliori dai quali inviare i raggi X per ottenere un’efficiente diffrazione; consegue la laurea nel 1941.
Durante la Seconda guerra mondiale lavorò alla British Coal Utilisation Research Association a Kingston-upon-Thames studiando la porosità del carbone, attività che gli fece sorgere l’idea di fibre di carbonio molto resistenti.


Dopo la fine della guerra accetta un impiego a Parigi dove lavorò per quattro anni nel Laboratoire Central des Services Chimiques de L’Etat, per specializzarsi nella tecnica della diffrazione dei raggi X, un metodo usato per analizzare molecole di grandi dimensioni; qui incontra Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X, con il quale pubblicò, nel 1950, un importante articolo intitolato Interpretazione dei diagrammi diffusi a raggi X del carbonio su Acta Cryst, la più importante rivista scientifica del momento.
Nel gennaio 1951, tornata a Londra, inizia a lavorare come ricercatrice associata nell’Unità di Biofisica del Medical Research Council, diretta da John Randall, dove fece parte del gruppo che si occupavano di analizzare la struttura delle fibre biologiche, quelle sul DNA, acido desossiribonucleico, la componente principale dei cromosomi e quindi dei geni.
Purtroppo quel periodo fu tra i più difficili della vita di Rosalind, a causa del suo temperamento i rapporti umani con i colleghi furono difficili, ma anche rivalità e ambizioni furono ostacolo per il diffuso maschilismo che tendeva a separare uomini e donne. Rosalind soffriva l’oscuro mondo londinese a differenza di quello parigino, spensierato e la libero.
Questo non fermò i suoi studi che le permisero di mettere a punto una tecnica innovativa che utilizzava i raggi X per fotografare i costituenti di tutti i materiali viventi e non viventi. Il dispositivo consisteva in una microcamera capace di produrre fotografie ad alta definizione dei singoli filamenti di DNA.
Nel 1951 partecipò congresso di Stoccolma, dove il fisico Pauling presentò la scoperta dell’alfa elica, la più importante struttura regolare presente nelle proteine, che permette alle catene di formare degli angoli, questo incontro la portò a sviluppare immagini sempre più nitide del DNA dalle quali riuscì ad ottenere la sua prima importante scoperta in questo campo: esistevano due forme di DNA. Quando era idratata la fibra diventava lunga e più sottile, bagnata o paracristallina (forma B); quando invece veniva messa a contatto con un agente disidratante, asciutta, cristallina, riprendeva la sua forma iniziale (forma A). Un risultato essenziale frutto della sua abilità nell’allestire i preparati chimici, e nell’analisi ai raggi X: aveva fornito la prima chiara immagine del DNA che John Desmond Bernal definì “tra le più belle fotografie a raggi X di qualsiasi sostanza mai scattate”.
Il lavoro sul DNA fu successivamente diviso tra Franklin e Wilkins: la prima analizzò la forma ‘A’, mentre il secondo studiò la forma ‘B’
Le scoperte di Rosalind, a sua insaputa, furono rivelate da Wilkins, con il quale aveva praticamente chiuso ogni tipo di rapporto, a Crick e Watson che nel novembre del 1951 diedero vita a un primo modello di DNA tenendo conto dei suggerimenti dati da Wilkins e dalle riflessioni della giovane Rosalind, la quale però rilevò un grossolano errore: dov’era l’acqua? Avevano erroneamente collocato all’esterno le guaine d’acqua che non avrebbero potuto essere disponibili per formare il legame. Rosalind cercò di studiare al meglio il DNA grazie alla foto scattata tra il 1º e il 2 maggio chiamata foto numero 51: essa mostrava una vera e propria X, formata da strisce nere simili al manto di una tigre che si irradiavano al centro della periferia. Era una delle immagini più nitide ottenute e mostrava indiscutibilmente un’elica: sulla base di questo, sulla analisi fatta sul riscoperto epistolario della scienziata e sulla base di interviste ai protagonisti della storia della scoperta della struttura del DNA, si è venuta a formare l’ipotesi che fu proprio Rosalind Franklin l’effettiva scopritrice della morfologia a elica del DNA.
Nonostante i suoi successi e i suoi intensi studi sull’interpretazione della forma A del DNA Rosalind decise di lasciare il King’s per trasferirsi al Birkbeck College, presso il laboratorio di cristallografia del professor Bernal, lasciando Wilkins lavorare da solo e attribuirsi i meriti di una grande scoperta; intanto un altro scienziato lavorava alla stessa ricerca, Linus Pauling, che face sapere di essere oramai arrivato alla soluzione dell’enigma del DNA (falso in quanto ipotizzava erroneamente una tripla elica).
Per attribuirsi la ricerca bisognava far presto e allora Watson prese contatti con Wilkins, il quale gli mostrò delle copie di fotografie scattate dalla Franklin (che lui aveva riprodotto di nascosto), in particolare la foto numero 51.
Intanto Rosalind aveva trovato il modo per spiegare i rapporti di Erwin Chargaff dichiarando che le citosine e le guanine erano intercambiabili così come anche le adenine e le timine, intercambiabilità che le fece intuire che per spiegare la specificità biologica del DNA, potessero esistere infinite varietà di sequenze nucleotidiche; in due anni, lavorando in isolamento in un campo per lei ancora nuovo, Rosalind giunse vicina a trovare la risposta alla domanda scientifica, fornendo inconsapevolmente dati essenziali a coloro che ebbero in seguito due brillanti lampi di genio e che risolsero il problema.
Nell’aprile del 1953 fu pubblicato sulla rivista Nature l’articolo dei due ricercatori del Cavendish, Watson e Crick, che anticiparono pertanto il King’s College e dello stesso Wilkins, comparvero sulla rivista anche altri due articoli: uno di Wilkins e dei suoi collaboratori Stokes e Wilson, e un altro della Franklin e del suo migliore studente Gosling con il quale tre mesi più tardi pubblicò una conferma dell’elica nella forma in A.
Rosalind Franklin decise di recarsi al Birkbeck, presso il quale cominciò a concentrarsi sul virus del mosaico del tabacco (TMV), una ricerca volta a comprendere il meccanismo dell’infezione virale durante il quale il virus inietta se stesso nella cellula ospite, qui riuscì a stringere buoni rapporti con i suoi neo colleghi tra cui Klug, Arthur Holmes, James Watt e Caspar, con i quali scoprì che l’analisi della struttura del TMV mostrava delle subunità proteiche disposte, attorno al foro centrale, nelle quali vi era incastrato l’RNA che si presentava avvolto al suo solco centrale come un filo arrotolato.
Nel 1956 Rosalind era al culmine della sua carriera, riceveva inviti da diverse parti del mondo, i suoi contatti si ampliavano, le venivano dedicati articoli e veniva invitata alle conferenze e proprio durante un viaggio affrontato per una conferenza in America ebbe forti dolori al basso ventre, fu ricoverata all’ University College Hospital per l’analisi di una massa addominale che rivelò la presenza di due tumori. Il professor Nixon definì le dimensioni del tumore, sia nell’ovaio destro che sinistro di notevoli dimensioni. Sottoposta ad operazione, dopo pochi giorni, preoccupata di trascurare il suo lavoro, si recò in laboratorio per preparare campioni, asciugare i suoi gel, trasformarli in cristalli per la macchina fotografica a raggi X e confrontare i dati ottenuti da diverse varietà.
Nello stesso anno pubblicò sette lavori, nel 1957 preparò sei articoli che riguardavano principalmente i virus, tra cui la poliomielite.
La sua giovane vita terminò il 15 aprile del 1958. La sua morte fu annunciata sul Times, sul New York Times, oltre che su Nature.
Quattro anni dopo la scomparsa di Rosalind Franklin, Watson e Crick ricevettero il premio Nobel per aver identificato la struttura del DNA con il loro studio pubblicato su Nature, la scienziata venne citata brevemente solo nelle note; il suo lavoro fu utilizzato a sua insaputa per rafforzare le tesi degli altri scienziati che lavoravano al progetto.
In tutti i libri di scuola si legge che la struttura del DNA è stata scoperta da Francis Crick e James Watson nel 1953 ma, in realtà, dietro alla ricerca sulla molecola della vita c’è questa meravigliosa, instancabile, geniale donna inglese messa in ombra dal fatto di essere “una donna” indipendente. Mi è sembrato giusto ricordarla, la scienziata che per prima fotografò il DNA senza ricevere riconoscimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo

 

12 commenti »

Echi dal passato

“Molte donne si danno a Dio quando il diavolo non le vuole più.” 

Sophie Arnould

 

 

9 commenti »

Donne

” Le donne, come i sogni,non sono mai come tu le vorresti.”  (L.Pirandello)

2c476ef918b242e62f90771d22fd3171

 

Posso dire lo stesso degli uomini?

70373453_1297135174_3fdbfda25945

Buona serata blogger!!!

26 commenti »

Ministre?

Questa mattina con un paio di amiche si parlava di ministri e ministre…ci è venuto naturale fare dei confronti tra le donne del passato e quelle attuali, a me è venuta in mente Tina Ansemi, i più giovani neanche sanno di chi sto parlando (questo la dice lunga sulla mia età 🙂 ).
Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto da una famiglia di antifascisti.
Nel 1944, mentre frequenta l’istituto magistrale a Bassano del Grappa, i nazifascisti la obbligano, insieme ad altri studenti, ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia; quuesta esperienza le fa decidere di entrare nella Resistenza (con il nome di Gabriella), prima come staffetta della brigata Cesare Battisti, poi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Nel dicembre del 1944 s’iscrive alla Democrazia Cristiana e partecipa attivamente alla vita del partito. Laureata, diventa insegnante elementare; si impegna nell’attività sindacale con la CGIL, dal 1950 alla CISL come dirigente del sindacato dei tessili e degli insegnanti elementare; nel 1963 diventa vicepresidente del comitato direttivo dell’Unione europea femminile; dal 1968 inizia un percorso che la porterà a ricevere un mandato come parlamentare nelle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali, si occupa soprattutto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità.
Dal 29 luglio 1976 è Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti: è la prima donna ministro in Italia; dopo anche Ministro della sanità, è fra i principali autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Lasciando stare la figura politica, non è questo che volevamo disegnare, ma la diversità nel comportamento e nel vestire….forse oggi sono più glamur, più fatte e rifatte, fashion, più chiacchierone, più chiacchierate nella vita mondana e familiare, più urlatrici, sembrano voler spaccare il mondo…posso essere o non essere della stessa ideologia politica (non è questo che voglio sottolineare nel post),  ma non so se le nuove ministre (o minestre? ) abbiano le palle che ha avuto lei (e non parlo di quelle fisiche che ovviamente non può avere).

tina2

anselmi-tina Boschi,richieste modifiche non blocchino l.elettorale

per0405-67_mgzoom Italy's Minister for Constitutional Reforms and Parliamentary Relations Boschi looks on during a confidence vote at the Senate in Romemara-carfagna-800x600daniela-santanche

TINA ANSELMI

006_anselmi c_4_articolo_2066280__imagegallery__imagegalleryitem_20_image

tina_anselmi_art santanche-su-elton-john-non-sei-padre-4 image

E comunque sia, è stata la prima donna italiana a diventare ministro, 29 luglio 1976. Già è nella storia italiana, loro non lo so per cosa potranno essere ricordate; non arriverò a doverle “ricordare” l’età non lo consente, ma non credo che la mia memoria ne abbia voglia, qui mi farebbero comodo le famose lacune di memoria che ogni tanto cliccano il mio cervello.

 

27 commenti »