TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Rosalind Elsie Franklin

  Nasce a Londra nel 1920 da una famiglia della ricca borghesia edoardiana, di origine ebrea, che spaziava dal campo dei banchieri ai studiosi.
All’età di nove anni venne mandata in colleggio nel Sussex dove l’aria era più salubre rispetto alla Londra fumosa a causa delle ciminiere; qui dimostrò le sue grandi capacità intellettuali e manuali e si appassionò alla geometria, alla geografia e alla scienza.
A undici anni entra alla St. Paul che si rilevò non adatta alla sua personalità e dopo aver vinto una borsa di studio e aver conseguito il diploma iniziò a frequentare la scuola superiore, dove si concentrò sulle discipline che più la interessavano: chimica, fisica e matematica pura e applicata.
Nel periodo dell’Europa ormai invasa dal nazismo Rosalind sostiene gli esami di ammissione in fisica e chimica e, a 18 anni, entra al Newnham college di Cambridge dove imparò a dedurre la struttura atomica dei cristalli e a individuare facilmente gli angoli migliori dai quali inviare i raggi X per ottenere un’efficiente diffrazione; consegue la laurea nel 1941.
Durante la Seconda guerra mondiale lavorò alla British Coal Utilisation Research Association a Kingston-upon-Thames studiando la porosità del carbone, attività che gli fece sorgere l’idea di fibre di carbonio molto resistenti.


Dopo la fine della guerra accetta un impiego a Parigi dove lavorò per quattro anni nel Laboratoire Central des Services Chimiques de L’Etat, per specializzarsi nella tecnica della diffrazione dei raggi X, un metodo usato per analizzare molecole di grandi dimensioni; qui incontra Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X, con il quale pubblicò, nel 1950, un importante articolo intitolato Interpretazione dei diagrammi diffusi a raggi X del carbonio su Acta Cryst, la più importante rivista scientifica del momento.
Nel gennaio 1951, tornata a Londra, inizia a lavorare come ricercatrice associata nell’Unità di Biofisica del Medical Research Council, diretta da John Randall, dove fece parte del gruppo che si occupavano di analizzare la struttura delle fibre biologiche, quelle sul DNA, acido desossiribonucleico, la componente principale dei cromosomi e quindi dei geni.
Purtroppo quel periodo fu tra i più difficili della vita di Rosalind, a causa del suo temperamento i rapporti umani con i colleghi furono difficili, ma anche rivalità e ambizioni furono ostacolo per il diffuso maschilismo che tendeva a separare uomini e donne. Rosalind soffriva l’oscuro mondo londinese a differenza di quello parigino, spensierato e la libero.
Questo non fermò i suoi studi che le permisero di mettere a punto una tecnica innovativa che utilizzava i raggi X per fotografare i costituenti di tutti i materiali viventi e non viventi. Il dispositivo consisteva in una microcamera capace di produrre fotografie ad alta definizione dei singoli filamenti di DNA.
Nel 1951 partecipò congresso di Stoccolma, dove il fisico Pauling presentò la scoperta dell’alfa elica, la più importante struttura regolare presente nelle proteine, che permette alle catene di formare degli angoli, questo incontro la portò a sviluppare immagini sempre più nitide del DNA dalle quali riuscì ad ottenere la sua prima importante scoperta in questo campo: esistevano due forme di DNA. Quando era idratata la fibra diventava lunga e più sottile, bagnata o paracristallina (forma B); quando invece veniva messa a contatto con un agente disidratante, asciutta, cristallina, riprendeva la sua forma iniziale (forma A). Un risultato essenziale frutto della sua abilità nell’allestire i preparati chimici, e nell’analisi ai raggi X: aveva fornito la prima chiara immagine del DNA che John Desmond Bernal definì “tra le più belle fotografie a raggi X di qualsiasi sostanza mai scattate”.
Il lavoro sul DNA fu successivamente diviso tra Franklin e Wilkins: la prima analizzò la forma ‘A’, mentre il secondo studiò la forma ‘B’
Le scoperte di Rosalind, a sua insaputa, furono rivelate da Wilkins, con il quale aveva praticamente chiuso ogni tipo di rapporto, a Crick e Watson che nel novembre del 1951 diedero vita a un primo modello di DNA tenendo conto dei suggerimenti dati da Wilkins e dalle riflessioni della giovane Rosalind, la quale però rilevò un grossolano errore: dov’era l’acqua? Avevano erroneamente collocato all’esterno le guaine d’acqua che non avrebbero potuto essere disponibili per formare il legame. Rosalind cercò di studiare al meglio il DNA grazie alla foto scattata tra il 1º e il 2 maggio chiamata foto numero 51: essa mostrava una vera e propria X, formata da strisce nere simili al manto di una tigre che si irradiavano al centro della periferia. Era una delle immagini più nitide ottenute e mostrava indiscutibilmente un’elica: sulla base di questo, sulla analisi fatta sul riscoperto epistolario della scienziata e sulla base di interviste ai protagonisti della storia della scoperta della struttura del DNA, si è venuta a formare l’ipotesi che fu proprio Rosalind Franklin l’effettiva scopritrice della morfologia a elica del DNA.
Nonostante i suoi successi e i suoi intensi studi sull’interpretazione della forma A del DNA Rosalind decise di lasciare il King’s per trasferirsi al Birkbeck College, presso il laboratorio di cristallografia del professor Bernal, lasciando Wilkins lavorare da solo e attribuirsi i meriti di una grande scoperta; intanto un altro scienziato lavorava alla stessa ricerca, Linus Pauling, che face sapere di essere oramai arrivato alla soluzione dell’enigma del DNA (falso in quanto ipotizzava erroneamente una tripla elica).
Per attribuirsi la ricerca bisognava far presto e allora Watson prese contatti con Wilkins, il quale gli mostrò delle copie di fotografie scattate dalla Franklin (che lui aveva riprodotto di nascosto), in particolare la foto numero 51.
Intanto Rosalind aveva trovato il modo per spiegare i rapporti di Erwin Chargaff dichiarando che le citosine e le guanine erano intercambiabili così come anche le adenine e le timine, intercambiabilità che le fece intuire che per spiegare la specificità biologica del DNA, potessero esistere infinite varietà di sequenze nucleotidiche; in due anni, lavorando in isolamento in un campo per lei ancora nuovo, Rosalind giunse vicina a trovare la risposta alla domanda scientifica, fornendo inconsapevolmente dati essenziali a coloro che ebbero in seguito due brillanti lampi di genio e che risolsero il problema.
Nell’aprile del 1953 fu pubblicato sulla rivista Nature l’articolo dei due ricercatori del Cavendish, Watson e Crick, che anticiparono pertanto il King’s College e dello stesso Wilkins, comparvero sulla rivista anche altri due articoli: uno di Wilkins e dei suoi collaboratori Stokes e Wilson, e un altro della Franklin e del suo migliore studente Gosling con il quale tre mesi più tardi pubblicò una conferma dell’elica nella forma in A.
Rosalind Franklin decise di recarsi al Birkbeck, presso il quale cominciò a concentrarsi sul virus del mosaico del tabacco (TMV), una ricerca volta a comprendere il meccanismo dell’infezione virale durante il quale il virus inietta se stesso nella cellula ospite, qui riuscì a stringere buoni rapporti con i suoi neo colleghi tra cui Klug, Arthur Holmes, James Watt e Caspar, con i quali scoprì che l’analisi della struttura del TMV mostrava delle subunità proteiche disposte, attorno al foro centrale, nelle quali vi era incastrato l’RNA che si presentava avvolto al suo solco centrale come un filo arrotolato.
Nel 1956 Rosalind era al culmine della sua carriera, riceveva inviti da diverse parti del mondo, i suoi contatti si ampliavano, le venivano dedicati articoli e veniva invitata alle conferenze e proprio durante un viaggio affrontato per una conferenza in America ebbe forti dolori al basso ventre, fu ricoverata all’ University College Hospital per l’analisi di una massa addominale che rivelò la presenza di due tumori. Il professor Nixon definì le dimensioni del tumore, sia nell’ovaio destro che sinistro di notevoli dimensioni. Sottoposta ad operazione, dopo pochi giorni, preoccupata di trascurare il suo lavoro, si recò in laboratorio per preparare campioni, asciugare i suoi gel, trasformarli in cristalli per la macchina fotografica a raggi X e confrontare i dati ottenuti da diverse varietà.
Nello stesso anno pubblicò sette lavori, nel 1957 preparò sei articoli che riguardavano principalmente i virus, tra cui la poliomielite.
La sua giovane vita terminò il 15 aprile del 1958. La sua morte fu annunciata sul Times, sul New York Times, oltre che su Nature.
Quattro anni dopo la scomparsa di Rosalind Franklin, Watson e Crick ricevettero il premio Nobel per aver identificato la struttura del DNA con il loro studio pubblicato su Nature, la scienziata venne citata brevemente solo nelle note; il suo lavoro fu utilizzato a sua insaputa per rafforzare le tesi degli altri scienziati che lavoravano al progetto.
In tutti i libri di scuola si legge che la struttura del DNA è stata scoperta da Francis Crick e James Watson nel 1953 ma, in realtà, dietro alla ricerca sulla molecola della vita c’è questa meravigliosa, instancabile, geniale donna inglese messa in ombra dal fatto di essere “una donna” indipendente. Mi è sembrato giusto ricordarla, la scienziata che per prima fotografò il DNA senza ricevere riconoscimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo

 

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Echi dal passato

“Molte donne si danno a Dio quando il diavolo non le vuole più.” 

Sophie Arnould

 

 

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Donne

” Le donne, come i sogni,non sono mai come tu le vorresti.”  (L.Pirandello)

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Posso dire lo stesso degli uomini?

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Buona serata blogger!!!

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Ministre?

Questa mattina con un paio di amiche si parlava di ministri e ministre…ci è venuto naturale fare dei confronti tra le donne del passato e quelle attuali, a me è venuta in mente Tina Ansemi, i più giovani neanche sanno di chi sto parlando (questo la dice lunga sulla mia età 🙂 ).
Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto da una famiglia di antifascisti.
Nel 1944, mentre frequenta l’istituto magistrale a Bassano del Grappa, i nazifascisti la obbligano, insieme ad altri studenti, ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia; quuesta esperienza le fa decidere di entrare nella Resistenza (con il nome di Gabriella), prima come staffetta della brigata Cesare Battisti, poi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Nel dicembre del 1944 s’iscrive alla Democrazia Cristiana e partecipa attivamente alla vita del partito. Laureata, diventa insegnante elementare; si impegna nell’attività sindacale con la CGIL, dal 1950 alla CISL come dirigente del sindacato dei tessili e degli insegnanti elementare; nel 1963 diventa vicepresidente del comitato direttivo dell’Unione europea femminile; dal 1968 inizia un percorso che la porterà a ricevere un mandato come parlamentare nelle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali, si occupa soprattutto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità.
Dal 29 luglio 1976 è Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti: è la prima donna ministro in Italia; dopo anche Ministro della sanità, è fra i principali autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Lasciando stare la figura politica, non è questo che volevamo disegnare, ma la diversità nel comportamento e nel vestire….forse oggi sono più glamur, più fatte e rifatte, fashion, più chiacchierone, più chiacchierate nella vita mondana e familiare, più urlatrici, sembrano voler spaccare il mondo…posso essere o non essere della stessa ideologia politica (non è questo che voglio sottolineare nel post),  ma non so se le nuove ministre (o minestre? ) abbiano le palle che ha avuto lei (e non parlo di quelle fisiche che ovviamente non può avere).

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anselmi-tina Boschi,richieste modifiche non blocchino l.elettorale

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TINA ANSELMI

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E comunque sia, è stata la prima donna italiana a diventare ministro, 29 luglio 1976. Già è nella storia italiana, loro non lo so per cosa potranno essere ricordate; non arriverò a doverle “ricordare” l’età non lo consente, ma non credo che la mia memoria ne abbia voglia, qui mi farebbero comodo le famose lacune di memoria che ogni tanto cliccano il mio cervello.

 

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Bellezza

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Francesca Bertini

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Francesca Bertini (Elena Seracini Vitiello) nasce a Firenze (o Prato) nel gennaio del 1892.
Fu adottata da Arturo Vitiello (trovarobe napoletano) e da Adelaide Frataglioni (attrice fiorentina).
Fin da giovanissima inizia a recitare in commedie napoletane e poi in film muti di cui ne divenne la regina incontrastata. A 21 anni decide di farsi chiamare Francesca Bertini e si trasferisce a Roma dove interpreta il suo primo ruolo da protagonista nel film L’Histoire d’un Pierrot (1914). Il successo glielo regala il film Assunta Spina girato nel 1915. La sua bellezza e la presenza scenica le permise di interpretare grandi figure letterarie. francesca_bertini._5 Fu soprannominata la Diva, per i suoi atteggiamenti passionali e le elaborate toilette, per le scenografie che inventava e le luci che pretendeva. Dopo l’uscita di una serie di film sui sui sette vizi capitali, nel 1919, a causa del pessimo successo avuto, decise di ritirarsi per un periodo di tempo. Dopo un nuovo successo cinematografico fu contattata dalla Fox per un contratto milionario, ma la Diva rifiutò per sposare il banchiere svizzero Alfred Cartier. Il suo declino iniziò con l’avvento del sonoro non avendo una voce gradevole. Nel 1976 Bernardo Bertolucci la convinse a girare un breve cammeo, in abiti da suora, nel suo kolossal Novecento.
002 Girò circa un centinaio di film.
Muore a Roma il 13 ottobre 1985 all’età di 93 anni.
Ebbe una carriera breve, ma il suo fascino e il mistero restano inalterati nel tempo.

La piovra (1921)

La piovra
(1921)

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Dietro le donne

Donne uccise, donne che scompaiono per giorni, mesi, anni e poi le ritrovano, morte.
Donne che scompiono e non si trovano più.
Ma cosa c’è dietro a molte di loro? A parte uomini violenti, incapaci di gestire relazioni e di gestirsi, penso che dietro queste donne ci sia tanto di più.
C’è quello che non fanno mai trapelare se non quando la loro vita viene girata come un calzino sui giornali e in televisione.
Spesso vengono presentate come donne di casa perfette, semplici, mamme esemplari, anche lavoratrici, sembrano donne dalla vita solo centrata dentro quattro mura, a cucinare, accudire i figli…il bel quadretto casalingo.
Ma donne? Semplicemente donne?
Quelle che amano essere corteggiate, coccolate, sentirsi importanti, protagoniste della loro vita…Sicuramente nascondono la solitudine dietro le risate dei loro bambini, sicuramente nascondono insoddisfazioni e infelicità nella quotidianità della vita, e purtroppo continuano a farlo, avendo come paravento l’amore che amore non è.
Quanto è difficile per queste donne assumersi la responsabilità di loro stesse? Tanto, non ce la fanno a chiedere aiuto e quando provano magari è troppo tardi, cadono in uno stallo, una passività che le rende vulnerabili.
Quanto vorrei gridare: uscite fuori, lasciate (e non solo fisicamente), salvatevi, non credete di essere quelle del io lo cambierò…uscite, vi prego…
Mi sento morire sempre un po’ quando sento di una nuova donna uccisa.

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Da un’immagine

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1934, quanto era audace questa foto? Tanto da non essere pubblicata.
bacc Josephine Baker nasce nel Missouri nel 1906 in una famiglia poverissima, dopo la primavera del 1917 che vede massacri a sfondo razziale si trasferisce a New York.  Baker_Banana Il successo come artista arriva però a Parigi dove il delirio per la sua bellezza afroamericana e la bravura come ballerina fa registrare il tutto esaurito in qualsiasi teatro si esibisce; a Parigi presenta per la prima volta il charleston, vestita solo di un gonnellino di sedici banane, scatenatenando il visibilio dei presenti. Impegnata nel civile, aiuterà la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale; nel 1947 sposa il direttore d’orchestra Jo Bouillon, insieme acquistarono il castello di Milandes in Dordogna, dove accolsero e adottarono 12 bambini provenienti da diversi paesi del mondo, per mantenere il castello spese  tutta la sua fortuna costringendola ad aumentare i concerti  per aumentare le entrate e proseguire la sua opera. Sosterrà il movimento di Martin Luther King partecipando anche alla marcia da Selma a Montgomery del 1963.
Quando Joséphine fu definitivamente rovinata dalle sue difficoltà finanziarie, la principessa Grace di Monaco le offrì un aiuto in denaro e successivamente la possibilità di esibirsi per la Croce Rossa nel Principato di Monaco: questo le permise di uscire dalla bancarotta e di acquistare un alloggio per passare il resto della vita in Costa Azzurra.
Dopo uno spettacolo a Parigi fu trovata esanime e morì poche ore dopo per un’emorragia cerebrale. Era il 12 aprile 1975. E’ seppellita nel cimitero del Principato di Monaco dopo un funerale con gli onori militari, a Parigi, a cui assistette una folla immensa.

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Donne

“Essere donna è difficile, visto che consiste nell’avere a che fare con l’uomo.”
(J. Conrad)

E’ vero che ormai la mercificazione del corpo delle donne è quasi un obbligo per pubblicità, film, riviste e quant’altro.
Donne sexy, provocanti, femminili…si pensa subito al corpo come oggetto, ma perchè?
Essere femminili, sensuali non vuol dire essere una donna oggetto, e di questo ne dovremmo essere convinte prima di tutto noi, in barba a qulle donne che invece del corpo ne fanno una strada facile per arrivare dove vogliono (ma questa è un’altra storia).
Esprimere la propria sensualità io trovo sia leggittimo e anche bello, appagante, ma non dobbiamo permettere a nessuno di usarla, per nessun scopo.
Ho vissuto gli anni ’70 in parte con orgoglio, le donne scese in campo hanno cambiato la storia delle donne, ma una cosa che non ho amato è stato il rifiuto della femminilità, no, questo non lo concepivo, come non lo concepisco oggi; si doveva essere donne quasi mascolinizzate, a cui si era tolto il volto e il corpo materno che per natura ci aspetta (fu il periodo del non allattamento), l’aspetto che una donna mediterranea induceva era demonizzato, troppo femminile, come se la femminilità fosse in parte anche legata al materno. Un’assurdità.
Esprimo ora un pensiero che non deve essere scambiato per debolezza e non deve far pensare ad una donna fragile e bisognosa di protezione, dovrebbe far pensare a quanto io stimi le donne e me stessa come tale, non ho paura di dire che: adoro gli uomini che tutelano le donne come un bene prezioso e che amano emozionarle e guardare le loro emozioni come qualcosa di estremamente bello; uomini che sono sensibili verso le nostre qualità, perchè noi donne ne abbiamo, potrei farne un buon elenco…amo gli uomini che non pensano che la donna è loro e come tale ne possono fare ciò che vogliono; adoro gli uomini che sanno riconoscere la parità tra loro e le donne; se non si è capito, dico che adoro gli uomini, da loro sono stata sempre rispetatta, questo gli ho permesso.

“Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.”
(Oriana Fallaci)

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Giornata contro la violenza sulle donne

into-the-shadows-sam-aplin  La violenza sulle donne si perpetra da sempre, mi viene in mente il ratto delle sabine ad esempio, mi vengono in mente le donne che oggi vengono usate come bottino di guerra.
Violenze da sempre, corpi usati che portano all’umiliazione sessuale, a gravidanze indesiderate, a coltelli che segnano la pelle per sempre, a conoscenti che diventano nemici, a fratelli che non sono più fratelli, a padri che non sono più padri.
Non c’è età per subire violenza, dall’essere bambina a donna la strada non crea ostacoli.
Donne che subiscono violenza dall’uomo che amano e da cui credono di essere amate, tanto amate da non riuscire a sottrasi alla sua sottomissione.
Violenza non solo sul corpo ma anche sulla mente, che fa piegare le donne su se stesse.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne e ringrazio le Associazioni che affiancano e aiutano le donne a venire fuori da quella che è una lotta che ha come campo di battaglia l’anima e il corpo di tutte noi.
Ma ringrazio soprattutto gli Uomini che quotidianamente pensano e agiscono come se la donna fosse un gemma preziosa, quegli Uomini che quotidianamente si ricordano che una donna ha la stessa loro dignità.
Quando l’uomo uscirà dalla sua spirale di “supremazia” e capirà che della donna non deve avere “paura” ma rispetto forse tutto questo avrà una fine. Quando l’uomo capirà che malgrado tutto le donne sanno sopportare sofferenze e accettare sconfitte e da queste trarre linfa per ricominciare, forse allora cesserà di massacrarle, capirà che le donne sono la salvezza del mondo, come hanno dimostrato nello scorrere dei secoli.
La cultura è l’arma vincente, e in Italia, mi dispiace dirlo, ancora siamo lontani a capirlo, o metterlo in pratica.

 

Le donne non vanno messe su un piedistallo come statue, le donne non sono come bambole belle e ritoccate, le donne non sono solo quelle che cucinano, lavano stirano; le donne non sono solo quelle indipendenti, efficienti; le donne non sono solo quelle che ascoltano o non ascoltano, non sono solo quelle che si vestono da maschiacci o sexy come pin up; le donne non sono solo quelle che amano farsi corteggiare, non sono solo quelle complicate; le donne non sono solo quelle con le unghie laccate; le donne non sono solo quelle sempre stanche, sempre pronte a una ripicca; le donne non sono solo quelle perennemente ritardatarie, quelle che se arrivi tardi blaterano all’infinito; le donne non sono solo quelle che quando parti la valigia loro è la piì pesante in assoluto, quelle che se non vanno dal parucchiere mettono su la luna per tutto il giorno; le donne non sono solo quelle che quando sanno di aver ragione e sbagli te lo ripetono all’infinito, quelle che portano tacchi a spillo o solo ballerine; le donne non sono solo quelle sposate, o perennemente innamorate e fidanzate, non sono solo quelle che amano un’avventura a notte.
Ma le donne sono anche tutto questo.

 

Amateci uomini, con rispetto, perchè come dice Louis Aragon:
“Il futuro dell’uomo, è la donna. Lei è il colore della sua anima.”

Da me un grazie.

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