TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Donne

” Le donne, come i sogni,non sono mai come tu le vorresti.”  (L.Pirandello)

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Posso dire lo stesso degli uomini?

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Buona serata blogger!!!

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Ministre?

Questa mattina con un paio di amiche si parlava di ministri e ministre…ci è venuto naturale fare dei confronti tra le donne del passato e quelle attuali, a me è venuta in mente Tina Ansemi, i più giovani neanche sanno di chi sto parlando (questo la dice lunga sulla mia età 🙂 ).
Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto da una famiglia di antifascisti.
Nel 1944, mentre frequenta l’istituto magistrale a Bassano del Grappa, i nazifascisti la obbligano, insieme ad altri studenti, ad assistere all’impiccagione di trentuno prigionieri per rappresaglia; quuesta esperienza le fa decidere di entrare nella Resistenza (con il nome di Gabriella), prima come staffetta della brigata Cesare Battisti, poi passa al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Nel dicembre del 1944 s’iscrive alla Democrazia Cristiana e partecipa attivamente alla vita del partito. Laureata, diventa insegnante elementare; si impegna nell’attività sindacale con la CGIL, dal 1950 alla CISL come dirigente del sindacato dei tessili e degli insegnanti elementare; nel 1963 diventa vicepresidente del comitato direttivo dell’Unione europea femminile; dal 1968 inizia un percorso che la porterà a ricevere un mandato come parlamentare nelle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali, si occupa soprattutto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità.
Dal 29 luglio 1976 è Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti: è la prima donna ministro in Italia; dopo anche Ministro della sanità, è fra i principali autori della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale.

Lasciando stare la figura politica, non è questo che volevamo disegnare, ma la diversità nel comportamento e nel vestire….forse oggi sono più glamur, più fatte e rifatte, fashion, più chiacchierone, più chiacchierate nella vita mondana e familiare, più urlatrici, sembrano voler spaccare il mondo…posso essere o non essere della stessa ideologia politica (non è questo che voglio sottolineare nel post),  ma non so se le nuove ministre (o minestre? ) abbiano le palle che ha avuto lei (e non parlo di quelle fisiche che ovviamente non può avere).

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TINA ANSELMI

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E comunque sia, è stata la prima donna italiana a diventare ministro, 29 luglio 1976. Già è nella storia italiana, loro non lo so per cosa potranno essere ricordate; non arriverò a doverle “ricordare” l’età non lo consente, ma non credo che la mia memoria ne abbia voglia, qui mi farebbero comodo le famose lacune di memoria che ogni tanto cliccano il mio cervello.

 

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Bellezza

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Francesca Bertini

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Francesca Bertini (Elena Seracini Vitiello) nasce a Firenze (o Prato) nel gennaio del 1892.
Fu adottata da Arturo Vitiello (trovarobe napoletano) e da Adelaide Frataglioni (attrice fiorentina).
Fin da giovanissima inizia a recitare in commedie napoletane e poi in film muti di cui ne divenne la regina incontrastata. A 21 anni decide di farsi chiamare Francesca Bertini e si trasferisce a Roma dove interpreta il suo primo ruolo da protagonista nel film L’Histoire d’un Pierrot (1914). Il successo glielo regala il film Assunta Spina girato nel 1915. La sua bellezza e la presenza scenica le permise di interpretare grandi figure letterarie. francesca_bertini._5 Fu soprannominata la Diva, per i suoi atteggiamenti passionali e le elaborate toilette, per le scenografie che inventava e le luci che pretendeva. Dopo l’uscita di una serie di film sui sui sette vizi capitali, nel 1919, a causa del pessimo successo avuto, decise di ritirarsi per un periodo di tempo. Dopo un nuovo successo cinematografico fu contattata dalla Fox per un contratto milionario, ma la Diva rifiutò per sposare il banchiere svizzero Alfred Cartier. Il suo declino iniziò con l’avvento del sonoro non avendo una voce gradevole. Nel 1976 Bernardo Bertolucci la convinse a girare un breve cammeo, in abiti da suora, nel suo kolossal Novecento.
002 Girò circa un centinaio di film.
Muore a Roma il 13 ottobre 1985 all’età di 93 anni.
Ebbe una carriera breve, ma il suo fascino e il mistero restano inalterati nel tempo.

La piovra (1921)

La piovra
(1921)

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Dietro le donne

Donne uccise, donne che scompaiono per giorni, mesi, anni e poi le ritrovano, morte.
Donne che scompiono e non si trovano più.
Ma cosa c’è dietro a molte di loro? A parte uomini violenti, incapaci di gestire relazioni e di gestirsi, penso che dietro queste donne ci sia tanto di più.
C’è quello che non fanno mai trapelare se non quando la loro vita viene girata come un calzino sui giornali e in televisione.
Spesso vengono presentate come donne di casa perfette, semplici, mamme esemplari, anche lavoratrici, sembrano donne dalla vita solo centrata dentro quattro mura, a cucinare, accudire i figli…il bel quadretto casalingo.
Ma donne? Semplicemente donne?
Quelle che amano essere corteggiate, coccolate, sentirsi importanti, protagoniste della loro vita…Sicuramente nascondono la solitudine dietro le risate dei loro bambini, sicuramente nascondono insoddisfazioni e infelicità nella quotidianità della vita, e purtroppo continuano a farlo, avendo come paravento l’amore che amore non è.
Quanto è difficile per queste donne assumersi la responsabilità di loro stesse? Tanto, non ce la fanno a chiedere aiuto e quando provano magari è troppo tardi, cadono in uno stallo, una passività che le rende vulnerabili.
Quanto vorrei gridare: uscite fuori, lasciate (e non solo fisicamente), salvatevi, non credete di essere quelle del io lo cambierò…uscite, vi prego…
Mi sento morire sempre un po’ quando sento di una nuova donna uccisa.

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Da un’immagine

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1934, quanto era audace questa foto? Tanto da non essere pubblicata.
bacc Josephine Baker nasce nel Missouri nel 1906 in una famiglia poverissima, dopo la primavera del 1917 che vede massacri a sfondo razziale si trasferisce a New York.  Baker_Banana Il successo come artista arriva però a Parigi dove il delirio per la sua bellezza afroamericana e la bravura come ballerina fa registrare il tutto esaurito in qualsiasi teatro si esibisce; a Parigi presenta per la prima volta il charleston, vestita solo di un gonnellino di sedici banane, scatenatenando il visibilio dei presenti. Impegnata nel civile, aiuterà la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale; nel 1947 sposa il direttore d’orchestra Jo Bouillon, insieme acquistarono il castello di Milandes in Dordogna, dove accolsero e adottarono 12 bambini provenienti da diversi paesi del mondo, per mantenere il castello spese  tutta la sua fortuna costringendola ad aumentare i concerti  per aumentare le entrate e proseguire la sua opera. Sosterrà il movimento di Martin Luther King partecipando anche alla marcia da Selma a Montgomery del 1963.
Quando Joséphine fu definitivamente rovinata dalle sue difficoltà finanziarie, la principessa Grace di Monaco le offrì un aiuto in denaro e successivamente la possibilità di esibirsi per la Croce Rossa nel Principato di Monaco: questo le permise di uscire dalla bancarotta e di acquistare un alloggio per passare il resto della vita in Costa Azzurra.
Dopo uno spettacolo a Parigi fu trovata esanime e morì poche ore dopo per un’emorragia cerebrale. Era il 12 aprile 1975. E’ seppellita nel cimitero del Principato di Monaco dopo un funerale con gli onori militari, a Parigi, a cui assistette una folla immensa.

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Donne

“Essere donna è difficile, visto che consiste nell’avere a che fare con l’uomo.”
(J. Conrad)

E’ vero che ormai la mercificazione del corpo delle donne è quasi un obbligo per pubblicità, film, riviste e quant’altro.
Donne sexy, provocanti, femminili…si pensa subito al corpo come oggetto, ma perchè?
Essere femminili, sensuali non vuol dire essere una donna oggetto, e di questo ne dovremmo essere convinte prima di tutto noi, in barba a qulle donne che invece del corpo ne fanno una strada facile per arrivare dove vogliono (ma questa è un’altra storia).
Esprimere la propria sensualità io trovo sia leggittimo e anche bello, appagante, ma non dobbiamo permettere a nessuno di usarla, per nessun scopo.
Ho vissuto gli anni ’70 in parte con orgoglio, le donne scese in campo hanno cambiato la storia delle donne, ma una cosa che non ho amato è stato il rifiuto della femminilità, no, questo non lo concepivo, come non lo concepisco oggi; si doveva essere donne quasi mascolinizzate, a cui si era tolto il volto e il corpo materno che per natura ci aspetta (fu il periodo del non allattamento), l’aspetto che una donna mediterranea induceva era demonizzato, troppo femminile, come se la femminilità fosse in parte anche legata al materno. Un’assurdità.
Esprimo ora un pensiero che non deve essere scambiato per debolezza e non deve far pensare ad una donna fragile e bisognosa di protezione, dovrebbe far pensare a quanto io stimi le donne e me stessa come tale, non ho paura di dire che: adoro gli uomini che tutelano le donne come un bene prezioso e che amano emozionarle e guardare le loro emozioni come qualcosa di estremamente bello; uomini che sono sensibili verso le nostre qualità, perchè noi donne ne abbiamo, potrei farne un buon elenco…amo gli uomini che non pensano che la donna è loro e come tale ne possono fare ciò che vogliono; adoro gli uomini che sanno riconoscere la parità tra loro e le donne; se non si è capito, dico che adoro gli uomini, da loro sono stata sempre rispetatta, questo gli ho permesso.

“Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.”
(Oriana Fallaci)

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Giornata contro la violenza sulle donne

into-the-shadows-sam-aplin  La violenza sulle donne si perpetra da sempre, mi viene in mente il ratto delle sabine ad esempio, mi vengono in mente le donne che oggi vengono usate come bottino di guerra.
Violenze da sempre, corpi usati che portano all’umiliazione sessuale, a gravidanze indesiderate, a coltelli che segnano la pelle per sempre, a conoscenti che diventano nemici, a fratelli che non sono più fratelli, a padri che non sono più padri.
Non c’è età per subire violenza, dall’essere bambina a donna la strada non crea ostacoli.
Donne che subiscono violenza dall’uomo che amano e da cui credono di essere amate, tanto amate da non riuscire a sottrasi alla sua sottomissione.
Violenza non solo sul corpo ma anche sulla mente, che fa piegare le donne su se stesse.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne e ringrazio le Associazioni che affiancano e aiutano le donne a venire fuori da quella che è una lotta che ha come campo di battaglia l’anima e il corpo di tutte noi.
Ma ringrazio soprattutto gli Uomini che quotidianamente pensano e agiscono come se la donna fosse un gemma preziosa, quegli Uomini che quotidianamente si ricordano che una donna ha la stessa loro dignità.
Quando l’uomo uscirà dalla sua spirale di “supremazia” e capirà che della donna non deve avere “paura” ma rispetto forse tutto questo avrà una fine. Quando l’uomo capirà che malgrado tutto le donne sanno sopportare sofferenze e accettare sconfitte e da queste trarre linfa per ricominciare, forse allora cesserà di massacrarle, capirà che le donne sono la salvezza del mondo, come hanno dimostrato nello scorrere dei secoli.
La cultura è l’arma vincente, e in Italia, mi dispiace dirlo, ancora siamo lontani a capirlo, o metterlo in pratica.

 

Le donne non vanno messe su un piedistallo come statue, le donne non sono come bambole belle e ritoccate, le donne non sono solo quelle che cucinano, lavano stirano; le donne non sono solo quelle indipendenti, efficienti; le donne non sono solo quelle che ascoltano o non ascoltano, non sono solo quelle che si vestono da maschiacci o sexy come pin up; le donne non sono solo quelle che amano farsi corteggiare, non sono solo quelle complicate; le donne non sono solo quelle con le unghie laccate; le donne non sono solo quelle sempre stanche, sempre pronte a una ripicca; le donne non sono solo quelle perennemente ritardatarie, quelle che se arrivi tardi blaterano all’infinito; le donne non sono solo quelle che quando parti la valigia loro è la piì pesante in assoluto, quelle che se non vanno dal parucchiere mettono su la luna per tutto il giorno; le donne non sono solo quelle che quando sanno di aver ragione e sbagli te lo ripetono all’infinito, quelle che portano tacchi a spillo o solo ballerine; le donne non sono solo quelle sposate, o perennemente innamorate e fidanzate, non sono solo quelle che amano un’avventura a notte.
Ma le donne sono anche tutto questo.

 

Amateci uomini, con rispetto, perchè come dice Louis Aragon:
“Il futuro dell’uomo, è la donna. Lei è il colore della sua anima.”

Da me un grazie.

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Donne

424615_529978693704696_107052101_n “Se le donne fossero al potere le cose andrebbero meglio. Una donna non lancerebbe mai una bomba atomica. Perchè fa disordine!”

Luciana Littizzetto

 

Un pò d’ironia non guasta. Vorrei davvero più donne al governo, in molti casi sarebbero la carta vincente in molte questioni, ma delle nostre non me ne garba nessuna, ma proprio nessuna.

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Camille Claudel, 1915

Camille_Claudel_1915_poster  di Bruno Dumont

 

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Nell’ inverno 1915 Camille Claudel* viene fatta internare dai familiari in una casa di cura psichiatrica. Deve così lasciare Parigi e l’attività di scultrice.
Vive con oppresione e disperazione le ore nel nosocomio, attendendo le visite dell’amatissimo fratello Paul e nella speranza di poter tornare a casa, visto il parere positivo dei medici. Ma così non sarà, il fratello non vuole.

 

 

Film del 2013 che se non sbaglio da noi neanche è arrivato. Il regista arriva alla figura di questa donna grazie alla corrispondenza letterari che aveva con il fratello. Un film che mette in risalto tutta la fragilità e le paure di Camille, ma anche la sua la sua combattività e disponibilità verso le compagne che vivono il disagio mentale; la figura di Camille appare dolorosa ma intensamente originale. Film forte anche in alcune sequenze, un film dove il silenzio è un rumore che entra dentro, dove il vento è spesso protagonista. Un film austero, a tratti è lento, ma che riesce per questo a inquietare le coscienze.
camille-claudel-1915 Magistrale l’interpretazione di Juliette Binoche nei panni di Camille di cui riesce a far emergere la personalità imprimendo un’impronta veritiera alla recitazione. Bellissima la scena in cui Paul Claudel (un bravissimo Jean-Luc Vincent) viene presentato a dorso nudo mentre scrive, quasi a voler sottolineare quanto la follia metta a nudo le persone camille-claudel-1915
camille_claudel_1915_2 Una curiosità: il regista presenta nel film vere pazienti affette da problemi psichici e infermieri specializzati( per rendere più efficace la realtà vissuta dall’artista), figure emotivamente intense.

 
*Camille Claudel nasce nel nord della Francia nel 1864.
camilleclaudel E’ stata allieva di Rodin di cui poi ne diventa l’amante per 15 anni. Si separarono nel 1895.
Dopo la morte del padre (1913) e la vita vissuta in solitaria nel proprio studio senza uscire quasi mai, viene rinchiusa in manicomino dalla famiglia, perchè affetta da manie di persecuzione, anche a causa della fine, mai completamente accettata, della relazione con Rodin.
camille-claudel-tuttart-9 Vi morirà nel 1943 senza aver mai più fatto ritorno in famiglia e ricevendo solo le visite del fratello maggiore, Paul Claudel, scrittore e poeta, affetto anche lui da una follia di tipo mistico però.
Camille-Claudel-e-Jessie-Li camille_claudel05  erseo Artista stupenda e poco conosciuta, donna a cui sono stati negati il diritto di vivere, la comprensione, il riconoscimento della sua arte, l’indipendenza, mi ha affascinato.

 

L’Age mûr Camille Claudel, “L'Age mûr”

Sakuntala Camille Claudel- Sakuntala

La Ola  CAMILLE-CLAUDEL-LA-OLA-1897-220x300

Cloto CAMILLE-CLAUDEL-Cloto-1893-220x300

La valse (1889, che il compositore Claude Debussy, con il quale Camille ebbe una breve relazione, conservò sul proprio pianoforte per tutta la vita) la-valse-di-camille-1889 Il compositore Claude Debussy, con il quale Camille ebbe una breve relazione, conservò  “La Valse” di Camille Claudel sul proprio pianoforte per tutta la vita

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Busto che rappresenta  Auguste Rodin CAMILLE-CLAUDEL-Busto-de-Auguste-Rodin-1892-220x300

 

Busto di Rodini che rappresenta Camille Rodin_p1070087

Danae di Auguste Rodin (1885, per la quale Camille ha posato come modella) Danae di Auguste Rodin (1885), per la quale Camille Claudel ha  posato come modella.

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