TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Perchè no?

Da qualche anno in Germania è attivo Heimwegtelefon: una linea telefonica di volontari che assistono le donne che rientrano da sole la notte, sostengono conversazione fino all’arrivo delle donne a casa. I volontari sono in contatto con la polizia che può così intervenire immediatamente in caso di bisogno. Ovviamente bisogna fornire il percorso scelto per il rientro a casa. Le ideatrici sono due ragazze tedesche che hanno ripreso l’idea dalla Svezia, dove hanno vissuto per un periodo. Un’idea interessante.

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A occidente con la notte – Beryl Barkham

 

 

 

“L’Africa è mistica; è selvaggia; è un inferno soffocante; è il paradiso del fotografo, il Valhalla del cacciatore, l’Utopia dell’avventuriero. E’ quello che vuoi tu, e si presenta a tutte le interpretazioni. E’ l’ultimo vestigio di un mondo morto, o la culla di uno nuovo e lucente. Per moltissima gente, come per me, è semplicemente “casa”.
E’ tutte queste cose salvo una – non è mai noiosa.”

 

Beryl, trascorre quasi tutta la sua vita in Africa, dall’età di quattro anni, da quando suo padre, ufficiale inglese, abbandonò la sua casa nel Leicestershire e si trasferisce in Kenia, in un capanno di fango.
Abbandonò moglie e figlio, portò con se solo la piccola Beryl.

 

“C’è una leggenda secondo la quale gli elefanti seppelliscono i loro morti interritori segreti, nessuno dei quali è mai stato scoperto. A sostegno di questa teoria, c’è il fatto che il corpo di un elefante, a meno che non sia stato intrappolato o ucciso, raramente è stato trovato. Che ne è degli animali vecchi e malati? Non soltanto gli indigeni, ma molti coloni bianchi hanno sostenuto per anni la leggenda (se mai è una leggenda) che gli elefanti trasportano i loro feriti e i loro malati per centinaia di miglia, se necessario, pur di tenerli lontano dalla portata dei loro nemici. E si dice che gli elefanti non dimentichino mai.”

 

Straordinario romanzo autobiografico in cui Beryl Barkham*, esploratirice, aviatrice inglese prima donna ad attraversare in solitaria l’oceano Atalntico da est a ovest, racconta la sua avventurosa vita.
In ogni pagina traspare l’immenso amore per l’Africa, nel racconto dei paesaggi incontaminati e spesso inospitali, nel racconto degli animali e dei personaggi.
Un racconto avventuroso di un’Africa da amare rispettare ma dove la necessità di vivere “da bianca” a volte prendeva il sopravvento.
Un racconto da leggere con calma, perchè farcito di descrizioni e ricordi, la scrittura è poco raffinata, ma io trovo sia un bellissimo libro.

 

“Un giorno per ogni uomole stelle saranno altrettanto familiari delle pietre miliari, delle curve e delle colline della strada che conduce a casa sua, e un giorno questa sarà una vita nata dall’aria. Ma allora l’uomo avrà dimenticato come si vola; allora gli uomini saranno passeggeri su macchine i cui conducenti saranno stati accuratamente promossi alla familiarità con dei bottoni etichettati, e alle cui menti la conoscenza del cielo, del vento e delle condizioni atmosferiche sarà altrettanto estranea quanto un’invenzione passeggera. E verranno rievocati i giorni dei velieri – e la gente si chiederà se i velieri erano antichità del mare o antichità dell’aria.”

 

*Nasce ad Ashwell, nel Leicestershire, nel 1902, a quasi 4 anni si trasferisce in Kenya, allora colonia britannica, dove il padre vuole avviare una fattoria a Njoro. Dal padre impara ad addestrare i cavalli, dalle popolazioni indigene la lingua, la caccia, uno stile di vita libero. Solo per breve tempo sarà mandata a scuola a Nairobi, ma verrà espulsa e non ci tornerà mai più. I tentativi di imporle precettori sono discontinui e sempre senza successo.
Quando Beryl ha solo 17 anni il padre, in difficoltà economiche, chiude la fattoria e si trasferisce in Perù, lei decide di restare in Africa, con il suo cavallo e due bisacce si trasferisce a Molo dove inizia ad addestrare cavalli e gestire una scuderi. incontra il pilota Tom Campbell Black che le insegna a pilotare un aereo. Da quel momento inizia a volare sull’Africa. Trasporta feriti e medicinali, posta e persone, recupera aviatori dispersi. Accompagna i cacciatori nei safari, avvista per loro gli elefanti dall’alto e comunica la posizione perché possano catturarli. Vola in tutte le condizioni, atterra dove nessun altro avrebbe osato. La licenza di volo l’ha ottenuta studiando sodo ed esercitandosi molto. È convinta che “una vita deve muoversi, altrimenti ristagna.”
Si sposa per tre volte e per tre volte divorzia. La prima a 16 anni, con Jock Purves, da cui si separa dopo neanche due anni. La seconda volta nel 1927 con il ricco Mansfield Markham che conosce durante un safari. Da lui ebbe un figlio, Gervase, e continuò a usarne il cognome dopo il divorzio. La terza con lo scrittore Raoul Schumacher con cui avviò una fattoria in California e che dopo la fine del matrimonio insinuò di aver scritto il libro di memorie della ex moglie. Ma più dei matrimoni sono innumerevoli le relazioni che le si attribuiscono. Beryl, affascinante e bellissima, frequentava la bella società coloniale nota come Happy Valley Set. Era composta soprattutto da inglesi, molti dei quali ricchi avventurieri stabilitisi in Africa nell’area che oggi corrisponde al Kenya e all’Uganda. Il gruppo era noto per il suo stile di vita decadente. Di giorno trascorrevano il tempo impegnandosi nei safari, di notte indulgevano in stravaganze, droghe, promiscuità sessuale. Era un mondo scintillante a cui Beryl veniva ammessa pur non essendo facoltosa. Li accompagnava nei safari e li incantava con il suo stile di vita avventuroso, indipendente e anticonformista, persino per l’eccentrica comunità che frequentava. Nel 1929 ebbe una relazione con Henry, duca di Gloucester, ma i Windsor si opposero fermamente a questa unione.
Vola ogni giorno, per ore. Ma il viaggio più audace avviene nel 1936. Aveva deciso di tentare la trasvolata atlantica, da sola e no-stop, dall’Inghilterra all’America. Fu la prima donna a riuscirci: partì da Abingdon il 4 Settembre, dopo aver rimandato per qualche giorno in attesa di condizioni meteo più favorevoli che non migliorarono e le toccò volare per 21 ore nella nebbia e affrontare anche una tempesta; quando era ormai in vista della costa americana l’ultimo serbatoio di carburante andò in avaria e fu costretta ad atterrare a Baleine Cove, in Nova Scotia, Canada. L’aereo affondò di punta nel fango, lei si ferì alla fronte. Un fallimento, considerando che non aveva raggiunto effettivamente New York a bordo del suo Vega Gull, ma la trasvolata era stata compiuta e fu accolta in città come un’eroina. A Hollywood le viene chiesto di realizzare un film sulla sua impresa che non verrà mai realizzato, qui incontra Antoine de Saint-Exupery, già famoso per i suoi viaggi in aereo, che la incoraggia a scrivere le sue avventure africane. Inizia nel 1941 e il libro viene pubblicato l’anno dopo. Dieci anni dopo torna definitivamente in Kenya, a quella che considerava da sempre la sua vera casa, e ricomincia a dedicarsi ai cavalli ottenendo un successo dietro l’altro. Muore a Nairobi nel 1986.

 

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Donne

“Non dire mai di essere debole, perchè sei una donna.” 
Mary Kom (pugile indiana)

 

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Donne!…

…non è arrivato l’arrotino…ma ho trovato questa frase di Annie Lennox, dedicata alle donne,  che mi è piaciuta tantissimo.
“Indignatevi, commuovetevi,
siate parte
del cambiamento.”

 

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Il Maggio di Maria

 

(in questo mese mariano ogni tanto posterò immagini, storie o quant’altro  che riguardano Maria, indipendentemente da date o ricorrenze, un omaggio alla madre di Gesù)

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Il Maggio di Maria

Maria
Jan Styka
1890

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8 Marzo

“La rivoluzione più grande è, in un Paese,  quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente  hanno una forza cento volte più grande”.

Oriana Fallaci (“Il sesso inutile”)

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Donne

Le donne sanno reinventarsi, le donne sono belle, e non parlo esteticamente, le donne sanno giocare, le donne sanno essere felici, le donne sanno essere splendide, le donne sanno amare…le donne sono…
Ci dobbiamo credere sempre, anche dopo gli anni che vengono considerati critici (come i 50…60…).
Alle donne, tutte, voglio dire che il tempo è nostro. Viviamolo.

 

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Le battaglie di Anna

Anna Franchi nasce a Livorno nel 1867 in una famiglia borghese.
Amante della musica prende lezioni di pianoforte da Ettore Martini (violinista e direttore d’orchestra) che sposa nel 1883 e dal quale avrà 4 figli.
Dopo il fallimento del matrimonio, a causa dei tradimenti e la passione del gioco del marito, resta sola, pur se piena di debiti lasciati da Martini, non può vendere i beni senza l’autorizazzione del marito, come prevedeva una legge in quel periodo. Scrive allora il romanzo Avanti il divorzio (1902), che sarà uno scandalo ma avrà grande successo, crede fermamente nella necessità di introdurre il divorzio in Italia.


Per mantenersi inizia un’attività come traduttrice e inizia a scrivere romanzi per bambini, il più famoso è Il viaggio di un soldatino di piombo.


Diviene giornalista e scrive commedie e testi teatrali. Dal 1906 si appassionano alle tesi antiaustriache ed irredentiste di Filippo Corridoni. Nel 1916 i figli Gino (che morirà in guerra) e Ivo si arruolano volontari
Fonda la Lega di Assistenza tra le Madri dei Caduti per aiutare le povere donne rimaste prive di mezzi e pubblica Il figlio alla guerra.
Durante il periodo fascista si dedica solo alla letteratura, interrompendo ogni attività sociale e politica
Negli anni trenta scrive su numerose riviste femminili con gli pseudonimi di Donna Rosetta e Lyra, dove dà consigli sulla bellezza, sui vestiti, descrive ricami e lavori a maglia.
Nel 1943 aderisce alla Resistenza e nel 1946 esce Cose d’ieri dette alle donne d’oggi (dove rivendica alla sua generazione e alle socialiste il merito di aver portato avanti delle battaglie di uguaglianza e di parità di diritti, come il diritto di voto).
Muore nel 1954 a Milano.
Anna Franchi nel corso della sua vita si è sempre impegnata in battaglie scomode e a volte pericolose.

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Le donne amano

“……E sto abbracciato a te
Senza chiederti nulla, per timore
Che non sia vero
Che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
Senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
Con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.”

(Pedro Salinas)

 

Arrivi a Roma e sali l’Aventino, uno dei colli romani dove la brezza del vento accarezza vestigia antiche, resti di mura illuminate, gatti sornioni addormentati su marmi scolpiti dai secoli, ti abbraccia e ti scompiglia i capelli, e alza la gonna di seta. E capisci di essere in una magia.
Ma se poi la magia la fai attraversare in un cortiletto che ricorda gli anni ’50, con poche piante essenziali, una statua femminile di gesso, e la fai entrare tra tende rosse e profumo di recitazione…ecco allora sai che sei nel posto giusto per dare ai tuoi occhi alla tua anima e al tuo cuore un momento speciale.
E se ti siedi sulle poltroncine rosse, guardi il palco del teatro Anfitrione e ci trovi un letto, un baldacchino, abiti appesi alle gruccie e una piccola borsa che penzola in attesa di chi sa cosa…allora pensi che davvero qualcosa stia accadendo.
Sulla sala scende il silenzio e tu non vedi nient’altro che movimento e ascolti musica che subito ti rapisce. In questo momento entri dentro un’altra dimensione, che subdola e accattivante ti affascina fino all’ultimo momento.
Guardi Nora, la bella e prosperosa prostituta che rossa di capelli vive l’amore come un obbligo, come una sconfitta, come una malia da cui non può sganciarsi, è la donna che ha tre anime, quella che da, quella che vorrebbe prendere, quella che non riesce a farlo…perchè non riesce’? Perchè la sua malia “pura” è Domenico, il marito scanzonato e prepotente che sa abbracciare non solo il suo corpo ma anche la sua fragile anima.  E guardi il giovane poeta, che non cerca l’amore carnale come fonte di maturità, ma cerca una musa a cui dedicare parole di puro sentimento…che cerca se stesso e forse non lo trova.
Il mio cuore è stato un continuo tumulto, per quella donna che vive l’altalena dell’amore, che può essere una gioia ma anche un profondo dolore, che ti può far smarrire ma anche schiavizzare, che ti può gratificare ma anche annientare.
E quanto una donna può essere forte per resitere a tutto questo?
Tanto, perchè l’Amore è un sentimento che non ha una ragione, è un istinto, è una dedizione senza limite, è un viaggio alla scoperta di se stessi.
E quel viaggio lo farà Nora, lo farà Domenico, lo farà il giovane poeta.
E quando Nora chiedera al Padre che è nei cieli…”sia fatta la tua volontà…ma la mia, la mia quando…”, nel monologo finale questa donna metterà a nudo tutta se stessa, dando tutta se stessa, non potrete più resistere, la commozione vi inonderà, gli occhi si inumidiranno, il cuore l’abbraccierà e non potrete uscire da quella dimensione senza aver fatto vostro un viaggio che non ha ritorno, non ha certezze, ma sarà un viaggio dove l’Amore confermerà che sa attraversare ogni limite, ogni olte, ogni barriera. Il monologo è l’argine che si rompe e inonda tutto il Teatro.


Grazie a Barbara Bricca (Nora), a Guido del Vento (Domenico), a Gabriele Planamente (il giovane poeta), per la loro forte, emozionante, coinvolgente recitazione, non vi lasciano scampo, vi entrano nel sangue.
Nora mi ha tolto il respiro, Barbara me lo ha ridato, Guido mi ha affascinato e trascinato, Gabriele mi ha ammaliato.
Guido del Vento è anche il regista di questa opera giovane, fresca, forte, con un profondo messagio.
E se poi ci mettete le poesie di Marco Corsi…avrete la voglia di ascoltale e riascoltarle e riascoltarle…un abbraccio senza ritorno, per me così è stato.
Tutti loro hanno dato il cuore, ogni cuore ha battuto in modo diverso, ma quei cuori erano uno solo.
E la borsetta che ho nominato parlando della scenografia? Ecco, lì, in quell’oggetto che penzola c’è un messaggio forte, è il simbolo delle mani che attingono e che l’Amore non ferma, anzi dona e concede.
Anche questo è il mistero dell’amore che molte donne hanno vissuto e che ancora oggi vivono.
Teatro è vita reale. Il pubblico lo ha recepito e gli occhi commossi lo hanno dimostrato

Ci tengo a dire che in teatro era presente anche mia figlia (autrice degli scatti)  che è rimasta affascinata da questa opera che ha definito “…inizialmente leggera e ilare (dialetto romano e battute scaltre e simpatiche) fino ad arrivare ad un tema forte e tanto attuale…mi sono divertita ma ho anche pensato con profondità…loro sono tutti e tre speciali….”
Credo che se una ragazza di una così giovane età ha recepito tanto, questo spettacolo è davvero arrivato dove doveva. Anima e cuore.

 

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