TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

8 Marzo

“La rivoluzione più grande è, in un Paese,  quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente  hanno una forza cento volte più grande”.

Oriana Fallaci (“Il sesso inutile”)

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Facciamo un volo terra/spazio

Siamo abituati da anni ormai alle donne astronaute.
Ma chi ne è stata la capostipite? Valentina Tereškova.
E’ stata la prima donna astronauta, “lanciata” nello spazio con la missione sovietica Vostok 6, nel 1963. Aveva 26 anni.
Per 19 anni ha detenuto questo primato.
Nasce nel 1937 a Maslennikowo, nei pressi del fiume Volga in una famiglia bielorussa.
A causa della morte prematura del padre (caduto durante la Seconda guerra mondiale) ha avuto un’infanzia difficile.
Fa diversi lavori: operaia in fabbrica, sarta e stiratrice. Appassionata di automobili sportive e dal 1955 di paracadutismo, frequenta corsi serali per diventare tecnica, e si diploma nel 1960.
Si candida più volte per frequentare la scuola per aspiranti cosmonauti, fino a quando, nel 1962 riuscì a partecipare all’esame di assunzione per il primo gruppo di donne cosmonaute; supera con merito l’esame insieme ad altre quattro candidate e inizia l’addestramento.
Nella missione del 1963 rimase in volo per tre giorni effettuando 49 orbite intorno alla Terra. Il suo nomignolo per i collegamenti via radio, come comandante di una navicella spaziale, era Gabbiano. L’impresa fu una vera odissea, la Tereškova. ha dichiarato che, per un problema tecnico aveva rischiato di allontanarsi dall’orbita terrestre e che, per correggere la traiettoria, il volo era stato prolungato, costringendola a rimanere legata al sedile per oltre settanta ore, sofrendo molto. L’atterraggio rimase per lungo tempo avvolto nel mistero, molti dubitavano che le immagini propagandistiche sovietiche della sorridente Tereshkova fossero vere, e anni dopo trapelerà la verità: fu un atterraggio drammatico che aveva costretto l’astronauta a un ricovero ospedaliero. Nonostante le difficoltà, la missione fu comunque un trionfo, i sovietici avevano battuto ancora una volta gli Stati Uniti nella corsa alla conquista dello spazio, mandando la prima donna in orbita attorno alla Terra. Fu arruolata ad honorem nell’aviazione militare e si dedicò allo studio presso l’accademia per ingegneri dell’aeronautica militare sovietica. In seguito scalò la carriera politica.
Fu l’unica donna del gruppo a volare nello spazio.
Pochi mesi dopo l’impresa sposa Andrijan Grigor’evic Nikolaev (deceduto nel 2004), anche lui cosmonauta, che aveva partecipato alla missione Vostok 3, dal loro matrimonio nacque la figlia Alenka.
Nel 1982 divorzia dal primo marito per sposare Jurij Šapošnikov (deceduto nel 1999).
Nel 2014 ha partecipato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 portando, insieme ad altre 7 personalità russe, la bandiera olimpica.
Valentina Tereshkova ancora oggi, 81enne, ha uno spirito intraprendente, a proposito delle futuristiche missioni alla volta di Marte ha recentemente dichiarato che volare sul Pianeta Rosso è sempre stato un sogno per tutti gli astronauti, se potesse lo farebbe subito, senza farne ritorno.

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Rosalind Elsie Franklin

  Nasce a Londra nel 1920 da una famiglia della ricca borghesia edoardiana, di origine ebrea, che spaziava dal campo dei banchieri ai studiosi.
All’età di nove anni venne mandata in colleggio nel Sussex dove l’aria era più salubre rispetto alla Londra fumosa a causa delle ciminiere; qui dimostrò le sue grandi capacità intellettuali e manuali e si appassionò alla geometria, alla geografia e alla scienza.
A undici anni entra alla St. Paul che si rilevò non adatta alla sua personalità e dopo aver vinto una borsa di studio e aver conseguito il diploma iniziò a frequentare la scuola superiore, dove si concentrò sulle discipline che più la interessavano: chimica, fisica e matematica pura e applicata.
Nel periodo dell’Europa ormai invasa dal nazismo Rosalind sostiene gli esami di ammissione in fisica e chimica e, a 18 anni, entra al Newnham college di Cambridge dove imparò a dedurre la struttura atomica dei cristalli e a individuare facilmente gli angoli migliori dai quali inviare i raggi X per ottenere un’efficiente diffrazione; consegue la laurea nel 1941.
Durante la Seconda guerra mondiale lavorò alla British Coal Utilisation Research Association a Kingston-upon-Thames studiando la porosità del carbone, attività che gli fece sorgere l’idea di fibre di carbonio molto resistenti.


Dopo la fine della guerra accetta un impiego a Parigi dove lavorò per quattro anni nel Laboratoire Central des Services Chimiques de L’Etat, per specializzarsi nella tecnica della diffrazione dei raggi X, un metodo usato per analizzare molecole di grandi dimensioni; qui incontra Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X, con il quale pubblicò, nel 1950, un importante articolo intitolato Interpretazione dei diagrammi diffusi a raggi X del carbonio su Acta Cryst, la più importante rivista scientifica del momento.
Nel gennaio 1951, tornata a Londra, inizia a lavorare come ricercatrice associata nell’Unità di Biofisica del Medical Research Council, diretta da John Randall, dove fece parte del gruppo che si occupavano di analizzare la struttura delle fibre biologiche, quelle sul DNA, acido desossiribonucleico, la componente principale dei cromosomi e quindi dei geni.
Purtroppo quel periodo fu tra i più difficili della vita di Rosalind, a causa del suo temperamento i rapporti umani con i colleghi furono difficili, ma anche rivalità e ambizioni furono ostacolo per il diffuso maschilismo che tendeva a separare uomini e donne. Rosalind soffriva l’oscuro mondo londinese a differenza di quello parigino, spensierato e la libero.
Questo non fermò i suoi studi che le permisero di mettere a punto una tecnica innovativa che utilizzava i raggi X per fotografare i costituenti di tutti i materiali viventi e non viventi. Il dispositivo consisteva in una microcamera capace di produrre fotografie ad alta definizione dei singoli filamenti di DNA.
Nel 1951 partecipò congresso di Stoccolma, dove il fisico Pauling presentò la scoperta dell’alfa elica, la più importante struttura regolare presente nelle proteine, che permette alle catene di formare degli angoli, questo incontro la portò a sviluppare immagini sempre più nitide del DNA dalle quali riuscì ad ottenere la sua prima importante scoperta in questo campo: esistevano due forme di DNA. Quando era idratata la fibra diventava lunga e più sottile, bagnata o paracristallina (forma B); quando invece veniva messa a contatto con un agente disidratante, asciutta, cristallina, riprendeva la sua forma iniziale (forma A). Un risultato essenziale frutto della sua abilità nell’allestire i preparati chimici, e nell’analisi ai raggi X: aveva fornito la prima chiara immagine del DNA che John Desmond Bernal definì “tra le più belle fotografie a raggi X di qualsiasi sostanza mai scattate”.
Il lavoro sul DNA fu successivamente diviso tra Franklin e Wilkins: la prima analizzò la forma ‘A’, mentre il secondo studiò la forma ‘B’
Le scoperte di Rosalind, a sua insaputa, furono rivelate da Wilkins, con il quale aveva praticamente chiuso ogni tipo di rapporto, a Crick e Watson che nel novembre del 1951 diedero vita a un primo modello di DNA tenendo conto dei suggerimenti dati da Wilkins e dalle riflessioni della giovane Rosalind, la quale però rilevò un grossolano errore: dov’era l’acqua? Avevano erroneamente collocato all’esterno le guaine d’acqua che non avrebbero potuto essere disponibili per formare il legame. Rosalind cercò di studiare al meglio il DNA grazie alla foto scattata tra il 1º e il 2 maggio chiamata foto numero 51: essa mostrava una vera e propria X, formata da strisce nere simili al manto di una tigre che si irradiavano al centro della periferia. Era una delle immagini più nitide ottenute e mostrava indiscutibilmente un’elica: sulla base di questo, sulla analisi fatta sul riscoperto epistolario della scienziata e sulla base di interviste ai protagonisti della storia della scoperta della struttura del DNA, si è venuta a formare l’ipotesi che fu proprio Rosalind Franklin l’effettiva scopritrice della morfologia a elica del DNA.
Nonostante i suoi successi e i suoi intensi studi sull’interpretazione della forma A del DNA Rosalind decise di lasciare il King’s per trasferirsi al Birkbeck College, presso il laboratorio di cristallografia del professor Bernal, lasciando Wilkins lavorare da solo e attribuirsi i meriti di una grande scoperta; intanto un altro scienziato lavorava alla stessa ricerca, Linus Pauling, che face sapere di essere oramai arrivato alla soluzione dell’enigma del DNA (falso in quanto ipotizzava erroneamente una tripla elica).
Per attribuirsi la ricerca bisognava far presto e allora Watson prese contatti con Wilkins, il quale gli mostrò delle copie di fotografie scattate dalla Franklin (che lui aveva riprodotto di nascosto), in particolare la foto numero 51.
Intanto Rosalind aveva trovato il modo per spiegare i rapporti di Erwin Chargaff dichiarando che le citosine e le guanine erano intercambiabili così come anche le adenine e le timine, intercambiabilità che le fece intuire che per spiegare la specificità biologica del DNA, potessero esistere infinite varietà di sequenze nucleotidiche; in due anni, lavorando in isolamento in un campo per lei ancora nuovo, Rosalind giunse vicina a trovare la risposta alla domanda scientifica, fornendo inconsapevolmente dati essenziali a coloro che ebbero in seguito due brillanti lampi di genio e che risolsero il problema.
Nell’aprile del 1953 fu pubblicato sulla rivista Nature l’articolo dei due ricercatori del Cavendish, Watson e Crick, che anticiparono pertanto il King’s College e dello stesso Wilkins, comparvero sulla rivista anche altri due articoli: uno di Wilkins e dei suoi collaboratori Stokes e Wilson, e un altro della Franklin e del suo migliore studente Gosling con il quale tre mesi più tardi pubblicò una conferma dell’elica nella forma in A.
Rosalind Franklin decise di recarsi al Birkbeck, presso il quale cominciò a concentrarsi sul virus del mosaico del tabacco (TMV), una ricerca volta a comprendere il meccanismo dell’infezione virale durante il quale il virus inietta se stesso nella cellula ospite, qui riuscì a stringere buoni rapporti con i suoi neo colleghi tra cui Klug, Arthur Holmes, James Watt e Caspar, con i quali scoprì che l’analisi della struttura del TMV mostrava delle subunità proteiche disposte, attorno al foro centrale, nelle quali vi era incastrato l’RNA che si presentava avvolto al suo solco centrale come un filo arrotolato.
Nel 1956 Rosalind era al culmine della sua carriera, riceveva inviti da diverse parti del mondo, i suoi contatti si ampliavano, le venivano dedicati articoli e veniva invitata alle conferenze e proprio durante un viaggio affrontato per una conferenza in America ebbe forti dolori al basso ventre, fu ricoverata all’ University College Hospital per l’analisi di una massa addominale che rivelò la presenza di due tumori. Il professor Nixon definì le dimensioni del tumore, sia nell’ovaio destro che sinistro di notevoli dimensioni. Sottoposta ad operazione, dopo pochi giorni, preoccupata di trascurare il suo lavoro, si recò in laboratorio per preparare campioni, asciugare i suoi gel, trasformarli in cristalli per la macchina fotografica a raggi X e confrontare i dati ottenuti da diverse varietà.
Nello stesso anno pubblicò sette lavori, nel 1957 preparò sei articoli che riguardavano principalmente i virus, tra cui la poliomielite.
La sua giovane vita terminò il 15 aprile del 1958. La sua morte fu annunciata sul Times, sul New York Times, oltre che su Nature.
Quattro anni dopo la scomparsa di Rosalind Franklin, Watson e Crick ricevettero il premio Nobel per aver identificato la struttura del DNA con il loro studio pubblicato su Nature, la scienziata venne citata brevemente solo nelle note; il suo lavoro fu utilizzato a sua insaputa per rafforzare le tesi degli altri scienziati che lavoravano al progetto.
In tutti i libri di scuola si legge che la struttura del DNA è stata scoperta da Francis Crick e James Watson nel 1953 ma, in realtà, dietro alla ricerca sulla molecola della vita c’è questa meravigliosa, instancabile, geniale donna inglese messa in ombra dal fatto di essere “una donna” indipendente. Mi è sembrato giusto ricordarla, la scienziata che per prima fotografò il DNA senza ricevere riconoscimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo

 

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Echi dal passato

“Molte donne si danno a Dio quando il diavolo non le vuole più.” 

Sophie Arnould

 

 

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Bellezza

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Da un’immagine

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1934, quanto era audace questa foto? Tanto da non essere pubblicata.
bacc Josephine Baker nasce nel Missouri nel 1906 in una famiglia poverissima, dopo la primavera del 1917 che vede massacri a sfondo razziale si trasferisce a New York.  Baker_Banana Il successo come artista arriva però a Parigi dove il delirio per la sua bellezza afroamericana e la bravura come ballerina fa registrare il tutto esaurito in qualsiasi teatro si esibisce; a Parigi presenta per la prima volta il charleston, vestita solo di un gonnellino di sedici banane, scatenatenando il visibilio dei presenti. Impegnata nel civile, aiuterà la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale; nel 1947 sposa il direttore d’orchestra Jo Bouillon, insieme acquistarono il castello di Milandes in Dordogna, dove accolsero e adottarono 12 bambini provenienti da diversi paesi del mondo, per mantenere il castello spese  tutta la sua fortuna costringendola ad aumentare i concerti  per aumentare le entrate e proseguire la sua opera. Sosterrà il movimento di Martin Luther King partecipando anche alla marcia da Selma a Montgomery del 1963.
Quando Joséphine fu definitivamente rovinata dalle sue difficoltà finanziarie, la principessa Grace di Monaco le offrì un aiuto in denaro e successivamente la possibilità di esibirsi per la Croce Rossa nel Principato di Monaco: questo le permise di uscire dalla bancarotta e di acquistare un alloggio per passare il resto della vita in Costa Azzurra.
Dopo uno spettacolo a Parigi fu trovata esanime e morì poche ore dopo per un’emorragia cerebrale. Era il 12 aprile 1975. E’ seppellita nel cimitero del Principato di Monaco dopo un funerale con gli onori militari, a Parigi, a cui assistette una folla immensa.

bac

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Isadora Duncan

Dora Angela Duncan nasce a San Francisco (California) nel 1877 da madre irlandese e padre scozzese.
Ebbe un’infanzia molto povera; venne presto a contatto con la musica classica grazie alla madre che suonava il pianoforte, di cui era insegnante. isadora-duncan Si dedicò fin da piccola alla danza di cui rivoluzionò alcuni canoni (ricevendo  aspre critiche) tanto da essere considerata la danzatrice precorritrice di quella moderna: isadora_duncan_3 abolì nelle sue interpretazioni le scarpette da punta danzando a piedi nudi, abolì la calzamaglia, sostituì i costumi artificiosi con abiti semplici, leggeri, che ricordavano i pepli dell’antica Grecia, favorì la libertà dei movimenti che dovevano trasmettere emotività, sentimento, passione, espressione istintiva; duncan si basò sulla forza della natura, della musica e osservando i bassorilievi dell’arte ellenica, senza usare mezzi tecnici o scenografie elaborate; fu grande sostenitrice della preparazione ginnica del corpo. Isadora Duncan Le sue idee furono rivoluzionarie per l’epoca in cui visse e per la nuova concezione di danza teatrale. Definiva la sua danza “libera” o “naturale”. Inizia la carriera negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, ma non viene apprezzata, decide di spostarsi in Europa, dove vivrà gran parte della sua vita, si esibisce per la prima volta a Londra e poi a Parigi, dove danza in serate private su brani di musica classica, se non sbaglio fu la prima ad interpretare la Settima sinfonia di Beethoven (1900), poi in tutto il continente europeo dove ottenne grande ammirazione. Nel 1904 fondò una scuola presso Berlino, un’altra a Neuilly-sur-Seine; nel 1920 andò col fratello Raymond ad Atene, su invito di Venizelos, ma alla caduta di questo, il governo li invitò a lasciare la Grecia.
Donna anticonvenzionale ed amante appassionata ebbe una vita sentimentale intensa costellata da grandi dolori; dall’unione con l’attore e regista Edward Gordon Craig ebbe la figlia Deirdre; con l’industriale Paris Singer ebbe Patrick; images entrambi i figli morirono nel 1913 (la bambina aveva 7 anni, il bambino 3), insieme alla governante, dopo che l’automobile su cui viaggiavano precipitò nel fiume Senna; pone grandi sperare nella nascita di un terzo figlio, nato dall’unione con Rudolf V.Laban, incontrato in Italia, che però muore subito dopo il parto; devastata dal dolore trascorre un periodo di riposo a Viareggio ospite della Duse. Nel maggio del 1922 sposò il poeta Sergej Esenin (di diciotto anni più giovane di lei), conosciuto in Russia, dove era già stata nel 1905 per danzare a Pietroburgo e per aprire una scuola di danza a Mosca, su invito di Lenin, dove insegnò ai figli degli operai e che si vedrà costretta a chiudere dopo tre anni poiché il regime le nega ulteriori sovvenzioni; la loro breve e lacerante unione fu costellata di viaggi tra l’Europa e l’America fino alla burrascosa separazione nel 1923; due anni dopo Esenin morì suicida in circostanze controverse.
Dopo un’intensa vita artistica, nel 1924, inizia per lei un veloce declino: viene duramente criticata in America sia per la danza che per il suo aspetto fisico, non esteticamente bello come una volta e in parte anche perchè gli americani non avevano apprezzato le sue simpatie filosovietiche e il legame con Esenin, alcolista e bisessuale; tornata in Europa, inizia a vivere tra Nizza e Parigi dove si trovò in gravi ristrettezze economiche che la portano sempre più spesso ad ubriacarsi.
Muore a Nizza il 14 settembre 1927 strangolata dalla lunga sciarpa che indossava,  si impigliò nei raggi delle ruote dell’automobile Bugatti, un modello “aperto”, sulla quale era appena salita con Benoît Falchetto (proprietario dell’auto). Le sue ceneri sono conservate nel Cimitero del Père-Lachaise a Parigi.
Nel 1926-27 scrisse la sua autobiografia, My Life e The Art of the Dance, pubblicata postuma nel 1928.

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Bella Marylin

E’ stata fragile, ora non più. E’ stata bella, lo è ancora. I suoi sorrisi dolci, i suoi gesti delicati, i suoi sguardi dolci appartengono al mondo, per sempre.

 

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Jessie Marion King

tumblr_m3rgnoXMOb1qb0n4ho1_500Jessie Marion King nasce nel Marzo del 1875 vicino Glasgow, in Scozia, in una famiglia molto religiosa in quanto il padre era un ministro della Chiesa di Scozia. Riceve un’educazione religiosa severa che gli vieta di diventare un’artista.ALBUM VON BERLIN 1899
La King non si scoraggia e nel 1892 entrò alla Glasgow School of Art e prima della sua laurea le fu offerto un posto di lavoro come insegnante d’arte. Nel 1902 poteva già vantare una medaglia della Fiera Internazionale di Arte Decorativa Moderna, che quell’anno si tenne a Torino.2416690780_bc17fe06a6
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento il mondo dell’arte era dominato dagli uomini e le donne lottavano per avere autonomia, Jessie si impose grazie alla sua individualità, originalità (pur ricevendo l’influenza botticelliana, preraffellita e dell’Art Nouveau), ecletticità che si manifesta non solo come pittrice, ma anche disegnando poster, copertine di libri, sfondi, tessuti, costumi, lavoro con la ceramica, l’argento, il batik, curatore di design degli interni. Sicuramente le sue opere più conosciute sono come illustratrice: i libri che possono vantare le sue illustrazioni sono più di duecento, tra cui un’edizione dei racconti di Wilde e molti libri per Bambini e ragazzi.
Nel 1907 sposa E.A. Taylor; inizialmente si trasferì con lui a Salford ma nel 1910 si trasferiscono a Parigi dove Taylor aveva ottenuto una cattedra presso Studios di Tudor Hart. Nel 1911, Jessie e Taylor aprono la Scuola Atelier Shearing a Parigi, qui le sue opere sono considerate come influenti per la creazione del movimento Art Déco. jessie_m_king_guinevereWerke Alter Meister coversevenhappy1Nel 1915 si trasferiscono a Kirkcudbright dove Jessie continuerà a lavorare fino alla sua morte, avvenuta nell’Agosto 1949.
Grande artista e illustratrice che ha saputo catturare la magia dei colori pastello, le sfumature delicate accompagnate ai colori forti;fishermanp_fs2_cityfishermanpomegranates opere dove traspare  il suo spirito libero; sono innumerevoli, a me piacciono molto e vorrei esporle tutte.

 

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Algida sensualità

Leggendo una rivista, trovo questa foto, ho pensato “Ragazzi che sensualità! Ti credo che gli uomini  hanno perso la testa per questa donna.” Bellissima, anche se ritoccata, lo è ancora oggi.
Faye Dunaway nasce il 14 gennaio 1941 in Florida da un militare dell’esercito degli Stati Uniti, che seguirà nelle sue assegnazioni in diversi Stati. Ha studiato recitazione all’Università di Boston, si trasferì poi a New York per lavorare al Lincoln Center Repertory Theater, dove fu allieva di Elia Kazan. L’esordio è avvenuto a Broadway nel 1961 come sostituta del’attrice principale.
Dopo alcuni lavori a Broadway ha lavorato per Otto Preminger, nel 1966 con Silverstein, per Arthur Penn; ha affiancato attori come Anthony Quinn, Warren Beatty, Gene Hackman. Per la sua interpretazione di Bonnie ricevette una nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista.
La sua bellezza altera e il suo talento la fecero presto divenire una delle attrici più popolari degli anni sessanta e settanta, impegnata al ritmo di due o più film all’anno con le altre star del momento. Duettò con la “rivale” Jane Fonda in Venne la notte e con Steve McQueen in Il caso Thomas Crown. Nel 1968 Faye Dunaway lasciò temporaneamente Hollywood per l’Italia, dove girò diretta da Vittorio De Sica. Sul set iniziò una relazione con il collega Marcello Mastroianni, che ebbe breve durata.
Tornata a Hollywood lavora per Kazan e affianca Kirk Douglas e Dustin Hoffman.
Con il film Chinatown del 1974 ottiene la seconda nomination all’Oscar; grande interprete nel L’inferno di cristallo, diretta da John Guillermin e attorniata da un cast di prima scelta: Paul Newman, Steve McQueen, William Holden, Fred Astaire, Jennifer Jones e Robert Wagner.
Dopo il thriller di Sidney Pollack I tre giorni del condor con Robert Redford, fu diretta da Sidney Lumet in Quinto potere, film sugli abusi della cronaca che le fece vincere il Golden Globe e l’Oscar alla migliore attrice nel 1977. Seguirono Il viaggio dei dannati, Gli occhi di Laura Mars, Il campione e Mammina cara, in cui diede un efficace e agghiacciante ritratto di Joan Crawford.
Negli anni ottanta rallentò l’attività cinematografica e si dedicò anche al teatro e alla televisione, apparendo in alcuni episodi del serial Il tenente Colombo e impersonando la regina Isabella di Castiglia nello sceneggiato Cristoforo Colombo di quattro puntate diretto da Alberto Lattuada. In Italia lavorò nel film di Lina Wertmuller In una notte di chiaro di luna del 1988.Nel 1999 fece un cameo in Giovanna d’Arco di Luc Besson.
Ha una stella sulla Hollywood Walk of Fame; tra i riconoscimenti ottenuti annovera anche due Razzie Awards come peggiore attrice: uno nell’anno 1981 per la sua interpretazione di Joan Crawford in Mammina cara ed uno nel 1993 per Maledetta ambizione.

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