TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Sirene

IL SOGNO DI ATLANTE

 

Quante volte abbiamo sentito dire da un uomo: quella donna è una sirena! Un complimento.
Nella mitologia greca le sirene erano ninfe acquatiche, con il corpo di uccello e la testa di donna, figlie del dio marino Phorcys; il loro canto dolce ammaliava i marinai che perdevano l’orientamento e le loro barche andavano a distruggersi contro gli scogli da cui proveniva la dolce melodia; Ulisse resistette, gli Argonauti sfuggirono perchè Orfeo avendo una voce più bella vinse su quella delle sirene, queste, sconfitte,  si gettarono in mare lasciandosi morire.

Ulisse e il canto delle sirene w -Waterhouse-

Ulisse e il canto delle sirene
-Waterhouse-

Orfeo

Orfeo

Ma perchè le sirene piacciono tanto, da sempre, da secoli? Perchè quel corpo metà donna metà pesce suggestiona e incuriosisce pur essendo solo  mitologia?
Io dico che piacciono perchè sono sfuggenti, l’uomo non può controllarle, la loro ambiguità è affascinante, un richiamo alla sessualità e che importa se il loro canto è un richiamo che ammalia ma che può portare alla morte (dell’anima)? Non è forse così in alcune storie d’amore? Amore crea, ma anche distrugge.
Su di loro sono stati realizzati film 

Splash - Una sirena a Manhattan

Splash – Una sirena a Manhattan

 

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Sirena -Victor Nizovtsev-

Sirena
-Victor Nizovtsev-

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Perfino Cristoforo Colombo ne ha parlato:”Non erano belle come vengono dipinte, anche se in qualche misura hanno un aspetto umano in volto…” , ma Colombo aveva visto propabilmente i lamantini I-lamantini-Pepe-e-Husar_su_vertical_dyn

 
“Lontano, in alto mare, l’acqua è azzurra come petali di bellissimi fiordalisi e trasparente come cristallo purissimo, ma è molto profonda, così profonda che un’anfora non potrebbe mai toccarne il fondo, e bisognerebbe mettere uno sopra l’altro molti campanili prima di arrivare alla superficie. Laggiù abitano le genti del mare….”
(dalla Sirenetta di H.C.Andersen)

 

Statua_della_Sirenetta                            Statua_della_Sirenetta2

Alla tragica storia d’amore raccontata da Andersen, è dedicata la Sirenetta simbolo di Copenaghen, lo scultore che la realizzò, Edvard Eriksen chiese alla moglie di fargli da modella.

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Acqua e miti

Faccio un’altro viaggietto (che veramente vorrei fare fisicamente…) con la fantasia,  per me poi unire natura e leggenda è il massimo.
Nel Geirangerfjord (Norvegia), precisamente nel fiordo di Geiranger, possiamo ammirare quanto la natura sia immensa e particolare.
Parlo delle Cascate delle Sette Sorelle e quella del Pretendente, queste cascate si trovano una di fronte all’altra. Le Sette sorelle si chiamano così perchè son divise in sette rivoli d’acqua.
cascata sette sorelle norvegia La leggenda narra che un principe passando accanto ad un podere scoprì che lì vivevano un padre e le sue sette bellissime figlie.
Il Principe rapito da tanta bellezza decise di sposare la più bella, ma quando si svegliava dopo una notte di sonno e ubriacate non riusciva a riconoscere quella a cui aveva promesso il matrimonio.
Passarono gli anni e le sorelle invecchiarono, il Principe era sempre ubriaco; ormai vecchie e vista sfiorita la bellezza, alle sorelle non restò che piangere, piansero tanto insentamente che le lacrime divennero rivoli d’acqua tumultuosi tanto da arrivare al fondo della valle e poi disperdersi in mare.
cascata il pretendente norvegia Il Principe (o Principe Pretendente) visto sfumato il desiderio di restare per sempre con le sue amate si trasformò anche lui in un rivolo d’acqua, di fronte a loro per guardarle per sempre. La punizione per non essere stato responsabile nella scelta e di aver solo pensato ad ubriacarsi fu che i suoi rivoli hanno assunto la forma di una bottiglia.
cascata il, velo da sposa norvegia Ancora una stupenda cascata, Il velo della sposa, chiamata così perchè la sua conformazione che la fa cadere oltre la roccia, quando è illuminata dal sole appare come un velo sottile che ricopre le rocce.

 

Tutta la zona del Geirangerfjord è patrimonio dell’Unesco.

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Poseidone

Poseidon Poseidone (per i greci, Nettuno per i romani) 23828299-detail-of-poseidon-statue-and-fountain--piazza-navona-rome-italy nettuno a-very-muscular-neptunemuseo-antico-roma-di-capitoline-della-statua-di-nettuno-11701206 era uno dei dodici dei dell’olimpo, figlio di Crono e Rea; sposi sua moglie era Nereide Anfitrite dalla quale ebbe quattro figli: Tritone2 Tritone, mezzo uomo e mezzo pesce; roda Roda, ninfa marina protettrice dell’isola di Rodi; Cimopolea, dea minore delle tempeste marine particolarmente violente; Bentesicima, dea minore delle onde.
Era il dio del mare, la sua arma e simbolo era il tridente, forgiato dai Ciclopi, con il quale poteva generare sorgenti d’acqua e cavalli nati dalla schiuma del mare.
Quando questo dio si arrabbiava colpiva la terra con suo tridente provocando terremoti, maremoti e tempeste spaventose.
Quando i greci partivano per fondare nuove colonie, Poseidone si prendeva cura di loro durante la navigazione e procurava le acque lustrali per celebrare i sacrifici propiziatori per la fondazione della nuova città.
Quando i marinai parivano per il viaggio rivolgevano preghiere al dio del mare perché concedesse loro una navigazione sicura e a volte, come sacrificio, annegavano dei cavalli in suo onore, il dio allora creava nuove isole come approdo per i naviganti e offriva un mare calmo e senza tempeste; quando veniva offeso o ignorato provocava tempeste e terremoti, affondando imbarcazioni e facendo annegare chi si trovava a bordo.
Poseidone viveva nelle profondità del mare, dove sorgeva il suo palazzo i cui muri erano di madreperla, con decorazioni di corallo e di gemme; quando voleva controllare la superficie del mare emergeva sopra un carro tirato da quattro cavalli bianchi che avevano zoccoli di bronzo, seguito dalla numerosa corte: Tritoni, Nereidi, Sirene index
Poseidone era venerato come seconda divinità principale (dopo Atena) ad Atene, mentre era la divinità principale a Corinto, dove ogni due anni si tenevano in suo onore i Giochi Istmici, in molte città della Magna Grecia, nelle isole. Come tutti gli dei Poseidone poteva cambiare forma, ma la sua preferita erano le sue vere fattezze: maestoso, alto, robusto, muscoloso, un vecchio lupo di mare, con capelli e barba arruffati.

IL MIO SALVATORE DEI MARI

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Una leggenda magiara

In una terra lontana viveva un re il cui figlio si chiamava Magyar. Questi amava cavalcare e un giorno partì per la caccia con un seguito di cinquanta cavalieri.
img334Cavalcando verso occidente Magyar s’imbattè una cerva splendida, allora tese l’arco e scoccò la freccia, ma non la colpì. La cerva scappò e lui prese ad inseguirla, era una preda che non doveva farsi scappare, ma l’animale era veloce e faceva balzi lunghissimi, in poco tempo scomparve dalla vista dei suoi inseguitori.
Era ormai il tramonto quando Magyar e i suoi cavalieri giunsero sulle sponde di un lago, smontarono da cavallo per riposare. Copia di img334Al mattino furono svegliati da un servo che disse di aver visto la cerva brucare proprio lì vicino; Magyor e i cavalieri, si misero sulle sue tracce e trovatala iniziarono ad inseguirla. L’inseguimento durò due giorni, attraversarono fiumi, pianure, montagne…ma la cerva scomparve di nuovo.
cMolto tempo dopo arrivarono in un villaggio di cui avevano sempre ignorato l’esistenza, qui riapparve la cerva che si mutò in una donna bellissima, apparvero anche cinquanta fanciulle bellissime che si disposero a cerchio intorno a lei per proteggerla.
La donna disse a Magyor: ” Ho guidato fin qui te e i tuoi uomini perchè vogliamo offrirvi queste terre e proclamarti re affinche voi possiate difenderci e guidarci.”
Magyor accetto, si innamorò e sposò la donna, così fecero i suoi cavalieri con le fanciulle.
Quelle terre divvennero il Regno d’Ungheria e, dalla loro numerosa discendenza, deriva il popolo ungherese.

 

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Vainamoinen, l’albero e il folletto del mare (leggenda finlandese)

vanQuando ancora nessun uomo abitava la Terra, nell’oceano viveva il mago Vainamoinen.
Le uniche forme di vita sulla Terra erano alcuni alberi che crescevano verso il cielo.
vUno di questi diventò così alto che il sole e la luna si impigliarono nelle sue fronde e sulla Terra non ci furono più il giorno e la notte.
“Senza l’alternanza di luce e buio non ci sarà più vita” pensava il mago, “occorre un rimedio. Ma quale?”.
Un giorno Vainamoinen vide un piccolo ometto emergere dalle onde.
“Chi sei, piccolo?” chiese il mago.
“Sono il folletto del mare, voglio abbattere l’albero che imprigiona sole e luna”.
“A vederti così piccolo non sembri adatto a una simile fatica….” rispose il mago.
Copia di img312Ma il folletto iniziò a crescere, si trasformò in un gigante che con la testa toccava le nuvole in cielo, allora andò dove cresceva il grande albero e lo colpì tre volte con la scure.
Al primo colpo il mago Vainamoinen sentì odore di bruciato; al secondo vide una scintilla sprizzare dalla base del tronco; al terzo una lunga fiamma prese a lambire l’albero che si piego’ a sinistra, poi a destra, e finalmente si schiantò.
Allora il sole riprese la sua corsa e sulla Terra tornò il giorno. La luna ridiede la notte e così la vita potè rinascere.

mago

 

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Apophis

Questo nome appartiene ad un remoto passato e ad un futuro non poi così lontano.

apofiApophis: è il dio serpente del buio, della distruzione, dell’oltretomba; è l’eterno nemico del dio Sole Ra, che percorre con la sua barca il cielo tutti i giorni per portare la vita sulla Terra, ma di notte è costretto a navigare nella Duat, l’Aldilà, dove il potere del Sole viene meno e la divinità resta vulnerabile ai nemici. Apophis è rappresentato come un pitone gigante dalle tante spire in riferimento al cobra che  era presente in epoca preistorica nelle zone acquitrinose del delta del Nilo. Nel libro di Apep è narrata la lotta dei soldati di Ra, al comando di Horo, contro Apophis e i suoi fanatici. Dopo un susseguirsi di combattimenti, dove gli avversari dal Delta vengono respinti fino ai confini della Nubia, Horo trafigge con la lancia il serpente, per questo le albe e i tramonti si tingono di quel rossastro che altri non è che il sangue di Apophis; nonostante ciò questi continua a rivoltarsi contro Ra, così, quando quest’ultimo attraversa le dimore notturne si imbatte nuovamente nel gigantesco serpente e lo combatte di nuovo, sconfiggendolo. Nel XXIX capitolo del Libro dei Morti, si legge un resoconto dei combattimenti delle divinità contro Apophis, che si chiude con il grido: «In verità, Ra ha sconfitto Apep (altro nome di Apophis)»; è narrato che Apophis lo attende tutte le notti tentando in continuazione di rovesciare la barca magica, se ciò avenisse provocherebbe l’Apocalisse. In altri racconti si narra che effettivamente Apophis alcune volte riuscì ad ingoiare Ra, ma che venne salvato dal tempestivo intervento di altri dei: Iside, Thot e Mehen, che è la guardia del corpo di Ra; e ancora, raramente poteva accadere che Apophis tentasse di attaccare Ra anche di giorno, quasi sempre il tentativo falliva rapidamente perchè il dio in quel momento è in forze, questo spiegava il fenomeno delle eclissi: rare è di breve durata.
apophisApophis: è un asteroide inizialmente chiamato dalla comunità scientifica 2004 MN4. Ha un diametro di circa 320 metri e quindi è classificato al livello 4 (su 10) nella scala Torino (scala che misura il rischio di impatto con la Terra da parte di asteroidi e comete). Apophis è già passato vicino alla Terra nel 2013, lo farà ancora nel 2021, nel 2029 e nel 2036. Nel 2029 si troverà a una distanza così ravvicinata che potrà essere visibile a occhio nudo in una vasta zona che comprende Europa, Africa e Asia occidentale, sarà la prima volta che un oggetto di queste dimensioni sia visibili a occhio nudo. Il livello di impatto per questa data è impropabile anche se non impossibile, ma nel passaggio del 2036 è data per sicura;  il passaggio del 2029 altererà sostanzialmente l’orbita dell’oggetto rendendo incerte le previsioni se non acquisiremo maggiori dati che possano confermare, o smentire, l’impatto nell’ultima data. Comunque, impatto o no, l’asteroide rappresenta un pericolo serio date le dimensioni che possono provocare danni sul nostro pianeta; alcuni scenziati dicono che l’impatto stimato potrebbe generare un’energia pari a circa 87o megatoni, ovvero 65.500 volte la bomba atomica di Hiroshima, altri che l’impatto non sarà catastrofico come quelli che provocarono le grandi estinzioni centinaia di milioni di anni fa. Comunque si stanno pianificando una serie di iniziative per raccogliere maggiori informazioni su questo corpo celeste e per sviluppare la tecnologia necessaria per proteggere il nostro pianeta. Non se ne conosce ancora la composizione chimica e la struttura fisica interna quindi non si può ancora decidere se sia meglio deviarlo o frantumarlo; l’unico modo per saperelo è strutturare una missione che porti su Apophis una serie di strumenti, questo dovrà essere fatto al più presto, già nel 2021 potrebbe essere troppo tardi. I costi di tale operazione, e evntuali a venire, sono elevati, l’unica propabilità di abbatterli è la collaborazione tra ESA, NASA e le agenzie spaziali italiana, russa, cinese e giapponese.
Margherità HacK, con la sua incredibile competenza, ma anche grande ironia, disse a proposito:”…l’ESA è già al lavoro da anni…studiando il modo per deviare l’asteroide. L’innovativa missione Don Quijote dell’ESA, infatti, intende dimostrare che è possibile deflettere alcuni tipi di asteroidi utilizzando la tecnica dell’impatto cinetico, ideale secondo la maggior parte dei ricercatori, per il caso di Apophis….Esistono diversi studi e certamente la soluzione più semplice è quella di deviare la traiettoria con una testata nucleare, ma gli asteroidi possono essere formati da materiale incoerente e, nel caso dell’utilizzo di una bomba nel tentativo di neutralizzarli potrebbero invece essere trasformati in uno sciame che colpirebbe ugualmente la Terra. Per ovviare a questo rischio si potrebbe costruire un “trattore gravitazionale”, consistente in una astronave teleguidata, la quale posizionandosi sul suolo di Apophis e, tramite dei getti propulsori potrebbe deviare la rotta dell’asteroide. Questa missione è stimata in circa 12 giorni, per un costo complessivo di circa 300 milioni di dollari”. E quandoi gli hanno domandato se esiste un pianeta con le caratteristiche della terra su cui poter eventiualmente vivere ha risposto:”Si esiste (ride), ma a 20 anni luce dal nostro pianeta e impiegheremmo circa 2000 anni per raggiungerlo. Si chiama Gliese 581d. Bisognerebbe partire con una nave spaziale e, gli astronauti dovrebbero farsi ibernare fino al raggiungimento del pianeta….ma qui non è più scienza, ma fantascienza”.

Personalmente sono affascinata dal passato, quel passato che creava miti per darsi spiegazioni in quel momento impossibili a cercarsi; per quanto riguarda il futuro sono fatalista, l’Universo è padrone della nostra vita, ne sono sempre più convinta, anche se appartengo alla razza umana, quella razza che si affanna in una ricerca spasmodica di eternità…che ancora non ha capito che nulla si può quando la natura decide.

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Una leggenda

Nell’anno 590 d.C. Roma era stremata dalla peste e si dice che chiunque starnutiva moriva.
Roma era talmente piena de morti che non si faceva in tempo a seppellirli;  si vedevano girare tante persone vestite a lutto che pregavano e piangevano; in più straripò anche il Tevere che portò altri morti e distruzione.
San_Michele_a_Gregorio_Magno In quel periodo era papa Gregorio Magno, con il nome di Gregorio I; per invocare la misericordia divina, questi organizzò una processione di tre giorni per chiedere la fine della terribile epidemia. Alla processione prese parte quasi tutta la cittadinanza, anche durante il corteo molti morirono per la peste.
In processione il papa fece portare alcune relliquie che si trovavano a San Pietro, bisognava chiedere perdono al Signore per i peccati della città e pregare e cantare ininterottamente.
san m La processione partì da San Pietro e attraversò i diversi rioni della città, mentre ritornava passò sul Ponte Sant’Angelo e arrivata sotto il mausoleo di Adriano, in cielo apparve un angelo, con la spada sfoderata che scendeve giù e andò a posarsi sopra il maschio del Castello, poi rinfoderò la spada e andò via, era L’Arcangelo Michele. Il Papa lesse in quel segno la volontà di Dio di perdonare i romani dei loro peccati e che avrebbe fatto cessare la peste; così fù. Era il 29 agosto del 590.
Il mausoleo di Adriano (mole Adriana) Roma, Museo della Civilta Romana, plastico di Roma antica è diventato il Castello dell’Angelo (Castel Sant’Angelo)caster
Per ricordare l’avvenimento fu scolpito nel bronzo, e posto sulla sommità del castello, l’angelo così come apparve alla folla e al papa, nella stessa posa.
angelo1L’angelo attualmente non è quello originale, è stato più volte sostituito. Quello attuale è alto circa 5 metri ed ha un’apertura alare di 6 metri.
piediLa leggenda narra anche che, dove l’angelo si fermò, lasciò impresse l’impronta dei piedi sul marmo; la pietra contenente le impronte fu successivamente staccata ed esposta ai fedeli fino verso il 1600; ora è nei Musei Capitolini (sala delle Colombe).
A Roma, dopo quel fatto si diceva (e ancora è così) a chi starnutiva “Salute”, se era un bimbo si diceva “Buono e Santo”.

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Il Maelstrom di Ran

isooleSecondo la mitologia nordica, di fronte alle isole Lofoten, abitano il dio Aegir e la sua meravigliosa moglie, la dea Ran.
Le divinità delle foreste, dei fiumi, delle cascate, dei ghiacciai spesso scendono negli abissi per andare a trovarli. I due sposi allora preparano sontuosi banchetti a base di pesce, molluschi, crostacei e alghe che venivano serviti crudi perchè nell’acqua il fuoco non si può accendere.
Alla dea Ran un giorno venne in mente che per cucinare, ci voleva un paiolo, poi iniziò a scavare una buca sul fondo del mare e quando fu molto profonda, ancora più giù iniziò a scavare una buca più piccola, tanto profonda che arrivò al centro della Terra dove arde il fuoco perenne. deaQuesto fece si che l’acqua nel paiolo iniziò a bollire e la dea vi mise i crostacei, i pesci, i molluschi…e aggiunse una manciata di anemoni per insaporire la zuppa; ma la minestra si attaccava sul fondo e allora la dea capì che bisognava rimescolarla, salì così in superficie per trovare un tronco, lo prese mentre questo galleggiava portato dalla corrente. Con questo attrezzo iniziò a mescolare la zuppa, ma girandola e rigirandola con questo enorme tronco, il mare sopra al paiolo iniziò a muoversi talmente tanto che creò un gorgo dal ruggito selvaggio, l’acqua ruotava trascinando a se ogni cosa nei dintorni.
gorgoI marinai delle Lofoten chiamano quel gorgo il “Maelstrom” (in norvegese moskstraumen, “corrente di Mosken”, fenomeno simile a un gorgo, causato dalla marea lungo la costa atlantica della Norvegia proprio nei pressi delle isole Lofoten) e dicono che si crea quando la dea cucina la zuppa e allora è meglio lasciare le barche ancorate nel porto.g

Io trovo questa leggenda deliziosa.

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Atlantide

Ieri era il giorno della malinconia, oggi quello della fantasia, che è uno dei miei rifugi preferiti, quello che mi culla e mi anestetizza.

imagesIl fascino di Atlantide, l’isola leggendaria, non cenna a diminuire…i suoi miti, il suo popolo guerriero, la sua distruzione, affascina sempre. Una favola che sfida i millenni…
Il suo nome deriva da Atlante, figlio di Poseidone, che sarebbe stato il primo re dell’isola.
La prima volta è stata menzionata da Platone che la colloca “oltre le Colonne d’Ercole”, ne parla come di una potenza navale che avrebbe conquistato una parte dell’Europa occidentale e dell’Africa, e sarebbe scomparsa improvvisamente per opera di Poseidone, dopo aver tentato invano di conquistare anche Atene. Prima di essere menzionata da Platone non vi è nessun riscontro su Atlantide tanto che si ritiene sia una pura fantasia del filosofo.
La sua collocazione è stata individuata in centinaia di siti, visto le innumerevoli civiltà che la propongono nei propri miti.
Ma di fatto la “vera” Atlantide dov’era? Era forse l’isola di Platone “un’isola più grande della Libia e dell’Asia Minore messe insieme” (Nord Africa/l’Anatolia)? 1678L’isola oltre le Colonne d’Ercole al centro dell’Atlantico? O il deserto del Sahara, una volta fertile e abitato? E stata ‘probabilmente l’Antartide, anche questa, un tempo, terra rigogliosa?vulcano santorini O l’attuale Santorini, nel 1450 a.C.isola di Thera, dove l’esplosione del vulcano provocò lo sprofondamento parziale dell’isola e terremoti che innescarono onde anomale in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste dell’Egeo annientando l’antica civiltà minoica? E’ forse l’isola di Cipro?  E’ forse la Spagna, precisamente l’ Andalusia? O l’isola di Atlantide sarebbe la nostra bellissima e misteriosa Sardegna, il cui popolo discenderebbe dai Šhardana, appartenenti ai “popoli del mare” e che avrebbero, ipoteticamente, dato origine anche alla civiltà etrusca?sard

 

 

 

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Le querce

I Celti erano soliti associare gli alberi alle nascite e a credere che fossero abitati da figure fantastiche,  come le fate. Chissà se nelle mie querce ce ne sono? Non mi dispiacerebbe vederle, come quando da bambina le sognavo ad occhi aperti.
La zona dove vivo attualmente era un immenso bosco di antiche querce, io le adoro; le ho osservate a lungo e solo da un paio di anni ne colgo i messaggi. Qualcuno penserà che sono folle, ma è così. Il messaggio ovviamente non è una missiva personale, ma un’informazione sulle stagioni e il loro ciclo.
E’ un albero forte, immenso, dalla chioma maestosa e dai rami robusti; ho avuto il dispiacere (perchè è stata tolta) e il piacere di vedere le sue radici e l’immenso lavoro fatto dalle formiche per creare la loro città propria tra queste; qualcosa di meraviglioso e indescrivibile. E quanto sono meravigliose e delicate le rose che crescono ai suoi piedi. Rose che indicano un albero centenario e più; alcune querce arrivano anche a mille anni. Le mie hanno dagli ottanta ai centocinquanta anni.
I re romani e le statue di Giove venivano incoronati con rami di quercia perché quest’albero è un simbolo di forza e di giustizia.
I Druidi si riunivano in boschi di querce per eseguire riti agli dei; i loro villaggi veniavano edificati dove c’erano le querce per non essere considerato sfortunato; pensavano che se nelle querce tagliate trovavano una macchia scura, erano state abitate dalle creature della quercia e che, se veniva abbattuta, questi, rimasti senza dimora, si arrabbiavano e facevano crescere ai suoi piedi funghi velenosi sperando che l’uomo colpevole del taglio morisse dopo averli mangiati.
A Carmarthen (Galles), città natale di Merlino, ancora esiste la sua Quercia (ne è rimasto il ceppo) e si crede che la Tavola Rotonda di Re Artù fosse stata ricavata da un unico pezzo di quercia.

FATA DELLA QUERCIA

“Quando le Ninfe nascono, sulla terra ferace nascono
con loro querce dagli alti rami o abeti,
belli e fiorenti sopra le cime dei monti.
Svettano altissimi, e sono chiamati templi
degli immortali: nessun uomo li recide col ferro.
Ma quando si avvicina il momento della morte
prima i begli alberi inaridiscono sopra la terra,
la loro corteccia si dissecca e i rami cadono,
e subito dopo l’anima delle Ninfe lascia la luce del sole.
La quercia è la porta che mette in comunicazione i due mondi.”

Dal “L’inno ad Afrodite” –  Omero

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