TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Api

E di pochi giorni fa la notizia dei pesticidi usati da alcuni agricoltori nella zona di Udine che hanno sterminato decine di migliaia di api. Purtroppo già da tempo si sa che c’è una diminuzione delle colonie del -12%, dovuto sia ai pesticidi che ai cambiamenti climatici. Se calcoliamo che in un singolo alveare, in inverno, ci sono 10-20 mila api e in estate addirittura 90.000, viene da se calcolare che quel – 12% è davvero catastrofico.
Le api sono la vita del pianeta

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I due delfini

In un tempo molto lontano, in una zona della Cina scoppiò la guerra.Un generale dovette partire e lasciare la figlia da sola.Tornò dopo dieci anni e trovò la ragazza in miseria. Oppresso dal dolore e dal dispacere si buttò nelle dolci acque del fiume Chang Jiang , la figlia, non resistendo a questo nuovo distacco, si gettò anche lei nel fiume.
I due si trasformarono in delfini: uno nero, il padre, e nel baiji, bianco, la figlia.

 

                                                                                                                         

Questa è la mitica leggenda sull’origine dei delfini cinesi.

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La magia di una lunga coda

Il quetzal è uno stupendo uccello dalla coda lunghissima diffuso in America Centrale.
I Maya e gli Aztechi lo consideavano un dio.
Nel 1519, quando il conquistatore spagnolo Cortez giunse in Messico, il sovrano Montezuma, credendolo la reincarnazione del mitico uccello sacro, gli offrì un’acconciatura ornamentale di duecento lunghe splendenti penne di quetzal.
Il maschio ha il piumaggio di colori vivaci, la coda raggiunge anche i 105 cm di lunghezza.
Il quetzal è il simbolo del Guatemala dove è considerato simbolo di libertà poiché preferisce morire di fame piuttosto che vivere prigioniero.
Dal 1924 la moneta guatemalteca ha lo stesso nome di questo uccello, le sue piume erano considerate talmente preziose da essere usate come moneta di scambio.

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Leoni

Mi capita davanti agli occhi questa meravigliosa immagine. Ne resto affascinata, il leone è uno di quegli animali che mi rapiscono occhi e anima.
E insieme alla meraviglia mi “acchiappa” la tristezza. Si tristezza, perché questi grandi mammiferi sono a rischio di estinzione.
Sia in Africa che in Asia il numero di esemplari si è notevolmente ridotto, sembrerebbe da una stima datata 2016, ce ne siano circa 25 mila esemplari. Da 20 anni è nella lista rossa degli animali vulnerabili.
Certamente ci sono cause naturali, come ad esempio il virus della tubercolosi trasmesso dai bufali, il virus dell’immunodeficienza felina, ma la mano forte di questo “delitto” è dell’uomo. E si, sempre c’è lo zampino dell’uomo nel disfacimento di cui è preda il nostro meraviglioso pianeta.
I spazi vitali di questa specie si riducono a causa delle attività umane.
L’invasione di alcune aree naturali da parte dell’uomo ad esempio, mette a rischio anche altre specie come gazzelle e zebre…che sono prede del leone, che patisce per scarsità di nutrimento, e poi c’è il bracconaggio, i safari (e non parlo di quelli fotografici), la caccia illegale, che spesso si usa anche per “mostrare” il trofeo, una terribile attività che muove una massa di soldi non indifferente, che addirittura si allarga alle aree protette; e ancora, sul mercato nero asiatico c’è il traffico delle ossa di leone usate per la medicina tradizionale
Forse l’unica sopravivenza di questi maestosi e meravigliosi animali possono essere i parchi protetti di alcune zone come la Namibia, lo Zimbabwe, il Sudafrica dove i leoni vengono protetti e la lotta al bracconaggio è efficace, negli ultimi vent’anni i leoni sono aumentati in queste zone del 12%,.
  Se mi guardo intorno li vedo ritratti su bandiere e stemmi, simboli di coraggio e fierezza
                                                                                 

 

 

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L’anima è una farfalla?

Gli animali sono spesso dei simboli, secondo popoli e culture.
Ad esempio il cavallo era sacro a Poseidone… gli indiani d’America adoravano il bisonte e il coyote, i Maya il giaguaro, il serpente, il quetzal
I Greci credevano che la farfalla fosse l’immagine dell’animo umano, la chiamavano psyche…anima
Anche per i Cinesi la farfalla era l’anima.
Un grande maestro della Cina antica, Chuang Chou sognò di essere una farfalla, una farfalla che volva qua e là felice, tra i campi in fiore. Chuang Chou dimenticò di essere un uomo!
Quando si svegliò però si rese conto che era lui, come sempre…ma non sapeva più se era Chuang Chou che sognava di essere una farfalla o se era una farfalla che sognava di essere Chuang Chou.
Eppure ci doveva essere una differenza tra il saggio e una farfalla che svolazzava tra i fiori…
Forse la bella farfalla era l’anima?

Io credo di si, l’anima può volare leggiadra ovunque voglia andare….

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Tori

Il figlio di un amico di famiglia parte il 1 luglio per una vacanza in Spagna.


Sono in cinque, uno di loro va anche per vedere la festa di San Firmino a Pamplona, gli altri si asscociano e comprano biglietti mesi prima (e con grande difficoltà per trovarli) per vederla dal balcone, ma quando sono lì decidono di partecipare attivamente, rivendono i biglietti ad altri ragazzi e si tuffano nelle strade. Il figlio dei nostri amici è contrario, ma poi si fa convincere, non so se hanno bevuto o se l’adrenalina contagiosa del momento lo spinge ad accettare.
Ieri pomeriggio sono andata a trovarlo, è tornato con un braccio fratturato e una brutta ferita alla caviglia, qualche giorno d’ospedale in Spagna e suo padre è dovuto partire per riportarlo a casa.


Ora, il mio istinto è stato di dargli uno schiaffone da fargli girare la testa (per essere moderata), è pentito e amareggiato oltre che impaurito, ma non ha avuto nessuna parola per i poveri tori.

Io sto con il toro alla faccia di chi mi dice “…ma poteva morire…”

       

La corsa (che infondo è una sorta di corrida) è chiamata l’encierro, è fulminea sia per gli uomini che per i tori (che non chiamerò bestie…), questi inseguono l’uomo; il percorso si svolge in salita per circa 900 metri, un percorso delimitato da alcune strade chiuse con palizzate di legno; i tori, che pesano anche più di 450 chili, vengono incitati alla partenza dallo sparo di un petardo. Per me assurdo e inconcepibile voler “giocare” a sfidare un toro per arrivare prima di lui. Il senso? E non voglio neanche sapere come nasce questa festa, proprio non mi interessa.

Ernest Hemingway, pur ammirando la corrida, disse: “Da un punto di vista morale moderno, cioè da un punto di vista cristiano, è assolutamente inammissibile.”

Blasco Ibanez ha detto “…la bestia, la vera bestia feroce, sono gli spettatori.”

Posso chiamre bestie i tori? Credo proprio di no.

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Il narvalo

Il narvalo è chiamato anche l’unicorno dell’Artico, per via del corno, un lungo dente a spirale che sporge, nei maschi, dal labbro superiore.
Sono creature da sempre ritenute misteriose e affascinanti, tanto da dare origine a divere leggende. Animali che restano in parte sconosciuti anche a causa dei luoghi remoti e inospitali dove vivono.
La credenza più diffusa su questi animali è che infilzerebbero le loro prede con il loro lungo dente, ma non è vero, perchè le prede di cui si cibano sono piccole e sarebbe difficile per loro recuperare il pesce dalla zanna.
Le teorie ipotizzate è che questa zanna serva come arma di difesa o di attacco, rompighiaccio, strumento di corteggiamento, organo di respirazione; essendo fittamente innervato e ricco di terminazioni, aiuterebbe i cetacei a sentire le temperature ed i cambi di salinità dell’acqua, e forse a trovare i loro compagni e le prede.
Parliamo delle diverse leggende nate attorno a questa misteriosa e meravigliosa creatura.


Una di queste racconta che la zanna era particolarmente ambita da Re e potenti perchè aveva proprietà antiveleno molto potenti tanto che ne venivano realizzate posate e bicchieri perché così si srebbe eliminato le proprietà mortali di qualunque veleno con cui fosse venuto a contatto.
Una leggenda Inuit racconta che una vedova viveva con una figlia e un figlio cieco in una capanna isolata fatta di ossa di balena, pietre e pelle di foca; da una piccola finestra passava la luce del sole e un giorno da quella finestrella si affacciò un orso bianco che la donna fece uccidere dal figlio aiutandolo a prendere la mira. Pur avendo molto cibo, mentì al figlio dicendo che l’animale era riuscito a fuggire, invece lo cucinò e lo mangiò di nascosto insieme alla figlia; la ragazza però riuscì a noscondere dei pezzi di carne per il fratello, che potè cibarsi mentre la madre dormiva. Passò l’inverno e arrivò la primavera, il ragazzo cieco chiese allora alla sorella di accompagnarlo sulla riva del mare, di lasciarlo solo e di costruire dei segnali di pietra che gli consentissero di tornare. Due strolaghe che nuotavano lungo la riva si avvicinarono e una fece salire il ragazzo sul suo dorso, lo portò al largo dove si immerse più volte, fino a che il giovane riacquistò la vista. Tornato alla capanna, vide la pelle dell’orso e chiese alla madre da dove provenisse, questa mentendo ancora disse che era un dono dei cacciatori. Venne l’estate e branchi di bianchi beluga passavano davanti alla capanna, il ragazzo preparò un’arpione con una vecchia sega lasciata dal padre, le zanne di un tricheco e il legno di un relitto di una baleniera arenata sulla spiaggia e con questo ne catturò diversi per avere carne e lardo per passare l’inverno; la madre pretese che ne cacciasse ancora e volle aiutarlo, tenedo la cima che era legata all’arpione. Quando si avvicinarono due esemplari la donna disse di arpionare il più piccolo, ma il figlio sbagliò la mira e colpì l’esemplare più grosso che immergendosi trascinò con sé la donna, quando il cetaceo riemerse la donna era legata al suo fianco e gridava disperata “Il mio coltello!”, ma un vortice avvolse in una lunga spirale i suoi capelli che si trasformarono in un lungo dente, il beluga la trascinava sul fondo dove i 2 corpi si fusero trasformandosi nel narvalo.
La leggenda più antica dice che: alcune balene bianche rimasero intrappolate in una baia, mentre si dibattevano un ragazzo le vide e volle arpionarle, legò la fune allo stivale della sorellina, poi lanciò con forza l’arpione che si conficcò in una balena piccola; la nonna allora gli disse di legare lei e colpire la balena più grande, il ragazzo mirò ma non uccise l’esemplare che , anche se mortalmente ferito, si mise a tirare trascinando la donna sott’acqua, quando riemegeva la donna gridava “Il coltello! Il coltello1” per poter tagluare la fune, ma il turbinio delle onde mosse aveva intrecciato i suoi capelli che permisero alla balena di prenderla, trascinarla sul fondo del mare trasformandola in un narvalo maschio tutto nero; i suoi capelli bianchi, induriti dall’acqua divennero il lungo dente.

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Talpa

talpa   E’ un mammifero presente in quasi tutta l’Europa.
In Italia esistono due tipi principali: la Talpa caeca e la Talpa romana.
La Talpa è lunga 14–16 cm, pesa dai 60 ai 120 g. Le zampe anteriori sono larghe, massicce e munite di unghie corte e molto robuste, questo perchè la talpa vive sottoterra e scava.
La pelliccia è fine e vellutata, morbida, per permettere l’adattamento alle gallerie e il movimento a ritroso, è di colore uniforme, prevalentemente nera, talvolta con riflessi marroncini o grigi o azzurrognoli; ha orecchie invisibili e ben protette (come gli occhi), prive di padiglioni auricolari; il muso è appuntito e la punta del naso è color carne, ha grandi denti, anche questi usati per scavare, oltre che per mangiare, le labbra vengono serrate, mentre scava, per non far entrare la terra..
index  È un animale solitario perche trascorre la maggior parte del tempo nel complesso sistema di gallerie sotterranee (circa 7/9 ore), alcune più profonde, collocate a 15–25 cm dalla superficie, utilizzate come ripari permanenti, ed altre più superficiali, quasi al livello del suolo, che utilizzano come terreno di caccia e che possono arrivare a ricoprire una superficie di 600–900 m².
La sua vista è limitata, ma ha olfatto, udito e senso del tatto sono molto sviluppati.
Nell’arco di 24 ore dorme solo 2/3 ore e non va in letargo.
Si nutre prevalentemente di lombrichi, ne mangia una quantità enorme, ma anche di larve, insetti, lumache…talpa2
La riproduzione avviene una volta all’anno; la gestazione è di circa 4 settimane dalla quale nascono 4-6 piccoli che vengono allattati per circa 6 settimane.
La Talpa vive circa 4-6 anni.
Lo scavo delle gallerie comporta problemi estetici nei giardini e danni all’agricoltura; io ne so qualcosa…ma mai l’avrei uccise…se ne sono andate per quattro anni e la primavera scorsa si sono ripresentate per un paio di mesi e poi di nuovo via…il mio giardino era più o meno così…main_molehills-in-field-banner Roberta mi ha detto di piantare erba cipollina, così ho fatto, sembra un buon metodo, e naturale.
Per le talpe sono mortali tutte le sostanze che l’uomo usa come pesticidi e quant’altro.

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Animali e anima…

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angelo-con-gattino Dicono che gli animali non hanno un’anima… bè, io non ci credo. Se avere un’anima significa essere in grado di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani (J. Herriot) angioletto-con-coniglio

 

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Diavolo della Tasmania

Mi fa tenerezza sapere come questo Diavolo, che è un buon diavolo, possa essere decimato da una malattia che come al solito vede lo zampino dell’uomo.

 

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Dal 2010 il Diavolo della Tasmania (diavolo orsino) è considerato in forte pericolo di estinzione.
Nel 1996 nella Tasmania nord-orientale è stato localizzato il primo animale affetto da quello che viene chiamato  tumore facciale del diavolo (DFTD) che in pochi anni si è diffuso nel 65% della Tasmania decimando la popolazione selvatica di questo animale. Questo tipo di cancro è trasmissibile da un animale all’altro attraverso l’accoppiamento, i morsi o anche il consumo di una stessa preda contaminata dalla saliva di un animale che ne è già affetto, la malattia ha una mortalità del 100 per cento, non è dovuta a un virus, come ipotizzato all’inizio, ma al passaggio da un esemplare all’altro di cellule tumorali; una ricerca ha scoperto che le cellule tumorali non vengono distrutte dalle difese naturali dell’organismo perchè sono invisibili al sistema immunitario a causa di modifiche dei geni che fanno parte del sistema immunitario adattativo, in quanto si trasformano anche in agenti infettivi.
t La malattia si manifesta con la comparsa di formazioni neoplastiche attorno agli occhi e alla bocca (e a uno stadio avanzato anche all’interno di essa) che ostacolano le normali attività di ricerca del cibo e nutrizione, portando nella maggior parte dei casi alla morte per inedia nel giro di pochi mesi. A tutt’oggi non è ancora stato possibile approntare un vaccino o una cura efficace per questo male, l’unica maniera per arginarne gli effetti sulla popolazione selvatica è isolare il prima possibile gli individui infetti per evitare che diffondano il contagio. Sono comunque in atto catture mirate di esemplari sani, messi in quarantena per salvaguardare il biotipo in caso di distruzione della specie allo stato selvatico: a questo scopo vengono allevate in condizioni di semilibertà due “popolazioni di sicurezza”, una nel villaggio di Taroona (sito nei pressi della capitale tasmaniana Hobart) e una su Maria Island, al largo della costa orientale della Tasmania.
Nel 2008 da esami chimici effettuati sul tessuto adiposo di 16 individui colpiti da DFTD hanno fatto emergere la presenza di forti dosi di elementi chimici tossici e potenzialmente cancerogeni: in particolare è stata evidenziata la presenza di sostanze utilizzate comunemente come ritardanti di fiamma in molti oggetti di uso comune. In passato era stata chiesta la messa al bando di questi composti ai sensi della convenzione di Stoccolma, ma le industrie produttrici avevano negato la possibilità di bioaccumulo da parte di questi composti imponendoli proprio per questa caratteristica.
diavolo_della_tasmania_5 E’ un mammifero di colore nero che emette di notte versi che assomigliano ad urla, da qui il nome di Demonio, datogli dai primi esploratori e coloni. Attualmente è diffuso soltanto nell’isola di Tasmania, 400 anni ptima dell’arrivo dei colonizzatori europei (1788) viveva anche in Australia dove si estinse perchè perseguitato per lungo tempo in quanto ritenuto un grande razziatore di pollai e cacciatore di capi di bestiame. Dalla seconda metà del XX secolo la specie è stata dichiarata protetta dal governo della Tasmania.
Questo animale raramente supera gli 80 centimetri di lunghezza e i 9/12 kg di peso, è alto 30-40 cm, le femmine sono più piccole dei maschi del 20%.
E’un animale tozzo e robusto, la testa è molto grande rispetto al corpo; sul muso sono presenti lunghe vibrisse che utilizza nella ricerca del cibo nell’oscurità; l’olfatto è molto sviluppato permettendogli di sentire l’odore di carcasse in putrefazione fino a 1 km di distanza, (anche se si trovano sottoterra); il senso più sviluppato è l’udito.
I denti sono molto simili a quelli delle iene, crescono lentamente e continuamente ma una volta caduti o spezzati non possono essere rimpiazzati; è in grado di sferrare morsi dalla forza prodigiosa, il morso è del 62% più potente di quello di un leone (abbastanza da bucare anche pannelli di metallo), questo gli permette di nutrirsi con anche di ossa coriacee.
Sono animali crepuscolari e notturni, durante il giorno riposano in tane o nascosti nella vegetazione densa; hanno un’andatura lenta e dinoccolata (comunque può raggiungere i 25 km/h e mantenere tale velocità per 1,5 km); sono buoni nuotatori (attraversano anche bracci d’acqua di oltre 50 m) e sono in grado di scalare piante alte fino a 2,5 m e dal diametro superiore ai 40 cm.
Generalmente è solitario e aggressivo nei confronti dei conspecifici.
E’ essenzialmente carnivoro, aggredisce e sopraffà animali di dimensioni considerevoli (giovani canguri e pecore) anche se spesso si accontenta di mangiare carogne, animali giovani o malati, piccoli mammiferi (bettongie e ratti canguro), pesci, ma anche frutta e bacche; nelle aree urbane cerca cibo fra i rifiuti o si intrufola nelle case per nutrirsi di animali domestici, del loro cibo e anche di scarpe in cuoio; tende inoltre a concentrarsi nei pressi delle strade, dove può nutrirsi degli animali investiti dai veicoli di passaggio.
Le femmine vanno in estro una volta l’anno, prevalentemente nei mesi compresi fra febbraio e marzo (ma molte femmine possono accoppiarsi anche fino a giugno), questo permette di svezzare i picoli in coincidenza con la tarda primavera australe, quando il cibo è più abbondante. I piccoli restano attaccati al capezzolo materno per circa 100 giorni, escono dal marsupio prima dei 105 giorni di vita, quando sono praticamente una copia in miniatura degli adulti; per altri tre mesi non lasciano il rifugio materno, avventurandosi fuori di esso verso l’inizio dell’estate australe (ottobre/dicembre), seguendo la madre durante la ricerca del cibo e spesso lasciandosi trasportare sulla sua groppa; saranno completamente indipendenti entro il mese di gennaio, fino al raggiungimento dell’indipendenza continuano a bere il latte materno, consentendone una crescita molto rapida (circa mezzo chilo al mese).
La prima testimonianza di interazione fra l’uomo e il diavolo della Tasmania consiste in un monile formato da 178 denti (appartenenti a 49 diversi esemplari) rinvenuto al collo di uno scheletro umano ritrovato nel 1970 nella località di Lake Nitchie, in Nuovo Galles del Sud, e risalente a 7.000 anni fa (i denti potrebbero essere ancora più antichi). Gli aborigeni erano soliti condividere con questo animale i ripari per la notte, non vi sono prove che essi si nutrano o che in passato abbiano avuto l’usanza di nutrirsi della carne di questo animale; sebbene i diavoli possano mangiare carne umana non rappresentano un pericolo concreto per l’uomo, solo se disturbati possono graffiare o mordere con forza.
Nonostante la fama sinistra di cui ha goduto in passato (e della quale gode in parte a tutt’oggi), il diavolo della Tasmania rappresenta attualmente uno degli animali simbolo dell’Australia e in particolare è l’animale simbolo della Tasmania.
Il diavolo della Tasmania è inoltre il protagonista di numerosi libri, documentari e cartoni animati, spesso in veste di antieroe o del cattivo di turno: probabilmente il più conosciuto di questi è il personaggio dei Looney Tunes Taz, creato nel 1954; dal 2006 il profitto derivante dalla vendita di pupazzi raffiguranti Taz viene reinvestito nella ricerca sul DFTD.

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