TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Fiori e fate

Nel 1866 Odoardo Beccari, botanico fiorentino, disegnò sul suo taccuino una strana pianta.
Beccari all’età di 22 anni fece un viaggio in Malesia, nella foresta pluviale, e lì scoprì quella che viene chiamata la “lanterna delle fate”.
Il botanico non sapeva che questo rarissimo e misterioso vegetale sarebbe rimasto solo un disegno per 151 anni.
Fu classificato come estinto fino al 2017 quando un gruppo di scienziati cecoslovacchi, impiegati in una spedizione nella foresta malese, ne ha ritrovato una decina di esemplari.
Nome scientifico Thismia neptunis. Il fiabesco nome di lanterna delle fate gli fu dato in riferimento al suo bellissimo piccolo fiore.
Questa pianta è difficile da vedere anche perchè si sviluppa nel sottosuolo e arriva in superficie solo nel periodo della fioritura, che dura poche settimane e non avviene tutti gli anni. Una pianta ancora misteriosa sotto certi aspetti, è un “parassita” dei funghi ai quali sottrae acqua e nutrimento, non compie fotosintesi, non ha clorofilla
Ora i ricercatori sperano di trovare anche le altre due specie di piante che Beccari disegnò sul suo taccuino.

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Alberi

Ma quanto sono belli gli alberi? Questi esseri longevi che scienza, mito e letteratura ne raccontano l’esistenza.
Ci riparano dal sole, ombreggiano le nostre città, in questo periodo lasciano cadere le foglie, ma in primavera le fanno rinascere, arricchiscono la nostra vita e i nostri occhi. Io li considero esseri speciali. Ci vivo accanto, li abbraccio anche se a volte la loro circonferenza è esagerata, li vorrei scalare ma la loro altezza mi fa pensare che li devo rispettare; mi gira la testa se penso a quanti anni possono vivere, attraversano i secoli..
La loro corteccia è ruvida, ma il loro cuore pulsa, è immenso, non cercano nutrimento altrove, se lo producono.
Lasciano che il vento giochi tra i loro rami e sanno difendersi agli insetti nocivi, se sappiamo osservarli potremmo capire perchè ci sono alberi altissimi e quelli piccoli vicino…e quando è il momento di farli crescere l’albero grande sa che deve morire e cedere l’altezza, il piccolo ha bisogno di spiccare verso la luce, di cui hanno bisogno.
Gli alberi sono generosi, intrecciano le radici e i rami uno all’altro per poter sostenersi nel bisogno.
Gli alberi mi hanno inseganto qualcosa di grande: la resilenza

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I miei “amori”

(20 anni)

 

 

 

 

dopo il gelo dell’aprile scorso , taglio drastico e ricrescita con un’amica…

 

anche qui è arrivato il gelo, l’ha devastata, era bellissima, ma ci sono segni di ripresa

 

questo è di mia figlia, stessi anni 18 1/2

 

era un ramo devastato dalla furia di pazzi devastatori, ora è una piccola meraviglia

 

 

e c’è ancora tanto da coccolare e amare…ne posto solo qualche pezzettino

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Tulipani

In Ottawa, Canada, nel mese di maggio si svolge il Canadian Tulips Festival, 15 chilometri di colore, parate, concerti, spettacoli dal vivo.
Ammirare i tulipani di Ottawa è come guardare un immenso tappeto fitto fitto che non si riesce a scorgere la terra.
Questa manifestazione è legata al paese dei mulini a vento, l’Olanda.
Perché? L’origine ha inizio quando la regina dei Paesi Bassi, Juliana, alla fine della seconda guerra mondiale fece inviare alla capitale canadese 100.000 tulipani come ringraziamento per l’ospitalità ricevuta nel periodo in cui la sua terra era occupata dai nazisti.
Quando la follia nazista arrivò ad occupare l’Olanda e a perpetrare anche lì le sue violenze, la principessa Juliana trovò rifugio in Canada. Arrivò a Ottawa nel 1940 con le due bambine, Beatrice e Irene. Qui nacque la principessa Margherita. Jiuliana si rese subito amabile al popolo canadese: mandò le figlie alla scuola pubblica chiedendo che lei e le figlie venissero trattate come una delle tante famiglie in quei tempi difficili, si fece chiamare semplicemente “Signora” e non “Vostra Maestà”, condusse una vita normale andando, ad esempio, a fare la spesa personalmente, amava andare al cinema e si metteva in coda per i biglietti. Si fece amare e rispettare dal Canada e dai Paesi Bassi aiutando chi era in difficoltà con le sue proprie forze, ad esempio quando la sua vicina stava per partorire si offrì di badare agli altri figli della donna.
Tornata in Olanda alla fine della guerra, espresse la sua gratitudine verso il Canada inviando alla città di Ottawa centomila bulbi di tulipani. L’anno seguente ne donò altri 20.500, e da allora ogni anno arrivano i tulipani dall’Olanda.
Ecco come nasce il Festival dei tulipani.

Un po’ di storia: quando la regina Guglielmina, madre di Juliana, iniziò la ricerca di un marito per la figlia si trovò nella difficoltà di trovare un principe protestante di una famiglia regnante; furono esaminati principi dal Regno Unito e dalla Svezia, ma rifiutarono (la corte olandese era alquanto noiosa) o vennero respinti dalla principessa. L’incontro con il principe Bernardo di Lippe-Biesterfeld, ai Giochi olimpici del 1936, fu risolutivo, la principessa Jiuliana si innamorò profondamente del ragazzo, un amore che sarebbe durato una vita. Il fidanzamento reale della principessa Jiuliana venne così preparato dalla madre: fu redatto un documento legale che stabiliva esattamente cosa il principe tedesco poteva e non poteva fare, e la quantità di denaro che poteva aspettarsi dall’unica erede della vasta fortuna della famiglia reale olandese, l’astuta regina Guglielmina non lasciò niente al caso; il documento venne firmato, e il fidanzamento della coppia venne annunciato l’8 settembre 1936. L’annuncio del matrimonio divise la nazione che non si fidava della Germania di Adolf Hitler. Prima delle nozze, il 24 novembre 1936, il principe Bernardo ottenne la cittadinanza olandese e cambiò la pronuncia del suo nome da tedesca a olandese. La coppia si sposò a L’Aia il 7 gennaio 1937, la stessa data in cui i nonni di Jiuliana, (re Guglielmo III e la regina Emma) si erano sposati cinquantotto anni prima.
Il clima politico in Europa era già estremamente teso per la crescente minaccia della Germania nazista e la tensione andò ad aumentare nei Paesi Bassi quando Hitler lasciò intendere che il matrimonio reale era un segno di alleanza tra i Paesi Bassi e la Germania. Una furiosa regina Guglielmina fece rapidamente una denuncia pubblica del commento di Hitler, ma l’incidente causò ulteriore risentimento per la scelta del marito tedesco fatta da Jiuliana. Ulteriori rivelazioni circa la condotta del principe Bernardo si aggiunsero al crescente risentimento della popolazione olandese (pur se di carattere dolce il principe Bernardo era un “uomo di mondo” con uno stile di vita vivace, ebbe relazioni extraconiugali e figli illegittimi), ma dopo l’invasione tedesca del maggio 1940, le sue azioni fecero molto per cambiare l’opinione pubblica in suo favore.
Durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, il principe e la principessa decisero di lasciare il paese con le due figlie per il Regno Unito. Jiuliana vi rimase per un mese prima di portare le figlie a Ottawa.
Jiuliana e i canadesi crearono un legame duraturo che venne rinforzato quando i soldati canadesi combatterono e morirono a migliaia (1944/45) per liberare i Paesi Bassi dal nazismo. Il 2 maggio 1945 Jiuliana, assieme alla regina Guglielmina, fece ritorno con un aereo da trasporto militare, nelle parti liberate dei Paesi Bassi, raggiungendo Breda per installare un governo olandese provvisorio. La gratitudine di Juliana verso il Canada, come già detto, fu l’invio dei centomila bulbi di tulipano. L’anno seguente Jiuliana donò altri 20.500 bulbi, con la richiesta che una porzione di questi venisse piantata nei giardini dell’ospedale dove aveva dato alla luce Margherita. Allo stesso tempo, promise a Ottawa un dono annuale di tulipani per il resto della sua vita, per mostrare il suo duraturo apprezzamento per l’ospitalità ricevuta in tempo di guerra.

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Astranzia maggiore

L’ Astranzia maggiore (Astrantia major L.) è una specie protetta, è una pianta perenne che può sopportare temperature molto rigide.
Il nome astrantia deriva dal latino “aster” che significa stella, il nome major serve per distinguere l’altra specie, minor. di dimensioni più piccole e per la diversa forma del calice dei fiori.
Si riproduce annualmente per mezzo di gemme al livello del suolo; è eretta, alta fino a 1 metro, ha piccolissimi fiori a forma di ombrella e poche foglie.
I fiori hanno colore bianco-verdognolo con sfumature rossastre; i petali sono cinque, ricurvi all’interno, mentre gli stami sono molto più lunghi.
Questa pianta fiorisce da giugno a settembre e l’impollinazione avviene tramite coleotteri e altri insetti.


E’ una pianta montana ed alpina dei Pirenei, Carpazi e Balcan), ma è presente anche nel Caucaso fino in Anatolia, in Italia è comune sulle Alpi nei prati grassi montani o margini dei boschi e rivi, preferisce zone calcaree. Cresce dai 600 a 2300 m sul livello del mare.
Anticamente era molto usata come pianta medicinale, ora non più, viene usata prevalentemente per la decorazione dei giardini.
In medicina era previsto solo l’uso delle radici essiccate che contengono sali, tannino, sostante purganti, l’infusione della pianta ha proprietà diuretiche, mentre i decotti sono purgativi.
Nell’indutria è usata come colorante e per resine particolari.

 

In questo blog c’è spazio per la tristezza, il dolore, ma c’è immenso spazio, sempre, per la bellezza. E la natura è bellezza, e la bellezza sarà l’unica cosa che resterà, anche oltre l’uomo.

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Callicarpa giraldiana

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E’ originaria dell’ Asia orientale , dell’ Australia e del centro e nord America.
Può essere considerata un piccolo albero, ha un’altezza massima di 2,50 metri.
index In primavera produce numerosi fiorellini di colore bianco o rosato raccolti in grappoli, in autunno produce piccoli frutti, riuniti in grappoli, di un diametro di circa 2-5 mm di colore viola, rosa che tende al vermiglio, di solito restanono sulla pianta anche in inverno.
I rami ricoperti di bacche vengono usati anche a scopo decorativo.
E’ una bella pianta, rustica, decorativa, che tollera senza problemi temperature al di sotto dello zero anche se, in climi particolarmente rigidi ed esposti a correnti molto fredde, può risentire sensibilmente; non ama ristagni idrici.
Di solito viene usata in gruppo per ottenere un punto colorato all’interno dei giardini, o all’interno di una siepe mista.

 

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Sagittaria sagittifolia

saggittaria326   Per la caretteristica delle sue foglie (a freccia) la chiamano erba saetta, ma il suo nome è Sagittaria sagittifolia.
Conta circa venti specie acquatiche o palustri perenni.
Originaria dell’America del nord, si è diffusa anche nel nord e sud America, Hawaii, Caraibi.
Parliamo della Saggittaria europea, che come in Australia era anticamente considerata un’erba invasiva, è diffusa anche in Asia.
E’ coltivata soprattutto nelle zone umide e specchi d’acqua dove l’acqua non deve superare il metro; la pianta può raggiungere un’altezza di un metro e mezzo.
Le radici sono dei tuberi bianchi arrotondati commestibili di cui si cibano soprattutto le popolazioni del nord America e dell’Asia orientale, in Giappone è chiamato fungo buono, viene mangiato soprattutto nel periodo dei festeggiamenti del Capodanno cinese, ha un sapore simile alla patata; i fiori sono composto da tre petali bianchi e tre sepali di colore verde, si manifestano in primavera; questa pianta ha la caratteristica di presentare fiori maschi e femminili sullo stesso fusto, ma non è detto che si fecondino tra di loro. I frutti sono degli acheni di piccole dimensioni che durante la stagione estiva producono semi.
Preferisce una posizione soleggiata ma si adatta benissimo anche ad ambienti ombrosi e resiste bene anche a temperature molto fredde.

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Edera Terrestre

Molti cercano di arrampicarsi, ma c’è qualcuno che imperterrito continua a strisciare e non per questo è meno importante di altri.
edera431L’Edera terrestre (Glechoma hederacea) non va confusa con l’edere rampicante, questa piccola pianta delle Lamiaceae è strisciante, è infestante e cresce nei terreni incolti, fiorisce in primavera, ha foglie cuoriformi con miniscole ghiandole oleifere; non produce bacche. I fiori e le foglie contengono sostanze aromatiche dal gusto gradevole e rinfrescante tanto da poterne ricavare, in estate, un infuso tonico e dissetante, il nettare attrae api e bombi. Foglie e fiori possono esse usati anche in cucina aggiungendola ad insalate o ricotta.
Anticamente veniva definita come erba magica, infatti si creavano delle ghirlande che adornavano il bestiame che partiva per l’alpeggio in modo che i spiritelli dispettosi ne restassero lontani.
Per le sue proprietà magiche veniva raccolta la notte di san Giovanni (24 giugno) perchè veniva aggiunta alle zuppe di erbe e ai filtri d’amore
Nel XVI secolo la pianta era impiegata per curare piaghe e ferite in genere, era anche usata per sconfiggere la pazzia; in Inghilterra si faceva fermentare con la birra perchè la rendessa chiara.

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Quell’abete rosso

In Svezia vive il più antico organismo conosciuto: un abete rosso.
Il tronco ha 600 anni, ma le radici sono nate durante l’ultima glaciazione e contengono la lettura di tutti i cambiamenti climatici degli ultimi 8 millenni.
Questo albero fa parte di un gruppo di alberi, nel centro della Svezia, che fortunatamente non è stato tagliato.
L’albero è alto 5 metri, nel tempo ha generato diversi cloni (se muore il tronco, la radice ha la facoltà di far rinascere un nuovo tronco).
La scoperta si deve al professor Leif Kullman che gli ha dato il nome del suo defunto cane, Old Tjikko.

 

abete

 

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Il Carvi

Carum_carvi_-_Köhler–s_Medizinal-Pflanzen-172A fine primavera (o inizio autunno) possiamo seminare il Carvi, chiamato anche cumino dei prati (da non confondere con il cumino).
Il Carvi in Italia è diffuso nelle zone subalpine e sull’Appennino settentrionale (tra 800 e 2200 m), ama caldo e sole. I frutti vengono usati come spezie nel Nord Europa per aromatizzare il pane, nell’Europa centrale e in Scandinavia per insaporire carni, formaggi e acquaviti; i frutti hanno un sapore simile all’anice.
Le radici possono essere consumate bollite o cotte a vapore.
Gli oli essenziali, contenuti nei semi (che sono tossici per alcuni tipi di volatili), vengono utilizzati nell’industria cosmetica per la loro fragranza che è molto profumata.
Gli oli essenziali contengono anche principi attivi che hanno proprietà terapeutiche benefiche per l’organismo umano: favoriscono il processo digestivo, ripristinano la flora batterica, contrastano la flatulenza, stimolano l’appetito; usati sotto forma di vapori sono mediamente efficaci contro alcuni batteri che provocano infiammazioni alle vie respiratorie; abbassano il colesterolo, contrastano i radicali liberi proteggendo da tumori, malattie cardiovascolari, invecchiamento precoce, malattie degenerative; leniscono le allergie e, a differenze dei comuni antistaminici, non hanno effetti collaterali; annusati hanno funzione di espettoranti in caso di tosse e raffreddore, assunti con miele e acqua calda sciolgono il muco nelle vie respiratorie; sono tonficanti agendo su fegato, cuore, muscoli, rallentando la formazione di rughe, ricaricano le energie aumentando le forze.
L’uniche controindicazioni del Carvi sono: l’irritazione quando il suo olio essenziale viene assunto in forme molto concentrate, contenendo il carvone non può essere assunto dai bambini con meno di tre anni e dalle donne in gravidanza.

 

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Curiosità: bud in Libano è usato nel Meghli, un budino con farina di riso, anice, cannella, che si prepara per festeggiare la nascita di un bambino e viene offerto agli ospiti in coppette, in genere con sopra del cocco grattugiato e frutta secca.
Nel medioevo il Carvi veniva utilizzato in cucina per insaporire minestre, zuppe ed insalate, i suoi semi venivano serviti ricoperti di zucchero a fine pasto per facilitare la digestione.
dioscorides_detail Già nel I°secolo d.C. il medico e farmacista greco Dioscoride descriveva nel suo trattato sulle erbe “De Materia Medica “ le proprietà digestive di questa pianta lib
marco Sempre nel I° secolo d.C. Marco Gavio Apicio, gastronomo romano, divenne famoso per usare spezie e sopratutto il Carvi, con cui insaporiva focacce di grano, salse dolci e salate.
Ildegarda_Von_Bingen Secondo Ildegarda Di Bingen i semi hanno un’azione riscaldante sugli organi interni così da contribuire al rafforzamento dell’organismo contro il freddo invernale.

 

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