TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Martedì grasso

Il girotondo delle maschere

E’ Gianduia torinese
Meneghino milanese.
Vien da Bergamo Arlecchino
Stenterello è fiorentino.
Veneziano è Panatalone,
con l’allegra Colombina.
Di Bologna Balanzone,
con il furbo Fagiolino.
Vien da Roma Rugantino:
Pur romano è Meo Patacca.
Siciliano Peppenappa,
di Verona Fracanappa
e Pulcinella napoletano.
Lieti e concordi si dan la mano;
vengon da luoghi tanto lontani,
ma son fratelli, sono italiani.

G. Gaida

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Amiamoli…

“Fratelli…Amate tutta la creazione divina,
nel suo insieme e in ogni granello di sabbia.
Amate ogni foglia,
ogni raggio di luce!
…amate le piante,
amate tutte le cose!…
Amate gli animali…amate
specialmente i bambini
perchè…essi vivono per purificare
e commuovere i nostri cuori…”

Feodor Dostoevskij

(da I fratelli Karamazov)

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Dal Dottore

E’ tanto magrino
signora il bambino.
A respirare stenta:
quando gli si fa dire trentatre
è già tanto se dice trenta.
Un cambiamento d’aria
secondo me si addice:
lo mandi a quel campeggio
sulla Chioma di Berenice.

Gianni Rodari

 

(molti genitori dovrebbero leggerla…)

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La Befana vien di notte…

La scopa della Befana è una scopa specialissima.
Il manico è di un legno magico, lo stesso che viene usato dalle fate e dalle streghe per le loro bacchette magiche.
Con la sua scopa, la Befana può volare tranquillamente nche in mezzo alle bufere più tremende e può spostarsi di tetto in tetto, senza fatica.
Quando cavalca la scopa, la Befana ha sempre con se il suo sacco pieno di doni, ma anche di cenere polverosa e carbone nero. Il sacco è sempre stracolmo, perciò è molto pesante, ma la Befana se lo butta sulle spalle con grande agilità, come se fosse leggero come una piuma: più doni la Befana toglie dal sacco e più ne ritrova.

da Il grande libro della Befana  

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Culla d’amore

Gesù Bambino,
il mondo è un vecchio pellegrino
carico di fatica e di dolore,
che va cercando nella notte
la luce del tuo presepe.
Gesù, lasciati ritrovare
nella culla d’amore
perchè il mondo
ti possa riabbracciare.

L. Fiorentini

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Che cos’è il Natale?

Passeggio per una via della città colma di luci, di suoni e di genteindaffarata per gli acqisti.
Ad un tratto incontro dei ragazzini che abitano nel mio condominio e chiedo loro:”Che cos’è per voi il Natale?”
Gianni dice subito:”E’ un mucchio di panettoni annaffiati da un bicchiere di spumante”.
Lorella invece aggiunge:”E’ un giorno di festa”.
Per Franco il suo Naltale è un robot ultimo tipo che canta e racconta barzellette.
Poi i ragazzi mi chiedono a loro volta:”E per te, che cos’è questo giorno?”.
Rispondo piuttosto deluso:”A me ricorda un bambino appena nato, però per molti è soltanto un supermercato”.

L. Fiorentini

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La vera storia di Babbo Natale

Era una fredda notte d’inverno, fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, quando nell’antica Roma imperiale, amici e parenti si scambiarono le prime “stranae” ovvero strenne, per festeggiare il “dies natalis”. Agli auguri di buona salute, si accompagnarono presto ricchi cesti di frutta e dolciumi, e poi doni di ogni tipo, perché la nascita di Gesù e, insieme, l’anniversario dell’ascesa al trono dell’Imperatore, divenissero il simbolo di una prosperità che avrebbe dovuto protrarsi per l’intero anno.
Passarono i secoli ed, in un bel giorno del 1800, il rito trovò la sua personificazione in un forte vecchio rubicondo dalla barba bianca, residente al Polo Nord dove, secondo la tradizione, aiutato da numerosi gnomi costruirebbe dei giocattoli da distribuire come doni durante la notte di Natale, con l’ausilio di una slitta trainata da renne volanti e passando attraverso i camini delle case  Questo arzillo vecchietto prende il nome di: Babbo Natale  Un personaggio molto simile è realmente esistito, si tratta di San Nicola; questi regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre. In ogni caso Nicola divenne nella fantasia popolare “portatore di doni”, compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di Natale.

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Babushka in viaggio

Sapete perchè i bambini di una volta, in Russia, trovavano nella calza un pezzeto di pane nero? Ve lo racconto.
Babushka era una vecchia signora che, malgrado la sua povertà,era ospitale e accoglieva tutti i viaggiatori che passavano davanti casa sua.
Una mattina d’inverno bussarono alla porta, erano tre cavalieri riccamente vestiti, chiedevano di entrare per riposare dal lungo cammino.
Babushka li fece entrare, offrì loro ciò che aveva: un po’ di pane nero, una tazza di tè, il letto riscaldato dalla grande stufa.
Al mattino la donna chiese loro chi fossero e dove erano diretti, “Seguiamo una stella apparsa in Oriente che ci guida verso una grotta dove dovrebbe essere nato il Bambino Gesù, a Betlemme.”
Anche Babushka avrebbe voluto rendere omaggio al bambino…ma sospirando ci ripensò.
I tre cavalieri ripartirono e dopo un po anche la donna prese coraggio e si mise in cammino, voleva raggiungere Betlemme, e donargli l’unica ricchezza che aveva: un pezzo di pane nero.
La leggenda vuole che Babushka abbia perso la strada per Betlemme e cerchi ancora Gesù, così quando arriva Natale entra nelle case e lascia un pezzo di pane nero ai bambini.

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Il bue e l’asinello

Mentre Giuseppe e Maria erano in viaggio verso Betlemme, un angelo radunò tutti gli animali per scegliere i più adatti ad aiutare la Santa Famiglia nella stalla.

Per primo, naturalmente, si presentò il leone.
«Solo un re è degno di servire il Re del mondo» ruggì «io mi piazzerò all’entrata e sbranerò tutti quelli che tenteranno di avvicinarsi al Bambino!».
«Sei troppo violento» disse l’angelo.

Subito dopo si avvicinò la volpe.
Con aria furba e innocente, insinuò: «Io sono l’animale più adatto. Per il figlio di Dio ruberò tutte le mattine il miele migliore e il latte più profumato. Porterò a Maria e Giuseppe tutti i giorni un bel pollo!»
«Sei troppo disonesta» disse l’angelo.

Tronfio e splendente arrivò il pavone.
Sciorinò la sua magnifica ruota color dell’iride: «Io trasformerò quella povera stalla in una reggia più bella dei palazzo di Salomone!».                                          «Sei troppo vanitoso» disse l’angelo.

Passarono, uno dopo l’altro, tanti animali ciascuno magnificando il suo dono.
Invano.
L’angelo non riusciva a trovarne uno che andasse bene. Vide però che l’asino e il bue continuavano a lavorare, con la testa bassa, nel campo di un contadino, nei pressi della grotta.

L’angelo li chiamò: «E voi non avete niente da offrire?».
«Niente» rispose l’asino e afflosciò mestamente le lunghe orecchie «noi non abbiamo imparato niente oltre all’umiltà e alla pazienza. Tutto il resto significa solo un supplemento di bastonate!».
Ma il bue, timidamente, senza alzare gli occhi, disse: «Però potremmo di tanto in tanto cacciare le mosche con le nostre code».
L’angelo finalmente sorrise: «Voi siete quelli giusti!».

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Festa dei nonni

La nanna nella savana

 

Nella savana africana possiamo trovare tanti animali, piante, insetti…e rumori.
Di giorno tutto va bene, ma la notte chi non è abituato non riesce a dormire.
Nel villaggio di Nondormo un cucciolo su tre non riusciva a chiudere gli occhi.
Mentre Tania Giraffa russava, Ippociccio era sveglio, e camminando contava gli alberi per addomentarsi, ma erano troppi e così perdeva il conto…si domandava quale fosse il modo migliore per riuscirci. Gli animali attorno a lui facevano rumore…
La notte seguente però riuscì a prendere sonno, ma non ci riusciva Lea leoncina. Camminando per il villaggio udì il lento russare di Ippociccio, e pensava cosa potesse fare per dormire almeno un po’ ….camminò ancora, ma poi decise di tornare nella sua stanza , dove la sorellina Macchietta dormiva beata . Pensò di contare le pecore, ma nella savana non esistevano, voleva ascoltare una ninna nanna ma chi gliela avrebbe cantata? Voleva leggere un libro, ma non ne era capace…
Allora decise di fare ancora una passeggiatina tra l’erba invasa dai rumorosi insetti.
Seduto sotto una pianta c’era un vecchio leone, dai lunghi baffi. Lea gli chiese chi era e lui rispose:”Sono un nonno!”
“E chi sono i nonni?”
“Sono quelli che sanno il segreto per far dormire i cuccioli”
Lea esclamò “Davvero?”
Il nonno prese un libro, inforcò gli occhiali e iniziò a raccontare una storia, con voce dolce e calma…la leoncina si addormentò.

Il nonno la portò nella sua stanzetta, la mise a letto e le rimboccò le coperte.
Da quel giorno i cuccioli di Nondormo divennero amici dei nonni, che raccontavano loro storie meravigliose, e alcuni nonni sapevano canzoni dolcissime, le ninne nanne…i cuccioli si addormentavano sereni, nella savana piena di dolce amore.

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