TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Seimila treni

Seimila treni tutti pieni
per l’Italia se ne vanno
tutti i giorni di tutto l’anno!

Vanno a Milano, vanno a Torino,
a Siena, Bibbiena, Minervino,

vanno a Napoli e a Venezia,
a Firenze, a Bari a La Spezia…

A Piacenza attraversano il Po,
senza bagnarsi nemmeno un po’,

e a Reggio Calabria, questo è il bello,
anche i treni vanno in battello!

Che fila farebbero, a metterli in fila
uno dietro l’altro tutti e seimila! 

E su ogni treno c’è un macchinista
che le rotaie non perde di vista.

Le locomotive non vanno da sole:
le ferma tutte, lui, se vuole!

Dunque signori, per piacere:
non fate arrabbiare il ferroviere…

Gianni Rodari

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Disegnare…

Questa mattina mi è toccata l’allegra banda dei piccoli dei miei vicini.
Già dal mattino volevano vedere un film, mi sono rifiutata; gioco, bicicletta, vista la bella giornata di oggi, dopo giorni di gelo e pioggia c’è un bel sole, disegno e….”..mi leggi Pinocchio?” dice il più piccolo
“Non c’è tempo…mi dispiace”.
Visto che lo conosce a memoria si può dire, per quante volte l’ho letto con loro, ho proposto di disegnarlo.
Il piccolo felicissimo decide per la balena, lì mi scatta l’idea di ricordare che…
…non era una balena ma un pescecane che era lungo più di un chilometro senza contare la coda e dove Pinocchio incontrò babbo Geppetto, seduto accanto ad un tavolo illuminato da una candela.
E poi c’è anche Tonno.
– “Chi è che parla così?” domandò Pinocchio, sentendosi gelare dallo spavento.
“Sono io! Sono un povero Tonno, inghiottito dal Pescecane insieme con te. E tu che pesce sei?”
” Io non ho che veder nulla coi pesci. Io sono un burattino.”
“E allora se non sei un pesce, perchè ti sei fatto inghiottire dal mostro?”
” Non son io, che mi son fatto inghiottire: gli è lui che mi ha inghiottito! Ed ora, che cosa dobbiamo fare qui al buio?…”
“Rassegnarsi e aspettare che il Pescecane ci abbia digeriti tutt’e due!…”
“Ma io non voglio esser digerito!” urlò Pinocchio, ricominciando a piangere.
“Neppure io vorrei esser digerito,” soggiunse il Tonno “ma io sono abbastanza filosofo e mi consolo pensando che, quando si nasce Tonni, c’è più dignità a morir sott’acqua che sott’olio!…” -(la frase che amo più di tutte in questo libro).
E allora…
-Ora bisogna sapere che il Pescecane, essendo molto vecchio e soffrendo d’asma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormire a bocca aperta: per cui Pinocchio affacciandosi al principio della gola, e guardando in su, potè vedere al di fuori di quell’enorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna.


“Questo è il vero momento di scappare ” bisbigliò allora, voltandosi al suo babbo. “Il Pescecane dorme come un ghiro: il mare è tranquillo e ci si vede come di giorno. Venite dunque, babbino, dietro a me, e fra poco saremo salvi.”
Detto fatto salirono su per la gola del mostro marino, e arrivati in quell’immensa bocca cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua; una lingua così larga e così lunga, che pareva il viottolone d’un giardino. E già stavano lì lì per fare il gran salto e per gettarsi a nuoto nel mare, quando, sul più bello, il Pescecane starnutì, e nello starnutire, dette uno scossone così violento, che Pinocchio e Geppetto si trovarono rimbalzati all’indietro e scaraventati nuovamente in fondo allo stomaco del mostro.——
—“Ora, ragazzo mio, siamo bell’e perduti.”
” Perchè perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare!…”
” Dove mi conduci?”
” Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura.”
Ciò detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro: poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti. Prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo: “Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io.”


Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo, il bravo Pinocchio, sicuro del fatto suo, si gettò nell’acqua e cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la luna splendeva in tutto il suo chiarore, e il Pescecane seguitava a dormire.
Il povero Pinocchio faceva finta di essere di buonumore: ma invece… Invece cominciava a scoraggiarsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e affannoso… insomma non ne poteva più, e la spiaggia era sempre lontana.
Nuotò finchè ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse con parole interrotte: “Babbo mio, aiutatemi… perchè io muoio…”
E il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse: “Chi è che muore?”
“Sono io e il mio povero babbo!”
“Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!…”
“Preciso; e tu?”
“Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pescecane.”
“E come hai fatto a scappare?”
“Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te, sono fuggito anch’io.”
“Tonno mio, tu capiti proprio a tempo! Ti prego, per l’amore che porti ai tonnini tuoi figliuoli; aiutaci, o siamo perduti.”
“Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt’e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva.”
Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito l’invito; ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno.


“Siamo troppo pesi?” gli domandò Pinocchio.
“Pesi? Neanche per ombra: mi par di avere addosso due gusci di conchiglia” rispose il Tonno, il quale era di una corporatura così grossa e robusta, da parere un vitello di due anni.
Giunti alla riva, Pinocchio saltò a terra il primo per aiutare il suo babbo a fare altrettanto: poi si voltò al Tonno, e con voce commossa gli disse: “Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna!… “
Il Tonno cacciò il muso fuori dall’acqua, e Pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non c’era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott’acqua e sparì.

Così abbiamo disegnato balena, pescecane e tonno!!!
Viva i bambini!

 

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Tutti a bordo!

Sono soddisfatta, ho terminato di leggere Ventimila leghe sotto i mari  di Jules Verne ai miei piccoli vicini. Di solito guardiamo film, disegniamo, giochiamo a pallone se le giornate sono assolate, ma qualche giorno fa ho proposto di leggere qualche libro…la proposta è stata accettata ma con la clausula che la maggior parte delle pagine le avrei letto io. Accettato! Mi sembra un buon inizio.
Abbiamo iniziato con un sommergibile…uno dei più affascinanti, quello con cui puoi viaggiare e fantasticare tra creature strane e luoghi meravigliosi. E’ piaciuto tantissimo.

 

“Quante navi sono affondate, quanti bastimenti sono scomparsi dalla costa algerina alle rive della Provenza.
Così, in quella veloce passeggiata attraverso gli strati più profondi, quanti rottami vidi giacere sul fondo, alcuni già corrosi e ricoperti di corallo, altri rivestiti solamente di uno strato di ruggine!
Quante àncore, cannoni, palle, guarnizioni di ferro, pezzi d’elica, brandelli di macchine, cilindri spezzati, caldaie sfondate e chiglie che ancora non si erano posate sul fondo alcune dritte, altre rovesciate…
Quando il Nautilus vi passava in mezzo e le avviluppava con il suo fascio di luce, sembrava che quelle navi stessero per salutarlo.”

 

 

 

 

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Come vorrei vedere i piccoli correre di nuovo liberi nei parchi!

Filastorta

Filastorta lunga o corta
vuoi sapere dove porta?
Verso il monte, lungo il mare
dove poi si può tuffare,
per andare fino in fondo
e girare tutto il mondo.

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Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Essere bambini è bello?

Fai questo! Fai quello!
Lascia stare tuo fratello!
Ma ci vedi?!
Solleva i piedi!
Tieni dritta la schiena!
Dio mio! Fai proprio pena!
Non ti ingozzare!
Smetti di cantare!
Sei un musone!
Ti mollo un ceffone!
Mi fai ammattire!
Stai sempre a dormire!
Portami da bere!
Questo è da vedere!
Non ti sporcare!
Ti devi arrrangiare!
Fammi spazio!
Sei uno strazio!
E smetti di tirar su!
Non ti sopporto più!
Guarda lui com’è buono!
Basta con questo frastuono!
Essere bambini è bello?
Macché! è solo un pesante
fardello.

Susanne Kilian

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Le mie querce perdono le ghiande…

Caccia alle ghiande

 

Era ora di pranzo. Pimpi guardò nella credenza ed esclamò:”E’ rimasta solo una ghianda!”
Per farla durare i mise a mangiarla molto lentamente. Ma ben presto la ghianda finì.
Allora Pimpi prese il cestino e si incamminò nel bosco per raccoglierne altre, guardò sotto ogni quercia, ma non riuscì a trovarne neanche una.
Pimpi guardò perfino a casa di uno scoiattolo, “Sei rimasto senza ghiande anche tu!” disse.
“Non ci sono ghiande qui intorno!” disse “Forse Kanga può aiutarmi.”
Kanga non aveva ghiande, ma al loro posto diede a Pimpi una squisita fetta di torta; “E’ molto buona!” disse Pimpi, “Ma non è come una ghianda!”
Allora Pimpi chiese a Tigro se aveva visto delle ghiande. “Qui non ce ne sono!” disse Tigro.
Pimpi si sentiva molto triste. “Forse Pooh può tirarmi su il morale”, pensò.
Pimpi bussò alla porta di Pooh.
“Ciao Pimpi, sei arrivato al momento giusto!” disse Pooh.  “Giusto per cosa?” chiese Pimpi, “Per una bella sorpresa!” disse Pooh e fece entrare l’amico in casa.
“Evviva le ghiande! Evviva Pooh!” gridò Pimpi e si avventò sulla torta.

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Come una fiaba…

…potrei dire. Oggi la mia vicina mi lascia la sua nipotina per un paio di ore, giochiamo in giardino e poi mentre facciamo merenda mi chiede di raccontargli una favola…Una favola? Ma è una vita che non sento una richiesta simile. E’ una bimba romantica, una ballerina e allora mi viene in mente Il soldatino di piombo di Andersen. E’ una fiaba dolce/amara, ma a me piace da sempre. E lei ha gradito.

“…la cosa più bella era una fanciulla,  che stava ritta sul portone  del castello: era di carta  ritagliata anche lei…”

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L’autunno bizarro…

SALVATE LE FOGLIE

Un giorno, Pimpi notò che tutte le foglie volavano via staccandosi dagli alberi.
“Presto non resterà neanche una foglia” disse Pimpi a Pooh, sospirando. “Bhe, se il vento soffia via le foglie dagli alberi” disse Pooh, “noi risoffiamole indietro!” Pooh riunì i suoi amici. Tutti si diedero un gran da fare  per soffiare più forte che potevano. “Proviamo ad incollarle!” disse Pooh. “Usiamo il miele super appicicoso!” Così Pooh si sedette su un ramo e cominciò ad incollare le foglie col miele. Il ramo fu presto ricoperto di foglie…e Pooh di miele appiccicoso! In quel momentoarrivò Christopher Robin. “Che cosa stai facendo, orsetto Pooh?” chiese.
Pooh alzò una zampa appiccicosa per salutare. Ma appema lo fece…scivolò! Cadde dall’albero…e atterrò proprio su un soffice mucchio di foglie secche! Pooh allora spiegò cosa stavano facendo. “Scioccherelleo!” disse ridendo Christopher Robin. “Le foglie cadono sempre in autunno”, spiegò agli amici. “Poi in primavera ne crescono di nuove!”
Pooh pensò al suo soffice atterraggio. “Dopotutto, è una buona cosa che le foglie cadano!” disse.

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La lucciola

Una sera sono sceso in cortile e ho visto le lucciole; volevo prenderne una, ma non ci riuscivo. Dopo un pò ne ho presa una al volo.
Sono rientrato in casa e l’ho fatta vedere a mia mamma e a mio fratello, poi sono andato in camera mia e l’ho messa dentro una scatolina sopra il comodino. Volevo vedere se si accendeva e se illuminava la scatolina. però vedevo che non si accendeva.
La lucciola stava tutta ferma… ho provato a toccarla con un dito, ma muoveva un po’ le zampine e poi si fermava.
Allora ho pensato che si sentiva triste e sola e forse non ci voleva più stare lì dentro…ho aspettato un po’ e poi ho deciso di liberarla. Ho aperto la finestra, l’ho messa sul davanzale e ha incominciato a volare. E ha riacceso anche la luce, che sembrava un piccolo faro nel buio della sera.
Mia mamma e mio fratello dicevano che nella scatolina non si accendeva perchè non respirava; io però dico che non si accendeva anche perchè si sentiva sola, triste e non voleva volare.

(da Il mondo bambino, M.Lodoli)

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La Befana vien di notte…

La scopa della Befana è una scopa specialissima.
Il manico è di un legno magico, lo stesso che viene usato dalle fate e dalle streghe per le loro bacchette magiche.
Con la sua scopa, la Befana può volare tranquillamente nche in mezzo alle bufere più tremende e può spostarsi di tetto in tetto, senza fatica.
Quando cavalca la scopa, la Befana ha sempre con se il suo sacco pieno di doni, ma anche di cenere polverosa e carbone nero. Il sacco è sempre stracolmo, perciò è molto pesante, ma la Befana se lo butta sulle spalle con grande agilità, come se fosse leggero come una piuma: più doni la Befana toglie dal sacco e più ne ritrova.

da Il grande libro della Befana  

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