TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Agostino – Alberto Moravia

In Versilia, Agostino, adolescente, sta trascorrendo una vacanza con la madre, vedova.
I due passano serene giornate tra nuotate e gioco.
Ma arriverà Renzo, giovane e vigoroso uomo, a spezzare questo legame.
E arriverà Berto, un ragazzo che guiderà Agostino in un mondo a lui sconosciuto, dolorosamente reale.
E conoscerà Saro, un uomo che gli aprirà un’altro mondo sconosciuto, quello della omosessualità.
Agostino riuscirà a superare la fanciullesca visione della vita per entrare nel mondo dell’adolescenza?

Un libro che spezza la fanciullezza e arriva all’adolescenza usando come mezzo il sesso e la sua scoperta, che realisticamente lascia spazio alla scoperta di realtà sociali sconosciute inquietanti, ma non per questo non affascinanti per un giovane ragazzo.
In parte un libro che mi ha lacerato quando mi sono infilata nel personaggio di Agostino, il distacco dalla madre, così angoscioso mi ha colpito. Non che vivi fuori dal mondo, ma riportando la storia negli anni in cui è ambientata mi sono sentita inquieta.
Un libro bellissimo, dove ho trovato tanto di Moravia, nel presentare la psicologia dei personaggi, nel raccontare luoghi e immagini. Erano anni che volevo leggerlo e chissà perchè non ci sono mai riuscita.
Ho fatto la strada a ritroso per quel che riguarda questo scrittore.

 

“Si, le fonti del Cliturno” disse il Saro con voce di sogno.
“Ancor dal monte che di foschi ondeggia
frassini al ventomormoranti e lunge”
incominciò Agostino con voce malsicura.

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Come dimenticare l’Ottobre del 1943?

Mio papà mi diceva sempre: “Andiamo…questo giorno non si può dimenticare…” E andavamo. Lui lo aveva vissuto. Non perchè era di religione ebraica, ma era romano.

 

“Io guardavo…e tutto ciò che vedevo mi sembrava uno spettacolo bellissimo, un interessante teatro all’aperto, e mi mfaceva sognare. Sognavo di crescere, viaggiare, vedere il mondo e visitare altre città belle come la mia……eravamo una famiglia molto unita, non potevo pensare a nulla senza di loro….”
”Erano momenti sereni, a cui avrei pensato molto negli anni a venire, momenti che mi avrebbero tenuto compagnia e restituito tanto calore. Se chiudo gli occhi, rivedo quelle ore del tramonto, e sento….Noi eravamo felici…Allora tutto sembrava semplice e bello e la mia famiglia era serena.”

 

 

“Nessuno può immaginare l’atrocità del lager.

Nessuno che non vi sia stato rinchiuso e vi abbia vissuto.

Nessun altro può capire.

Solo noi che abbiamo trascinato i nostri giorni nell’inferno sappiamo.

Sappiamo e raccontiamo.………….”

 

 

“….Ciononostante tutti trovano la forza per urlare la vita, per gettare parole che sono lacci, catene, abbracci d’amore, reti che tengano stretti i cari, le famiglie, gli amici. Parole strozzate, dalle gole già di fuoco, da cuori già pazzi di terrore, ma ancora cariche di vita…..”

(mia figlia ama moltissimo questo libro, è uno di quelli che ha conservato dopo le scuole medie)

 

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Libri

Mia figlia dice sempre che lei vivebbre circondata dai libri (e non è che ci siamo lontani…).
Dalle elementari ad oggi non ha smesso mai di leggere,
E io mi prendo il merito di avergli trasmesso l’amore per la lettura, senza orgoglio, ma con l’umiltà di avergli regalato un dono inestimabile che non ha prezzo.
  E sono grata a Meli di avere la voglia di non comprare sul web, ma di infilarsi nelle librerie e perdersi fino a trovare ciò che le piace, la incuriosisce, e mi fa piacere pensare che non mettiamo mattoni che murano le porte di questi luoghi magici.

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Lady Anna – Anthony Trollope

Nell’Inghilterra dell’800 una madre e una figlia, Lady Anna, affrontano un processo affinchè venga riconosciuto che siano effettivamente una la moglie e l’altra la figlia del Conte Lovel, se così fosse entrambe potranno usufruire dell’eredità del conte.
Se così non fosse tutto andrebbe al giovane Conte Lovel, a cui comunque aspetta il titolo.
Il giovane Lovel vorrebbe sposare Anna, che invece è innamorata di Daniel Thwaite, sarto, con cui è cresciuta e che ha promesso di sposare.
Il tutto passa attraverso un complicato processo, intrecciate avventure, amori e complotti.

Nobiltà vittoriana, ambienti borghesi, una ragazza determinata anche se inizialmente sembra debole e facilmente plagiabile, una girandola di personaggi.
La lettura scorre piacevolmente, non mi ha deluso questo romanzo, per me tale è in tutte le sue forme: la storia, le descrizioni dettagliate dei personaggi e degli ambienti, la descrizione delle regole dell’epoca,
Avvincente la storia che mette in risalto personalità femminili che devono contrastare la supremazia di quelle maschili.

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Antichi mestieri – Giovanni Leone

“Partenope, donna di cuore e di imprevedibili capricci, di grande qualità intellettuale e di cialtronerie affabulanti, figlia primogenita di un mare amico. Lei, spirito vivo e aperto, conoscitrice di molte culture, dotata di una solida filosofia quotidiana. La sua esistenza è un imperdibile libro di memorie, di ricordi spiccioli, di esistenze improvvisate, di mestieri e mestieranti….”

“Quanto più mi guardavo attorno, e quanto più attentamente osservavo, tanto meno riuscivo a trovare dei veri vagabondi….”scriveva Goethe durante un soggiorno napoletano nel 1787.

“Il martello si abbatteva con forza…Tutto il vicinato ascoltava quel sordo rintocco, quel segnale di inizio giornata. ‘O ferrare s’è scetato e le strade si popolavano…”
“Il petto villoso era sempre nudo, solcato in diagonale da una cinghia di cuoio, per tenere su le braghe…..I muscoli delle braccia erano morbidamente scolpiti, figli di infinite martellate…gli occhi erano neri come carboni…”
“Entrare nell’antica fucina del fabbro..rendersi conto della fatica, dei giorni duri e impalcabili, di quel ferro incandescente da domare.”
“Napoli era la bottega del fabbro…Napoli è figlia di quella forza, di quella creatività, di quel pensiero, pulito, genuino, sfavillante…”

  “Al calare della sera lo vedi in un fondaco a separare i diversi tipi di stracci, a prepararsi per nuove redditizie contrattazioni…”
“Stracci, malandate stoviglie, una sedia sghemba, coppole logore, coperte da rammendare, rotoli di spago, pastorelli di creta: tasselli di vita che fu, in bilico sul filo del tempo, nell’attesa di riguadagnare la scena. E` il carretto del cenciaiuolo, ‘o sapunaro per i napoletani, ricolmo di tutto e di niente. Spesso vedi il robivecchi al centro di un nugolo di femmine vocianti…..  ‘O sapunaro lo vedi ovunque. Non esiste angolo di Napoli che non abbia ascoltato il suo richiamo e il lento procedere del suo carretto. Dalle assolate strade eleganti ai vicoli bui. Tratta con serve, lavandaie, rissose popolane. Conosce i cortili dei palazzi nobili, i bassi, i fondachi. Il suo sguardo ben ricorda il duplice palesarsi della capitale del sud: nobildonna e stracciona.”
“Lo straccivendolo napoletano ha…la serena diplomazia di chi osserva il mondo…pronto a barattare un sorriso con uno straccio e la miseria di Napoli.”

  “Gli sguardi erano rivolti a lei, ‘a capera, la pettinatrice….”
“E nei frivoli discorsi, la capera era insuperabile….”
“Sapeva domare riccioli ribelli, esaltare timide trecce, far sparire fili d’argento…..provvede a tutto…qua impinza, là toglie, su imbruna, giù allustra, là gonfia, qua sgonfia; e le sue mani fan prodigio; e dieci quindici anni spariscono sotto le sue dita….”

  “Il danzante petto delle donne…Fonte di nutrimento, oggetto del desiderio, diabolica tentazione….florida nutriccia come baia di partenza per l’umano veleggiare.”
“Stringere al petto, avvolgere in un abbraccio caldo, donare…il rifugio primordiale è azione istintiva per colei che ama, che ha partorito vita…”
“A Napoli, allattare un bambino non è mai stato gesto da nascondere…”

“Abbraccia la mummara, troppo grande, troppo piena….le piccole braccia non cingono del tutto il recipiente e la paura di farlo cadere in terra è tanta…La bambina guarda imbroncita l’acquaiola, afferra un’anfora vuota, si volta di scatto e ritorna lungo il cammino che porta alla fonte…”

Acquaiolo
Vincenzo Gemito

“La storia delle nostre radici non è verità incrollabile, ma avventura straordinaria.”

“Napoli e il suo carico d’umanità, i suoi venditori, il suo commercio.”

 

 

Ho fatto un viaggio meraviglioso, in un passato dove il vissuto era sofferenza ma anche grande adattabilità. inventiva, scaltrezza. Un passato che non è andato perduto, e che lo scrittore ha saputo tratteggiare meravigliosamente con riferimenti e note che arricchiscono culturalmente il lettore. Un viaggio nelle tradizioni di una città che io trovo magica.

 

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Libri

“Una casa
senza libri
è come
una stanza
senza
finestre.”

Marco Tullio Cicerone

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Le avventure di Emma Mancini – Gianni Gregoroni

Emma è una bambina dalla personaltà vivace e dotata di una curiosità che la porta a scandagliare luoghi misteriosi,
ad esempio la casa nera, la biblioteca del colleggio di Torre in Poggio e i suoi sotterranei.
Nel suo cammino Emma incontrerà persone “speciali” che la guideranno verso la conoscenza della parte misteriosa che è in lei e che non sapeva di avere…
Incontrerà figure malefiche e poteri sovarnnaturali.

 

Una lettura fresca, vivace, che non annoia. Il linguaggio è semplice ed efficace.
Il mistero e la normalità della vita di una bambina si intrecciate in questo racconto che strizza l’occhio alla magia, al fantasy, all’avventura….
Tra le righe, a parte la trama accattivante, io ci leggo il passaggio di Emma dalla fanciullezza alla quasi adolescenza, le sue avventure sono metafora per raccontare le responsablità, gli errori e la vogia di riuscire che i ragazzi attraversano nel crescere.
Un libro per ragazzi? Si, ma io lo consiglio anche agli adulti, io mi sono divertta un mondo a leggerlo, provate, non ne rimmarrete delusi. Anzi…

 

Grazie Gianni per questo bel regalo 😉
(mia figlia si è ripromessa di leggerlo dopo gli esami)

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Johanna della foresta – Giorgio Scerbanenco

  Immigrati, boscaioli in Svizzera. Uomini di diverse nazionalità, tra cui due italiani: Donato e Francino.
La foresta fa sfondo alla storia di due donne innamorate di Donato.
La fidanzata storica, Maria, e la maestra Gertrude.
Ma Donato s’innamora di Johanna, figlia dell’oste del paese.
E poi c’è il capitano Heinrich Glicken, poliziotto. E il nazismo che è un eco sempre attivo
Johanna scompare, non si trova.
E’ stata uccisa?

Trovo questo libro in uno scaffale del centro commerciale, nell’angolo dei Libri lasciati. Un libro datato, anche come stampa (guardate la copertina).
Scerbanenco…come posso non leggerlo?
Natura, amore, mistero. Un romanzo che sembra “leggero”, ma non lo è, anzi dentro ci ho trovato la violenza dell’uomo sulla donna. Ci sono le donne che sognano un amore che le protegga, un uomo forte e solido. Ma questo amore non può essere tale se vuol dire abbassarsi ai soli piaceri dell’uomo, donne sacrificate per amore.
Certo la collocazione temporale è lontana dal momento che viviamo…uno Scerbanenco del 1955. Forse ancora attualre?
C’è anche la descrizione asciuuta della vita quotidiana dei personaggi. E storie piccole ma significative.
Non è un eccezionale romanzo, ma i personaggi sono fortemente delineati (a me è piaciuto Glicken). E il finale riscatta un po’ l’amore.

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Io non avevo l’avvocato – Mario Rossetti

   Quando Mario Rossetti, in pigiama, alle cinque del mattino, apre la porta ai finanzieri, viene arrestato, allontanato dalla moglie e dai figli.
L’uomo lavora in Fastweb e gli viene addebitata, insieme ad altri manager, una truffa per centinaia di milioni di euro.
Trascorrerà in carcere diverso tempo, poi gli arresti domiciliari, più di un centinaio di udienze, fino ad arrivare al momento in cui la giustizia si rende conto che l’accusa è infondata.
La famiglia trascorrerà periodi di fatica economica, l’opinione pubblica si farà la sua idea, ma Rossetti non si lascerà mai andare, resiste e conquisterà la sua dignità.
I compagni di cella saranno parte integrante della sua rivincita.

 

“…Una procedura del tutto irregolare, una delle tante che scoprirò e che subirò sulla mjia pelle…”

“La totale inutilità del Riesame è un altro colpo….”

Un libro/diario/denuncia sulle anomalie del nostro sistema giudiziario.
Un innocente incarcerato che vive un incubo, un inferno, che ci fa vivere realmente la situazione carceraria, che ci fa vivere l’assurdo della giustizia italiana. Una situazione che oltre la drammaticità del caso nello specifico contiene per il protagonista un grande dolore.
Un libro da leggere, linguaggio scorrevole realista, toccante. Un libro senza rabbia.

 

“Vabbè, a caval donato non si guarda in bocca. Non c’era logica nell’arrestarmi, non c’era nel tenermi dentro, non c’è logica nello scarcerarmi proprio adesso.Tutto quadra. Coerenza nell’assurdo.”

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Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore/La notte tu mi fai impazzire – Pietrangelo Buttafuoco

     “Dove ci sono campane, ci sono puttane””

 

Primi anni del Seicento, Roma.
Agostino Tassi*, toscano, non bello, tozzo, iroso e violento, è un donnaiolo incallito. Lurbizia, prostituta, ne sa qualcosa, le ha sfigurato il volto con un pugno. Per questo viene carcerato (come già era accaduto), ma protetto da Cosimo Quorli, al servizio di di Papa Clemente VIII, ben presto è fuori.
Tassi frequenta il pittore Orazio Lomi Gentileschi*, anche lui toscano, pittore. Questi è padre di Artemisia*, bellissima ventenne, anche lei pittrice; a Roma non gode di ottima reputazione. Agostino Tassi abuserà di lei.

 

“Il lupo della mala coscienza come opera, così pensa”

 

Libro che scorre, un libro che mi ha irritato. E’ vero che dimostra spietatamente il modo di vivere di quel momento e spietatamente racconta una verità, ma l’ho trovato troppo volgare. Tra papi, prostitute, mogli, amanti, palazzi, morti, violenza e stupri, l’anima diventa nera di dolore. Almeno la mia.

 

*Agostino Tassi (1580-1644), pittore.
Dal 1610 si trasferì definitivamente a Roma. Fu intimo di Orazio Gentileschi e della figlia Artemisia.
Tra le sue opere vi sono numerosi interventi per la decorazione di diversi palazzi e ville di Roma e dintorni.
Fu accusato dello stupro di Artemisia.

 

*Orazio Gentileschi (1563 –1639), pittore.
All’età di tredici anni si reca a Roma dove lavora per Gregorio XIII, Sisto V, il duca di Mantova…
A Roma conosce e lavora con Agostino Tassi fino al 1612 quando ne interrompe i rapporti a causa dello stupro di Artemisia e del successivo processo.

 

*Artemisia Lomi Gentileschi (1593–1654), pittrice.
Nasce a Roma dove sviluppa il suo innato talento per l’arte pittorica, tanto che il padre Orazio decide di farla seguire da Agostino Tassi, talentuoso paesagista ma anche mandante di diversi omicidi; Tassi si infatuò di Artemisia, i suoi sentimenti non erano però corrisposti, all’ennesimo rifiuto la stuprò.
Questo tragico evento influenzò drammaticamente la vita, anche artistica, della Gentileschi che ne rimase sconvolta. Quando Tassi propose il matrimonio riparatore, per evitare la galera, Artemisia acconsentì continuando a intrattenere rapporti intimi con lui, il matrimonio non avverrà mai.
Artemisia comunque informò il padre dell’accaduto e, quando si scoprì che Tassi era già coniugato, Orazio lo querelò e fece sposare la figlia ad un’altro pittore e con lui si trasferì a Firenze.
Qui la pittrice approdò nell’ambiente mediceo dove conobbe molte personalità eccellenti dell’epoca (Galileo Galilei, Michelangelo Buonarrot…).
Nel luglio 1616 venne ammessa all’Accademia del Disegno di Firenze, prima donna a godere di tale privilegio.
Dal 1649 alloggiò a Napoli, dove morì.

 

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