TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

dal Vangelo di Matteo

“Ed ecco, la stella, che avevano visto
spuntare, li precedeva, finchè giunse
e si fermò sopra il luogo
dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono
una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino
con Maria sua madre, e prostratisi
o adorarono. Poi aprirono i loro
scrigni e gli offrirono in dono
oro, incenso e mirra.”

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Favole…

Tanto tanto tempo fa, la Befana era soltanto una vecchina piena di acciacchi per l’età e passava le sue giornate facendo calze, calzine e calzettoni per i bambini del paese.
Viveva sola in una casetta di legno vicino al grande bosco di querce e castagni ma non sentiva la solitudine perchè ogni mattina appena si alzava sbriciolava il pane secco e lo sistemava sul davanzale della finestra, poi chiamava gli uccelli del bosco battendo fra loro due cucchiaini. Passeri, merli ma anche picchi e fringuelli, tortore e pettirossi arrivavano immediatamente a far colazione e siccome non avevano paura di quella minuscola vecchina mangiavano anche dalle sue mani e cantavano per ringraziarla.
Accadde un Natale che la povertà si fosse impadronita del paese e non si trovava quasi più nulla da mangiare; non solo mancavano dolci e torroni, mancava proprio tutto, c’era giusto un pezzo di pane al giorno a testa e niente più, tanto che i bambini erano magri e tristi quasi non avevano nemmeno la forza per giocare.
La vecchina lasciava il suo unico tozzo di pane agli amici uccellini ma avrebbe voluto fare qualcosa anche per i bambini, e non solo calze, calzine e calzettoni che lo sapeva bene, non si possono mica mangiare.
La situazione era grave davvero e gli uccelli del bosco si riunirono in gran consiglio sopra i rami della quercia più alta.
“C’è bisogno di noi!” cinguettarono, “siamo qui per questo” fischiarono in coro tutti d’accordo: bisognava chiedere un favore alla fata Primavera che passava l’inverno dormendo nel grande nido che proprio gli uccelli le avevano regalato.
Così fecero e volarono dalla fata che riposava tranquilla e non sapeva nulla di quanto stava accadendo.
Tutti in coro gli uccelli cantarono il canto della primavera che si sveglia come facevano ogni anno verso la fine di marzo; non era marzo ma era proprio un’emergenza!
E la fata Primavera si destò tutta infreddolita e ancora piena di sonno; allora si fece avanti il pettirosso, le si posò su di una mano e le spiegò quanto grave fosse la situazione.
Già faceva meno freddo quando la fata Primavera spiegò le sue idee cantando: “Ogniun di voi doni una piuma e poi l’aggiunga alla scopa che volare così potrà, nessuna calza vuota sarà, il mio cuore le riempirà!”.
Appena pronunciate tali parole la fata si riaddormentò perchè era ancora inverno e riusciva a malapena a tenere aperti gli occhi.
Gli uccelli che si fidavano di lei le ubbidirono immediatamente e ogni uno si staccò una piuma e la nascose nella scopa della vecchina proprio come aveva detto la fata, poi si misero in attesa di quello che sarebbe successo.
La sera della vigilia dell’Epifania la vecchina si accorse con sorpresa che le calze erano diventate addirittura una montagna, fece per metterle nel solito sacco per portarle in paese l’indomani e scoprì che non erano vuote, ma piene di ogni bendidio, e che più ne infilava nel sacco, più ce ne entravano, non solo, quando si avvicinò alla scopa la vide sollevarsi come fosse un uccello.
Allora la scopa parlò e aveva la voce gentile di fata Primavera: “Sali a cavalcioni che voleremo insieme per portare ai bambini tutte queste calze prima che faccia giorno.”
La vecchina ubbidì e fu così che per un giorno all’anno divenne la Befana.
Per il resto continuò a sferruzzare calze di tutti i tipi e naturalmente a mettere le briciole di pane sul davanzale.

di Ilaria Guasco
“Feste per tutto l’anno”
(De Agostini editore)

 

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Letture del 1894

Quando i tre Magi videro spuntare in Oriente la stella miracolosa, sollecitarono i preparativi per andar a render omaggio al divino infante.
Melchiorre e Gaspare fecero caricare parecchi cammelli di oro, incenso e mirra; ma il re Baldassarre non sapeva risolvere il da farsi.
Egli era padre di parecchi bambini, che giocavano sui ricchi tappeti sotto la tenda di porpora; bei fanciulli dalla carnagione dorata e dagli occhi neri; il suo orgoglio insomma, la sua gioia.
E guardandoli pensava, con maggior tenerezza dei suoi compagni, al povero re appena nato: il quale per culla non aveva che un po’ di paglia nella stalla di Betlemme.
– E’ un Dio, – pensava il buon re Baldassarre – ma è un bambino. Come si potrebbe onorarlo degnamente ? –
Riflettè a lungo il brav’uomo fissando i figlioli, di cui il maggiore addentava, un grosso fico seccato al sole; il secondo succhiava una chicca di miele; la terza, una graziosa bambina, con atto materno, cullava fra le braccia una bambola
vestita, come lei, di seta bianca ricamata in oro.
A quella vista, il re alzò il capo con un sospiro di soddisfazione e si mise a preparare i suoi doni.
Un cammello, uno solo, fu caricato di oro e di profumi.
Su cento altri fu posta una soma ben diversa: fichi, datteri, miele, dolci squisiti, conserve deliziose, giocattoli meravigliosi.
Quando tutto fu all’ordine, la carovana, si mise in moto.
Dinanzi marciavano i Re Magi, con la corona in testa.
Seguivano gli schiavi con la lunga fila dei cammelli; chiudeva il corteo una numerosa schiera di ufficiali, ministri, ecc.
Per molti giorni e molte notti, la brillante comitiva, viaggiò attraverso il deserto, offrendo un magnifico spettacolo così alla luce ardente del sole, che al mite raggio della luna.
Guidati dalla stella rivelatrice, i tre Re giunsero finalmente a Betlemme, dove i pastori li avevano preceduti, recando pur essi i loro doni.
Presentatisi al divino fanciullo, si curvarono ad adorarlo, e deposero ai suoi piedi, fra mezzo agli agnellini e alle bianche colombe già offerte a Gesù, le ricchezze portate seco dall’Oriente.
Ma il buon re Baldassarre, il padre tenero dei suoi bambini, volle baciare le manine al fanciullo divino e presentargli lui stesso un bel fantoccio, per vederlo sorridere.
Gesù stese le mani verso il giocattolo.
Un Dio però non è un fanciullo come gli altri.
Egli si mostrò lieto, per far lieto il buon re; ma il giocattolo non era per lui.
Altre cure, altri pensieri germogliavano in quella testa di bimbo.
E però, narra la leggenda, che tutti i doni furono messi da parte – nessuno può dir dove – ma non si esauriscono mai; e i Magi vanno ogni anno a prenderne per empire le scarpette dei bimbi buoni e felici.
I quali, a loro volta, imitando l’esempio del buon re Baldassarre, ne danno parte ai bimbi poveri, cui spesse volte la paglia serve da letto.

Tratto Da “ Il Lieto Fine “
Letture illustrate per i fanciulli, del 1894

 

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Vangelo di Giovanni

“In principio era il Verbo, e il Verbo era
presso Dio e il Verbo era Dio…..E il Verbo
si fece carne e venne ad abitare in mezzo
a noi…”

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Buon Anno 2022

Amore – Salute – Compagnia – Energia – Consapevolezza

Questo è il mio augurio per tutti quelli che passeranno in questo blog, usatele al meglio.
Soprattutto Amore, è la parola che apre ogni porta, io ci credo sempre.

 

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Adorazione

Un’ immagine tenebrosa, la definirei al chiaro di luna…
C’è una fonte di luce, è Gesù Bambino, che irradia tutto ciò che è intorno a lui: la vergine Maria, il volto di Giuseppe che lo guarda estasiato, i due angeli inginocchiati.
Un’opera che io trovo meravigliosa, di Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti.
L’opera è conservata nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

 

Con questa immagine per me tanto significativa, auguro UN SERENO NATALE  a tutti i blogger che passeranno nel mio blog.

 

Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo periodo per me doloroso, la mia famiglia ha attraversato lutti e problematiche complesse, ma come dico sempre “ci credo sempre” a questa vita che per quanto complicata possa essere ci dona sempre un modo per ripartire e per non arrenderci, e proprio questo pomeriggio sono arrivate tre notizie che ci hanno riempito di gioia e speranza, forse questo è il vero dono di questa notte che si avvicina e che io trovo sempre “magica”.

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Tradizioni dal passato..

Il simbolo principale di queste feste natalizie è l’albero di Natale.
Le sue origini arrivano dai paesi nordici, in particolare dalle regioni a nord del Reno.
Proprio qui c’era l’usanza di scegliere il ceppo migliore di una quercia o di un abete e bruciarlo nella propria casa, tutta la famiglia riunita, dal giorno di Natale per dodici giorni. L’usanza nasceva dal desiderio di bruciare il passato e cercare segni di presagio per l’anno successivo.
Oggi l’albero si decora con luci, palline, fili, bacche, biscotti…
Il Natale è una festa evocativa, ricca d’immagini.
A me piacerebbe che fosse meno “brillante” e più “emotiva”.

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E siamo al termine..e all’inizio…

Auguri a tutti i blogger per il Nuovo Anno!

Io un augurio me lo farò a mezzanotte…di continuare a privilegiare la mia mente senza farmi condizionare, di decidere sempre con la mia testa. Ma anche di chiedere, informarmi e leggere…spocchiosa? No, consapevole che a volte i furbi ti vogliono manipolare. Grazie ma no….ancora ce la faccio ad individuare chi mi può donare la spreranza che si può sempre costruire qualcosa di buono.

 

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Il 2020 se ne va…

Sta per finire, quest’anno che ha portato via a me e purtroppo a tantissime, troppe persone, l’anima.
C’è stata sofferenza e per fortuna anche un vento dolce di felicità, in casa abbiamo avuto anche sei nascite…la speranza, il segnale che la vita va combattuta, assaporata, accompagnata….va amata.
Un’anno che lascia sicuramente un’impronta, tra crisi, notizie e lo sforzo sovrumano di molte categorie di lavoratori, un’impronta che mi fa rafforzare l’idea che ci vuole un mondo più giusto.
E quindi desidero, e spero, e sogno, come quando ero bambina e aspettavo la notte di Natale per sentire l’indomani il profumo dei dolci di mia nonna, come quando aspettavo la notte dell’Epifania per i giocattoli.
E spero che i sogni diventino realtà perchè alla fine camminare su questa Terra non mi dispiace neanche un po’, non mi dispiace guardare nel volto dei bambini il riflesso della leggerezza del vivere.
Sarò banale, ma la vita è vita, merita rispetto ma anche leggerezza, l’importante è non perdere di vista le cose veramente importanti.

 

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25 dicembre 2020

 

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