TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

E vabbè, m’è presa così!

La Campana della Chiesa

Che sôno a fa’? – diceva una Campana. –
Da un po’ de tempo in qua, c’è tanta gente
che invece d’entrà drento s’allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fa’ la canoffiena*
pe’ chiamà li cristiani cór patocco!
Se l’omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Dommineddio?
Dirà ch’er sôno mio
nun è più bono a risvejà la fede. –
No, la raggione te la spiego io:
– je disse un angeletto
che stava in pizzo ar tetto –
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall’anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sona…

Trilussa

 

*altalena

 

 

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Dedicata… (a buon intenditor…)

ER SORCIO LOMBETTO*

Un Sorcio bianco, pieno de coraggio,
stava studianno er modo
d’entrà ne la bottega d’un caciaro
pe’ fasse una magnata de formaggio;
e siccome era secco come un chiodo
nu’ j’ariuscì dificile er passaggio.
Smerlettò lo stracchino,
fece ‘na grotta ar cacio pecorino,
allargò li bucetti a la groviera…
De tutto quer che c’era
vorse sentì er sapore:
s’ingozzò come un lupo, come un porco,
insomma fece un pranzo da signore.
Ècchete che la sera,
doppo d’avé magnato e rimagnato,
er Sorcio pensò bene de squajasse
da l’istessa fessura ch’era entrato.
Ma aveva voja a spigne e a intrufolasse:
ce capeva la testa, ammalappena.
— Mó sconterai la pena
d’avé fatto un’azzione disonesta.
— je disse un Sorcio, antico der locale —
Se voi riuscì de qui, caro collega,
bisogna che diventi come jeri,
secco, affamato, debbole com’eri
quanno ch’entrassi drento ‘sta bottega…
— E allora — disse er Sorcio — nun me mòvo:
mica so’ scemo! Già che me ce trovo
seguito a magnà qui: chi se ne frega?

Trilussa

*ladruncolo

**frequentatore abituale

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Alda Merini

La tenerezza è un amore
disinteressato e generoso,
che non chiede nient’altro
che essere compreso
e apprezzato.

 

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La politica

Ner modo de pensà c’è un gran divario:
mi’ padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch’er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so’ monarchico, ar contrario
de Ludovico ch’è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe’ via de ‘sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là… Pare un congresso!

Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so’ cotti li spaghetti
semo tutti d’accordo ner programma.

Trilussa, 1915

 

Cambia la data, ma la storia è sempre la stessa….

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Ama e fa ciò che vuoi

Ama e fa ciò che vuoi

Sia che tu taccia,
taci per amore.

Sia che tu parli,
parla per amore.

Sia che tu corregga,
correggi per amore.

Sia che tu perdoni,
perdona per amore.

Sia in te
la radice dell’amore,
poiché da questa radice
non può procedere
se non il bene.

Ama e fa ciò che vuoi

 Sant’Agostino,

Amare: l’immenso dono che Dio ci ha concesso e che spesso non accogliamo.

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ALLA LIBERTA’

O libertà, concedici che alfine
ti si miri negli occhi.
Noi t’abbiamo aspettato tanto tempo
e le anime nostre nella notte,
ti cercavano errando come spettri.

……………

Ma perché. Libertà. Pallido hai il volto?
E’ il ricordo di ciò che tu hai sofferto?
O forse non abbiamo ancora agito
molto per te?
O temi forse il tuo avvenire stesso?                       
No. non temere: ti difenderemo!                   

Petofi Sandor

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Quartine

O teneramente amata del mio cuore,                                       
porta la coppa e la caraffa,
avviamoci a frugare in un variopinto campo
un nascondiglio d’amore.

Dove limpidamente scorre l’acqua di un ruscello,
o giovinetta, la tua bellezza
seduce la luna
e fa giubilare il cosmo.

Lascia che gli orafi
ritraggano dalla tua immagine
forme e disegni su centinaia di ciotole e coppe
che inneggiano all’amore.

Omar Khayyâm
(matematico, astronomo e poeta persiano, 1048-1131)

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Attesa..

“Alla porta della vita, ai cancelli del respiro,
Ci sono cose peggiori della morte che attendono gli uomini.”

Algernon Charles Swinburne

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Federico Garcia Lorca

“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti.”

 

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Cortile

Li panni stesi giocano cór vento
tutti felici d’asciugasse ar sole:
zinali, sottoveste, bavarole,
fasce, tovaje… Che sbandieramento!
Su, da la loggia, una camicia bianca
s’abbotta d’aria e ne l’abbottamento
arza le braccia ar celo e le spalanca.
Pare che dica: — Tutt’er monno è mio! —
Ma, appena er vento cambia direzzione,
gira, se sgonfia, resta appennolone…
E un fazzoletto sventola l’addio.

Trilussa

 

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