TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Perchè il poeta è Amore…in ogni sua sfumatura d’animo

“L’Angelo tenne
quella parola tra le
dita..
poi la consegnò al
tempo..
“poeta”…
Ci risiamo, pensò,
Dio si è di nuovo
innamorato..”

Marco Corsi

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Vorrei un mondo migliore…

I bambini si incontrano

I bambini si incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Sopra di loro il cielo è immobile
nella sua immensità
ma l’acqua del mare che non conosce riposo
si agita tempestosa.
I bambini si incontrano con grida e danze
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Costruiscono castelli di sabbia
e giovano con conchiglie vuote.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sulla superficie ampia del mare.
I bambini giocano sulla spiaggia dei mondi.
Non sanno nuotare
né sanno gettare le reti.
I pescatori di perle si tuffano per cercare
i mercanti navigano sulle loro navi
i bambini raccolgono sassolini
e poi li gettano di nuovo nel mare.
Non cercano tesori nascosti
non sanno gettare le reti.
Ride il mare increspandosi
ride la spiaggia luccicando pallidamente.
Le onde portatrici di morte
cantano ai bambini cantilene senza senso
come fa la madre
quando dondola la culla del suo bimbo.
Il mare gioca con i bambini
e la spiaggia ride luccicando pallidamente.
I bambini si incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Nel cielo senza sentieri vaga la tempesta
nel mare senza sentieri naufragano le navi
la morte è in giro e i bambini giocano.
Sulla spiaggia di mondi sconfinati
c’è un grande convegno di bambini.

R.Tagore

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Momento

“…il cuore s’affida all’aquilone
dei pensieri e si corre, si vola,
ci si perde a sognare. Sognare!…”

M.Gori

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Occhio alla data… 1938….cosa è cambiato?

Tinte

Un Sorcio, che correva a più nun posso
pe’ nun fasse acchiappà da un Micio rosso,
s’intrufolò de dietro a un cassabbanco
dove c’era accucciato un Micio bianco.
Lì pure la scampò; ma verso sera
cascò fra l’ogne d’ una Micia nera.
— Purtroppo, — disse allora — o brutta o bella,
la tinta cambia, ma la fine è quella.

Trilussa

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Trilussa era anche questo…

L’AMANTE DE PRIMA E QUELLO D’ADESSO

Prima annava a trovà l’innammorata,

sonanno la chitara allegramente,

eppoi montava, coraggiosamente,

su ‘na scala de seta preparata.

 

Adesso, invece, è tutto differente:

mo cosamo una donna maritata,

senza chitara, senza serenata,

senza scala de seta, senza gnente.

 

Dev’ésse propio granne l’affezzione,

si je sonamo, senza fà rumore

er campanello elettrico ar portone.

 

E ammalapena che ce fa er segnale,

se famo portà su da l’ascenzore,

mentre er marito scegne pe le scale.

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Haiku

“Un fiore caduto,
pensavo,
sta risalendo
sul ramo.
Ma no: una farfalla.”

Arakida Moritake

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Parole e fatti

Certi Sorcetti pieni de giudizzio
s’ereno messi a rosicà er formaggio,
quanno, ner vede un Gatto de passaggio,
fecero finta de tené un comizzio.

Un Sorcio, infatti, prese la parola
con un pezzo de cacio ne la gola.
— Colleghi! — disse — questa è la più forte
battaja der pensiero che s’è vista:
io stesso lotterò pe’ la conquista
de l’ideale mio fino a la morte!
Voi pure lo farete, so’ sicuro… —
Ogni Sorcetto j’arispose: — Giuro!

— Fanno le cose propio ar naturale,
— disse er Miciotto — come fusse vero!
L’appetito lo chiameno Pensiero,
er formaggio lo chiameno Ideale…
Ma io, però, che ciò l’Istituzzione
me li lavoro tutti in un boccone.

Trilussa

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E vabbè, m’è presa così!

La Campana della Chiesa

Che sôno a fa’? – diceva una Campana. –
Da un po’ de tempo in qua, c’è tanta gente
che invece d’entrà drento s’allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fa’ la canoffiena*
pe’ chiamà li cristiani cór patocco!
Se l’omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Dommineddio?
Dirà ch’er sôno mio
nun è più bono a risvejà la fede. –
No, la raggione te la spiego io:
– je disse un angeletto
che stava in pizzo ar tetto –
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall’anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sona…

Trilussa

 

*altalena

 

 

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Dedicata… (a buon intenditor…)

ER SORCIO LOMBETTO*

Un Sorcio bianco, pieno de coraggio,
stava studianno er modo
d’entrà ne la bottega d’un caciaro
pe’ fasse una magnata de formaggio;
e siccome era secco come un chiodo
nu’ j’ariuscì dificile er passaggio.
Smerlettò lo stracchino,
fece ‘na grotta ar cacio pecorino,
allargò li bucetti a la groviera…
De tutto quer che c’era
vorse sentì er sapore:
s’ingozzò come un lupo, come un porco,
insomma fece un pranzo da signore.
Ècchete che la sera,
doppo d’avé magnato e rimagnato,
er Sorcio pensò bene de squajasse
da l’istessa fessura ch’era entrato.
Ma aveva voja a spigne e a intrufolasse:
ce capeva la testa, ammalappena.
— Mó sconterai la pena
d’avé fatto un’azzione disonesta.
— je disse un Sorcio, antico der locale —
Se voi riuscì de qui, caro collega,
bisogna che diventi come jeri,
secco, affamato, debbole com’eri
quanno ch’entrassi drento ‘sta bottega…
— E allora — disse er Sorcio — nun me mòvo:
mica so’ scemo! Già che me ce trovo
seguito a magnà qui: chi se ne frega?

Trilussa

*ladruncolo

**frequentatore abituale

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Alda Merini

La tenerezza è un amore
disinteressato e generoso,
che non chiede nient’altro
che essere compreso
e apprezzato.

 

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