TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La Campana della Chiesa 

Che sôno a fa’? – diceva una Campana. –
Da un po’ de tempo in qua, c’è tanta gente
che invece d’entrà drento s’allontana.
Anticamente, appena davo un tocco
la Chiesa era già piena;
ma adesso ho voja a fa’ la canoffiena 
pe’ chiamà li cristiani cór patocco!
Se l’omo che me sente nun me crede
che diavolo dirà Dommineddio?
Dirà ch’er sôno mio
nun è più bono a risvejà la fede. –
-No, la raggione te la spiego io:
-je disse un angeletto
che stava in pizzo ar tetto –
nun dipenne da te che nun sei bona,
ma dipenne dall’anima cristiana
che nun se fida più de la Campana
perché conosce quello che la sona…

Trilussa

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Poesia di Marco Corsi

Un lampo di buio fiammeggiò
indolente, accarezzando il
silenzio d’incenso ineffabile…
mentre litigiosi nembi
baciavano una cruna
di luna.

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Festa dei nonni

La nonna

D’inverno ti mettevi una cuffietta
coi nastri bianchi come il tuo visino,
e facevi ogni sera la calzetta,
seduta al lume accanto al tavolino.

lo imparavo la Storia Sacra in fretta
e poi m’accoccolavo a te vicino,
per sentir narrar la favoletta
del Drago azzurro e del Guerrin Meschino.

E quando il sonno proprio mi vincea
m’accompagnavi fino alla mia stanza,
e m’addormivi al suono dei tuoi baci.

Allora agli occhi chiusi m’arridea
di fantasime splendide e fugaci
in mezzo ai fiori, una gioconda danza.

Gabriele d’Annunzio

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L’arrivo del Signore

Quando mi hanno abbandonato
quando sotto il peso
dell’anima crollavo,
d’improvviso mi abbracciò Dio.

Non arrivò con suono di trombe
ma con abbraccio muto, vero, forte,
non venne una mattina bella, infuocata,
ma durante una buia notte di guerra.

E i miei occhi vanitosi
si sono accecati,
e la mia gioventù morì, ma Lui,
magnifico e splendente,
lo vedo per sempre.

Az Úr érkezése
1908

 

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L’eroe e li pupazzi

Quanno finì la guerra
l’Eroe piantò la bajonetta ar muro
e se rimise a lavorà la terra.
Era stato ferito cinque vorte,
ma se sentiva l’anima più forte
e er braccio più gajardo e più sicuro.
E disse: — Se la vanga è arruzzonita
la farò ritornà lucida e bella,
e invece de la morte
seminerò la vita. —

Mentre faceva ‘sto raggionamento
vortò la testa e vidde da lontano
un omo, dritto, co’ le braccia stese,
in un campo de grano.
— E tu che vôi? — je chiese —
Sei gnente er deputato der colleggio
che se prepara er solito maneggio
pe’ cojonà er paese?
Cerchi per caso un popolo imbecille
che pagherà le chiacchiere che fai
co’ le carte da mille?
Chi rappresenti? forse un giornalista,
un eroe de la penna stilografica
ch’ha fatto l’avanzata co’ le spille
su la carta geografica?…
O sei piuttosto er solito tribbuno
arrampicato su la groppa nostra,
ch’ammalappena che se mette in mostra
nun vede più nessuno?
Ah! no! te riconosco!
Tu sei lo Spauracchio incaricato
de spaventà li passeri der bosco…
Nun hai cambiato mica,
ch’Iddio te benedica!
Me l’aspettavo! Doppo tanti strazzi
ch’ho sofferto sur campo de battaja,
ritrovo li medesimi pupazzi
imbottiti de paja,
pronti a ricomincià la pantomima
cór sistema de prima!
Ma adesso basta, caro mio: te vojo
da’ foco cór petrojo…
— Ma che petrojo, un cacchio!
— strillò lo Spauracchio —
Se doppo trenta mesi de trincea
hai cambiato d’idea,
te devi ricordà che sei tu stesso
che un giorno me ciai messo:
e mó, per così poco,
me vorressi da’ foco?
Io, per lo meno, servirò a protegge
er grano de li campi, e nun fo danno
come purtroppo fanno
li pupazzi approvati da la legge!

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Li cappelli

Doppo una lontananza de quattr’anni,
li du’ Cappelli s’ereno incontrati
vicino su lo stesso attaccapanni.
Come succede, vennero in discorso
de quanno figuraveno in vetrina
d’un cappellaro ar Corso.
— Eh! — dice — er caso, quante ne combina!
Chi avrebbe immagginato, doppo tanto,
de ritrovasse accanto?
Tu co’ chi stai?
— Co’ Giggi er mozzorecchio. 
E te?
— Co’ Totarello lo spezziale.
Come me trovi?
— Sempre tale e quale:
fresco, pulito, bello… Un vero specchio.
Invece guarda a me, come so’ vecchio:
brutto, sciupato… So’ ridotto male!
Forse dipennerà ch’er mi’ padrone
conosce tutti e, senza fa’ eccezzione,
nun sta un minuto cór cappello in testa…
— Apposta io me conservo, grazziaddio:
perché conosce tanti pur’er mio,
ma nun saluta che la gente onesta.

Trilussa

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Anima….

C’è uno spettacolo
più grandioso del mare,
ed è il cielo,
c’è uno spettacolo
più grandioso del cielo
ed è l’interno di un’anima.

Victor Hugo

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Ali…

Un paio di ali portano
libertà soltanto se
dispiegate in volo,
ma sono solo un peso se chiuse sul
proprio dorso.

Marina Tsvetaeva
(
poetessa russa)

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Sprecati

Sprecati sono questi giorni che non trascorro
con te
sprecate le mie notti vuote
sprecate sono queste mattine e questo panorama
da cartolina
sprecate tutte le meraviglie della primavera.

Sprecate sono le lettere che non spedisco mai
sprecate come le poesie che scrivo
sprecate le mie creazioni e i miei sogni folli
finchè tu non tornerai tra le mie braccia.
(da More Truth than Poetry)

Fran Landensman

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X agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla arde e cade,
perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli

Il poeta vede nelle stelle cadenti il pianto del cosmo sulla malvagità e l’ingiustizia dell’uomo…e perchè no?  La nostra casa è un luogo dove rifugiarci.
Una poesia struggente e intensa.

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