TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La notte per voi blogger…

La notte non è meno
meravigliosa del giorno,
non è meno divina;
di notte risplendono
luminose le stelle,
e si hanno rivelazioni
che il giorno ignora.

Nikolaj Aleksandrovic Berdjave

 
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Si avvicinano le elezioni…

L’Aquila

 L’ommini so’ le bestie più ambizziose,
– disse l’Aquila all’Omo – e tu lo sai;
ma vièttene per aria e poi vedrai
come s’impiccolischeno le cose.

Le ville, li palazzi, e li castelli
da lassù sai che so? So’ giocarelli.
L’ommini stessi, o principi o scopini?,
da lassù sai che so’? Tanti puntini!

Da quel’artezza nun distingui mica
er pezzo grosso che se dà importanza:
puro un Sovrano, visto in lontananza,
diventa ciuco? come una formica.

Vedi quela gran folla aridunata
davanti a quer tribbuno che se sfiata?
È un comizzio, lo so, ma da lontano
so’ quattro gatti intorno a un ciarlatano.

Trilussa

 

Buonanotte blogger!

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Convegno

La neve ricoprirà le strade                                             
colmerà i pioventi dei tetti,
andrò a sgranchirmi le gambe:
tu stai oltre la porta.

Sola, col paltò autunnale,
senza cappello né galosce,
lotti con l’emozione
e l’umida neve inghiotti.

Alberi e steccati
svaniscono lontano nel buio.
Sola nel turbinio
all’angolo stai tu.

Dal fazzoletto del capo scorre l’acqua
dietro le maniche nel risvolto,
e come gocce di rugiada
tra i capelli brillano.

E da una ciocca bionda
sono rischiarati: il volto,
il fazzoletto e la figura
e quel paltoncino.

La neve sulle ciglia è bagnata,
nei tuoi occhi l’angoscia
e il tuo aspetto risulta
di un sol pezzo.

Quasi che come ferro
bagnato in antimonio,
ti avessero portato a taglio
per il mio cuore.

In esso s’è in eterno fissata
la dolcezza di questi tratti,
per cui non ha importanza
che il mondo sia spietato.

E perciò si biforca
tutta questa notte nella neve
e tracciare un confine
tra di noi non posso.

Ma noi chi siamo e da dove
se di tutti quegli anni
sono rimaste chiacchiere
e noi siamo scomparsi?

Boris Pasternak

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Dal Dottore

E’ tanto magrino
signora il bambino.
A respirare stenta:
quando gli si fa dire trentatre
è già tanto se dice trenta.
Un cambiamento d’aria
secondo me si addice:
lo mandi a quel campeggio
sulla Chioma di Berenice.

Gianni Rodari

 

(molti genitori dovrebbero leggerla…)

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I Re Magi

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s’ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.


Gabriele D’Annunzio

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Prova a cantare il mondo mutilato

Prova a cantare il mondo mutilato.
Ricorda le lunghe giornate di giugno
e le fragole, le gocce di vino rosé.
Le ortiche che metodiche ricoprivano
le case abbandonate da chi ne fu cacciato.
Devi cantare il mondo mutilato.
Hai guardato navi e barche eleganti;
attesi da un lungo viaggio,
o soltanto da un nulla salmastro.
Hai visto i profughi andare verso il nulla,
hai sentito i carnefici cantare allegramente.
Dovresti celebrare il mondo mutilato.
Ricorda quegli attimi, quando eravate insieme
in una stanza bianca e la tenda si mosse.
Torna col pensiero al concerto, quando la musica esplose.
D’autunno raccoglievi ghiande nel parco
e le foglie volteggiavano sulle cicatrici della terra.
Canta il mondo mutilato
e la piccola penna grigia persa dal tordo,
e la luce delicata che erra, svanisce
e ritorna.

 Adam Zagajewski

 

Una poesia che racchiude la realtà dell’uomo moderno: l’indifferenza, il dolore, la desolazione…
Una poesia che contiene la voglia di scorgere una luce che illumini, che dia la forza di sconfiggere la bruttura del vivere su questa terra.
Non ci dobbiamo ubriacare e far abbagliare da ciò che ci appare artificialmente luminoso, ma guardare bene questo mondo che si sgretola.
Dovremmo tornare alla fragilità consapevole, all’amore, alla discerta luce, alla tenerezza, alla purezza…alla natura.

 

 

 

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La violetta e la farfalla

Una vorta, ‘na Farfalla
mezza nera e mezza gialla,
se posò su la Viola
senza manco salutalla,
senza dije ‘na parola.
La Viola, dispiacente
d’esse tanto trascurata,
je lo disse chiaramente:
– Quanto sei maleducata!
M’hai pijato gnente gnente
Per un piede d’insalata?
Io so’ er fiore più grazzioso,
più odoroso de ‘sto monno,
so’ ciumaca e nun ce poso,
so’ carina e m’annisconno.
Nun m’importa de ‘sta accanto
a l’ortica e a la cicoria:
nun me preme, io nun ciò boria:
so’ modesta e me ne vanto!
Se so’ fresca, per un sòrdo
vado in mano a le signore;
appassita, so’ un ricordo;
secca, curo er raffreddore…
Prima o poi so’ sempre quella,
sempre bella, sempre bona:
piacio all’ommini e a le donne,
a qualunque sia persona.
Tu, d’artronne, sei ‘na bestia,
nun capischi certe cose… –
La Farfalla j’arispose:
– Accidenti, che modestia!

Trilussa (da Favole moderne)

 

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Il suo nome è Gesù

Gesù, Figlio di Dio e Dio,
ti vedo nel filo d’erba,
nelle gemme dei fiori,
negli occhi dei bambini,
nel sorriso dell’amicizia.

Mio Gesù, l’uomo cerca
di allontanarti dal mondo
per prendere il tuo posto:
terribile follia,
morte di ogni speranza…
Quando ti sento vicino
il tuo cielo è con me.

 

da Poesie di Paul Contras

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L’Acqua

La pila bolle e l’Acqua va sur Foco
ch’a poco a poco frìccica e se smorza.

— Perché — je chiede l’Acqua — te lamenti
se sei tu stesso che me dai la forza? —

(Chi riscalla la testa de le folle
tenga d’occhio la pila quanno bolle).

 

Trilussa – 1941

 

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Fra cent’anni

Da qui a cent’anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po’ che montarozzo d’ossa,
che fricandò* de teschi
scapperà fòra da la terra smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesci, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
O gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.

Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell’occhio vôto e fonno
nun ce sarà né l’odio né l’amore
pe’ le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l’urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: – Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l’uguajanza
che cianno predicato tanto spesso!

Trilussa scrisse questa poesia nel gennaio del 1915, se aggiungiamo qualche altra nazionalità le cose non sono poi cambiate di molto….e la pace e l’uguaglianza ancora le stiamo aspettando? o bistrattando? Arriveranno mai? Sembra proprio che ancora non sia maturato quel tempo. Che tristezza.

 

*miscuglio

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