TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Tra il 9 e il 10 novembre 1938: Notte dei cristalli

“Se Hitler avesse vinto non sarei mai nata, non sarebbero nati i miei figli,
i miei nipoti. Non ci sarebbe un ebreo al mondo, non un rom, un disabile,
un omosessuale, un nero. E il mondo senza ebrei, senza omosessuali,
senza disabili e senza rom sembrerebbe ai più del tutto normale”.

Manuela Dviri

(negozio Berlino)

 

(campo di concentramento Nordhausen)

 

Annunci
10 commenti »

Come dimenticare l’Ottobre del 1943?

Mio papà mi diceva sempre: “Andiamo…questo giorno non si può dimenticare…” E andavamo. Lui lo aveva vissuto. Non perchè era di religione ebraica, ma era romano.

 

“Io guardavo…e tutto ciò che vedevo mi sembrava uno spettacolo bellissimo, un interessante teatro all’aperto, e mi mfaceva sognare. Sognavo di crescere, viaggiare, vedere il mondo e visitare altre città belle come la mia……eravamo una famiglia molto unita, non potevo pensare a nulla senza di loro….”
”Erano momenti sereni, a cui avrei pensato molto negli anni a venire, momenti che mi avrebbero tenuto compagnia e restituito tanto calore. Se chiudo gli occhi, rivedo quelle ore del tramonto, e sento….Noi eravamo felici…Allora tutto sembrava semplice e bello e la mia famiglia era serena.”

 

 

“Nessuno può immaginare l’atrocità del lager.

Nessuno che non vi sia stato rinchiuso e vi abbia vissuto.

Nessun altro può capire.

Solo noi che abbiamo trascinato i nostri giorni nell’inferno sappiamo.

Sappiamo e raccontiamo.………….”

 

 

“….Ciononostante tutti trovano la forza per urlare la vita, per gettare parole che sono lacci, catene, abbracci d’amore, reti che tengano stretti i cari, le famiglie, gli amici. Parole strozzate, dalle gole già di fuoco, da cuori già pazzi di terrore, ma ancora cariche di vita…..”

(mia figlia ama moltissimo questo libro, è uno di quelli che ha conservato dopo le scuole medie)

 

15 commenti »

Giorno della Memoria- 27 gennaio 2018

I clandestini del mare –  Sereni Ada

Le difficoltà , i sacrifici, i dolori, degli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio, che dovettero affrontare la navigazione, dopo la guerra del 1945, per raggiungere la Terra Promessa, Erez Israel, Israele, terra ancora chiusa all’immigrazione dagli inglesi.
Sereni Ada fu l’aiuto inaspettato.

Ada Ascarelli nasce a Roma nel 1905 da un’illustre famiglia ebrea, Il padre muore che Ada è ancora in giovane età.
Si iscrive al liceo Mamiani dove conosce Enzo Sereni, che diverrà suo maito.
Dopo aver ottenuto la laurea in filosofia Enzo aderisce al movimento sionista, Ada abbandona la Facoltà di lettere e decidono, nel 1926, a due anni dal matrimonio, di migrare in Palestina e lasciare l’Italia fascista, vogliono costruire Erez Israel, la Terra d’Israele. Malgrado contrastati dalle famiglie partono con la loro bambina Hana
Nel 1928, in Palestina, contribuiscono a fondare il grande kibbutz Ghivat Brenner (Tel Aviv), ancora oggi uno dei maggiori di Israele. Intanto mascono Hagar e Daniel.
Il fascismo e il nazismo intanto iniziano a mietere vittime e vengono ordinate le leggi razziali. La madre di Ada riesce a sfuggire al rastrellamento del 16 ottobre 1943, a Roma, rifugiandosi presso il convento delle suore di Notre-Dame de Sion.
Nel 1944 Enzo si arruola nella Brigata ebraica dell’esercito inglese; quando l’Hagana e il Palmach, le due formazioni militari dell’Yishuv, decidono di lanciare alcuni uomini dietro le linee tedesche per prendere contatto con gli ebrei e incitarli a combattere, Enzo accetta.
Fingendosi ufficiale inglese è paracadutato nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1944 nell’Italia settentrionale, oltre la linea gotica. Ada non ne saprà più nulla fino a quando, finita la guerra, tornerà in Italia alla ricerca del marito. Scoprirà che, dopo essere stato paracadutato, era stato fatto prigioniero, torturato a Verona, transitato nel campo di Bolzano, internato a Dachau, dove venne fucilato nel novembre 1944.
Ada decide di restare in Italia dove si lega al movimento dell’ immigrazione clandestina (trasferimento in Palestina dei sopravvissuti della shoah) dove diventa un importante componente della organizzazione, anche grazie alla conoscenza perfetta dell’ italiano, dell’ ebraico, del francese e inglese, del tedesco e arabo. Si parla di circa 25.000 ebrei salvati.
Il 14 maggio del 1948 viene fondato lo Stato di Israele.
Ada muore a Gerusalemme il 24 novembre 1997, verrà sempre ricordata come una donna giusta, le venne assegnato il Premio Israel per il contributo particolare alla società e allo stato ebraico.

2 commenti »

8 dicembre

Mi spiace di postare con così tanto ritardo, ma non volevo mancare…giornata impegnativa.

A Roma tradizionalmente l’8 dicembre da inizio alle festività natalizie. I romani di una volta facevano in questo giorno presepe e/o albero.
Strana coincidenza, se penso che in questa data è morto John Lennonn, 8 dicembre 1980. Fu assassinato a colpi di rivoltella da un suo fan, Mark David Chapman.
Non credo di sbagliare se dico che la maggior parte delle persone che vivono su questo pianeta sappiano almeno una cosa di lui, che fu l’autore dell’album Imagine, il suo disco di maggior successo, inno internazionale del pacifismo.

 
E’ statato compositore e cantante del gruppo musicale dei Beatles, poi musicista solista, autore di disegni e testi poetici, attivista politico e paladino del pacifismo.
Nasce a Liverpool nel 1940 mentre era in corso un raid aereo tedesco della seconda guerra mondiale, da una famiglia di origine irlandese.
I genitori si separarono e nel 1945 il padre, Alfred, decise di portare suo figlio con sé in Nuova Zelanda. John si rifiutò e decise di rimanere con la madre Julia, che intanto ebbe un’altra figlia, Victoria Elizabeth, nata dalla relazione con un soldato gallese, ma che fu costretta a dare in adozione con il nome di Ingrid.
John cresce con la zia Mimi (sorella della madre) e suo marito George, allontanandolo così dalla madre a soli 6 anni.
Da subito dimostra una personalità eccentrica e creativa e gli zii lo iscrivono al Liverpool College of Art, intanto si avvicina alla musica da autodidatta.
In pochi anni subisce due lutti, quello dello zio George e quello devastante della madre che morì investita da un’auto guidata da un agente di polizia ubriaco.
Durante un concerto dei Quarrymen, John incontrò Paul McCartney con il quale formò il nucleo centrale dei futuri Beatles.
Lennon si sposò due volte: con Cynthia Powell da cui ebbe il figlio Julian, con l’artista giapponese Yoko Ono, da cui ebbe Sean. Entrambi i figli hanno seguito la carriera artistica del padre.

lennn

11 commenti »

21 maggio

Il 21 maggio 1972, nelle prime ore del pomeriggio mi stavo recando con mio padre e mio fratello in San Pietro, andavamo spesso di domenica a vedere i Musei vaticani, o a passeggiare nei dintorni, o a fotografare le bellezze romane e tutte le volte che andavamo entravamo nella Basilica per ammirare la Pietà di Michelangelo, quel giorno non arrivammo mai, ci fermarono sul Lungotevere perchè c’era stato un “incidente”.
L’incidente era di fatto l’atto vandalico che László Tóth perpetrò ai danni della scultura.
Questo giovane folle uomo, che odiava le donne e credeva di essere Gesù, saltò la balaustra che divideva la statua dai visitatori e prese a martellate (dovrei dire mazzettate) la figura della Madonna staccandogli un braccio, il naso e danneggiando le palpebre e alcuni tratti dell’abito.

pieta2 pietasfregio   Pietà_vaticana_dopo_il_vandalismo,_1972
Saperlo è stato uno shock che mi ha seguito per lunghissimo tempo, quel giorno ho pianto abbracciata a mio padre, non riuscivo ad immaginare come qualcuno avesse potuto infierire su tanta meraviglia.
Perchè lasciatemelo dire, La Pietà è una delle opere più belle mai realizzate, un vero capolavoro rinascimentale, l’unica ad essere stata firmata da Michelangelo Michelangelo-Pietà-San-Pietro-in-Vaticano-5
Michelangelo-Pietà-San-Pietro-in-Vaticano-61 La guardi è pensi a quanta arte c’è in quel marmo, che se pur materiale duro è di una finezza e nitidezza che incanta. Il corpo di Cristo è talmente appoggiato in modo naturale da far dimenticare la rigidezza del marmo, l’abito di Maria ha drappeggi che nulla hanno da invidiare ai tessuti.
pieta3 Maria ci offre suo Figlio con una compostezza che mi ha sempre avvinto e forse perchè non avevo paura di guardare quei volti dove non era incisa la sofferenza fisica, ma dovevo solo intuire la sofferenza di una madre.

Ora questa mirabile opera è visibile perchè protetta da una parete di cristallo antiproiettile, ma per questo non meno emozionante, io mi reputo una fortunata ad aver avuto modo di ammirarla quasi da vicino, bastava allungare la mano e avresti potuto sfiorarla, il 21 maggio per me è una data scolpita nel cuore.

 

pietà
La Pietà è sempre stata rappresentata da scultori e pittori, ma al di fuori della realtà artistica, la pietà è un sentimento grande, forte, d’amore, un sentimento che non può essere sconfitto, e come mi faceva notare una persona con cui parlavo oggi, quelle martellate che hanno provato a distruggerla non ci sono riuscite, la pietà ancora alberga su questa Terra, qualunque sia la sua provenienza: dalla natura, dalla religione, dall’arte o semplicemente dall’interiorità dell’uomo.

17 commenti »

L’uomo che verrà

imm di Giorgio Diritti

 

00336029_b

Monte Sole, Bologna, Seconda guerra mondiale, l’inverno rigido del 1944.
Martina, otto anni, vive con la famiglia in una zona agricola la dura vita dei contadini. Martina ha perso l’uso della parola dopo la morte del fratellino, per questo viene presa in giro dai suoi compagni, ma non se ne cura più di tanto, continua la sua vita ed è un’acuta osservatrice.
Quando la madre resta incinta la piccola diventa apprensiva e aspetta con ansia la nascita di un nuovo fratello.
Intanto arrivano i tedeschi ad invadere il territorio e la loro vita, questo induce molti giovani del luogo a creare squadre partigiane.
l-uomo-che-verra-clip-6-4989 l-uomo-che-verra-clip-4661 Un giorno le SS decidono di attuare un rastrellamento dove verranno trucidati senza pietà bambini, donne, vecchi, disabili… Le uccisioni avvengono nelle abitazioni o in massa nei cimiteri e nelle chiese, in una di queste c’è anche Martina che resta illesa per puro caso. Torna a casa e non trova più nessuno e allora corre nel bosco dove aveva nascosto il fratellino nato da poco.
Martina canterà per lui una ninna-nanna…

hqdefault

 

Film del 2009 che ha ricevuto numerosi premi che secondo me sono più che meritati. In dialetto con sottotitoli.
Spaccato duro e meraviglioso di quella che era la difficile vita di una volta: animali da custodire, stalle da pulire, bucato da lavare a mano, gli amori…
Vita di comunità, silenzi che dolorosamnte ampliano l’emozione; un film che mette l’uomo davanti alla sua crudeltà e anche inutile e devastante stupidità.
Bellissime inquadrature, i primi piani, bellissima la fotografia; Greta Zuccheri Montanari  bravissima Greta Zuccheri Montanari (Martina), che occupa con grande maestria quasi tutto il film; WINART-39226_uomoverra01g alba brava e intensa Alba Rohrwacher; armando Claudio Casadio indimenticabile la faccia perfetta per il ruolo del padre di Martina e dell’uomo un pò rozzo ma dolce e di sentimenti e la sua bella interpretazione; un cast tutto all’altezza davvero.Un film bellissimo, corale, poetico, drammatico, intriso della disperazione di chi ha vissuto gli anni della guerra e di chi guardandolo non può non immedesimarsi in quel dolore. Il nostro passato. Il nostro futuro. Ho pianto a tratti nel vederlo, ma l’emozione è stata tanta.
La storia è inventata ma molti personaggi sono realmente vissuti.
Questa storia è riferito al terribile eccidio di Marzabotto (770 morti).
Da non perdere anche per vedere questo sguardo uomodavid che dovrebbe farci ricordare ancor di più quanto è inutile tutta la violenza tra fratelli che si sta ancora e di nuovo perpretando in molte parti del nostro pianeta.

 

Per non dimenticare, soprattutto in una giornata come questa: 16 ottobre 1943/2015 – rastrellamento del Ghetto di Roma – deportati 1259 persone – sopravvissuti ad Auschwitz in 15.

 

4 commenti »

24 maggio 1915 – 24 maggio 2015

100 anni e ancora si combatte, ancora maschere….

Soldati con maschere antigas durante un attacco con gas venefici, Prima guerra mondiale, Regno Unito, XX sec., Londra, Imperial War Museum, DeA Picture Library, concesso in licenza ad AlinariSoldati con m Maschere antigas durante un attacco con gas  venefici.  Londra - Imperial War Museum

Soldati con maschere antigas durante un attacco con gas venefici.                                                                                         Londra, Imperial War Museum

 

 

12 commenti »

7 gennaio 2015 – 7 febbraio 2015

Charlie_Hebdo_shooting_2015-01-07-(2319)

4 commenti »

27 Gennaio 2015 – Giornata della memoria

217px-Arrivederci_ragazzi_copertina-AndreabrugionyArrivederci ragazzi –  Louis Malle.

 1944, 2ª guerra mondiale, non lontano da Parigi, in un collegio dei padri Carmelitani di cui padre Jean ne è il direttore, arrivano tre ragazzi: Jean Bonnet (vero cognome Kippelstein), un ragazzo sfuggente e misterioso, Julien Quentin e suo fratello François, figli di un imprenditore della buona borghesia francese.
I tre ragazzi sono ebrei che aiutati da padre Jean si rifugiano al colleggio perchè così le famiglie pensano di poterli proteggere dalla furia nazista. Nessuno degli altri ragazzi presenti sa la loro vera origine.
Tra gli allarmi dei bombardamenti, le uscite ai bagni pubblici per usufruire dell’acqua calda che manca in collegio, la caccia al tesoro nel bosco, i tre diventano amici. Il tempo scorre apparentemente tranquillo fino al giorno in cui, durante una messa, mentre padre Jean parla della persecuzione degli ebrei condannandola, arriva un gruppo di militari tedeschi che preleva i tre ragazzi e un professore, anche lui ebreo, per portarli nei lager; l’artefice della spiata è Joseph, il ragazzo che lavora nelle cucine del collegio; viene arrestato anche padre Jean, sospettato di appartenere alla resistenza.
I ragazzi si guardano per l’ultima volta mentre padre Jean grida agli studenti: “Arrivederci ragazzi, a presto”.

 
Questo libro è tratto dal film omonimo (che non ho visto).
Su quell’arrivederci la commozione mi ha completamente sopraffatta.
E’ un libro coinvolgente e bellissimo, ma molto triste.
Una storia che parla di una forte e bella amicizia, di come questa venga brutalmente spezzata, di come si potesse vivere nella grande incertezza giornaliera del momento, della crudeltà di un genocidio indimenticabile, che non ha risparmiato neanche le giovani vite.
Ho apprezzato come sia stato dato risalto agli sguardi tra i ragazzi, un mondo silenzioso per comunicare, capire, approvare, disapprovare, mi è piaciuta la complessità dei caratteri, mai superficiale, anzi intensa, reale.

 

-I tre ragazzi sono morti lo stesso anno nel campo di concentramento di Auschwitz.
-Padre Jean mori nel campo di concentramento di Mauthausen.

 

PER NON DIMENTICARE
se mai questo è possibile, mi chiedo.

Lascio alle parole (un estratto da I sommersi e i salvati), di Primo Levi la chiusa a questo mio post, che vorrei non dover aver mai dovuto scrivere.

“L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni….Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati….È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.”

 

14 commenti »

Giornata contro la violenza sulle donne

Copia di lagardenia4Quante belle parole e iniziative da parte del Governo per questa giornata! Come sempre. Ma di concreto cosa si fa? Briciole. E le donne continuano a morire sotto i colpi di uomini che io reputo fragili, deboli, impauriti dalla forza che le donne possono scatenare. Uomini che non vogliono mollare la loro tirannia sulle donne perchè sanno che non sono oggetti ma “soggetti” che hanno in loro personalità e forza. Dobbiamo essere ancora più forti, più unite, più coraggiose di come dimostriamo nelle piazze e nelle manifestazioni di oggi. Crediamoci nel fatto che non siamo noi le colpevoli, togliamo questo pensiero quasi atavico che ci perseguita; siamo forti, siamo capaci, la natura stessa ce lo ha dimostrato: saper portare una vita dentro un’altra vita: ci vuole forza fisica e mentale e amore. Noi l’abbiamo. Uniamoci e lottiamo anche contro l’educazione marcia di chi ci vuole “femmine” solo in un certo modo, come propina la televisione e alcune riviste. Le nostre madri hanno lottato per questo e ora abbiamo fatto un passo indietro: mercificazione del corpo, scorciatoie…Siamo donne capaci di vivere questi tempi con mille sfaccettature, ma deve essere nostra la scelta, non imposta. Da sempre siamo state considerate un problema per una buona fetta d’umanità e l’emancipazione acquisita fino ad oggi dimostra che anocra lo siamo; questo grado raggiunto non è sufficiente, dobbiamo fare di più, nella stessa Europa Unita, ancora c’è molto da fare per noi.
Lottiamo contro chi, anche nelle alte sfere ci denigra con battue, barzellette, apprezzamenti che nulla hanno a che fare con le nostre “altre” potenzialità: intelligenza, sacrificano,  impegano, dignità.
Ci dobbiamo ricordare che le prime a credere in noi stesse dobbiamo essere proprio noi, alziamo la voce e non “permettiamo”, anzi , “denunciamo”, “combattiamo”. Tutte, insime però, non lasciamo solo chi è più fragile. Abbiamo spalle forti, ce la possiamo fare, anzi ce la dobbiamo fare, insegniamolo alle nostre figlie.

Lo Sportello Donna del San Camillo riferisce che la violenza è in crescita e il 90% è comessa nell’ambito familiare; una donna su quattro ha subito violenza nella vita.

Aboliamo frasi come quella di Paul Claudel:”La donna sarà sempre il pericolo di tutti i paradisi.”

A tutte le mie donne, fisiche e virtuali che conosco: vi voglio bene e ci sonoyfpxcnsw.

9 commenti »