TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Passeggiata romana…

Lungo la sponda del il lago artificiale dell’Eur (ideato da Marcello Piacentini) sono piantati mille ciliegi, i Sakura, donati dalla città di Tokyo a Roma.
Parlo della Passeggiata del Giappone, luogo suggestiva nel periodo dell’Hanami, la fioritura dei ciliegi, che solitamente avviene tra la metà di marzo e i primi di aprile.


Il progetto del lago nasce per l’Esposizione Universale del 1942 ma fu portato a termine solo nel dopoguerra, in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960.
In questa area trovate anche il Giardino delle Cascate che è costituito da salti e getti d’acqua, scogliere, pietre naturali e piante di diversa specie, sulla cascata centrale passa il ponte pedonale Hashi, dalla pavimentazione in vetro, che collega le diverse sponde; la funzione delle cascate non è puramente estetica, con i loro movimenti d’acqua contribuiscono all’ossigenazione delle acque del lago.

 
In più nei dintorni troverete querce, pioppi, magnolie, olivi, aceri…insomma un luogo da visitare.

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Leggende romane

Lo scrittore Stendhal ha raccontato questa strana storia: un giorno il Diavolo passeggiava con il Vento per Roma, quando, giunti in Piazza del Gesù, si fermarono davanti alla Chiesa del Gesù.
Il Diavolo chiese al Vento di attenderlo fuori dalla chiesa perchè voleva entrarvi per fare qualcosa…
Ma il Diavolo da lì non uscì mai più e il Vento è ancora lì che lo attende passeggiando su e giù e questo crea le correnti che caratterizzano la piazza.
In verità la ventosità della piazza è dovuta dal fatto che è collocata al centro di cinque strade: via del Plebiscito, via del Gesù, Corso Vittorio Emanuele II, via Celsa e via d’Aracoeli.
Probabilmente Stendhal raccontò questa storia per alludere alle capacità di conversione dei Gesuiti, che sarebbero riusciti a convertire persino il Demonio, un’altra corrente di pensiero dice che la storia sia stata raccontata per denigrare il potente Ordine dei Gesuiti, titolare della Chiesa, accusandolo di essere tanto corrotto da riuscire a trattenere tra le sue fila addirittura il Diavolo.

Un’altra leggenda racconta che, vista la straordinaria bellezza della Chiesa del Gesù, Lucifero vedendola si ingelosì terribilmente e decise di distruggerla, arrivò a notte fonda su un carro demoniaco trascinato dal Vento.
Ma rimanendo così tanto affascinato dalla bellezza della Chiesa, quando arrivò l’Alba, nella fretta di fuggire abbandonò la piazza lasciando lì il Vento, che ancora attende il suo ritorno.

Piazza del Gesù era anticamente chiamata Piazza di Santa Maria della Strada, che era una piccola chiesetta demolita poi per far spazio alla grande chiesa dei gesuiti, conosciuta come Chiesa del Gesù. Bellissima.


All’interno ci sono diverse cappelle , tutte stupende, ma quella di S.Ignazio è un capolavoro di barocco romano, progettata dal padre gesuita Andrea Pozzi; ha quattro colonne di lapislazzuli e bronzo dorato; il gruppo della SS.Trinità che si trova sulla cornice ha un angelo che regge il globo terrestre, per molto tempo fu creduto un blocco di lapislazzuli, il restauro ha scoperto essere un comune laterizio solo ricoperto di lapislazzuli ;
nella nicchia in mezzo all’altare ci sono due angeli che reggono una tazza col nome di Gesù inciso in cristallo di rocca; la statua di S.Ignazio oggi è di rame argentato, originalmente era di puro argento (fu fusa per consentire a Pio VI di pagare l’enorme tributo imposto da Napoleone col trattato di Tolentino), quando fu posta , essendo il gruppo della SS. Trinità di stucco, Pasquino non si fece passare il momento: “Quando il Padre Eterno vide S. Ignazio d’argento, restò di stucco!”; una tela che, attraverso un marchingegno barocco, veniva alzata il giorno della festa del Santo il 31 luglio, permette la spettacolare comparsa della statua di Sant’Ignazio in gloria, dopo un accurato restauro eseguito nel 2007, ogni pomeriggio alle 17:30 e la tela viene abbassata per permettere ai turisti di ammirare la comparsa della spettacolare nicchia
sotto l’altare riposa il corpo di Ignazio, in un’urna di bronzo dorato

Nella chiesa c’è anche una cappella dove è venerata l’immagine sacra che dava nome alla antica chiesetta di S. Maria della Strada.

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Buon Compleanno bella Roma mia!

Ti omaggio con il profumo del Gelsomino e di una delle tante storie che ti hanno attraversato

Il Granduca di Toscana era l’unico a possedere dei gelsomini, portati da poco in Italia; ne era geloso, tanto che ordinò al proprio giardiniere, che li accudiva, di non regalare a nessuno neanche un fiore.
Ma il giardiniere era innamorato di una bella ragazza e decise di donarle un’intera pianta di gelsomino, che attecchì. La giovane inizio così a venderne i fiori riuscendo a farsi la dote e sposare il giardiniere, scatenando l’ira del Granduca.
Anticamente le spose toscane usavano adornarsi, nel giorno del loro matrimonio, con questo fiore.
Un toscano, giunto a Roma, decise di aprire un’osteria con l’insegna del gelsomino per ricordare questa leggenda. Da questa insegna la strada venne chiamata Via del Gelsomino.
La strada si trova nel rione Aurelio, qui sorgevano diverse fornaci per la lavorazione di mattoni, nacque così un borgo negli anni ’20; negli anni ’40, con la chiusura delle ultime fornaci, la strada venne accorciata ma mantiene ancora una gran parte di palazzi risalenti al periodo in cui l’area era abitata dai fornaciari.

 

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Gazometro (o gasometro)

Se passate a ridosso della via Ostiense, a Roma, potete osservare un enorme cilindro metallico.
Oggi è considerato quasi una scultura, è il gasometro, o gazometro (come veniva chiamato una volta); intorno al gasometro si è sviluppato un quartiere che fa parte della Movida romana.
Il gasometro è il più grande d’Europ.
Fu costruito dalla società Ansaldo tra il 1935 e il 1937, voluto dal sindaco Ernesto Nathan. All’interno della struttura ancora visibile c’era un cilindro che si abbassava e alzava indicando la quantità di gas contenuto. Con l’arrivo del gas metano, intorno al 1960 il gasometro è caduto in disuso.

 

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A Roma c’è una gatta…

…a dire il vero ci sono tant gatti, Roma è nota anche per le sue colonie di felini, ma la gatta di cui voglio raccontare è particolare.


E’ una statua di marmo bianco che potete vedere nel Rione Pigna, proprio a Via della Gatta.
La gatta in questione sembrerebbe essere stata parte del Tempio di Iside, che, al tempo dell’antica Roma, si trovava in questa zona; il gatto era considerato sacro dagli antichi egizi che adoravano Iside; questa gatta sarebbe Bastet, proprio figlia di Iside e Osiride.
La statua è posizionata su un angolo di Palazzo Grazioli.
Su questa gatta ci sono diverse leggende, e noi romani siamo specialisti nel crearne, su ogni angolo della nostra stupenda e, ahimè, trascurata città; una leggenda racconta che la gatta miagolò quando vide un bambino sporgersi pericolosamente dal cornicione, così facendo attirò l’attenzione della mamma che lo salvò da quella che sarebbe stata una fatale caduta; un’alra leggenda racconta che la gatta iniziò a miagolare incessantemente per avvisare gli abitanti del rione di un incendio sviluppatosi di notte che, se non subito spento, avrebbe provocato vittime e danni; e ancora, la gatta sarebbe posizionata nel punto dove è sepolto un tesoro, ma non è stato mai trovato malgrado gli accertamenti effettuati; quella che piace di più a noi romani è quella che racconta dello sguardo…
Lo sguardo della gatta sarebbe puntato su un tesoro nascosto, ma per quanti lo abbiano cercato, nessuno lo ha mai trovato. Almeno ufficialmente.

 

 

 

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Buona festa dell’Immacolata a tutti i blogger

 

Per i “romani” la colonna dell’Immacolata è uno dei monumento fondamentali di Roma.
La colonna è dedicata al dogma dell’Immacolata Concezione che fu stabilito nel 1854 da papa Pio IX.
La colonna è situata in piazza Mignanelli.
Finanziata da Ferdinando II delle Due Sicilie fu progettata dall’architetto Luigi Poletti.
Il basamento è di marmo dove sono poste quattro statue raffiguranti David, Isaia, Ezechiele e Mosè ,opere di artisti diversi, sotto ogni statua è riportato un versetto della Sacra Scrittura riferentesi al dogma dell’Immacolata Concezione, vi sono anche quattro bassorilievi rappresentanti l’Annunciazione, il sogno di S. Giuseppe, l’Incoronazione di Maria in Cielo e la definizione del dogma ; la colonna è alta 11,81 metri, proviene dagli scavi romani nel monastero di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio nel 1777; alla sommità svetta una statua bronzea raffigurante la Madonna, opera di Giuseppe Obici.
Il monumento fu inaugurato l’8 dicembre 1857 grazie al lavoro di 220 vigili del fuoco, all’inaugurazione e consacrazione della colonna intervenne Pio IX.
Da 1923 ogni anno i pompieri di Roma offrono, nella festa dell’Immacolata, una corona di fiori alla Madonna e dal 1958 il Papa presenzia regolarmente a questa cerimonia.

   

Mi commuovo sempre quando i pompieri salgono per donare all’Immacolata la corona di fiori.

 

 

 

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Roma è anche questo….

 

 

Lungo la Passeggiata del Gianicolo potete ammirare il monumento equestre di Anita Garibaldi*.
Fu realizzato nel 1932 dallo scultore Mario Rutelli. Alla base del monumento sono conservate le ceneri di Anita, traslate da Nizza.


La statua bronzea rappresenta Anita con la pistola in pugno che sorregge il figlio Menotti (neonato) mentre cerca di sottrarsi alla cattura nell’accampamento di São Luís, accerchiato dalle truppe imperiali durante la Guerra dei Farrapos.
Il piedistallo è ornato da pannelli bronzei che raffigurano episodi della vita di Anita.

Anita guida una formazione di soldati in marcia nelle Pampas.
 Anita alla ricerca del corpo di Garibaldi tra i caduti della battaglia di Curitibanos, dove ella credeva che l’Eroe dei due mondi fosse stato colpito.
 Anita sorretta da Garibaldi, durante la fuga nelle Valli di Comacchio.

 

 

 

*La vita di Anita fu brevissima, morì a soli 28 anni
Ana Maria De Jesus Riberio nasce in Brasile.
Riceve un’educazione elementare, sa cavalcare ed è anche una esperta nuotatrice.
Ancora giovanissima viene data in sposa a Giuseppe Duarte, del quale non si hanno notizie certe, ma sembrerebbe essere deceduto in un naufragio.
Garibaldi, fuggito dall’Italia perchè condannato a morte per avere partecipato ai moti carbonari e per essere iscritto alla Giovane Italia di Mazzini, si rifugia in America Latina, prendendo subito parte a insurrezioni locali. Durante un invito ricevuto conosce Anita e ne rimane colpito, quando riceve l’ordine di salpare, Anita vuole a tutti i costi imbarcarsi con lui.
Anita condivise veramente gli ideali politici del suo Josè, come lei lo chiama, e lo segue ovunque, nei pericoli e nelle battaglie. Si sposano quando venne accertata la morte del primo marito.
Nel 1840 le varie spinte secessioniste locali vengono definitivamente soppresse dal governo centrale e Garibaldi organizza la ritirata. Anita, che non è riuscita a scappare con lui, riesce a sfondare l’assedio ma il suo cavallo viene abbattuto, costretta ad arrendersi è convinta che Giuseppe sia morto, prega il nemico di poter cercarne il corpo tra i cadaveri nel campo di battaglia, non tovandolo decide di rubare un cavallo e durante la notte tenta la fuga. Anita era incinta di sette mesi, aggrappata alla coda di un cavallo guada un fiume, affluente dell’Uruguay. Raggiunge la fazenda di San Simon, dove si ricongiunge con Garibaldi. Qui che nasce il primo figlio, Menotti. A dodici giorni dal parto, mentre Garibaldi è assente, una improvvisa incursione la costringe a un’altra fuga. Avvolge il piccolo Menotti in un fazzoletto che lega a una spalla e, stringendolo al seno, fugge a cavallo. Garibaldi la trova esausta al margine di una foresta. Anita e Giuseppe hanno una vita disseminata da pericoli, sacrifici e povertà, anche perché lui ha sempre rifiutato i compensi che i governi dei popoli da lui aiutati gli avevano spontaneamente offerto. Quando la piccola famiglia si trasferisce a Montevideo, in una piccola casa in affitto, nascono altri tre figli: Rosita, che muore a due anni, Teresita e Ricciotti.
Intanto in Italia stanno maturando eventi nuovi e Garibaldi può essere di grande aiuto al suo paese, decide di farsi precedere da Anita e dai bambini; arriva a Nizza, dalla madre di Garibaldi, che arriverà dopo quattro mesi. Quando fu proclamata la Repubblica Romana Garibaldi viene proposto come deputato, Anita potrebbe rimanere al sicuro a Nizza coi suoi figli ma decide di raggiungere il marito a Roma, era incinta di quattro mesi. Quando la Repubblica di Mazzini cade, Garibaldi e le sue camice rosse fuggono da Roma, Anita si taglia i lunghi capelli, si veste da uomo e parte a cavallo a fianco di Josè, vengono seguiti dai soldati di cinque eserciti e l’intenzione di Garibaldi e della sua colonna è quella di raggiungere Venezia e sostenere la repubblica di Mazzini, attraversano l’Appennino trovando sempre sostegno nelle popolazioni. Molti avrebbero anche ospitato e curato Anita, che nel frattempo aveva contratto la malaria, cercando di convincerla a fermarsi, ma lei vuole proseguire. Garibaldi, Anita e 160 volontari raggiungono Cesenatico, dove si imbarcano, ma nei pressi di Goro iniziano dei cannoneggiamenti e sono costretti a sbarcare a Magnavacca. La fuga prosegue a piedi o con mezzi di fortuna, aiutati da cittadini di ogni estrazione sociale, in un territorio più sicuro ma molto faticoso, attraversando valli tra terra e acqua. Raggiungono la fattoria dei conti Guiccioli, vengono ospitati da Stefano Ravaglia, fattore del conte. Anita, ormai priva di conoscenza per la malattia e gli stenti, viene deposta su un letto dove muore poco dopo fra le braccia del suo Josè. Le circostanze drammatiche non permettono a Garibaldi di rimanere a piangere la moglie e, sollecitato, riprende la fuga. Per timore di essere scoperti come aiutanti di Garibaldi, i Ravaglia seppelliscono il corpo di Anita in un campo da pascolo dove viene scoperto da tre pastorelli. Seguono giorni di ricerche e di denunce. Il corpo della donna sconosciuta viene così sepolto nel cimitero di Mandriole, per poi essere traslato all’interno della chiesa. Dopo dieci anni, al termine della II guerra di indipendenza, Garibaldi, coi figli Menotti e Teresita, giunge a Mandriole per ritirare le spoglie di Anita e trasferirle al cimitero di Nizza. Nel 1931 il governo italiano chiede il permesso al sindaco della città natale di Garibaldi di spostare i resti a Roma, al Gianicolo.
Di questa donna coraggiosa e unica, si è raccontato molto, è molto difficile districarsi tra storia e leggenda, molti sono i racconti veri e romanzati.

 

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Natale di Roma 21 aprile 753 a.C – 21 aprile 2020

Poesia di Marco Corsi, poeta sensibile e dolcissimo

 

 

 

Il mio grazie a Marco Corsi e alla sempre intensa Barbara Bricca, per aver regalato a Roma tanta meraviglia e a me sempre grandi emozioni

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Santi, torciatori, zitelle

A Roma c’è una chiesa dedicata a S.Caterina d’Alessandria: S. Caterina de’Funari, che è l’antichissima chiesa di S.Maria dominae Rosae, forse chiamata così riferendosi alla benefattrice e fondatrice di questa, identificazione difficile per mancanza di documenti.
Nel 1536 papa Paolo III concesse la chiesa a Ignazio di Loyola, che fondò nel monastero una casa per ragazze povere, spesso figlie di prostitute, che venivano chiamate figlie del luogo, ma vi si rifugiavano anche le stesse ragazze dopo essere rimaste vedove o se venivano maltrattate dai mariti. Venivano ospitate anche giovanissime ragazze zitelle che venivano collocate come serve che, dopo sei anni di lavoro, ottenevano dai padroni una dote di 150 scudi per maritarsi. Nel giorno di S. Caterina, il 25 Novembre, le giovani fanciulle, vestite di bianco, andavano in processione verso la Basilica dei SS. Apostoli, per essere scelte dai futuri mariti. Nel 1611 durante la processione una delle ragazze scomparve misteriosamente: per tale motivo si interruppe tale uso per diversi anni e la processione non si svolse più fino al 1640, quando la tradizione fu ripristinata. S. Ignazio e altri devoti uomini, molti dei quali erano nobili e ricchi spagnoli, si offrirono di mettere al sicuro e salvare dal pericolo le figlie di cortigiane e di donne di mal costume che, per il cattivo esempio domestico o per l’estrema povertà, potevano cadere vittime della seduzione. Esse dovevano essere di gradevole aspetto, residenti a Roma da almeno due anni e di età dai nove ai dodici anni. Erano sorvegliate dalle suore agostiniane, che inizialmente furono scelte tra le stesse ragazze aventi vocazione religiosa; istruivano, insegnavano le virtù cristiane, il cucito, il ricamo e ogni arte domestica che potesse formare ciascuna di esse in una donna onesta e timorata di Dio se avevano attitudini alla vita matrimoniale, altrimenti venivano indirizzate alla vita monastica.
Nel 1876 fu trasformato in istituto destinato all’istruzione di orfane di famiglie di condizione civile cadute in povertà. Oggi questo istituto/monastero non esiste più.
La strada prende il nome dai funari, i torciatori di funi (fabbricanti di funi) che si erano stabiliti in questa via dalla vicina riva sinistra del fiume Tevere, per utilizzare come botteghe gli androni dell’antico Circo Flaminio.

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Un’opera “speciale”

 

 

San Pietro in Vincoli, una basilica romana, situata sul colle Oppio. Ma non è di questo sito che voglio parlare, pur conservando sotto l’altare maggiore la catena con cui era stato legato San Pietro a Gerusalemme, ma di un’opere incredibile qui conservata: la tomba di Giulio II, papa dal 1503 al 1513 (che però è sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano).
Una tomba di stupefacente bellezza, che contiene il Mosè di Michelangelo. Un opera maestosa e affascinante, dal volto espressivo e realista, emozionante.
La realizazzione di questa opera meravigliosa costò litigi, contrasti, invidie, ostilità.
L’opera doveva contenere più di quaranta statue, ma di fatto ne contiene sette. Papa Giulio II non la vide mai, fu completata dopo la sua morte
Se transitate in Roma, non fatevi scappare questo capolavoro.

                                                        

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