TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Natale di Roma 21 aprile 753 a.C – 21 aprile 2020

Poesia di Marco Corsi, poeta sensibile e dolcissimo

 

 

 

Il mio grazie a Marco Corsi e alla sempre intensa Barbara Bricca, per aver regalato a Roma tanta meraviglia e a me sempre grandi emozioni

10 commenti »

Santi, torciatori, zitelle

A Roma c’è una chiesa dedicata a S.Caterina d’Alessandria: S. Caterina de’Funari, che è l’antichissima chiesa di S.Maria dominae Rosae, forse chiamata così riferendosi alla benefattrice e fondatrice di questa, identificazione difficile per mancanza di documenti.
Nel 1536 papa Paolo III concesse la chiesa a Ignazio di Loyola, che fondò nel monastero una casa per ragazze povere, spesso figlie di prostitute, che venivano chiamate figlie del luogo, ma vi si rifugiavano anche le stesse ragazze dopo essere rimaste vedove o se venivano maltrattate dai mariti. Venivano ospitate anche giovanissime ragazze zitelle che venivano collocate come serve che, dopo sei anni di lavoro, ottenevano dai padroni una dote di 150 scudi per maritarsi. Nel giorno di S. Caterina, il 25 Novembre, le giovani fanciulle, vestite di bianco, andavano in processione verso la Basilica dei SS. Apostoli, per essere scelte dai futuri mariti. Nel 1611 durante la processione una delle ragazze scomparve misteriosamente: per tale motivo si interruppe tale uso per diversi anni e la processione non si svolse più fino al 1640, quando la tradizione fu ripristinata. S. Ignazio e altri devoti uomini, molti dei quali erano nobili e ricchi spagnoli, si offrirono di mettere al sicuro e salvare dal pericolo le figlie di cortigiane e di donne di mal costume che, per il cattivo esempio domestico o per l’estrema povertà, potevano cadere vittime della seduzione. Esse dovevano essere di gradevole aspetto, residenti a Roma da almeno due anni e di età dai nove ai dodici anni. Erano sorvegliate dalle suore agostiniane, che inizialmente furono scelte tra le stesse ragazze aventi vocazione religiosa; istruivano, insegnavano le virtù cristiane, il cucito, il ricamo e ogni arte domestica che potesse formare ciascuna di esse in una donna onesta e timorata di Dio se avevano attitudini alla vita matrimoniale, altrimenti venivano indirizzate alla vita monastica.
Nel 1876 fu trasformato in istituto destinato all’istruzione di orfane di famiglie di condizione civile cadute in povertà. Oggi questo istituto/monastero non esiste più.
La strada prende il nome dai funari, i torciatori di funi (fabbricanti di funi) che si erano stabiliti in questa via dalla vicina riva sinistra del fiume Tevere, per utilizzare come botteghe gli androni dell’antico Circo Flaminio.

4 commenti »

Un’opera “speciale”

 

 

San Pietro in Vincoli, una basilica romana, situata sul colle Oppio. Ma non è di questo sito che voglio parlare, pur conservando sotto l’altare maggiore la catena con cui era stato legato San Pietro a Gerusalemme, ma di un’opere incredibile qui conservata: la tomba di Giulio II, papa dal 1503 al 1513 (che però è sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano).
Una tomba di stupefacente bellezza, che contiene il Mosè di Michelangelo. Un opera maestosa e affascinante, dal volto espressivo e realista, emozionante.
La realizazzione di questa opera meravigliosa costò litigi, contrasti, invidie, ostilità.
L’opera doveva contenere più di quaranta statue, ma di fatto ne contiene sette. Papa Giulio II non la vide mai, fu completata dopo la sua morte
Se transitate in Roma, non fatevi scappare questo capolavoro.

                                                        

11 commenti »

Palazzi e torture

Tra Via del Corso e Via di Ripetta (Campo Marzio) c’è Via della Frezza, che prende il nome dalla famiglia Frezza che qui aveva un palazzo. Questa zona nasce intorno al 1500.
All’altezza di Vicolo delle Colonnette c’era “lo spiazzetto” dove, tra le finestre dei palazzi, tra cui quello della pia signora Pulieri, era appoggiata la trave che permetteva il supplizio della corda per i condannati a questa tortura bestiale; proprio su questo palazzo era posta la trave principale.
Nel 1816 la pia donna fece murare la finestra su cui pose una croce in ricordo dei condannati e per la misericordia di Dio.
Nel 1930 iniziarono i lavori che modificarono completamente questa strada, eliminando lo spiazzetto e molti palazzi


La tortura della corda consisteva nell’appendere, per i piedi o le braccia, il condannato ad una carrucola, veniva sollevato e tirato fino a che tutte le giunture non si fossero slogate. Vi rendete conto che cosa orribile?
Città delle meraviglie e degli orrori la mia Roma.

10 commenti »

Una poetica leggenda

Piazza S.Francesco d’Assisi (prima S. Francesco a Ripa), in Trastevere, a Roma, prende nome dall’omonima chiesa* che sorge dove un tempo era situata l’antica chiesa denominata S.Biagio de Curtibus, un convento dei Frati Minori con annesso ospizio-ospedale.
Si dice che qui venne ospitato S.Francesco d’Assisi in occasione della sua visita al papa nel 1219 ( ancora oggi la chiesa custodisce la cella del santo ed alcune sue reliquie), anche se molti studiosi nutrono dubbi.
Sul santo nasce quella che sembra essere una poetica leggenda: San Francesco, piantò, nel giardino del convento, un albero di arancio, che fruttificò per diversi secoli; nel 1613 fu trapiantato ma fiorì ugualmente, nel 1871 divenne secco e si decise di bruciarlo, allora un frate staccò un ramoscello e lo piantò, l’albero crebbe e ricominciò a fiorire e dare frutti fino al 1879, e poi ancora nel 1888 anno in cui cessò definitivamente di esistere.

* da visitare assolutamente, se non fosse per ammirare l’Estasi di Beata Ludovica Albertoni del Bernini, una scultura drammaticamente bella, direi meravigliosa, che riproduce la santa sul letto di morte; nel sarcofago sono conservate le spoglie di Ludovica.

26 commenti »

I fossari cristiani

Ma chi erano?
A Roma i fossari erano operai specializzati facenti parte di una antica corporazione che risale ai primi secoli dell’era cristiana, avevano l’incarico di seppellire i morti nelle catacombe e si occupavano della manutenzione dei cimiteri.
I fossari usavano principalmente uno strumento chiamato dolabra fossoria, una piccozza usata per lo scavo della pietra delle catacombe nelle quali aprivano gallerie e dove decoravano anche le tombe. Avevano anche scalpello, pala, mazzuolo, ascia e lampada.
I fossari vivevano di donazioni fino a quando, in cambio di privilegi, sempre inerenti al loro lavoro, iniziarono a ricevere lauti guadagni.
Dal pontificato di Sisto III (432-440) terminò la compravendite di sepolcri in quanto il clero si riappropriò dell’amministrazione cimiteriale, questo decretò la scomparsa di questa figura.
L’unica immagine che abbiamo dei fossari è un affresco della catacomba di Domitilla (Roma), è il fossore Diogene (Diogenes fossor in pace depositus | octab (um) kalendas Octobris (III 6649)

 

11 commenti »

“Forti”

 

Tra il 1877 e il 1880 furono costruiti a Roma i “forti”, una serie di opere militari chiamate “campo trincerato”, nati per difendere la città da eventuali attacchi militari dell’esercito francese
Quindici forti di tipo prussiano eretti nei territori circostanti la città, disposti a raggera, mantenendo una distanza di circa 4-5 km dalle Mura aureliane e di circa 2-3 km l’uno con l’altro, per coprire circa 40 km.
Dal 1919 vennero utilizzati come caserme e depositi militari. Inglobati nell’ubanizzazione di Roma, che si espandeva velocemente,  sono quasi tutti inutilizzati e abbandonati.

 

Forte Aurelia Antica – Controllava in particolare l’Aurelia Antica e quella nuova, principale via di accesso alla capitale dal porto di Civitavecchia e l’avvallamento di Valcannuta; fu impiegato negli anni ‘30 come Centro Chimico Militare, fu assegnato nel ’45 alla Croce Rossa Italiana per un Ospedale, dopo lavori di adeguamento fu assegnato nel ’58 al Centro Logistico della Guardia di Finanza.
Forte Portuense – Situato a cavallo della Via Portuense, difendeva il settore esterno delle alture dette di Affogalasino, del Casaletto, di S. Passera, del Trullo e dei Prati di Tor di Valle sulla sinistra del Tevere; fu impiegato fin dagli anni ’10 quale deposito di materiale d’artiglieria, sul finire degli anni ’30 come sede di alcune postazioni di artiglieria realizzate per la difesa aerea di Roma; dismesso dalle autorità militari nel 1967, in seguito alla insistenza dei comitati di quartiere durata oltre venti anni, fu consegnato nel 1998 all’attuale Municipio XI, che organizza stabilmente visite guidate al suo interno.
Forte Ostiense – Situato all’intersezione tra le vie Laurentina e Ostiense, aveva il compito strategico di difendere esse, la ferrovia per Civitavecchia e la vallata del Tevere, sino al fosso della Magliana.
  Forte Ardeatino – Realizzato in posizione defilata rispetto alla Via Ardeatina per essere in posizione equidistante dall’Appia e dall’Ostiense, controllava le tenute di S. Alessio, della Cecchignola e di S. Cesareo; impiegato dagli anni ’20 come magazzino militare della Direzione di Commissariato e Sanità; fu seriamente danneggiato nel 1944 quando l’esercito tedesco durante la ritirata da Roma, lo minò facendo esplodere parte del fronte dei ricoveri, del fianco sinistro e del traversone, il corpo di guardia, il portale d’ingresso.
Forte Prenestino – Situato a destra della Via Prenestina, sorvegliava tutta l’area antistante compresa tra le vie Casilina e Tiburtina; fu impiegato fino agli anni ’70 come deposito di materiali d’artiglieria, nel 1977 venne consegnato al Comune di Roma, dopo un breve periodo di apertura rimase chiuso fino al 1986 quando venne occupato dall’omonimo centro sociale che tuttora gestisce la struttura.
Forte Bravetta – Uno dei primi a essere realizzato, fu costruito a ridosso della strada consorziale di casetta Mattei, copriva da nord-est l’area della Nocetta, la zona a nord tra via Pisana e Aurelia, e l’area antistante sino alla via Portuense; fu impiegato quale deposito e poligono di tiro, venne adibito tra il 1932 e il 1945 a luogo di esecuzione di sentenze capitali  (e poi a polveriera), durante il periodo fascista, fu il luogo dell’esecuzione di settantasette partigiani, per mano della Gestapo di Herbert Kappler.; consegnato nel 2009 a Roma Capitale nel 2011 è stato aperto al pubblico stabilmente il parco antistante intitolandolo ai Martiri del Forte Bravetta.
Forte Monte Mario – Sulla sommità di Monte Mario, permetteva il controllo verso il Tevere e la Via Trionfale e rappresentava insieme alla Cinta Fortificata sviluppantesi originariamente tra il Tevere e le Mura Vaticane l’avamposto più vicino alle mura di Roma.
Forte Tiburtino – Situato a destra della Via Tiburtina, difendeva la pianura sino al fiume Aniene e le alture di Tor Sapienza e la ferrovia Roma-Ancona.
Forte Trionfale – Realizzato a cavallo della Via Trionfale, difendeva sia il settore esterno alla via Trionfale, quanto quello interno della valle dell’Inferno.
Forte Boccea – Situato in posizione defilata rispetto a Via di Boccea, difendeva in particolare l’area di Monte Spaccato, Quarticciolo e Primavalle; fin dagli anni ’20 fu impiegato come carcere militare, le sue celle hanno ospitato il comandante delle SS Eric Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, anche i membri della banda della Uno Bianca.
Forte Braschi – Situato a cavallo dell’attuale Via della Pineta Sacchetti, doveva difendere sia le alture a ovest della via Trionfale fino a Torrevecchia e Primavalle, quanto quello interno della valle dell’Inferno.
Forte Appia Antica – Realizzato a destra della Via Appia Antica, controllava le tenute di Tor Carbone e Torricola e l’accesso alla città dalla vicina Via Appia; è l’unico forte di Roma che presenta il ponte levatoio con meccanismo “alla Poncelet”, con contrappesi a vista e catena di sollevamento, è dotato di una polveriera in caverna posta a destra del ponte levatoio raggiungibile attraverso una galleria sotto il fossato.
Forte Casilino – Situato tra le Vie Casilina e Tuscolana, difendeva la pianura tra le due vie e la ferrovia Roma-Napoli e l’area pianeggiante di Centocelle.
Forte Monte Antenne – Si trova all’interno di villa Ada, ricopre il sito della città di Antemnae, conquistata da Romolo.
Forte Pietralata – Fu costruito in via di Pietralata, su un leggero altopiano nei pressi del fiume Anien; è il più grande dei 15 forti di Roma.

 

Un post che mi è venuto in mente parlando con mia figlia del libro che sto leggendo e mi riporta indietro nel tempo, quando mio padre mi raccontava come da ragazzo, aveva circa 20 anni, spesso andava con gli amici ad esplorare i “forti” , tre di questi li conosceva meglio di casa sua…mia figlia è sempre affascinata quando gli racconto di questo nonno che purtroppo non ha mai conosciuto realmente.

 

 

 

 

 

 

19 commenti »

Santa Maria Antiqua

chiesa-santa-maria-antiqua-3082012

 

 

1_santa-maria-antiqua_ph-gaetano-alfano Propabilmente è la più antica chiesa cristiana dedicata all Madonna, del Foro Romano, ai piedi del Palatino.
Non fu costruita ma “adattata” (come si usava nei primi tempi del cristianesimo), cioè fu presa un’abitazione privata trasformandola in chiesa, potrebbe essere la parte della casa di Caligola dove c’era la biblioteca (nel cortile quadrato, il vestibolo, si trovano i resti di un impluvium risalente all’epoca di Caligola e lungo le pareti nicchie, forse per statue di imperatori).
Anteriore al secolo VII, fu abbandonata circa tre secoli dopo perchè sepolta dal crollo dei muri della “domus tiberiana” (primo palazzo imperiale sul Palatino, edificato dall’imperatore Tiberio) a causa del terremoto dell’847 d. C.. Fu riscoperta e sulle sue rovine fu costruita nel 1617 la chiesa di Santa Maria Liberatrice*, fu chiusa di nuovo fino all’arrivo di Giacomo Boni alla fine dell’800 quando fortuitamente furono scoperte tracce degli antichi affreschi e si decise lo spostamento della chiesa ricostruita.
Il nome e il titolo di Santa Maria Liberatrice, nonchè le icone esistenti, furono trasferiti nel 1909, alla chiesa di Santa Maria Liberatrice a Testaccio**.
8_santa-maria-antiqua_ph-gaetano-alfano-1024x768 tripplus_visita-a-santa-maria-antiqua-e-alla-rampa-di-domiziano-foto-1 santa-maria-antiqua Al suo interno si trovano meravigliosi affreschi bizantini, ne sono visibili 250 m quadri dei 1000 originari. Vi si può ammirare la prima rappresentazione conosciuta della Madonna in trono.

angelo-gabriele-affresco-della-navata-centrale-viii-sec

Visitate questa stupenda, spettacolare testimonianza, dall’importante arte conservata ma dalla spartana spiritualità dei primi cristiani.

 

 
*Santa Maria Liberatrice fu costruita intorno al 1200 santa_maria_liberatrice_al_foro_romano
La leggenda la data ancora prima, quando papa Silvestro I la fece edificare come ringraziamento per aver ucciso un drago che si era annidato nel tempio di Castore e Polluce. La leggenda potrebbe riferirsi al culto di Vesta che era raffigurata con un drago al quale le vestali offrivano sacrifici, l’uccisione sarebbe da collegare alla sconfitta del culto pagano. Fu chiamata anche Sancta Maria libera nos a poenis inferni, appellativo che potrebbe essere riferito all’associazione tra il drago sputafuoco e l’inferno.

 

**La costruita fu voluta da Leone XIII, e poi fatta costruire da papa Pio X nei primi del ‘900, il papa la volle particolarmente legata alla memoria della popolazione romana dandogli il nome di Santa Maria Liberatrice come era quella abbattuta al Foro; è eretta sull’omonima piazza S.Maria Liberatrice.
Eretta in stile romanico, realizzata in laterizio e travertino, ricevette come dono dal papa la venerata immagine Sancta Maria libera nos a poenis inferni, l’antichissimo affresco, leggermente concavo in quanto proveniente dall’abside della chiesa antica.
La storia della chiesa è riassunta da questa iscrizione posta all’interno: «Questa chiesa perpetua il culto di S.Maria Liberatrice ereditando titolo e icone dell’omonima chiesa demolita che dal secolo XVI all’anno MDCCCXCIX tenne il luogo e custodì le memorie di Santa Maria antiqua, primo santuario della madre di Dio nel mondo. I Salesiani del venerabile Giovanni Bosco con l’aiuto dei loro cooperatori e delle Nobili Oblate di Tor de’ Specchi eressero il rinnovato Santuario perché fosse solenne e non perituro omaggio a S.S.Santità Pio X nell’anno giubilare del suo sacerdozio.»
Sulla facciata il mosaico, ricostruito nel 1925 dopo un rovinoso distacco, riproduce fedelmente un affresco in Santa Maria Antiqua.

testaccio

9 commenti »

Una leggenda romana

Si dice che a Roma, nel 38 a.C., in una foresteria per soldati reduci di guerra, dal pavimento iniziò a fuoriuscire olio per un giorno intero, tanto ne fuoriuscì che arrivò fino al Tevere.
Questa leggenda è chiamata della fons olei. L’evento misterioso fu recepito come il presagio di un altro evento miracoloso: la  nascita del Salvatore; secoli dopo venne eretta la Basilica di Santa Maria in Trastevere (la chiesa più antica dedicata alla Vergine e tra le più belle  di Roma) proprio nel punto in cui scaturì l’olio,  il prodigio è ricordato con un’iscrizione di marmo nel luogo ove sgorgò il liquido, oggi sotto l’altare fons-olei1
Nella realtà il tutto è riferito alla fontana che un tempo sorgeva sulla piazza di S. Maria in Trastevere denominata con il vocabolo latino oleata (inquinata) perchè l’acqua Alsietina che l’alimentava non era potabile.

index Santa Maria in Trastevere ha la facciata decorata con uno splendido mosaico medievale che rappresenta la Vergine in trono col Bambino, affiancata da una processione di 10 Vergini.
camp Il campanile è del XII secolo ed è fra i più alti di Roma.
All’interno si ergono colonne con capitelli provenienti da un tempio egizio, il pavimento è in parte cosmatesco. soff Il soffitto è opera del Domenichino .
abside L’abside è decorato con mosaici del XII sec. che appresentano il trionfo di Maria, mentre alcuni affreschi e mosaici, di Pietro Cavallini, del XIII sec., rappresentano episodi della vita di Maria cavallini cavallini1 in quello raffigurante la nascita di Cristo si distingue l’antica Taberna Meritoria dalla quale sgorgò l’olio.
La minuscola cappella del tabernacolo è un opera rococò di Raguzzini, la Cappella Avila è considerata la più grande opera barocca a Roma dopo il periodo di Bernini e Borromini Antonio_Gherardi Gherardi_Avila
Piazza S. Maria in Trastevere è tra le più belle piazze romane ed è uno dei luoghi più accreditati della movida romana.
ROMA-C61 Sulla piazza troviamo la fontana, con gradini perennemente occupati dalle persone, della quale si dice che non si è romani se non ci si è posato il lato B almeno una volta nella vita (e allora io sono ultra romana per quante volte c’ho bivaccato 🙂 ).

Se passate per la Capitale non fatevi scappare questa meravigliosa Basilica “trasteverina”!

s.maria_in_trastevere

basilicasantamariaintrastevereabsidemosaico0899

17 commenti »

Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

fior

È una basilica minore situata in Via Giulia, chiesa nazionale dei fiorentini, e suggerisco a tutti coloro che passano per Roma di andarla a visitare, ne vale la pena…

fioren
Nel 1508 venne aperta via Giulia, che congiungeva il cuore di Roma al Vaticano.
Nello stesso anno papa Leone X ordinò un concorso per la costruzione di una chiesa, intitolata a San Giovanni Battista patrono di Firenze, per la numerosa comunità fiorentina che viveva in quella zona e che il papa supportava essendo toscano di casa Medici; parteciparono tutti i più grandi architetti dell’epoca: Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo e Baldassarre Peruzzi.
fiore Risultò vincitore, Jacopo Sansovino che iniziò la costruzione nel 1519 ma che incontrò subito alcuni problemi in quanto la chiesa era in parte edificata nel letto del fiume Tevere; edificare la chiesa nelle sabbie del fiume richiedeva ingendi finanze e questo provocò l’allontanamento del Sansovino. La commissione passò ad Antonio da Sangallo il Giovane, ma pur risolvendo parti del problema neanche lui riuscì a dare seguito al progetto. Subentra così Michelangelo Buonarroti che presenta cinque splendidi disegni per una chiesa a pianta centrale e ne affida la realizzazione al suo allievo Tiberio Calcagni, ma l’effettiva edificazione della chiesa avviene con il coinvolgimento di Giacomo della Porta che imposta una chiesa a pianta basilicale con tre navate su pilastri arcuati e cinque cappelle; è la chiesa che, pur con qualche ritocco, è quella che sostanzialmente vediamo oggi. Il completamento dell’opera si deve a Carlo Maderno che aggiungerà transetti con tre pareti piane, con finestroni ed edificando nel 1634 la cupola chsgfiorentini30.
Nel 1734 la chiesa fu definitivamente completata con la facciata di Alessandro Galilei.
All’interno della chiesa sono visibili veri e propri capolavori della scultura barocca: il monumentale e suggestivo  gruppo scultoreo dell’altare maggiore “Battesimo di Cristo” di Antonio Raggiant sgiovannifiorentini2; ai lati i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue de “La Fede” di Ercole Ferrata chsgfiorentini18 e de “La Carità” di Domenico Guidi fiorentini; del Settecento sono i ritratti marmorei di alcini membri della famiglia Falconieri inseriti in medaglioni retti da putti; e ancora “La Giustizia” di Michel Anguier e “La Fortezza” di Leonardo Reti; il transetto è arricchito dai busti commemorativi di Antonio Barberini (Bernini), di Pietro Francesco De Rossi, di Domenico Guidi, di Ottaviano Acciaioli, di Ercole Ferrata, e di Ottavio Corsini (Algardi); nei pilastri delle navate troviamo il monumento a Francesca Calderini Pecori Riccardi di Antonio Raggi (1655) P5515, il monumento ad Alessandro Gregorio Capponi, disegnato da Ferdinando Fuga e scolpito nel 1746 da Michelangelo Slodtz; il monumento a Girolamo Samminiati di Filippo della Valle (1733). Meravigliose sono le statue e i bassorilievi in stucco bianco e dorato; raffinate la Cappella della Madonna della Misericordia mmm e la Cappella Sacchetti dove sull’altare, inquadrato in una base di marmo nero africano lucidato a specchio, spicca il bellissimo crocefisso in bronzo realizzato da Paolo Sanquirico cro; nella Cappella di Gesù Misericordioso si può ammirare una scultora di Gino Giannetti.
Di questa chiesa fu parroco Filippo Neri per dieci anni, qui fondò la Congregazione dell’Oratorio. Filippo Neri fu chiamato dai fiorentini che desideravano avere a capo della chiesa una figura carismatica; Filippo però non ne amava l’ambiente che riteneva troppo “nobile”, frequentemente tornava alla sua precedente chiesa di San Girolamo della Carità; al santo è dedicata una cappella dove è conservato il busto del santo, reliquiario della croce alla quale era solito rivolgere la propria preghiera rel.
Nella chiesa sono sepolti diversi personaggi importanti.
Sulla facciata troviamo lavori dei scultori fine barocco: Filippo della Valle, Paolo Benaglia, Pietro Bracci, Domenico Scaramuccia, Salvatore Sanni, Francesco Queirolo, Simone Martinez, Gaetano Altobelli, Carlo Pacilli, Giuseppe Canard.
Accanto alla chiesa c’è il Museo San Giovanni de’ Fiorentini dove è visibile la bellissima statua di un giovane San Giovanni Battista b, attribuita per anni a Donatello ma, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, oggi si sa essere opera di Michelangelo; busti opera di Giovan Lorenzo Bernini, di Pompeo Ferrucci; il rilievo con la Vergine, Sant’Anna e il Bambino di Pierino da Vinci mad; il crocifisso bronzeo di Antonio Raggi cr; il reliquiario del piede di Santa Maria Maddalena della bottega di Benvenuto Cellini in argento, bronzo e oro pied; l’ostensorio in argento di Luigi Valadierval.
Alcune curiosità: sotto il pavimento è sepolto Carlo Maderno e nella stessa tomba il Borromini, suo nipote, questi morì suicida nel 1667 gettandosi sulla spada che lo trafisse, la sepoltura di un suicida in un luogo consacrato può stupire, ma all’artista, che agonizzò per due giorni, fu concessa perchè accettò i Sacramenti e si pentì del gesto compiuto, dovuto alla grave malattia che da tempo lo affliggeva; nella chiesa è sepolto anche Onofrio del Grillo che ispirò il personaggio principale del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi mar; all’interno della chiesa è possibile l’ingresso agli animali; la cupola, di forma particolarmente allungata, viene chiamata dai romani “il confetto succhiato”….cup

 

 

SanGiovanniDeiFiorentini

3

 Hendrik Frans van Lint

Hendrik Frans van Lint

 

 
.

9 commenti »