TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Bonifacio IV

Chi era Bonifacio IV?
Nasce nella Marsica, prima di essere eletto papa fu monaco.
Così viene ricordato: “8 maggio – A Roma presso san Pietro, san Bonifacio IV, papa, che trasformò in chiesa il tempio del Pantheon ottenuto dall’imperatore Foca e lo dedicò a Dio in onore della Beata Maria e di tutti i martiri; fu pieno di meriti anche a riguardo della vita monastica. »
In sette anni di pontificato accadde di tutto , carestie, pestilenze,, inondazioni, decadenza morale…
Ma al papa interessava il Pantheon di Agrippa, uno dei più belli di Roma, “…che sorge in mezzo ad altri edifici marmorei irremidiabilmente danneggiati dall’inondazione del 590.” Il Tevere non aveva scosso le fondamenta:”…L’imponente vestibolo si ergeva intatto con le sue sedici colonne granitiche sormontate da capitelli corinzi di marmo bianco, le statue di Augusto e di Agrippa erano ancora in piedi nelle nicchie in cui Agrippa stesso le aveva collocate.l’ingiuria del tempo non aveva ancora potuto spezzare le travi di bronzo dorate che formavano l’armatura del tetto e persino le tegole bronzee che coprivano l’atrio e la cupola splendevano intatte.”
Bonifacio IV “..guardava con desiderio quel capolavoro dell’architettura antica che sembrava possedere tutti i requisiti di una chiesa cristiana…”

Chiese l’autorizzazione all’imperatore bizantino Foca per trasformare il tempio romano in un luogo di culto cattolico (in cambio fu eretta nel Foro Romano una colonna onoraria dedicata all’imperatore che fu lieto della benevolenza dei Romani, con una sua statua in bronzo dorato posta sulla cima).

Nel 609 l’edificio venne convertito in una chiesa cristiana intitolata alla Madonna Regina dei martiri (Santa Maria ad Martyres), la cerimonia della consacrazione fu delle più solenni, sembra che Bonifacio abbia fatto prelevare, dalle numerose catacombe romane, ventotto carri pieni di ossa di martiri cristiani che furono tumulate sotto l’altare principale della nuova chiesa.
All’interno del monumento risuonarono per la prima volta canti intonati da preti che sfilavano in processione, , il papa aspergeva le pareti con acqua santa. Una leggenda popolare, nata perchè i Romani consideravano quel luogo una sede infernale, narra che alle note del Gloria, si videro alzare in volo schiere di demoni atterriti che volevano uscire attraverso l’apertura della cupola, erano in numero pari a quello delle divinità pagane. Per i romani l’apertura venne provocata dalle corna di un grosso diavolo uscito dal corpo di un indemoniato; il Belli invece dice che:

LA RITONNA

Sta cchiesa è ttanta antica, ggente mie,
Che cee l’ha ttrova er nonno de mi’ nonna.
Peccato abbi d’avé ste porcherie
Da nun èssesce bbianca una colonna!
Prima era acconzagrata a la Madonna
E cce sta scritto in delle lettanie:
Ma ddoppo s’è cchiamata la Ritonna,
Pe ccerte storie che nun zò bbuscìe.
Fu un miracolo, fu; pperché una vorta
Nun c’ereno finestre, e in concrusione
Je dava lume er l’uscio de la porta.
Ma un Papa santo, che cciannò in priggione,
Fesce una crosce; e ssubbito a la vorta
Se spalancò da sé cquell’occhialone.
E ‘r miracolo è mmóne
Ch’er muro, co cquer buggero de vòto,
Se ne frega de sé e dder terremoto.

1831

-LA ROTONDA

Questa chiesa è tanto antica, signori miei,
che già la trovò il nonno di mia nonna.
Peccato dover avere queste porcherie
da non esserci una colonna bianca!
Prima era consacrata alla Madonna
e c’è scritto in quelle litanie:
ma dopo si è chiamata la Rotonda,
per certe storie che non sono bugie.
Fu un miracolo, fu: perché una volta
non c’erano finestre, e in conclusione
gli dava luce l’apertura della porta.
Ma un Papa santo, che ci andò in prigione,
fece una croce; e subito nella volta
si spalancò quell’occhione.
E il miracolo è ora che
il muro, con quello sproposito di vuoto,
se ne frega di sé e del terremoto.

(il papa non era quello di cui stiamo parlando, effettivamente non si è mai stabilito chi fosse)

Bonifacio IV morì l’8 maggio 615 e fu sepolto in San Pietro.

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San Lorenzo in Miranda

In questo periodo stò preparando lo spostamento di mia madre con annessi e connessi qui da noi (non stessa casa, ma stesso paese), quindi faccio su e giù per Roma come fossi un bus di linea. Quando arrivo a Roma mi prende il coccolone, la amo troppo sta città e sapere di non avere più un appoggio mi destabilizza un po’, ma solo un po’, perchè continuerò le mie scorribande romane, anche se limitate a una giornata o qualche ora. E allora ogni tanto ricerco tra i miei mille appunti, fotografie e libri qualche luogo da me visitato che mi è rimasto nel cuore. E questo è un vero gioiello, da non perdere.

 

 

Quello che era nel 141 d.C. un tempio dedicato ad Antonino e Faustina, divenne nel se.XI una chiesa tra le più affascinanti e architettonicamente stupende di Roma, situata nel Foro Romano. L’imperatore Antonino Pio lo fece erigere in onore della giovane consorte Faustina. E’ definita “in Miranda” perchè situata e circondata tra le meraviglie del Foro.
E’ dedicata al diacono romano Lorenzo in quanto era ritenuto il luogo dove san Lorenzo era stato condannato a morte; in Roma esistono molte chiese dedicate a questo santo, questa sorge dove propabilmente fu processato e condannato a morte poichè, a poca distanza, c’era la prefettura urbana, dove furono celebrati molti processi di martiri.
Nel 1429-1430 papa Martino V concesse la chiesa alla Universitas Aromatorium, il “Collegio degli Speziali”, la confraternita dei farmacisti: ancor oggi i locali adiacenti la chiesa ospitano un museo e un archivio che contiene, tra le altre, ricette firmate da Raffaello Sanzio e una splendida collezione di vasi a altri antichi strumenti da farmacia. A seguito di questa concessione vennero costruite delle cappelle laterali.
Nel 1536 fu deciso di restaurare le forme originarie del tempio rimuovendo le cappelle laterali e altre aggiunte in seguito; ancora un rinnovo venne effettuato, nel 1602, da Orazio Torriani, che rimodellò la chiesa dotandola di una singola navata con cappelle laterali.
La spettacolare facciata della chiesa corrisponde alle dieci colonne di quello che fu il tempio di Antonino e Faustina, visibile in tutta la sua maestosità quando si visita l’area archeologica del Foro Romano.
Gli scavi archelogici di questo monumento iniziarono  nel 1801.
L’aspetto della chiesa attualmente è molto simile al tempio originario; nella chiesa sono visibili diversi dipinti, tra cui opere di Pietro da Cortona (altare maggiore: il Martirio di San Lorenzo)  d il Domenichino (prima cappella: Madonna col Bambino e Santi)

La chiesa è visitabile solo su richiesta.

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Santa Maria Antiqua

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1_santa-maria-antiqua_ph-gaetano-alfano Propabilmente è la più antica chiesa cristiana dedicata all Madonna, del Foro Romano, ai piedi del Palatino.
Non fu costruita ma “adattata” (come si usava nei primi tempi del cristianesimo), cioè fu presa un’abitazione privata trasformandola in chiesa, potrebbe essere la parte della casa di Caligola dove c’era la biblioteca (nel cortile quadrato, il vestibolo, si trovano i resti di un impluvium risalente all’epoca di Caligola e lungo le pareti nicchie, forse per statue di imperatori).
Anteriore al secolo VII, fu abbandonata circa tre secoli dopo perchè sepolta dal crollo dei muri della “domus tiberiana” (primo palazzo imperiale sul Palatino, edificato dall’imperatore Tiberio) a causa del terremoto dell’847 d. C.. Fu riscoperta e sulle sue rovine fu costruita nel 1617 la chiesa di Santa Maria Liberatrice*, fu chiusa di nuovo fino all’arrivo di Giacomo Boni alla fine dell’800 quando fortuitamente furono scoperte tracce degli antichi affreschi e si decise lo spostamento della chiesa ricostruita.
Il nome e il titolo di Santa Maria Liberatrice, nonchè le icone esistenti, furono trasferiti nel 1909, alla chiesa di Santa Maria Liberatrice a Testaccio**.
8_santa-maria-antiqua_ph-gaetano-alfano-1024x768 tripplus_visita-a-santa-maria-antiqua-e-alla-rampa-di-domiziano-foto-1 santa-maria-antiqua Al suo interno si trovano meravigliosi affreschi bizantini, ne sono visibili 250 m quadri dei 1000 originari. Vi si può ammirare la prima rappresentazione conosciuta della Madonna in trono.

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Visitate questa stupenda, spettacolare testimonianza, dall’importante arte conservata ma dalla spartana spiritualità dei primi cristiani.

 

 
*Santa Maria Liberatrice fu costruita intorno al 1200 santa_maria_liberatrice_al_foro_romano
La leggenda la data ancora prima, quando papa Silvestro I la fece edificare come ringraziamento per aver ucciso un drago che si era annidato nel tempio di Castore e Polluce. La leggenda potrebbe riferirsi al culto di Vesta che era raffigurata con un drago al quale le vestali offrivano sacrifici, l’uccisione sarebbe da collegare alla sconfitta del culto pagano. Fu chiamata anche Sancta Maria libera nos a poenis inferni, appellativo che potrebbe essere riferito all’associazione tra il drago sputafuoco e l’inferno.

 

**La costruita fu voluta da Leone XIII, e poi fatta costruire da papa Pio X nei primi del ‘900, il papa la volle particolarmente legata alla memoria della popolazione romana dandogli il nome di Santa Maria Liberatrice come era quella abbattuta al Foro; è eretta sull’omonima piazza S.Maria Liberatrice.
Eretta in stile romanico, realizzata in laterizio e travertino, ricevette come dono dal papa la venerata immagine Sancta Maria libera nos a poenis inferni, l’antichissimo affresco, leggermente concavo in quanto proveniente dall’abside della chiesa antica.
La storia della chiesa è riassunta da questa iscrizione posta all’interno: «Questa chiesa perpetua il culto di S.Maria Liberatrice ereditando titolo e icone dell’omonima chiesa demolita che dal secolo XVI all’anno MDCCCXCIX tenne il luogo e custodì le memorie di Santa Maria antiqua, primo santuario della madre di Dio nel mondo. I Salesiani del venerabile Giovanni Bosco con l’aiuto dei loro cooperatori e delle Nobili Oblate di Tor de’ Specchi eressero il rinnovato Santuario perché fosse solenne e non perituro omaggio a S.S.Santità Pio X nell’anno giubilare del suo sacerdozio.»
Sulla facciata il mosaico, ricostruito nel 1925 dopo un rovinoso distacco, riproduce fedelmente un affresco in Santa Maria Antiqua.

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SS Cosma e Damiano

Se passate per Roma non potete lascirvi sfuggire la basilica dei Santi Cosma e Damiano, chiesa dal fascino indiscusso situata nel cuore di questa stupenda città, ha mosaici pregiati, tra i più belli della capitale.

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La chiesa è stata dedicata ai santi Cosma e Damiano, fratelli, i due erano medici che fornivano in nome di Dio assistenza medica a chiunque ne avesse bisogno nella città d’Egea, questo non piaceva al governatore della provinicia che forzava i fratelli a fare sacrifici agli dei pagani; Cosma e Damiano rifiutarono e vennero maririzzati nel 303, le loro reliquie furono poi trasportate a Roma e disposte sotto l’altare inferiore della basilica. Nel Medioevo la basilica era anche un centro di assistenza per poveri pellegrini a Roma. Nel 64 d.C. un imponente incendio distrusse il lato nord del Foro Romano, dove l’imperatore Vespasiano decise poi di costruire il Foro della Pace: un complesso con tempio romano, fontane e una aula rettangolare chiamata la biblioteca Pacis. Nel IV secolo l’imperatore Massenzio affiancò alla biblioteca una rotonda con ingresso monumentale dal Foro Romano, tutt’oggi esistente, coperto con una delle più grandi cupole di Roma; ancora esistente l’antica porta di bronzo (tra i pochi monumenti di questo tipo in tutto il mondo) che ancora preserva la sua funzionalità. cosma e d La tradizione racconta che la rotonda era chiamata il Tempio di Romolo in memoria del figlio divinazzato di Massenzio morto prematuramente all’inizio del IV secolo.
Nell’anno 526 papa Felice IV ricevette il permesso dal re Teodorico di unire e convertire questi edifici ad uso cristiano, fu la prima chiesa di culto cristiano nell’area del Foro Romano. A quel periodo risale il mosaico absidale conservato ancora in ottime condizioni e considerato uno dei importanti nella storia dell’arte.

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cosma madonna Una parte importante della vita spirituale della basilica era la devozione mariana, iniziata da papa Gregorio Magno: secondo la leggenda mentre passava davnti la chiesa Maria gli disse: “Gregorio, perché non mi saluti più, come facevi sempre?” da allora l’immagine della Madonna della Salute è posta sull’altare maggiore ed è adorata ancora con grande devozione.
Nell’anno 760 papa Paolo I fece costruire l’Oratorio di San Pietro in Silice, luogo dedicato a San Felice ed era noto per l’acqua miracolosa che guariva i fedeli.
Nella navata della chiesa sono presenti sette cappelle: Cappella della Crocifissione, la Madonna, S. Antonio, S. Francesco d’Assisi, S. Barbara, S. Alessandro, S. Rosa.
Nel 1583 durante il pontificato di papa Gregorio XIII venenro riscoperti i busti dei santi Marco e Marcello.
Nel 1626 papa Urbano VIII fece ricostruire la basilica demolendo e sostituendo le mura romane del primo secolo, la basilica fu divisa in due con la costruzione di un nuovo pavimento, cappelle e altari furono spostati o ricostruiti nella nuova chiesa superiore, furono costruiti nuovi edifici del monastero ed un cortile con portici; la ricostruzione fu completata nel 1632.

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In questa basilica si trova uno dei più bei presepi di Roma, un presepio napoletano del ‘700; qui il Bambinello nasce tra le colonne del foro romano, un presepio che ha per sfondo una Roma d’epoca con tanti personaggi stupendi. Lo definirei un presepio originale e superbo.

 

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21 maggio

Il 21 maggio 1972, nelle prime ore del pomeriggio mi stavo recando con mio padre e mio fratello in San Pietro, andavamo spesso di domenica a vedere i Musei vaticani, o a passeggiare nei dintorni, o a fotografare le bellezze romane e tutte le volte che andavamo entravamo nella Basilica per ammirare la Pietà di Michelangelo, quel giorno non arrivammo mai, ci fermarono sul Lungotevere perchè c’era stato un “incidente”.
L’incidente era di fatto l’atto vandalico che László Tóth perpetrò ai danni della scultura.
Questo giovane folle uomo, che odiava le donne e credeva di essere Gesù, saltò la balaustra che divideva la statua dai visitatori e prese a martellate (dovrei dire mazzettate) la figura della Madonna staccandogli un braccio, il naso e danneggiando le palpebre e alcuni tratti dell’abito.

pieta2 pietasfregio   Pietà_vaticana_dopo_il_vandalismo,_1972
Saperlo è stato uno shock che mi ha seguito per lunghissimo tempo, quel giorno ho pianto abbracciata a mio padre, non riuscivo ad immaginare come qualcuno avesse potuto infierire su tanta meraviglia.
Perchè lasciatemelo dire, La Pietà è una delle opere più belle mai realizzate, un vero capolavoro rinascimentale, l’unica ad essere stata firmata da Michelangelo Michelangelo-Pietà-San-Pietro-in-Vaticano-5
Michelangelo-Pietà-San-Pietro-in-Vaticano-61 La guardi è pensi a quanta arte c’è in quel marmo, che se pur materiale duro è di una finezza e nitidezza che incanta. Il corpo di Cristo è talmente appoggiato in modo naturale da far dimenticare la rigidezza del marmo, l’abito di Maria ha drappeggi che nulla hanno da invidiare ai tessuti.
pieta3 Maria ci offre suo Figlio con una compostezza che mi ha sempre avvinto e forse perchè non avevo paura di guardare quei volti dove non era incisa la sofferenza fisica, ma dovevo solo intuire la sofferenza di una madre.

Ora questa mirabile opera è visibile perchè protetta da una parete di cristallo antiproiettile, ma per questo non meno emozionante, io mi reputo una fortunata ad aver avuto modo di ammirarla quasi da vicino, bastava allungare la mano e avresti potuto sfiorarla, il 21 maggio per me è una data scolpita nel cuore.

 

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La Pietà è sempre stata rappresentata da scultori e pittori, ma al di fuori della realtà artistica, la pietà è un sentimento grande, forte, d’amore, un sentimento che non può essere sconfitto, e come mi faceva notare una persona con cui parlavo oggi, quelle martellate che hanno provato a distruggerla non ci sono riuscite, la pietà ancora alberga su questa Terra, qualunque sia la sua provenienza: dalla natura, dalla religione, dall’arte o semplicemente dall’interiorità dell’uomo.

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Via dei Fori Imperiali

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Mio nipote mi manda, tramite wz, una foto che lo ritrae insieme alla sua Giulia in via dei Fori Imperiali….” Zi, una passegiata che ti piacerebbe…” Ha ragione. Quando vivevo a Roma l’avrò percorsa migliaia di volte, per svago, per lavoro, per studio, a perdifiato nelle bagarre rivoluzionarie degli anni ’70, in pieno giorno, di sera, ma anche a notte inoltrata. Oggi con questa bella giornata assolata mi ci sarei tuffata, anche se la domenica è stracolma di persone. E io un po’ amo la solitudine.
La via prende il nome dai Fori Imperiali: quelli di Cesare, di Augusto, di Nerva e di Traiano.
Il primo ad essere costruito fu quello di Cesare nel 54 a.C., e poi a seguire tutti gli altri, in un secolo e mezzo Roma ebbe un grandioso centro politico-amministrativo, giudiziario e monumentale.
Nel Basso Medioevo venne l’urbanizzato nei dintorni con abitazioni, chiese, monasteri, fino alla radicale trasformazione voluta, nel XVI secolo, dal cardinale Michele Bonelli, nativo di Alessandria, che vi realizzò il quartiere denominato Alessandrino.
Tra il 1924 ed il 1932 Benito Mussolini,per celebrare i fasti dell’impero fascista voleva uno “stradone” diritto che permettesse di sfilare in parata fra l’Altare della Patria e il Colosseo; nasce così Via dell’Impero. Per poterla creare vennero abbattute sei chiese tra quelle medievali, barocche, rinascimentali; conventi, circa 5000 vani, palazzi, orti, vestigia dell’antica Roma e giardini storici (sotto la corporatura della strada ancora esistono le stradine, le case e i laboratori dell’antico quartiere demolito).

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Venne tagliata la collina Velia, una delle tre propaggini del Palatino, dimora di Tullo Ostilio, sulla quale si venerava Roma Aeterna ed erano stati costruiti i templi antichissimi dei Lari e dei Penati protettori della stirpe romana e dal II secolo avanti Cristo ricche dimore private, il bellissimo colle venne sventrato per liberare la vista del Colosseo che prima era nascosta dall’altura velia1 Per far nascere in tempi brevi via dell’Impero furono impiegati 1.500 operai (privi di tutte le condizioni di sicurezza, si ebbero, documentati, moltissimi incidenti e vittime), vennero asportati 300 mila metri cubi di terra, tufo, macerie, furono fatte sgombrare migliaia di persone, 746 famiglie furono divise, eliminate antiche professioni artigianali. Per registrare i lavori il Governatorato impegnò una squadra di fotografi professionisti che produsse circa 7700 immagini riunite in 84 album custoditi dal Museo di Roma; le fotografie rappresentano la realtà della demolizione, di ciò che emergeva dagli scavi e ripresero i cantieri con gli operai al lavoro. Il Governatorato volle anche disegni e dipinti, in particolare acquerelli, e per questo impiegò decine di artisti di diversa formazione e qualità.
La mattina del 9 aprile 1932 Mussolini a cavallo tagliò il nastro inaugurale: fece seguito una massiccia sfilata di mutilati della Grande Guerra.

ARCHEOLOGIA IN POSA - Dal Colosseo a Cecilia Metella nell'antica           075935-300x300

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Tra il 1932 ed il 1933 vennero posizionate lungo la via quattro statue in bronzo (perfette riproduzioni degli originali in marmo, conservate alcune in Campidoglio ed altre in Vaticano) di quattro Imperatori Romani, poste in corrispondenza dei rispettivi Fori: Cesare (la prima ad essere stata collocata, con tanto di inaugurazione alla presenza di Mussolini), Traiano, Ottaviano Augusto e Nerva. Dopo il 1945 via dell’Impero fu suddivisa e rinominata, nella prima parte, in via dei Fori Imperiali.

augusto Augusto    Statue of Nerva on Via dei Fori Imperiali, in front of the Forum of Nerva Nerva  traiano Traiano

 

giulio_Cesare_-_Fori_Imperiali Giulio Cesare.

Un annedoto: la statua di Giulio Cesare fu fatta oggetto di una “pasquinata”: da poco era stata conquistata l’Abissinia e proclamato l’impero, il pane in quel periodo era immangiabile; una mattina  appesa al collo della statua fu trovata una “ciriola” (così si chiama a Roma lo sfilatino) con una “poesia”,  – Cesere, tu che c’hai lo stommico de fero magnete sto’ pane de l’impero… –

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Una leggenda romana

Si dice che a Roma, nel 38 a.C., in una foresteria per soldati reduci di guerra, dal pavimento iniziò a fuoriuscire olio per un giorno intero, tanto ne fuoriuscì che arrivò fino al Tevere.
Questa leggenda è chiamata della fons olei. L’evento misterioso fu recepito come il presagio di un altro evento miracoloso: la  nascita del Salvatore; secoli dopo venne eretta la Basilica di Santa Maria in Trastevere (la chiesa più antica dedicata alla Vergine e tra le più belle  di Roma) proprio nel punto in cui scaturì l’olio,  il prodigio è ricordato con un’iscrizione di marmo nel luogo ove sgorgò il liquido, oggi sotto l’altare fons-olei1
Nella realtà il tutto è riferito alla fontana che un tempo sorgeva sulla piazza di S. Maria in Trastevere denominata con il vocabolo latino oleata (inquinata) perchè l’acqua Alsietina che l’alimentava non era potabile.

index Santa Maria in Trastevere ha la facciata decorata con uno splendido mosaico medievale che rappresenta la Vergine in trono col Bambino, affiancata da una processione di 10 Vergini.
camp Il campanile è del XII secolo ed è fra i più alti di Roma.
All’interno si ergono colonne con capitelli provenienti da un tempio egizio, il pavimento è in parte cosmatesco. soff Il soffitto è opera del Domenichino .
abside L’abside è decorato con mosaici del XII sec. che appresentano il trionfo di Maria, mentre alcuni affreschi e mosaici, di Pietro Cavallini, del XIII sec., rappresentano episodi della vita di Maria cavallini cavallini1 in quello raffigurante la nascita di Cristo si distingue l’antica Taberna Meritoria dalla quale sgorgò l’olio.
La minuscola cappella del tabernacolo è un opera rococò di Raguzzini, la Cappella Avila è considerata la più grande opera barocca a Roma dopo il periodo di Bernini e Borromini Antonio_Gherardi Gherardi_Avila
Piazza S. Maria in Trastevere è tra le più belle piazze romane ed è uno dei luoghi più accreditati della movida romana.
ROMA-C61 Sulla piazza troviamo la fontana, con gradini perennemente occupati dalle persone, della quale si dice che non si è romani se non ci si è posato il lato B almeno una volta nella vita (e allora io sono ultra romana per quante volte c’ho bivaccato 🙂 ).

Se passate per la Capitale non fatevi scappare questa meravigliosa Basilica “trasteverina”!

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Palazzo Ruspoli

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Palazzo Ruspoli si trova nel centro storico di Roma, tra Via dei Condotti e Via del Corso. Un palazzo grandioso tra i più noti di Roma.
Il primo nucleo di palazzo Ruspoli fu costruito nel 1556 da Francesco Jacobilli.
Nel 1583 fu acquistato dal fiorentino Orazio Rucellai, letterato e collezionista, che diede incarico a Bartolomeo Ammannati, architetto, di trasformarlo in una magnifica residenza. Ammannati diede all’edificio un aspetto rinascimentale, i lavori si conclusero nel 1586.
ruspoli affreschi Al Rucellai si deve la celebre Galleria Rucellai affrescata da Jacopo Zucchi; sulla volta è raffigurata la “Genealogia degli Dei”.
Dopo Rucellai il palazzo passò ai Caetani, dal 1629 al 1776, che ampliarono l’edificio commissionando a Bartolomeo Breccioli la facciata principale e a Martino Longhi il Giovane altre ristrutturazioni; questi realizzò anche lo scalone d’onore, la scala di Caetani (oggi Ruspoli) Scalone_Ruspoli, composto da 120 gradini di marmo, ciascuno d’un solo pezzo lungo più di tre metri, credetemi un capolavoro, considerato una delle quattro meraviglie di Roma*.
Nel 1776 i Ruspoli, principi di Cerveteri, comprarono il palazzo; commissionarono a Giovanni Battista Contini alcuni lavori di rifacimento del piano rialzato, l’allestimento della Sala del Baldacchino e la trasformazione della loggia sul giardino in una galleria chiusa da finestre; fecero abbellire i locali del pianterreno con affreschi di Reder, Amorosi e Costanzi, raffiguranti scene di vita romana.
Il palazzo divenne uno dei centri mondani più importanti della città, noto per le feste sfarzose che vi si tenevano.
Vi abitarono personaggi illustri tra cui l’ex regina d’Olanda, Hortense_de_beauharnais Ortensia di Beauharnais (figliastra di Napoleone Bonaparte), con i suoi due figli (uno dei quali divenne Napoleone III, imperatore dei Francesi) Hortense-de-Beauharnais-About e l’anglo-tedesco Georg Friedrich Händel, che compose l’oratorio La Resurrezione, e che fu anche il maestro di cappella del principe Francesco Maria Ruspoli 220px-Georg_Friedrich_Händel Nel 1818 l’edificio ospitò il Caffé Nuovo, frequentato dalla migliore società dell’Ottocento, nel quale lavorava Giovanni Giganti soprannominato “bajocco”, un gobbetto nano che per gli avventori valeva più d’un “luigi” (moneta).
Il 4 luglio 1849, dopo l’entrata in Roma delle truppe francesi, il gestore del locale si rifiutò di servire l’acqua ad alcuni soldati, attirandosi così l’ira del Comando che trasformò il Caffé in “Cafè militaire français”, una bettola per le truppe. Fu il primo locale pubblico ad essere illuminato a gas nel luglio del 1847, richiamando tanta gente che fu necessario l’intervento dei gendarmi per mantenere l’ordine pubblico. Dopo il 1870 si chiamò Caffé d’Italia ma ben presto andò in declino karl-johan-lindstrom-boscareccia-room-of-the-cafe-nuovo-palazzo-ruspoli-rome-1827
Attualmente il palazzo è un importante centro espositivo di mostre archeologiche e artistiche temporanee.

 

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*La scala di Caetani
  Il cembalo di Borghese (chiamato così per la sua forma) cembalo
  Il dado di Farnese (chiamato così per forma quadrata di Palazzo Farnese) farnese_b_c_zeno_colantoni-1179-2
  Il portone di Carboniani (di palazzo Sciarra-Colonna, Carboniani derivava da Carbognano, comune in provincia di Viterbo, sul quale dominava uno dei rami dei Colonna)Portone_di_Carboniano

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Sant’Andrea fuori Porta del Popolo (o del Vignola)

Lo era nel 1500 fuori porta, oggi è incastrata tra viale Tiziano, via Flaminia, Valle Giulia, lo stadio Flamini e chiusa dalle rotaie del tram.
E’ una piccola costruzione conosciuta anche come Tempietto di Sant’Andrea.
Papa Giulio III la volle per la sua villa di campagna, appunto villa Giulia; fu costruita sui resti di un antico sepolcro romano come ex-voto. Durante il sacco di Roma, nel 1527, il papa era ancora un prelato, Giovanni Ciocchi del Monte; i lanzi di Carlo V lo fecero prigioniero, nel palazzo della Cancelleria, insieme a molti alti prelati; l’allora Giovanni fece imbandire una cena per i lanzachenecchi di guardia, offrì loro del vino fortemente oppiato e quando si furono addormentati riuscì a fuggire con l’aiuto di Prospero Colonna. Era la notte di Sant’Andrea.
23 anni dopo, l’ormai papa Giulio III dedicò la chiesa al Santo. Inoltre vi sostò il cardinale Bessarione che portava a Roma la reliquia dell’apostolo: la testa (ora a Patrasso).
La chiesa fu realizzata da Jacopo Barozzi da Vignola, tra il 1551 e il 1553; nella sua costruzione fu impiegata la “pietra serena”,  pietra grigia di tante chiese fiorentine, invece del classico travertino romano; le forme architettoniche si ispirerebbero al sottostante Mausoleo antico; malgrado le sue piccole dimensioni è uno degli edifici romani più armoniosi.
Caduta in abbandono, venne restaurata da Luigi Valadier nel 1805, nel 1852 fu aggiunto il campanile a vela.

s.andrea

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Grazie…

…Gianca (Giancarlo Golzi) per le belle parole che mi hai regalato.

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