TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Hatshepsut

atshepsut La regina Hatshepsut è il monarca di sesso femminile più famoso che l’Egitto abbia mai avuto in tutto il corso della sua storia.
Il Faraone Thutmose I ebbe: della Grande Sposa Reale Iahmes, due figlie: Hatshepsut e Akhbetneferu (che morì in tenera età); da Mutnofret, moglie secondaria (forse sorella di Iahmes), numerosa discendenza tra cui alcuni figli maschi, Amenmose e Wadjmose (educati alla successione ma deceduti adolescenti) e il futuro Thutmose II che, per confermare il suo diritto al trono, sposò Hatshepsut attribuendole il titolo di Grande Sposa Reale. Il regno di Thutmose II (molto più giovane della regina e che ebbe un unico figlio maschio) fu breve (anche se incerto il periodo).
Hatshepsut (che ebbe una sola figlia femmina, la principessa Neferura), nominata in un primo tempo reggente in nome del figliastro/nipote, dopo aver ottenuto l’appoggio dei più alti funzionari e del clero tebano di Amon, iniziò un’opera di propaganda tesa a dimostrare come il padre l’avesse nominata sua diretta discendente e quindi nel diritto di salire al trono, si nominò anche coreggente insieme a Thutmose III attribuendosi quindi tutte le prerogative ed i titoli della sovranità.
Uno dei punti più famosi della propaganda fu il mito sulla sua nascita:
Amon, nella personificazione di Amon Ra andò da Iahmes dopo aver assunto le sembianze di Thutmose I, la svegliò con un odore piacevole ponendo l’Ankh, simbolo di vita, sul naso di Iahmes, e Hatshepsut fu concepita; Khnum, il dio che dà forza al corpo dei bambini umani, venne invitato a creare un corpo e la forza vitale di Hatshepsut, poi il dio e la dea Heket, dea della vita e della fertilità, posizionarono Iahmes su di un letto a forma di leone dove ella partorì Hatshepsut.
Hatshepsut pubblicizzò l’appoggio di Amon al suo regno facendo scolpire l’approvazione del dio sui suoi monumenti, per esempio:
“Benvenuta mia dolce figlia, mia prediletta, il Re dell’Alto e del Basso Egitto, Maatkare, Hatshepsut. Assumi il ruolo di Signore, prendi possesso delle Due Terre.”
atshepsut Hatshepsut fu l’unica presenza femminile nella storia ad essere rappresentata sia come donna che come uomo, vestita con abiti maschili, dotata di accessori maschili e con la barba finta tradizionalmente esibita dai faraoni.
Durante il suo regno Hatshepsut si impegnò per ristabilire i contatti e l’influenza egizia sui paesi stranieri, influenza che era venuta meno durante il periodo hyksos, alcune spedizioni sono rimaste documentate sui rilievi di alcuni tempi; si presume, anche che vi furono campagne militari per mantenere i possessi ottenuti dalle campagne di Thutmose I in Nubia, Palestina e Siria.
h Alla morte di Hatshepsut, dopo 22 anni di regno, venne sepolta nella Valle dei Re in attesa che fosse predisposta una tomba nei pressi del Djeser-Djeseru, complesso funerario che il suo architetto Senemut aveva realizzato a Deir el-Bahari dove la Valle dei Re termina in direzione del Nilo. Dopo la sua morte Thutmose III 3 e i suoi successori iniziarono la cancellazione del nome di Hatshepsut da tutti i monumenti e la manomissione delle statue. Anche la mummia venne rimossa dalla tomba ufficiale e di cui si persero le tracce.
Nella tomba, definita dagli archeologi DB320, scavata nella roccia nelle vicinanze del tempio funerario di Hatshepsut, ove durante la XXI dinastia vennero nascoste le mummie di molti sovrani per sottrarle all’azione dei violatori di tombe, venne rinvenuta una mummia femminile priva di indicazioni sull’identità, con a fianco una cassetta recante il nome di Hatshepsut, contenente un fegato mummificato ed altri reperti, questo fece pensare che la mummia fosse quella della regina; questa ipotesi venne messa in discussione dal ritrovamento della tomba di Sitra-in, nutrice della stessa Hatshepsut, con accanto un cadavere femminile che presentava caratteristiche attribuite alla regina ed una postura di mummificazione tipica dei membri della famiglia reale; nel 2007 ulteriori studi su questa mummia, comportanti il confronto tra alcuni reperti attribuibili con sicurezza alla regina (una piccola scatola di legno, con nome e cartiglio di Hatshepsut e contenente le viscere ed un singolo dente con una sola parte della radice, parte di radice che è ancora nella mascella della mummia) e l’analisi del DNA hanno confermato l’ipotesi, pertanto la mummia rinvenuta è ora ritenuta quella di Hatshepsut.
La morte della regina si deve al cancro, oggi sappiamo che la causa di questo fu scatenato da un avvelenamento. Michael Hoveler-Muller, e il Dott. Helmut Wiedenfeld, dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Bonn, dopo due anni di studi, hanno scoperto che in un flaconcino (conservato al Museo dell’Università) c’è la causa della morte della regina: il flaconcino (chiuso con un tappo di argilla), rinvenuto accanto alla mummia, contiene un unguento risultato troppo unto per essere un comune profumo dell’epoca, il liquido contiene infatti olio di palma, olio di noce moscata, e degli altri grassi acidi insaturi usati contro l’eczema, di cui la famiglia di Hatshepsut soffriva in maniera ereditaria; il farmacologo che preparò l’unguento aggiunse idrocarburi derivati dal creosoto e dall’asfalto che consentivano di combattere prurito e orticaria grave, oggi è accertato che il cerosoto è un componente pericoloso che prima si trovava anche nei cosmetici; il flaconcino contiene benzo(a)pyrene, idrocarburo piuttosto pericoloso, è una sostanza cancerogena conosciuta come la maggiore responsabile del cancro ai polmoni derivante dal fumo della sigaretta.

atshepsut_Tempio_funerario

8 commenti »

I misteri del passato…

I resti che vedete nelle immagini di questo post appartengono ad un’antica, meravigliosa città di 5 mila anni fa: Ani.
Ani_townwall E’ situata su una collina vicino alla riva del fiume Akhuryan e la Tzaghkotzadzor valley, proprio a confine tra la Turchia e l’Armenia 800px-20110419_bridge_Akhurian_River_Ani_Turkey800px-20110419_Monastery_of_Hripsimian_Virgins_Ani_Turkey

Giugno 2006. (James Gordon)

Oggi è una città fantasma fatta di ruderi di chiese, campanili, ponti, affreschi e mura, anticamente era una delle città armene più belle, più ricca, splendida, magnifica e popolata di Baghdad, Costantinopoli e Il Cairo; i suoi edifici religiosi, i palazzi, le fortificazioni erano tra i più avanzati, sia a livello tecnico che artistico, del mondo. Era la capitale del regno armeno che, fondato nell’884, comprendeva l’attuale Armenia e parte della Turchia orientale.
Si trovava nel cuore delle principali rotte commerciali, nell’11° secolo all’interno delle sue mura vivevano più di 100 mila persone (alcuni storici dicono 200 mila); le chiese erano talmente tante che fu soprannominata la “città dalle 1001 chiese” o “la città dei 40 cancelli” ani
Nel corso della storia è diventata il campo di battaglia per lo scontro di vari imperi contendenti che ne hanno causato la distruzione e l’abbandono.
La città inizia la sua crescita nel 961 d.C. con il re Bagratid Ashot III (anche se i scavi ne datano la presenza già nell’Era del bronzo) che le da un aspetto di città fortificata facendola diventare capitale del suo regno. Nel 1199 con la conquista della regina Tamara la città ebbe una fiorente prosperità, i rafforzamenti e nuovi edifici appartengono a questo periodo Tamar's_fresco_at_Betania Alla morte della regina gli succedette il figlio Shahanshah; nel 1236, durante una sua assenza i mongoli la presero d’assedio saccheggiandola e uccidendo gran parte della popolazione; con questo assedio la città ebbe un graduale ma irrefrenabile declino fino a quando divenne parte dell’impero Turco-Ottomano nel 1579; nel XVIII secolo venne abbandonata del tutto, seguì poi lo spopolamento delle aree rurali circostanti dovuto alla crescente presenza delle tribù nomadi curde. Anche il forte terremoto nel 1319 creò la distruzione di molti edifici.
C’è un interessante particolare che riguarda la città di Ani: in antiche pergamene si parlava del mondo sotterraneo di questa città, ma mai se ne era avuta certezze, era citata addirittura un’antica scuola esoterica mesopotamica.
Copia di Copia di ani Nel 1880 George Ivanovic Gurdjieff (da sempre affascinato dalla storia di questa città) e un suo amico di nome Pogosyan, durante una passeggiata, notarono delle irregolarità nel terreno intorno alle rovine di Ani, i due cominciarono a scavare fino a quando si imbatterono in uno stretto cunicolo, Copia di ani percorrendolo si trovarono di fronte a canali idrici segreti, celle di monaci, sale di meditazione, enormi corridoi, tunnel intricati e anche alcune trappole; in una delle stanze, Gurdjieff trovò un pezzo di pergamena in una nicchia, pur conoscendo l’armeno molto bene ebbe grande difficoltà a leggerla perchè il testo era scritto in un’antica lingua armena, fu il primo indizio che indicava che Ani era molto antica. Quando Gurdjieff riusci a decifrare il testo si rese conto che la pergamena era una lettera scritta da un monaco ad un altro monaco. Secondo la pergamena, il luogo che i due avevano scoperto era sede di una famosa scuola esoterica della Mesopotamia Copia di Copia di Copia di ani
Gurdjieff scrisse:”Eravamo particolarmente interessati a una lettera in cui lo scrittore riportava di alcune informazioni concernente alcuni misteri. Un passaggio in particolare ha attirato la nostra attenzione:”Il nostro degno Padre Telvant è finalmente riuscito a conoscere la verità sulla Fratellanza Sarmoung. La loro organizzazione in realtà si trovava vicino la città di Siranoush, cinquanta anni fa, poco dopo la migrazione dei popoli”. Poi la lettera continuava su altre questioni. Ciò che più ci ha colpito è stata la parola “Sarmoung”, incontrata più volte in un libro intitolato “Merkhavat”. Questa parola è il nome di una famosa scuola esoterica che, secondo la tradizione, fu fondata a Babilonia nel lontano 2500 a.C., conosciuta per essere situata in qualche parte della Mesopotamia fino al sesto o settimo secolo d.C. Ma sulla sua esistenza non si è mai potuta ottenere la minima informazione. Si diceva che questa scuola era in possesso di una grande conoscenza, contenente la chiave per la decifrazione di molti misteri tenuti segreti”.
Un inizio di scavi archeologici, eseguiti da Marr, si hanno nel 1904 fino al 1917 con i quali furono scoperti estesi settori della città portando alla luce molti edifici; vennero scritte guide turistiche sui monumenti e sui musei, gli edifici maggiormente a rischio di crollo furono sottoposti a restauri di emergenza e venne fondato un museo per raccogliere le decine di migliaia di reperti trovati durante gli scavi; il museo fu ospitato in due edifici: nella moschea Minuchihr e in un altro edificio in pietra appositamente costruito a tale scopo AniCathedral
Nel 1918, durante gli ultimi episodi della prima guerra mondiale, l’esercito dell’impero ottomano si fece strada attraverso il territorio dell’appena dichiarata Repubblica Armena; mentre i soldati turchi si avvicinavano ad Ani vennero compiuti dei tentativi di evacuare i reperti contenuti nel museo, circa 6.000 oggetti, tra i più trasportabili, vennero rimossi dall’archeologo Ashkharbek Kalantar, uno dei partecipanti agli scavi, i reperti salvati vennero riuniti in un’unica collezione museale, oggi fanno parte della collezione del Museo di Stato di Storia Armena di Yerevan. Tutto ciò che non poté essere salvato venne perso o distrutto.
Dal 1921, con la firma del Trattato di Kars che formalizzò l’incorporazione del territorio alla Repubblica turca, Ani è divenuta possedimento turco. Nel maggio dello stesso anno l’Assemblea Nazionale Turca ordinò al comandante del Fronte Orientale, Kazim Karabekir, di “spazzare via i monumenti di Ani dalla faccia della terra”; Karabekir scrive nelle sue memorie di avere ignorato tale ordine, ma il fatto che ogni traccia degli scavi eseguiti da Marr e dei restauri degli edifici sia stata cancellata suggerisce che l’ordine venne almeno parzialmente eseguito.
Lo scenario aspro e desolante che offre questa città oggi è il frutto di abbando e dimenticanza delle autorità turche che tengono in considerazione solo il periodo storico musulmano, rendendone così ancora più difficile il restauro e il mantenimento.

Ani, Turchia Ani, Turchia

Ani, Turchia

10 commenti »