TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Giorno della Memoria- 27 gennaio 2018

I clandestini del mare –  Sereni Ada

Le difficoltà , i sacrifici, i dolori, degli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio, che dovettero affrontare la navigazione, dopo la guerra del 1945, per raggiungere la Terra Promessa, Erez Israel, Israele, terra ancora chiusa all’immigrazione dagli inglesi.
Sereni Ada fu l’aiuto inaspettato.

Ada Ascarelli nasce a Roma nel 1905 da un’illustre famiglia ebrea, Il padre muore che Ada è ancora in giovane età.
Si iscrive al liceo Mamiani dove conosce Enzo Sereni, che diverrà suo maito.
Dopo aver ottenuto la laurea in filosofia Enzo aderisce al movimento sionista, Ada abbandona la Facoltà di lettere e decidono, nel 1926, a due anni dal matrimonio, di migrare in Palestina e lasciare l’Italia fascista, vogliono costruire Erez Israel, la Terra d’Israele. Malgrado contrastati dalle famiglie partono con la loro bambina Hana
Nel 1928, in Palestina, contribuiscono a fondare il grande kibbutz Ghivat Brenner (Tel Aviv), ancora oggi uno dei maggiori di Israele. Intanto mascono Hagar e Daniel.
Il fascismo e il nazismo intanto iniziano a mietere vittime e vengono ordinate le leggi razziali. La madre di Ada riesce a sfuggire al rastrellamento del 16 ottobre 1943, a Roma, rifugiandosi presso il convento delle suore di Notre-Dame de Sion.
Nel 1944 Enzo si arruola nella Brigata ebraica dell’esercito inglese; quando l’Hagana e il Palmach, le due formazioni militari dell’Yishuv, decidono di lanciare alcuni uomini dietro le linee tedesche per prendere contatto con gli ebrei e incitarli a combattere, Enzo accetta.
Fingendosi ufficiale inglese è paracadutato nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1944 nell’Italia settentrionale, oltre la linea gotica. Ada non ne saprà più nulla fino a quando, finita la guerra, tornerà in Italia alla ricerca del marito. Scoprirà che, dopo essere stato paracadutato, era stato fatto prigioniero, torturato a Verona, transitato nel campo di Bolzano, internato a Dachau, dove venne fucilato nel novembre 1944.
Ada decide di restare in Italia dove si lega al movimento dell’ immigrazione clandestina (trasferimento in Palestina dei sopravvissuti della shoah) dove diventa un importante componente della organizzazione, anche grazie alla conoscenza perfetta dell’ italiano, dell’ ebraico, del francese e inglese, del tedesco e arabo. Si parla di circa 25.000 ebrei salvati.
Il 14 maggio del 1948 viene fondato lo Stato di Israele.
Ada muore a Gerusalemme il 24 novembre 1997, verrà sempre ricordata come una donna giusta, le venne assegnato il Premio Israel per il contributo particolare alla società e allo stato ebraico.

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Donne

” Le donne, come i sogni,non sono mai come tu le vorresti.”  (L.Pirandello)

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Posso dire lo stesso degli uomini?

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Buona serata blogger!!!

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Race – Il colore della vittoria

race di Stephen Hopkins.

 

Anni Trenta, America: la grande depressione, il razzismo, le differenze sociali.
Jesse Owens: afroamericano, figlio di un mezzadro dell’Alabama, una famiglia povera, una figlia e una compagna.
Jesse lascia tutto per frequentare, non senza grandi sacrifici, visto il colore della pelle, l’Ohio University dove il coach Larry Snyder lo allena fino a portarlo alle Olimpiadi di Berlino, 1936.
Olimpiadi vessate dalla politica razziale di Hitler.
Owens sa di dover fare il massimo per vincere… e diventa leggenda, vince quattro medaglie d’oro: i 100 metri, il salto in lungo, i 200 metri, la staffetta 4×100, facendo scomparire la razza ariana che gareggiava nel beniamino di Adolf Hitler: l’atleta Luz Long.

 

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Jesse Owens* divenne un simbolo sfidando le ideologie razziali di Adolf Hitler e se stesso. L’uomo che volava…
Un film questo che, oltre a presentare Owens nella vita quotidina e come sportivo, racconta uno spezzone di storia in cui furono coinvolti i giochi olimpici “del” Terzo Reich.
Non è un capolavoro, a mio avviso mi sarei aspettata di più visto il tema trattato, ma mi è piaciuto, mi ha anche appassionato, gli attori bravissimi, Jeremy Irons e William Hurt all’altezza del loro personaggio, buona scenografia, ambienti ricostruiti perfettamente.
E il messaggio (almeno come l’ho interpretato io) arriva preciso: lo sport è anche valori, quelli veri, lo sport come forma antirazziale non come gioco di potere e soldi (spesso oggi lo è purtroppo, anche da parte degli atleti).
Guardatelo questo Jesse quando entra nello stadio. Emoziona, quest’uomo passionale, umano, coraggioso.
L’uomo che per vivere sfidò anche i cavalli per 50 dollari a corsa e dovette ingioiare bocconi amari anche in patria per le sue vittorie, dove doveva entrare dalle cucine per festeggiare, come si addiceva ai “neri” in quell’epoca (e ancora oggi dico io), dove non gli fu riconosciuta una stabilità economica tramite un lavoro (come fu per molti atleti bianchi).

 

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*James Cleveland Owens (Jesse) nasce a Oakville nel settembre 1913.
Presto la famiglia si trasferisce a Cleveland (Ohio) dove vissero in povertà il periodo della Grande depressione americana.
Jesse studia alle scuole tecniche e lavora in un negozio di scarpe, ma si allena nella corsa, sua grande passione.
Ai campionati nazionali studenteschi (1933) viene notato per le prestazioni nella velocità e nel salto in lungo tanto da essere ammesso all’Università statale dell’Ohio dove si dedicò all’atletica.
Nel 1935 stabilìsce i record del mondo di: salto in lungo (record durato fino al 1960), 220 iarde piane in rettilineo, 220 iarde a ostacoli in rettilineo (primo uomo a scendere sotto i 23″) ed eguagliò quello delle 100 iarde.
Nel 1936 partecipa alle Olimpiadi di Berlino dove vince quattro medaglie d’oro, tra cui quella per la staffetta 4×100 a cui voleva rinunciare per lasciare il posto alle riserve escluse perché ebree; i suoi dirigenti glielo impedirono (il record di quattro ori in una stessa Olimpiade, nell’atletica leggera, fu eguagliato soltanto alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 dal connazionale Carl Lewis, che vinse quattro ori nelle stesse gare).
Il giorno del quarto oro allo stadio olimpico era presente anche Adolf Hitler che, vista la vittoria sul tedesco Luz Long (il migliore atleta tedesco, nonché amico di Owens), si dice sia andato via per non stringere la mano ad un nero, per giunta americano; Owens ha sempre smentito questa notizia raccontando che Hitler si alzò in piedi e gli fece un cenno con la mano quando lui passò davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi e che lui stesso rispose al saluto.
L’allora presidente americano Franklin D. Roosevelt cancellò l’ appuntamento alla Casa Bianca con Owens.
Nel 1955 il Presidente Dwight D. Eisenhower, repubblicano, ex atleta, lo nominò Ambasciatore dello Sport.
Dopo Berlino Owens passò al professionismo passando poi all’insegnamento; nel dopoguerra iniziò il lavoro di preparatore atletico della squadra di pallacanestro degli Harlem Globetrotters; nel 1976 venne premiato con la Medaglia presidenziale della libertà, il massimo titolo per un civile americano.
Owens morì di cancro ai polmoni nel 1980, all’età di 66 anni a Tucson, Arizona, è sepolto nell’Oak Woods Cemetery, di Chicago.
Nel 1984 una strada di Berlino venne ribattezzata in suo onore e il 28 marzo 1990 gli fu assegnata postuma la Medaglia d’oro del Congresso dal presidente statunitense George H. W. Bush.
Nel dicembre 2013, una delle medaglie vinte da Owens ai Giochi olimpici del 1936 è stata battuta all’asta al milionario Ron Burkle per 1,4 milioni di dollari.

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Lo sport dovrebbe far nascere in noi, sempre, la voglia di un mondo migliore.

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Mi ricordo…

Ciao Lino, ti ho conosciuto in teatro che avevo appena 8 anni e non ti ho lasciato più….

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Donne

“Essere donna è difficile, visto che consiste nell’avere a che fare con l’uomo.”
(J. Conrad)

E’ vero che ormai la mercificazione del corpo delle donne è quasi un obbligo per pubblicità, film, riviste e quant’altro.
Donne sexy, provocanti, femminili…si pensa subito al corpo come oggetto, ma perchè?
Essere femminili, sensuali non vuol dire essere una donna oggetto, e di questo ne dovremmo essere convinte prima di tutto noi, in barba a qulle donne che invece del corpo ne fanno una strada facile per arrivare dove vogliono (ma questa è un’altra storia).
Esprimere la propria sensualità io trovo sia leggittimo e anche bello, appagante, ma non dobbiamo permettere a nessuno di usarla, per nessun scopo.
Ho vissuto gli anni ’70 in parte con orgoglio, le donne scese in campo hanno cambiato la storia delle donne, ma una cosa che non ho amato è stato il rifiuto della femminilità, no, questo non lo concepivo, come non lo concepisco oggi; si doveva essere donne quasi mascolinizzate, a cui si era tolto il volto e il corpo materno che per natura ci aspetta (fu il periodo del non allattamento), l’aspetto che una donna mediterranea induceva era demonizzato, troppo femminile, come se la femminilità fosse in parte anche legata al materno. Un’assurdità.
Esprimo ora un pensiero che non deve essere scambiato per debolezza e non deve far pensare ad una donna fragile e bisognosa di protezione, dovrebbe far pensare a quanto io stimi le donne e me stessa come tale, non ho paura di dire che: adoro gli uomini che tutelano le donne come un bene prezioso e che amano emozionarle e guardare le loro emozioni come qualcosa di estremamente bello; uomini che sono sensibili verso le nostre qualità, perchè noi donne ne abbiamo, potrei farne un buon elenco…amo gli uomini che non pensano che la donna è loro e come tale ne possono fare ciò che vogliono; adoro gli uomini che sanno riconoscere la parità tra loro e le donne; se non si è capito, dico che adoro gli uomini, da loro sono stata sempre rispetatta, questo gli ho permesso.

“Essere donna è così affascinante. E’ un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai.”
(Oriana Fallaci)

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Ettore Scola

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Omaggio a Ettore Scola.
Uno dei grandi maestri del nostro cinema. Ha realizzato film meravigliosi.
Il mio preferito in assoluto, che avrò visto credo più di dieci volte, è Una giornata particolare, che io reputo poetico e coraggioso, un grande film. Con due interpreti inimitabili.

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David Bowie

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Non servono parole.

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Grazie…

…Gianca (Giancarlo Golzi) per le belle parole che mi hai regalato.

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Anche se…

…in questo momento il mio cuore è serrato su ciò che stà accadendo, non posso mancare nel rendere onore ad un grandissimo del cinema italiano e non solo.
Francesco Rosi, uomo eclettico, regista dei film che hanno parlato più delle inchieste giornalistiche e giudiziarie realizzate su alcuni problemi sociali e politici, film che parlano di vita; l’uomo/regista che non ha mai avuto paura di correre all’interno del nostro tempo guardandolo con grande realtà e coraggio..
Ho visto tutti i suoi film, ma l’ho veramente amato in “Le mani sulla città” e “Salvatore Giuliano”.

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Grazie per aver aiutato la formazione del mio modo di pensare, i tuoi film sono stati scuola per me.

 

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Di tutto un pò…

defalco_280x185E’ da qualche giorno che mi frulla in mente il capitano De Falco, si, proprio quello che era di servizio la notte del naufragio della Concordia….mi viene in mente che è normale essere trasferiti da un posto all’altro, per i militari di altro grado è quasi una prassi, mi viene in mente “Ma perchè Gregorio De Falco non vuole essere spostato? Possibile sia tanto attaccato a quella poltrona?” E allora mi viene in mente che qualche mese fa ha dato parere favorevole alla nuova inchiesta sulla Moby Prince firmando anche una relazione negativa sulla sicurezza di un rigassificatore, presente a bordo, costruito a Livorno; e mi viene in mente che quando era Comandante a Santa Margherita Ligure aveva posto il divieto alle navi di crociera di ormeggiare in zone protette; e ancora mi viene in mente che è uno che non sa stare zitto, è meglio rintanarlo tra scartoffie burocratiche…Ah, dimeticavo: Capitano De Falco tenga duro “cazzo” (scusate il termine, ma quando ce vo ce vo)! Non scenda dalla sua coscienza, in Italia di codardi ne abbiamo anche troppi e alle brutte lasciano tutti la nave, rimescolano il mulinello e tornano a bordo, e noi stiamo annegando, i salvagenti sono insufficienti.

 

Foto2309E voglio dire che Jo continua a crescere, ha preso possesso della panca e ne rosicchia tutti i bordi, è diventato il padrone incontrastato del piazzale, sempre seduto al centro, un vero egocentricoFoto2312, e la bella Angel lo asseconda, lo coccola come fosse un suo cucciolo (ma ancora lo è il furbetto!!!) e guai se lo sgridi, ti guarda in…”cagnesco”Foto2305, e quando vuole un mare di coccole ti stringe la mano tra le zampe come volesse trattenerla per sempre. da queste parole che si sente che ormai mi ha rapito il cuore  e l’anima?j

 

E con orgoglio dico che Meli ha preso un 7 1/2 ad un dipinto a soggetto, lei ha scelto Joker, brava di mammina sua, si stà veramente impegnando.20141127_15521720141127_20334620141127_211938

 

ANAGNI E ancora, quanto è bella la cittadina dove vivo di notte, ma se poco poco sorge il sole c’è da mettersi a piangere per l’abbandono.

 

ROMAE la mia magnifica Roma? Quanto è bella? Tanto, all’infinito, ma ammazza quanto è mal ridotta!!!!DEGRADO

 

In tutto questo fritto misto vi auguro weekPappagallo crazy

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