TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

La violetta e la farfalla

Una vorta, ‘na Farfalla
mezza nera e mezza gialla,
se posò su la Viola
senza manco salutalla,
senza dije ‘na parola.
La Viola, dispiacente
d’esse tanto trascurata,
je lo disse chiaramente:
– Quanto sei maleducata!
M’hai pijato gnente gnente
Per un piede d’insalata?
Io so’ er fiore più grazzioso,
più odoroso de ‘sto monno,
so’ ciumaca e nun ce poso,
so’ carina e m’annisconno.
Nun m’importa de ‘sta accanto
a l’ortica e a la cicoria:
nun me preme, io nun ciò boria:
so’ modesta e me ne vanto!
Se so’ fresca, per un sòrdo
vado in mano a le signore;
appassita, so’ un ricordo;
secca, curo er raffreddore…
Prima o poi so’ sempre quella,
sempre bella, sempre bona:
piacio all’ommini e a le donne,
a qualunque sia persona.
Tu, d’artronne, sei ‘na bestia,
nun capischi certe cose… –
La Farfalla j’arispose:
– Accidenti, che modestia!

Trilussa (da Favole moderne)

 

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Amare i figli

I figli si amano, sempre comunque, ovunque; ma oggi ho detto grazie a mia figlia  per tutte le risate che mi strappa in questo periodo un po’ dificile della mia vita. Grazie perchè  mi fa ridere e ridere fa bene al cuore.

 

Buonanotte blogger!

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C’è estate e…estate!

Non parlerò di questa estate calda e arida…ne parlano tutti…
Ma cosa accadde nell’estate del 1816?
L’estate dimenticò di arrivare, o meglio, il vulcano Tambora (Indonesia) nell’aprile di quell’anno eruttò con tanta violenza che la quantità di polveri fu enorme, tanto da diffondersi nell’atmosfera schermando per mesi la luce del sole; la Terra si raffreddò causando diversi danni, soprattutto ai raccolti, infatti quell’anno fu definito “della povertà”.
Inoltre ci si aggiunse il minimo di Dalton, una bassa attività solare che rendeva la temperatura mediamente più bassa.
Che dire? La natura comanda, l’uomo la sfida, ma ancora non ha capito che se vuole ci mangia in un solo boccone. Sarà per questo che non mi lamento? Per paura di essere mangiata? 😉

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Sciogliersi…

Perchè le alpi crescono 2 millimetri l’anno?
Geologicamente la crescita è troppo veloce, ma il mistero c’è…che poi mistero non è: la placca africana spinge quella euroasiatica, lo scontro innalza le linee, e questo è immaginabile a me comune mortale, ma non è solo questo, secondo il Centro di ricerca geoscentifica tedesca la causa è da imputare anche allo scioglimento dei ghiacciai; se lo scioglimento avveniva in 18 mila anni lentamente erodendo 4 mila miliardi di tonnellate di rocce, oggi lo scioglimento è più veloce e accellera ancora di più la crescita di queste meravigliose montagne, che si fermerà drasticamente quando l’ultimo ghiaccio sarà scomparso, comportando la diminuzione della pressione sulla crosta terrestre.


Dal 1979 la copertura glaciale dell’Artico è calata in estensione e spessore in modo preoccupante. La riduzione dei ghiacci incide sull’ecosistema, altera le correnti e questo comporta fenomeni metereologici che creano problemi anche alle persone. In inverno l’estensione del ghiaccio è massima fino a marzo, poi inizia a sciogliersi arrivando ad un’estensione minima fino a settembre, oggi è stato calcolato (satellite) che lo scioglimento dura quasi un mese in più negli ultimi 40 anni, sembra poco, ma così non è, perchè questo comporta che cia sempre meno ghiaccio per tornare ad ispessirsi in inverno e più acqua tra i ghiacci; l’acqua assorbe calore e questo amplifica il riscaldamento e la fusione. Si prevede che nel 2040 l’Artico potrebbe non avere ghiaccio in estate.
Se il ghiaccio si scioglie sempre di più, isole e atolli sono in pericolo, come alcuni tratti delle coste italiane (es. Venezia, Versilia…). Gli esperti dicono che in questo secolo i mari si potrebbero innalazare anche di un metro.
Nell’immediato noi siamo ancora al sicuro, ma le generazioni future? Come possiamo non coalizzarci affinchè la colettività potrà fermare la corsa al surriscaldamento, la corsa di questo folle velocissimo cambiamento climatico? Perchè la causa di tutto questo siamo noi: l’uomo! E solo noi possiamo decidere di frenare…

 

PS. L’Australia sta cercando di comprare duemila ettari di terre vicino le isole Fiji per consentire la migrazione graduale di 113.000 persone da un arcipelago di 33 isole coralline ( Kiribati) minacciate dalle acque che si innalzano di 3 millimetri l’anno (ciò vuol dire che in 30, al massimo 60 anni scompariranno).

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Andorra – Peter Cameron

“…volevo essere una persona in gamba, limpida, e condurre una vita intensa, trasparente, bella, positiva. Là, ad Andorra…”

 

  Alex Fox si trasferisce a La Plata (Andorra).
Fa conoscenza con alcuni abitanti del luogo. Scoprirà un mondo sommerso, dove il suo passato riemergerà prepotentemente, e quando due cadaveri con segni di violenza emergeranno dalle acque per lui non sarà mai più come prima.

 

Bellissimo libro dalle struggenti descrizionii che affascinano. Originale, avvincente.
Scorrevoli i dialoghi. Un libro che vale la pena leggere…anche perchè c’è un mistero.

 

“A volte, nella vita, è necessario rimanere immobili.”

 

 

 

 

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Rosalind Elsie Franklin

  Nasce a Londra nel 1920 da una famiglia della ricca borghesia edoardiana, di origine ebrea, che spaziava dal campo dei banchieri ai studiosi.
All’età di nove anni venne mandata in colleggio nel Sussex dove l’aria era più salubre rispetto alla Londra fumosa a causa delle ciminiere; qui dimostrò le sue grandi capacità intellettuali e manuali e si appassionò alla geometria, alla geografia e alla scienza.
A undici anni entra alla St. Paul che si rilevò non adatta alla sua personalità e dopo aver vinto una borsa di studio e aver conseguito il diploma iniziò a frequentare la scuola superiore, dove si concentrò sulle discipline che più la interessavano: chimica, fisica e matematica pura e applicata.
Nel periodo dell’Europa ormai invasa dal nazismo Rosalind sostiene gli esami di ammissione in fisica e chimica e, a 18 anni, entra al Newnham college di Cambridge dove imparò a dedurre la struttura atomica dei cristalli e a individuare facilmente gli angoli migliori dai quali inviare i raggi X per ottenere un’efficiente diffrazione; consegue la laurea nel 1941.
Durante la Seconda guerra mondiale lavorò alla British Coal Utilisation Research Association a Kingston-upon-Thames studiando la porosità del carbone, attività che gli fece sorgere l’idea di fibre di carbonio molto resistenti.


Dopo la fine della guerra accetta un impiego a Parigi dove lavorò per quattro anni nel Laboratoire Central des Services Chimiques de L’Etat, per specializzarsi nella tecnica della diffrazione dei raggi X, un metodo usato per analizzare molecole di grandi dimensioni; qui incontra Vittorio Luzzati, cristallografo esperto di raggi X, con il quale pubblicò, nel 1950, un importante articolo intitolato Interpretazione dei diagrammi diffusi a raggi X del carbonio su Acta Cryst, la più importante rivista scientifica del momento.
Nel gennaio 1951, tornata a Londra, inizia a lavorare come ricercatrice associata nell’Unità di Biofisica del Medical Research Council, diretta da John Randall, dove fece parte del gruppo che si occupavano di analizzare la struttura delle fibre biologiche, quelle sul DNA, acido desossiribonucleico, la componente principale dei cromosomi e quindi dei geni.
Purtroppo quel periodo fu tra i più difficili della vita di Rosalind, a causa del suo temperamento i rapporti umani con i colleghi furono difficili, ma anche rivalità e ambizioni furono ostacolo per il diffuso maschilismo che tendeva a separare uomini e donne. Rosalind soffriva l’oscuro mondo londinese a differenza di quello parigino, spensierato e la libero.
Questo non fermò i suoi studi che le permisero di mettere a punto una tecnica innovativa che utilizzava i raggi X per fotografare i costituenti di tutti i materiali viventi e non viventi. Il dispositivo consisteva in una microcamera capace di produrre fotografie ad alta definizione dei singoli filamenti di DNA.
Nel 1951 partecipò congresso di Stoccolma, dove il fisico Pauling presentò la scoperta dell’alfa elica, la più importante struttura regolare presente nelle proteine, che permette alle catene di formare degli angoli, questo incontro la portò a sviluppare immagini sempre più nitide del DNA dalle quali riuscì ad ottenere la sua prima importante scoperta in questo campo: esistevano due forme di DNA. Quando era idratata la fibra diventava lunga e più sottile, bagnata o paracristallina (forma B); quando invece veniva messa a contatto con un agente disidratante, asciutta, cristallina, riprendeva la sua forma iniziale (forma A). Un risultato essenziale frutto della sua abilità nell’allestire i preparati chimici, e nell’analisi ai raggi X: aveva fornito la prima chiara immagine del DNA che John Desmond Bernal definì “tra le più belle fotografie a raggi X di qualsiasi sostanza mai scattate”.
Il lavoro sul DNA fu successivamente diviso tra Franklin e Wilkins: la prima analizzò la forma ‘A’, mentre il secondo studiò la forma ‘B’
Le scoperte di Rosalind, a sua insaputa, furono rivelate da Wilkins, con il quale aveva praticamente chiuso ogni tipo di rapporto, a Crick e Watson che nel novembre del 1951 diedero vita a un primo modello di DNA tenendo conto dei suggerimenti dati da Wilkins e dalle riflessioni della giovane Rosalind, la quale però rilevò un grossolano errore: dov’era l’acqua? Avevano erroneamente collocato all’esterno le guaine d’acqua che non avrebbero potuto essere disponibili per formare il legame. Rosalind cercò di studiare al meglio il DNA grazie alla foto scattata tra il 1º e il 2 maggio chiamata foto numero 51: essa mostrava una vera e propria X, formata da strisce nere simili al manto di una tigre che si irradiavano al centro della periferia. Era una delle immagini più nitide ottenute e mostrava indiscutibilmente un’elica: sulla base di questo, sulla analisi fatta sul riscoperto epistolario della scienziata e sulla base di interviste ai protagonisti della storia della scoperta della struttura del DNA, si è venuta a formare l’ipotesi che fu proprio Rosalind Franklin l’effettiva scopritrice della morfologia a elica del DNA.
Nonostante i suoi successi e i suoi intensi studi sull’interpretazione della forma A del DNA Rosalind decise di lasciare il King’s per trasferirsi al Birkbeck College, presso il laboratorio di cristallografia del professor Bernal, lasciando Wilkins lavorare da solo e attribuirsi i meriti di una grande scoperta; intanto un altro scienziato lavorava alla stessa ricerca, Linus Pauling, che face sapere di essere oramai arrivato alla soluzione dell’enigma del DNA (falso in quanto ipotizzava erroneamente una tripla elica).
Per attribuirsi la ricerca bisognava far presto e allora Watson prese contatti con Wilkins, il quale gli mostrò delle copie di fotografie scattate dalla Franklin (che lui aveva riprodotto di nascosto), in particolare la foto numero 51.
Intanto Rosalind aveva trovato il modo per spiegare i rapporti di Erwin Chargaff dichiarando che le citosine e le guanine erano intercambiabili così come anche le adenine e le timine, intercambiabilità che le fece intuire che per spiegare la specificità biologica del DNA, potessero esistere infinite varietà di sequenze nucleotidiche; in due anni, lavorando in isolamento in un campo per lei ancora nuovo, Rosalind giunse vicina a trovare la risposta alla domanda scientifica, fornendo inconsapevolmente dati essenziali a coloro che ebbero in seguito due brillanti lampi di genio e che risolsero il problema.
Nell’aprile del 1953 fu pubblicato sulla rivista Nature l’articolo dei due ricercatori del Cavendish, Watson e Crick, che anticiparono pertanto il King’s College e dello stesso Wilkins, comparvero sulla rivista anche altri due articoli: uno di Wilkins e dei suoi collaboratori Stokes e Wilson, e un altro della Franklin e del suo migliore studente Gosling con il quale tre mesi più tardi pubblicò una conferma dell’elica nella forma in A.
Rosalind Franklin decise di recarsi al Birkbeck, presso il quale cominciò a concentrarsi sul virus del mosaico del tabacco (TMV), una ricerca volta a comprendere il meccanismo dell’infezione virale durante il quale il virus inietta se stesso nella cellula ospite, qui riuscì a stringere buoni rapporti con i suoi neo colleghi tra cui Klug, Arthur Holmes, James Watt e Caspar, con i quali scoprì che l’analisi della struttura del TMV mostrava delle subunità proteiche disposte, attorno al foro centrale, nelle quali vi era incastrato l’RNA che si presentava avvolto al suo solco centrale come un filo arrotolato.
Nel 1956 Rosalind era al culmine della sua carriera, riceveva inviti da diverse parti del mondo, i suoi contatti si ampliavano, le venivano dedicati articoli e veniva invitata alle conferenze e proprio durante un viaggio affrontato per una conferenza in America ebbe forti dolori al basso ventre, fu ricoverata all’ University College Hospital per l’analisi di una massa addominale che rivelò la presenza di due tumori. Il professor Nixon definì le dimensioni del tumore, sia nell’ovaio destro che sinistro di notevoli dimensioni. Sottoposta ad operazione, dopo pochi giorni, preoccupata di trascurare il suo lavoro, si recò in laboratorio per preparare campioni, asciugare i suoi gel, trasformarli in cristalli per la macchina fotografica a raggi X e confrontare i dati ottenuti da diverse varietà.
Nello stesso anno pubblicò sette lavori, nel 1957 preparò sei articoli che riguardavano principalmente i virus, tra cui la poliomielite.
La sua giovane vita terminò il 15 aprile del 1958. La sua morte fu annunciata sul Times, sul New York Times, oltre che su Nature.
Quattro anni dopo la scomparsa di Rosalind Franklin, Watson e Crick ricevettero il premio Nobel per aver identificato la struttura del DNA con il loro studio pubblicato su Nature, la scienziata venne citata brevemente solo nelle note; il suo lavoro fu utilizzato a sua insaputa per rafforzare le tesi degli altri scienziati che lavoravano al progetto.
In tutti i libri di scuola si legge che la struttura del DNA è stata scoperta da Francis Crick e James Watson nel 1953 ma, in realtà, dietro alla ricerca sulla molecola della vita c’è questa meravigliosa, instancabile, geniale donna inglese messa in ombra dal fatto di essere “una donna” indipendente. Mi è sembrato giusto ricordarla, la scienziata che per prima fotografò il DNA senza ricevere riconoscimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo

 

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Notte

Quando la notte non dormo, esco per passeggiarein giardino, i miei pelosi mi accompagnano, e trovo la bellezza che risplenderà ancor di più alla luce del giorno. Come posso non amare questa vita che mi regala tanto?

La foto non rende la meraviglia, il cellulare è quello che è…

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ricordi e ricorsi…

Questa foto è stata scattata a Castel Fusano, la pineta di Ostia che sta bruciando…Mi ha fatto una certa emozione pensarlo, chissà se è una parte di quelle che è andata perduta, incenerita.

Siamo io, mio fratello, e il mio bellissimo papà. Io avevo 4 anni. Mia figlia mi faceva notare che i pantaloni di mio padre ricordano quelli che si portano oggi…un po’ corti, sulla caviglia e che i suoi piedi non hanno “scarpe” classiche, che addirittura indossa una canottiera come molti ragazzi portano oggi…accidenti che osservatrice! Mi è venuto da soirridere, pensando che sarebbe potuto essere un ragazzo di oggi…in questa foto alla fine lo era davvero, aveva 29 anni.

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Come fai a tenere i piedi fermi?

 

 

Buona vita blogger!!!!

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I segni del tempo

Ammiro chi non ha paura di farsi scolpire dal tempo il volto; chi ha il coraggio di non tingersi. Le tracce della vita, dell’aver vissuto, anche della sofferenza. Perchè uso la parola coraggio? Perchè oggi sembra ci voglia questa “qualità” per essere se stessi. perchè oggi accendi la tele, sfogli un giornale, guardi una pubblicità e trovi l’uomo e la donna perfetti…scolpiti, levigati, colorati… Siamo ossessionati dall’apparenza, abbiamo paura dell’età che avanza, abbiamo dimenticato quanto la semplicità sia ricca di bellezza. Perchè mai dovremmo finire sotto i ferri per assomigliare, copiare qualcuno? Perchè mai la bellezza non dovrebbe modificarsi? Perchè le rughe non dovrebbero avere un giorno per non apparire? Perchè invecchiare spiazza gli uomini, impaurisce le donne? Lo so, ogni tanto ci ricasco su questo argomento, ma quando sento certi discorsi o vedo volti massacrati dalla “bellezza” artificiale, non posso fare a meno di esternare ciò che penso.

“La giovinezza è felice perchè ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio.” 

(Franz Kafka)

 

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