TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

A occidente con la notte – Beryl Barkham

 

 

 

“L’Africa è mistica; è selvaggia; è un inferno soffocante; è il paradiso del fotografo, il Valhalla del cacciatore, l’Utopia dell’avventuriero. E’ quello che vuoi tu, e si presenta a tutte le interpretazioni. E’ l’ultimo vestigio di un mondo morto, o la culla di uno nuovo e lucente. Per moltissima gente, come per me, è semplicemente “casa”.
E’ tutte queste cose salvo una – non è mai noiosa.”

 

Beryl, trascorre quasi tutta la sua vita in Africa, dall’età di quattro anni, da quando suo padre, ufficiale inglese, abbandonò la sua casa nel Leicestershire e si trasferisce in Kenia, in un capanno di fango.
Abbandonò moglie e figlio, portò con se solo la piccola Beryl.

 

“C’è una leggenda secondo la quale gli elefanti seppelliscono i loro morti interritori segreti, nessuno dei quali è mai stato scoperto. A sostegno di questa teoria, c’è il fatto che il corpo di un elefante, a meno che non sia stato intrappolato o ucciso, raramente è stato trovato. Che ne è degli animali vecchi e malati? Non soltanto gli indigeni, ma molti coloni bianchi hanno sostenuto per anni la leggenda (se mai è una leggenda) che gli elefanti trasportano i loro feriti e i loro malati per centinaia di miglia, se necessario, pur di tenerli lontano dalla portata dei loro nemici. E si dice che gli elefanti non dimentichino mai.”

 

Straordinario romanzo autobiografico in cui Beryl Barkham*, esploratirice, aviatrice inglese prima donna ad attraversare in solitaria l’oceano Atalntico da est a ovest, racconta la sua avventurosa vita.
In ogni pagina traspare l’immenso amore per l’Africa, nel racconto dei paesaggi incontaminati e spesso inospitali, nel racconto degli animali e dei personaggi.
Un racconto avventuroso di un’Africa da amare rispettare ma dove la necessità di vivere “da bianca” a volte prendeva il sopravvento.
Un racconto da leggere con calma, perchè farcito di descrizioni e ricordi, la scrittura è poco raffinata, ma io trovo sia un bellissimo libro.

 

“Un giorno per ogni uomole stelle saranno altrettanto familiari delle pietre miliari, delle curve e delle colline della strada che conduce a casa sua, e un giorno questa sarà una vita nata dall’aria. Ma allora l’uomo avrà dimenticato come si vola; allora gli uomini saranno passeggeri su macchine i cui conducenti saranno stati accuratamente promossi alla familiarità con dei bottoni etichettati, e alle cui menti la conoscenza del cielo, del vento e delle condizioni atmosferiche sarà altrettanto estranea quanto un’invenzione passeggera. E verranno rievocati i giorni dei velieri – e la gente si chiederà se i velieri erano antichità del mare o antichità dell’aria.”

 

*Nasce ad Ashwell, nel Leicestershire, nel 1902, a quasi 4 anni si trasferisce in Kenya, allora colonia britannica, dove il padre vuole avviare una fattoria a Njoro. Dal padre impara ad addestrare i cavalli, dalle popolazioni indigene la lingua, la caccia, uno stile di vita libero. Solo per breve tempo sarà mandata a scuola a Nairobi, ma verrà espulsa e non ci tornerà mai più. I tentativi di imporle precettori sono discontinui e sempre senza successo.
Quando Beryl ha solo 17 anni il padre, in difficoltà economiche, chiude la fattoria e si trasferisce in Perù, lei decide di restare in Africa, con il suo cavallo e due bisacce si trasferisce a Molo dove inizia ad addestrare cavalli e gestire una scuderi. incontra il pilota Tom Campbell Black che le insegna a pilotare un aereo. Da quel momento inizia a volare sull’Africa. Trasporta feriti e medicinali, posta e persone, recupera aviatori dispersi. Accompagna i cacciatori nei safari, avvista per loro gli elefanti dall’alto e comunica la posizione perché possano catturarli. Vola in tutte le condizioni, atterra dove nessun altro avrebbe osato. La licenza di volo l’ha ottenuta studiando sodo ed esercitandosi molto. È convinta che “una vita deve muoversi, altrimenti ristagna.”
Si sposa per tre volte e per tre volte divorzia. La prima a 16 anni, con Jock Purves, da cui si separa dopo neanche due anni. La seconda volta nel 1927 con il ricco Mansfield Markham che conosce durante un safari. Da lui ebbe un figlio, Gervase, e continuò a usarne il cognome dopo il divorzio. La terza con lo scrittore Raoul Schumacher con cui avviò una fattoria in California e che dopo la fine del matrimonio insinuò di aver scritto il libro di memorie della ex moglie. Ma più dei matrimoni sono innumerevoli le relazioni che le si attribuiscono. Beryl, affascinante e bellissima, frequentava la bella società coloniale nota come Happy Valley Set. Era composta soprattutto da inglesi, molti dei quali ricchi avventurieri stabilitisi in Africa nell’area che oggi corrisponde al Kenya e all’Uganda. Il gruppo era noto per il suo stile di vita decadente. Di giorno trascorrevano il tempo impegnandosi nei safari, di notte indulgevano in stravaganze, droghe, promiscuità sessuale. Era un mondo scintillante a cui Beryl veniva ammessa pur non essendo facoltosa. Li accompagnava nei safari e li incantava con il suo stile di vita avventuroso, indipendente e anticonformista, persino per l’eccentrica comunità che frequentava. Nel 1929 ebbe una relazione con Henry, duca di Gloucester, ma i Windsor si opposero fermamente a questa unione.
Vola ogni giorno, per ore. Ma il viaggio più audace avviene nel 1936. Aveva deciso di tentare la trasvolata atlantica, da sola e no-stop, dall’Inghilterra all’America. Fu la prima donna a riuscirci: partì da Abingdon il 4 Settembre, dopo aver rimandato per qualche giorno in attesa di condizioni meteo più favorevoli che non migliorarono e le toccò volare per 21 ore nella nebbia e affrontare anche una tempesta; quando era ormai in vista della costa americana l’ultimo serbatoio di carburante andò in avaria e fu costretta ad atterrare a Baleine Cove, in Nova Scotia, Canada. L’aereo affondò di punta nel fango, lei si ferì alla fronte. Un fallimento, considerando che non aveva raggiunto effettivamente New York a bordo del suo Vega Gull, ma la trasvolata era stata compiuta e fu accolta in città come un’eroina. A Hollywood le viene chiesto di realizzare un film sulla sua impresa che non verrà mai realizzato, qui incontra Antoine de Saint-Exupery, già famoso per i suoi viaggi in aereo, che la incoraggia a scrivere le sue avventure africane. Inizia nel 1941 e il libro viene pubblicato l’anno dopo. Dieci anni dopo torna definitivamente in Kenya, a quella che considerava da sempre la sua vera casa, e ricomincia a dedicarsi ai cavalli ottenendo un successo dietro l’altro. Muore a Nairobi nel 1986.

 

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La ragazza che guardava il cielo -Alberto Reggiori

“Cominciava a conoscere il cerchio delle stagioni, gli acquazzoni con l’arcobaleno, i cieli solcati dalle andide nubi imponenti come velieri, i campi prosciugati durante la siccità, il sorgere del sole quando accompagnava la madre a prendere l’acqua, i tramonti gialli e caldi mentre si accendevano i primi fuochi per cucinare la cena, le paurose notti nere come la pece ….Epoi i saggi consigli che sua madre le regalava durante il cammino, o le storie spaventose, piene di spiriti e malochio….”

ragazza-guardava-cielo-reggiori_5_1  Zamu nasce in Uganda nel 1962.
Mentre la madre grida di dolore viene sancita l’indipendenza del Paese che però scivolerà nella dittatura.
Zamu è intelligente e forte, vuole studiare, ma ciò non gli impedisce di essere data come sposa, a solo sedici anni, ad un uomo mai visto e tanto più vecchio di lei.
Zamu tra un matrimonio e l’altro avrà dei figli che crescerà da sola, nella disperazione, fino ad arrivare ad una disperazione immensa, quando gli verrà diagnosticata l’Aids.
Zamu conoscerà l’Amore di una forza divina che gli farà comprendere la fede e la porterà a lottare per se ma soprattutto per gli altri. Per questo Amore cambierà il suo nome in Veronica.

 

“Le vie di accesso al continente nero erano costellate di croci piantate su tumuli di terra. L’Africa non si concedeva a buon prezzo e usava le sue invincibili armi per non lasciarsi violare: le malattie, il clima e la natura feroce”

Non è un racconto di fantasia, è una storia vera di una giovane donna malata, che ha conosciuto violenza, dolore, abbandono, miseria, ma anche speranza e riscatto. A raccontarla in questo meraviglioso libro è Alberto Reggiori, il medico italiano che ha curato Zamu a Hoima.
Troveremo tradizioni africane ancestrali, come la sposa bambina, la pratica di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sulle partorienti durante il travaglio, conosceremo la fuga dalla guerra, il flagello devastante dell’Aids, conosceremo l’Avsi* e il Meeting Point**, conosceremo l’Highly Active Anti-Retroviral Therapy , combinazione di tre farmaci che tiene in vita molti malati di AIDS.
Il libro ha un’impronta cristiano/cattolica, ma è scritto con umiltà e immensa umanità.
Mi ha commosso questo libro, la storia di questa donna è struggente e dolorosa, ma non so perchè mi fa sognare di un’Africa meravigliosa, dove ancora, in alcune zone, le donne non possono frequentare la scuola e sono trattate come merce.
Mi ha affascinato la forza di questa giovane che non ha mai rinunciato a guardare le stelle e pregare (e posso solo immaginare quanto sia bello il cielo stellato in quel travagliato meravigliso continente), che non ha esitato a farsi chiamare Veronica, colei che allevia…

“…una tradizione africana: chi guarda un leone negli occhi e sopravvive sarà invincibile.”

* AVSI: fondazione per uno sviluppo sostenibile e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, impegnata soprattutto alla difesa e valorizzazione della dignità della persona.
** Meeting Point:centro creato da un malato di AIDS per trattare in modo più umano chi è ammalato.

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La confessione della leonessa – Mia Couto

leo In Africa un branco di leoni attacca più volte il villaggio di Kulumani. Le uccisioni però riguardano solo donne.
Gli abitanti del villaggio cercano di spiegarsi il perchè di questi assalti, cercano una motivazione. E intanto la paura sale.
Il capovillaggio chiede al governo l’invio di alcuni cacciatori per eliminare le belve. Nell’attesa del loro arrivo il capovillaggio chiede a Arcanjo Baleiro, un cacciatore già stato chiamato in precedenza, di accorrere in loro aiuto. Arcanjo è stato legato a Mariamar, una giovane ragazza del luogo, unica sopravvisuta di quattro figlie. Sono passati sedici anni…
Ma per gli abitanti i leoni sono sono inviati del mondo degli spiriti…..

 
Uno straordinario romanzo.
Un mondo tanto lontano da noi, non geograficamente, ma nella conoscenza e nella complessità.
La narrazione è delegata a Mariamar ed a Arcanjo, si alterneranno tra fatti e considerazioni personali.
Una narrazione dove la condizione femminile è ancora schiavitù; dalla nascita alla morte le donne sono private della libertà, violentate non solo fisicamente, esposta a soprusi che non lasciano spazio ai loro desideri.
Immagini forti, inconsuete che oscillano tra passato e presente, dove l’arcaico ancora fa da padrone sul contemporaneo, dove le tradizioni sono ormai leggende destinate a sopravvivere e a dettare ancora legge. La violenza dei leoni racconta i sopprusi alle donne di quella terra dove uomo e animale, dove uomo e natura si avviluppano uno all’altro.
Una denuncia da parte dell’autore, che viene fatta ammalgamando la verità con la fantasia, i sogni con i presagi, le supposizioni con la realtà, i morti con i vivi, tra alberi che muoiono e uomini che si trasformano.
Una narrazione che è poesia ma che presenta un messaggio preciso: gli uomini si trasformano in belve con le guerre ma anche tra di loro per lucro e interessi di vario genere, e non ricordano più il rispetto per la natura. E per le donne.
L’autore denuncia tramite la scrittura, che viene usata nel romanzo (il diario di Mariamar e gli appunti del cacciatore) come chiave di cultura, che non può che essere il riscatto per l’umanità sulla follia, i maltrattamenti, l’odio, l’abbandono, le guerre, l’omosessualità, i pregiudizi.

 
Il romanzo è tratto da una storia vera: in Mozambico (dove è ambientato il romanzo), dopo l’arrivo di quindici giovani studiosi per indagini sismiche, si verificarono uccisioni da parte di leoni, per contrastarli vennero assoldati dei cacciatori che per un tempo abbastanza lungo non riuscirono a fermarli.

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