TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Bianco su Nero – Ruben Gallego

“…io piangevo sui libri.Come accade anche per gli uomini, ci sono libri e libri…anche i fumetti sono libri…non fanno piangere i bambini. Perchè bambini allegri non hanno alcun bisogno di piangere sui libri…invce io leggevo un libro, e piangevo .Piangevo di impotenza e di invidia…Certi libri ti fanno cambiare il modo in cui vedi il mondo, dopo certi libri vorresti morire, oppure vivere diversamente.
Se vuoi capire qualcosa, o chiedi a qualcuno, o chiedi ad un libro. Anche i libri sono uomini. E come gli uomini, anche i libri ti possono aiutare; e come gli uomini, anche i libri mentono. Io non leggevo tanto per leggere, io volevo capire come era fatto il mondo. volevo sapere come stare al mondo….”

Mosca, 1968,: la figlia del segretario del partito comunista spagnolo in esilio e uno studente venezuelano hanno una relazione, da questa nascono due gemelli, uno muore subito, l’altro, cerebroleso, non usa nè braccia nè gambe; tolto alla madre, viene internato in un orfanotrofio insieme ad altri handicappati. L’altro è Rubén.

 

“Il programma prevedeva che gli studenti ci coinvolgessero in qualche iniziativa, che ci aiutassero a fare i compiti e via discorrendo. la maggior parte di loro, però, ci guardava come se avessimo vauto la lebbra…Come descivere altrimenti i loro occhi strabuzzati e il malcelato disgisto?”
Dopo una serie di trasferimenti, nel 1990, riesce a scappare dall’ultimo ospizio che srebbe stata per lui la soglia della morte.

 

“…L’automobile si allontana a tuta velocità dall’ospizio, dalla prigione e da quel bastardo di guardiamo. Che bellezza.
La libertà.”
 Rubén inizia le ricerche per ritrovare la madre e quando la incontrerà inizierà a scrivere la sua storia.

Un libro autobiografico (il bambino sulla copertina è lui), un romanzo agghiacciante che narra l’orrore con cui ha attraversato l’infanzia.

 

“…per un attimo, un attimo solo, rammentò d’essere stato un uomo…Era finita. prima c’era un uomo, ora non c’è più.”

                                                           

Battendo sul computer con un solo dito, Ruben libera tutti i suoi ricordi e ci racconta di sopravvivenza, infelicità, solitudine, impotenza, umiliazione, fame, freddo…
Non manca l’ironia in questo libro e nenanche la poesia (il cane, la studentessa che danza…), non è un libro patetico, anzi, c’è la forza di vivere. Nonostante tutto.
Vi commuoverete, emozionerete, soffrirete, vi si torcerà lo stomaco nel cercare di immaginare….cercare, perchè è impossibile capire fino in fondo se non si vivono situazioni tragiche come questa, ma vi leggerete anche tanta speranza.
Se non avete paura di “sapere” leggetelo, anche se in modi diversi, l’uomo, in ogni parte del mondo, sa pianificare e creare il male, l’assurda cattiveria.
Non è un capolavoro, la scrittura, anche per ovvi motivi, non è ricercata, ma proprio la sua semplicità, essenzialità vi farà leggere senza intoppi tutto il racconto.
Ho trovato molto toccante il capitolo: La spagnola.

 

“… In russo si può tradurre quasi tutto…Quasi tutto. Quasi..,I go. Una frase intraducibile in russo.”

“Questa è l’America. Qui tutto si compra e tutto si vende. E’ un paese crudele, tremendo. Dove non puoi contare sulla pietà. Ma di pietà ho già fatto indigestione in Russia. Il business mi va più che bene.
Questa è l’America.
-Cosa vende?-
-Un giorno di libertà…-“

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Missione al Nord – Nelson DeMille

nord  “Ma purtroppo certe cose te le porti dentro, e ti cambiano tutta la vita perchè sei stato in quel posto buio della tua anima, il posto che quasi tutti sanno esistere ma dove non sono mai stati.”

 
Paul Brenner, investigatore dell’esercito in pensione, viene contattato da Karl Hellman, suo ex colonnello, perchè assegnato ad una missione in Vietnam, dove era stato a combattere come militare 30 anni prima.
Deve rintracciare un ex soldato vietnamita che nel periodo della guerra avrebbe assistito ad un omicidio perpretato da un capitano statunitense nei confronti di un tenente.
Brenner parte per il Nord del Vietnam, nella zona di Quang Tri, affiancato dalla bella e misteriosa Cinthya Sunhill, dove spera di trovare l’uomo, se ancora vivo.
Perchè dopo anni si cerca la verità? Come si è venuti a sapere questo tragico evento? E perchè nella storia si inserisce il vicepresidente degli Stati Uniti? Riuscirà nell’impresa Paul? E soprattutto accetterà gli inevitabili compromessi che gli veranno proposti?

 

 
Diversi anni fa volevo leggere DeMille, ma non mi convincevo mai, il perchè non lo so. Poi qualche giorno fa un’amica “svuota” la libreria e mi fa recapitare uno scatolone pieno di libri (ormai s’è sparsa la voce che riciclo, sistemo, e porto dove c’è bisogno di cultura, o quanto meno di lettura); apro lo scatolone e il primo libro che trovo è questo, e allora ho pensato che sarà destino che questo autore io lo debba leggere.
E sono soddisfatta di averlo fatto, un libro, a mio giudizio, bello, che ti coinvolge, che ti tiene l’attenzione alta, e perchè è una sorta di giallo, e perchè è zeppo di nomi e riferimenti storici a cui devi assolutamente prestare attenzione, la trama ne è farcita.
Forse qualcosina era da tagliare, ma una volta che ti ci infili dentro vuoi sapere e anche il superfluo è indispensabile, mi era presa una sorta di sete letteraria, l’ho letto anche di notte.
Mi ha fatto conoscere il Vietnam senza essere una guida turistica, mi ha fatto conoscere particolari di una guerra che sicuramente ancora oggi lascia tracce e ferite, come nessuno me ne aveva mai parlato (all’epoca del conflitto ero piccola ma mio padre ne parlava spesso con mia madre, a quei due non sfuggiva nulla, accidenti!).
Intrigante e avvincente la storia, belli e veloci i dialoghi (sembra di vedere i volti dei protagonisti leggendoli), descrizioni percise.
In questo romanzo c’è la trama, ovvio, ma ho letto che DeMille ha combattuto in Vietnam, quindi credo che la vera trama di questo libro sia lui stesso, ciò che ha provato, ciò che ricorda, gli incubi che lo perseguitano, come tutti i reduci di quella guerra maledetta che mio padre definiva “cattiva senza giustificazioni” (questo lo ricordo).
Da leggere se vi piace il genere thriller e anche alcune verità…
Ora mi dovrò decidere a leggere La figlia del generale, il libro che mi era stato proposto anni fa e mai avevo voluto farlo.

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