TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Noi due

Io e Roberta. Oggi abbiamo tremato, pianto, ci siamo fatte forza e poi gioito. Mai l’avrei lasciata sola. E quando mi sono sentita svenire lei ha sostenuto me. perchè i suoi figli sono i miei, mia figlia è la sua.

“Quando un amico chiede non c’è domani.”
(George Herbert)

Please letter
(Alfred Steven)

 

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La mia amica

Sempre lei, Roberta.
Lei che non mi lascia mai, mi sostiene nei problemi, mi da sicurezza, mi conferma sempre la sua fiducia, coccola i miei sogni, asciuga il mio dolore, mi scalda di abbracci, mi strappa i sorrisi.
Grazie grande immensa amica mia.

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Grazie Jak

“Aggiungi due lettere a Paris,
ed è il paradis.”

Julies Renard

Lo so che ti ha stregato…ma torna, mi manchi.

 

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Me la sono e me la canto…. (dicono a Roma)

….con le parole di Franz Schubert:

“Felice l’uomo
che trova un amivo vero
e assai più felice
se quell’amico è sua moglie.”

(chissà cosa ne pensa la mia dolce metà)

 

(quanto eravamo giovani!)

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Ma quando arriva quel giorno?

Finalmnte notizie di Jak…scritte, perchè contravvenendo alla regola di non usare altro mezzo se non nelle emergenze, avevamo avuto un contatto per metterlo al corrente di ciò che era accaduto a mia suocera. Scambio di pensieri e poi il silenzio del cellulare.

“…, tesoro mio ho deciso, torno presto.
A breve visiterò un luogo che non posso tralasciare, anche per fare delle belle fotografie, e poi torno. Non ho più voglia di stare qui….
Qualche giorno fa ho visitato il Kirkjufell, una montagna dalla forma particolare…vedrai i scatti! Qui la chiamano anche la montagna chiesa….dormo ancora due giorni in questa città e poi parto per l’ultima tappa, ormai ho deciso….
Torno…ora ne ho desiderio. Ora ho davvero nostalgia della mia casa, di voi, della mia vita.
………………….
Ti farò assaggiare il graflax, una tartina di salmone affumicato, sono certo che ti piacerà…buonissimo, ho imparato a preparare bene questo sfizio.
Anche l’alimentazione, che pur apprezzo, mi comincia a stancare…..dovrai cucinare molto quando torno. E tornare mi crea tristezza se penso che Mary non abita più vicino a me; mi dici che tua cugina è tranquilla e carinissima, ma Mary per me è mia madre, lo sai…..Sarà una buona scusa per venire più spesso da te.
A presto, prestissimo, dolce amica mia. ti scriverò tra qualche giorno e poi arrivo…..”

 

E io non vedo l’ora che i giorni passino velocemente, troppo tempo senza la sua voce, le sue risate, la sua musica….

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Ancora lontano…

Ieri ho ricevuto una lettera di Jak…ce ne siamo scritte tante…in quest’ultima mi dice che si è spostato ancora…ma quando torna? Ancora no, dice che l’Islanda lo ha stregato.


“…sono arrivato da una decina di giorni ad Akureyri, avrò fatto già 200 foto…la città è molto bella, dove volgo lo sguardo vedo colline…e il porto…il porto è naturale…magnifico. Mi fermo un bel po…tra le tante cose da vedere ho messo in lista le stazioni geotermali, mi ci infilerò e non so se avrò voglia di uscirne…Cara amica qui staresti bene, ora è il periodo “caldo” e se penso a quanto ti piacerebbe fare il bagno in queste acque termali….presto ti mando foto, video e un’altra lettera. Non aprire il pacco, solo la lettera, le foto e i video le guarderemo insieme. Ho da raccontarti tanto….Da questa città parte una minicrociera, sinceramente non so se avrò voglia di farlo…ci sto pensando….Ho assaggiato tante specialità del posto, ti farò un elenco e te lo invio con tanto di foto….
Tesoro mio, non credo che l’Islanda sia terra per tutti, ci vuole grinta per viverci, almeno per me è così…ma io sono nero…l’adattamento non è stato facile ma l’esperienza che sto facendo in questa terra tanto diversa da dove sono nato e dalla città dove vivo, mi sta aiutando a crescere sotto certi aspetti….lo so sono abbastanza grande d’età, ma per crescere c’è sempre tempo. Giusto?
Ti abbraccio, mi manchi, mi mancate tutti, sarò ancora lontano per tanto tempo, ma tornerò perchè la mia vita comunque è li, lì dove tanto piccolo decisi che avrei vissuto per sempre, dove c’è chi mi aspetta senza chiedermi mai nulla se non amicizia e un sorriso.
Ciao e ti invio, anche se con la fantasia, un dessert che si chiama Skyr…so che l’assaggeresti.”

E sono qui che lo aspetto, chiudo gli occhi e lo immagino stagliarsi in tutta la sua altezza, nella sua statuaria scura bellezza in un cielo azzurro e freddo.

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Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

book1  Due ragazzi: Amir, afgano di etnia pashtun; Hassan, afgano di etnia hazara, bravissimo nel tiro con la fionda. Vivono a Kabul.
I due sono grandi amici anche se Hassan e Alì, suo padre, lavorano come domestici per Baba, padre di Amir.  Anche Baba è amico di Alì.
Hassan ha il labbro leporino è Baba si propone di pagargli l’intervento chirurgico anche se il costo è elevato, Baba ha un forte affetto per questo ragazzo e glielo dimostra spesso, mentre per il figlio Amir ha una certa freddezza, ritenendolo la causa della morte della moglie dopo il parto.
Amir si rifugia così nel conforto di Daniele Carusim, amico del padre, appassionato come lui di letteratura.
Amir ed Hassan crescendo decidono di partecipare a quello che è il gioco più importante della città: la caccia agli aquiloni, dove bisogna tagliare il filo dell’aquilone degli avversri e impossessarsene.
Amir riuscirà a vincere la competizione con l’aiuto di Hassan. Ma questa vittoria costerà cara ad entrambi, minerà la oro amicizia e il rapparto tra Baba e Alì.
Amir e suo padre scapperanno in America, dove il agazzo troverà l’amore e dove Baba morirà.
Ma il passato si riaffaccerà nella vita di Amir nelle vesti di Rahim; il passato porterà Amir di nuovo nel suo paese d’origine dove conoscerà una verità sconvolgente, dove si metterà a confronto con i demoni della sua adolescenza, dove cercherà di annodare i fili di un imprevisto destino tramite Sohrab. Suo nipote.

 
Lo so, un libro “datato”, ma io e Meli lo abbiamo riletto insieme, a lei era stato assegnato un compito proprio su questo romanzo.
Sinceramente rileggerlo è stato bello, mi sono rituffata in un mondo scomparso, ho riprovato emozione, dolore, rabbia.
Un libro dove si parla di amicizia, coraggio, paura, dolore, amore, guerra, destino.

Abbiamo deciso di rivedere anche il film.

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33 giorni – Léon Werth

“Bisogna allattare a lungo un neonato prima che impari a pretendere. Bisogna coltivare a lungo un amico prima che reclami il suo debito di amicizia. Bisogna essersi rovinati per generazioni a riparare il vecchio castello che crolla, per imparare ad amarlo.”
33gg 1940, i tedeschi avanzano minacciosi verso Parigi quando ormai la guerra per i francesi sembra perduta; Léon Werth e la moglie fuggono verso Saint-Amour, nel Canton Giura, Svizzera. Il loro mezzo di trasporto è la vecchia Bugatti.
Il viaggio di solito dura nove ore. Ci vorranno trentatré giorni.

 

“…il 12 giugno, ripartiamo alle quattro di mattina….
Alla sera ci fermiamo..Abbiamo fatto sedici chilometriin quindici ore.”

“La carovana avanza a passo d’uomo, cento metri, cinquanta metri cinque metri.”
“Alla velocità di due cilometri all’ora, oggi ne abbiamo fatti venticinque.”

“…riesco a fare quattro chilometri in meno di un’ora. Fa giorno…Alla fine della giornata, avremo percorso una decina di chilometri.”

 

E’ un libro questo che era destinato ad essere conosciuto, malgrado le avversità a cui andò incontro.
leon-w Il libro è rimasto per decenni nascosto fino a quando Antoine de Saint-Éxupery, amico di Werth e autore del Piccolo principe che dedicò proprio all’amico, lo portò negli Stati Uniti dove nessun editore volle pubblicarlo. Solo nel 1992 sarà pubblicato da Viviane Hamy (editore francese) senza prefazione di Saint-Éxupery, andata perduta che fu ritrovata nel 2014 da uno stagista francofono, che lavorava presso una piccola casa editrice americana, la Melville House.
lw Léon Werth rimase in Francia perché di origini ebraiche, ma la loro profonda amicizia non cessò mai di esistere anche se non si videro più. era un legame di profondo affetto, rispetto, ammirazione.
Un libro che racconta senza giudicare, che presenta i fatti come li ha vissuti l’autore, un resoconto preciso e senza illusioni, un diario di fuga tra dormite nei campi e l’offerta di un tetto o del mangiare; racconta la fuga di milioni di francesi tra cui i soldati, una fiumana che fugge a bordo du qualsiasi mezzo, con poche cose, se non la disperazione che la storia ci mette davanti in alcuni momenti, racconta la resistenza di alcuni di loro verso i nazisti, racconta dei collaborazionisti.
Un racconto che ho trovato meraviglioso nella sua drammaticità, che mostra paure e sentimenti, che parla di una generazione che spesso non ha oltrepassato la gioventù (e non parlo solo fisicamente, è invecchiata dentro), che mi fa pensare a quanti anni sono trascorsi fino ad oggi e che ancora tutto il vissuto niente ci ha imparato.

 

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“D’altro canto, una trascrizione nuda e cruda degli eventi è impossibile. I fatti si mescolano alle emozioni e ai giudizi…”

“Che cosa è vero? La guerra, la politica, l’uomo, Dio? Dio forse esiste, ma più lontano di dove l’hanno messo le religioni. Per come ci viene presentato, è una soluzione facile, buona per la pace e buona per la guerra, buona per i santi e per i criminali…. Ma non ho più la forza di andare a cercare in un paesino la storia e le sue ripercussioni. Aspetto che sia la storia a venire da me…Ciò che chiamiamo storia non può essere la più vana delle illusioni umane? Ciò che attribuiamo alla storia, alle guerre e alle potenze in tempo di pace, non è un segno della nostra incapacità? Facciamo la storia come un mlato fa una malattia. Siamo responsabili della storia come i matti sono responsabili della creazione dei manicomi.””

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Grazieeeeeeeee…..

…di cuore a tutti i “miei” blogger che mi hanno aiutato ad uscire dal cestino e così permettermi di continuare il dialogo che mi lega a voi…

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Amicizia

Nella vista non esiste niente di tanto necessario quanto l’amicizia. (Aristotele)0a8085d3d6485bd17400efbc58fd90f8

(io credo che l’amicizia ha una grande importanza nella vita ma c’è anche l’amore è necessario)

 

Quel che rende indissolubili le amicizie e ne raddoppia l’incanto è un sentimento che manca all’amore: la sicurezza. (H. de Balzac)

(ma c’è la sicurezza nell’amicizia? Proprio in questo momento non lo credo più, credo nell’amicizia si, ma non nella sicurezza in cui mi buttavo a capofitto prima)

 

Voi che ne pensate?

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