TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

L’amore parla

Quel raggio di sole
spezza il mistero dell’oscurità
àltera la bellezza del silenzio.

La sua fiamma potente
squarcia la quiete della carne
spezza la dolcezza dell’aria di noi
amanti avvinghiati nel buio
colora l’amore di abbracci.

L’amore parla al tempo che scorre nei
rassicuranti occhi illuminati
i baci di miele si assopiscono
nel sospiro del desiderio
che svanisce languidamente.

Paola

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La terra

 

 

 

 

 

 

 di Sergio Rubini.

 

 


Luigi, professore di filosofia, ritorna a Mesagne in Puglia, suo paese d’origine, che aveva lasciato da adolescente perchè si era ribellato ad un padre padrone.
Qui ritrova i fratelli, Michele, Mario e Aldo, quest’ultimo ha il carattere violento e donnaiolo del padre.
Luigi vuole vendere la vecchia masseria di famiglia ormai in disuso. Aldo non vuole, visto che vi abita, anche se questo aiuterebbe il fratello Michelle a liberarsi da Tonino che è uno strozzino a cui deve un’ingente somma.
Durante la processione del Venerdì Santo però Tonino viene ucciso.
I sospetti vertono verso Michele e Aldo, ma in tutto il paese si respira un’aria torbida.

 

A me Rubini piace, anche se trovo che questo non è tra i suoi film migliori è comunque godibile, da vedere, una buona regia.
Oltre che un giallo, nel film c’è la ricerca introspettiva dei personaggi che devono affrontare una ricerca personale e di confronto con gli altri, un’indagine sui valori della famiglia.
Bellissimi i paesaggi, un omaggio alla stupenda terra pugliese. Bravissimi tutti gli attori, Rubini eccezionale nel ruolo dello strozzino, stupendo Fabrizio Bentivoglio nei panni di Luigi, mi ha affascinato.

 

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La scelta di Barbara

 

 

 

 

 

 

di Christian Petzold

 

Germania dell’Est, Berlino, estate 1980.
Barbara, dottoressa pediatra, progetta, con l’aiuto del fidanzato Jörg che vive all’Ovest, la sua fuga. Intanto chiede un visto di uscita, tenuta sotto stretto controllo dalla Stasi, per punizione viene trasferita in uno sperduto ospedale di campagna dove incontra Andrè, il primario, che inizia a nutrire interesse per lei. Andrè è un chirurgo che ha commesso un grave errore professionale e per questo è stato mandato nell’ospedale dove incontra Barbara. Tra i pazienti della dottoressa c’è una giovanissima ragazza fuggita da un centro di rieducazione, la ragazza è in situazione tragica, ha tentato il suicidio, Barbara si affeziona a lei, tanto da creare la situazione per farla uscire dal paese.

Una storia drammatica e avvincente che mi ha riportato indietro nel tempo, nella Germania del Muro, un muro soffocante, coercitivo, dove la diffidenza e l’oppressione facevano da padrone.
Malgrado il tema forte che viene trattato, trovo sia un film delicato; mi piace la figura di questa donna apparentemente fragile nella sua elegante bellezza, ma molto coraggiosa e misteriosa; brava l’attrice Nina Hoss (la dottoressa), che ha saputo rappresentare con sguardi, gesti e poche parole la complessità caratteriale della protagonista.
Perfetta l’ambientazione: essenziale, inquietante. Bravo il regista nel ricreare l’atmosfera politica e far capire come un medico “vero” sceglie anche nel rispetto deontologico.
Per me un bellissimo film

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La ragazza del dipinto

di Amma Asante.

Figlia illegittima del capitano della marina inglese Sir John Lindsay e di una schiava africana, Dido Elizabeth Belle, mulatta, dopo la morte della madre viene portata dal padre in Inghilterra e affidata allo zio, Presidente della Corte Suprema. Qui conosce la cugina Elizabeth Murray. Tra le due nasce un profondo legame che dall’infanzia in poi si farà sempre più forte, anche quando Dido erediterà la fortuna del genitore mentre Elizabeth si troverà senza dote. L’ aristocrazia dell’epoca non vedeva di buon occhio la giovane e bella ragazza mulatta che, pur appartenendo ad una ricca e potente famiglia, dovrà subire i pregiudizi e le discriminazioni razziali del perbenismo dell’epoca, la fine del ‘700. Dido, essendo “negra” stenta ad avere un posto in società, non può pranzare in pubblico con i familiari perché creerebbe imbarazzo, gli è difficile trovare un pretendente anche davanti l’ingente dote lasciatale dal padre. Finalmente conosce un giovane avvocato, John Davinier, che sta lavorando a un caso molto complicato: il Massacro della Zong. Dido si interessa alla questione e si avvicina sempre di più al giovane Davinier, per questo lo zio Murray deciderà di interrompere l’apprendistato del ragazzo, impedendogli di frequentare la nipote. Le loro strade, però, torneranno a incrociarsi…

Un bellissimo film, ben costruito, interessante, perfetta la scenografia.
Splendide le scene che riproducono anche ambienti lussuosi, costumi bellissimi, bravi gli attori; la bella Gugu Mbatha-Raw ha interpretato Belle con raffinata maestria
Un film storico, sulla schiavitù, ma anche sulla lotta sociale che iniziava a serpeggiare nell’Inghilterra di fine ‘700, sulle discriminazioni razziali, sulla politica, ma anche sull’amore.
La regista, di origine ghanese, si è ispirata ad una storia vera, in parte romanzata nel film, quella della cantante di colore Dido Elizabeth Bell. La regista ha preso spunto da un quadro del 1779, attribuito a Johann Zoffany (esposto a Scone Palace, in Scozia), che ritrae Dido Elizabeth Belle accanto a sua cugina Lady Elizabeth Murray (unico nell’arte britannica del XVIII secolo che raffigura una donna nera e una donna bianca quasi uguali).
Da vedere.

Dido Elizabeth Belle nasce in schiavitù nel 1761 nelle Indie occidentali britanniche da una donna africana ridotta in schiavitù (Maria Belle), concubina di Sir John Lindsay, 24 anni, ufficiale di marina di carriera e poi capitano su una nave da guerra britannica. Tornato a Londra nel 1765 affida la piccola a suo zio, il conte William Murray e a sua moglie, la contessa Elizabeth Murray; battezzata come Dido Elizabeth Belle, la bambina viene seguita e istruita insieme alla cugina, Lady Elizabeth Murray, la cui madre era morta. Belle fu compagna di giochi di Lady Elizabeth ma in seguito fu sua assistente personale, ha lavorato anche come amanuense per il conte, che gli dimostrava fiducia e rispetto e apprezzava la sua educazione e abilità, per tali mansioni ricevette un’indennità annuale. Il padre di Belle morì nel 1788 senza eredi legittimi ma lasciando somme per figli illeggittimi. William Murray, nel suo testamento fece includere un codicillo che confermò esplicitamente la libertà dell’amata pronipote, per assicurarle il futuro dopo la sua morte, le lasciò in eredità £ 500 come somma totale e £ 100 di rendita. Dopo la morte dello zio, Belle sposò John Davinier, un francese, ebbero almeno tre figli. Belle morì nel 1805 all’età di 43 anni.

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La memoria del cuore

di Michael Sucsy

 

Leo e Paige, innamoratissimi, si sposano malgrado l’avversione dei genitori di lei.
La loro felicità viene stravolta da un grave incidente automobilistico in cui lei perde la memoria. Al risveglio dal coma i suoi ricordi sono confusi, ma la cosa peggiore è che non ricorda di essere sposata, di aver amato intensamente Leo. Lui lotterà contro tutti e contro la paura di Paige vista la difficoltà nel ricordare.

 

Quest’estate (dovete sapere che per “sopravvivere” a tanti momenti difficili mi sono rifugiata nei film, ne ho visti tantissimi) una mia amica mi chiama e mi dice che ha visto un film che gli ricorda la mia storia e mi consiglia di vederlo. E l’ho visto. La memoria del cuore, dal racconto della mia amica, mi era sembrato un film drammatico, in realtà lo è, ma io l’ho trovato soprattutto sentimentale. Il film è ispirato ad una storia vera. La storia è semplice, si può definirla un polpettone, niente di originale visto che è l’argomento è stato spesso trattato, cinematograficamente parlando, regia e scenografia non sono il massimo, ottima la fotografia, brava e bella Rachel Mcadams, bravissimo e affascinante Channing Tatum. Comunque mi sento di dire che è da vedere, scorre piacevolmente
Un film in cui c’è la vita reale: il dolore, il dramma personale, la sofferenza, ma c’è anche l’amore, e scusate se è poco.

Vabbè c’ho l’età, forse stò diventando morbidona, ma vederlo mi ha commosso, non nego di aver tirato giù qualche lacrima, pensando anche che avrei potuto non rinnamorarmi di mio marito. Anche io sono stata in coma, anche io al risveglio ricordavo poco della mia vita precedente e a volte quel poco era anche confuso. La tristezza era che davvero non avevo riconosciuto mio marito, il visetto che mi sorrideva dalla foto sul comodino non sapevo essere mia figlia…scoprirlo piano piano è stato devastante e meraviglioso allo stesso tempo. Non ringrazierò mai mio marito per aver aspettato e lottato pazientemente perchè io ricordassi tanti aspetti della nostra vita insieme…
Forse è vero che l’amore quando è forte non conosce ostacoli.

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A Star Is born

di Bradley Cooper

 

Jack Maine, star famosa del rock country, incontra Ally, cantautrice occasionale in un pub.
Lui è dipendente da alcol e droghe, lei una cameriera in cerca della carriera da artista.
Jack, affascinato dal talento della ragazza, la invita ad un suo spettacolo e riesce a coinvolgerla nel salire sul palco e cantare davanti al pubblico. I due iniziano una intensa relazione amorosa.
Grazie all’interessamento e un contratto di Rez, produttore discografico, Ally intraprende la carriera di cantante pop, sempre sostenuta da Jack che le propone anche il matrimonio.
L’ascesa di Ally è sorprendente, viene anche premiata come migliore nuova artista con i Grammy Awards, tanto quanto è parallela la caduta di Jack, alcolizzato e a fine carriera. Presa coscienza della grave situazione in cui si trova, Jack decide di partecipare a un programma di riabilitazione. Un percorso che non avrà l’esito desiderato.

Film drammatico, con tanto di sentimentalismo e musica.
Il film non racconta niente di nuovo, storia abbastanza banale (la rockstar alcolizzata e drogata, la cameriera con un sogno da realizzare, la storia d’amore tra i due), ma devo riconoscere che mi è piaciuta molto Lady Gaga, l’ho trovata brava e carismatica nella recitazione, sorvolo sul canto perchè non credo ci sia niente su cui dubitare. Non male Bradley Cooper come regista.

 

 

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Il Cardellino – Donna Tartt

Theo Decker, tredici anni, sopravvive, ma perde la madre, in un attentato terroristico al Metropolitan Museum Art di New York, una perdita che sarà un trauma, una ferita per tutta la vita, una solitudine interiore, un evento che lo trasporterà dall’adolescenza al mondo degli adulti. Una vita devastata da incontri distruttivi, una vita in cui l’amorevole figura materna sarà l’unica parte positiva che non lo abbandonerà. Theo trova conforto nel quadro “Il cardellino” del pittore olandese Carel Fabritius, un quadro che ha salvato e nascosto, ultimo legame con la madre; un quadro che lo legherà ad un intrigo internazionale.

Quasi 900 pagine, che ti coinvolgono nel profondo, un intreccio di storie che mi hanno tenuta legata fino all’ultima pagina. Tra New York e Las Vegas, tra antiquariato e droga, amore e solitudine, sofferenza…non riesci a mollare, devi sapere dove arriverà quel tredicenne solo e disperato.
Io lo definisco un capolavoro, un gran bel romanzo che non lascia indifferenti, ti commuove, ti impegna, ti cattura. Tante pagine, ma si leggono con fluidità anche se ricche di descrizioni e avvenimenti.

“…Che la vita – qualunque cosa sia – è breve.Che il destino è crudele ma forse non casuale. Che la Natura (intesa come Morte) vince sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto…”

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50 primavere

 di Blandine Lenoir

 

Aurore ha due figlie, un ex marito, una amica del cuore e 50 anni.
Perde il lavoro, una figlia è incinta, l’altra ha problemi sentimentali, arriva la menopausa con tutto ciò che comporta.
Casualmente rincontra un amore di gioventù.
Può tornare ad amare? Può essere ancora desiderabile? O l’aspetta solitudine e vecchiaia?


Un film per le donne, non solo quelle che hanno superato i 50 anni. Una commedia leggera, tenera, piacevole, semplice, fin troppo, non c’è originalità nella sceneggiatura; il punto di forza è la bella interpretazione, nei panni della protagonista, di Agnès Jaoui.

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La La Land

di Damien Chazelle.

 

Lei, barista, aspirante attrice sogna Hollywood.
Lui, jazzista, mira ad aprire un locale tutto suo.
Voglia di realizzare i propri sogni anche se con difficoltà.
Si inizia ballando tra le automobili ferme sull’autostrada per Los Angeles.

Sicuramente una bella favola musicale, con un montaggio moderno, ma con il solito rivisto finale: il sogno è l’amore e il successo.
Colori, volteggi, musica…una brava, anche se non meravigliosa, Emma Stone, sempre con la stesso sorriso; la faccia sempre uguale anche se non disdicevole di Ryan Gosling…ma che noia! Almeno per me!
Film pluripremiato, decantato come il film che doveva riportare in auge il genere del musical…
E lo so che mi attirerò le ire degli amanti di questo film…ma ripeto: che noia! Avrebbe dovuto omaggiare i vecchi film musicali, personalmente ho visto solo tanto caos nel primo balletto, una storia banale vista e rivista. Quando uscì sembrava che fosse il capolavoro del secolo…critiche meravigliose sui giornali, pubblicità a non finire….come sempre quando c’è troppo rumore mi eclisso, aspetto…dopo un po il silenzio…con un’amica decidiamo di vederlo…ma per carità! Tanto rumore per niente. Film musicali ce ne sono stati che possono dirsi davvero stupendi.
Qui la sceneggiatura a tratti si perde, coreografie spesso simili, tutto troppo colorato, troppa musica…non no…un film da dimenticare, un film che non è il capolavoro che sembrava dovesse essere.

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Jupiter-Il destino dell’universo

 

 

 

 

 

di Andy e Lana Wachowski

 

 

Jupiter Jones lavora come donna delle pulizie, ha alle spalle una serie di fallimenti sentimentali.
Caine è un licatante, metà uomo metà lupo, ex militare geneticamente potenziato, proviene da un altro mondo.
E’ arrivato per portare Jupiter con lui, perché lei è stata prescelta per modificare l’equilibrio del cosmo, scopre di essere geneticamente rinata come fosse la regina Seraphi.
Jupiter, mai abbandonata da Caine, scoprirà che l’uomo ha avuto origine sul pianeta Orous. Incontrerà visir/gufo, lucertolne, conoscerà elisir di lunga vita, insidie inaspettate…e i tre fratelli Abrasax, una delle più potenti dinastie dell’universo.

 

 

Oggi mi è toccato di fare la baby-sitter ai “ragazzi” (10 12 13 anni) dei miei vicini. Proposta: vediamo un film di fantascienza? Ok, decidono per questo.
Diciamo che non mi dispiacciono fil del genere, quindi mi appresto fiduciosa alla visione….
Delusione, abbastanza prevedibile come trama, argomenti sfruttati, caotico nelle immagini, anche se graficamente belle…niente che non sia già stato visto. Colonna sonora frastornante, attori sotto tono, malgrado i begli occhi della protagonista, Mila Kunis
Avventura tra i pianeti, minacce, azione amore…ma l’adrenalina dov’è?

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