TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Lettere…

“…Si faceva strada nella mia mente, stasera,
il pensiero che forse tu non sarai più qui per tanto
tempo…che non vedrai le dalie di quest’anno
riflesse nel tuo specchio e la verbena nel vaso sul
mio tavolo sarà appassita e secca.
Mentre pensavo a questo, seduta a fumare nella
stanza buia. Peter Wilkins (ti ricordi? E’ il mio
micio nero) è entrato con una foglia secca in
bocca, e mi sono ricordata che fuori c’erano gli
aster e, ahimè, era autunno.”

Katherine Mansifield a John Middleton Murray

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Cambiare l’acqua ai fiori – Valérie Perrin


Violette Toussaint è una giovane donna, solare e gentile.
Violette è stata una bambina abbandonata perchè nessuno l’ha mai adottata, è stata sola fino a quando non ha conosciuto Philippe, che sposerà e con il quale avrà un rapporto complesso.
Ora è la “guardiana” di un cimitero della Borgogna..
Violette si occupa di cambiare l’acqua ai fiori, parla con i morti, con i suoi colleghi, con gli animali, con i fiori, con Dio. E con se stessa.
Tra le tante persone che arrivano da lei, si presenta un poliziotto che arriva da Marsiglia, ha una strana richiesta da fare: eseguire il desiderio della madre, quello di essere sepolta nella stessa tomba di uno sconosciuto che riposa in quel cimitero.
Violette dovrà allora fare i conti con il suo passato e i drammi vissuti.
Quale sarà il mistero della richiesta? E qual è il filo che lega la protagonista ad altre storie?

 

Il libro me lo ha prestato un’amica, ci teneva che lo leggessi. E non mi sono pentita.
Non è un capolavoro, è un racconto delicato, semplice che in me ha suscitato commozione, emozione e ricordi*.
Si legge velocemente, la narrazione è ben scritta.
C’è l’ascolto, Violette lo fa con chi entra nella sua casa, c’è sentimento, emozione, ci sono personaggi ben descritti, c’è il passato che si intreccia con il presente e che darà modo di scoprire le situazioni che legano i personaggi e la protagonista, c’è l’ironia.
C’è la morte, ma anche tanta vita.
E tanto colore.

 

*Ho vissuto per qualche anno in un paese di 2000 anime sempre nella zona della Ciociaria.
Quando mi recavo al cimitero, e ci passeggiavo dentro perché è piccolo e delizioso, mi incontravo con il custode, Franco. Un uomo sulla sessantina dagli occhi straordinari e dalla dolcezza infinita. Avevamo preso l’abitudine di passeggiare insieme mentre lui esplicava le sue mansioni: togliere i fiori secchi, sistemare le piante, pulire i vialetti, svuotare i cassonetti…ci siamo fatti compagnia e di tanto in tanto quando scendeva (visto che il cimitero è situato in una parte alta fuori paese) per tornare a casa passava da me per un caffè.
E’ stata una conoscenza piacevole, purtroppo se ne è andato troppo presto, per una puntura di una zecca a cui inizialmente nessuno aveva fatto caso.
Ora il cimitero è controllato da una cooperativa del paese, ci vado spesso, ma non parlo più con nessuno, solo con i morti, perchè li c’è una grande fetta della mia vita.

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Sicilian Ghost Story

di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Sicilia. Un piccolo paese dove tutti si conoscono e i legami familiari sono claustrofobici. Luna e Giuseppe (figlio di un boss della mafia), tredicenni, si innamorano.
I genitori di lei sono contrari, vista la famiglia del ragazzo.
Un pomeriggio Giuseppe, dopo aver trascorso del tempo con Luna, scompare, viene rapito da chi vuole far tacere il padre, che sta collaborando con la giustizia.
Luna, che ha una spiccata sensibilità e ama il disegno, non si arrende alla sparizione del ragazzo, all’omertà e alla complicità che la circonda, non si da pace ed entra in conflitto con la famiglia, i compagni di classe a e la sua migliore amica.
Luna per non cedere al dolore inizia a disegnare sui muri della sua camera, fa sogni strani, si rifugia nell’immaginazione, ma tutto ciò non mettee a tacere la sua inquietudine e lucida cognizione dell’accaduto.
E il bosco diventa protagonista…
Riuscirà Luna a riportare Giuseppe a casa?

Basato sulla storia vera e atroce di Giuseppe Di Matteo (figlio di un boss della mafia e poi collaboratore di giustizia), il bambino fu rapito e tenuto segregato per due anni per poi essere strangolato e sciolto nell’acido da Brusca (attuale pentito di mafia); il film è tratto dal racconto Un cavaliere bianco scritto da Marco Mancasso.
Il protagonista del film porta lo stesso nome di Giuseppe Di Matteo.
Il film è emotivamente forte, non è di fantasia ma crudemente reale, anche nel descrivere i drammi interiori che vivono i giovani protagonisti, il dolore di entrambi è messo in risalto, ma anche la poesia che vivono con il loro amore ancora innocente, adolescenziale.
Malgrado il tema trattato ho trovato questo film delicato, affascinante nelle visioni della ragazza, misterioso nelle suggestive immagini del bosco, dell’acqua, del nero degli abiti delle donne, nei silenzi…tutte visioni che diventano simbolicamente emozioni e sentimenti; realtà e fantasia si fondono meravigliosamente.
Notevole la regia, bravi gli attori, soprattutto Julia Jedlikowska (Luna), accattivante la fotografia.
Un film coraggioso che non lascia indifferenti, che richiama alla voglia dei giovani di non arrendersi e lottare disperatamente contro un sistema omertoso, orrido e ancora tristemente convenzionale.

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L’essenza fatale – Beatrice Fiaschi

“Ichi go, ichi e”

Celeste Zanetti, vice ispettrice della Omicidi, abile nel travestirsi sotto copertura, affianca il commissario Almeida per un’indagine complessa: omicidi seriali che hanno come caratteristica la presenza, nel luogo di ritrovamento del cadavere, di un forte e persistente odore di gelsomino e, fatto ancora più inquietante, è che l’ultima persona a vedere le vittime è Celeste, che con ognuna di loro ha avuto una relazione.
Celeste viene indagata; Almeida non la lascerà sola e, oltre ad aprirsi una strada per la risoluzione del caso, per loro potrebbe aprirsi una strada nuova, lasciandosi alle spalle storie traumatiche che hanno vissuto privatamente ed individualmente.

“Strana sostanza il cloroformio: a seconda della dose sortisce effetti diversi, proprio come l’amore! Può solo stordire, farci sentire strani, ma può anche ucciderci”.

 

Non ho voglia di dare più dettagli sulla trama di questo libro, è intrigante leggerlo e scoprire cosa racchiude.
E’ un giallo che si snoda in varie zone di Roma, luoghi veri, non di fantasia, ogni luogo fisico è in realtà uno spazio emotivo che riempie la narrazione; conoscendo io la maggior parte di questi luoghi ho avuto spesso i brividi leggendo il libro, la scrittrice ha una forza descrittiva incredibile.
Questo libro è più che un giallo, è un viaggio che parla di sentimenti travagliati, di ferite difficili da curare, di traumi, di vittime che cercano riscatto, di solitudine…
E’ un viaggio nella psicologia umana, nella psicologia delle donne ferite nell’anima. E’ un viaggio verso la speranza di una nuova vita, è riscatto.
Credetemi se vi dico che l’autrice (di cui ho letto un altro libro e racconti), è riuscita perfettamente a farmi entrare nei personaggi fisici e nelle loro emozioni, non chè ad incuriosirmi per scoprire chi è il killer.
Leggetelo e incontrerete un narcotrafficante, l’infermiere, l’Erborista, la psicologa, Maria e…il Chirurgo!

 

“…La firma al gelsomino….Bastano poche gocce per diffondere dappertutto un profumo persistente….”

 

Per chi fosse interessato


Io ci sarò!

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Tutta colpa di Freud

di Paolo Genovese

 

Il dottor Taramelli, bravissimo psicanalista cinquantenne, è un padre disponibile verso le tre figlie femmine, cresciute con lui dopo che la moglie lo ha abbandonato.
Marta fa la libraia e si innamora di un ladro di lbretti d’opera; Sara è lesbica e vuole cambiare orientamento visto le delusioni che continua a ricevere dalle donne; Emma ha diciotto anni e ha una storia con un cinquantenne sposato.

Dico subito che non sono una simpatizzante di Genovese, non ho visto nessuno dei suoi film, questo mi è stato proposto.
Commedia gradevole anche se non eccezionale, da guardare con leggerenza anche se il tema affrontato non è mai leggero…l’amore, che non è mai dato per scontato, non è mai troppo facile. Film dal ritmo continuo senza bisogno di volgarità, forse un po’ troppo lungo.
Ottimo il cast con un convincente Giallini sia nel ruolo di padre che di uomo, bravissimo Marchioni nel ruolo del ragazzo sordomuto, ho apprezzato molto Anna Foglietta, bella, brava, recitazione sicura e divertentissima…tra le donne la migliore, mi ha incantato il suo look; sempre romantica e delicata Vittoria Puccini, anche se spesso non è mai troppo naturale (come in tutte le sue prove).
Ottima la colonna sonora, bellissima la fotografia; sempre magnifica la mia Roma e magica New York.

 

 

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Galatea

La mitologia greca narra che Galatea è una delle cinquanta ninfe chiamate Nereidi, figlie di Nereo e di Doride, che vivono in fondo all’oceano con il padre e che hanno il compito di assistere i marinai.
Galatea si innamora del giovane e bellissimo pastore Aci, figlio di Fauno, disdegando il ciclope Polifemo, a sua volta innamorato della ninfa che non riesce ad ammaliare neanche con il suono del suo flauto.
Quando Polifemo vede i due amanti al chiaro di luna in riva al mare, con rabbia, scaglia contro il giovane un grosso masso di lava uccidendolo.
Galatea si dipera e Zeus e gli altri dèi, avendo pietà per l’incessante pianto di Galatea, trasformano il sangue del pastore in un piccolo fiume, oggi chiamato Aci (Akis in greco), che nasce dall’Etna e sfocia in una piccola spiaggia vicino Capo Molini, luogo dove si incontravano i due amanti (qui si trova una piccola sorgiva, “u sangu di Jaci” in dialetto siciliano -il sangue di Aci- dal colore rossastro dovuto alla presenza di ossidi di ferro)
In onore di Aci nove paesi limitrofi al fiume portano il prefisso Aci (secondo la leggenda negli stessi luoghi dove Polifemo avrebbe buttato nove parti del corpo di Aci): Aci Castello, Aci Trezza, Acireale, Aci Sant’Antonio, Aci Catena, Aci San Filippo, Aci Santa Lucia, Aci Platani e Aci Bonaccorsi.

 

Dalla mitologia alla realtà…ci arriviamo con “Il Trionfo di Galatea”, meraviglioso affresco di Raffaello Sanzio, 1512 circa, conservato nella Villa Farnesina di Roma.

La bella Galatea, con i capelli al vento, si lascia trascinare da due delfini su una stupenda conchiglia, sembra voler sfuggire all’abbraccio possente di Polifemo, o dei tritoni, e sembra voler sfuggire agli amorini che mirano con le frecce al suo cuore ormai infranto…
(è dimostrato che il volto di Galatea è quello di Margherita Luti, amante e musa di Raffaello)

Se passate a Roma, non perdetevi la visita Villa Farnesina e i suoi capolavori, l’affresco è da ammirare assolutamente.

 

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L’albero di giuda – A. Joseph Cronin


David Moray, scozzese, studia medicina. Vive una storia d’amore con la giovane Kathy che lascerà per contrarre un matrimonio di convenienza.
Rimasto vedovo, dagli Stati Uniti si trasferisce in Svizzera in una lussuosa villa ricca di opere d’arte e mobili pregiati. Corteggiato da molte donne da una di queste sente parlare della Scozia e in lui riaffiora la memoria del suo giovane amore. Decide così di tornare lì per cercare Kathy, ma scoprirà che la donna è deceduta lasciando una figlia, infermiera, che vive in restrittezze. David decide di occuparsi della giovane. Sarà in grado di farlo?

Romanzo drammatico, triste e bellissimo.
Un intreccio di umanità ed egoismo, di inganni e prove di riscatto, responsabilità e fughe, fino all’ultima, quella estrema.
Come ogni libro di Cronin l’ho letto con fluidità, mi ha coinvolto ed emotivamente scosso. Una vera denuncia verso chi mette il bene materiale davanti a qualsiasi evento che coinvolge la vita, una denuncia a quanto sia fugace e precario il valore dei beni materiali.

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Lady Bird

di Greta Gerwig

 

Christine, studentessa inquieta, molto intelligente e ipersensibile di un liceo cattolico, in perenne conflitto con la madre, vive a Sacramento.
Si fa chiamare Lady Bird. Il suo sogno è lasciare la città natale ed essere ammessa in una università sulla East Coast.
Christine ha un’amica del cuore Julianne, entrambe si scrivono ad un corso di recitazione; Christine inizia una relazione con Danny O’Neill ma la relazione finisce quando la ragazza vede Danny baciarsi con un ragazzo. Nel fratempo Julie scopre che il professore di matematica, di cui è innamorata, è sposato. Le ragazze uniranno le loro delusioni e cercheranno di farsi forza a vicenda.
Nel mezzo di queste vicende se ne agganciano altre che faranno vacillare inizialmente la loro amicizia.
A Lady Bird intanto arriva la notizia che è stata ammessa all’università di New York, con grande disappunto della mamma. Le due non riusciranno a chiarirsi di presenza, ma solo quando Christine sarà lontana.

Commedia pluricandidata e premiata che alterna comicità e drammaticità. Piacevole da vedere.
Anche se non particolarmente accattivante nel tema tutto sommato è gradevole; è un ripetere ciò che si è già visto in altri film per quel che riguarda la vita e le problematiche adolescenziali. Interessante è che la regista ha saputo delineare con dei spazi ben precisi la personalità di tutti i protagonisti principali. Il centro del film però è il rapporto tra Lady Bird e la madre, puntigliosa e che non gli fa passare niente, sempre pronta ad ostacolarla e rimproverarla. La scena che mostra il vero rapporto tra le due, a mio giudizio, è quando la ragazza acquista un’abito per un ballo, la madre osserva e giudica…mai niente di positivo…il vestito è troppo rosa, così non va…e la ragazza chiede solo di dirgli che l’abito gli stia bene, vuole piacere alla madre…la madre dice sottovoce che si gli vuole bene però…Una scena che mi ha commosso…gli sguardi della ragazza, ma anche della madre, mi hanno fatto male. Ho ripassato nella mia mente che sono stata figlia (amatissima dalla madre) e ora sono madre (che deve crescere una futura donna, a cui spero riuscirò a passargli forza e determinazione, a farla corazzare per tutto ciò che la vita gli porrà davanti…e questo passa anche per l’apprezzamento. Una ragazza che creda in se stessa).
Davvero sorprendente Saoirse Ronan (Lady Bird), l’ho apprezzata molto, trovo sia bravissima nel recitare ogni sfaccettatura della personalità della protagonista: inquietudine, tenerezza, insicurezza, comicità, ironia, fame d’amore e apprezzamento materno.

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Words and Pictures

di Fred Schepisi

New England, campus universitario. Due insegnanti: Jack Marcus insegna letteratura inglese, Dina Delsanto insegna storia dell’arte.
Jack, che ha una passione per l’alcol, per coinvolgere ancora di più i studenti alla sua materia decide di promuovere una sorta di gara, quasi una battaglia, per stabilire se è più potente la parola o l’immagine. La sfida nasce anche per motivare i studenti che sembrano appiattiti dall’uso delle tecnologie nello studio. Coinvolge così Dina, che oltre insegnare dipinge, è un’apprezzata astrattista, malata d’artrite degenerativa.
La sfida si apre a colpi di quadri e parole, dialettica e immagini…
Jack, anticonformista, un tempo scrittore di successo ma ora in crisi e Dina Delsanto, intelligente e combattiva inizialmente si fanno la guerra, ma poi un bacio farà cambiare la situazione.

   

Una commedia che non definirei sentimentale, o almeno non solo sentimentale, io l’ho trovato anche divertente, con un buon umorismo, ma anche con parti di sofferenza e amarezza.
Il film scandaglia, attraverso gli interni di un liceo, l’intimo dei due professori, mette in evidenza i demoni, le lotte, i tormenti che l’animo umano a volte attraversa anche nel cercare l’unione con l’altro. Bravissimi davvero Clive Owen e Juliette Binoche nella loro interpretazione, calati perfettamente nei personaggi; forse la Binoche un tantino più convincente di Owen.

   
Film che promuove diversi spunti, forse un po lento all’inizio. Bella la colonna sonora, intelligente la sceneggiatura.
Comunque…io non ho potuto scegliere tra parole e immagini, per me una non può escludere l’altra, si intersecano alla perfezione.

 

 

 

 

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Il Tormento e l’Estasi – Irving Stone

Michelangelo Buonarroti: genio della Firenze del ‘400.
Ostinato, idealista, tormentato….Visse amori e intrighi; scolpì, dipinse, costruì.

 

travertino romano  marmo bianco di Carrara serpentina verde marmo giallo

 

Tempo fa, come avevo scritto in un post, ho riordianto il baule di mio nonno, che finalmente è arrivato a me. Mio nonno aveva frequntato la scuola fino alla quinta elementare, poi una volta a Roma, dopo la seconda guerra mondiale, aveva frequentato dei corsi di lavoro e migliorato la sua cultura. Ma fin da ragazzo amava leggere, quando trovò un lavoro fisso, e devo dire ben retribuito, grazie anche ai corsi frequentati si era specializzato, quando mia nonna gli diceva che erano avanzati un po di lire dalle spese familiari  comprava libri e leggeva. Molti sono andati persi (vedi: come strozzare i parenti stolti – autrice: io se potessi) ma nel baule erano rimasti i Selezione, libretti che si usavano per leggere estratti di libri. Quando avevo intorno ai dieci anni ho iniziato a leggerli.
Mettendo ordine ho ritrovato il libro di cui voglio parlare.
Mi è venuta voglia di leggerlo per intero, preso alla Biblioteca comunale. C’ho messo una vita, è lunghissimo (anche perchè mi soffermavo a far ricercehe su quello che ignoravo completamente), ma devo dire che l’ho amato, come mi piacque la prima volta.
All’epoca rimasi affascinata ancor di più da Michelangelo, che già conoscevo, mio padre è stata un’altra buona scuola per me.

 

Si si pensa possa essere una romantica leggenda (non essendoci una fonte sicura) l’infatuazione di Michelangelo per Contessina de’ Bardi, moglie di Cosimo de’ Medici,

 

Biografia romanzata oviamente, abbastanza ricca di dettagli, ma si legge bene, affascina il viaggio michelangiolesco tra le sue opere e le città italiane.
Mi sono emozionata leggendo la nascita di alcune sue opere, mi ha affascinato anche la vita di questo uomo testardo, scontroso, solitario, un artista che amo in modo viscerale; che ha incontrato figure importanti: papi, i Medici, pittori, scultori, che hanno fatto un’epoca della nostra storia. E amori, che lo fanno apparire fragile e umano come non sembrava.
Un uomo con una famiglia difficile, una vita difficile, ma un’arte tanto immensa da arrivare inalterarata e potente fino ai nostri giorni.
Devo ringraziare Irving per questa opera stupenda (grande ricerca certosina), mi sono fatta cullare dalle sue parole, dalle sue descrizioni; devo ringraziare mio nonno e mio padre che hanno, fin dalla più tenera età, instillato nel mio cuore e nella mente la voglia di leggere e capire, di curiosare; devo ringraziare Michelangelo per avermi dato la possibilità di guardare l’Estasi e il Tormento di non poter accarezzare quel marmo che lui tanto ha amato.

Cappella Sistina – Vaticano 

 

Bacco  Madonna della Scala (1491) conservata a Casa Buonarroti a Firenze

 

La Notte (1526-1531) Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Mosè (1513-1515) conservata nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma

 

La Pietà ( 1497-1499) conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma

 

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