TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Persuasione – Jane Austen

per  Anne, aristocratica intelligente e generosa, e Frederich, ufficiale di marina dal temperamento forte e deciso, si amano, ma la famiglia di lei la “persuade” a rinunciare a questo uomo, visto la differenza di classe sociale. Si ritrovano dopo sette anni, lui ricco e potente, ancora ferito dall’essere stato abbandonata dalla ragazza.
Anne, ormai matura, capise quanto è ancora innamorata di Frederich.
Una storia attraversata dalla presenza del padre e della sorella di Anne che, pur se in piena bancarotta, continuano a voler vivere nell’illusorio splendido mondo dell’aristocrazia; da Mary, sorella minore della ragazza, che ha sposato Charles, che anni prima aveva corteggiato Anne inutilmente; da lady Russell, migliore amica della madre, prematuramente scomparsa, che influenzerà moltissimo la ragazza; dalla sorella e dal cognato di Frederick che affittano Kellync Hall, l’antica proprieta della famiglia di Anne; e ancora da Louisa, William, Mrs. Smith…

 
Un romanzo romantico senza essere melenso, anzi… un inno all’amore, alla passione che deve superare convenzioni, interessi, pregiudizi.
L’epoca era perfetta per questo tipo di contegni.
Avevo iniziato a leggere questo libro nel periodo delle superiori, non l’ho mai terminato, neanche ricordo il perchè, qualche tempo fa, dopo avre letto Orgoglio e Pregiudizio, mi è venuta voglia di farlo e per fortuna! Jane Austin non mi ha delusa, anzi, trovo questo romanzo stupendo, più di Orgoglio e Pregiudizio, e lo so che mi attirerò le ire dei tanti estimatori di quest’ultimo, ma credo in assoluto che sia migliore, anche se non hanno alcun riferimento uno all’altro.
Una malinconia dolce pervade queste pagine, vi si trova una verità, quella della persuasione (che ancora oggi spesso fa capolino in situazioni sentimentali), questo e  il raccontare rapporti non convenzionali, storie di ragazze che lottano per migliorarsi, rendono l’autrice assolutamente attuale.
Trovo interessante come Anne sia passata dalla fragilità giovanile alla maturità caratteriale, mi è piaciuto anche scoprire questo lato della protagonista, ben delineato dalla Austin.
La lettura scorre anche grazie alla scrittura chiara, alla descrizione minuziosa dei personaggi.
Un libro da leggere.

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L’ arcobaleno – D. H. Lawrence

arc Siamo a Nottingham, nell’East Midlands dell’Inghilterra.
Tra l’Ottocento e il Novecento si svolge la vita di una intera dinastia, i Brangwen: Tom, Ursula, Lidya, Anna…in una società in pieno cambiamento sociale e industriale.
E un arcobaleno.

 
Stupendo libro che ho voluto rileggere.
Un libro di donne dai sentimenti forti, dalle passioni contro ogni tabù, come poteva essere all’epoca l’omosessualità. Donne che con la loro forza hanno iniziato a vivere ruoli importanti, moderni, disincantati.
Amore, passione, conformismo, società, tutto raffinatamente raccontato dall’autore, maestro nell’indagare l’animo e i sentimenti degli uomini e delle donne.
Un racconto intenso non privo di romanticismo ma anche di grande libertà nel parlare del rapporto sessuale non solo come relazione fisica ma anche come legame spirituale (per questo fu ritirato, addirittura bruciate più di mille copie, nel 1915 perchè considerato osceno), non c’è volgarità nel linguaggio, ma descrive profondamente le passioni dei protagonisti; le donne dovrebbero leggerlo.
Quando i libri sono capolavori non c’è incendio che tenga, rinascono sempre dalle ceneri.

 

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L’amante giapponese – Isabel Allende

amante  In una residenza per anziani di San Francisco vive Alma Belasco, facoltosa aristocratica.
Irina, infermiera moldava, l’assiste.
Seth Belasco è l’unico nipote che va a trovare la ultraottantenne.
Tra Irina e Seth nasce l’amore, che è cullato dal racconto che Alma farà del suo amore clandestino con Ichi, suo compagno di giochi nell’infanzia e figlio del giardiniere giapponese che curava il giardino della villa della famiglia belasco.
Una storia che attraversa la seconda guerra mondiale, i campi di concentramento, tragedie, amori, orgoglio, sensualità, pregiudizi.
Un mistero c’è nella vita di Alma: lettere e gardenie che arrivano puntuali. Irina e Seth decidono di fare chiarezza su chi sia il misterioso ammiratore dell’anziana aristocratica.

 
Hol letto quasi tutti i libri della Allende, ma questo proprio non mi ha convinto.
Si legge velocemnte, la scrittura è scorrevole, fin troppo, rasenta una semplicità che non si addice alla scrittrice. Un calderone di personaggi e situazioni che si sovrappongono a volte in modo illogico. Peccato perchè la storia di per se poteva essere davvero interessante.

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Le ragazze di Kabul – Roberta Gately

kabul   Elsa, ventenne americana, parte per l’Afghanistan come infermiera volontaria.
Parween, giovanissima afgana, è una ribelle assetata di vendetta verso i talebani.
Le loro vite si incroceranno tra morte, violenze, povertà, piccole gioie e amori, rabbia e umiliazione, il peso del burqa e il colore di un rossetto; le loro vite cambieranno per sempre.

 

Un libro che scorre, che vale la pena leggere anche se, sinceramente, la storia narrata è, a mio giudizio, trattata troppo sommariamente.
La trama è anche accattivante, soprattutto la parte che riguarda Parween e la descrizioni delle tradizioni matrimoniali e le leggende del popolo hazaro. Di quella che qui viene chiamata Parween in parte ne conoscevo l’esistenza, la chiamano la donna ribelle, una figura che a quanto sembra esiste veramente.
Come spesso accade anche qui la traduzione del titolo è veramente fuori luogo, titolo originale: Lipstick in Afghanistan, che ci sta tutto; titolo tradotto: Le ragazze di Kabul che non c’azzecca niente (città mai mensionata)…Mha!

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Pagine d’Amore – Karen Kingsbury

9788867021376 Molly Allen ha amato, contraccambiata intensamente ma mai dichiarandosi, da Ryan Kelly, chitarrista. Dopo essersi lasciati per una situazione mai chiarita, entrambi vivono nel ricordo uno dell’altro.
Si sono conosciuti al college e hanno frequentato una piccola libreria chiamata The Bridge che diventa il luogo dove leggere e parlare senza essere controllati dal potente padre di lei. La libreria è gestita da Charlie Barton e dalla moglie Donna, entrambi saranno chiamati a più di una prova difficile che attraverserà la loro tranquilla vita.
Un Natale riporterà Molly e Ryan in quella libreria dove si rincontreranno.

 

Ho letto questo libro perchè una mia amica ha insistito tanto, la Kingsbury è la sua scrittrice preferita, io sinceramente ne avevo sentito il nome ma non ne avevo mai letto un libro. Inzio a leggere e mi sembra, più che un romanzo, una favola dove i sogni fanno da padrone. E poi c’è la componente religiosa con tanto di miracoli. Non ho nulla contro questo argomento ma qui mi sembra veramente troppo martellante.
Quando ne ho parlato con la mia amica mi ha detto che l’autrice scrive libri che si ispirano alla religione cristiana. Ci può stare, ma a me sembra che l’argomento sia trattato con troppa superficialità, spero di non dire una cosa assurda, ma così la vedo io. Si fa un uso della Fede e del miracolo senza avre una base profonda se non l’uso stesso della Fede e della preghiera come mezzo troppo facile per ottenere qualcosa, che puntualmente accade. O forse questo mio punto di vista è dovuto al fatto che trovo il romanzo scritto in modo superficiale, poco articolato, anzi per niente, qualche emozione, ma niente di più.
Il libro mi ha delusa e annoiata, non lo consiglierei, a me non è piaciuto neanche un po’.

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La sposa bianca di Ousmane – Mariama Bâ*.

os Dakar, capitale del Senegal, fine anni ’60 primi anni ’70, Mireille, francese, figlia di un diplomatico e Ousmane, senegalese, si innamorano.
In quell’epoca un amore tra un nero e una bianca non era visto bene ne dai bianchi, ne dai neri.
I due, dopo varie vicissitudini riescono a sposarsi e la giovane Mireille, convertita all’islamismo e piena di speranze va a vivere a Dakar, tentando in tutti i modi di entrare nelle grazie della suocera, ma senza rinunciare ai suoi diritti e dignità.
Ma lo scontro di mentalità, l’apparenza di una vita che poteva adattarsi per entrambi, la sudditanza sociale a cui le donne senegalesi sono soggette, ataviche tradizioni, relazioni non in uso tra gli occidentali (poligamia), razzismo e la non accettazione della Toubab da parte della famiglia di Ousmane porteranno i due all’allontanamento.
L’asfissiante unione delle donne del luogo faranno della giovane bianca oggetto di razzismo che la isolerà rifiutandola; anche Ousmane, benchè abbia una ottima cultura (è insegnante di filosofia) non riuscirà a superare i comportamenti che la società senegalese gli impone, neanche davanti all’arrivo di un figlio che anzi verrà disprezzato perchè meticcio.
L’ipocrisia, i silenzi, l’isolamento porteranno Mirielle ad un gesto tragico.

 
L’autrice del libro la conoscevo perchè era stata citata durante un convegno sulle donne, a cui avevo partecipato anni fa,  in cui si parlava di violenza, dignità, parità…Ma non mi aveva sfiorato nenache l’idea di leggere i suoi libri. L’avevo completamente rimossa dalla mia mente fino a qualche giorno fa, quando, in una prticolare circostanza, un ragazzo senegalese mi ha regalato questo libro.
Nel libro ci sono precise denunce, forti se collocate negli anni ’80: malgrado il Paese si avviava ad una apertura culturale, proseguiva un percorso di aridità sentimentale e tradizionale che impediva, o quanto meno fortemente ostacolava, l’unione delle coppie miste impedendo lo sviluppo di una società più aperta e libera; il denaro aveva un ruolo sociale fondamentale; l’impatto devastante dell’ancestrale cultura era dominante; la poligamia diffusissima; la violenza sulle donne, non fisica ma morale e mentale era all’ordine del giorno.
La scrittura del romanzo è complessa essendo anche farcita di molte parole in lingua senegalese (ovviamente con nota che chiarisce il significato), a volte mi sono interrotta per rileggere alcuni passaggi, frasi a metà, punteggiatura non proprio ben collocata…; mi sarebbe piaciuta una descrizione più intima dei protagonisti, ma questo libro vale la pena leggerlo perchè ci fa conoscere un mondo sconosciuto, ci parla di gruppi, di individui soli, parla di quanto sia più comodo vivere nel passato che costruire un presente. Va letto per il coraggio che ha avuto questa donna di scrivere l’annientamento dell’ essere donne in una cultura dove non erano nulla se non avevano un uomo accanto, ha avuto il coraggio di parlare della frustrazione delle donne africane in alcuni contesti.
Da un sondaggio del 2011 si evince che molte donne europee sposano senegalesi accettando di essere prima, seconda o terza moglie, e che gli uomini dichiarano pubblicamente il loro stato civile. Ma allora cosa sarà mai cambiato?

 
*Mariama Ba nasce nel 1929 a Dakar, suo padre è stato il primo ministro della sanità della legge quadro Deferre; essendo orfana di madre è stata cresciuta dalla nonna.
Ha dovuto lottare per acquisire una formazione, perché in quel periodo si credeva non necessario che le ragazze avessero una cultura personale e ancor meno che potessero diventare insegnati cosa a cui lei aspirava. I nonni l’hanno fortemente ostacolata, ma grazie al padre che aveva una visione ampia del futuro è andata a scuola. I nonni erano una famiglia agiata (il nonno è un lebou, prima etnia a Dakar) che possedeva molti palazzi e anche una grande moschea in muratura dove le persone si riunivano ad ogni ora per pregare; Mariama Ba sarebbe dovuta crescere senza conoscere la scuola, con l’educazione tradizionale che comprende l’iniziazione a dei riti, avrebbe dovuto saper cucinare, lavare i piatti, setacciare il miglio, trasformare la farina in couscous, avrebbe dovuto saper lavare la biancheria, stirare i bubu maschili e sottomettersi, quando sarebbe arrivato il momento, con o senza il suo consenso, a un’altra famiglia, a un marito.
Dopo le scuole primarie, all’età di 14 anni sceglie di fare la segretaria frequentando un corso accellerato, ma la direttrice della scuola primaria, ritenedola particolarmente intelligente e dotata la ritira dal corso e gli fa fare un esame per entrare all”Ecole Normale des jeunes filles’ di Rufisque, scuola con base francese. Supera brillantemente l’esame ma i nonni si oppongono all’iscrizione, essendo il padre assente per lavoro la decisione aspettava a loro, la direttrice insiste fino ad ottenere il consenso, il legame tra le due durerà tutta la vita. Si diploma nel 1947 e inizia ad insegnare a Medina, lo farà per 12 anni fino quando, per una malattia, viene assegnata all’ispezione regionale; qui lavorerà fino al suo decesso avvenuto nell’agosto 1981 a seguito di una  lunga malattia.
Ha sposato un membro senegalese del Parlamento, Obèye Diop-Alto, quando ha divorziato si è dovuta prendere cura da sola dei loro nove figli.
E’ stata socia di un gran numero di associazioni femminili attive per dei diritti e la difesa delle donne: l’Amicale Germaine Legoff’, associazione di tutte le ex alunne della Normale; Soroptimiste International, sezione di Dakar; Cercle Fémina, che si interessa di solidarietà….
Non è riuscita ad inserisrsi in un partito politico anche se partecipa all’avvio del nuovo stato indipendente del Sénégal.
Si è battuta contro la disparità di trattamento tra l’uomo e la donna specie nella religione musulmana.
Pubblica il suo primo libro nel 1980, “Uni si longue lettre”, tradotto in numerose lingue che le valse il primo premio Noma in Africa. Nel 1981 viene edito “La sposa bianca di Ousmane” di cui non vede l’uscita essendo da poco deceduta.

“Dove soffre la donna, soffre l’intera umanità”

Mariama-Ba

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Bianca come il latte rossa come il sangue

Bianca come il latte rossa come il sangue – Alessandro D’Avenia

bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue Leo, sedicenne dai folti capelli che ama il colore rosso e odia il bianco, è segretamente innamorato di Beatrice, ragazza dai lunghi capelli rossi. Gli unici ad esserene al corrente sono Niko, suo migliore amico e compagno di squadra del calcio giocato a scuola e Silvia, amica del cuore dalle medie, segretamente innamorata di lui, che l’aiuta nei momenti difficili della vita e nei compiti.
Beatrice e Leo frequentano la stessa scuola ma non la stessa classe.
I genitori di Leo sono una coppia  presi dal lavoro e dai loro problemi, sono a volte asfissianti nel controllare la vita del figlio, anche se di quella fuori casa, eccetto la scuola, sanno ben poco.
A scuola ariva un supplente, professore di storia e filosofia che darà una svolta alla vita di Leo con la sua amicizia.
Beatrice si ammmala: leucemia. A causa di questo il giocarellone e anche un pò strafottente Leo riuscirà a dichiarare i suoi sentimenti alla ragazza che però lo disillude dichiarandogli che sta per morire. Il giovane non si arrende, passerà con lei interi pomeriggi fino a quando purtroppo Beatrice non vorrà più vederlo.
Leo capirà allora che il vero suo amore è Silvia.

 
Eccomi di nuovo alle prese con gli adolescenti, visto che mia figlia ci tiene tanto a farmi partecipe delle sue letture. Ma qui c’è anche un motivo in più, credo volesse essere rassicurata sulla vita e capire la morte, anche se la sua “scuola” di vita gliel’ha messa di fronte più di qualche volta.
Il libro è tratto da una storia vera; un libro che parla di come si può, o meglio come si deve credere nei propri sogni, anche se i sogni possono frantumarsi prima di concretizzarsi. Un libro dove si parla della vita degli adolescenti: scuola, primi amori, calcio, motorino, segreti, della loro innocenza e ingenuità.
Nel romazo si parla del coraggio, ma anche della paura, della voglia di scappare dalla morte che purtroppo è inevitbile.
La storia è scritta senza ricercatezze lettararie, è immediata, diretta, scorrevole, ma anche delicata per il tema trattato.
E’ un libro per un pubblico giovane, un pò mordi e fuggi come è la società attuale, come un pò vivono i ragazzi, sempre di corsa, anche superficialmente nei sentimenti, nei problemi, a scuola, ma che alla fine hanno  anche in loro emotività, dolore, amore, consapevolezza, ma la dimostrano a modo loro.
Non nego il nodo alla gola davanti alla descrizione della malattia e della morte. Quel “reparto” era il mio, quanti giovanisimi ragazzi ho conosciuto e li ho rivisti in questo libro; le loro risate e la spavalderia ma la paura nel fondo degli occhi, l’arroganza di attaccarsi alla vita e svenire per un prelievo, la gioia per un emocromo salire e l’incertezza se ci sarebbero stati a qul prelievo anche dopo un mese…
Ciò che ha colpito Meli è stato proprio questo e di questo abbiamo (ho) parlato per quasi un’ora. Non ha proferito parola, non ha fatto commenti, solo qualche domanda. Lei elabora per giorni e poi ti dice ciò che pensa. Ma questa la vedo dura da elaborare, rapportarsi con il dolore, la perdita, è sempre difficile e pensare di perdere tutto, quando sei nel pieno della giovinezza più spensierata è doloroso. E poi Dio che davanti alla morte può sembrare l’ancora di salvezza e se il sogno s’infrange cosa resta di Lui nella vita di un adolescente?
Ancora la voglia di sognare. Perchè se il dolore ti costringe a diventare “grande” la gioventù corre verso il fututo.

 

 

cinema_bianca_come_il_latte__rossa_come_il_sangue regia di Giacomo Campiotti.

 

Leo frequenta il terzo anno del liceo, ama la musica e il motorino, poco la scuola. E’ innamorato di Beatrice, più grande di lui, che non frequenta ma vede solo a scuola e a cui non riesce a dichiarare il suo sentimento.
Beatrice si ammala di leucemia e Leo farà del tutto per conoscerla e cercherà anche di donare il suo midollo convinto di poterla salvare.
Fin dalle medie Leo frequenta Silvia, l’amica del cuore che però è innamorata segretamente di lui da sempre. Silvia, il supplente di lettere e i genitori, saranno i ganci di Leo per tornare a credere nei sogni.

 

Meli è una che non si ferma al superficiale e allora dopo il libro: “Mà che ci vediamo anche il film e confrontiamo?” “Si amore mio.” Potevo non farlo?
 E’ un film del 2013 che, come nel libro, tocca tutti gli aspetti dell’adolescenza (amore, gioia…) ma anche della vita (morte).
Non mi ha “acchiappato” (potrebbe a questa età?) ma non mi ha deluso. Bella la colonna sonora dei Modà. Bravo Luca Argentero nei panni del professore “il sognatore”. Scichitano, Leo, mi ha deluso, simpatico si, ma non bravo.
Inizialmente caotico e quasi gogliardico, il film diventa man mano più coinvolgente. Un pò mi ha fatto ridere, un pò mi ha commosso perchè se alcune frasi sembrano banali, se alcune tematiche sembrano scontate, così non è. Chi passa per certe strade lo può dire.
Il commento di Meli è stato che il film non supera il libro e poi: “Paola, ma è davvero così chi si ammala di leucemia?” E il coltello si è conficcato nel mio cuore.

 

E poi dici che a volte la vita non gioca un poco a metterti alla prova…Dopo i bei discorsi nel rassicurare e far capire a mia figlia il perchè e le possibilità di guarigione di alcune malattie, questa mattina arriva una terribile notizia: Maria Grazia, diciassette anni, incinta di 3 mesi è in ospedale con una presunta aplasia…Il midollo non lavora da circa tre giorni. Il mondo ci è crollato addosso. M.Grazia è figlia di Katia la mia amica che mi ha sostenuto sempre durante la lunga malattia, quella che non vedo spesso ma con cui condivido tanto, anche le figlie (dall’asilo insieme), è figlia di Angelo, con cui ho fatto coppia in teatro per cinque anni….Tre mesi fa dichiara candidamente di aspettare un bambino, che lo ha cercato (è fidanzata ma lui non sapeva di questa decisione), che lo vuole tenere stò bambino e continuare a studiare…Famiglia sconvolta e poi l’accettazione e ora questo. Tra dieci giorni la risposta del “puntato” e vedremo…non è il caldo oggi a farmi barcollare, ma la vita. E Meli non parla.

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Citta’ di carta – John Green

cart Da bambini Quentin e Margo vivono un’esperienza traumatizzante che li legherà indissolubilmente anche se da adolescenti le loro strade in parte si separano.
Caratterialmente diversi, lui pauroso, lei spavalda (una sorta di leader), si incrociano a scuola ma vivono vite separate fino alla notte in cui Margo coinvolge Quentin in un’avventura rocambolesca, che ha come base la vendetta che la ragazza vuole attuare sul fidanzato e un gruppo di amici che l’hanno tradita.
Quentin, da sempre innamorato della ragazza, accetta, perchè convinto di poter riallacciare un rapporto stabile.
La mattina dopo Quentin viene a sapere che Margo è scomparsa, cosa che ogni tanto la ragazza fa, ma questa volta sembra essersi dissolta nel nulla fino a quando….
Quentin, aiutato dai suoi amici, iniza a cercarla nelle citta di carta…..

 
Non avrei mai comprato e quindi letto questo autore, ma pochi giorni fa mia figlia è entrata in libreria ed ha acquistato sei libri: tre di questo autore, uno lo aveva già letto .
Mi ha chiesto di leggerli e dargli un parere, vuole condividere con me questa esperienza. Posso dirgli di no? Ed allora eccomi alle prese con la gioventù contemporane (letteralmente parlando, ovvio…).
Non ero convinta, ma, sorpresa!
Per me un autore da leggere, questo libro è da leggere, forse proprio dagli “adulti”, dai genitori.
Mi è piaciuto molto, inizialmente coinvolgente, poi lento, ma poi si velocizza, incalza e devi sapere….La storia mi ha appassionato, fatto sorridere e anche commuovere; lo stile è semplice quindi scorre veloce; i personaggi rispecchiano perfettamente molti giovani di oggi, i loro dubbi, le loro incertezze, la loro voglia di fuga soprattutto dal mondo degli adulti, e perchè no, anche dalle loro responsabilità, dal loro non voler guardare la realtà.
Mi sono incuriosita e leggerò tutti i libri di questo autore, sarà anche un modo per parlare con Meli, confrontarci, visto che lei dei miei libri ne ha scelto tre o quatttro (tutti rigorosamente i pilati sul comodino e ancora non aperti) degli altri ha detto:”Troppo pesanti…” e direi che è vero per l’età che ha…Con queso autore sono tornata indietro negli anni, alla mia gioventù, che sicuramente non era simile a quella di oggi, ma sempre gioventù è stata.

 

Meli ha l’abitudine di sottolineare a matita, nei suoi libri, frasi, pensieri, parole…ne riporto alcuni tratte da questo libro:
“…mi sentivo completamente solo, come se fossi sopravvissuto a un’apocalisse e il mondo fosse stato lasciato a me a me solo: l’intero, eccitante e infinito mondo nelle mie mani perchè lo esplorassi.”
“…si era creato una routine per affrontare la perdita che aveva subito, solo che poi quella routine era diventata distruttiva.”
“La routine mi è sempre piaciuta. Non ho mai trovato la noia troppo noiosa.” (direi che questo è ciò che pensa mia figlia…)
“Ragazzi di carta con il loro divertimento di carta.” (e anche qui la vedo perfettamente)
“Fai credere…ti circondi di un’aria di mistero in modo di attirare le attenzioni di tutti.”
“Credo che il futuro meriti la nostra fiducia….”
Le sottolineature mi fanno leggere un libro nel libro…quello scritto da Meli.

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Into the Woods

into Regia di Rob Marshall.

 

Into-the-Woods-Lilla-Crawford Una golosa Cappuccetto Rosso riesce a farsi dare dei dolci, da portare alla nonna, da un panettiere e da sua moglie, imagespò i due non possono avere figli a causa di una maledizione che una strega ha lanciato sulla casa dove vivono, per colpa del padre di lui. La strega per spezzare la maledizione ha bisogno di quattro elementi, che il fornaio deve trovare: un mantello rosso, una mucca bianca, una scarpetta dorata e capelli biondi.
L’uomo parte in cerca degli oggetti, aiutato dalla moglie.
Il mantello lo prenderà a Cappuccetto rosso, into-the-woods-anna-kendrick-636-380 la scarpa a Cenerentola, INTO THE WOODS i capelli a Raperonzolo, la mucca a Jackimagesol
Tutto quello che avviene per trovare gli oggetti si svolge in un bosco.

 

Il film è tratto dall’omonimo musical di Stephen Sondheim che a Brodway replica ormai da ben trent’anni anni con grande successo.
Il film, prodotto dalla Disney, che qui abbandona il consueto stile, ha per trama l’intreccio di fiabe: Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo, Jack e la pianta di fagioli.
Siamo andate, io e Meli, a vedere questo film sempre sulla scia dei costumi e della scenografia, ed ecco cosa ne ho dedotto: chi è riuscito ad intrecciare così abilmente le storie ha diritto all’Oscar per la grande fantasia, il film insomma…
Dico prima quello che mi è piaciuto:
il bosco: senza, le fiabe avrebbero mai senso?
la strega:rs_560x415-140731161609-1024.meryl-streep-into-the-woods into-the-woods una notevole, istrionica, vecchia Meryl Streep, un ruolo da cattiva che gli calza a pennello, come interpretazione (brava anche nel canto) e presenza fisica, con quel tocco di pazzia che la rende una strega unica nel suo genere, con quel parlare incessante e ben intercalato, una strega che ringiovanisce tenendo il filo di un film lungo, e a tratti noioso, con grande verve;
il lupo: imagesl un peloso, cattivo, mellifluo, elegante Johnny Depp, che in pochi minuti di apparizione ha lasciato traccia della sua apparizione, sicuramente ha rubato il cuore al posto del principe azzurro;
l’idea: quella di mescolare e ribaltare quelli che sono i desideri dei protagonisti, così come sono nelle fiabe originali;
la battuta del principe (finalmente qualcuno che ironizza su questa figura): “Sono stato educato per essere affascinante, non sincero” e lo dice con la faccia da pesce lesso, ovviamente images;
un pizzico di eros: velato naturalmente, siamo nel mondo delle fiabe…il principe che tradisce l’amata e una popolana che non dice di no, anche se sposata e madre.
Ora quello che non mi è piaciuto:
la lunghezza delle canzoni: a tratti diventano monotone, un pò troppo ripetitive;
la fotografia: troppo statica.
Avrei desiderato più fiaba, sono sincera, ma sono un’inguaribile romantica ancora un pò bambina. Avrei desiderato costumi più importanti.
Il bosco è la metafora della vita: sentieri intrigati, che possono cambiare per eventi inattesi, la paura, la forza di superarla…incontri inattesi, meravigliosi, pericolosi…sentieri che ci rifiutiamo di scoprire, sentieri incerti, ombrosi che desideriamo e ci accingiamo a percorrere.
Il film in generale è la metafora della vita: desideri che si realizzano, desideri che deludono, amore, ripicche, fantasie che si rivelano inutili, verità che rifiutiamo di accettare.
Vuole essere un avvertimento ai genitori: attenti a come vi comportate con i figli, che osservano e incamerano…
Ma non mi si venga a dire che è un film per tutte le età, è un film che i bambini, almeno i più piccoli non capiranno e molti si annoieranno (al cinema ne abbiamo avuto sentore…).

Commento di Meli: ma’, modernizzati, è un film diverso (guarda ad esempio sorellastre e matrigne di Cenerentola…), bellissimo, ci entri dentro come in quel bosco, si forse le canzoni un pò lunghe in alcuni tratti era meglio evitare e le traduzioni….non proprio perfette. Mi è piaciuto.

Cinderellas-evil-Stepmother-and-stepsisters-from-Into-the-Woods

….soli comunque non saremo mai….

into-the-woods-2014

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Biancaneve deve morire – Nele Neuhaus

bianaca  Tobias Sartorius, trentenne, ha scontato una pena di dieci anni per omicidio.
Quando torna a casa, nel piccolo paese di Altenhain, tra i monti del Taunus, non riceve alcuna accoglienza, anzi, tutti sembrano insofferenti alla sua persona.
La trattoria il Gallo d’Oro, che apparteneva alla sua famiglia, è stata chiusa ed è in rovina come la casa dove viveva con il padre, uomo ormai ridotto ad un essere indifeso e vulnerabile; la madre, non reggendo al peso di ciò che è accaduto è andata via di casa.
Ma Tobias, chi ha ucciso? In una sera d’estate scompaiono Laura Wagner, la sua ex fidanzata, e Stefanie Schneeberger, l’attuale amatissima fidanza. Che fine hanno fatto le ragazze? Gli indizi raccolti dagli investigatori portano a lui, ma Tobias di quella sera non ricorda nulla, solo di essersi ubriacato.
Stefanie è bella: lunghi capelli neri, bocca rossa…una vera Biancaneve.
I corpi delle ragazze non vennero mai trovati fino a quando….
E c’è una giovane originale ragazza, Amelie, che serve ai tavoli dell’unico ristorante del paese, e c’è la bellissima Nadya, l’unica amica che è rimasta a Tobias, e ci sono due investigatori, Oliver von Bodenstein e Pia Kirchhoff, che dovranno impegnarsi molto per affrontare la nuova situazione, tutto nell’arco di venti giorni.

 
Ma chi è Biancaneve? Sicuramente non quella delle fiabe. Per saperlo bisogna leggere questo libro che non è un capolavoro (ma oggi ce ne sono?), ma che io ritengo un buon thriller ben scritto, c’è sempre un colpo di scena pronto a tenerci sulla corda e a coinvolgerci, impossibile annoiarsi. La storia è intrigante, coinvolgente, torbida, misteriosa; una storia dove l’omertà, la voglia di potere, la vigliaccheria e la sofferenza escono prorompenti nelle situazioni che si intrecciano alle vite dei personaggi. Tanti tasselli che si incastrano uno all’altro piano piano sotto i nostri occhi e poi si scontrano con i problemi personali, quelli della vita di tutti i giorni, degli investigatori, che hanno un volto incredibilmente umano e fragile. Il romanzo è ambientatao ad Altenhain, che esiste veramente (chissà cosa ne pensano gli abitanti…non dico altro) ed è ispirato alla scomparsa di una ragazzina di 12 anni il cui corpo non è mai stato ritrovato.
Ho voglia di leggere gli altri libri di questa autrice tedesca che non conoscevo, nella speranza che vengano ben tradotti, a tratti ho avuto il dubbio che così non fosse, ma non sapendo il tedesco mi devo accontentare.

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