TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Animali e anima…

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angelo-con-gattino Dicono che gli animali non hanno un’anima… bè, io non ci credo. Se avere un’anima significa essere in grado di provare amore, fedeltà e gratitudine, allora gli animali sono migliori di tanti esseri umani (J. Herriot) angioletto-con-coniglio

 

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Torneranno le quattro stagioni – Mauro Corona

cInverno
“Stefano era un bambino come voi che, forse, leggerete queste fiabe….Ed era un uomo come quelli che forse leggeranno queste fiabe…” (da Stefenin)
“La vita accade, e non c’è scampo. Nel bene e nel male quello è il sentiero” (dal Binocolo Magico)

Primavera
“Il tordo cresceva come pane che lievita.” (da Libertà)
“Un ruscello faceva ondeggiare tra i sassi la sua treccia d’argento liquido e cantava pure lui.” (da La radura scolpita)
“Nessuno può spiegare il misterioso rapporto che lega uomini e animali. Ma è certo, tra esseri umani e animali un dialogo esiste.
…L’erba era cresciuta e faceva inchini a destra e sinistra sotto la spinta del vento” (da La marmotta)

Estate
“D’estate, molta gente, prima di andare in ferie, getta via i cani come sacchetti di spazzatura..” (da L’estate di Ciuffo)
“Una bambina di dieci anni aveva un nonno all’antica, che voleva educarla all’antica, e le voleva bene all’antica. Ma che vuol dire all’antica?…” (da Uffa!)
“…respirando tempo libero, aria libera! L’aria della vita, di fronte alla quale non c’è oro che paga o ricchezza che valga.” (da Il gufo e il pettirosso)

Autunno
“Il vento del destino fa muovere le cose, le fa danzare, ma le porta anche via. Le porta altrove, lontano….Nessuno può sapere quale vento scuoterà le nostre vite…” (da La piuma).

 
Ancora la natura partecipe di queste favole; favole che hanno dentro l’amore, la paura, la sofferenza, l’ilarità, la fantasia, la montagna, gli animali, gli uomini…la semplicità di una voltà, quella che te le fa leggere o che sei un bambino o che sei un adulto.
Libro piacevole che si legge in un batter d’ali, sedici racconti divisi per stagione dove c’è tanta tenerezza e dolcezza e sentimento. Ancora una volta Corona mette l’uomo e la natura in contatto, ci fa capire quanto siano intrecciati anche se il consumismo e l’indifferenza vogliono  fare da padrone.
Sedici racconti dove la realtà si mescola inevitabilmente all’mmaginazione di questo “montanaro” che ha saputo creare personaggi e situazioni che immediatamente arrivano al cuore.

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Il volo della martora – Mauro Corona

  Quattro gruppi di racconti (ventisette) che parlano di animali, di piante, di uomini, del paese di Erto; tutto sotto l’ombra di una data: 9 ottobre 1963 quando una parte del Monte Toc precipitò nel lago del Vajont creando una catastrofe che spazzò paesi e più di duemila morti.
Ricordi d’infanzia e giovinezza, dove fantasia e realtà si intrecciano.
 Di Mauro Corona ho letto diversi libri, e ancora ne leggerò, ma il suo primo non lo avevo volutamente letto. Ora l’ho fatto.
Un libro bellissimo che corre spesso sul filo dei ricordi di un bambino cresciuto con l’amore familiare a metà, tra povertà e durezza, ma che ha respirato e imparato tradizioni e realtà della vita di montagna, una vita che non esiste più, che sembra lontana anni luce da noi, ma che è la radice di molti di noi.
Racconti ironici ma anche struggenti dove la solitudine non è disprezzata, dove la natura è scandagliata nei suoi segreti, dove l’uomo diventa impontente davanti un’onda devastarice, che ha annientato secoli di vita, da lui stesso creata per non aver rispettato quella che è la nostra vera madre.
Figure di donne e uomini che sembrano surreali, ma che in realtà sono esistiti, quotidianità che ho ritrovato nella memoria, visto che i miei nonni materni venivano da un paese di montagna.
Corona è un uomo che non ha illusioni, ma tante amarezze e nostalgia per tutto ciò che ha perso, per ciò che ha visto sparire, ma che riesce a raccontare “la vita” di ieri con una forte realtà mescolandola ad una fantasia che se non ci fosse renderebbe la lettura una cronaca. E’ questo che mi piace di lui, la magia nel creare storie e nell’unire le parole. Ora che ho letto questo suo primo libro capisco ancor di più da dove sono nati i romanzi intrisi di figure particolari.
Sarà che amo la natura, sarà che spesso ho nostalgia delle corse nei vecchi vicoli del paese dei miei nonni, sarà che ho nostalgia della vita semplice di una volta, ma Corona mi entra nell’anima e ci resta, un monito a non dimenticare quanto la natura sia potente e noi uomini infinitamente fragili.
Spero che mia figlia voglia leggere un domani i suoi libri per capire ancor di più quanti errori noi uomini abbiamo commesso e commettiamo avidi di noi stessi e non delle rocce che sono sentinelle dei monti, non dei boschi che in una giornata di calore ti regalano il refrigerio, non degli animali che permettono anche la nostra vita, non avidi di vedere l’anima delle cose che ci circondano.

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I fantasmi di pietra – Mauro Corona

126In quella casa vive e lavora un fabbro, stà forgiando i stumenti da lavoro per arare, rastrellare, tagliare. Lìc’è il forno del pane, il suo profumo invade la strada. Ecco la letamaia dove è stato ritrovato il corpo del marito della donna che vive nella casa accanto. E lì ci sono i cessi pubblici dove possiamo vedere i culi delle donne che vanno a urinare. Quella è la stalla del delitto. In quella cucina c’è il camineto più grande di tutto il paese.
Quattro strade che tagliano il paese dove in ogni stagione si lavora secondo i ritmi della natura.
Peccato che il paese è un paese fantasma, le figure sono fotografie nella mente dell’autore, sono una fotografia che è rimasta tale dopo il 9 ottobre 1963.

Corona narra poeticamente la natura, la vita, le persone, le case che in questo paese, Erto, animavano la vita di tutti i giorni fino a quel maledetto giorno, quando il monte Toc franò nell’invaso del Vajont sollevando un’onda altissima, 200 metri di altezza, che sconvolse gli agglomerati montani di Erto e Cassio provocando più di 100 morti e fece scomparire il paese di Longarone portando via più di 1900 vite. Ci parla della saggezza antica di popolazioni abituate a sacrifici e che rispettavano e si adattavano alla natura che li circondava, una natura non sempre benevole, quella natura che si stà riprendendo i suoi spazi, quei spazi che l’uomo gli aveva tolto e che l’uomo gli ha ridato, ma a che prezzo?
Un libro anche intriso di metafore, malinconia, storie di epoche lontane; un libro dove ho potuto conoscere gli usi, la povertà, le leggende di quel paese di montagna.
Ho sorriso, mi sono incuriosita, mi sono immedesimata e mi sono comossa leggendolo. Per me un libro stupendo, da leggere con calma e in silenzio, per ascoltare il ritorno dei fantasmi che camminano in quelle quattro strade. Un libro dove la memoria ci ricorda che l’uomo può costruire con grande sacrificio ma può distruggere per grande superficialità.

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