TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Domanda stupida…

Cosa ne pensate dei bambini star che cantano alla tele le canzoni degli adulti?

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Belle & Sebastien – L’avventura continua.

di Christian Duguay

 

 

Sebastien e Belle aspettano con ansia il ritorno di Angelina,  che purtroppo rimane vittima di un incidente: l’aereo su cui vola cade al confine tra Francia e Italia.
L’incendio che si propaga anche nella foresta fa pensare che non ci siano superstiti.
Sebastien non vuole convincersi che Angelina è tra questi, insieme all’inseparabile Belle e al nonno, decide di andarla a cercare.
Su suggerimento del nonno incontra Pierre Marceau, aviatore, che, oltre ad aiutarlo nella spedizione di salvataggio, si rivelerà più del provetto pilota che è. La vita di Sebastian cambierà.

Il primo film l’ho trovato stupendo, questo una favoletta dove tutti vissero felici e contenti, dove i salvataggi rocamboleschi mi sanno tanto di action movie assurdo.
Comunque bravissimo il piccolo Félix Bossuet; avrei voluto la splendita Belle più coinvolta; belli i paesaggi.
In questo film manca lo spettacolo naturalistico come poesia, manca l’emozione dei sentimenti che si appiattiscono a fronte delle azioni spettacolari. Sceneggiatura prevedibile.
Peccato, non mi ha coinvolto neanche un po, mi sono “accontentata”, già dall’inizio, per amore dei miei piccoli vicini.

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Anna – Niccolò Ammaniti

prossima-uscita-anna-di-niccolo-ammaniti-L-25CHta  Dopo la morte dei genitori, Anna, testarda, coraggiosa, adolescente, deve cimentarsi con tutte le sue forze, e con l’aiuto di suggerimenti scritti su un quaderno lasciatogli dalla mamma, nella lotta per la sopravvivenza sua e del fratello Astor, più piccolo di lei, in una Sicilia diventata un immenso cumolo di rovine: boschi misteriosi, natura arida, centri commerciali e città abbandonate. Una Sicilia dove percorreranno chilometri e chilometri e dove vivranno momenti di pericolo e paura, dove incontreranno strani personaggi. Un virus letale per gli adulti si propaga sulla Terra, lasciando in vita solo bambini e ragazzi che non superano i 13/14 anni.
Riuscirà a salvarsi? E per farlo sarà sufficiente uscire dall’isola dove ha  sempre vissuto?

 
Leggendo questo libro ti viene voglia di non diventare grande, i grandi muoiono.
Ma i giovani hanno speranza, ecco credo che la volontà che c’è nel libro di Ammaniti è dare la speranza, far credere nella speranza. Anche se la speranza passa per la crudezza di questo libro, per le immagini apocalittiche, anche un po’ macabre se vogliamo, per l’ansia che suscita. Anna è una figura forte, che dovrà lottare contro altri bambini, contro un cane, contro se stessa…Ci ho visto diverse metafore nel libro: crescere passando per momenti difficili, si diventa adulti inevitabilmente anche scontrandosi con le tragedie della vita; adulti che muoiono, forse quando non hanno più nessuno stimolo, hanno perso le speranze di ciò che desiderano e non possono avere, il tempo fugge; il mare, l’immensa distesa che da idea di libertà, che accoglie, come la madre quando ti porta in se; e questo progresso che innesca sempre nuove catastrofi….Forse il tema è sfruttato, ma visto con gli occhi dei bambini cambia di molto. Magari domandiamoci se ciò potesse accadere veramente cosa mai lasceremo alle future genererazioni? Solo la speranza, quella che molti di loro stanno già perdendo attualmente, perchè le “catrastofi” non sono solo quelle descritte nel romanzo, ce ne sono di quelle meno eclatanti, più silenti, ma insidiosissime, che possono distruggere davvero. E le regole (il quaderno) a volte bisogna cambiarle e adattarle al momento che si vive, un’altra verità.
Questo romanzo, anche inverosimile se vogliamo, mi è piaciuto, mi ha anche emozionato, è intenso, struggente.

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Storia di una ladra di libri

ladraFilm di Brian Percival.
In Germania, alla soglia della Seconda guerra mondiale, Liesel Meminger, ragazzina di 11 anni, vede morire suo fratello, viene allontanata dalla madre (costretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche), viene adottata da Rosa e Hans Hubermann, viene mandata a scuola dove si rivelerà incapace di leggere. Liesel conserva un libro, “rubato” al becchino che ha seppelito il fratellino, pur sapendo di non poterlo leggere. In breve tempo impara le prime nozioni del leggere e dello scrivere, riesce ad amare la sua nuova famiglia che deciderà di nascondere in casa Max Vandenburg, giovane ebreo, figlio di un amico di Hans, sfuggito ai rastrellamenti tedeschi. Il ragazzo aiuterà Liesel a esternare con le parole i suoi sentimenti. La ragazzina gioca innocente con i nuovi compagni, ma la voglia di leggere sarà tanto grande che “ruberà” dei libri in casa del sindaco  per leggerli a Max, gravemente malato, perchè capisce che sono l’unica via d’uscita ad un mondo di repressione; grazie a quelle letture maturerà e conoscerà alti aspetti della vita. La guerra sconvolgerà la giovane ragazza con la morte di molti che vivevano accanto a lei.

 
Tratto dal romanzo “La bambina che salvava i libri” (che non ho letto) di Markus Zusak è un film bellissimo, doloroso, che  mi ha emozionato. Come molti film che trattano di nazismo e potere viene evidenziata la non cultura dei regimi, la repressione di questa che, si sa, non può che generare parole che inducono la cosienza a mettersi in gioco, che parlano di vita, che sviluppano l’immaginazione.
Il film ci mette davanti a un fatto tipico dei periodi di guerra: giovanissimi forzati a crescere per difendersi e affrontare la crudeltà di chi in questa follia si sente onnipotente, dove le debolezze si trasformano in forza. Un film dove c’è spazio anche per la speranza: quella di aiutare chi è perseguitato, quella di distrarre chi si nasconde per il bombardamento, nel bisogno di condividere l’amore. Un film che cattura, anche senza effetti speciali, perchè il vero effetto è l’insegnamento che c’è dentro, che non dobbiamo mai dimenticare, tralasciando l’aspetto della libertà che è fondamentale e credo ovvio, parliamo della cultura: insegna, libera, fa varcare i confini…Dovremmo sempre ricordarlo, come dice nel film l’ebreo Max Vandenburg (interpretato da Ben Schnetzer), “Le parole sono vita”.
Ho trovato originale la “voce narrante” che altri non è che la Morte, che si concede uno stop per seguire la vita di Liesel, quella morte che non di impossesserà della piccola per moltissimi anni, ma gli toglierà altro.
L’interpretazioni degli attori mi è piaciuta molto: Sophie Nélisse (Liesel) è magistrale, il suo volto vale mille Oscar; Geoffrey Rush (Hans Hubermann), molto indovinato il suo modo di interpretare questo padre adottivo che ama e ha sentimenti di libertà; Emily Watson (Rosa Hubermann) a cui avrei dato l’Oscar comer migliore attrice non protagonista, e che dire del giovanissimo Nico Liersch (Rudy Steiner), amico e innamorato di Liesel, che si tinge di nero per assomigliare a Jesse Owens; ma tutto il cast è stato all’altezza dei personaggi assegnati.
Molti hanno criticato la sceneggiatura, giudicata prevedibile, sinceramente trovo che non avesse bisogno di grandi effetti, come la regia, la storia è di per se ben presentata, credo che lo scopo sia stato proprio questo: centrare la storia sulla trasformazione che le guerre portano nei giovani, non far mancare la cultura, i libri, che sono uno dei modi fondamentali per non far passare la follia di regime. Un film da vedere.

 

 

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Belle & Sebastien

Belle-e-Sebastien-locandina-210x300Figuriamoci se ci potevamo far mancare un film dove c’è un cane tra i protagonisti.
Così sfidando la pioggia torrenziale, ieri pomeriggio, siamo andate a vedere Belle & Sebastien, del regista Nicolas Vanier.
Sebastien è un bambino che vive in montagna con un uomo che gli fa da nonno e sua nipote. Nelle sue tante passeggiate in quota incontra quella che tutti definiscono la bestia perchè ritenuta colpevole di uccidere le pecore. La bestia altro non è che un cane che stringerà un forte legame con Sebastien, questi le darà come nome Belle. Il loro legame sarà tanto forte da affrontare e superare una prova difficilissima.

Il film è la versione cinematografica di una novella scritta da Cecile Aubry. Nelle altre nazioni in cui già è stato proiettato questo film ha sbancato i botteghini inaspettatamente.
La sala era completa ieri, e uscendo c’era una fila niente male. Abbiamo forse bisogno di vivere un pizzico di romanticismo, drammaticità e amore senza ricorrere a film troppo impegnati, da cassetta, con parolacce o melensi fino all’inverosimile?
Per qunto ci riguarda (io e Meli), dove c’è un cane si va e abbiamo fatto bene. Il film è una storia semplice,  la sua bellezza stà anche nel grande impatto visivo: luoghi supefacenti, riprese e colori incredibili; stà nell’amicizia del bambino, l’attore che lo impersona è bravissimo e con una delle facce più accattivanti che abbia mai visto negli ultimi anni, e un cane, fedele amico dell’uomo; e non dimenticando il periodo storico: l’occupazione tedesca della Francia durante la seconda guerra mondiale.
Un film dolcissimo, da vedere, per non dimenticare che l’amicizia esiste, per non dimenticare la natura, per non dimenticare la solidarietà.
La prima inquadratura mostra le cime altissime delle alpi e io ho sospirato, perchè per quanto mi stia adattando alla mia nuova vita sotto i duemila metri, il mio cuore è lassù, dove sento forte e potente la mano di Dio e la piccolezza dell’uomo, dove l’anima si può perdere in silenzi maestosi e aprirsi a profumi intensi; subito si vede un aquila sullo schermo e mia figlia mi ha detto “Forse in un’altra vita sei stata un’aquila, e allora ci credo che ami le vette.”
E lei alla fine del film mi ha detto “Anche io con Argo andrei in capo al mondo, loro ti capiscono anche senza le parole e non ti tradiscono mai.” Quanto è vero.

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