TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Una filastrocca…

…dice: “…la Befana vien di notte
                 con le scarpe tutte rotte
                 col cappello alla romana
                 viva viva la Befana…”

befana

Ora avrà le scarpe rotte, sto’ cappello alla romana, si dice che sia strana, ma qui un grande dono lo ha portato: Lorenzo! Davvero una notte magica.

lorenza-copia

 

 

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Bambini

Voglio i bambini al governo!

Sarebbero meno infantili di chi gioca a nacondere le cose e poi dire che non sapeva (di averle nascoste); se ne fregherebbero di essere famosi come chi crede di esserlo e invece è un burattino da due lire (a loro di famoso interessano solo i calciatori); sarebbero più liberi dai pregiudizi razziali, sociali, sessuali…(mica stanno a guardare se il compagno di banco è giallo, rosso, nero, povero, ricco, maschio, femmina…); sarebbero più simpatici, allegri, colorati (non come comici da strapazzo, che buttano il sasso e nascondono la mano…); non lascerebbero un compagno nel pericolo e in solitudine (come chi vuole far credre di essere pulito/a ma c’ha l’anima nera e corrotta più di un demone); non vorrebbero guadagnare  montagne di soldi  (facendo finta di aver “rinunciato”),  a loro basterebbe un soldo per comprare magari un buon gelato (fatto con alimenti naturali), un buon piatto di pasta (italiana magari), una bella bistecca (e si perchè oltre la moda vegana c’è chi continua a mangiare carne senza far demagogia), un trenino di legno (di quelli che solo gli artigiani italiani sanno creare), un pallone di cuoio (per correre su di un prato magari al centro di una città e non in un’accozzaglia di ferro)…. saprebbero guardare al mondo con l’innocenza che noi adulti continuiamo a volergli togliere.

E dopo l’ennesimo sogno ad occhi aperti (vorrei sapere stì giorni che bevo di stano…) vi saluto blogger.

Blount Cultural Park - Montgomery, Alabama

Blount Cultural Park – Montgomery, Alabama

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Che tristezza!

 L’età scende, i disturbi alimentari iniziano a manifestarsi già dai 6-7 ani, i disturbi infantili toccano tutte le nazioni, dall’Italia, agli Stati Uniti…in 10 anni sono aumentati del 72%.
Il motivo sembra essere la paura di essere “grassottelli”, ma anche cause culturali, familiari, traumi…
Gli adolescenti intorno ai 14 anni sono il 30%, di questi il 20% sono maschi, l’80% femmine.
Cosa comporta questo? Blocco della crescita e dello sviluppo ormonale.

“Il senso morale di una società
si misura su ciò che fa per i suoi bambini.”
Dietrich Bonhoeffer

 

Bambola e bambolo Marta Czok

Bambola e bambolo
Marta Czok

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Riparto…

…dall’11 settembre, ma non per parlare di attentati o dolore. Ma per dire ancora una volta che “…il posto che mi piace si chiama mondo…” perchè l’11 settembre può accadere che devi fare gli auguri ad una delle amiche più particolari e meravigliose che ho incontrato nella mia vita, che mentre esci da casa per festeggiare i tuoi 25 anni di matrimonio arriva la telefonata che per 15 anni non era mai arrivata “E’ nata Azzurra!!” e il cuore si allarga d’amore

aa

 

e arriva l’allegria per questo traguardo che non è niente male co e ridi con i tuoi con gli amici e ti emozioni se stringi chi hai battezzato quando era un cucciolo di 3 mesi e che poi ti fa da testimone alle nozze e ormai ti sovrasta in tutta la sua bellezza

 f e la tua amica pasticcera torna prima dalle ferie per farti un omaggio 25 e arriva un’altra bella notizia, e se poi a dartela sono i giovanissimi amatissimi nipoti del cuore “Zia, diventi prozia”  e scusate non ho retto ho fatti i salti di gioia, anche con i tacchi a spillo. Con mio marito ci siamo abbracciati e abbiamo detto che vale davvero la pena camminare ancora insime e speriamo a lungo, insieme alla nostra mervigliosa figlia perchè la vita è una girandola che fa scendere e salire ma che vale la pena attraversare.

2 E come dico sempre…sono malata di vita.

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Adulti/bambini

“In ognuno di noi è nascosto un bimbo che ha voglia di giocare”

(Friedrich Nietzsche)

VISITATORI A SORPRESA

Buona serata blogger!!!

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Anna – Niccolò Ammaniti

prossima-uscita-anna-di-niccolo-ammaniti-L-25CHta  Dopo la morte dei genitori, Anna, testarda, coraggiosa, adolescente, deve cimentarsi con tutte le sue forze, e con l’aiuto di suggerimenti scritti su un quaderno lasciatogli dalla mamma, nella lotta per la sopravvivenza sua e del fratello Astor, più piccolo di lei, in una Sicilia diventata un immenso cumolo di rovine: boschi misteriosi, natura arida, centri commerciali e città abbandonate. Una Sicilia dove percorreranno chilometri e chilometri e dove vivranno momenti di pericolo e paura, dove incontreranno strani personaggi. Un virus letale per gli adulti si propaga sulla Terra, lasciando in vita solo bambini e ragazzi che non superano i 13/14 anni.
Riuscirà a salvarsi? E per farlo sarà sufficiente uscire dall’isola dove ha  sempre vissuto?

 
Leggendo questo libro ti viene voglia di non diventare grande, i grandi muoiono.
Ma i giovani hanno speranza, ecco credo che la volontà che c’è nel libro di Ammaniti è dare la speranza, far credere nella speranza. Anche se la speranza passa per la crudezza di questo libro, per le immagini apocalittiche, anche un po’ macabre se vogliamo, per l’ansia che suscita. Anna è una figura forte, che dovrà lottare contro altri bambini, contro un cane, contro se stessa…Ci ho visto diverse metafore nel libro: crescere passando per momenti difficili, si diventa adulti inevitabilmente anche scontrandosi con le tragedie della vita; adulti che muoiono, forse quando non hanno più nessuno stimolo, hanno perso le speranze di ciò che desiderano e non possono avere, il tempo fugge; il mare, l’immensa distesa che da idea di libertà, che accoglie, come la madre quando ti porta in se; e questo progresso che innesca sempre nuove catastrofi….Forse il tema è sfruttato, ma visto con gli occhi dei bambini cambia di molto. Magari domandiamoci se ciò potesse accadere veramente cosa mai lasceremo alle future genererazioni? Solo la speranza, quella che molti di loro stanno già perdendo attualmente, perchè le “catrastofi” non sono solo quelle descritte nel romanzo, ce ne sono di quelle meno eclatanti, più silenti, ma insidiosissime, che possono distruggere davvero. E le regole (il quaderno) a volte bisogna cambiarle e adattarle al momento che si vive, un’altra verità.
Questo romanzo, anche inverosimile se vogliamo, mi è piaciuto, mi ha anche emozionato, è intenso, struggente.

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La fede di Myriam, bimba irachena in fuga dall’Isis

“Cosa senti nei confronti di quelli che ti hanno obbligata a lasciare le tua casa?”.
“Non voglio far loro niente, chiedo solo a Dio di perdonarli”.
“E anche tu puoi perdonarli?”. “Sì”.
“Ma è difficile perdonare chi ci ha fatto soffrire”. “Io non voglio ucciderli, perché dovrei? Certe volte piango perché abbiamo lasciato la nostra casa, ma non sono arrabbiata con Dio, lo ringrazio perché si occupa di noi”.
Myriam ha dieci anni quando dice queste cose a un giornalista dell’emittente cristiana di lingua araba SAT-7. Mesi prima aveva lasciato con la famiglia la sua città d’origine, Qaraqosh, in Iraq, per sfuggire ai miliziani dello Stato islamico. Adesso è a Erbil, nel Kurdistan iracheno, ospite assieme a migliaia di altre persone in un centro profughi dove la vita è difficile e spesso mancano acqua ed elettricità. Quell’intervista di Myriam ha cominciato a circolare su internet e questa piccola bambina irachena è presto diventata il simbolo di una fede che tanti in occidente sembrano avere smarrito.
“Dio si preoccupa per noi”, diceva Myriam al suo intervistatore, “perché non ha permesso che l’Isis ci uccidesse”. Myriam ha perso tutti gli amici – dispersi, forse uccisi – sa che per tanto tempo, forse per sempre, non potrà più tornare a giocare a casa sua, ma sorprende per il suo giudizio così adulto: “Certo che Dio ama anche quelli che ci hanno fatto del male – dice – però non ama Satana”. Myriam aveva un’amica prima di finire al centro profughi di Erbil, si chiama Sandra: “Ci volevamo bene, se una faceva un torto all’altra ci perdonavamo. Spero di rivederla. Spero di tornare a casa e che anche lei torni a casa, così potremo rivederci”. “Spero che tornerai in una casa più bella di quella che avevi prima”, le dice il giornalista. “Non quello che vogliamo noi, ma quello che vuole Dio”, risponde Myriam sorridendo, spiazzante. Lontana da casa, la famiglia di Myriam vive in un container nel centro commerciale Ainkawadi di Erbil: mamma, papà, lei e una sorella. “Siamo felici qui dove siamo perché ovunque andiamo Dio è con noi”, ha detto Myriam parlando a luglio di quest’anno via Skype a un gruppo di ragazzi siciliani grazie all’aiuto dei cooperanti di Avsi. Spera di diventare medico e andare in giro per il mondo ad aiutare gli altri, aggiungeva.
“Sandra, amica mia, non piangere!”, aveva detto sorridente qualche mese prima, invitata di nuovo dalla tv araba che l’aveva “scoperta”: in studio c’era la sua amica Sandra, che non vedeva da quasi un anno, in lacrime. Qual è la prima cosa che faresti, se tornassi a Qaraqosh?, le hanno chiesto ancora i ragazzi italiani a luglio: “Pregare. Perché quando siamo dovuti scappare Lui ci ha salvati, quindi la prima cosa che farei è ringraziare pregando”.
Myriam e la sua famiglia sono intervenuti con un video al Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini. Myriam ha raccontato così la sua giornata tipo: “Mi sveglio, mi preparo, e poi prego Gesù e Maria perché ci salvino e ci possano dare un giorno nuovo”.
Scacciati di casa dalla violenza jihadista, i genitori di Myriam sorridono: “Posso essere triste, ricco, povero, questo non cambierà mai la fede che ho in Dio”, diceva il papà della bambina irachena. Nel corso dell’ultimo anno, ha detto la madre, da quando cioè sono nel campo profughi, “tutte le difficoltà ci hanno avvicinato a Gesù, da lui traiamo la nostra forza. Gesù ci dà speranza, perché ci ha insegnato ad amare il prossimo, a dargli fiducia”. A chi si domanda se ci sarà un futuro per i cristiani in quelle zone bisognerebbe far sentire quello che dicono i genitori di Myriam: “Il futuro è nelle mani di Dio, non c’è uomo al mondo che possa deciderlo. Non è la mia volontà, ma la Sua. Dio non ci farà mai del male”. “Io ho fede e so che Lui ha un piano. Magari non per noi in particolare, ma per i cristiani in Iraq. Dio ci aiuterà, anche se adesso stiamo soffrendo. Siamo pazienti, siamo fiduciosi, il futuro sarà buono per noi”.

 

Myriam vive ora con la sua famiglia in un container a Erbil, nel Kurdistan iracheno

 

 

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Maschi/femmine

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Anni fa i maschi giocavano con i giochi da “maschi”, le femmine con i giochi da “femmine”.
Oggi per fortuna le cose sono cambiate, e sinceramente mi ha scosso vedere un padre che brutalmente, in un negozio di giocattoli, toglieva dalle mani del figlio una Barbie, apostrofandolo come “…ma che sei na femminuccia, se ti rivedo con la bambola ti pisto…” Il bambino lo ha guardato senza parlare, è andato nello scaffale dei trenini e ne ha preso uno. Ho pensato: “Ancora con questa storia!!”, e non cito il resto del mio pensiero…
Se anni fa si fosse pensato ad abolire i simboli sterotipati chissà quanti bambini avrebbero sviluppato una maggiorte fantasia, non sarebbe stata uccisa la creatività e la spontaneità che contraddistinguono le età minori; infatti, se si osservano da vicino, si vede che, ad esempio, le bambine fino ai tre anni di solito fanno giochi “da maschio”, poi arriva la mamma e le veste da femminucce che inevitabilmente è un abbigliamento “scomodo” per potersi muovere in totale libertà e allora meglio spingere un passeggino, cucinare, stirare, giocare con la casetta di Barbie…e sinceramente non sono proprio giochi che stimolano la creatività. A Meli non sono stati regalati se non dopo specifica sua richiesta, avvenuta intorno ai 6 anni.

gabbie586gabbie588gabbie589 (Meli dall’età di un anno ai 7/8 ha frequentato ambienti molto maschili, nello specifico autodromi e autofficine, ha giocato di preferenza fino a 6 anni con macchinine e garage, ma non mi sembra abbia avuto scompensi ne problemi di identità, anzi… )
Mi viene in mente Pippi Calzelunghe che era femmina ma vestiva poco femminile, era femmina ma si comportava come un maschiaccio….ma sempre femmina è rimasta.
Da un’indagine Istat si evince che oggi i maschi fino a 5 anni giocano, per il 76%, con automobili e trenini, dai 6 ai 10 anni è dominante il gioco del pallone.
Visto che il bimbo di cui ho parlato sopra avrà avuto più o meno 5 anni, vorrei rassicurare il padre, non si deve preoccupare, il figlio avrà letto l’indagine Istat ed è andato a colpo sicuro sul trenino…

“Nella nostra infanzia c’è sempre un momento in cui una porta si apre e lascia entrare l’avvenire.”
Graham Greene

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Infanzia

Quanto è bello osservare un bambino piccolo, c’è la vita dentro, la ricchezza della vita.
Quando guardo i loro occhi lucenti mi prendono il cuore e penso che hanno tutta una vita da vivere, che riempiranno le strade del mondo e per questo sono felice di essere qui e vederli crescere.
Che capolavoro sono i bambini! Inventano giochi, creano disegni fantasiosi e imparano ciò che vedono. I bambini sanno stupirsi, la loro meraviglia è contagiosa, vivono la bellezza del mondo.
Il sorriso schietto e incontaminato dei bambini sono il più bel frutto che possiamo raccogliere.
L’infanzia è un dono divino. Non rubiamogliela.

“Dove sono i bambini, c’è un’età dell’oro.”
Novalis.

GIOCHI DI ANGELI

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I miei auguri…

….ai piccoli di tutto il mondo.

cartolina9Tutti vanno alla capanna,
c’è un bambino che fa la nanna.
Oh! Se avessi un biscottino
a donare a quel bambino!
Biscottino non ce l’ho
tutto il cuor gli donerò

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