TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Stronger – Io sono più Forte

di David Gordon Green.

 

Jeff Bauman, ventisettenne cameriere in un fast-food, vuole riconquistare Erin, il loro è un amore del genere ti lascio e ti riprendo.
Erin decide di partecipare alla maratona di Boston del 2013, Jeff la vuole aspettare al traguardo.
La gara però viene interrrotta dall’esplosione di un bomba che ucciderà tante persone tra il pubblico e i partecipanti. Moltissimi i feriti, anche gravi, tra questi c’è Jeff, che subirà l’amputazione delle gambe. La sua vita non sarà più la stessa, sia per la menomazione, sia per tutte le persone che gli gireranno intorno: l’FBI per il riconoscimento degli attentatori, Jeff fu il primo a capire chi erano, di uno fornì un dettagliato identikit; la famiglia che naviga sulla popolarità che il ragazzo ottiene; la nazione tutta che lo vede come un eroe per la sua resistenza….L’unica che veramente sa e comprende il grande dolore morale e fisico che Jeff sta vivendo sarà Erin.

 

 

Film che consiglio vivamente di vedere, vera storia di Jeff Bauman.
Nel film c’è si la vita distrutta di questo ragazzo, ma c’è anche il suo percorso coraggioso di rinascita. E per questo verrà osannato come un eroe nazionale (vabbè, gli americani creano eroi ovunque). C’è tutto nel film (tratto da un libro che il vero Jeff ha scritto): la speranza, la rassegnazione, la paura, il riscatto…
Un film che mi ha emozionato perchè basato sul percorso emotivo e fisico del protagonista e non per il terribile attentato che non è stato il principale tema del film, ma la causa di tutto quello che è il vero obbiettivo: il vissuto intimo e fisico del ragazzo, la sua lotta, la sua forza, ma sono stati scandagliati anche i sentimenti combattuti di Erin, una brava Tatiana Maslany. Film con figure del genere mi emozionano anche perchè ci vedo anche un po di me, delle lotte e delle dure sfide che ho sostenuto per riappropriarmi di quella parte di me che la vita sembrava volermi portare via (e in parte c’è riuscita).
Pregevole, oserei definirla meravigliosa la recitazione di Jake Gyllenhaal.
Eccellente la regia, essenziale, senza retorica.

 

 

 

 

 

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La scelta di Barbara

 

 

 

 

 

 

di Christian Petzold

 

Germania dell’Est, Berlino, estate 1980.
Barbara, dottoressa pediatra, progetta, con l’aiuto del fidanzato Jörg che vive all’Ovest, la sua fuga. Intanto chiede un visto di uscita, tenuta sotto stretto controllo dalla Stasi, per punizione viene trasferita in uno sperduto ospedale di campagna dove incontra Andrè, il primario, che inizia a nutrire interesse per lei. Andrè è un chirurgo che ha commesso un grave errore professionale e per questo è stato mandato nell’ospedale dove incontra Barbara. Tra i pazienti della dottoressa c’è una giovanissima ragazza fuggita da un centro di rieducazione, la ragazza è in situazione tragica, ha tentato il suicidio, Barbara si affeziona a lei, tanto da creare la situazione per farla uscire dal paese.

Una storia drammatica e avvincente che mi ha riportato indietro nel tempo, nella Germania del Muro, un muro soffocante, coercitivo, dove la diffidenza e l’oppressione facevano da padrone.
Malgrado il tema forte che viene trattato, trovo sia un film delicato; mi piace la figura di questa donna apparentemente fragile nella sua elegante bellezza, ma molto coraggiosa e misteriosa; brava l’attrice Nina Hoss (la dottoressa), che ha saputo rappresentare con sguardi, gesti e poche parole la complessità caratteriale della protagonista.
Perfetta l’ambientazione: essenziale, inquietante. Bravo il regista nel ricreare l’atmosfera politica e far capire come un medico “vero” sceglie anche nel rispetto deontologico.
Per me un bellissimo film

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