TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Galatea

La mitologia greca narra che Galatea è una delle cinquanta ninfe chiamate Nereidi, figlie di Nereo e di Doride, che vivono in fondo all’oceano con il padre e che hanno il compito di assistere i marinai.
Galatea si innamora del giovane e bellissimo pastore Aci, figlio di Fauno, disdegando il ciclope Polifemo, a sua volta innamorato della ninfa che non riesce ad ammaliare neanche con il suono del suo flauto.
Quando Polifemo vede i due amanti al chiaro di luna in riva al mare, con rabbia, scaglia contro il giovane un grosso masso di lava uccidendolo.
Galatea si dipera e Zeus e gli altri dèi, avendo pietà per l’incessante pianto di Galatea, trasformano il sangue del pastore in un piccolo fiume, oggi chiamato Aci (Akis in greco), che nasce dall’Etna e sfocia in una piccola spiaggia vicino Capo Molini, luogo dove si incontravano i due amanti (qui si trova una piccola sorgiva, “u sangu di Jaci” in dialetto siciliano -il sangue di Aci- dal colore rossastro dovuto alla presenza di ossidi di ferro)
In onore di Aci nove paesi limitrofi al fiume portano il prefisso Aci (secondo la leggenda negli stessi luoghi dove Polifemo avrebbe buttato nove parti del corpo di Aci): Aci Castello, Aci Trezza, Acireale, Aci Sant’Antonio, Aci Catena, Aci San Filippo, Aci Santa Lucia, Aci Platani e Aci Bonaccorsi.

 

Dalla mitologia alla realtà…ci arriviamo con “Il Trionfo di Galatea”, meraviglioso affresco di Raffaello Sanzio, 1512 circa, conservato nella Villa Farnesina di Roma.

La bella Galatea, con i capelli al vento, si lascia trascinare da due delfini su una stupenda conchiglia, sembra voler sfuggire all’abbraccio possente di Polifemo, o dei tritoni, e sembra voler sfuggire agli amorini che mirano con le frecce al suo cuore ormai infranto…
(è dimostrato che il volto di Galatea è quello di Margherita Luti, amante e musa di Raffaello)

Se passate a Roma, non perdetevi la visita Villa Farnesina e i suoi capolavori, l’affresco è da ammirare assolutamente.

 

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Il primo Re

di Matteo Rovere

Romolo e Remo. La fondazione di Roma.
I due fratelli vengono catturati dalle genti di Alba e costretti a duellare tra di loro fino alla morte; Romolo decide di sfidare Remo; i due, con astuzia, e in accordo con altri prigionieri, riescono a scatenare una rivolta e fuggire portando con loro anche la vestale che custodisce il fuoco sacro. Romolo è ferito gravemente e quindi sarà Remo a guidare il gruppo.
La vestale gli prospetterà il suo destino, ma Remo decide di sfidare gli dei.

Film stupendo da vedere assolutamente se cercate qualcosa di diverso, una reinterpretazione dalla leggenda a cui siamo abituati per quel che riguarda la fondazione di Roma.
Un film forte visivamente, drammatico; c’è amore e conflitto, magia e violenza, dove le genti vivevano come i barbari (ed è assolutamente palusibile), tra pastorizia e agricoltura, in capanne di fango, dove la violenza era una lotta per la sopravvivenza.
Magistrale Alessandro Borghi (Remo), bravissimo Alessio Lapice (Romolo), che hanno dovuto anche interpretare e sostenere la recitazione di una lingua simil/latino inventata dal regista infatti il film è sottotitolato, i dialoghi sono comunque ridotti all’osso, questo mi è piaciuto perchè se trasporto il pensiero all’epoca del fatto credo che si agiva di più e si parlava di meno. Il film è incentrato sul conflitto/amore tra i fratelli (bellissima la scena dell’inondazione…non dico altro se magari qualcuno vorrà vederlo). Ci tengo a dire che il regista mette in evidenza l’amore viscerale tra i due fratelli e il conflitto spezzerà il legame dolorosamente consegnandoli alla leggenda.
Ottima regia, magnifica la fotografia, scenografia accurata, sceneggiatura a mio giudizio intelligente. Qualche effetto speciale ma ben inserito nel contesto.

Origini di Roma secondo la leggenda.
Dopo la distruzione di Troia Enea lascia la sua terra e dopo un lungo peregrinare approda sulle coste del Lazio, fondando la città di Lavini; il re degli Aborigeni, Latino, avrebbe stretto con Enea un’alleanza facendogli sposare la figlia Lavinia; questo scatenò l’ira di Turno, re dei Rutuli, promesso sposo di Lavinia, il quale mosse guerra a Latino e ad Enea. Lo scontro si concluse con la morte di Turno e di Latino. Enea assunse il comando dei popoli che da quel momento si sarebbero chiamati Latini. Alla morte di Enea il trono passaò al figlio Ascanio, che fondò la città di Alba Longa. In seguito il trono passò nelle mani di Numitore, ma il fratello minore di costui, Amulio, desideroso di impossessarsi del trono, ordì un complotto ai danni del re facendo uccidere il figlio e costringendo la figlia Rea Silvia a diventare una vergine vestale, impedendo così di dar vita a una successione legittima. Rea Silvia però rimase incinta per opera del dio Marte che di lei si era incapricciato, allora Amulio la fece rinchiudere; dopo aver partorito due gemelli, essendo considerata sacrilega, fu gettata nel fiume Aniene dallo zio Amulio, della sua sorte non si seppe più nulla (ma secondo alcune versioni della storia fu resuscitata dal fiume); i gemelli (che forse erano fratelli), Romolo e Remo, furono nascosti in una cesta dalle guardie e abbandonati sul fiume Tevere. I gemelli però sopravvisseri grazie all’intervento di una lupa* (più plausibilmente una prostituta), che, udendo i vagiti dei neonati, li avrebbe allattati. Romolo e Remo sarebbero poi stati accuditi da un pastore della zona, Faustolo, che li avrebbe cresciuti insieme alla moglie Acca Larentia. Romolo e Remo una volta raggiunta l’età adulta e scoperta la loro vera identità, avrebbero aiutato il nonno Numitore a ritornare sul trono uccidendo Amulio. I gemelli manifestarono al nonno il desidero di fondare una nuova città nei luoghi in cui avevano trascorso la loro infanzia. Per stabilire a chi sarebbe toccato il governo dela città i due si sarebbero affidati alla volontà divina, manifestata attraverso il volo degli uccelli. Piazzatosi sul colle Aventino, Remo avrebbe per primo avvistato sei avvoltoi, mentre Romolo, attestato sul Palatino, ne avrebbe scorti dodici. A questo punto sarebbe sorta una feroce contesa tra i due fratelli sulla corretta interpretazione da dare ai segni divini: secondo Remo a prevalere doveva essere il momento dell’avvistamento, secondo Romolo, invec, andava dato maggior valore al numero di uccelli riconosciuti. Alla fine la contesa sarebbe degenerata in uno scontro armato in cui Remo avrebbe trovato la morte per mano dello stesso Romolo. Accettato da tutti i presenti, Romolo sarebbe diventato re officiando i riti necessari per ufficializzare la fondazione della città tracciando con un aratro i suoi confini sacri, poi fortificati con l’elevazione di un muro difensivo e organizzando la comunità inizialmente di pastori. Dal sangue nacque Roma, il più grande impero della storia.

*sul colle del Palatino nel 2007 sarebbe stato ritrovato il lupercale: questo santuario, dove i Romani veneravano il Dio Luperco, è collegato al racconto dell’allattamento di Romolo e Remo da parte della leggendaria lupa.

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Airone e il delfino

Il poeta greco Arione vive a Corinto, presso il tiranno Periandro.
Arione partecipa ad una gara di poeti in Sicilia, vince e riceve molti doni che carica sulla nave che lo riporterà a Corinto.
I marinai decidono di appropriarsi dei tesori e progettano come sottrarli al poeta, ma Arione sogna Apollo (protettore dei poeti) che lo mette in guardia. Arione, dopo essersi svegliato, si accorge che il timoniere si avvicina con una spada, allora il poeta chiede di poter avere la cetra per suonare l’ultimo canto. Ottenuto il permesso inizia a suonare la cetra, ma improvvisamente si tuffa in mare; un delfino, attratto dalla musica, si avvicina alla nave, e salva Arione trasportandolo in Grecia sul dorso
Gli dei decidono di premiare il delfino per il suo generoso gesto e lo trasformano, assieme alla cetra di Arione, in una nuova costellazione.

 

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