TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Il fiore colorato (e io ne ho tanti)

Ho molti conoscenti, ma pochi amici (maschile/femminile).
Amiche, nel senso di femmine ancor di meno.
Ma quei pochi amano venire a casa mia, per un pranzo (dicono che cucino bene), per un caffè, per essere ascoltati, spesso mi dicono “…chi ti ascolta più, nenache in casa…”. Diciamo che sono una che sa relazionarsi, non con tutti eh! proprio no! Se non mi va a genio qualcuno lo dimostro palesemente, anche se rispetto sempre tutti. A volte casa mia diventa un crocevia…io divento un crocevia. Più di qualcuno mi dice che sicuramente sono così perchè ho avuto una vita da favola….Ora, lo dico senza modestia, come dico sempre me la sono e me la canto, ma io davvero sono amabile, non faccio alcuno sforzo per esserlo a tutti i costi, non mi interessa, io sono quella che sono. (punto), io lo dico sempre che sono stata fortunata: amata da piccola, professori eccellenti nel periodo scolastico, datori di lavoro con cui ancora sono in contatto perchè mi hanno insegnato molto, fortunata in amore…insomma sono fortunata, ma, ma…si domanderà qualcuno se dietro tutto questo non ci sia anche la mia fatica? Se solo sapessero quante volte mi sono messa in gioco, quante volte mi sono sfidata, ho sfidato, ho faticato, ho rischiato, quante volte sono caduta, mi sono fatta male, sono stata ferita…le esperienze amare mi hanno fatto crescere e migliorare. Qualcuno si chiede se la favola a volte non è stata dolorosa? La gente ti guarda e pensa che cammini a tre metri da terra perchè sei fortunata, ed è difficile far capire che proprio così non è, a volte ti senti dire “…che problemi hai tu?” Che espressione stupida! Se sapessero quanto a volte la sera sono sfinita, fisicamente e nell’anima. Ma poi? Non è che semplicemente si nasce così?
Qualcuno mi chiede se ho un segreto per essere sempre così disponibile, non essere mai arrabiata con la vita, per non essere mai acida (espressione che mi fa morir dal ridere), per vedere sempre un lato positivo.
Certo che ce l’ho un segreto, ora lo rivelo: ogni dolore e ogni gioia che ho provato hanno inciso nel mio cuore un fiore colorato che non posso far morire, lo annaffio tutti i giorni perchè possa continuare a creare profumo d’Amore.

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Il sogno nel cuore

Devo portare due sogni nel mio cuore, perchè devo continuare a dare alla mia vita sempre appigli a cui aggrapparmi per non scivolare… E’ sbagliato voler vivere sogni? Anche quelli che sembrano impossibile si avverino? Ho sempre creduto che sognare con intensità fa avverare ciò che desidero, a volte è accaduto, a volte no…ma ci voglio sempre credere. Sembra una voglia di onnipotenza quella di sognare che la realtà cambi, sembra che io voglia essere padrona della vita, pur sapendo di non esserlo…no, non è niente di questo. E’ voler portare ancora il sogno nella dura realtà della vita. E questa volta è dura davvero.

 

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Torno…

…con un grazie di cuore a tutti i blogger che hanno continuato a commentare sul mio blog malgrado la mia assenza, grazie a tutti coloro che mi hanno scritto in privato preoccupati per la mia assenza e a cui non ho potuto rispondere perchè non avevo lo spirito giusto. Mi scuso per questo.

Mi scuso se non riuscirò a leggere i vostri post, sono davvero tanti.

Riparto da qui, dopo aver chiuso tra due parentesi la mia vita davanti al dolore improvviso che mi ha offerto la Nera Signora portando con se mia suocera.

Notte blogger, e che sia serena…

 

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Passaporti

Sono arrabbiata, tanto.
Ma quante volte ancora non potrò sedere tranquilla a mangiare o bere con chi voglio senza pensare che la sera arriverà qualcuno a falciarmi o sgozzarmi in nome di cosa?
Sono arrabbiata, tanto.
C’è un posto sicuro dove posso andare?
Sono arrabbiata, tanto.
Perchè vedo un mondo che sta tornano indietro; perchè il progresso sta rallentando, e non parlo di quello materiale, ma morale e civile. Perchè la libertà per cui ho lavorato, lottato, assorbito me la vogliono togliere e io non ci sto. Perchè sono una che rispetta, che allunga la mano, o meglio lo faceva.
Vi hanno fatto entrare più di 25 anni fa e avete dovuto sudare per prendere passaporti e cittadinanza, oggi la cittadinanza non serve, si entra e basta, da una decina di anni il passaporto per farlo ve lo stanno offrendo su di un piatto d’oro.
E sono satura di sentire giornalisti, opinionisti, sociologi, filosofi, psicanalisti, politici, buonisti (soprattutto) blateare blateare senza che ci sia nei loro discorsi una valore che sia vero.
Vogliamo parlare della paura? Che tutti i chiacchieroni continuano a dire che c’è ma che viene vinta che poi la cittadinanza reagisce e già il giorno dopo torna alla quasi normalità…E quello che è successo ieri a Torino?
Oggi ho aperto il baule, ci ho infilato dentro il mio sogno più grande, quello per cui mi sono sempre battuta, la Pace (e non dovrei essere incazzata? scusate il francesismo). L’ho chiuso per preservarlo, non sporcarlo con tutto quello che provo, lo tirerò fuori quando vedrò la volontà degli uomini provare davvero a fare qualcosa. La mia tolleranza è terminata, e grazie a tutti quello che leggeranno questo post, che vorranno lasciare anche critice (inevitabili suppongo), ma resto su questo piano, non ci sono scuse, non ci sono ragioni storiche, non c’è niente che mi possa far cambiare idea. Mi serpeggiava dentro da un bel po’, anche da un “incidente” che mi è accaduto qualche giorno fa, che mi fa pensare che ho ragione (anche se tutte le ragioni qui non le scrivo, difficile).
Ah! nessuno mi dica per favore che sono la minoranza…le invasioni si preparano con il tempo, si studiano le strategie silenti, oggi è ancora più facile, non sono “la minoranza”, loro “sono” e tanti.
E mi viene in mente Oriana.

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Peccato…

…che in questo mondo che racchiude, anche sotto la pioggia , bellezze delicate che invitano alla vita ci debba essere tanta malvagità e bruttura, proprio dall’essere che più potrebbe godere di cotanta meraviglia.

 

 

La pace diventa sempre più un utopia…ma voglio ancora credere negli uomini di domani

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La mia anima mi salva

Si, la mia anima un po’ sognatrice, romantica, delicata (scusate se come al solito me la sono e me la canto), la mia anima che sa cercare il bello e mi fa alzare gli occhi sempre verso il cielo, mi salva dalle brutture di questa umanità sempre più persa nella maleducazione, ignoranza, prevaricatrice, approfittarice. non sto a spiegare chi mi ha dato una bella coltellata oggi, ma vi dico che mi ha lacerato una buona fetta di me. E allora Paola cerca e si rifugia e si allea con se stessa, si chiude nel suo rifugio e riparte, ferita ma riparte, e per farlo cerca nel fascino di storie antiche e nella Luna, il suo astro preferito che sempre si mostra meravigliosa ai suoi occhi.

 

UNA CANZONE MESOPOTAMICA
Gli studiosi dell’Università della California hanno ricreato la canzone più antica del mondo, composta 3400 anni fa, decifrando una serie di antichi testi cuneiformi.
Il gusto musicale dei popoli mesopotamici era anche un modo per avvicinarli ai loro antenati, la musica era considerata un’arte divina, il dio Enki/Ea, portatore della regalità, della magia, delle arti e dei mestieri, ne era il patrono. Tutto ciò che si sapeva della musica sumero-babilonese riguardava solo gli strumenti musicali illustrati nei bassorilievi e ritrovati nei siti archeologici.
Nei primi anni ’50 nell’antica città di Ugarit furono ritrovate quattro tavolette più una tavoletta che riporta la complessa notazione musicale di un inno sacro hurrita, il canto più antico mai scoperto; la tavoletta era incisa con le istruzioni per il cantante che doveva essere accompagnato da un sammum a nove corde, un tipo di arpa o di lira.
Il significato del testo non è del tutto chiaro a causa delle difficoltà interpretative del linguaggio hurrita.
Il brano è dedicato a Nikal, la dea hurrita dei frutteti.
Quello che riporto qui sotto è la traduzione italiana di una versione inglese semplificata del testo hurrita:

Verrò sotto il piede destro del trono divino,
e sarò purificato e cambierò.
Una volta che i peccati sono perdonati, non dovranno più essere modificati,
mi sento bene dopo aver compiuto il sacrificio.
Ho fatto amare la dea e lei mi ama nel suo cuore,
l’offerta che porto può coprire interamente il mio peccato,
con timore, ti porto olio di sesamo per mio conto.
La sterile può diventare fertile,
il grano può essere portato via,
lei, la moglie, si farà carico al padre (dei bambini).
Ella può dare figli a chi ancora non li ha avuti.

Mi piacerebbe ascoltare questo canto rimasto silente per secoli, mi intriga e affascina la suggestione di pensarlo tra atmosfere antiche tanto lontane da me.

 

(mi scuso per la pessima qualità dei scatti ma il mio celulare non è tra i migliori)

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Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

book1  Due ragazzi: Amir, afgano di etnia pashtun; Hassan, afgano di etnia hazara, bravissimo nel tiro con la fionda. Vivono a Kabul.
I due sono grandi amici anche se Hassan e Alì, suo padre, lavorano come domestici per Baba, padre di Amir.  Anche Baba è amico di Alì.
Hassan ha il labbro leporino è Baba si propone di pagargli l’intervento chirurgico anche se il costo è elevato, Baba ha un forte affetto per questo ragazzo e glielo dimostra spesso, mentre per il figlio Amir ha una certa freddezza, ritenendolo la causa della morte della moglie dopo il parto.
Amir si rifugia così nel conforto di Daniele Carusim, amico del padre, appassionato come lui di letteratura.
Amir ed Hassan crescendo decidono di partecipare a quello che è il gioco più importante della città: la caccia agli aquiloni, dove bisogna tagliare il filo dell’aquilone degli avversri e impossessarsene.
Amir riuscirà a vincere la competizione con l’aiuto di Hassan. Ma questa vittoria costerà cara ad entrambi, minerà la oro amicizia e il rapparto tra Baba e Alì.
Amir e suo padre scapperanno in America, dove il agazzo troverà l’amore e dove Baba morirà.
Ma il passato si riaffaccerà nella vita di Amir nelle vesti di Rahim; il passato porterà Amir di nuovo nel suo paese d’origine dove conoscerà una verità sconvolgente, dove si metterà a confronto con i demoni della sua adolescenza, dove cercherà di annodare i fili di un imprevisto destino tramite Sohrab. Suo nipote.

 
Lo so, un libro “datato”, ma io e Meli lo abbiamo riletto insieme, a lei era stato assegnato un compito proprio su questo romanzo.
Sinceramente rileggerlo è stato bello, mi sono rituffata in un mondo scomparso, ho riprovato emozione, dolore, rabbia.
Un libro dove si parla di amicizia, coraggio, paura, dolore, amore, guerra, destino.

Abbiamo deciso di rivedere anche il film.

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Non si dorme

E no, o almeno, si dorme poco, dallla notte del terremoto. Non perchè ci siano scosse, ne abbiamo avvertita una ieri mattina, leggera, una questa mattina presto, non si dorme perchè Jo continua ad ululare e abbaiare tutta la notte; gli altri sono silenziosi ma lui no, gira intorno alla casa e ulula, abbaia…Così per non disturbare mio marito nel suo sonno, che comunque deve andare a lavorare, esco e mi siedo sulla pnchina cercando di tenerlo vicino a me. Semir ieri era tranquillo, ma da questa mattina coda ancora dritta ed è nervoso…e io tremo, come quella terra che non vuole smettere di farlo, che continua a tirare giù case, a nascondere corpi e ricordi. Vorrei essere lì, come feci per il Friuli, per l’Irpinia, ma la mia salute prorio non lo consente e allora ci organizziamo da qui….ma niente può essere come prima. Arrotolata alla coperta, sulla panchina, per non sentire l’incessante abbaiare cerco di sviare con un pò di musica dalle cuffiette, ma esce distorta nelle orecchie e nell’anima. Quell’anima che viaggia sulle città fantasma, dentro il dolore, bagnata di lacrime.

 

 

 

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Captain America: Civil War

capitan di Anthony Russo e Joe Russo.

 

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Gli Avengers, che da sempre lottano per salvaguardare l’umanità, provocano un incidente internazionale in Nigeria che innesca l’ipotesi di creare politicamente un sistema di responsabilità che li dovrebbe sorvegliare e dirigere negli interventi. Gli Avengers si dividono in due gruppi: uno capeggiato da Capitan America che li vuole liberi da interferenze politiche, l’altro guidato da Iron Man che sostengono la viglianza del gruppo.
A me è piaciuto tantissimo questo film, anche se mi aspettavo un po’ più di drammaticità ed emozione; sicuramente non ci si annoia: scene spettacolari e combattimenti. Diciamo che avrei sfoltito le presenze dei super eroi…troppi tutti insieme e mi è rimasta un tantino di perplessità sulla Spider-Man-3-1200x632 figura di Spideman, un po troppo giovane…preferivo l’altra figura, anche se mi ha fatto tenerezza. A parte la spettacolarità, i supereroi dimostrano le loro debolezze, finalmente un tantino di ruggine tra di loro…nei gruppi a volte accade!!!
Certo mi sarebbe difficile parteggiare per uno o per l’altro, amo Capitan America, romantico negli ideali e dallo scudo indistruttibile e amo Iron Man per la sua sfrontatezza e le sue versatili “tute”.

 

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Devo ringraziare Meli e i suoi amici per il pomeriggio trascorso in loro compagnia. Sinceramente sarei rimasta a casa accoccolata sul divano, alle prese con una stanchezza mentale che mi trascino da due giorni, da quando la mia amica Romana se ne andata per sempre. Avevo promesso ai ragazzi (che sanno piacermi i supereroi Marvel) che li avrei accompagnati al cinema e mi avevano detto se era possibile restare con loro, figuriamoci, mi ha fatto un gran piacere; poi arriva la notizia che mi stanga l’anima, sapevo che prima o poi sarebbe arrivata…ma il momento è stato ed è duro. Ho “fluttuato” nella realtà perchè non posso fare altrimenti, la vita scorre, ma il cinema proprio no. Meli mi dice “Mamma, non ti preoccupare ci andremo poi al cinema, i miei amici hanno capito”. Ma cosa devono capire questi ragazzi, il mio dolore? Li amo per questo ma non va bene, so che il film verrà tolto tra qualche giorno e allora prendo coraggio e vado. Per ringraziuarmi avevano deciso di invitarmi in gelateria (me lo ha detto Meli) e pagarmi un “gelatone”, ma hanno anche pensato che non me la sarei sentita, mia figlia aveva avvisato del mio stato d’animo. Bhe, non ho rinunciato neanche a quello e ho fatto bene, questo pomeriggio con i loro sorrisi, il loro gelato, i loro baci sulla guancia mi ha risollevato, e so che Romana avrebbe apprezzato, indomita donna e meraviglioso medico che con il dolore si doveva confrontare tutti i giorni nel lavoro e poi nella sua troppo breve vita (mia stessa età), lei che ha lottato da sola per affrontare una gravidanza inaspettata (sua figlia ha l’età della mia), da sola l’ha cresciuta, da sola si è costruita tutta la vita, ed era sempre positiva. Niente in questa vita, anche se va via, diventa inutile, tutto ciò che si prende nell’attimo costruisce qualcosa di positivo. Anche una domenica di cinema, gelato, gioventù e lacrime nascoste.

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The Dressmaker – Il diavolo è tornato

ocandina- di Jocelyn Moorhouse

 

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Dungatar, paese arido e quasi disabitato dell’Australia, siamo nel 1951.
Tilly, affascinate stilista, torna a Dungatar dalla madre, dopo essere stata cacciata dal paese quando era bambina perchè accusata di essere la causa di un incidente che provocò la morte di un suo compagno.
The-Dressmaker_Sarah-Snook_Gertrude-Trudy-Pratt_1-2 Tilly inizia a cucire abiti su misura e personalizzati per le donne del luogo. Tilly scoprirà le manie nascoste di alcuni abitanti del paese, la loro falsità, il loro nascondere manie, ma riuscirà a scoprire se fu veramente lei a provocare l’incidente? E se così non fosse otterrà “vendetta”?

 

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Il film è tratto dal romanzo omonimo di Rosaline Ham. Io l’ho trovato stupendo, da vedere assolutamente per diversi motivi: la storia che è dramma, commedia e thriller allo stesso tempo; la messa in evidenza dell’ottusità mantale che secondo me ancora viaggia in diverse parti del nostro pianeta (Italia compresa); i desertici paesaggi australiani messi in evidenza dall’ottima fotografia; i meravigliosi costumi (avrei indossato tutti gli abiti);  i grotteschi e impropabili personaggi che accompagnano nel film la bravissima e talentuosa Kate Winslet che interpreta alla grande Tilly; la superba Judy Davis che intrepreta la strampalata madre Molly 824506-383486f4-5cf2-11e5-a52c-ee09a7006380  aggiungerei la figura di Hugo Weaving nella parte di un eccentrico, debole poliziotto…   C’è anche il bellone di turno Liam Hemsworth, nei panni di Teddy 3-TheDressmakerma in questo film sono le donne a fare da padrone.

 

 

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(un tuffo nel mio passato, la vecchia Singer a pedali con la quale ho imparato a cucire nell’atelier di mia madre dove creava abiti e abiti da sposa da sogno, e dove mi avvolgevo in meravigliosi tessuti…)

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