TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Peccato…

…che in questo mondo che racchiude, anche sotto la pioggia , bellezze delicate che invitano alla vita ci debba essere tanta malvagità e bruttura, proprio dall’essere che più potrebbe godere di cotanta meraviglia.

 

 

La pace diventa sempre più un utopia…ma voglio ancora credere negli uomini di domani

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La mia anima mi salva

Si, la mia anima un po’ sognatrice, romantica, delicata (scusate se come al solito me la sono e me la canto), la mia anima che sa cercare il bello e mi fa alzare gli occhi sempre verso il cielo, mi salva dalle brutture di questa umanità sempre più persa nella maleducazione, ignoranza, prevaricatrice, approfittarice. non sto a spiegare chi mi ha dato una bella coltellata oggi, ma vi dico che mi ha lacerato una buona fetta di me. E allora Paola cerca e si rifugia e si allea con se stessa, si chiude nel suo rifugio e riparte, ferita ma riparte, e per farlo cerca nel fascino di storie antiche e nella Luna, il suo astro preferito che sempre si mostra meravigliosa ai suoi occhi.

 

UNA CANZONE MESOPOTAMICA
Gli studiosi dell’Università della California hanno ricreato la canzone più antica del mondo, composta 3400 anni fa, decifrando una serie di antichi testi cuneiformi.
Il gusto musicale dei popoli mesopotamici era anche un modo per avvicinarli ai loro antenati, la musica era considerata un’arte divina, il dio Enki/Ea, portatore della regalità, della magia, delle arti e dei mestieri, ne era il patrono. Tutto ciò che si sapeva della musica sumero-babilonese riguardava solo gli strumenti musicali illustrati nei bassorilievi e ritrovati nei siti archeologici.
Nei primi anni ’50 nell’antica città di Ugarit furono ritrovate quattro tavolette più una tavoletta che riporta la complessa notazione musicale di un inno sacro hurrita, il canto più antico mai scoperto; la tavoletta era incisa con le istruzioni per il cantante che doveva essere accompagnato da un sammum a nove corde, un tipo di arpa o di lira.
Il significato del testo non è del tutto chiaro a causa delle difficoltà interpretative del linguaggio hurrita.
Il brano è dedicato a Nikal, la dea hurrita dei frutteti.
Quello che riporto qui sotto è la traduzione italiana di una versione inglese semplificata del testo hurrita:

Verrò sotto il piede destro del trono divino,
e sarò purificato e cambierò.
Una volta che i peccati sono perdonati, non dovranno più essere modificati,
mi sento bene dopo aver compiuto il sacrificio.
Ho fatto amare la dea e lei mi ama nel suo cuore,
l’offerta che porto può coprire interamente il mio peccato,
con timore, ti porto olio di sesamo per mio conto.
La sterile può diventare fertile,
il grano può essere portato via,
lei, la moglie, si farà carico al padre (dei bambini).
Ella può dare figli a chi ancora non li ha avuti.

Mi piacerebbe ascoltare questo canto rimasto silente per secoli, mi intriga e affascina la suggestione di pensarlo tra atmosfere antiche tanto lontane da me.

 

(mi scuso per la pessima qualità dei scatti ma il mio celulare non è tra i migliori)

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Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

book1  Due ragazzi: Amir, afgano di etnia pashtun; Hassan, afgano di etnia hazara, bravissimo nel tiro con la fionda. Vivono a Kabul.
I due sono grandi amici anche se Hassan e Alì, suo padre, lavorano come domestici per Baba, padre di Amir.  Anche Baba è amico di Alì.
Hassan ha il labbro leporino è Baba si propone di pagargli l’intervento chirurgico anche se il costo è elevato, Baba ha un forte affetto per questo ragazzo e glielo dimostra spesso, mentre per il figlio Amir ha una certa freddezza, ritenendolo la causa della morte della moglie dopo il parto.
Amir si rifugia così nel conforto di Daniele Carusim, amico del padre, appassionato come lui di letteratura.
Amir ed Hassan crescendo decidono di partecipare a quello che è il gioco più importante della città: la caccia agli aquiloni, dove bisogna tagliare il filo dell’aquilone degli avversri e impossessarsene.
Amir riuscirà a vincere la competizione con l’aiuto di Hassan. Ma questa vittoria costerà cara ad entrambi, minerà la oro amicizia e il rapparto tra Baba e Alì.
Amir e suo padre scapperanno in America, dove il agazzo troverà l’amore e dove Baba morirà.
Ma il passato si riaffaccerà nella vita di Amir nelle vesti di Rahim; il passato porterà Amir di nuovo nel suo paese d’origine dove conoscerà una verità sconvolgente, dove si metterà a confronto con i demoni della sua adolescenza, dove cercherà di annodare i fili di un imprevisto destino tramite Sohrab. Suo nipote.

 
Lo so, un libro “datato”, ma io e Meli lo abbiamo riletto insieme, a lei era stato assegnato un compito proprio su questo romanzo.
Sinceramente rileggerlo è stato bello, mi sono rituffata in un mondo scomparso, ho riprovato emozione, dolore, rabbia.
Un libro dove si parla di amicizia, coraggio, paura, dolore, amore, guerra, destino.

Abbiamo deciso di rivedere anche il film.

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Non si dorme

E no, o almeno, si dorme poco, dallla notte del terremoto. Non perchè ci siano scosse, ne abbiamo avvertita una ieri mattina, leggera, una questa mattina presto, non si dorme perchè Jo continua ad ululare e abbaiare tutta la notte; gli altri sono silenziosi ma lui no, gira intorno alla casa e ulula, abbaia…Così per non disturbare mio marito nel suo sonno, che comunque deve andare a lavorare, esco e mi siedo sulla pnchina cercando di tenerlo vicino a me. Semir ieri era tranquillo, ma da questa mattina coda ancora dritta ed è nervoso…e io tremo, come quella terra che non vuole smettere di farlo, che continua a tirare giù case, a nascondere corpi e ricordi. Vorrei essere lì, come feci per il Friuli, per l’Irpinia, ma la mia salute prorio non lo consente e allora ci organizziamo da qui….ma niente può essere come prima. Arrotolata alla coperta, sulla panchina, per non sentire l’incessante abbaiare cerco di sviare con un pò di musica dalle cuffiette, ma esce distorta nelle orecchie e nell’anima. Quell’anima che viaggia sulle città fantasma, dentro il dolore, bagnata di lacrime.

 

 

 

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

ladra 1939 – Germania.
Liesel Meminger durante la sepoltura del fratellino trova un piccolo libro, lo prende e lo custodisce segretamente. Non sa leggere ma apprenderà le parole grazie al padre adottivo, che gli impara anche ad amare la musica: “Mai dimenticarci la musica.” E’ il periodo nazista e i libri vengono bruciati, Liesel cerca di portarne via alcuni, li ruba anche a casa del sindaco, vuole salvarli e ha sete di sapere. Ama leggere, unica forza contro il momento difficle che vive l’umanità. Ha un alleato, Rudy, che condividerà con lei i furti di libri anche se preferirebbe rubare generi alimentari. Malgrado tutto Liesel è serena, ma tutto cambia quando in casa arriva un giovane ebreo che la famiglia nasconderà per diverso tempo: Papà disse: ” Com’era là fuori?”  Max sollevò il capo, con un’espressione stupita. “C’erano le stelle”, disse. “Mi hanno bruciato gli occhi.”

 

Ho riletto questo libro sotto la spinta di Melissa, che a sua volta voleva rileggerlo. Insieme a me. Voleva commentare la Morte, personaggio chiave di questo stupendo libro.
All’inizio si fatica un pò a leggerlo, ma poi ti avvince e vai di filato. Trama impostata in modo originale, a volte spiazza. Un romanzo che fa riflettere sulla vita, sulla morte, sul dolore, sulla paura, sulle inutili e devastanti guerre. E’ un libro di speranza perchè le parole, i libri, sono ciò che possono salvare la mente, il cuore, l’anima dalle brutture del mondo.
E la figura della Morte a noi è piaciuta, dice una grande verità, che forse ancora l’uomo non ha capito, o si rifiuta di accettare, preso com’è dalla sua onnipotenza.

 

La Morte:
***PICCOLO MA SIGNIFICATIVO COMMENTO***
Nel corso degli anni ho visto tanti giovani che credono
di correre gli uni contro gli altri.
Non è così.
E’ verso di me che corrono.

La Morte:
***UN ULTIMO FATTO***
La ladra di libri è morta ieri.

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Dolore e amarezza

Dolore per Silavana la giovane compagna del ragazzo che è morto con Endri, da due mesi vivevano insieme, era felice e ora è chiusa in un letto d’ospedale, sedata perchè questa morte non riescead accettarla…Lui era tutto per lei. Lei sola è arrivata qui, sola ha trovato lavoro e sola si è creata un giro di amici, me compresa, che allietava le sue giornate, brava a ricamare sui cappuccini opere d’arte…Lui era tutto per lei, erano insieme e ora lei è sola di nuovo e non ce l’ha fa a superare lo shock..non mangia, non beve da venerdì e l’hanno dovuta ricoverare, e dorme il sonno del dolore. E io provo amarezza per una felicità spezzata così tragicamente.

 

E provo dolore per tutte quelle primavere che stavano fiorendo nel giardino del mondo e che il vento gelido della Signora in nero ha gelato per sempre. Mi sento svuotata. Il mio cuore è davvero in lutto. Quante giovani vite in pochi mesi! Terrorismo, follia, guerra, incidenti…ma che succede in questo mondo che sembrava dover essere il nuovo Eden con tanta “civiltà”, “cultura”, “tecnologia”, “apertura”, “soldi”…

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Le affinità elettive – Goethe J. Wolfgang

Goethe-Le-affinità-elettive-Garzanti-PP.281-€7.50 Edoardo e Carlotta sono marito e moglie, vivono una vita abbastanza tranquilla dopo essere stati allontanati uno dall’altro dalle rispettive famiglie nell’età più giovanile.
Edoardo invita un suo amico, il Capitano, a passare un periodo nella loro tenuta; Carlotta non è d’accordo, l’intrusione di un estraneo nella loro ormai quieta vita potrebbe creare uno squilibrio, ma Edoardo insiste. Nel frattempo arriva anche Ottilia, nipote di Carlotta, una ragazza introversa e apparentemente senza interessi culturali.
Edoardo e il Capitano si dedicano alla ristrutturazione del parco del castello, supportati da Carlotta e in seguito anche da Ottilia.
Questa crescente unione creerà delle “affinità elettive” che determineranno l’avvicinamento di Edoardo alla ragazza e del Capitano a Carlotta.
Mentre Carlotta riesce a contenere la sua passione, Edoardo viene completamente coinvolto dall’amore per Ottilia. Questa situazione porterà a conseguenze drammatiche e dolorose.

 

Non sono mai riuscita a leggere questo romanzo, non so neanche io perchè, forse la storia non mi convinceva, sono dovuta arrivare a questa età e a “scontrarmi” (nel vero e proprio senso della parola visto che in biblioteca l’ho urtato e mi è caduto ai piedi) con questo libro.
Decido di provare a leggerlo e il risultato è che ne sono rimasta praticamente affascinata, un vero capolavoro della narrativa ma soprattutto dello studio introspettivo delle menti, dei sentimenti, dell’animo, dei personaggi. Non è facile riassumerne la trama, romanzo intenso e corposo.
L’alchimia che si crea tra le coppie non è poi così fuori dal mondo, anzi attuale in tutte le epoche; la sintonia che si può creare inaspettatamente tra le persone, che si amino o no, è un incontro che puo cambiare per sempre la vita. A voi è mai accaduto? A me si.
I pensieri, i gesti, i gusti…alchimie incomprensibili apparentemente si legano a volte indissolubilmente.
Un romanzo che racconta, almeno nelle mie impressioni, di come sia difficile rinunciare alla passione travolgente, anche irrazionale se vogliamo, a volte dimenticando quanto male ne può scaturire; ma si puo avere la forza di rinunciare quando il cuore è tanto coinvolto?
Certamente tutto è amplificato e drammatizzato nel romanzo se riportiamo la storia al periodo di ambientazione, ma oggi non ci sono passioni così forti da crerare a volte situazioni anche tragiche?
Se dovessi giudicare il romanzo direi che è coinvolgente, ben scritto anche se articolato, ben delineati i personaggi, belle le descrizioni dei paesaggi, del parco, i dialoghi.
Il personaggio che più mi ha stupito è stata Carlotta, la sua “pacatezza” nella tragedia, la sua comprensione per il marito mi ha sconcertato, donna di passioni tenui o donna dalla grande intelligenza e anima?
La scienza incontra la poesia, l’amore sfugge al tradimento, il cuore diventa l’ampolla dove si crea l’alchimia.

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Io sono

je suis

PARIGI

Questo blog tacerà per due giorni in segno di rispetto per le vittime e per dare modo alla sua tenutaria di smaltire grande dolore e immensa rabbia.

ANGELI CON VIOLINO

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Teresa – Claudio Fava

teresa Teresa, giovane donna siciliana, vive e lavora a Roma.
Suo padre è stato ucciso dalla mafia a cui aveva osato ribellarsi per non pagare il pizzo.
Il suo lavoro consiste nel tenere compagnia ai malati terminali. Tra quelli assegnatigli c’è Libero Ferrari, ex brigatista condannato all’ergastolo per omicidio.
L’uomo gli parla del suo passato, della sua vita, della sua rabbia…questo rispolvera la sua rabbia, quella che  Teresa ha per la morte del padre, un tarlo soffocato ma mai sopito che riprende vita: vendicarsi del padre. E decide di farlo con la pistola di Libero Ferrari.

Un libro dove prevale la voglia di ritrovare se stessi dopo essersi persi in un dramma tanto forte da sconvolgere vita e sentimenti.
C’è l’odio, c’è la fatica del vivere, c’è la rabbia. C’è il buio dell’anima che smarrita cerca uno sprazzo di sole nell’amore e nel lavoro.
E c’è la morte, quella violenta, inaccettabile, che si vuole far sparire. Ma come? A che prezzo?
Il personaggio femminile di Teresa è forte e debole allo stesso tempo, ispira tenerezza e potenza, vede con occhi spietati la terra siciliana dove il marcio ristagna e prolifera da sempre, vuole un riscatto non solo per lei, ma anche per la bella Sicilia  martoriata, dove il compromesso è duro a morire.
Queasta figura femmenile è il riflesso, a mio parere, di ciò che ha vissuto l’autore, è ciò con cui l’autore ha dovuto confrontarsi, è un gesto d’amore che vuole essere un riscatto sul dolore che gli è stato inflitto.
La storia è bella, la scitttura scarna, descrittiva e scorrevole, ma non sono riuscita a farmi affascinare da questo libro come credevo. Mi è rimasta un’amarezza su un finale che a mio giudizio è svanito nell’aria come il rumore di un colpo di pistola esploso, che arriva a segno, ma riecheggia sapendo che in quell’aria si perderà. O forse non ho capito.

Qualcuno di voi l’ha letto? Se si, datemi un commento. Grazie.

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The Help – Kathryn Stockett

the help 

Aibileen Clark è una una domestica afro-americana.
Minny Jackson è una domestica afro-americana.
Eugenia (Skeeter) Phelanè una ragazza bianca.
Cosa lega tre persone che vivono in Mississippi, a Jackson, nel 1962, quando ancora il colore della pelle era un ostacolo?
Le loro vite si intrecceranno fino a realizzare un libro che porterà scompiglio nella ricca, quieta, falsa vita della società in cui vivono.
La storia è drammatica, ma mantiene un certo humor che da pepe al romanzo. Una storia di coraggio.

The Help3

Sentimenti, amiciza, forza, delusione, paura, coraggio, riscatto, sostegno è un mix che fa di questo libro un romanzo bellissimo che si legge con commozione, rabbia, amarezza, dolcezza. Un romanzo che arriva dritto al cuore e alla coscienza.
Scritto benssimo, scorre velocemente anche nelle descrizioni più dettagliate.
Una verità cher sappiamo, sicuramente, ma bella l’idea di vederla dalla parte di chi ha (ancora, almeno in alcune zone) subito negli anni ’60 razzismo e discriminazioni che escludevano totalmente uomini e donne di colore dalla vita di tutti i giorni, se non per sfruttarli.
Un libro da leggere assolutamente. E dopo che lo avrete letto (non ve ne pentirete), si può guardare il film.

 

the elp film  regia di Tate Taylor.
Non ripeto la trama perchè il film ricalca perfettamente quella del libro.
Inizio con il dire che il libro supera il film, perchè, come spesso accade nei film, è difficile e riduttivo cogliere tutto ciò che è nel romanzo.
Ma questo film è un capolavoro.
Recitato alla grande, tutto il cast veramente all’altezza, attrici di colore e bianche insieme, uno spettacolo! Un film corale. Un film fatto da un gruppo di donne memorabili.
th viol  Sono rimasta affascinata dalla bravura di Viola Davis (Aibileen), donna bellissima che nel film appare sciupata e stanca ma che riesce a dare al personaggio bellezza, espressione, umanità, luminosità, emozione viola
E’ un film che fa meditare,. Da guardare anche per il lato frivolo, la moda anni ’60, che io trovo deliziosa e femminile.

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