TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Cambiare l’acqua ai fiori – Valérie Perrin


Violette Toussaint è una giovane donna, solare e gentile.
Violette è stata una bambina abbandonata perchè nessuno l’ha mai adottata, è stata sola fino a quando non ha conosciuto Philippe, che sposerà e con il quale avrà un rapporto complesso.
Ora è la “guardiana” di un cimitero della Borgogna..
Violette si occupa di cambiare l’acqua ai fiori, parla con i morti, con i suoi colleghi, con gli animali, con i fiori, con Dio. E con se stessa.
Tra le tante persone che arrivano da lei, si presenta un poliziotto che arriva da Marsiglia, ha una strana richiesta da fare: eseguire il desiderio della madre, quello di essere sepolta nella stessa tomba di uno sconosciuto che riposa in quel cimitero.
Violette dovrà allora fare i conti con il suo passato e i drammi vissuti.
Quale sarà il mistero della richiesta? E qual è il filo che lega la protagonista ad altre storie?

 

Il libro me lo ha prestato un’amica, ci teneva che lo leggessi. E non mi sono pentita.
Non è un capolavoro, è un racconto delicato, semplice che in me ha suscitato commozione, emozione e ricordi*.
Si legge velocemente, la narrazione è ben scritta.
C’è l’ascolto, Violette lo fa con chi entra nella sua casa, c’è sentimento, emozione, ci sono personaggi ben descritti, c’è il passato che si intreccia con il presente e che darà modo di scoprire le situazioni che legano i personaggi e la protagonista, c’è l’ironia.
C’è la morte, ma anche tanta vita.
E tanto colore.

 

*Ho vissuto per qualche anno in un paese di 2000 anime sempre nella zona della Ciociaria.
Quando mi recavo al cimitero, e ci passeggiavo dentro perché è piccolo e delizioso, mi incontravo con il custode, Franco. Un uomo sulla sessantina dagli occhi straordinari e dalla dolcezza infinita. Avevamo preso l’abitudine di passeggiare insieme mentre lui esplicava le sue mansioni: togliere i fiori secchi, sistemare le piante, pulire i vialetti, svuotare i cassonetti…ci siamo fatti compagnia e di tanto in tanto quando scendeva (visto che il cimitero è situato in una parte alta fuori paese) per tornare a casa passava da me per un caffè.
E’ stata una conoscenza piacevole, purtroppo se ne è andato troppo presto, per una puntura di una zecca a cui inizialmente nessuno aveva fatto caso.
Ora il cimitero è controllato da una cooperativa del paese, ci vado spesso, ma non parlo più con nessuno, solo con i morti, perchè li c’è una grande fetta della mia vita.

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Sicilian Ghost Story

di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Sicilia. Un piccolo paese dove tutti si conoscono e i legami familiari sono claustrofobici. Luna e Giuseppe (figlio di un boss della mafia), tredicenni, si innamorano.
I genitori di lei sono contrari, vista la famiglia del ragazzo.
Un pomeriggio Giuseppe, dopo aver trascorso del tempo con Luna, scompare, viene rapito da chi vuole far tacere il padre, che sta collaborando con la giustizia.
Luna, che ha una spiccata sensibilità e ama il disegno, non si arrende alla sparizione del ragazzo, all’omertà e alla complicità che la circonda, non si da pace ed entra in conflitto con la famiglia, i compagni di classe a e la sua migliore amica.
Luna per non cedere al dolore inizia a disegnare sui muri della sua camera, fa sogni strani, si rifugia nell’immaginazione, ma tutto ciò non mettee a tacere la sua inquietudine e lucida cognizione dell’accaduto.
E il bosco diventa protagonista…
Riuscirà Luna a riportare Giuseppe a casa?

Basato sulla storia vera e atroce di Giuseppe Di Matteo (figlio di un boss della mafia e poi collaboratore di giustizia), il bambino fu rapito e tenuto segregato per due anni per poi essere strangolato e sciolto nell’acido da Brusca (attuale pentito di mafia); il film è tratto dal racconto Un cavaliere bianco scritto da Marco Mancasso.
Il protagonista del film porta lo stesso nome di Giuseppe Di Matteo.
Il film è emotivamente forte, non è di fantasia ma crudemente reale, anche nel descrivere i drammi interiori che vivono i giovani protagonisti, il dolore di entrambi è messo in risalto, ma anche la poesia che vivono con il loro amore ancora innocente, adolescenziale.
Malgrado il tema trattato ho trovato questo film delicato, affascinante nelle visioni della ragazza, misterioso nelle suggestive immagini del bosco, dell’acqua, del nero degli abiti delle donne, nei silenzi…tutte visioni che diventano simbolicamente emozioni e sentimenti; realtà e fantasia si fondono meravigliosamente.
Notevole la regia, bravi gli attori, soprattutto Julia Jedlikowska (Luna), accattivante la fotografia.
Un film coraggioso che non lascia indifferenti, che richiama alla voglia dei giovani di non arrendersi e lottare disperatamente contro un sistema omertoso, orrido e ancora tristemente convenzionale.

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Tonya

di Craig Gillespie

 

Portland, Oregon: Tonya Harding cresce con la madre LaVona, i genitori sono separati; una madre severa, anaffettiva, anche sadica se vogliamo, di mestiere fa la cameriera e ha il vizio del bere, ma che cucirà personalmente e a mano i costumi che la figlia avrebbe indossato durante le competizioni.
L’infanzia di Tonya non è facile, pur soffrendo d’asma la madre spinge la figlia ad intraprendere la carriera di pattinatrice, all’età di quattro anni Tonya sa già pattinare, ma non ha mai ricevuto un gesto d’affetto, eppure è allegra, spiritosa…
Crescendo Tonya acquisisce un atteggiamento mascolino, è un’accanita fumatrice, non possiede la grazia che di solito hanno le pattinatrici (anche dovuto al fatto di avere un fisico imponente) ma è incredibilmente talentuosa tanto da essere in grado di eseguire un triplo axel.
I giudici di gara non la amano molto per il suo atteggiamento e comportamento, ma lei ci mette tutta la sua energia per vincere e riesce nell’obiettivo.


All’età di quindici anni, Tonya incontra Jeff Gillooly, di cui si innamora e lo sposa. Il matrimonio sarà un fallimento: violenze e abusi sono all’ordine del giorno, violenze a cui la ragazza fa fatica a sottrarsi.
Nel 1994, alla vigilia dei campionati nazionali Usa, la pattinatrice Nancy Kerrigan, rivale acerrima di Tonya, viene colpita alle gambe da un uomo, questi, dopo essere stato identificato, dichiarerà di aver agito su richiesta del marito della Harding.

E’ doverosa una premessa, ovviamente che sia lei l’autrice del misfatto o no (ancora tutto è poco chiaro), non giustifico un atto tanto odioso e assurdo, ma non riesco a non provare una “tenerezza” per questa atleta, ma soprattutto per quella bambina, dalla vita tanto atroce, questa mia “simpatia” dichiarata per lei mi è costata molte critiche. Ma tengo il punto. Ho precisato perchè a qualcuno la recensione può sembrare “di parte”.

 

 

Il film è tratto da una storia vera che ricordo perfettamente e che mi lasciò frastornata e delusa da quell’America “perfetta” che sempre sembra essere. Racconta una parte di vita di Tonya Harding talentuosa pattinatrice statunitense, siamo negli anni ’90.


Il film è bello, tanto. Un film doloroso e colmo di disperazione, disincantato. Film da vedere assolutamente. E’ stato pluricandidato e pluripremiato.
Eccellente l’interpretazione della bravissima Margot Robbi (Tonya), assolutamente strepitosa Allison Janney (LaVona Golden).
Come accadde all’epoca, anche nel film non è ben chiaro cosa sia veramente accaduto tra i protagonisti della terribile storia*, ma sicuramente mette in evidenza il retroscena della vita faticosa vissuta da Tonya Harding.
Una madre ingombrante, una bambina che cresce senza affetto, nella violenza che si porterà dietro come stile di vita, quasi fosse la normalità. Una protagonista vittima di un’infanzia difficile, di un matrimonio violento, una ragazza che cercava di emergere, voleva un riscatto: gli allenamenti duri, cercare di raffinarsi, curarsi…uscire dal misero proletariato in cui era vissuta e ancora viveva.
Per me, una bambina e poi donna fragile, umiliata, che voleva solo essere amata, che voleva un riscatto socio/economico in un America opulenta e ingannatrice.
Forse voleva solo essere amata da una madre/padrona che alla fine l’ha in qualche modo distrutta (la Harding ha dichiarato di essere stata picchiata e umiliata dalla madre già da quando aveva sette anni).
Anche se riconosco che siamo sempre liberi di scegliere che strada prendere, a volte non è facile capire qual’è quella giusta.

(potete vedere il triplo axel di Tonya su youtube)

 

*Mentre si prepara ai campionati del 1994, Tonya riceve una lettera minatoria, Jeff (marito) ipotizza che Nancy (pattinatrice rivale) stia cercando di spaventarla, l’uomo convince sua moglie a vendicarsi.
Il 6 gennaio del 1994, a Detroit, Shane Stant, assoldato da Jeff Gillooly e dalla guardia del corpo di Tonya, tenta di rompere con una sbarra di ferro il ginocchio destro di Nancy Kerriga, per fortuna gli procurerà solo un infortunio transitorio.
Alle Olimpiadi invernali di Lillehammer in Norvegia la Kerrigan riuscì ad arrivare seconda, mentre la Harding al quarto posto.
Dopo svariate investigazioni e accuse incrociate, si decise che Tonya, pur non essendo la mandante dell’attacco, ne era però al corrente non impedendo che avvenisse, le indagini misero fine alla sua carriera di pattinatrice. Non si è mai saputo con certezza se sia stata lei la mandante, forse fu per evitare il carcere che dichiarò di essere a conoscenza del piano e venne condannata a 500 ore di servizio in comunità e 100.000 dollari di multa.
Anni dopo Tonya si diede alla boxe come peso leggero (dal 2002 al 2004). Nel 2010, mentre era incinta, riuscì a stabilire un record di velocità alla guida di un’antica Ford Model partecipando anche a varie gare di macchine vintage, mette su una band, compare in tv e in qualche film, si sposa altre due volte, lavora come saldatrice, verniciatrice in una fabbrica di metalli, scrive la sua autobiografia The Tonya tapes.

 

 “A un certo punto della mia vita sono stata la migliore pattinatrice del mondo.”

«Volevo essere l’eroina di una fantasia disneyana sul ghiaccio. Inseguivo il sogno americano del riscatto… quello del film Rocky.”

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Torneranno i prati

di Ermanno Olmi

Altopiano di Asiago, 1917, trincea italiana.
Si combatte a prima guerra mondiale, la disfatta di Caporetto è alle porte, la neve rende tutto spettrale, gelido. Una trincea a pochi metri da quella austriaca.
Soldati semplici che hanno capito di dover morire invano e un capitano, che riceve dal maggiore un ordine assurdo: occupare un dosso vicino, si rifiuta, perchè sa che sarà un suicidio di massa; viene arrestato. Il maggiore lascia il comando a un giovane tenente che da ordine di attaccare, la strage è compita…allora dà l’ordine di ritirarsi, alcuni superstiti si mettono in marcia, il tenente e altri soldati restano per seppellire i morti. Nella neve.

                       

Film pluri candidato, ma che è passato non dico inosservato, ma che non ha avuto la visibilità che credevo.
Un film di guerra…anzi no, sulla guerra. Un film che parla della paura, dello scoraggiamento, della tristezza, della solitudine, del silenzio che hanno vissuto gli uomini al fronte. Racconta di come gli uomini siano stati considerati numeri e non persone
Le inquadrature degli occhi, le inquadrature dei paesaggi, delle figure imbacuccate, le lise coperte, sono le emozioni, è una vera trasposizione, dal fisico all’emotivo.
La scenografia è scarna ma potente, non ci sono guerriglie ne combattimenti, ne effetti speciali, c’è il dolore che si porta dietro una guerra; tutte le guerre sono assurde, ma io la Prima Guerra Mondiale la vivo sempre come una devastazione personale, tutti quei giovanissimi (e non solo) mandati a morire, al macello per niente (in Italia una intera generazione è stata decimata in modo pesante).
Forse parlo così perchè immagino mio nonno, che all’ora aveva 17 anni, e che per fortuna tornò, sperduto e atterrito, lui non voleva mai parlare di questa guerra, a differenza della Seconda di cui ci ha raccontato molto, non abbiamo mai insistito perchè come qualcosa gliela ricordava piangeva e se ne andava se c’era qualcuno. Immagino allora quanto lacerante sia stata…E mi lacera perchè quando si ricorda la seconda ci sono tante manifestazioni nazionali, per la prima meno; quando sono andata nei luoghi dove si è combattuto o dove riposano tanti militari sono tornata ancora più devastata. Ora sto scrivendo e le lacrime scendono lente ma continue, non lo so, non posso fermarle, ogni volta è così.
Questo film l’ho voluto rivedere, anche se mi costa molto, non ci si deve aspettare chissà quale grande storia, quali immagini a cui di solito siamo abituati nelle regie di oggi.
Ma quel silenzio, quei volti, quella neve dice più di mille immagini.
Sicuramente sono di parte, amo smoderatamente Olmi, ma ottima la regia, bellissima la fotografia che in parte è stata rielaborata con una tecnica nuova, bravi e intensi gli attori.
Se volete vedere la guerra, guardatelo.
Il titolo lascia spazio a più interpretazioni, io dico che quei prati sono la rinascita della vita e i semi sono stati concimati dal sangue di tutti i militari che sono seppelliti in tutte le parti del mondo.
E ancora siamo come prima…guerre e ancora guerre…

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Il Tormento e l’Estasi – Irving Stone

Michelangelo Buonarroti: genio della Firenze del ‘400.
Ostinato, idealista, tormentato….Visse amori e intrighi; scolpì, dipinse, costruì.

 

travertino romano  marmo bianco di Carrara serpentina verde marmo giallo

 

Tempo fa, come avevo scritto in un post, ho riordianto il baule di mio nonno, che finalmente è arrivato a me. Mio nonno aveva frequntato la scuola fino alla quinta elementare, poi una volta a Roma, dopo la seconda guerra mondiale, aveva frequentato dei corsi di lavoro e migliorato la sua cultura. Ma fin da ragazzo amava leggere, quando trovò un lavoro fisso, e devo dire ben retribuito, grazie anche ai corsi frequentati si era specializzato, quando mia nonna gli diceva che erano avanzati un po di lire dalle spese familiari  comprava libri e leggeva. Molti sono andati persi (vedi: come strozzare i parenti stolti – autrice: io se potessi) ma nel baule erano rimasti i Selezione, libretti che si usavano per leggere estratti di libri. Quando avevo intorno ai dieci anni ho iniziato a leggerli.
Mettendo ordine ho ritrovato il libro di cui voglio parlare.
Mi è venuta voglia di leggerlo per intero, preso alla Biblioteca comunale. C’ho messo una vita, è lunghissimo (anche perchè mi soffermavo a far ricercehe su quello che ignoravo completamente), ma devo dire che l’ho amato, come mi piacque la prima volta.
All’epoca rimasi affascinata ancor di più da Michelangelo, che già conoscevo, mio padre è stata un’altra buona scuola per me.

 

Si si pensa possa essere una romantica leggenda (non essendoci una fonte sicura) l’infatuazione di Michelangelo per Contessina de’ Bardi, moglie di Cosimo de’ Medici,

 

Biografia romanzata oviamente, abbastanza ricca di dettagli, ma si legge bene, affascina il viaggio michelangiolesco tra le sue opere e le città italiane.
Mi sono emozionata leggendo la nascita di alcune sue opere, mi ha affascinato anche la vita di questo uomo testardo, scontroso, solitario, un artista che amo in modo viscerale; che ha incontrato figure importanti: papi, i Medici, pittori, scultori, che hanno fatto un’epoca della nostra storia. E amori, che lo fanno apparire fragile e umano come non sembrava.
Un uomo con una famiglia difficile, una vita difficile, ma un’arte tanto immensa da arrivare inalterarata e potente fino ai nostri giorni.
Devo ringraziare Irving per questa opera stupenda (grande ricerca certosina), mi sono fatta cullare dalle sue parole, dalle sue descrizioni; devo ringraziare mio nonno e mio padre che hanno, fin dalla più tenera età, instillato nel mio cuore e nella mente la voglia di leggere e capire, di curiosare; devo ringraziare Michelangelo per avermi dato la possibilità di guardare l’Estasi e il Tormento di non poter accarezzare quel marmo che lui tanto ha amato.

Cappella Sistina – Vaticano 

 

Bacco  Madonna della Scala (1491) conservata a Casa Buonarroti a Firenze

 

La Notte (1526-1531) Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Mosè (1513-1515) conservata nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma

 

La Pietà ( 1497-1499) conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma

 

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