TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

ll diritto di contare

di Theodore Melfi.

 

Anni Sessanta, ai “neri” non è concesso di vivere i stessi luoghi dei “bianchi”, come gli uffici, i bagni, i mezzi di trasporto…
Questo avviene anche alla NASA dove lavorano tre scienziate afro-americane, Mary Jackson ,informatica, Dorothy Vaughn, ingegnere e Katherine Johnson, genio della matematica.
Combattendo contro ogni discriminazione, con la loro passione, intelligenza, tenacia e competenza, abbatteranno barriere che sembravano insormontabili. E l’uomo arriverà sulla Luna.

Tratto da una storia vera di cui ignoravo l’esistenza.
La storia è decisamente appassionante.
Il film mette in evidenza il razzismo ma anche la grande forza di queste donne dall’intelligenza e dalla personalità brillante, il loro contributo fu fondamentale per il successo della Nasa.
Un ottimo film, piacevole, buona la sceneggiatura bravissime le tre protagoniste. Devo dire che mi ha anche commosso in alcune scene (quella della corsa al bagno mi ha stracciato direi), se penso alle umiliazioni subite, soprattutto in un ambiente a prevalenza maschile. L’aver conosciuto questa storia è positivo, sicuramente queste donne non saranno passate come sconosciute nella mia vita, già sono state un buono spunto di discussione in videochiamata, purtroppo, tra noi amiche, e le racconterò.

 

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Donne!…

…non è arrivato l’arrotino…ma ho trovato questa frase di Annie Lennox, dedicata alle donne,  che mi è piaciuta tantissimo.
“Indignatevi, commuovetevi,
siate parte
del cambiamento.”

 

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8 Marzo

“La rivoluzione più grande è, in un Paese,  quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente  hanno una forza cento volte più grande”.

Oriana Fallaci (“Il sesso inutile”)

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Johanna della foresta – Giorgio Scerbanenco

  Immigrati, boscaioli in Svizzera. Uomini di diverse nazionalità, tra cui due italiani: Donato e Francino.
La foresta fa sfondo alla storia di due donne innamorate di Donato.
La fidanzata storica, Maria, e la maestra Gertrude.
Ma Donato s’innamora di Johanna, figlia dell’oste del paese.
E poi c’è il capitano Heinrich Glicken, poliziotto. E il nazismo che è un eco sempre attivo
Johanna scompare, non si trova.
E’ stata uccisa?

Trovo questo libro in uno scaffale del centro commerciale, nell’angolo dei Libri lasciati. Un libro datato, anche come stampa (guardate la copertina).
Scerbanenco…come posso non leggerlo?
Natura, amore, mistero. Un romanzo che sembra “leggero”, ma non lo è, anzi dentro ci ho trovato la violenza dell’uomo sulla donna. Ci sono le donne che sognano un amore che le protegga, un uomo forte e solido. Ma questo amore non può essere tale se vuol dire abbassarsi ai soli piaceri dell’uomo, donne sacrificate per amore.
Certo la collocazione temporale è lontana dal momento che viviamo…uno Scerbanenco del 1955. Forse ancora attualre?
C’è anche la descrizione asciuuta della vita quotidiana dei personaggi. E storie piccole ma significative.
Non è un eccezionale romanzo, ma i personaggi sono fortemente delineati (a me è piaciuto Glicken). E il finale riscatta un po’ l’amore.

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Echi dal passato

“Molte donne si danno a Dio quando il diavolo non le vuole più.” 

Sophie Arnould

 

 

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Donne – Andrea Camilleri

  Quasi un’autobiografia raccolta in storie d’amore.
La scoperta dell’universo femminile.

 

 

39 donne.
39 ritratti di femminilità diverse, sentimenti, emozioni.
Amore e odio che attraversando i secoli hanno coinvolto le donne fino ad oggi. Romanzate e reali le donne di Camilleri divertono, intrigano, fanno sognare.
Ho adorato il racconto su Elena di Troia.
Un libro visto con gli occhi di un uomo che ama le donne, da leggere con leggerezza, con facilità, una lettura che non impegna ma coinvolge.

 

 

“Le ho amate tutte, per un’ora
o per sempre. Alcune con grazia,
altre con irruenza, altre ancora
le ho solo immaginate.
Senza di loro, non sarei stato io.”
Andrea Camilleri.

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Funne/Le ragazze che sognavano il mare – Katia Bernardi

index 12 ottantenni di Daone, Trentino, organizzano una raccolta fondi per andare a vedere il mare.
Le “funne”, cioè le “donne” secondo il dialetto locale, fanno parte del circolo pensionate “Rododendro”, dove si gioca a tombola, si balla, ci si racconta della vita, si sogna di abiti meravigliosi.
Molte di loro non hanno mai visto il mare e nell’occasione del ventesimo anniversario del circolo vorrebbero concedersi questa gita.
Ma economicamente il circolo è in deficit e le “ragazze”, tutte più o meno ottantenni, cercano un’idea: vendere torte? fare un calendario? vendere ricami? le idee non mancano.
Cosa escogiteranno queste irriducibili per coronare un sogno?

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La storia raccontata in questo libro è vera.
Tra le imponenti montagne innevate le funne fanno partire un sogno, un’avventura che le porterà anche ad organizzare un croadfanding. Il sogno è il mare della Croazia.
Tra le righe troveremo sorrisi, dolori, invidie; conosceremo la forza della presidentessa del circolo, Erminia, un vulcano di idee, Iolanda, che prepara le migliori torte di mele del paese, Armida, bravissima ballerina di liscio…. funne
Divertente la descrizione del calendario, della sua realizzazione, anche grazie a Massimo il fotografo, della personalità di ogni funne, interessante la dscrizione delle loro vite nel quotidiano. Un libro che scorre veloce.
E’ una storia poetica che sembra irreale, che ci insegna che per sognare non c’è età, che l’energia non ha età, che la curiosità non ha età.
Che un calendario può avere tredici pagine.

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funne_poster  Su questa storia è stato girato anche un documentario (sempre di Katia Bernardi) simpaticissimo, da vedere se vi capita. La storia ha fatto il giro del web e del mondo.

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L’ arcobaleno – D. H. Lawrence

arc Siamo a Nottingham, nell’East Midlands dell’Inghilterra.
Tra l’Ottocento e il Novecento si svolge la vita di una intera dinastia, i Brangwen: Tom, Ursula, Lidya, Anna…in una società in pieno cambiamento sociale e industriale.
E un arcobaleno.

 
Stupendo libro che ho voluto rileggere.
Un libro di donne dai sentimenti forti, dalle passioni contro ogni tabù, come poteva essere all’epoca l’omosessualità. Donne che con la loro forza hanno iniziato a vivere ruoli importanti, moderni, disincantati.
Amore, passione, conformismo, società, tutto raffinatamente raccontato dall’autore, maestro nell’indagare l’animo e i sentimenti degli uomini e delle donne.
Un racconto intenso non privo di romanticismo ma anche di grande libertà nel parlare del rapporto sessuale non solo come relazione fisica ma anche come legame spirituale (per questo fu ritirato, addirittura bruciate più di mille copie, nel 1915 perchè considerato osceno), non c’è volgarità nel linguaggio, ma descrive profondamente le passioni dei protagonisti; le donne dovrebbero leggerlo.
Quando i libri sono capolavori non c’è incendio che tenga, rinascono sempre dalle ceneri.

 

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Donne….

….aerei e chador.

Prima donna pilota dell’Afghanistan Air Force, addestrata, a 21 anni, dagli Us Air Force, non ha una serie di diritti ma può andare in guerra, tenace la sua volontà anche se la famiglia è soggetta a continue minacce di morte e continui spostamenti. Classe 1992, sognava fin da piccola di essere un pilota, ora sogna di diventare  istruttore di volo per ispirare altre donne a questa carriera. Unico neo nel suo curriculum è una sanzione per aver contravvenuto un ordine: alle donne è vietato il trasporto di soldati morti o feriti, lei ha sfidato gli ordini quando ha scoperto soldati feriti durante uno sbarco in una missione., trasportatoli in ospedale ha dovuto riferire la sua azione ai suoi superiori. Il suo nome significa “fiore”, il suo chador è di colore nero. Lei è Niloofar Rahmani nnngender-parity-still-remains-a-distant-dream-in-afghanistan

 

La Pakistan Air Force ha 19 donne pilota, ma lei, luogotenente dall’età di 26 anni, è la prima e ancora unica a poter compiere operazioni di guerra come pilota di caccia; classe 1987,  combattime accanto a 24 colleghi maschi nela Squadron 20. Il suo chador è verde. Lei è Ayesha Farooq aaaaaa

 

In Arabia non può avere la patente, per le donne è proibito guidare, ma lei può “guidare” gli aerei. E’ la prima donna ada ver ottenuto dall’Aviazione Civile la licenza di flight dispatcher, praticamente è colei che  prepara i piani di volo degli aerei…una donna che da ordini ai piloti maschi. Lei è Aisha Al-Jaafarih 

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La confessione della leonessa – Mia Couto

leo In Africa un branco di leoni attacca più volte il villaggio di Kulumani. Le uccisioni però riguardano solo donne.
Gli abitanti del villaggio cercano di spiegarsi il perchè di questi assalti, cercano una motivazione. E intanto la paura sale.
Il capovillaggio chiede al governo l’invio di alcuni cacciatori per eliminare le belve. Nell’attesa del loro arrivo il capovillaggio chiede a Arcanjo Baleiro, un cacciatore già stato chiamato in precedenza, di accorrere in loro aiuto. Arcanjo è stato legato a Mariamar, una giovane ragazza del luogo, unica sopravvisuta di quattro figlie. Sono passati sedici anni…
Ma per gli abitanti i leoni sono sono inviati del mondo degli spiriti…..

 
Uno straordinario romanzo.
Un mondo tanto lontano da noi, non geograficamente, ma nella conoscenza e nella complessità.
La narrazione è delegata a Mariamar ed a Arcanjo, si alterneranno tra fatti e considerazioni personali.
Una narrazione dove la condizione femminile è ancora schiavitù; dalla nascita alla morte le donne sono private della libertà, violentate non solo fisicamente, esposta a soprusi che non lasciano spazio ai loro desideri.
Immagini forti, inconsuete che oscillano tra passato e presente, dove l’arcaico ancora fa da padrone sul contemporaneo, dove le tradizioni sono ormai leggende destinate a sopravvivere e a dettare ancora legge. La violenza dei leoni racconta i sopprusi alle donne di quella terra dove uomo e animale, dove uomo e natura si avviluppano uno all’altro.
Una denuncia da parte dell’autore, che viene fatta ammalgamando la verità con la fantasia, i sogni con i presagi, le supposizioni con la realtà, i morti con i vivi, tra alberi che muoiono e uomini che si trasformano.
Una narrazione che è poesia ma che presenta un messaggio preciso: gli uomini si trasformano in belve con le guerre ma anche tra di loro per lucro e interessi di vario genere, e non ricordano più il rispetto per la natura. E per le donne.
L’autore denuncia tramite la scrittura, che viene usata nel romanzo (il diario di Mariamar e gli appunti del cacciatore) come chiave di cultura, che non può che essere il riscatto per l’umanità sulla follia, i maltrattamenti, l’odio, l’abbandono, le guerre, l’omosessualità, i pregiudizi.

 
Il romanzo è tratto da una storia vera: in Mozambico (dove è ambientato il romanzo), dopo l’arrivo di quindici giovani studiosi per indagini sismiche, si verificarono uccisioni da parte di leoni, per contrastarli vennero assoldati dei cacciatori che per un tempo abbastanza lungo non riuscirono a fermarli.

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