TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

I fantasmi di pietra – Mauro Corona

126In quella casa vive e lavora un fabbro, stà forgiando i stumenti da lavoro per arare, rastrellare, tagliare. Lìc’è il forno del pane, il suo profumo invade la strada. Ecco la letamaia dove è stato ritrovato il corpo del marito della donna che vive nella casa accanto. E lì ci sono i cessi pubblici dove possiamo vedere i culi delle donne che vanno a urinare. Quella è la stalla del delitto. In quella cucina c’è il camineto più grande di tutto il paese.
Quattro strade che tagliano il paese dove in ogni stagione si lavora secondo i ritmi della natura.
Peccato che il paese è un paese fantasma, le figure sono fotografie nella mente dell’autore, sono una fotografia che è rimasta tale dopo il 9 ottobre 1963.

Corona narra poeticamente la natura, la vita, le persone, le case che in questo paese, Erto, animavano la vita di tutti i giorni fino a quel maledetto giorno, quando il monte Toc franò nell’invaso del Vajont sollevando un’onda altissima, 200 metri di altezza, che sconvolse gli agglomerati montani di Erto e Cassio provocando più di 100 morti e fece scomparire il paese di Longarone portando via più di 1900 vite. Ci parla della saggezza antica di popolazioni abituate a sacrifici e che rispettavano e si adattavano alla natura che li circondava, una natura non sempre benevole, quella natura che si stà riprendendo i suoi spazi, quei spazi che l’uomo gli aveva tolto e che l’uomo gli ha ridato, ma a che prezzo?
Un libro anche intriso di metafore, malinconia, storie di epoche lontane; un libro dove ho potuto conoscere gli usi, la povertà, le leggende di quel paese di montagna.
Ho sorriso, mi sono incuriosita, mi sono immedesimata e mi sono comossa leggendolo. Per me un libro stupendo, da leggere con calma e in silenzio, per ascoltare il ritorno dei fantasmi che camminano in quelle quattro strade. Un libro dove la memoria ci ricorda che l’uomo può costruire con grande sacrificio ma può distruggere per grande superficialità.

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Liberazione – Sàndor Màrai

libSiamo alle soglie del Natale 1944. Uno scienziato, ricercato dai fascisti, viene murato all’interno di una ripostiglio, insieme ad altre cinque persone, al fine di salvargli la vita. Erzsébet, la figlia venticinquenne, vive sotto falsa identità nell’appartamento di un amico, di fronte al palazzo dove è murato suo padre. Erzsébet, sicura che quel nascondiglio salverà il padre, si vede, invece, costretta a scenderà nello scantinato del palazzo dove vive, insieme agli altri inquilini dello stabile. Per quattro settimane dovrà sopportare e condividere promisquità, cattivi odori, sporcizia, mancanza d’acqua, l’uso di un solo bagno, materassi sdraiati uno accanto all’altro, liti, furti e l’arrivo di nuove persone dai stabili vicini.  Erzsébet è stremata ma paziente, perchè sa che l’arrivo dei russi porterà la liberazione. L’incontro tanto sperato con il russo che gli dovrebbe dare la libertà non sarà come lo aveva immaginato.   

Un libro da leggere, un meraviglioso e bruciante romanzo che narra una Budapest bombardata e rastrellata prima dai tedeschi, poi dai russi; Màrai visse in prima persona questo dramma. Finì di scrivere Liberazione nel settembre del 1945. Belle e malinconiche le parole con cui Erzsébet pensa alla vita del padre e al suo lavoro, precisazioni dovute dalla trama del romanzo, ma io ci vedo anche una metafora della vita:  chi è costretto ad abbassare la testa dopo aver perso la libertà di vivere sotto il cielo stellato; bella la descrizione del russo, presentato come un gigante…ancora ci vedo una metafora, l’uomo che dovrebbe essere grande nei sentimenti si rivela essere solo e semplicemente un uomo, la sua “grandezza” si dissolve con le sue azioni; terribilmente reale la descrizione che fa dei bombardamenti, degli orrori compiuti, delle uccisioni, delle devastazioni, mi è sembrato di viverci dentro. Màrai ha saputo trasmettermi emozioni grandi e se credevo che le Braci fosse un capolavoro, questo lo classifico come un capolavoro assoluto. Mi ha stupito come Màrai sia riuscito a mettermi di fronte all’orrore, alla speranza, alla delusione, usando, sicuramente la narrazione sempre perfetta, ma facendomi entrare nei pensieri e nelle disquisizioni della protagonista in modo semplice ma con riflessioni profonde, mai scontate… Ne ho vissuto la paura e l’ansia per quella liberazione tanto desiderata. Il libro lo sento come un inno alla vita, a reagire: anche nelle condizioni più estreme il dolore, la paura, la stanchezza possono portare la speranza: quella di (ri)vivere  quello che si era lasciato per la follia di una, per fortuna, piccola parte di umanità malata di potere. E quello che mi ha affascinato di questo uomo così provato dalla vita, è che nel descrivere gli assediati, gli assediatori, i russi, non ha pensato solo alla componente cattiva dell’uomo, per ognuno di loro ha descritto una caratteristica che può, se non  giustificare, quanto meno tentare di capire : uno dei due tedeschi è smarrito, il russo prova anche dolcezza per Erzsébet, come lei ne proverà per lui..

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John White Alexander

220px-John_White_AlexanderE’ stato un illustratore dell’Harper’s Magazine e costumista; nato in Allegheny City nel 1856, ha trascorso gli anni tra il 1881 e il 1887 in Europa.
Famosi e bellissimi (secondo me), i suoi ritratti femminili.
Muore a New York nel 1918.
Mi sono imbattuta in questo artista facendo una ricerca con mia figlia sui ritratti di donne, ne sono rimasta affascinata.

 

 

Un raggio di sole

Un raggio di sole

Ragazza con gigli

Ragazza con gigli

Alethea

Alethea

Nero e rosso

Nero e rosso

Isabella e il vaso di basilico

Isabella e il vaso di basilico

Juliette-La ragazza in verde

Juliette-La ragazza in verde

Lady davanti allo specchio

Lady davanti allo specchio

Ricordi

Ricordi

Ritratto di donna

Ritratto di donna

L'abito fiorito

L’abito fiorito

L'abito verde

L’abito verde

Ritratto di Mrs Bartlett. la donna in nero

Ritratto di Mrs Bartlett. la donna in nero

 

 

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Jessie Marion King

tumblr_m3rgnoXMOb1qb0n4ho1_500Jessie Marion King nasce nel Marzo del 1875 vicino Glasgow, in Scozia, in una famiglia molto religiosa in quanto il padre era un ministro della Chiesa di Scozia. Riceve un’educazione religiosa severa che gli vieta di diventare un’artista.ALBUM VON BERLIN 1899
La King non si scoraggia e nel 1892 entrò alla Glasgow School of Art e prima della sua laurea le fu offerto un posto di lavoro come insegnante d’arte. Nel 1902 poteva già vantare una medaglia della Fiera Internazionale di Arte Decorativa Moderna, che quell’anno si tenne a Torino.2416690780_bc17fe06a6
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento il mondo dell’arte era dominato dagli uomini e le donne lottavano per avere autonomia, Jessie si impose grazie alla sua individualità, originalità (pur ricevendo l’influenza botticelliana, preraffellita e dell’Art Nouveau), ecletticità che si manifesta non solo come pittrice, ma anche disegnando poster, copertine di libri, sfondi, tessuti, costumi, lavoro con la ceramica, l’argento, il batik, curatore di design degli interni. Sicuramente le sue opere più conosciute sono come illustratrice: i libri che possono vantare le sue illustrazioni sono più di duecento, tra cui un’edizione dei racconti di Wilde e molti libri per Bambini e ragazzi.
Nel 1907 sposa E.A. Taylor; inizialmente si trasferì con lui a Salford ma nel 1910 si trasferiscono a Parigi dove Taylor aveva ottenuto una cattedra presso Studios di Tudor Hart. Nel 1911, Jessie e Taylor aprono la Scuola Atelier Shearing a Parigi, qui le sue opere sono considerate come influenti per la creazione del movimento Art Déco. jessie_m_king_guinevereWerke Alter Meister coversevenhappy1Nel 1915 si trasferiscono a Kirkcudbright dove Jessie continuerà a lavorare fino alla sua morte, avvenuta nell’Agosto 1949.
Grande artista e illustratrice che ha saputo catturare la magia dei colori pastello, le sfumature delicate accompagnate ai colori forti;fishermanp_fs2_cityfishermanpomegranates opere dove traspare  il suo spirito libero; sono innumerevoli, a me piacciono molto e vorrei esporle tutte.

 

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