TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Mistero e fede

Quando qualcuno mi chiede se credo in Dio rispondo di si, per una serie di circostanze che sono difficile da riassumere in poche parole.
Ma oltre credere, ciò che mi affascina è il mistero di Dio e mi affascina la potenza della preghiera, soprattutto quella silenziosa, che reputo il dialogo più diretto con Lui.

“Il mistero di Dio è un mare profondo e pacifico nel quale bisogna avere il coraggio di immergersi per poter capire.” (santa Caterina da Siena)

 

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Attesa di Dio – Simone Weil

“Ritengo che bisogna sostenere sempre ciò che si pensa, anche se così si sostiene un errore contro una verità. Ma nel contempo bisogna pregare ininterrottamente per ottenere più verità ed essere pronti in qualsiasi momento ad abbandonare la propria opinione, quale che sia, non appena l’intelligenza abbia ricevuto luce. Ma non prima di allora”.

 

La ricerca difficile, disperata della scrittrice verso la “verità assoluta”.
Una vita breve alla ricerca e nell’attesa di vivere spiritualmente e fisicamente l’amore di Dio.
Considerazioni, lettere, testi, saggi, una raccolta di scritti che presentano il pensiero di Simone Weil svelandone l’intimo più segreto, dove presenta una religione basata, si sulla preghiera, ma anche sulla ragione, la parte che gli impedì di entare nella Chiesa cattolica.

 

Ho letto con difficoltà questo libro straordinario che mi ha presentato come l’intelligenza e la fede possano coesistere.
La profondità dei pensieri della Weil mi ha spesso obbligato a leggere e rileggere le pagine, anche perchè nel libro mi si apre una visione non comune, originale, dal normale modo di pensare e guardare il mondo religioso.
Vita e pensiero, ricerca e partecipazione…pensieri affascinanti, alcuni mi hanno letteralmente “acchiappato” emotivamente, un percorso che trovo attuale se penso alla società in cui viviamo in relazione alla cristianità; un pensiero rispettoso anche nelle critiche alle Chiese, a cui non perdona il pensiero indotto che ha sempre confezionano; il suo punto maggiore è l’insegnamento di Gesù, è lo studio della figura di Cristo; la ricerca della scrittrice passa per l’intelletto non per l’appartenenza religiosa o per la gerarchia ecclesiastica.
Per la scrittrice l’attesa e lasciare aperta l’anima, svuotata dai pregiudizi per ricevere la luce di Dio.
Il libro fu pubblicato postumo.

 

Simone Weil visse in ritiro per quattro anni prima di narrare come l’aveva affascinata irrimediabilmente una poesia di George Herbert:

“Nel 1938 ho passato dieci giorni nell’abbazia di Sollerno, dalla domenica delle Palme al martedì di Pasqua, seguendo tutte le funzioni. Un giovane inglese cattolico mi fece conoscere quei poeti inglesi del 600 che venivano detti metafisici, più tardi nel leggerli vi ho scoperto una poesia intitolata “Amore”, l’ho imparata a memoria e spesso, nei momenti culminanti delle violenti crisi di emicrania, mi sono esercitata a recitarla, ponendovi la massima attenzione e aderendo con tutta l’anima alla tenerezza che essa racchiude. Credevo di recitarla soltanto come una bella poesia, mentre a mia insaputa quella recitazione, aveva la virtù di una preghiera, fu proprio mentre la stavo recitando che Cristo è disceso e mi ha presa”.
Nel monastero benedettino di Solesmes (Francia), aveva incontrato un giovane durante la settimana santa che le aveva fatto scoprire il testo di George Herbert; la Weil era arrivata a Solesmes particolarmente sofferente, tormentata da devastanti emicranie che la tormentavano da tempo, la poesia la recitava quando le emicranie erano insopportabili.

Amore

L’Amore mi accolse; ma l’anima mia indietreggiò,
colpevole di polvere e peccato.
Ma chiaroveggente l’Amore, vedendomi esitare
fin dal mio primo passo,
mi si accostò, con dolcezza
domandandomi se qualcosa mi mancava..
«Un invitato» risposi «degno di essere qui».
L’Amore disse: «Tu sarai quello».
Io, il malvagio, l’ingrato? Ah! mio diletto,
non posso guardarti.
L’Amore mi prese per mano, sorridendo rispose:
«Chi fece quest’occhi, se non io?»
«È vero, Signore, ma li ho insozzati;
che vada la mia vergogna dove merita».
«E non sai tu» disse l’Amore «chi ne prese il biasimo su di sé?»
«Mio diletto, allora servirò».
«Bisogna tu sieda», disse l’Amore «che tu gusti il mio cibo».
Così mi sedetti e mangiai.

 

 

 

 

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Ecco…

…questa è la dimostrazione che la mia non è ancora una fede di certezza, ma di speranza, altrimenti ieri non avrei postato le mie parole d’aiuto. Oggi so che devo credere di più, devo, perchè Lui c’è, non mi abbandona, io a volte lo faccio. Chi mi segue da un po sa che quando la mia anima fa le bizze ho bisogno di isolarmi nel verde, esco e vado nel bosco, sola, senza neanche un peloso, sfidando cinghiali e serpenti che in questo momento sono tutti belli attivi (ne ho visti tre), mi infilo nel verde silenzioso, dove le parole dell’uomo non arrivano, ascolto solo il ruscello e gli uccelli, porto solo il cellulare in caso d’emergenza…e prendo il sentiero riaperto da due giorni da Renzo e vado fino dove trovo la barriera, quella che non mi è permesso oltrepassare, quello è il regno delle vipere .Il silenzio mi fa bene, rimetto ordine in me, nei miei più intimi pensieri e torno a casa, trovo Semir che mi attende davanti al cancello e mi porta dove di solito arriva Ciop (così lo chiamo), uno scoiattolo che ormai da venti giorni ci viene a fare visita tutte le mattine, a volte anche nel tardo pomeriggio   ormai siamo amici, tanto che si avvicina sempre di più anche dalla parte del cancello, che confina con il bosco, se ne sta lì tranquillo, si fa fotografare, scappa solo se i miei pelosi gi abbaiano contro  . Sto un po ad osservarlo, poi mi volto e vedo il colore, la vita, l’esplosione della natura, tutti i miei fiori sono un invito a gioire     e chiedo perdono a loro, sono due giorni che non li annaffio, ma ancora non lo faccio, allora il buon Dio avrà pensato che sono davvero dura a capire e manda giù l’acqua, ma tanta, e fredda, ristoratrice, e poi manda questa meraviglia  da ovest ad est  , un segno preciso, l’alleanza, e allora mi domando “Ma Paola, come hai fatto a vacillare?” E capisci ancor di più che la Fede va vissuta e non chiacchierata.

 

Ciao blogger, il blog chiude fino a martedì, piccolo viaggio con mio marito. Non mi dimenticate

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Invocazione e speranza

Signore,
non mi abbandonare in questo momento di povertà spirituale, porta via la mia diffidenza verso chi soffre; non permetterni di distanziarmi dagli avvenimenti negativi che circondano questa umanità.
Signore,
le prove per me sono state tante, a periodi tornano, dammi ancora la forza, sostienimi nelle avversità e difficoltà.
Signore,
non lasciarmi, non ti stancare di questa tua figlia che della speranza ne ha fatto una bandiera di vita e di fede, non lasciare che i miei pensieri si capovolgano.
Sostienimi e fammi mantenere la mia forza, allontana la debolezza dalla mia anima….come potrei vivere senza di Te?

 

“Non vi lascerò orfani, dice il Signore; vado e ritorno
a voi, e il vostro cuore sarà nella gioia.”
(Gv 14,18)

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Lunedì dell’Angelo

“Vi fu un grande terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.
Ma l’angelo disse alle donne: `Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E’ risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, io ve l’ho detto’ ” (Matteo 28,2-7).

La vittoria della vita sulla morte si compie con la risurrezione di Cristo, l’Angelo la proclama …è uno dei fondamenti della Fede cattolica, la mia.

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La ragazza che guardava il cielo -Alberto Reggiori

“Cominciava a conoscere il cerchio delle stagioni, gli acquazzoni con l’arcobaleno, i cieli solcati dalle andide nubi imponenti come velieri, i campi prosciugati durante la siccità, il sorgere del sole quando accompagnava la madre a prendere l’acqua, i tramonti gialli e caldi mentre si accendevano i primi fuochi per cucinare la cena, le paurose notti nere come la pece ….Epoi i saggi consigli che sua madre le regalava durante il cammino, o le storie spaventose, piene di spiriti e malochio….”

ragazza-guardava-cielo-reggiori_5_1  Zamu nasce in Uganda nel 1962.
Mentre la madre grida di dolore viene sancita l’indipendenza del Paese che però scivolerà nella dittatura.
Zamu è intelligente e forte, vuole studiare, ma ciò non gli impedisce di essere data come sposa, a solo sedici anni, ad un uomo mai visto e tanto più vecchio di lei.
Zamu tra un matrimonio e l’altro avrà dei figli che crescerà da sola, nella disperazione, fino ad arrivare ad una disperazione immensa, quando gli verrà diagnosticata l’Aids.
Zamu conoscerà l’Amore di una forza divina che gli farà comprendere la fede e la porterà a lottare per se ma soprattutto per gli altri. Per questo Amore cambierà il suo nome in Veronica.

 

“Le vie di accesso al continente nero erano costellate di croci piantate su tumuli di terra. L’Africa non si concedeva a buon prezzo e usava le sue invincibili armi per non lasciarsi violare: le malattie, il clima e la natura feroce”

Non è un racconto di fantasia, è una storia vera di una giovane donna malata, che ha conosciuto violenza, dolore, abbandono, miseria, ma anche speranza e riscatto. A raccontarla in questo meraviglioso libro è Alberto Reggiori, il medico italiano che ha curato Zamu a Hoima.
Troveremo tradizioni africane ancestrali, come la sposa bambina, la pratica di fango e cenere che da secoli le levatrici spalmano sulle partorienti durante il travaglio, conosceremo la fuga dalla guerra, il flagello devastante dell’Aids, conosceremo l’Avsi* e il Meeting Point**, conosceremo l’Highly Active Anti-Retroviral Therapy , combinazione di tre farmaci che tiene in vita molti malati di AIDS.
Il libro ha un’impronta cristiano/cattolica, ma è scritto con umiltà e immensa umanità.
Mi ha commosso questo libro, la storia di questa donna è struggente e dolorosa, ma non so perchè mi fa sognare di un’Africa meravigliosa, dove ancora, in alcune zone, le donne non possono frequentare la scuola e sono trattate come merce.
Mi ha affascinato la forza di questa giovane che non ha mai rinunciato a guardare le stelle e pregare (e posso solo immaginare quanto sia bello il cielo stellato in quel travagliato meravigliso continente), che non ha esitato a farsi chiamare Veronica, colei che allevia…

“…una tradizione africana: chi guarda un leone negli occhi e sopravvive sarà invincibile.”

* AVSI: fondazione per uno sviluppo sostenibile e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, impegnata soprattutto alla difesa e valorizzazione della dignità della persona.
** Meeting Point:centro creato da un malato di AIDS per trattare in modo più umano chi è ammalato.

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Fede

Ma quanta ne aveva trovata in se Sant’Agostino per scrivere parole meravigliose come queste?canada_34_bg_061904

Ma che amo, quando amo te?
Non una bellezza corporea…
Non una leggiadria che appassisce…(Conf. 10, 6,)
….
Amo, per cos’ dire, amo una luce, un profumo, un cibo, un amplesso quando amo il mio Dio: luce, voce, profumo, cibo, amplesso dell’uomo interiore che è in me…
Nell’uomo interiore risplende all’anima mia una luce non conosce tramonto; risuona una voce che il tempo non rapisce; si espande un profumo che il vento non disperde; gusto un sapore che la voracità non sminuisce; mi stringe un amplesso che sazietà non potrebbe disciogliere…Questo io amo, quando amo il mio Dio! (Conf.10, 6).
….
Dovrò trapassare la barriera della mia forza vitale, quella che tiene l’anima aderente al corpo per riempirne e vivificarne le compagnie…
Vi è, infatti, ben altra energia che rende non solo vivente, bensì sapiente l’uomo che Dio creò…
….
Trapasserò anche quest’altra energia; ed eccomi negli spazi dove si innalzano i palazzi della mia memoria…
Alcune cose vengon fuori subito; altre si fan cercare e tirar fuori da riposti nascodigli; altre irrompono inaspettate…
Par che dicano: Siamo noi che cercavi?
Trapasserò anche la memoria per cercarti e trovarti…Dove?
Dimmi, o soavità indisturbata: trovarti dove?
Quando io cerco te, cerco la Felicità…
(Conf.10,8,17,20,23)

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Parto da una lettera per…

…arrivare ad una conchiglia. Questa mattina mi è arrivata una bellissima lettera dal mio amico Jack.  Non ho mai parlato di lui , ma mi piacerebbe farvelo conoscere, un tipo singolare con una storia quasi da romanzo. Avrò modo di parlare di lui. Quando viaggia mi scrive lettere, non comunichiamo con i mezzi  “moderni”, non c’è poesia, le sensazioni sono difficili da esternare, con la lettera si può. Ha fatto il viaggio per Santiago de Compostela e per ancora un pò di tempo si fermerà a Capo Finisterre. Sulla lettera è specificato che i luoghi rapiscono la vista e l’anima, e credo sia vero.
E con alcuni riferimenti descritti sulla lettera sono partita per il mio viaggio personale….
capCapo Finisterre è un promontorio formato da rocce in granito  sull’Oceano Atlantico, nella Spagna nord-occidentalec Lungo il promontorio si trovano spiagge meraviglioseimagesca
E’ situato nella cosiddetta Costa da Morte chiamata così perchè le sue numerose scogliere rocciose a picco sull’oceano hanno spesso provocato naufragi.
Il suo nome deriva dall’espressione latina Finis terrae, cioè “fine della terra” perchè, prima della scoperta dell’America, era considerato il punto più a ovest del mondo, oltre il quale non c’era terra ma solo un mare sconfinato.

Monumento a Cabo Fisterra: rappresenta gli stivali di un pellegrino  giunto al termine del Cammino

Monumento a Cabo Fisterra: rappresenta gli stivali di un pellegrino giunto al termine del Cammino

E’ il punto d’arrivo del Cammino di Santiago; qui i pellegrini che compiono il cammino, per tradizione, dovrebbero fare un bagno nell’oceano in segno di purificazione, bruciare un indumento indossato durante il cammino stesso e raccogliere una conchiglia che si può trovare sulla spiaggia (se ne possono anche comprate  lungo il viaggio o nella città di Santiago); questa tradizione risale al medievo e dimostra che si è fatto il viaggio fino alla fine.
Pecten_vivo_2La conchiglia è la Pecten jacobaeus, volgarmente chiamata capasanta, pettine di mare, conchiglia di San Giacomo, conchiglia dei pellegrini, proprio perchè simbolo del Pellegrinaggio.
Il_Pecten_nelle_collezioni_2La conchiglia di San Giacomo doveva essere cucita sul mantello o sul cappello; serviva per raccogliere l’acqua dei ruscelli o delle sorgenti durante il lungo e faticoso cammino; come certificazione da mostrare alle autorità preposte una volta rientrati nella città o paese natale per ottenere esenzioni dalle tasse o dal pagamento di pedaggi lungo il viaggio di ritorno. Dopo la resurrezione di Cristo, l’apostolo Giacomo il Maggiore  si recò in Spagna per predicare il Vangelo ma, non avendo avuto seguaci, fece ritorno a Gerusalemme, qui fu perseguitato da Erode Agrippa, il quale ne ordinò la decapitazione. Una leggenda raconta che Teodosio e Attanasio, discepoli di Giacomo vollero riportare i resti in Spagna, e così fecero; a bordo di un vascello alla cui guida stava un angelo portarono il corpo del santo in Galizia; passato lo stretto di Gibilterra giunsero in un luogo chiamato Bouzas dove una coppia si accingeva a celebrare le nozze, all’improvviso  il cavallo dello sposo inciampò e cadde in acqua sprofondando; già si piangeva la loro morte dello sposo, quando sposo e cavallo emersero all’improvviso accanto alla barca che trasportava il corpo del santo; cavallo e cavaliere uscirono con il corpo interamente tappezzato di conchiglie, si gridò al miracolo e i discepoli svelarono che il corpo trasportato era quello di San Giacomo, che aveva predicato il vangelo in  Spagna, per riconoscenza verso Giacomo, che secondo loro aveva compiuto il miracolo, la conchiglia divenne simbolo del pellegrinaggio. La conchiglia viene molto spesso utilizzata per segnare il cammino ai pellegrini, in aggiunta alle frecce gialleconc
La conchiglia è anche uno dei  simboli della cristianità; simbolo battesimale, in metallo, serve ad attingere l’Acqua Santa che viene versata sulla fronte di chi deve ricevere questo sacramento; come simbolo su alcune tombe.

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Sogni ad occhi aperti

182943_191961750957877_1670551726_nNottata insonne, mi sono girata e rigirata non so quante volte, ho dormicchiato  e alla fine mi sono alzata, alle quattro. Il silenzio era totale e il buio infinito. Qualche stella illuminava gli spazi di cielo non coperti dalle nuvole e ho sognato. Saltando su ogni stella illuminavo un sogno trascorso: il mare limpido che abbiamo solcato io e Marco con la canoa, le corse sulla spiaggia nemmeno un mese fa, la cena preparata tutti assieme, i nostri ragazzi che apparecchiavano; sogni ad occhi aperti; ma il sogno più grande sarà sentire lo squillo del telefono che ci comunica che è terminato il lungo intervento. Un sogno: un pizzico di fede che ci aiuti, un pizzico di fortuna che ci accompagni!

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