TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Costruire…

“Mamma, sono abbastanza sicura del mio futuro, o almeno di quello che voglio fare dopo il liceo, e la mia strada la vedo…ma tu e papà mi dovete sostenere, essere vicini, mi dovete aiutare a costruire quello che vedo. Se sarà possibile, perchè è un strada dura.”
E io mi sono commossa e sciolta. Costruire….

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L’Orsa

L’Orsa maggiore è una costellazione molto luminosa, visibile sempre, in ogni periodo dell’anno e ad ogni ora della notte; non è molto lontana dalla Stella Polare.
Le sette stelle più brillanti dell’Orsa formano il Grande Carro, anche se quest’ultima è considerata una costellazione se stante, forse perchè è tra le più riconoscibili.
Tra le sette stelle sono riconoscibili Mizar e Alcor che ruotano una attorno all’altra. Alcor è visibile solo nelle notti molto buie essendo piccola e poco luminosa.
Secondo la mitologia greca l’Orsa è Callisto.
Callisto era una bellissima ninfa, la favorita della dea Diana, a cui aveva giurato di non sposarsi mai.
Zeus però si innamorò di Callisto e la amò segretamente, dalla loro unione nacque Arcade. La gelosissima moglie di Zeus, Era, la trasformò in un’orsa, desiderando che fosse uccisa da un cacciatore.
Arcade, ignaro di ciò che era accaduto alla madre, crescendo divenne un abile cacciatore. Proprio lui incontrò l’orsa che avendolo riconosciuto gli andò incontro, ma il giovane, impaurito e senza sapere che era la sua bella madre, tentò di trafiggerla con una freccia.


Zeus, impietosito da quello che sarebbe stato un delitto, lo fermò, tramutò il giovane nella stella Arturo (che si trova nella curvatura della coda dell’Orsa) e la madre nell’Orsa Maggiore; Zeus lanciò Callisto in cielo tenendola per la coda che si allungò smisuratamente.
Era, non avendo la soddisfazione di vedere la ninfa morta chiese aiuto a Teti, che lanciò una maledizione che condannò madre e figlio a vagare per sempre nel cielo e non riposare mai sotto l’orizzonte.

 

 

“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti…”

(dalle Ricordanze)

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Amare i figli

I figli si amano, sempre comunque, ovunque; ma oggi ho detto grazie a mia figlia  per tutte le risate che mi strappa in questo periodo un po’ dificile della mia vita. Grazie perchè  mi fa ridere e ridere fa bene al cuore.

 

Buonanotte blogger!

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Coraggio…

Tremo ma ti ammiro e ti voglio bene quando tiri fuori il coraggio…

 

 

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Carnage

di Roman Polanski.

 

Quattro genitori, una lite tra figli, una stanza. Genitori/persone mettono a nudo se stessi

 

 

Jodie Foster, Kate Winslet (straordinaria), Christoph Waltz (per me il migliore in assoluto), John C. Reilly sono i meravigliosi interpreti di un dramma che solo inizialmente è centrato sui conflitti adolescenziali, poi cadono le maschere invisibili degli adulti e la stanza, dove si svolge tutto il film, diventa l’arena feroce dove ipocrisia, menzogna, aggresività invadono la civile convivenza portando a galla istinti feroci.
Certamente un film interessante di cui ne riconosco l’impeccabile regia, ma io mi sono annoiata da morire. Questa volta Polanski non mi ha incantato, anzi, delusa…non ne ho capito il senso. Mettere a nudo l’uomo e i suoi istinti? Scavare l’intimità di ognuno di noi? Riporatre il cinema a dialoghi complessi e fitti come non se ne vedono più (io mi sono persa tanto lo erano, troppo…)? Cercare il perchè della mancata comunicazione tra coppie?….e il finale? Dov’è?
Qualcuno lo ha visto? Mi da un parere?

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Riparto…

…dall’11 settembre, ma non per parlare di attentati o dolore. Ma per dire ancora una volta che “…il posto che mi piace si chiama mondo…” perchè l’11 settembre può accadere che devi fare gli auguri ad una delle amiche più particolari e meravigliose che ho incontrato nella mia vita, che mentre esci da casa per festeggiare i tuoi 25 anni di matrimonio arriva la telefonata che per 15 anni non era mai arrivata “E’ nata Azzurra!!” e il cuore si allarga d’amore

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e arriva l’allegria per questo traguardo che non è niente male co e ridi con i tuoi con gli amici e ti emozioni se stringi chi hai battezzato quando era un cucciolo di 3 mesi e che poi ti fa da testimone alle nozze e ormai ti sovrasta in tutta la sua bellezza

 f e la tua amica pasticcera torna prima dalle ferie per farti un omaggio 25 e arriva un’altra bella notizia, e se poi a dartela sono i giovanissimi amatissimi nipoti del cuore “Zia, diventi prozia”  e scusate non ho retto ho fatti i salti di gioia, anche con i tacchi a spillo. Con mio marito ci siamo abbracciati e abbiamo detto che vale davvero la pena camminare ancora insime e speriamo a lungo, insieme alla nostra mervigliosa figlia perchè la vita è una girandola che fa scendere e salire ma che vale la pena attraversare.

2 E come dico sempre…sono malata di vita.

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Ti voglio ancor più bene…

Due giorni di “sofferenza” per Meli, non sto a specificare il perchè, ma la sua frase la dice lunga “…mi resta difficile a volte credere nell’uomo, è ingiusto ed egoista…non mi piace, è senza giustizia questa cosa…”, ecco quando la sento soffrire la amo di più, la vorrei stringere a me come quando era piccola per fargli sentire tutto il mio calore, vorrei togliere nei suoi occhi la tristezza, la vorrei prendere in braccio come quando piccola piccola si ranicchiava a me per trovare sicurezza…vorrei ma non posso, questa è l’età in cui deve decidere lei cosa fare, io mi limito a tenergli la mano, accarezzarla sui capelli…e lei mi stampa un bacio e mi dice “mà…tu sei sempre fiduciosa, credi sempre…ma come fai?”. Io rispondo solo “cerca in te…”. A volte le sofferenze aiutano a crescere, a costruire, a mettere impalcature, ad avere fiducia in se stessi, nelle proprie forze. Ma a me costa non entrare di più nella sua vita, solo perchè potrei togliere qualche sassolino, ma poi penso che eterna non sono e di sassi ne dovrà togliere da sola! E allora…mi limito ad amarla ancora di più.

 

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Figli

I figli crescono,
si allungano fisicamente e allungano i loro orizzonti, cambiano la voce e le prospettive di vita.
Guardi l’orologio e dici “quanto tempo è passato?”, e in quel tempo li vedi cambiare; neanche te ne accorgi qual’è stato il momento che li ha fatti cambiare.
Ti rendi conto che diventano piano piano registi della loro storia, inseguono i loro sogni
Il cuore trema ma poi capisci che così è: è l’indipendenza.

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Madre

“Manuella”

Immersa nei pannolini, nelle pappe, nei rigurgiti,
la mamma si sente spesso frustrata intellettualmente;
ma può ritrovare una diversa prospettiva
se è consapevole che la sua intelligenza, il suo talento,
la sua sensibilità sono praticamente le sole cose
che permettono a quel batuffolo umano di emergere dalla notte animale
e di diventare un essere pensante.
Il suo compito è molto simile a quello di uno scultore, di un pittore, di un musicista.
Il figlio è in buona parte sua “composizione,
per la quale occorre altrettanto talento
quanto può occorrerne ad un artista
per realizzare una creazione personale.
                                                      E forse di più.

                                                      Piero Angela.

Dedicata a te che non hai ancora capito che l’amore di una madre è un tessuto stupendo, non serve picchiare, non serve pretendere, non serve comandare.
Dedicata a te che ancora non ha capito che il sorriso, la dolcezza, l’abbraccio sono i pennelli per creare.
Una figlia l’hai distrutta, l’altra se n’è andata, ora vuoi anche distruggere una nipote?

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Sfida all’Ok Dakar – Otello Marcacci

sfida-allok-dakar Eugenio Bollini deve districarsi tra la crisi coniugale che sta attraversando, l’amore per la figlia Viola, il difficile rapporto con il figlio Lapo, il gruppo di psicoanalisi che frequenta, lo stallo economico, ambigui personaggi e la sua poca autostima. E la possibilità di gareggiare nella Parigi-Dakar, e non con i mezzi con cui di solito si corre, ma in bicicletta!

Ritrovo con immenso piacere Eugenio Bollini, dico ritrovo perchè lo avevo incontrato mentre pedalava da “gregario” tra le pagine di Gobbi come i Pirenei (https://tuttolandia1.wordpress.com/2013/07/17/cosa-ho-letto-in-vacanza/).
E ritrovo la scrittura asciutta, fluida, godibile di Otello Marcacci (di cui ho letto anche Il ritmo del silenzio, da leggere assolutamente).
Sfida all’Ok Dakar è un romanzo da leggere tutto di un fiato. Ti coinvolge per l’originale trama che si intreccia alla figura predominante di Bollini (che continuo ad amare malgrdo non è proprio il tipo d’uomo che mi piace) e a paradossali coincidenze (che tanto paradossali poi non sono, la cronaca ce lo racconta tutti i giorni); troviamo attualità in queste pagine: salme scomparse, dopping, sentimenti, contrasti coniugali, figli, mogli, ex-mogli…e poi volete mettere correre la Parigi-Dakar in bicicletta? Ma in questo libro c’è sopratutto la sfida con se stessi, la voglia di riscattare il gregario che c’è in noi, c’è quella scintilla d’orgoglio e autostima (che poi come arriva non è importante) che davvero ti fa scavalcare le montagne e attraversare i deserti (metafore della vita).
Questo autore sa ironicamente giocare bene anche sui personaggi, che descrive con poche parole ma incisive e tu capisci subito con chi hai a che fare, qui ti trovi davanti l’ispettore Colombo, Rommel, Cavallina Azzoppata, Zanzara Assetata; e poi quei “nomi”: Aquafresch, Riccio in Letargo, Spider Pork…tutto venato da una sottile linea che sembra leggerezza, ma che invece è verità e nel romanzo ce n’è tanta di verità.
Un libro di cui ne consiglio la lettura, si sorride, si ride, ma si pensa anche, io mi sono commossa nel finale, che non svelo; da leggere perchè questo libro è ironia ma anche sentimento, è toccare temi quotidiani senza pescare nell’impossibile, è parlare di gente comune che ha sogni e speranze nel cuore e delusioni; da leggere perchè non ci deve dimenticare che la vita non è eternità. La vita va vissuta sempre, in prima persona.

 

 

 

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