TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Coraggio…

Tremo ma ti ammiro e ti voglio bene quando tiri fuori il coraggio…

 

 

16 commenti »

Carnage

di Roman Polanski.

 

Quattro genitori, una lite tra figli, una stanza. Genitori/persone mettono a nudo se stessi

 

 

Jodie Foster, Kate Winslet (straordinaria), Christoph Waltz (per me il migliore in assoluto), John C. Reilly sono i meravigliosi interpreti di un dramma che solo inizialmente è centrato sui conflitti adolescenziali, poi cadono le maschere invisibili degli adulti e la stanza, dove si svolge tutto il film, diventa l’arena feroce dove ipocrisia, menzogna, aggresività invadono la civile convivenza portando a galla istinti feroci.
Certamente un film interessante di cui ne riconosco l’impeccabile regia, ma io mi sono annoiata da morire. Questa volta Polanski non mi ha incantato, anzi, delusa…non ne ho capito il senso. Mettere a nudo l’uomo e i suoi istinti? Scavare l’intimità di ognuno di noi? Riporatre il cinema a dialoghi complessi e fitti come non se ne vedono più (io mi sono persa tanto lo erano, troppo…)? Cercare il perchè della mancata comunicazione tra coppie?….e il finale? Dov’è?
Qualcuno lo ha visto? Mi da un parere?

17 commenti »

Riparto…

…dall’11 settembre, ma non per parlare di attentati o dolore. Ma per dire ancora una volta che “…il posto che mi piace si chiama mondo…” perchè l’11 settembre può accadere che devi fare gli auguri ad una delle amiche più particolari e meravigliose che ho incontrato nella mia vita, che mentre esci da casa per festeggiare i tuoi 25 anni di matrimonio arriva la telefonata che per 15 anni non era mai arrivata “E’ nata Azzurra!!” e il cuore si allarga d’amore

aa

 

e arriva l’allegria per questo traguardo che non è niente male co e ridi con i tuoi con gli amici e ti emozioni se stringi chi hai battezzato quando era un cucciolo di 3 mesi e che poi ti fa da testimone alle nozze e ormai ti sovrasta in tutta la sua bellezza

 f e la tua amica pasticcera torna prima dalle ferie per farti un omaggio 25 e arriva un’altra bella notizia, e se poi a dartela sono i giovanissimi amatissimi nipoti del cuore “Zia, diventi prozia”  e scusate non ho retto ho fatti i salti di gioia, anche con i tacchi a spillo. Con mio marito ci siamo abbracciati e abbiamo detto che vale davvero la pena camminare ancora insime e speriamo a lungo, insieme alla nostra mervigliosa figlia perchè la vita è una girandola che fa scendere e salire ma che vale la pena attraversare.

2 E come dico sempre…sono malata di vita.

22 commenti »

Ti voglio ancor più bene…

Due giorni di “sofferenza” per Meli, non sto a specificare il perchè, ma la sua frase la dice lunga “…mi resta difficile a volte credere nell’uomo, è ingiusto ed egoista…non mi piace, è senza giustizia questa cosa…”, ecco quando la sento soffrire la amo di più, la vorrei stringere a me come quando era piccola per fargli sentire tutto il mio calore, vorrei togliere nei suoi occhi la tristezza, la vorrei prendere in braccio come quando piccola piccola si ranicchiava a me per trovare sicurezza…vorrei ma non posso, questa è l’età in cui deve decidere lei cosa fare, io mi limito a tenergli la mano, accarezzarla sui capelli…e lei mi stampa un bacio e mi dice “mà…tu sei sempre fiduciosa, credi sempre…ma come fai?”. Io rispondo solo “cerca in te…”. A volte le sofferenze aiutano a crescere, a costruire, a mettere impalcature, ad avere fiducia in se stessi, nelle proprie forze. Ma a me costa non entrare di più nella sua vita, solo perchè potrei togliere qualche sassolino, ma poi penso che eterna non sono e di sassi ne dovrà togliere da sola! E allora…mi limito ad amarla ancora di più.

 

15 commenti »

Figli

I figli crescono,
si allungano fisicamente e allungano i loro orizzonti, cambiano la voce e le prospettive di vita.
Guardi l’orologio e dici “quanto tempo è passato?”, e in quel tempo li vedi cambiare; neanche te ne accorgi qual’è stato il momento che li ha fatti cambiare.
Ti rendi conto che diventano piano piano registi della loro storia, inseguono i loro sogni
Il cuore trema ma poi capisci che così è: è l’indipendenza.

DSC08195

13 commenti »

Madre

“Manuella”

Immersa nei pannolini, nelle pappe, nei rigurgiti,
la mamma si sente spesso frustrata intellettualmente;
ma può ritrovare una diversa prospettiva
se è consapevole che la sua intelligenza, il suo talento,
la sua sensibilità sono praticamente le sole cose
che permettono a quel batuffolo umano di emergere dalla notte animale
e di diventare un essere pensante.
Il suo compito è molto simile a quello di uno scultore, di un pittore, di un musicista.
Il figlio è in buona parte sua “composizione,
per la quale occorre altrettanto talento
quanto può occorrerne ad un artista
per realizzare una creazione personale.
                                                      E forse di più.

                                                      Piero Angela.

Dedicata a te che non hai ancora capito che l’amore di una madre è un tessuto stupendo, non serve picchiare, non serve pretendere, non serve comandare.
Dedicata a te che ancora non ha capito che il sorriso, la dolcezza, l’abbraccio sono i pennelli per creare.
Una figlia l’hai distrutta, l’altra se n’è andata, ora vuoi anche distruggere una nipote?

8 commenti »

Sfida all’Ok Dakar – Otello Marcacci

sfida-allok-dakar Eugenio Bollini deve districarsi tra la crisi coniugale che sta attraversando, l’amore per la figlia Viola, il difficile rapporto con il figlio Lapo, il gruppo di psicoanalisi che frequenta, lo stallo economico, ambigui personaggi e la sua poca autostima. E la possibilità di gareggiare nella Parigi-Dakar, e non con i mezzi con cui di solito si corre, ma in bicicletta!

Ritrovo con immenso piacere Eugenio Bollini, dico ritrovo perchè lo avevo incontrato mentre pedalava da “gregario” tra le pagine di Gobbi come i Pirenei (https://tuttolandia1.wordpress.com/2013/07/17/cosa-ho-letto-in-vacanza/).
E ritrovo la scrittura asciutta, fluida, godibile di Otello Marcacci (di cui ho letto anche Il ritmo del silenzio, da leggere assolutamente).
Sfida all’Ok Dakar è un romanzo da leggere tutto di un fiato. Ti coinvolge per l’originale trama che si intreccia alla figura predominante di Bollini (che continuo ad amare malgrdo non è proprio il tipo d’uomo che mi piace) e a paradossali coincidenze (che tanto paradossali poi non sono, la cronaca ce lo racconta tutti i giorni); troviamo attualità in queste pagine: salme scomparse, dopping, sentimenti, contrasti coniugali, figli, mogli, ex-mogli…e poi volete mettere correre la Parigi-Dakar in bicicletta? Ma in questo libro c’è sopratutto la sfida con se stessi, la voglia di riscattare il gregario che c’è in noi, c’è quella scintilla d’orgoglio e autostima (che poi come arriva non è importante) che davvero ti fa scavalcare le montagne e attraversare i deserti (metafore della vita).
Questo autore sa ironicamente giocare bene anche sui personaggi, che descrive con poche parole ma incisive e tu capisci subito con chi hai a che fare, qui ti trovi davanti l’ispettore Colombo, Rommel, Cavallina Azzoppata, Zanzara Assetata; e poi quei “nomi”: Aquafresch, Riccio in Letargo, Spider Pork…tutto venato da una sottile linea che sembra leggerezza, ma che invece è verità e nel romanzo ce n’è tanta di verità.
Un libro di cui ne consiglio la lettura, si sorride, si ride, ma si pensa anche, io mi sono commossa nel finale, che non svelo; da leggere perchè questo libro è ironia ma anche sentimento, è toccare temi quotidiani senza pescare nell’impossibile, è parlare di gente comune che ha sogni e speranze nel cuore e delusioni; da leggere perchè non ci deve dimenticare che la vita non è eternità. La vita va vissuta sempre, in prima persona.

 

 

 

10 commenti »

Gli anni al contrario – Nadia Terranova

anni  Aurora Silini ha un padre fascista.
Giovanni Santatorre ha un padre comunista.
Lei è studiosa, vuole uscire dalla sua famiglia perchè si sente soffocare.
Lui è irrequieto, bello, vuole fare il rivoluzionario.
1977, università di Messina, Aurora e Giovanni si incontrano e si innamorano.
Dopo pochi mesi, complice anche la gravidanza di Aurora, i due vanno a vivere insieme ma niente sarà come avevano creduto: famiglia, politica, ideali, diffidenze, solitudine…tutto sembra dividerli.
E tra loro Mara che aspetterà un padre che accarezza il terrorismo e vivrà con una madre che sente su di se tutta la responsabilità di crescerla.

 
Un libro che consiglio di leggere, un libro dove ti infili nelle parole e il racconto diventa tuo. Un bel libro.
Si legge bene e la trama ti avvince.
E’ il passaggio che ha vissuto la mia generazione, che io ho vissuto. Una generazione diventata adulta tra scontri forti, politici e fisici, diventata adulta tra droghe e slogan, una generazione dove ti dovevi “schierare” per non essere ai margini. Ho ritrovato il dolore, la ribellione e la commozione di quegli anni duri, dove la lotta armata ha entusiasmato ma ha anche distrutto tanti sogni, alcuni dei miei. Ho provato malinconia nel pensare a quanto ci sentivamo coraggiosi ma poi sconfitti e illusi.
Chi ha vissuto quegli anni troverà tanto di quella generazione e uno spccato di storia che conosce, i giovanissimi troveranno una realtà che sembra lontana ma di fatto non lo è, e non dico solo temporalmente, molto di quel periodo ha gettato radici che ancora non muoiono.
E’ un libro dove l’amore è in primo piano anche se sembra che una parte di storia della nostra nazione sia invece la protagonista. E’ l’amore con tutte le controverse emozioni dei protagonisti, emozioni forti ma veloci,  all’epoca era così; amori forti che si sono sgretolati facilmente, famiglie che si sono sciolte prima di nascere…tanti miei amici li rivedo in questa coppia.

8 commenti »

Padre(i) e figlia(i)

Mio marito oggi è andato a prendere Meli a scuola, li vedo tornare che chiacchieravano fitto fitto, entrano e mi salutano e continuano a parlare, lei dice “…capito pà mi sono sentita orgogliosa, una bella soddisfazione…” e lui ” e be si, brava quindi hai usato il programma…quello che abbiamo scaricato dalla pagina del prof?” e lei “Si ma lui non ci credeva che potevo averlo fatto io così perfettamente….” e io con mestolo in mano li guardavo “E’ pronto il pranzo se non vi dispiace” (una madre pensa sempre ad alimentare i propri cuccioli). Alla fine mi hanno spiegato (evitando termini tecnologici perchè sanno che sono allergica) quello che era accaduto a Meli. Li guardavo e pensavo che era meravigliosa l’intesa che dimostravano in quel momento, legati ecco, erano legati, e il mio cuore si è rilassato, se c’è amore c’è pace in casa. E ho pensato che essere padre è un grande impegno, che il futuro dei figli dipende tanto da loro, che i padri incidono sulla personalità e l’educazione dei figli in modo notevole. Mi piacerebbe dire a tanti papà di non essere padri a mezzo servizio, non si può.

7f3757c3af689018d5402e5951c043cc

Padre e figlia

Padre e figlia

Padre e figlia

Padre e figlia

 

Io e il mio papà

Io e il mio papà

Io e il mio papà

Io e il mio papà

19 commenti »

Il figlio dell’altra

locandina di Lorraine Lévy

 

Prima guerra del Golfo: durante un bombardamento, nel caos dell’evacuazione, in un ospedale vengono scambiati due neonati, Yacine e Joseph.
18 anni dopo un esame clinico, obbligatorio per poter accedere al servizio di leva nell’esercito, farà scoprire una verità che getterà nell’ incubo due famiglie.
Due famiglie “nemiche”, una israeliana l’altra palestinese, dovranno affrontare questa drammatica situazione.
I ragazzi sono cresciuti spensierati, amati incondizionatamente, ma culturalemnte predisposti ad un’avversione verso l’altra parte.
Le famiglie proveranno a incontrarsi e cercare di sorpassare le problematiche culturali e politiche mentre i due ragazzi se pur confusi per le identità sconvolte si vedranno sempre più spesso, fino a integrarsi con quella che devono considerare ormai una nuova famiglia ma  mantenendo contatti con quella dove sono cresciuti.

 

Ilfigliodellaltra3
Film del 2012 che mi ha commosso e colpito. Film dove vengono messe in evidenza le ancestrali diffidenze di questi popoli senza giri di parole, scuse o accuse. Film che mette sotto la lente piccoli microcosmi: le famiglie, che però riflettono il contesto di un macrocosmo: le terre dove vivono con tutto quello che gli gira intorno. Un film dove si sfiora la religione, la politica e si tocca con forza l’amore materno. Nel film le madri sono le artefici della pace, le uniche che si fanno carico del dolore che attraversano tutti, le uniche in grado di capire che ci vuole la generosità per uscire forti da una storia drammatica. Come madre non posso che pensare ad una strada d’amore per arrivare a questo, amore per il figlio che devi lasciare e per quello ritrovato, amore per un mondo migliore. Ho sempre creduto che le madri dovrebbero essere ambasciatrici di pace e non sostenitrici di odio. E’ possibile un’alleanza tra donne per risolvere problemi anche seri? Si credo di si, le donne insieme sono forti.
Il film è sicuramente buonista alla fine, una bella favola che non so se possa mai accadere, ma il messaggio c’è: i giovani nella loro immensa voglia di vivere al di sopra di ogni cultura, dovrebbero unirsi e lottare per vivere in pace.
Stupenda l’interpretazione della dolcissima Emmanuelle Devos; comunque bravi tutti gli attori, molto veritieri.
Coraggiosa a presentare questo tema la regista Lévy che è ebrea, non israeliana; mi è piaciuta l’idea di presentare, al di fuori del tema importante, anche le tradizioni, il modo di vivere, l’intimità familiare, il lavoro, il sistema di controllo, di questi popoli.
Non c’è lo stesso sangue che scorre nelle vene dei protagonisti, ma non si può amare lo stesso, il cuore non può battere all’unisono per cercare la grandezza della Pace, la tenerezza dell’amore?

il-figlio-dell-altra-mehdi-dehbi-in-una-scena-del-film-con-i-fratelli-mahmoud-shalaby-e-jules-sitruk-266234

11 commenti »