TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Nostalgia

Con questa situazione di mia madre, spesso mi viene nostalgia di mio padre, la sua pacatezza, i suoi occhi dolci, il suo sapermi consolare, coccolare, consigliare.
Ti vorrei qui, papà, con me.

 

“Le parole che un padre dice ai figli
nell’intimità della casa, nessuno
estraneo al momento le sente, ma alla fine
la loro eco raggiungerà i posteri.”

J.P.Richter

 

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Ancora un papa…con tanto di monumento

Giovan Battista Cibo, genovese, figlio di un senatore, prima vescovo, poi cardinale, all’età di 52 anni, nel 1484, viene eletto papa con il nome di Innocenzo VIII.
A lui si deve la spinta per una rinascita architettonica di molte chiese, edifici sacri e palazzi vaticani.
Come molti suoi pedecessori tenta una crociata contro i turchi, intrattiene buone rapporti con re, vicerè e quant’altro, ma, come molti suoi predecessori, darà vita ad una ossessiva caccia alle streghe, che porterà al rogo tante donne innocenti. In particolar modo le misure severe erano rivolte a maghi e streghe in Germania, e Spagna, dove nominò Tomás de Torquemada come grande inquisitore. I suoi inquisitori non potevano essere molestati da nessuna persona di qualunque rango o condizione sociale e se fosse accauto, l’autorità ecclesiastica procedeva alla scomunica, alla rigida applicazione delle pene canoniche e, se era il caso, ricorrere al braccio secolare. Nel periodo in cui Tomás de Torquemada fu inquisitore, furono istituiti processi molto rigorosi nei confronti degli ebrei convertiti al Cattolicesimo che fossero sospettati di falsa conversione, in quindici anni della sua gestione del tribunale i processi furono 100.000 (una ventina al giorno) mentre le condanne a morte furono 2.000; fu uno spietato torturatore degli ebrei, delle donne accusate di stregoneria e degli eretici.
E ancora, come diversi suoi predecessori non si asterrà dal nepotismo: favorirà i suoi figli naturali, riconosciuti, avuti in gioventù da una donna non conosciuta, mai sposata. Per loro vorrà cariche prestigiose, sia all’interno della Chiesa, che nel governo di Roma, e affiderà a loro importanti feudi. Nel 1487 proibì la lettura delle novecento proposizioni di Pico della Mirandola; il libro che le riportava fu bruciato.
Fu uomo di raffinati gusti musicali, un buon letterato, amante delle opere d’arte, ne commissionò molte ad alto livello sia per le chiese che per la sua villa, ma tutte furono poi distrutte o modificate.
Uomo debole, sia fisicamente che caratterialmente, muore a 60 anni, nel luglio del 1492, lasciando un governo instabile e gli stati pontifici nell’anarchia, la sua morte segnò l’inizio di violenza e disordini senza precedenti.
E’ sepolto in San Pietro, in uno splendido monumento funebre commissionato dal nipote Lorenzo, opera del Pollaiolo.

  

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Madonna col Bambino tra i santi Michele Arcangelo e Andrea

 

 

Un dipinto che adoro (olio su tavola) di Cima da Conegliano.
La Vergine e il Bambino Gesù, san Michele Arcangelo, di cui sono innamorata da sempre…guardare questa opera mi fa pensare alla rinascita sulla distruzione di ciò che è passato…il paesaggio mi suscita questo pensiero: le rovine fatiscenti e ben particolareggiate, in lontananza la città solida, ben strutturata (nella collocazione storica sicuramente un borgo, se ben ricordo proprio Conegliano).
I colri poi, armonia e quel dorato colore che sa tanto d’antico e mi infonde pacatezza. Guardarlo mi da la certezza, Maria e suo Figlio, sono la rinascita su ogni distruzione.

 

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La Befana di Melissa…a mamma

Non lo avrei mai lontanamente immaginato.
Quando i figli ti osservano e tu non te ne accorgi…

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Padre

Nel buio della
notte
ti cerco
ancora con il cuore
ti sento.

Nel buio della
vita
ti cerco
ancora con il cuore
ti sento.

Sei la mia
luce

 

Paola

 

 

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Agostino – Alberto Moravia

In Versilia, Agostino, adolescente, sta trascorrendo una vacanza con la madre, vedova.
I due passano serene giornate tra nuotate e gioco.
Ma arriverà Renzo, giovane e vigoroso uomo, a spezzare questo legame.
E arriverà Berto, un ragazzo che guiderà Agostino in un mondo a lui sconosciuto, dolorosamente reale.
E conoscerà Saro, un uomo che gli aprirà un’altro mondo sconosciuto, quello della omosessualità.
Agostino riuscirà a superare la fanciullesca visione della vita per entrare nel mondo dell’adolescenza?

Un libro che spezza la fanciullezza e arriva all’adolescenza usando come mezzo il sesso e la sua scoperta, che realisticamente lascia spazio alla scoperta di realtà sociali sconosciute inquietanti, ma non per questo non affascinanti per un giovane ragazzo.
In parte un libro che mi ha lacerato quando mi sono infilata nel personaggio di Agostino, il distacco dalla madre, così angoscioso mi ha colpito. Non che vivi fuori dal mondo, ma riportando la storia negli anni in cui è ambientata mi sono sentita inquieta.
Un libro bellissimo, dove ho trovato tanto di Moravia, nel presentare la psicologia dei personaggi, nel raccontare luoghi e immagini. Erano anni che volevo leggerlo e chissà perchè non ci sono mai riuscita.
Ho fatto la strada a ritroso per quel che riguarda questo scrittore.

 

“Si, le fonti del Cliturno” disse il Saro con voce di sogno.
“Ancor dal monte che di foschi ondeggia
frassini al ventomormoranti e lunge”
incominciò Agostino con voce malsicura.

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Madri e figli

Questa sera mia figlia parlava con una mia amica di mamme e figli, di educazione dei piccoli, della differenza che c’era nei comportamenti delle mamme di tanti tanti anni fa (tempi miei) e di quelli delle mamme oggi…io ascoltavo involontariamente i loro discorsi. Mi ha stupito, sembra una che non si interessi di alcune cose e invece, è un’osservatrice.
La frase che mi ha commosso però è quando ha detto alla mia amica:”Non chiedo mai perchè, ma i miei amici sono tutti innamorati della mia stravagante mamma…” Chissà perchè mi ha definito stravagante…non glielo chiedo, la amo e basta, come amo tutti i bambini/giovani che incontro. E che sento figli miei.

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Dove ti porta il cuore…

Quando era piccola la portavo sempre sul mio cuore, spesso la legavo con delle fasce e la tenevo con me soprattutto quando facevo giardinaggio e non potevo appoggiare il seggiolino in terra; poi crescendo gli ho insegnato che deve sempre andare dove la porta il cuore, non deve dimenticare quel meraviglioso pulsare; in questi giorni ospitiamo Luca, un amico carissimo a cui vuole davvero bene, non è il suo ragazzo ma una bella amicizia. ” Mammy, che bello avere amici sinceri…” e credo che averle insegnato ad ascoltare il cuore gli serva davvero. Anche se a volte si rischia.
Ma la vita non è anche questo? Un meraviglioso incredibile rischio

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Dove eravamo rimasti

di Jonathan Demme.

 

 

 

Ricki, sessantenne, è il nome con cui si presenta come cantante rock, il suo vero nome è Linda e deve tornare a Indianapolis, città dove vivono i suoi figli e l’ex marito che ha abbandonato anni prima per seguire la passione della sua vita, la musica.
Ad Indianapolis, la figlia Julie ha tentato il suicidio dopo il divorzio.
Esclusa dalla vita dell’ex marito, che si è risposato, e dei figli che ha trascurato (oltre Julie, uno che sta per sposarsi, l’altro omosessuale), dovrà ristabilire con loro un rapporto d’affetto e unione lungamente perso.
L’opportunità sara il matrimonio del secondogenito, a cui Linda parteciperà con l’attuale compagno, il chitarrista della band in cui canta.
La cerimonia sarà il palco per una sua esibizione a cui si uniranno i figli e gli amici.

Un film che mescola il dramma di una famiglia alla musica. Volevo vederlo già quando uscì nelle sale nel 2015 ma non ci sono riuscita, l’ho fatto qualche giorno fa.
Protagonisti Meryl Streep e Kevin Kline, presente nel cast Mamie Gummer, la vera figlia della Streep.
Film prevedibile, storia per niente originale, vista e rivista, un po noiosa a mio giudizio. Il finale poi è melenso…tutto lieto fine anche se si passa per il dramma, il tormento, il dolore, il riscatto.
Cosa salvo di questo film? La parte musicale, ma soprattutto lei, Meryl Streep. In questo film è da urlo, una delle rare attrici contempoaranee più talentuose. Scontato? Sicuramente, ma tale è. La rocker è lei! La madre è lei!

 

 

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Prima/Adesso

Quando guardo questa foto mi viene da ridere e un po’ di nostalgia. Vengo scelta per una rappresentazione nel presepe vivente. Imparo la parte e mentre la imparo Meli la memorizza, andiamo alla prima prova e mentre faccio pausa il ragazzo che doveva duettare con me sta provando…Meli ripete per filo e per segno tutta la parte. Il regista è sconvolto, questa puffetta rotondetta e piccola, riservata ed educata lascia tutti sbalorditi. Proposta: adattare la mia parte per lei…accetto e chiedo a Meli se vuole farlo, e lei candida dice: “Si la so meglio di mamma…” E ovviamente è un successo, Vedere una bimba piccola duettare con un adulto, nel freddo delle notti di gennaio, sull’aia, sicura e precisa, ripetere per ben due ore, è stato davvero il top…

Ora la guardo, con i suoi capelli azzurri, la sua sempre incredibile riservatezza, timidezza, il suo voler fare senza farsi notare…mai rifarebbe una cosa del genere, mai in pubblico. E penso che bella era e bella è ancora. Non fisicamente, ma nell’anima. Lo so sono la madre e sicuramente sono di parte, ma per me è la gemma più preziosa che io posseggo.

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