TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Ettore Scola

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Omaggio a Ettore Scola.
Uno dei grandi maestri del nostro cinema. Ha realizzato film meravigliosi.
Il mio preferito in assoluto, che avrò visto credo più di dieci volte, è Una giornata particolare, che io reputo poetico e coraggioso, un grande film. Con due interpreti inimitabili.

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Best movie Tag

Ancora un Tag!
Grazie alla mia amica Penny del blog https://ilmondodelleparole.wordpress.com. Un tag interessante.

tag cinema

Regole:
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Film:

selma

Selma/La strada per la libertà, regia di Ava DuVernay.

Non commento, l’emozione è ancora forte. La colonna sonora tamburella sempre nella mia testa.

 

rosa

La rosa purpurea del Cairo, regia di Woody Allen.

Film che mi fa sempre sognare, romantico, delicato, pieno di sentimento senza essere melenso. Per me uno dei più bei film del regista.

 

africa

La mia Africa, regia di Sidney Pollack.

Film stupendo, immenso, scenografico, con due grandi interpreti. Un capolavoro, grandiso film, indimenticabile. Film che ha sancito l’amore tra me e mio marito in una serata magica a Roma.

 

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Nuovo Cinema Paradiso, regia di Giuseppe Tornatore

Una favola moderna che vale la penna di guardare. Stupendo, dolce che ti catapulta in un mondo a noi lontano anche se vicino come tempo.  Uno tra i film più belli che ho visto.

 

cen

Cenerentola.
Si Cenerentola, perchè in me c’è sempre una parte bambina e questo è il mio cartone animato preferito. Da sempre e per sempre.

Nomination:

Lascio libertà a chiunque voglia partecipare di sentirsi nominato. C’è qualche amante della pellicola? Si faccia avanti 🙂

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50 e 50

50jA metà mattinata  arriva la mia amica Roberta, avevamo deciso ieri di vederci un film. La mattinata, e ora non è meglio, è stata uggiosa, piovigginosa e grigia da morire; sicuramente non abbiamo scelto un film che la colorosse o rallegrasse, ma la scelta ormai era stata fatta da qualche giorno.
Il film, di Jonathan Levine, è tratto dalla vera storia dello sceneggiatore, giovane uomo che conduce la vita di tutti i giovani fino al giorno in cui scopre, a causa di un mal di schiena, di avere un cancro. Di quelli agguerriti che lasciano  un margine del 50% di sopravvivere.
Si snoda così la vita che, costretto, condurrà da quel giorno, tra ospedale, cure, malattia, terapia psicologica e barcamenandosi nella vita di tutti i giorni: problemi con la fidanzata, il suo migliore amico, una famiglia problematica.

Un film sicuramente drammatico, ma che lascia spazi anche all’allegria e ai sentimenti. Bravissimo Joseph Gordon-Levitt che interpreta Adam, il protagonista, il suo calarsi nel personaggio è molto, molto reale.
Il cast l’ho trovato giusto, a partire dalla bravissima Anjelica Huston, la madre.
Un film che commuove ma senza voler a tutti i costi far piangere, anzi….Lo definirei un film strepitoso.
Ogni volta che vedo un film che presenta queste tematiche vengo catapultata nel periodo della mia malattia (anche se alcuni momenti vissuti sono sempre con te ); alcune situazioni ed emozioni le ho vissute a pelle, e non una volta sola, purtroppo. Nel film si tocca la paura di morire, la rabbia covata (e in questo caso esplosa tardi, ma vi assicuro che ho visto scene veramente drammatiche), l’aiuto che si riceve e quello che invece ti aspetti e non vedrai mai.
Finito di vedere il film Roberta mi ha chiesto come avessi vissuto quel periodo e allora ho ricordato i miei “look” nati per coprire i miei 48 kg: gonne zingaresche, orecchini vistosi, turbanti e folulard annodati  con una certa originalità per coprire la mia testa ormai rasata, volontariamente, a zero, ma che non mi dispiaceva neanche un pò; rasata volontariamente, si, perchè non potevo aspettare di “spennacchiarmi” gradatamente, e non volevo una parrucca. Gli ho raccontato delle mie preghiere fatte al mattino nella cappella dell’ospedale, delle notti insonni da cortisone ingerito in dosi da cavallo, della mia dottoressa che era diretta, franca, ma incredibilmente simpatica e capace (al contrario di chi l’ha sostituita e per un pelo non mi ha mandato al Creatore). Gli ho raccontato di come salissi la rampa della scalinata che portava al reparto senza aiuto, mai preso l’ascensore, era la mia scalata, la mia meta stabilita per non arrendermi, salivo come una lumaca, con fatica, ma ho tenuto fino all’ultimo giorno; gli ho raccontatao delle ore passate sulla terrazza  dell’ospedale al sole, perchè la luce era una benedizione, delle ore ferme con l’ago infilato che non mi disturbava, l’ho amato in quei momenti, insieme alla kemio erano i miei guierrieri, quelli che accoglievo perchè mi aiutassero nella battaglia. Gli ho raccontato di come avessi disegnato “la stecca”, quella che una volta usavano i militari per il passare dei giorni, come tornavo a casa ne barravo la tacca e tenevo i conti, erano 13 e 13 sono state. Di come, finita la kemio andavo in bagno e le mie urine erano colorate (che tocco di originalità!), rosse: kemio da 5 ore, verde: kemio da 3 ore,  arancio: kemio da 1ora e 45 minuti, la terribile. Gli ho raccontato di chi è stato con me e ancora c’è ma anche di coloro (molti, troppi) che se ne sono andati per sempre, coloro con cui ho riso, sorriso, pianto, discusso, consolato. Gli ho raccontato di come ricamassi, cucissi, dipingessi per non far addormentare i polpastrelli, di come  diligentemente mi attenessi alla dieta stabilita pur vendo una voglia pazza di dolci, per non potermi rimproverare niente; di come in quelle ore non pensassi a mia figlia che aveva solo nove mesi, perchè allora sarei crollata pensando di esseregli lontana per tante ore e di come abbiamo dovuto comprare una sedia a dondolo per permettermi di cullarla, le mie braccia non la potevano sostenere perchè i miei muscoli si assottigliavano sempre di più con i liquidi che usavano per la cura…Una parte di vita dura, durissima, ma che mi ha insegnato tanto, mi ha dato tanto, mi ha fatto conoscere tanto e sopratutto mi ricorda ogni giorno che la vita è un dono troppo grande e la si deve difendere fino all’estremo. Con amore, con pazienza, con coraggio, con fede.

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The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca

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Il film è ispirato alla vita di Eugene Allen, magiordomo alla Casa Bianca per più di 30 anni, che fu intervistato da un giornalista che stuzzicò la fantasia del regista Lee Daniels tanto riprodurne la vita in pellicola.
In Georgia, Cecil Gaines, ancora bambino, assiste all’uccisione del padre da parte del proprietario del campo di cotone dove lavorano, e alla pazzia della mamma. Dopo aver imparato, essendo diventato “nero di casa”, il mestiere di domestico, parte per Washington.
Qui sposa Gloria dalla quale avrà due figli: Louis e Charlie e viene assunto come maggiordomo alla Casa Bianca.
Finalmente tranquillo della sua vita, servirà 7 diversi presidenti mentre il mondo cambia e lotta per i diritti dei neri, ancora discriminati. Al cambiamento partecipa anche il suo primo figlio che si allontanerà da casa perchè non capito dai genitori; l’altro morirà nella guerra del Vietnam. Ormai anziano, Cecil si renderà conto dei cambiamenti, accetterà l’idea di combattere per i diritti negati, si riconcilierà con il figlio e vivrà il sogno di vedere Barack Obama alla casa Bianca.

Un film, questo, che passa dagli anni Venti, dove ancora i neri lavoravano, schiavi, nei campi di cotone, per le lotte contro la discriminazione razziale, per arrivare ai nostri tempi con la figurra di Barak Obama.
Mi è piaciuto molto, a partire dal cast che ha interpreti giusti nei loro ruoli, l’ambientazione attendibilissima con i continui e precisi riferimenti degli anni in cui si snoda la storia, le immagini di repertorio, fino a chiudere con quello che ho provato personlmente.
Del cast mi ha entusiasmato Oprah Winfrey, bravissima e intensa Gloria, moglie del maggiordomoimagesoimagesoo; meraviglioso, bravissimo Forest Whitaker nella parte di Cecil, il maggiordomoimageseimagesma; non mi ha deluso la sempre meravigliosa Vanessa Redgrave, madre del proprietario della piantagione, anche se la sua comparsa è stata limitata, in me ha lasciato una tracciaimagesv; Alan Rickman e Jane Fonda nei panni dei Reagann, Minka Kelly, nei panni di Jackie Kennedy1386336087928_butler2-sf91,  praticamente sosia talmente uguali che mi sembravano veri; bellissima Yaya Alafia nelle vesti di Carol, fidanzata del primo figlio di Cecil….imageslimageslò
L’ambientazione è perfetta: uno specchio della storia americana che intreccia il passato di vite private alla contemporaneità.
Le mie emozioni sono state tante: commozione e dolore per i rapporti tra genitori e figli e le loro vite; i ricordi di quando ero piccola e vedevo, e ascoltavo, mio padre soffrire e arrabiarsi per i neri d’America tanto maltrattati e la rabbia per i tanti giovani morti inutilmnente in Vietnam; ricordare le emozioni di quando vedevo scorrere alla televisione le immagini in bianco e nero di Martin Luther King; e anche l’ilarità nel vedere e ricordare gli abiti, i capelli, il trucco e le canzoni di quegli anni. Un pò mi hanno riportato nella mia casa d’origine, una casa in perenne movimento, di gente, di musica, di idee, di giovani; i miei genitori sempre schierati, mai assenti rispetto al mondo che li circondava.
Emotivamente la cosa che più mi ha “ucciso” è vedere la tragedia di chi ha vissuto quegli anni solo perchè di colore, ma come si è potuto? E ancora dico, ma come si può oggi?
Oviamente la controparte è la rabbia nel vedere come opulenza e benessere si scontravano con chi doveva lavorare ed essere sottopagato alla Casa Bianca, ma si sa, l’America è paese di contreddizioni da sempre. L’America…ma forse gli altri Paesi non lo sono? Basta guardare l’Italia, e oggi.
Per me è un film da vedere, come sotto certi aspetti, lo dissi per quello di Tarantino dove veniva presentata la schiavitù per quello che realmente è stata; è un film che si barcamena tra drammaticità e politica, spesso vista dalla parte dei bianchi, un film che fa conoscere una piccola parte della storia americana, ma è contemporaneo, chi ha la mia età se ne renderà conto; un film da vedere se piace la storia, proprio perchè non in costume ci apre lo spaccato più moderno dei film che solitamente strizzano l’occhio al passato. Ho provato tenerezza quando mia figlia sussurando nel buio della sala mi ha detto “Ma, l’avrei voluto incontrare Luther King, la sua frase mi gira in testa sempre” e all’uscita ha voluto che spiegassi le Blak Panthers, che cosa ne pensavo, come mi vestivo, se “nonno”, mio padre, che non ha mai conosciuto, si schierava dalla parte dei bianchi e non è stato facile spiegare che non si “schierava”, ma prendeva posizioni ben decise e le metteva in atto anche in Italia; mi ha chiesto il perchè di tante cose…Piccola, giovane, dolce, ragazza che ancora non sa quanto grande è il viaggio dell’uomo tra gli uomini, ma che intuisce e “prende posizione” dopo aver riflettuto e capito, questo mi fa sentire orgogliosa di lei, ma mi fa anche temere, perchè è una che indietro non si tira.

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Hairspray – Grasso è bello

hairspray grasso e belloIl film (musical del regista Adam Shankman) è ambientato agli inizi del 1960 quando imperversava il razzismo dei bianchi verso i neri. Tracy, adolescente di Baltimora, dal fisico abbondante e dal carattere esuberante, decide di presentarsi ad un provino per entrare come ballerina nel suo programma televisivo preferito: il Corny Collins Show. E’ anche innamorata del primo ballerino dello spettacolo: Link Larkin.
Tra l’essere ostacolata dalla madre, dal suo corpo voluminoso, aggevolata dall’incitamento del padre, la spinta di alcuni amici nel vedere la sua bravura nel ballare, riuscirà nell’intento, come riuscirà ad aprire un varco tra i bianchi che non volevano affiancare i neri nella danza e nella vita di tutti i giorni.
La mia amica Roberta è giù di corda da qualche giorno, problemi con la sua famiglia d’origine; ieri pomeriggio mi chiama e mi chiede se può venire. Come posso dire di no alla mia dolce amica? Ceniamo insieme e poi mi chiede se possiamo vedere un film insieme, ma un film allegro, spensierato che non gli dia da pensare. Tra le mani ho questo film, che io vidi al cinema circa 5-6 anni fa.
E’ stata la scelta giusta, un film leggero, adatto ad una serata da colorare con l’allegria: balli scatenati, ritmo, scenografie luminose, umorismo, una storia non troppo impegnativa ma che nella sua leggerezza fa pensare e ricordare. Io e Roby, prese dal vortice musicale e ballabile, abbiamo provato a fare qualche passo sotto gli occhi estereatti di mia madre che, nel suo candido pigiamino, ci dava la buonanotte. La cosa più bella è stata veder la mia amica sorridere e riacquistare qualche momento di serenità.
Riguardando il film dopo tanto tempo ho apprezzato molto la simpatia di John Travolta che ha affrontato un personaggio particolare (Edna, la madre) dalla mole pazzesca che balla con incredibile leggerezza (mitico come sempre quando balla anche nella sua vera persona un pò su di peso); incredibilmente brava Nikki Blonsky (Tracy), per non essere un’attrice professionista; bellissima e raffinata (come sempre) Michelle Pfeiffer (Velma, direttrice dello spettacolo) che riesce solo con la mimica facciale a dare un’impronta al suo personaggio; Christopher Walken (il padre), simpaticissimo.
Il tutto accompagnato dalla bellissima e graffiante voce di Queen Latifah (Motormouth Maybelle).
Ripeto, un film leggero, ma qualche volta ci si può lasciare andare a simili divagazioni? Assolutamente si, un pizzico di vivacità nel grigio inverno della vita (che purtroppo spesso arriva scadenzato come le stagioni in natura).

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Anna Karenina – film

anna kareninaIeri io e Roberta, mentre i nostri ormai non più pargoli ma ragazzi, si tuffavano in piscina, ci siamo concesse Anna Karenina, il film  di Joe Wright.
Il film si è lasciato guardare, ma, per quel che mi riguarda, non mi ha coinvolta; Roberta ci si è tuffata dentro, non ha mai letto il romanzo.
Partendo dal fatto che il dramma di Anna Karenina mi coinvolgerà sempre, una storia di grande passione, una storia che fa pulsare il cuore, una passione che ai tempi nostri si può solo sognare; passando per la figura di Anna  che è l’incarnazione di chi perde la testa per amore, che per questo mette a rischio un matrimonio, che sfida le convenzioni della  società  russa dell’epoca; soffermandomi sulla belelzza fisica di questa donna, sul suo fascino, sul suo coraggio, sulla sua sofferenza  ma anche sul suo egoismo; raggiungere il tragico finale, il suicidio, arrivo a dire che manca nel film  l’introspezione dei persomaggi, manca quello che Tolstoy ha dato a queste figure.
Un capolavoro della letteratura come questo, che non tramonta, che viene sempre ripescato perché l’autore riesce ad entrare nel profondo del personaggio, ti fa assorbire il dolore, la sofferenza, la gioia, la passione non può essere liquidato in un film, si, molto originale, ma che non da spazio all’essenza dei personaggi principali e alle emozioni e sofferenze, che si mangia una gran parte della storia e mette a margine altri personaggi del libro. Mi aspettavo di più. Si arriva al momento estremo senza quasi capire la sofferenza di Anna se non con una serie di immagini che sembrano fotogrammi, quindi freddi. Sinceramente neanche la Knightley mi ha preso tanto, troppo bambinesca in alcune espressioni, troppo statica e perfetta nei momenti drammatici; perfetto Aaraon Johmson nella parte dell’amante/damerino, i suoi begli occhi solo quello potevano dare;  bravo Jude Law nell’apparire quasi un’ombra, un uomo tra lo sconfitto e il perdutamente innamorato; comunque troppo freddi, una recitazione a scomparti come lo è il film che nell’originaltà segue lo schema degli atti teatrali. Si può così esprimere un romanzo come questo?
Il film è originale nella sceneggiatura che fa svolgere il tutto su un palco di teatro, la colonna sonora è bellissima, la scenografia sontuosa, gli abiti spettacolari, tutto questo ha contribuito al coinvolgermi per arrivare alla fine, ma dentro di me poi non ho trovato niente, attendevo sempre il momento in cui avrei sentito l’anisa, la sofferenza, la gioia….; l’emozione che mi aspettavo da questa storia “trasgressiva” per l’epoca d’ambientazione, da questa storia che per me è una delle più belle che sia mai stata scritta, da questa storia che mi ha scavato l’anima quando l’ho letta (avevo 15 anni e l’ho conosciuta grazie a mio padre), l’emozione, dicevo, non c’è stata;  la più bella scena, quella che mi ha coinvolto è stata quella dell’appassionato abbraccio tra gli amanti, lì solo ho sentito un brivido. Peccato, un film che non volli vedere alla sua uscita perchè non vedo mai i film che vengono sponsorizzati con gran fragore, spesso mi deludono e questo se proprio totalmente non lo ha fatto, mi ha lasciata però scontenta.
Ora devo rileggere il libro, assieme a Roberta; non lo conosce e sentendomene parlare e vedendo il film vorrebbe conoscere il romanzo, ma lei non legge e allora mi sono impegnata a farlo io per lei, appena inizierà l’anno scolastico, nelle mattinate libere sarà il mio impegno per lei.

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Terremoto e film

Ieri sera verso le 22,30 la terra ha tremato, anzi la nostra casa ha letteralmente “ballato”; epicentro del terremoto a circa 20 km da noi, passaggio a poco più di 10 km di profondità. Mia figlia si è spaventata tantissimo ed è schizzata nel lettone. Dopo un’ora circa abbiamo leggermente dondolato. Mio marito era fuori per servizio e dopo essersi accertato che da noi era tutto ok mi ha detto di stare tranquilla se non lo vedevo per l’ora stabilita perchè avrebbe fatto volontariamente il giro degli anziani soli, dalla neve dell’inverno passato si è preso questo impegno morale. Il primo a cui dedica la visita è quello che noi chiamiamo “il nonno della neve”; appena entrato nel vicolo mio marito ha visto persiane aperte e luce accesa “Marescià (ma non lo è), ti aspettavo è pronto il caffè”. Sapevo che non sarebbe stata un’ora, gli anziani soli sono parecchi e siccome la terra ancora ha tremato un pò mi sono messa a vedere un film: We want sex di Nigel Cole.
sexBel film, che parla della prima lotta sindacale femminile, con tanto di sciopero, attuata dalle donne inglesi che lavoravano alla Ford costrette a lavorare in ambienti disagiati e con metà dello stipendio rispetto a quello degli uomini, pur facendo le stesse ore di lavoro. Incitate da di Rita O’Gray, interpretata da una bravissima Sally Hawkins, ottennero, anche grazie all’aiuto del ministro del lavoro, e non senza ostuzionismi, problemi familiari, ripensamenti,  la parità sul lavoro. Un film su uno spaccato dell’epoca, sia sociale che economico. Quando uscì ricordo che molti lo giudicarono troppo romanzato; ma è un film, se si voleva qualcosa di più dettagliato sarebbe diventato un documentario. Leggendo la veria storia di quel che è accaduto si sa che non tutte le donne erano compatte, come mostra il film, e nonc’era una leader, ma io credo che sicuramente qualcuna che organizzasse e spingesse ci deve essere stata. La non compatezza delle donne nel film, a mio giudizio, è rappresentata dall’unica che si distacca momentanamente dal gruppo, quell’una che stà a significare che furomno veramente poche quelle che non aderirono, più per paura, per condizionamento familiare che per propria volontà. Bello il quadro che si è dato nel film della grande amicizia femminile che per me mette in risalto la grande forza che le donne hanno avuto e, permettetemi, hanno quando si uniscono. Questi concetti sono stati conferamti dalle stesse donne che hanno vissuto quel momento e che sono state inserite alla fine del film come intervista. Bella mossa! Un bel film che ci dovrebbe far pensare a quanto le donne siano discriminate ancora oggi in alcuni ambienti e di quanto dovremmo spalleggiarci di più.

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La Papessa


Il film “La papessa” è tratto dal romanzo di Donna Woolfolk Cross.
La trama: Johanna è una ragazza che non accetta il destino riservato alle donne nell’epoca medioevale: sudditanza.
Contro il parere del padre e contro le regole della Chiesa cattolica, seguendo la sua idea di fede, decide di frequentare la scuola cattedrale di Dorstadt (dove conoscerà il conte Gerold, un nobile alla corte del vescovo) prendendo la decisione di travestirsi da uomo, assumendo l’identità del fratello con il nome di Johannes Anglicus; diventa monaco benedettino e avrà una carriera che, inaspettatamente, la porterà ai vertici ecclesiastici fino al pontificato. Intanto Gerold parte per la guerra di successione al trono di Carlo Magno e la ritroverà con l’occupazione di Roma. I due, già innamorati da tempo, vivono il loro sentimento, lui le chiede di seguirlo ma Johanna, che si rende conto che essere donna non  le darà mai la possibilità di seguire le attività e di avere l’indipendenza aquistata rifiuta. Da Papessa rimane incinta di Gerold e, per questo motivo decidono di scappare nel giorno di Pasqua, l’essere scoperta donna  la condannerebbe a morte. Proprio quel giorno, durante la processione, alcuni uomini (mandati da Anastasio acerrimo nemico della papessa) offendono la Papessa e  Gerold li affronta in duello, resta ucciso mentre Johanna muore perdendo sangue a causa di un aborto. I romani così scoprirono che il Papa era una donna, mentre Anastasio fu accusato dell’omicidio di Gerold e condannato all’esilio in un monastero per alcuni anni fino a quando, tornato libero, scrive una cronaca dove raccoglie la cronologia di tutti i papi, evitando però di menzionare Giovanna. La Chiesa accetterà il libro così com’è pur di cancellare l’imbarazzo di questo evento.
Il film ha sostanziali diversità dal romanzo.

La figura della Papessa Giovanna ha avuto sempre un suo fascino. Questo film è stato in parte ampiamente criticato, in parte apprezzato come uno tra i piú belli degli ultimi anni. A me in parte è piaciuto, mi sono fatta coinvolgere dalla figura di Giovanna, la bravissima Johanna Wokalek (era destino che la interpretasse visto il nome?) che ho trovato anche sensuale, una figura di donna assetata di sapere; dalla trama anche se inevitabilmente romanzata; dalla scenografia; dalla fotografia con i colori cupi per rafforzare l’atmosfera medioevale; dalla scena della battaglia; dalla opulenza papale; un film che non da pause, scorre con un buon ritmo. Mi ha lasciata interdetta la storia d’amore, troppo melensa per una donna che si è volontariamente trasformata in un uomo e ha rinunciato alla totalità di quell’amore; da alcune coincidenze negli avvenimenti, troppo semplicistiche; da alcuni costumi impropabili per l’epoca. Comunque lo trovo un buon film con un ottimo cast e poi se si pensa al regista, già si sà dove si va a parare, Sönke Wortmann è un pò sopra le righe, ama creare il sospetto è l’ambiguità. Per me è stato positivo.
Con Roberta abbiamo discusso di quello che ci è sembrato il vero nocciolo del film: come le donne vivessero in quell’epoca (e non solo), sottomesse, sfruttate e per nulla considerate se non per la riproduzione e l’uso nel sesso; di come la Chiesa fosse “integralista”, malata di maschilismo, simonia e nicolaismo; di quanta opulenza e povertà ci fosse allo stesso tempo; di come i papi sembravano imperatori; di come era facile morire per nulla. Ci siamo domandate se, al di là del voler creare un film su uno dei tanti fatti  (veri o no) della storia, non ci sia stata, da parte del regista, una provocazione nei confronti del sistema ecclesiastico.

La papessa Giovanna è una leggenda che nasce nella tradizione popolare, la conosco fin da piccola, ma con sfumature diverse; a Roma se ne è sempre parlato. A me l’ha raccontata quando avevo circa 12 anni mio nonno, dopo che avevo sentito dire da una signora “..ma chi te credi d’esse, la papessa Giovanna?” rivolta ad un’altra donna.
La leggenda dice che dopo essere stata eletta papa con il nome di Giovanni VIII, rimase incinta e durante la solenne processione di Pasqua nella quale il Papa tornava al Laterano dopo aver celebrato messa in San Pietro, nei pressi della basilica di San Clemente, la folla entusiasta si strinse attorno al cavallo che portava il Pontefice; il cavallo reagì provocando un trauma al papa che partorì prematuramente. Scopertone il segreto, la papessa fu fatta trascinare per i piedi da un cavallo, attraverso le strade di Roma, e lapidata a morte dalla folla inferocita nei pressi di Ripa Grande. Fu sepolta nella strada dove fu scoperta e questa strada fu evitata dalle processioni successive.
In altre versioni della leggenda (ad esempio in quella riportata nella cronaca di Martino di Troppau) la papessa Giovanna sarebbe morta subito al momento del parto oppure, una volta scoperta, rinchiusa in un convento. Di fatto a Roma si dice che Giovanna avesse un’amante fisso, da cui ebbe tre figli e quando fu scoperta fu rinchiusa in un covento  di clausura e non se ne seppe più nulla, anche mio nonno la raccontava così.
Ho sempre pensato, perchè si inventa una papessa? Ho quasi voglia di pensare che sia esistita, magari per breve tempo, non credo sia facile ingannare per anni la propria identità in un contesto maschile; magari ha avuto davvero dei figli, non ne hanno forde avuti i papi e proprio in Vaticano, dove alloggiavano le loro protette? Magari è vero che si è volutamente nascosta la verità, che ci vuole a cambiare le date, sopratutto in un’epoca come quella? Quasi quasi mi è simpatica la “Papessa”……

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Ex.Amici come prima

Eccoci di ritorno dal pomeriggio-cinema.
A dire il vero il film non è proprio il mio genere, ma sicuramente quello che si avvicina ai giovani di oggi, almeno alcuni, anche i giovanissimi (che lo hanno apprezzato molto e si sono divertiti).                                     

Mi sono domandata perchè i film dei Vanzina vadano tanto per la maggiore?
Per la trama? No, troppo ripetitiva, con niente si socialmente costruttivo, futile.
Per gli attori? No, quasi sempre gli stessi anche della tele (poi la Foglietta non mi piace neanche un pò..).
Per i personaggi? No, troppo scontati.
E alora?
Mi sono risposta che a parte qualche battuta che ti fa ridere sono proprio le situazioni così normali a dare il successo: semplici, comuni e trasparenti.Sicuramente non lo consiglierei, un film che non lascia tracce, solo un pò d’ilarità.

Comunque pomeriggio divertente, sopratutto le risate dei ragazzi mi hannoo rinfrancato il cuore.

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