TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Lady Bird

di Greta Gerwig

 

Christine, studentessa inquieta, molto intelligente e ipersensibile di un liceo cattolico, in perenne conflitto con la madre, vive a Sacramento.
Si fa chiamare Lady Bird. Il suo sogno è lasciare la città natale ed essere ammessa in una università sulla East Coast.
Christine ha un’amica del cuore Julianne, entrambe si scrivono ad un corso di recitazione; Christine inizia una relazione con Danny O’Neill ma la relazione finisce quando la ragazza vede Danny baciarsi con un ragazzo. Nel fratempo Julie scopre che il professore di matematica, di cui è innamorata, è sposato. Le ragazze uniranno le loro delusioni e cercheranno di farsi forza a vicenda.
Nel mezzo di queste vicende se ne agganciano altre che faranno vacillare inizialmente la loro amicizia.
A Lady Bird intanto arriva la notizia che è stata ammessa all’università di New York, con grande disappunto della mamma. Le due non riusciranno a chiarirsi di presenza, ma solo quando Christine sarà lontana.

Commedia pluricandidata e premiata che alterna comicità e drammaticità. Piacevole da vedere.
Anche se non particolarmente accattivante nel tema tutto sommato è gradevole; è un ripetere ciò che si è già visto in altri film per quel che riguarda la vita e le problematiche adolescenziali. Interessante è che la regista ha saputo delineare con dei spazi ben precisi la personalità di tutti i protagonisti principali. Il centro del film però è il rapporto tra Lady Bird e la madre, puntigliosa e che non gli fa passare niente, sempre pronta ad ostacolarla e rimproverarla. La scena che mostra il vero rapporto tra le due, a mio giudizio, è quando la ragazza acquista un’abito per un ballo, la madre osserva e giudica…mai niente di positivo…il vestito è troppo rosa, così non va…e la ragazza chiede solo di dirgli che l’abito gli stia bene, vuole piacere alla madre…la madre dice sottovoce che si gli vuole bene però…Una scena che mi ha commosso…gli sguardi della ragazza, ma anche della madre, mi hanno fatto male. Ho ripassato nella mia mente che sono stata figlia (amatissima dalla madre) e ora sono madre (che deve crescere una futura donna, a cui spero riuscirò a passargli forza e determinazione, a farla corazzare per tutto ciò che la vita gli porrà davanti…e questo passa anche per l’apprezzamento. Una ragazza che creda in se stessa).
Davvero sorprendente Saoirse Ronan (Lady Bird), l’ho apprezzata molto, trovo sia bravissima nel recitare ogni sfaccettatura della personalità della protagonista: inquietudine, tenerezza, insicurezza, comicità, ironia, fame d’amore e apprezzamento materno.

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Ancora sogno

Forse si è capito che sono una sognatrice…ad occhi aperti.
E poi sogno davvero quando sprofondo tra le braccia di Morfeo.
Spesso sogno la bellezza, che non è un gioiello, un luogo, un quadro…no, la bellezza è quando sogno la mia famiglia, quella che non c’è più, ma è sempre con me.
Sogno la bellezza perchè vedo mio padre preparare l’albero di Natale, o i miei nonni che prendono il caffè, il sorriso di mia zia, mia mamma che mi guarda….
Sogno la bellezza del passato, che mi fa scoprire il presente e immaginare che c’è sempre un futuro.
Perchè quelle radici hanno prodotto quello che sono oggi, una radice che immagina il futuro di altre piante.

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Se ci fosse…

Quanto sarebbe bella la Pace!
“…sarebbe…” perchè pace non c’è.
La Pace dovrebbe “vivere” in ogni angolo della Terra, sfiorare gli adulti, i bambini, i giovani, i vecchi.
Se ci fosse via le guerre, via le immigrazioni forzate, via lasciare gli affetti, via le paure…; si potrebbe riposare sereni tra le braccia di chi ci ama, nel calore della famiglia, nella nostra casa, nella nostra città.
Se ci fosse rideremmo tutti di più, anche i bambini che sono colore, gioia, il futuro sarebbe pensabile, un futuro dove tutti potrebbero studiare, lavorare.
Se ci fosse i genitori non avrebbero paura perchè ci sarebbe sicurezza.
Se ci fosse tutti avremmo una vita migliore, non esisterebbe odio, vendetta…ci sarebbe rispetto! che bella parola…dimenticata.
Se ci fosse…ma non c’è, gli anni passano, la invoco da sempre, ma mi sfugge…chissà se un giorno, prima che il mio viaggio terreno termini, io non possa ringraziare gli Uomini per avermela donata.

 

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Guardo

Oggi guardavo alcune foto di famiglia…mia mamma, mio papà, sembra assurdo o forse ridicolo alla mia età, ma la nostalgia per quell’amore è forte, penso che sono il mio passato, e da loro traggo una forza incredibile; poi guardo mia figlia e vedo il futuro, e ne traggo una forza incredibile. Io sono il mio presente, l’anello di raccordo tra due mondi meravigliosi in mezzo a questa tempesta di dolore e resistenza.

 

“La nostra felicità non dipende
soltanto dalle gioie attuali
ma anche dalle nostre
speranze e dai nostri ricordi.
Il presente si arricchisce
del passato e del futuro.”

Emilie Du Chatelet

 

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Paese che vai…

…usanza che trovi! Recita un antico proverbio.
E allora andiamo in Finlandia, dove per divertirsi con famiglia e amici, la notte di Capodanno, i finlandesi leggono il loro futuro grazie alle formine di stagno.
Esecuzione: si prende un pezzo di stagno, si fa fondere e lo si butta in acqua fredda, la mini-scultura che ne uscirà verrà interpretata per prevedere il futuro.
Un simpatico gioco….non credo che davvero si possa cedere a questa “previsione”!


Ah, dimenticavo, questa pratica si chiama “molibdomanzia”.

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Il grande futuro – Giuseppe Catozzella

9788807031762_0_0_300_80  Alì, ancora piccolo, mette il piedi su una mina. Si salva ma porterà una cicatrice sul corpo che segnerà per sempre la sua vita.
La madre gli cambia nome chiamandolo Amal, speranza. Amal è figlio di servi, generazioni che servono la famiglia di Ahmed, suo grande amico.
Nell’isola dove vive conoscerà la pace in famiglia, la guerra tra l’Esercito Regolare e i Neri, la parola rassicurante del mare, il tradimento, l’abbandono.
Cercherà se stesso nella Grande Moschea del Deserto, dove incontrerà religione, integralismo, ascetismo, solitudine, odio, amore. Dove lascerà l’innocenza dell’infanzia per capire il segreto del padre.
Diverrà guerriero, marito, padre.

 

Una storia intrisa di pathos, anche leggende, ma tratto dalla storia vera di un ex fondamentalista.
Racconto scritto bene che ci fa confrontare con il mondo islamico; vale la pena leggerlo per capire dove inizia il male e dove va a sfumare per trovare il bene e viceversa, per capire quanti io possiamo avere dentro.
Personalente a volte ho provato rabbia, a volte tristezza, a volte poesia. Ho comunque conosciuto un mondo in parte sconosciuto anche se tanto attuale.

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