TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Occhio alla data… 1938….cosa è cambiato?

Tinte

Un Sorcio, che correva a più nun posso
pe’ nun fasse acchiappà da un Micio rosso,
s’intrufolò de dietro a un cassabbanco
dove c’era accucciato un Micio bianco.
Lì pure la scampò; ma verso sera
cascò fra l’ogne d’ una Micia nera.
— Purtroppo, — disse allora — o brutta o bella,
la tinta cambia, ma la fine è quella.

Trilussa

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A Roma c’è una gatta…

…a dire il vero ci sono tant gatti, Roma è nota anche per le sue colonie di felini, ma la gatta di cui voglio raccontare è particolare.


E’ una statua di marmo bianco che potete vedere nel Rione Pigna, proprio a Via della Gatta.
La gatta in questione sembrerebbe essere stata parte del Tempio di Iside, che, al tempo dell’antica Roma, si trovava in questa zona; il gatto era considerato sacro dagli antichi egizi che adoravano Iside; questa gatta sarebbe Bastet, proprio figlia di Iside e Osiride.
La statua è posizionata su un angolo di Palazzo Grazioli.
Su questa gatta ci sono diverse leggende, e noi romani siamo specialisti nel crearne, su ogni angolo della nostra stupenda e, ahimè, trascurata città; una leggenda racconta che la gatta miagolò quando vide un bambino sporgersi pericolosamente dal cornicione, così facendo attirò l’attenzione della mamma che lo salvò da quella che sarebbe stata una fatale caduta; un’alra leggenda racconta che la gatta iniziò a miagolare incessantemente per avvisare gli abitanti del rione di un incendio sviluppatosi di notte che, se non subito spento, avrebbe provocato vittime e danni; e ancora, la gatta sarebbe posizionata nel punto dove è sepolto un tesoro, ma non è stato mai trovato malgrado gli accertamenti effettuati; quella che piace di più a noi romani è quella che racconta dello sguardo…
Lo sguardo della gatta sarebbe puntato su un tesoro nascosto, ma per quanti lo abbiano cercato, nessuno lo ha mai trovato. Almeno ufficialmente.

 

 

 

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Parole e fatti

Certi Sorcetti pieni de giudizzio
s’ereno messi a rosicà er formaggio,
quanno, ner vede un Gatto de passaggio,
fecero finta de tené un comizzio.

Un Sorcio, infatti, prese la parola
con un pezzo de cacio ne la gola.
— Colleghi! — disse — questa è la più forte
battaja der pensiero che s’è vista:
io stesso lotterò pe’ la conquista
de l’ideale mio fino a la morte!
Voi pure lo farete, so’ sicuro… —
Ogni Sorcetto j’arispose: — Giuro!

— Fanno le cose propio ar naturale,
— disse er Miciotto — come fusse vero!
L’appetito lo chiameno Pensiero,
er formaggio lo chiameno Ideale…
Ma io, però, che ciò l’Istituzzione
me li lavoro tutti in un boccone.

Trilussa

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