TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Mahatma Gandhi

La persona che
non è in pace con
se stessa
sarà in guerra
con il mondo
intero.

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Fury

di David Ayer.

1945. Seconda Guerra Mondiale. La Germania nazista allo sfacelo. Gli americani, cinque uomini.
Il sergente Don Collier, che odia i nemici quanto invece ama i suoi uomini, ha la responsabilità del gruppo e di un tank Sherman: il carro armato chiamato Fury.
Nel gruppo viene reclutato Norman Ellison, un giovane soldato da addestrare,  ancora con occhi puri, il novellino che inneggia alla non violenza, che odierà l’orrore che lo circonda, ma che dovrà combattere il nemico, ucciderlo e perdere l’innocenza.
C’è il sangue, la vita, la morte, la paura, la follia. Una missione mortale.

Un po’ datato, ma io ci arrivo volutamente sempre tardi su alcuni film.
Con Brad Pitt, Logan Lerman, Jon Bernthal, Michael Peña, Jason Isaacs, Shia LaBeouf.
Ancora una volta un film con Brad Pitt, che continua a non piacermi anche se qui, devo ammetterlo, è stato davvero bravo, solido nel personaggio.
Da vedere questo film drammatico, crudo, dai paesaggi desolanti e fangosi, dove l’unica cosa che mi ha dato da pensare è quanto la guerra sia assurda, sia solo un tappeto di corpi e sangue dove l’amore non vince.
Un film che ricalca altri film, niente di nuovo, ma che comunque ti fa sentire la guerra addosso, ne senti lo schifoso odore.

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Ma vincono le orecchie da mercante…

“E’ da saggi  provare tutte le vie  prima di arrivare alle armi”

Terenzio

 

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Fra cent’anni

Da qui a cent’anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po’ che montarozzo d’ossa,
che fricandò* de teschi
scapperà fòra da la terra smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesci, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
O gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.

Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell’occhio vôto e fonno
nun ce sarà né l’odio né l’amore
pe’ le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l’urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: – Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l’uguajanza
che cianno predicato tanto spesso!

Trilussa scrisse questa poesia nel gennaio del 1915, se aggiungiamo qualche altra nazionalità le cose non sono poi cambiate di molto….e la pace e l’uguaglianza ancora le stiamo aspettando? o bistrattando? Arriveranno mai? Sembra proprio che ancora non sia maturato quel tempo. Che tristezza.

 

*miscuglio

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Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

book1  Due ragazzi: Amir, afgano di etnia pashtun; Hassan, afgano di etnia hazara, bravissimo nel tiro con la fionda. Vivono a Kabul.
I due sono grandi amici anche se Hassan e Alì, suo padre, lavorano come domestici per Baba, padre di Amir.  Anche Baba è amico di Alì.
Hassan ha il labbro leporino è Baba si propone di pagargli l’intervento chirurgico anche se il costo è elevato, Baba ha un forte affetto per questo ragazzo e glielo dimostra spesso, mentre per il figlio Amir ha una certa freddezza, ritenendolo la causa della morte della moglie dopo il parto.
Amir si rifugia così nel conforto di Daniele Carusim, amico del padre, appassionato come lui di letteratura.
Amir ed Hassan crescendo decidono di partecipare a quello che è il gioco più importante della città: la caccia agli aquiloni, dove bisogna tagliare il filo dell’aquilone degli avversri e impossessarsene.
Amir riuscirà a vincere la competizione con l’aiuto di Hassan. Ma questa vittoria costerà cara ad entrambi, minerà la oro amicizia e il rapparto tra Baba e Alì.
Amir e suo padre scapperanno in America, dove il agazzo troverà l’amore e dove Baba morirà.
Ma il passato si riaffaccerà nella vita di Amir nelle vesti di Rahim; il passato porterà Amir di nuovo nel suo paese d’origine dove conoscerà una verità sconvolgente, dove si metterà a confronto con i demoni della sua adolescenza, dove cercherà di annodare i fili di un imprevisto destino tramite Sohrab. Suo nipote.

 
Lo so, un libro “datato”, ma io e Meli lo abbiamo riletto insieme, a lei era stato assegnato un compito proprio su questo romanzo.
Sinceramente rileggerlo è stato bello, mi sono rituffata in un mondo scomparso, ho riprovato emozione, dolore, rabbia.
Un libro dove si parla di amicizia, coraggio, paura, dolore, amore, guerra, destino.

Abbiamo deciso di rivedere anche il film.

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Uomo!

Quando ti ricorderai che i bambini devono sorridere e avere negli occhi il sole e non la guerra?

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

ladra 1939 – Germania.
Liesel Meminger durante la sepoltura del fratellino trova un piccolo libro, lo prende e lo custodisce segretamente. Non sa leggere ma apprenderà le parole grazie al padre adottivo, che gli impara anche ad amare la musica: “Mai dimenticarci la musica.” E’ il periodo nazista e i libri vengono bruciati, Liesel cerca di portarne via alcuni, li ruba anche a casa del sindaco, vuole salvarli e ha sete di sapere. Ama leggere, unica forza contro il momento difficle che vive l’umanità. Ha un alleato, Rudy, che condividerà con lei i furti di libri anche se preferirebbe rubare generi alimentari. Malgrado tutto Liesel è serena, ma tutto cambia quando in casa arriva un giovane ebreo che la famiglia nasconderà per diverso tempo: Papà disse: ” Com’era là fuori?”  Max sollevò il capo, con un’espressione stupita. “C’erano le stelle”, disse. “Mi hanno bruciato gli occhi.”

 

Ho riletto questo libro sotto la spinta di Melissa, che a sua volta voleva rileggerlo. Insieme a me. Voleva commentare la Morte, personaggio chiave di questo stupendo libro.
All’inizio si fatica un pò a leggerlo, ma poi ti avvince e vai di filato. Trama impostata in modo originale, a volte spiazza. Un romanzo che fa riflettere sulla vita, sulla morte, sul dolore, sulla paura, sulle inutili e devastanti guerre. E’ un libro di speranza perchè le parole, i libri, sono ciò che possono salvare la mente, il cuore, l’anima dalle brutture del mondo.
E la figura della Morte a noi è piaciuta, dice una grande verità, che forse ancora l’uomo non ha capito, o si rifiuta di accettare, preso com’è dalla sua onnipotenza.

 

La Morte:
***PICCOLO MA SIGNIFICATIVO COMMENTO***
Nel corso degli anni ho visto tanti giovani che credono
di correre gli uni contro gli altri.
Non è così.
E’ verso di me che corrono.

La Morte:
***UN ULTIMO FATTO***
La ladra di libri è morta ieri.

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Appartamento ad Atene

appartamento-ad-atene-nuova-locandina-italiana-del-film-251383 di  Ruggero Dipaola
Gli Helianos sono una famiglia borghese (madre, padre, figlio, figlia) che vive ad Atene, hanno perso il loro primo figlio in guerra, siamo nel 1942, Seconda guerra mondiale, i nazisti occupano la Grecia.
Il capitano Kalter decide di insediarsi nella casa degli Helianos sconvolgendone la vita con umiliazioni e prepotenze, limitando la loro libertà individuale, creando un’atmosfera di terrore e vessazione fino a quando un tragico evento nella sua vita personale porterà ad un drammaticao finale di vita, per lui e per la famiglia.

 

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Film del 2012  tratto dal romanzo omonimo di Glenway Wescott, film che vince svariati premi ma che non ha avuto grande risalto in Italia.
Un film che ho trovato bello, doloroso, mi ha toccato particolarmente, ho sentito strisciare in me la stessa assenza di aria di quando ero chiusa in un reparto dove non poteva entrare quella naturale, quella da respirare a pieni polmoni. Film da vedere assolutamente che ci mette davanti la claustrofobica limitazione della libertà personale intrapresa dalla follia umana. Il film si svolge in una casa ma la vera mancanza di spazi diventa quella dell’anima, spezzata da una crudeltà che nulla ha di ragionevole, se mai la crudeltà possa esserlo in qualche modo, e da una violenza sottile, oserei dire raffinata, che crea speranze ma poi trafigge come una spada affilata; non rivelo di più, perchè se mai decideste di vederlo (se qualcuno lo ha fatto mi lasci un suo commento) capireste quella lama come viene infilzata, agghiacciante follia. Non aspettatevi scene di guerra ma tanta psicologia che però non annoia anzi…
Attori stupendi, brava la Morante la madre (Zoe Helianos) determinata a contrastare il capitano pur di salvare martito e figli, le persone che ama;  ho trovato stupendo Richard Sammel  nei panni del capitano Kalter appartamento_ad_atene
Bella la scenografie e la fotografia.

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Missione al Nord – Nelson DeMille

nord  “Ma purtroppo certe cose te le porti dentro, e ti cambiano tutta la vita perchè sei stato in quel posto buio della tua anima, il posto che quasi tutti sanno esistere ma dove non sono mai stati.”

 
Paul Brenner, investigatore dell’esercito in pensione, viene contattato da Karl Hellman, suo ex colonnello, perchè assegnato ad una missione in Vietnam, dove era stato a combattere come militare 30 anni prima.
Deve rintracciare un ex soldato vietnamita che nel periodo della guerra avrebbe assistito ad un omicidio perpretato da un capitano statunitense nei confronti di un tenente.
Brenner parte per il Nord del Vietnam, nella zona di Quang Tri, affiancato dalla bella e misteriosa Cinthya Sunhill, dove spera di trovare l’uomo, se ancora vivo.
Perchè dopo anni si cerca la verità? Come si è venuti a sapere questo tragico evento? E perchè nella storia si inserisce il vicepresidente degli Stati Uniti? Riuscirà nell’impresa Paul? E soprattutto accetterà gli inevitabili compromessi che gli veranno proposti?

 

 
Diversi anni fa volevo leggere DeMille, ma non mi convincevo mai, il perchè non lo so. Poi qualche giorno fa un’amica “svuota” la libreria e mi fa recapitare uno scatolone pieno di libri (ormai s’è sparsa la voce che riciclo, sistemo, e porto dove c’è bisogno di cultura, o quanto meno di lettura); apro lo scatolone e il primo libro che trovo è questo, e allora ho pensato che sarà destino che questo autore io lo debba leggere.
E sono soddisfatta di averlo fatto, un libro, a mio giudizio, bello, che ti coinvolge, che ti tiene l’attenzione alta, e perchè è una sorta di giallo, e perchè è zeppo di nomi e riferimenti storici a cui devi assolutamente prestare attenzione, la trama ne è farcita.
Forse qualcosina era da tagliare, ma una volta che ti ci infili dentro vuoi sapere e anche il superfluo è indispensabile, mi era presa una sorta di sete letteraria, l’ho letto anche di notte.
Mi ha fatto conoscere il Vietnam senza essere una guida turistica, mi ha fatto conoscere particolari di una guerra che sicuramente ancora oggi lascia tracce e ferite, come nessuno me ne aveva mai parlato (all’epoca del conflitto ero piccola ma mio padre ne parlava spesso con mia madre, a quei due non sfuggiva nulla, accidenti!).
Intrigante e avvincente la storia, belli e veloci i dialoghi (sembra di vedere i volti dei protagonisti leggendoli), descrizioni percise.
In questo romanzo c’è la trama, ovvio, ma ho letto che DeMille ha combattuto in Vietnam, quindi credo che la vera trama di questo libro sia lui stesso, ciò che ha provato, ciò che ricorda, gli incubi che lo perseguitano, come tutti i reduci di quella guerra maledetta che mio padre definiva “cattiva senza giustificazioni” (questo lo ricordo).
Da leggere se vi piace il genere thriller e anche alcune verità…
Ora mi dovrò decidere a leggere La figlia del generale, il libro che mi era stato proposto anni fa e mai avevo voluto farlo.

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L’amore nel vento – Katja Kettu

vento1944. Lapponia.
Seconda guerra mondiale, la Finlandia si allea con i tedeschi contro l’Unione Sovietica.
Il Campo Titovka, vicino al Circolo polare artico, è un campo di concentramento dove si pratica “L’operazione stalla”: donne prigioniere abusate e sottoposte a tutti i tipi di sperimantazione.
Nel campo c’è una donna, Guercina, che per non rinunciare al suo amore per un ufficiale delle SS, Johannes Angelhurst, si fa mandare volontariamente in quell’inferno come levatrice.
Johannes Angelhurst ha partecipato alla guerra in Ucraina, ma sembra non ricordare nulla di quel periodo, fino a quando Guercina trova una foto tra le tante che lui ha scattato come fotografo ufficiale di guerra.
Guercina è una donna forte, appassionata, sembra un demone…ma quanto potrà essere forte davanti alla realtà atroce che conoscerà? Riuscirà ad aspettare Johannes al fiordo del Morto dove c’è una capanna isolata e un baule con dei taccuini preziosi? Potrà perdonare Facciabruciata?

 

Un romanzo bello, ma terribilmente intriso di sofferenza; ci ho messo molti giorni per leggerlo, lo stomaco si torceva, il mio essere madre si addolorava, il mio essere donna si annientava….Un romanzo struggente che parla di vita e di morte, che può commuovere e tormentare, un romanzo crudo nella sua realtà storica perchè legato ad una guerra. La guerra  è già di per se un’atrocità, ma molte sono quelle che sempre porta legate, atrocità che non possono avere nessuna giustificazione. Un romanzo che è attraversato da tante figure ma i personaggi principali sono due, due le storie che pur divise si intrecciano, si scontrano e incontrano, due voci narranti: Guercina e l’ufficiale delle SS. Due storie che attraversano un periodo feroce della nostra storia, che attraversano una terra dal clima feroce, due storie che nella loro terribile esistenza creano l’amore più grande: una figlia (la figura tenera che mi farà piangere all’ultimo per questa madre sfortunata). Il linguaggio usato dall’autrice è forte, crudo, sboccacciato, ma questo rende il romanzo incredibilmente reale (in parte lo è), incredibilmente accattivante.
Un libro da leggere sapendo che non si leggerà la classica storia d’amore, a dispetto dell’assurdo titolo che, come il più delle volte,  in Italia è stato ribaltato dall’originale, un titolo che non ha niente a che vedere con il contenuto. Il titolo originale è La levatrice, e qui ci stà tutto. Se avete stomaco forte e cuore saldo leggetelo, se sapete emozionarvi malgrado la crudeltà che spesso ci circonda leggetelo, se potete pensare che esistano amori al limite della ragione e non vi erogate il diritto di giudicare leggetelo, non resterete delusi.

 

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