TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Venti di guerra…

…avrà mai pace l’uomo?

 

“La guerra non è vinta con la vittoria”
(Ernest Hemingway)

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300 – 300, l’alba di un impero

di Zack Snyder.

 


Leonida, re spartano, incontra gli emissari del re persiano Serse che vuole convincerlo a sottomettersi.
Gli emissari vengono uccisi e Leonida decide di combatter i persiani, ma il consiglio della città non lo approva e Leonida va in guerra utilizzando la sua guardia personale: 300 guerrieri
I spartani vengono tradiiti da uno di loro che, essendo fisicamente deforme non viene fatto combattere. Alle Termopili vengono attaccati dall’esercito di Serse e, dopo diversi giorni di resistenza, vengono sopraffatti e uccisi tutti.
Le città greche, venute a conoscenza del sacrificio dei 300, decidono di organizzare un esercito e affrontare i persiani.

 

 

Film datato 2007, ma i figli di Roberta lo volevano vedere e sapendo che amo il cinema mi hanno invitato in questa full immersion…
Bravi gli attori: Gerard Butler, Lena Headey, Michael Fassbender…Ma più che un film mi è sembrato un videogioco dalla ottima tecnologia.
Storia raccontata con una visione che sconvolge la realtà storica.

 

 

di Noam Murro

Battaglia navale tra i greci e i prsiani, Temistocle contro Serse, le battaglie di Maratona e Salamina
Alle armate di Serse si unisce Artemisia, regina della Caria, rimasta vedova, coraggiosa e sanguinaria, che si porta dentro il dolore dello sterminio della sua famiglia da parte dei greci quando ancora era piccolache comanda una parte della flotta
I greci, che non volevano combattere contro una donna, misero una taglia sulla sua testa. L’astuzia di Temistocle sarà fondamentale per contrastare la flotta persiana.

 

Anche qui immagii forti, che colpiscono. Un sequal violento dove il corpo di Serse domina prepotentemente, dove le sanguinose battaglie si appoggiano a incredibili effetti speciali. dove c’è l’unica scena di sesso, abbastanza forte.

Anche se lontani dalla verità storica e ben farciti di violenza non posso dire che questi film non mi hanno interessato.

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Mahatma Gandhi

La persona che
non è in pace con
se stessa
sarà in guerra
con il mondo
intero.

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Fury

di David Ayer.

1945. Seconda Guerra Mondiale. La Germania nazista allo sfacelo. Gli americani, cinque uomini.
Il sergente Don Collier, che odia i nemici quanto invece ama i suoi uomini, ha la responsabilità del gruppo e di un tank Sherman: il carro armato chiamato Fury.
Nel gruppo viene reclutato Norman Ellison, un giovane soldato da addestrare,  ancora con occhi puri, il novellino che inneggia alla non violenza, che odierà l’orrore che lo circonda, ma che dovrà combattere il nemico, ucciderlo e perdere l’innocenza.
C’è il sangue, la vita, la morte, la paura, la follia. Una missione mortale.

Un po’ datato, ma io ci arrivo volutamente sempre tardi su alcuni film.
Con Brad Pitt, Logan Lerman, Jon Bernthal, Michael Peña, Jason Isaacs, Shia LaBeouf.
Ancora una volta un film con Brad Pitt, che continua a non piacermi anche se qui, devo ammetterlo, è stato davvero bravo, solido nel personaggio.
Da vedere questo film drammatico, crudo, dai paesaggi desolanti e fangosi, dove l’unica cosa che mi ha dato da pensare è quanto la guerra sia assurda, sia solo un tappeto di corpi e sangue dove l’amore non vince.
Un film che ricalca altri film, niente di nuovo, ma che comunque ti fa sentire la guerra addosso, ne senti lo schifoso odore.

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Ma vincono le orecchie da mercante…

“E’ da saggi  provare tutte le vie  prima di arrivare alle armi”

Terenzio

 

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Fra cent’anni

Da qui a cent’anni, quanno
ritroveranno ner zappà la terra
li resti de li poveri sordati
morti ammazzati in guerra,
pensate un po’ che montarozzo d’ossa,
che fricandò* de teschi
scapperà fòra da la terra smossa!
Saranno eroi tedeschi,
francesci, russi, ingresi,
de tutti li paesi.
O gialla o rossa o nera,
ognuno avrà difesa una bandiera;
qualunque sia la patria, o brutta o bella,
sarà morto per quella.

Ma lì sotto, però, diventeranno
tutti compagni, senza
nessuna diferenza.
Nell’occhio vôto e fonno
nun ce sarà né l’odio né l’amore
pe’ le cose der monno.
Ne la bocca scarnita
nun resterà che l’urtima risata
a la minchionatura de la vita.
E diranno fra loro: – Solo adesso
ciavemo per lo meno la speranza
de godesse la pace e l’uguajanza
che cianno predicato tanto spesso!

Trilussa scrisse questa poesia nel gennaio del 1915, se aggiungiamo qualche altra nazionalità le cose non sono poi cambiate di molto….e la pace e l’uguaglianza ancora le stiamo aspettando? o bistrattando? Arriveranno mai? Sembra proprio che ancora non sia maturato quel tempo. Che tristezza.

 

*miscuglio

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Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

book1  Due ragazzi: Amir, afgano di etnia pashtun; Hassan, afgano di etnia hazara, bravissimo nel tiro con la fionda. Vivono a Kabul.
I due sono grandi amici anche se Hassan e Alì, suo padre, lavorano come domestici per Baba, padre di Amir.  Anche Baba è amico di Alì.
Hassan ha il labbro leporino è Baba si propone di pagargli l’intervento chirurgico anche se il costo è elevato, Baba ha un forte affetto per questo ragazzo e glielo dimostra spesso, mentre per il figlio Amir ha una certa freddezza, ritenendolo la causa della morte della moglie dopo il parto.
Amir si rifugia così nel conforto di Daniele Carusim, amico del padre, appassionato come lui di letteratura.
Amir ed Hassan crescendo decidono di partecipare a quello che è il gioco più importante della città: la caccia agli aquiloni, dove bisogna tagliare il filo dell’aquilone degli avversri e impossessarsene.
Amir riuscirà a vincere la competizione con l’aiuto di Hassan. Ma questa vittoria costerà cara ad entrambi, minerà la oro amicizia e il rapparto tra Baba e Alì.
Amir e suo padre scapperanno in America, dove il agazzo troverà l’amore e dove Baba morirà.
Ma il passato si riaffaccerà nella vita di Amir nelle vesti di Rahim; il passato porterà Amir di nuovo nel suo paese d’origine dove conoscerà una verità sconvolgente, dove si metterà a confronto con i demoni della sua adolescenza, dove cercherà di annodare i fili di un imprevisto destino tramite Sohrab. Suo nipote.

 
Lo so, un libro “datato”, ma io e Meli lo abbiamo riletto insieme, a lei era stato assegnato un compito proprio su questo romanzo.
Sinceramente rileggerlo è stato bello, mi sono rituffata in un mondo scomparso, ho riprovato emozione, dolore, rabbia.
Un libro dove si parla di amicizia, coraggio, paura, dolore, amore, guerra, destino.

Abbiamo deciso di rivedere anche il film.

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Uomo!

Quando ti ricorderai che i bambini devono sorridere e avere negli occhi il sole e non la guerra?

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

ladra 1939 – Germania.
Liesel Meminger durante la sepoltura del fratellino trova un piccolo libro, lo prende e lo custodisce segretamente. Non sa leggere ma apprenderà le parole grazie al padre adottivo, che gli impara anche ad amare la musica: “Mai dimenticarci la musica.” E’ il periodo nazista e i libri vengono bruciati, Liesel cerca di portarne via alcuni, li ruba anche a casa del sindaco, vuole salvarli e ha sete di sapere. Ama leggere, unica forza contro il momento difficle che vive l’umanità. Ha un alleato, Rudy, che condividerà con lei i furti di libri anche se preferirebbe rubare generi alimentari. Malgrado tutto Liesel è serena, ma tutto cambia quando in casa arriva un giovane ebreo che la famiglia nasconderà per diverso tempo: Papà disse: ” Com’era là fuori?”  Max sollevò il capo, con un’espressione stupita. “C’erano le stelle”, disse. “Mi hanno bruciato gli occhi.”

 

Ho riletto questo libro sotto la spinta di Melissa, che a sua volta voleva rileggerlo. Insieme a me. Voleva commentare la Morte, personaggio chiave di questo stupendo libro.
All’inizio si fatica un pò a leggerlo, ma poi ti avvince e vai di filato. Trama impostata in modo originale, a volte spiazza. Un romanzo che fa riflettere sulla vita, sulla morte, sul dolore, sulla paura, sulle inutili e devastanti guerre. E’ un libro di speranza perchè le parole, i libri, sono ciò che possono salvare la mente, il cuore, l’anima dalle brutture del mondo.
E la figura della Morte a noi è piaciuta, dice una grande verità, che forse ancora l’uomo non ha capito, o si rifiuta di accettare, preso com’è dalla sua onnipotenza.

 

La Morte:
***PICCOLO MA SIGNIFICATIVO COMMENTO***
Nel corso degli anni ho visto tanti giovani che credono
di correre gli uni contro gli altri.
Non è così.
E’ verso di me che corrono.

La Morte:
***UN ULTIMO FATTO***
La ladra di libri è morta ieri.

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Appartamento ad Atene

appartamento-ad-atene-nuova-locandina-italiana-del-film-251383 di  Ruggero Dipaola
Gli Helianos sono una famiglia borghese (madre, padre, figlio, figlia) che vive ad Atene, hanno perso il loro primo figlio in guerra, siamo nel 1942, Seconda guerra mondiale, i nazisti occupano la Grecia.
Il capitano Kalter decide di insediarsi nella casa degli Helianos sconvolgendone la vita con umiliazioni e prepotenze, limitando la loro libertà individuale, creando un’atmosfera di terrore e vessazione fino a quando un tragico evento nella sua vita personale porterà ad un drammaticao finale di vita, per lui e per la famiglia.

 

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Film del 2012  tratto dal romanzo omonimo di Glenway Wescott, film che vince svariati premi ma che non ha avuto grande risalto in Italia.
Un film che ho trovato bello, doloroso, mi ha toccato particolarmente, ho sentito strisciare in me la stessa assenza di aria di quando ero chiusa in un reparto dove non poteva entrare quella naturale, quella da respirare a pieni polmoni. Film da vedere assolutamente che ci mette davanti la claustrofobica limitazione della libertà personale intrapresa dalla follia umana. Il film si svolge in una casa ma la vera mancanza di spazi diventa quella dell’anima, spezzata da una crudeltà che nulla ha di ragionevole, se mai la crudeltà possa esserlo in qualche modo, e da una violenza sottile, oserei dire raffinata, che crea speranze ma poi trafigge come una spada affilata; non rivelo di più, perchè se mai decideste di vederlo (se qualcuno lo ha fatto mi lasci un suo commento) capireste quella lama come viene infilzata, agghiacciante follia. Non aspettatevi scene di guerra ma tanta psicologia che però non annoia anzi…
Attori stupendi, brava la Morante la madre (Zoe Helianos) determinata a contrastare il capitano pur di salvare martito e figli, le persone che ama;  ho trovato stupendo Richard Sammel  nei panni del capitano Kalter appartamento_ad_atene
Bella la scenografie e la fotografia.

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