TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Libertà, mia

In alcune mie giornate mi batte in testa l’idea di libertà.
La libertà di esplorare con la fantasia, l’immaginazione, come sarebbe questo mondo senza il frenetico desiderio di possedere. Possedere le anime, le persone, gli oggetti…
La libertà di camminare in un campo di grano, con il vento leggero che muove le spighe e l’odore mi entra nelle narici…come quando ero piccola.
La libertà di camminare tenendo per mano bambini di ogni “colore”, ricordando di quando lo ero io e avevo la purezza del cuore.
La libertà di guardare la vita come i fanciulli che vi si affacciano piano piano.
La libertà di essere fragile come l’uccello che per la prima volta spicca il volo con le sue piccole ali.
la libertà di essere un fiore colorato che nessuno può cogliere.
La libertà di avere un canto poetico nel cuore senza che nessuno lo debba macchiare con la ragione malata di adulti sconsiderati.
La libertà di essere la luna argentata anche quando splende il sole del mattino.

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Devo chiedere scusa…

…a tutti coloro che seguo per non essere stata presente nei loro blogger, spero di recuperare. Il mio è stato in questo periodo un percorso a senso unico, postavo e giravo poco. In questo periodo nella mia vita si sono alternate emozioni forti, belle, dolorose, malinconiche.
Ma sono qui…sono tornata e riparto con i tag per cui sono stata nominata.  Grazie per non aver mai abbandonato questo spazio

A voi tutti il mio 

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Io

Ho bisogno di equilibrio, d’amore, cura…come una pianta, no, ancor di più…come un albero, perchè voglio le mie radici forti. Le mie radici devono sostenere il fusto, devono far allungare i rami fino a sfiorare il profumo del cielo, il calore del sole, devono ondeggiare al vento birichino….presuntuosa? Forse, ma oggi mi girava così. Pensavo agli alberi, che amo più di ogni cosa in natura.

“Guarda sempre in alto. Questo è il segreto della vita.”
Charles Schulz

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Alle 4.00

Ero seduta in giardino, avvolta nella coperta di pail con i pelosi addosso. Ieri ho assistito ad una scena di una violenza inaudita, scioccante…non sono riuscita a dormire e alle 3.30 mi sono fatta un caffè e ho deciso che dovevo fare pace con il mondo. Stivali, giubottone, cappello e coperta…in giardino, ad aspettare che albegiasse…che meraviglia quel rosa. Sono uscita da sola, senza neanche un cane con me, dovevo essere sola, come faccio sempre in certi casi. Mi sono addentrata nel bosco, non avevo paura, mi sentivo invisibile, come se volpi e cinghiali non mi potessero vedere, ho camminato fino al torrente, ho toccato l’acqua gelida, pulita. E ancora giù fino alla fine della valletta, da dove posso vedere le montagne, bianche innevate, pulite, maestose, e ho pianto, d’emozione, e perchè lassù non posso più andare; mi sono seduta su un ceppo e ho pensato a quanto è bello il mondo, a quanto è bello il cielo, a quanto sono belli gli alberi, le fogie gialle delle querce…ho sentito un fruscio, mi sono girata e ho visto un gatto passare inusualmente accanto al torrente…neanche mi ha guardato, ho pensato che davvero ero invisibile. Alle 7.00 sono risalita per la collina, sentivo gli uccelli mestamente richiamare, ho visto pettirossi saltellare e ho pensato che non mi interessa essere abbracciata dall’umanità, perchè tanta meraviglia non l’ha creata ma la sta distruggendo, come distrugge Amore, Bellezza, Pace. Ho chiuso tutto questo mondo nel mio cuore, questo cuore riparato, e mi piace pensare che lo sia stato perchè ha sempre dato e continua a farlo, e ho capito che questo cuore è una roccaforte, ma non devo alzare barriere perchè è inaccesibile, intoccabile, non serve difenderlo perchè in lui alberga l’essenza stessa di me stessa, che è incorruttibile, inattaccabile. Non abbracciarmi Uomo, perchè Dio mi sta abbracciando, è Lui che mi ha donato tutto questo e allora il mio essere invisibile diventa per me un valore immenso da custodire. Apro la porta di casa e mi trovo davanti mia filgia che mi dice “Ma dove sei stata, vabbè ho letto il biglietto, ma non farlo più, con questo freddo, volevo svegliare papà e poi ho visto i cani scodinzolare…” “Ma’ perchè piangi'” “Perchè ho visto la bellezza di Dio, la bellezza della Natura, ne ho sentito l’Amore…” Mi ha dato un bacio sulla fronte…”Ma’ mi rimeto sotto il piumone, tu non hai bisogno della poesia perchè la poesia ce l’hai nel cuore” e allora davvero Dio mi ha abbracciata.

 

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Ho pensato…

…al mare oggi, al suo muoversi turbolento, alla sua pace quando è quieto. Ciò che mi affascina comunque è la sua immensità, la sua maestosità. E dimentico per un attimo il resto del mondo e le sue piccolezze.

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Ma quando arriva quel giorno?

Finalmnte notizie di Jak…scritte, perchè contravvenendo alla regola di non usare altro mezzo se non nelle emergenze, avevamo avuto un contatto per metterlo al corrente di ciò che era accaduto a mia suocera. Scambio di pensieri e poi il silenzio del cellulare.

“…, tesoro mio ho deciso, torno presto.
A breve visiterò un luogo che non posso tralasciare, anche per fare delle belle fotografie, e poi torno. Non ho più voglia di stare qui….
Qualche giorno fa ho visitato il Kirkjufell, una montagna dalla forma particolare…vedrai i scatti! Qui la chiamano anche la montagna chiesa….dormo ancora due giorni in questa città e poi parto per l’ultima tappa, ormai ho deciso….
Torno…ora ne ho desiderio. Ora ho davvero nostalgia della mia casa, di voi, della mia vita.
………………….
Ti farò assaggiare il graflax, una tartina di salmone affumicato, sono certo che ti piacerà…buonissimo, ho imparato a preparare bene questo sfizio.
Anche l’alimentazione, che pur apprezzo, mi comincia a stancare…..dovrai cucinare molto quando torno. E tornare mi crea tristezza se penso che Mary non abita più vicino a me; mi dici che tua cugina è tranquilla e carinissima, ma Mary per me è mia madre, lo sai…..Sarà una buona scusa per venire più spesso da te.
A presto, prestissimo, dolce amica mia. ti scriverò tra qualche giorno e poi arrivo…..”

 

E io non vedo l’ora che i giorni passino velocemente, troppo tempo senza la sua voce, le sue risate, la sua musica….

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Tailleur

Questa mattina esco, indosso giacca monopetto, pantalone aderente sopra la caviglia, tutto blu oltremare,  scarpe tipo uomo…Mi incontro con un’amica per caso, in banca, fila lunga…ci sediamo e chiacchieriamo. Noto che mi osserva spesso e alla fine gli chiedo cosa la incuriosisce tanto di me, infondo mi conosce da tanto…”L’abbigliamento, è maschile.” E si, il tailleur è davvero di gusto maschile, io l’adoro. Trovo che questo completo mi rappresenti molto, lo trovo maschile ma estremamente femminile. Un capo che racchiude il femminile che c’è in me con quel tanto di maschile che mi appartiene: dolcezza/determinazione.  A chi di voi piace il capo di gusto maschile indossato da una donna? E se vi piace perchè? E se non vi piace?

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Ecco…

…questa è la dimostrazione che la mia non è ancora una fede di certezza, ma di speranza, altrimenti ieri non avrei postato le mie parole d’aiuto. Oggi so che devo credere di più, devo, perchè Lui c’è, non mi abbandona, io a volte lo faccio. Chi mi segue da un po sa che quando la mia anima fa le bizze ho bisogno di isolarmi nel verde, esco e vado nel bosco, sola, senza neanche un peloso, sfidando cinghiali e serpenti che in questo momento sono tutti belli attivi (ne ho visti tre), mi infilo nel verde silenzioso, dove le parole dell’uomo non arrivano, ascolto solo il ruscello e gli uccelli, porto solo il cellulare in caso d’emergenza…e prendo il sentiero riaperto da due giorni da Renzo e vado fino dove trovo la barriera, quella che non mi è permesso oltrepassare, quello è il regno delle vipere .Il silenzio mi fa bene, rimetto ordine in me, nei miei più intimi pensieri e torno a casa, trovo Semir che mi attende davanti al cancello e mi porta dove di solito arriva Ciop (così lo chiamo), uno scoiattolo che ormai da venti giorni ci viene a fare visita tutte le mattine, a volte anche nel tardo pomeriggio   ormai siamo amici, tanto che si avvicina sempre di più anche dalla parte del cancello, che confina con il bosco, se ne sta lì tranquillo, si fa fotografare, scappa solo se i miei pelosi gi abbaiano contro  . Sto un po ad osservarlo, poi mi volto e vedo il colore, la vita, l’esplosione della natura, tutti i miei fiori sono un invito a gioire     e chiedo perdono a loro, sono due giorni che non li annaffio, ma ancora non lo faccio, allora il buon Dio avrà pensato che sono davvero dura a capire e manda giù l’acqua, ma tanta, e fredda, ristoratrice, e poi manda questa meraviglia  da ovest ad est  , un segno preciso, l’alleanza, e allora mi domando “Ma Paola, come hai fatto a vacillare?” E capisci ancor di più che la Fede va vissuta e non chiacchierata.

 

Ciao blogger, il blog chiude fino a martedì, piccolo viaggio con mio marito. Non mi dimenticate

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Un viaggio

Quante volte si dice: la vita è un viaggio.
Lo sento dire spesso e io stessa lo dico. Perchè ne sono convinta.
Un viaggio non privo di scalate che sembrano insormontabili, e a volte lo sono, troviamo bivi dove possiamo perderci, sbagliare, perdere i riferimenti, affrontiamo fossi dove possiamo cadere e cerchiamo siepi e radure dove riposare dalla stanchezza; è un viaggio dove si cercano tracce perchè si ha paura di smarrirsi, di soffrire.
E’ un viaggio che alcuni intraprendono con discrezione, con piccoli passi, tirando il freno, altri prendono subito il largo, lo intraprendono con ampio respiro ignari di tutto o sfidando il tutto.
La strada che ci troviamo davanti istintivamente ci fa tentennare, chi la conosce? Il bambino è un esploratore dell’ignoto per questo, e quando si cresce e iniziamo a guardarci consapevolmente intorno il paesaggio che ci circonda ci da stupore, contemplazione, ansia, paura…
Molti cercano di inventarla la strada, altri seguono quella già battuta, ma ogni strada dovrebbe avere un solo scopo: la libertà. Ma la libertà è difficile, da comprendere, da dare, da mantenere, da rispettare.
Il viaggio della vita impegna, perchè può piovere e tu non hai un ombrello per ripararti, perchè porti fardelli e tu non hai un mezzo meccanico dove appoggiarli ma solo uno zaino da mettere sulle spalle, perchè percorri tratti da solo senza alcuna compagnia, oppure sei in compagnia, ma di quelle che ti rallentano o ti fanno correre come non vorresti.
La mia strada è stata a tratti bella, a tratti terribilmente tortuosa, ma il viaggio percorso fino ad ora mi ha forgiato nella costanza, nella perseveranza, nell’impegno, nella fatica e nella gioia. La gioia è la mia grande risorsa in questo viaggio che non so dove mi porterà, non mi interessa, spero che la meta sia quella che ho dentro, ma lascio al percorso che ho scelto la facoltà di farmi capire se avrò fatto la scelta giusta quando mi sono trovata ai bivi e ho dovuto decidere in che direzione andare.
La gioia è la mia compagna, l’ho trovata in gioventù e mi sta accompagnando prima verso la maturità, ora anche oltre. Questo viaggio mi appartiene, lo amo e cerco di renderlo piacevole ammirando ciò che vedo, parlando con chi incontro, meravigliandomi davanti all’inaspettato, non per inerzia ma per gratitudine.

Pessoa ha scritto che: “La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente”, è vero, ma volontariamente ho accettato di farlo questo viaggio, come sia sia, dove ho accettato di giocarmi il tutto di me stessa. E spero di poter ancora percorrere lunghe distanze anche nella fatica di certe giornate.

 

 

 

“La vita non è il problema di come resistere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.” Kahlil Gibran

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La mia anima mi salva

Si, la mia anima un po’ sognatrice, romantica, delicata (scusate se come al solito me la sono e me la canto), la mia anima che sa cercare il bello e mi fa alzare gli occhi sempre verso il cielo, mi salva dalle brutture di questa umanità sempre più persa nella maleducazione, ignoranza, prevaricatrice, approfittarice. non sto a spiegare chi mi ha dato una bella coltellata oggi, ma vi dico che mi ha lacerato una buona fetta di me. E allora Paola cerca e si rifugia e si allea con se stessa, si chiude nel suo rifugio e riparte, ferita ma riparte, e per farlo cerca nel fascino di storie antiche e nella Luna, il suo astro preferito che sempre si mostra meravigliosa ai suoi occhi.

 

UNA CANZONE MESOPOTAMICA
Gli studiosi dell’Università della California hanno ricreato la canzone più antica del mondo, composta 3400 anni fa, decifrando una serie di antichi testi cuneiformi.
Il gusto musicale dei popoli mesopotamici era anche un modo per avvicinarli ai loro antenati, la musica era considerata un’arte divina, il dio Enki/Ea, portatore della regalità, della magia, delle arti e dei mestieri, ne era il patrono. Tutto ciò che si sapeva della musica sumero-babilonese riguardava solo gli strumenti musicali illustrati nei bassorilievi e ritrovati nei siti archeologici.
Nei primi anni ’50 nell’antica città di Ugarit furono ritrovate quattro tavolette più una tavoletta che riporta la complessa notazione musicale di un inno sacro hurrita, il canto più antico mai scoperto; la tavoletta era incisa con le istruzioni per il cantante che doveva essere accompagnato da un sammum a nove corde, un tipo di arpa o di lira.
Il significato del testo non è del tutto chiaro a causa delle difficoltà interpretative del linguaggio hurrita.
Il brano è dedicato a Nikal, la dea hurrita dei frutteti.
Quello che riporto qui sotto è la traduzione italiana di una versione inglese semplificata del testo hurrita:

Verrò sotto il piede destro del trono divino,
e sarò purificato e cambierò.
Una volta che i peccati sono perdonati, non dovranno più essere modificati,
mi sento bene dopo aver compiuto il sacrificio.
Ho fatto amare la dea e lei mi ama nel suo cuore,
l’offerta che porto può coprire interamente il mio peccato,
con timore, ti porto olio di sesamo per mio conto.
La sterile può diventare fertile,
il grano può essere portato via,
lei, la moglie, si farà carico al padre (dei bambini).
Ella può dare figli a chi ancora non li ha avuti.

Mi piacerebbe ascoltare questo canto rimasto silente per secoli, mi intriga e affascina la suggestione di pensarlo tra atmosfere antiche tanto lontane da me.

 

(mi scuso per la pessima qualità dei scatti ma il mio celulare non è tra i migliori)

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