TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

A casa

Quando varco il cancello della mia casa capisco di essere davvero dove voglio essere.

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E poi c’è lei…

…tra le mie amiche…che non ci vediamo quasi mai. Siamo distanti, ma un panino su di una panchina siamo riuscite a mangiarlo, sotto i pini di Roma.
Lei è la mia amica eclettica, bella, che mi fa sognare quando scrive, che mi sorprende con le sue amatoriali attività….La mia amica dall’anima pura. La mia amica che annoda la mia anima e poi la fa veleggiare in un batter d’ali!

“Lascia andare la tristezza della giornata, tutto ciò che sembra aver preso la piega sbagliata, non ne vale la pena, non trattenerlo, non ci ragionare.
Il tempo farà trovare il giusto posto ad ogni cosa dentro di noi. La conoscenza razionale è solo una possibilità, cerca le altre, leggi i segnali, lascia che le cose succedano,vivi l’enigma e forse ti risolverà.”
Beatrice

 

“Se vuoi andare veloce, và da solo.Se vuoi andare lontano, và in compagnia.”
Proverbio keniota

 

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Io bambina…

Sono un po assente in questi giorni, sto facendo un grande lavoro…ho requisito un vecchio baule di mio nonno, contiene i suoi libri, quei libri che io leggevo già da piccola, non sto a spiegare perchè ne entro in possesso solo ora, sono passati tanti anni, troppi, ma non mollo mai, quando ho in mente qualcosa difficilmente mi do per  vinta. Li apro, li metto alla luce, li spolvero, li annuso…e torno bambina. Un effetto meraviglioso. E li sto rileggendo. Nel frattempo riordino le fotografie che ha lasciato mia mamma, Tra queste  ho trovato lettere d’amore, lettere che si scambiavano mia madre e mio padre prima del matrimonio. Non ho il coraggio di leggerle, mi sembra di violare la loro intimità…ma so che prima o poi lo farò, mi piace pensare a quell’amore che è stato forte e dolce e passionale….credo che su quelle lettere mi struggerò. E ho trovato una letterina che scrissi a mia mamma quando era in ospedale, avevo 9 anni, una calligrafia pulita, ordinata, dolci parole…
Io bambina, ho attraversato un tempo lungo…e ancora non ho perso quel cuore da bambina, mi sostiene e mi rallegra, mi fa sognare. Mi fa amare

“Avere un cuore
da bambino
non è una
vergogna.
E’ un onore.”

Ernest Hemingwey

 

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Grazie….

….alla mia Roberta, grande immnensa amica, perchè c’è sempre. anche se devo saltare nel vuoto.

“L’amicizia è un cuore in due corpi”
Joseph Zabara

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E la chiamarono due cuori – Marlo Morgan

A piedi nudi nel deserto australiano, sotto il sole cocente e con temperature asfissianti, ostacoli … cibarsi con formiche, radici, bacche…La simbiosi con la natura. Il tempo che non ha più la sua ragione di essere. Una tribù di aborigeni e una donna che cambierà il suo modo di vedere la vita.

 

Libro affascinante, scritto anni fa dalla Morgan che ha vissuto in prima persona questa avventura
Un libro che mescola modernità, natura, tradizioni, sacralità intesa come rispetto per l’ambiente e la vita.
Il libro scorre incantando con la sua profondità.

 

Volevi essere sicura di non piangere quando me lo avresti donato, è stato chiuso un bel po nel tuo cassetto, poi qualcosa che non dipende da noi ha fatto si che la tua decisione doveva essere presa. Non si poteva più aspettare.
Grazie amica mia carissima, mi dicevi sempre che ti ricordavo qualcuno. Mi emoziono solo a scriverlo. Non vivrò mai questa esperienza, ma la tua frase scritta sulla prima pagina è già la mia avventura di vita.
“A te che hai un indomito coraggio di vivere.”

E ho pianto tutte le lacrime che negli anni ho combattuto.

 

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E ancora lei…

…la mia amica Roberta. Se non ci fosse dovrei inventarla.
Mi sono presa un’oretta di svago, gironzolo tra i blog…ma ora devo tornare in ospedale da mia mamma.
Roberta mi da il cambio ogni volta che ne ho bisogno, passa anche solo per un saluto, mi telefona due vote al giorno, mi prepara dolcetti…
E la terrei abbracciata a me sempre, è un vero angelo. L’angelo della mia vita.

Qualcuno ha detto: L’amicizia è un’anima sola!
Se è sincera è pura verità. Come potrei dire il contrario?

 

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Alle 4.00

Ero seduta in giardino, avvolta nella coperta di pail con i pelosi addosso. Ieri ho assistito ad una scena di una violenza inaudita, scioccante…non sono riuscita a dormire e alle 3.30 mi sono fatta un caffè e ho deciso che dovevo fare pace con il mondo. Stivali, giubottone, cappello e coperta…in giardino, ad aspettare che albegiasse…che meraviglia quel rosa. Sono uscita da sola, senza neanche un cane con me, dovevo essere sola, come faccio sempre in certi casi. Mi sono addentrata nel bosco, non avevo paura, mi sentivo invisibile, come se volpi e cinghiali non mi potessero vedere, ho camminato fino al torrente, ho toccato l’acqua gelida, pulita. E ancora giù fino alla fine della valletta, da dove posso vedere le montagne, bianche innevate, pulite, maestose, e ho pianto, d’emozione, e perchè lassù non posso più andare; mi sono seduta su un ceppo e ho pensato a quanto è bello il mondo, a quanto è bello il cielo, a quanto sono belli gli alberi, le fogie gialle delle querce…ho sentito un fruscio, mi sono girata e ho visto un gatto passare inusualmente accanto al torrente…neanche mi ha guardato, ho pensato che davvero ero invisibile. Alle 7.00 sono risalita per la collina, sentivo gli uccelli mestamente richiamare, ho visto pettirossi saltellare e ho pensato che non mi interessa essere abbracciata dall’umanità, perchè tanta meraviglia non l’ha creata ma la sta distruggendo, come distrugge Amore, Bellezza, Pace. Ho chiuso tutto questo mondo nel mio cuore, questo cuore riparato, e mi piace pensare che lo sia stato perchè ha sempre dato e continua a farlo, e ho capito che questo cuore è una roccaforte, ma non devo alzare barriere perchè è inaccesibile, intoccabile, non serve difenderlo perchè in lui alberga l’essenza stessa di me stessa, che è incorruttibile, inattaccabile. Non abbracciarmi Uomo, perchè Dio mi sta abbracciando, è Lui che mi ha donato tutto questo e allora il mio essere invisibile diventa per me un valore immenso da custodire. Apro la porta di casa e mi trovo davanti mia filgia che mi dice “Ma dove sei stata, vabbè ho letto il biglietto, ma non farlo più, con questo freddo, volevo svegliare papà e poi ho visto i cani scodinzolare…” “Ma’ perchè piangi'” “Perchè ho visto la bellezza di Dio, la bellezza della Natura, ne ho sentito l’Amore…” Mi ha dato un bacio sulla fronte…”Ma’ mi rimeto sotto il piumone, tu non hai bisogno della poesia perchè la poesia ce l’hai nel cuore” e allora davvero Dio mi ha abbracciata.

 

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Guardami

Non guardarmi
come fossi
mare in tempesta.

Come il
grigio della nebbia
come ghiaccio
appiccicato sul terreno
come filo
d’erba appassito
come acqua
putrida di stagno
come sangue
rappreso sul tessuto
come coltello
conficcato nel cuore.

Guardami come
se avessi
un’anima.

Paola

Andre Kohn

dipinto di Andre Kohn

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Quando…

…faccio i biscotti non mi riescono mai proprio bene; quano mi vesto per una giornata speciale mi concentro al massimo perchè gioco con ciò che c’è nel mio armadio; quando qualcuno mi assegna un compito cerco di farlo al meglio, a volte riesce, a volte no; quando disegno e coloro mi rilasso e cerco di farlo più bene possibile; quando giocavo a calcio ci mettevo tutto l’impegno e la forza possibile e devo dire che me la cavavo abbastanza bene; quando gioco con i miei cani ci metto tutta l’allegria del mondo e loro si divertono, e anche io; quando vedo un animale in difficoltà cerco di aiutarlo se possibie e magari collocarlo, spesso non mi riesce nè di salvarlo nè di collocarlo; quando inizio un’amicizia ci metto tanto impegno, a volte fila a volte no.

Quante cose non mi sono riuscite nella vita, quante non me ne riescono, quante non me ne riusciranno, ma sempre, sempre ciò ho messo e ci metterò il cuore, tutto il mio cuore, e non solo disegnandolo nell’aria, ma facendolo pulsare dentro il mio esile torace.

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Una valigia, una vita e uno spettacolo

Con un blogger (http://topperharley.org/2016/01/31/la-valigia-del-viaggiatore/#comment-18961) si parlava di valigie, quelle che ci portiamo dietro nella nostra vita… Cosa mettiamo in quelle valigie? Ecco io ho risposto e ho parlato della mia valigia. Il blogger mi ha chiesto di parlare di quella valigia che qualcuno ha portato sulle assi di un teatro. Un colto e giovane sacerdote ha proposto un tema per uno spettacolo: Partenze e Ritorni. Si poteva scrivre anche una storia vissuta. Io ho voluto farlo, perchè ho viaggiato, e si se ho viaggiato! E con una valigia, anche adesso la porto con me, è piena in modo inverosimile, è un po pesante ma non potrei mai separarmene. E’ la mia valigia.

Barbara Bricca, sensibile e colta regista ha preso la mia storia, l’ha rielaborata per poterla portare a teatro e ha scelto una bravissima attrice della sua Compagnia per rappresentarla, Emanuela, che ringrazio per la passione e la dolcezza e l’intensità con cui l’ha raccontata. Barbara Bricca ha elaborato  spettacolo stupendo ed emozionante (https://tuttolandia1.wordpress.com/2015/11/17/partenze-e-ritorni/) copia-di-dsc07718.

Qui riporto il testo come l’ho scritto io.

“Mi piace viaggiare.
Sono una di quelle persone che ama conoscere nuovi luoghi, cibi, culture…I miei viaggi li ho sempre scelti e organizzato io. Non ne ho fatti molti, ma li ho amati tutti, anche quello, l’unico che non ho scelto e che non avrei voluto fare.
Sono partita in una calda mattinata di fine primavera portando una valigia striminzita, senza il sorriso sulle labbra e con una pietra sul cuore.
Non ho attraversato deserti, nè mari, nè boschi, nè lingue d’asfalto; non ho respirato brezze marine, né gelsomini odorosi, nè aromi speziati; non ho conosciuto culture, abiti, musiche, diverse dalle mie.
Ho attraversato corridoi lunghi, pieni di porte, inondati di luci bianche e senza calore; ho respirato odori pungenti di chimiche essenze e aria fresca generata dal metallo dell’uomo; ho conosciuto uomini e donne vestiti di bianco, di verde, d’azzurro, che indossavano occhiali e mascherine e guanti bianche aderenti come una seconda pelle. Sono arrivata in una stanza enorme dove ho incontrato donne invecchiate perché la tinta dei capelli era sbiadita, donne con la pelle corrosa, madri senza luce negli occhi per il troppo piangere, madri senza voce o logorroiche.
Pensavo di essere arrivata alla meta del viaggio, non avevo capito che ero appena approdata sul molo, che ancora quel viaggio dovevo affrontarlo…Sono salita sulla zattera del dolore, quello che ha accompagnato la mia anima e il mio corpo. Il dolore del corpo l’ho affrontato remando nel mare delle certezze che la medicina mi offriva, il dolore dell’anima l’ho affrontato portando la zattera verso la riva dove vedevo una luce immensa che però più cercavo di avvicinare più si alontanava e, quando ho capito che le correnti contrarie spingevano la zattera sempre più lontana, mi sono tuffata tra onde di preghiere, rosari, dubbi. Nuotavo, ma la riva dorata si allontanava e quando ero allo estremo “Signore dove sei, perché mi hai lasciato” qualcuno mi ha gettato una corda “… i giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”, e finalmente ho toccato quella riva.
Ecco, il viaggio per me era concluso, potevo tornare a casa.
Ma così non è stato, ancora sono dovuta partire, ancora un viaggio, più avventuroso.
Prendo di nuovo la valigia, più piccola dell’altra, non ho portato che due foto con me…Poi il buio, tutto si spenge, il sole scompare, la luna scompare; non so dove sono, non so dove andare, troppo silenzio, troppo freddo, tanto freddo…Inizio a correre in una landa buia, sotto una pioggia battente, fitta, gelida; vedo una persona correre verso di me, mi dice:”Di la, di la, c’è un’uscita, dopo la grotta…”, corro, sono tutta bagnata, non ho più forze; entro nella grotta, è nera, ho paura, vorrei tornare indietro, ma devo riprendermi, trovare l’uscita. Mi fermo solo un attimo per riprendere fiato e chiudo gli occhi, quando li riapro davanti a me appare una giovane donna dal manto e dall’abito bianco trattenuto in vita da un nastro azzurro, mi fa segno di stare ferma:”Devi tornare indietro, non è qui il tuo posto.” La guardo, mi volto e torno indietro, riprendo la corsa sotto l’acqua. Penso: “Ma che viaggio è mai questo?” e poi mi dico:”Ora mi sdraio e mi addormento, sono troppo stanca…” Appena appoggio il mio corpo sull’erba fradicia qualcuno, che non riesco a veder tanto è nera l’aria, mi accarezza il volto, mi abbraccia, mi incita a non dormire, solo a riposare per poi tornare a camminare, sembra il cullare di una madre…Dormo, tanto e quando mi sveglio c’è il sole, ci sono le voci e i volti conosciuti di sempre, c’è un angelo che pur non avendo le ali ha la forza di sollevarmi dalla stanchezza accumulata il quel lungo viaggio nella terra sconosciuta. E quell’angelo mi dice che è ora di andare via, non per fare un altro viaggio, è ora di andare a casa.
Ho fatto un viaggio lungo, non voluto, ma che oggi posso dire di aver amato, una viaggio che tanto mi ha insegnato.
Ho attraversato il mare in tempesta, ho calpestato la sabbia d’oro, mi sono fermata prima della grotta; ho lottato nel viaggio per tornare qui, dove chi è più in alto di ogni vetta ha deciso che io fossi.” Paola

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