TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

7 minuti

7 di Michele Placido

 

Storia di una dolorosa protesta da parte di 11 donne, 11 operaie.
Una multinazionale pretende un accordo per non chiudere la fabbrica.
Le operaie, rappresentanti del Consiglio di fabbrica, sono chiamate a riflettere sulla proposta. Discussione, spaccature, problematiche…saranno il filo conduttore di una trattativa che coinvolgerà ognuna di loro, anche sul filo del tipo di vita che conducono.
7 minuti che potrebbero nascondere un’insidia.

 

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Film sociale, sul lavoro, basato su una storia vera*.
Un cast eccezonale (Cristiana Capotondi, Violante Placido, Ambra Angiolini, Ottavia Piccolo, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Balkissa Maiga, Anne Consigny…) secondo me, le attrici sono bravissime nell’interpretazione dei ruoli, questo da spessore al film.
In questo film c’è la disperazione di chi può perdere il lavoro, di chi si deve abbassare ad un compromesso umiliante per poter avere ciò che invece è un diritto, di chi non vuole cedere ed è costretto….
Il film rispecchia in pieno il momento che stiamo vivendo, rispecchia ciò che molti lavoratori oggi sono costretti ad affrontare, senza un lasso di tempo adeguato per decidere, senza un dialogo diretto con i “padroni” sempre più mascherati dietro la parola multinazionale.
Il film fa emotivamente pensare, e a me anche “incazzare” (scusate il termine), ma data l’età di queste situazioni ne ho viste e ahimè anche vissute (non io ma mio padre), sempre l’operaio ha dovuto, deve e dovrà lottare per i diritti sul lavoro.
Non racconto di più perchè secondo me il film va visto per poter anche assaporare l’intensità della recitazione e ciò che si vuole far capire, spunti per riflettere ce ne sono a sufficienza.
A Michele Placido do anche il merito, oltre quello di aver avuto il coraggio di cimentarsi con questo tema,  di non aver abbelito le attrici, le ha rese molto reali.

 

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*In Francia (2012) il Consiglio di fabbrica (composto da 10 operaie) decise di rifiutare la proposta di passare da una pausa pranzo di 15 minuti a 8; l’industria era una tessile dell’Alta Loira.

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Lavoro

E di nuovo un amico che resta senza lavoro…Massimo è giovane, ha 46 anni, una moglie (che ha perso il lavoro da operaia in fabbirica due anni fa), due figlie.
La ditta per cui lavorava come ragioniere ha chiuso definitivamente un mese fa. Massimo, già da una decina di mesi ha cercato lavoro anche al di fuori del Comune, nelle provincie limitrofe, ha inviato domande e curriculum in altre regioni, ma niente, la motivazione è…l”età, in barba all’esperienza. Pensa anche ad oltrealpe…ma non è facile neanche andare via, e per lavoro e perchè qui hai tutta la tua vita.
Ieri ci siamo visti e abbiamo chiacchierato un pò…è triste, anche ansioso, si sente “inadeguato” in questo momento.
Posso dargli torto? No, un uomo nel pieno delle sue forze, in grado, e con la voglia di lavorare, che stà lì, così…certo all’interno della sua casa si da da fare, proprio per non cedere al disinteresse verso la vita: figlie a scuola, giardino, riparazioni…ma è lavoro? No, dovrebbe essere solo responsabilità e lo sfizio della vita.
Fortunatamnente hanno terminato di pagare il mutuo della casa a gennaio, proprio quando la ditta aveva già dimezzato i dipendenti.
Avere il lavoro vuol dire poter gestire la propria sussistenza: le utenze ad esempio, si può vivere senza luce o gas o acqua? E le tasse che comunque devi pagare? E mangiare? E’ vero che puoi far a meno dell’automobile, ma i figli? La scuola? Una prospettiva universitaria per loro, ad esempio…
E al di fuori di regolare le proprie finanze, lavorare non è anche mantenere un senso di identità, di dignità, una dimensione? E ancora, quando si lavora il tempo passa: affronti la giornata con la testa impegnata, socializzi, pensi alle ferie, a scoprire qualcosa di diverso, puoi affrontare uno svago, anche minimo, Massimo ad esempio gioca a calcetto, ora quella minima quota che davano per il campo lui non la versa, pensa ad arrivare “a fine mese”…
Quando lavori socializzi, non sei mai solo, si aprono aspettative per il futuro…il futuro..ce l’ha l’Italia dei lavoratori un futuro?
Se per anni lo hai anche minimamente programmato il futuro (a breve o lungo termine), la perdita della prospettiva ti può mandare in depressione, che oggi è una delle prime situazioni in cui cade chi resta senza lavoro. La cronaca ce lo dimostra.
E in barba a ciò che dicono alla tele, nuove assunzioni grazie alle nuove leggi, prospettive di nuove forme di lavoro e bla, bla, bla….in Italia aumenta il tasso dei disoccupati, chi trova lavoro è una piccola barca nel mare, ci sono più barche alla dervia di quelle che iniziano a navigare, e la drammaticità della cosa non è solo economica, ma nella salute della persona. Proprio la depressione e il disadattamento stanno portando situazioni davvero drammatiche all’interno delle famiglie e nel tessuto sociale/medico.

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Core de mamma….

Le gioie della vita passano per diverse situazioni, momenti, sguardi, biglietti….e passano anche per un messaggio su wz che dice “Mamma!!! Ce l’abbiamo fatta! Il nostro murales è stato scelto come migliore…che gioia dopo tanta fatica!!!” e faccine di sorrisi…
Il liceo che frequenta mia figlia ha propopsto di personalizzare alcune aule, il che ha voluto dire: scartavetrarle, stuccarle, dare nuova tinta e fare un murales con tema a scelta della classe. L’aula non è quella che usa sempre la stessa classe, per ovvi motivi si spostano continuamente: laboratori grafici, pittorici, di moda…insomma masse di ragazzi che transitano in tutta l’area….diciamo una scuola dinamica.
La classe di Meli ha scelto e realizzato questo disegno, è stato scelto dagli altri alunni come il migliore per    colore,  grandezza (una parete intera), originalità…murales(devo dire però che anche gli altri non erano male, ma questo fatto su intera parete ha stupito tutti). Tutta la settimana hanno lavorato alla grande: tute, mascherine, cappellini, pennelli, rulli, marzocche, carta vetrata…vera impresa edile, oggi impresa di pulizie. Mia figlia tornava stanca morta ma allegra, un pò d’esperienza su campo fa capire quanto gli operai si guadagnino la giornata, una bella esperienza anche in questo sensomano
Quando mi è arrivato il messaggioo con foto il mio cuore ha fatto una capriola, perchè ho sperimentato ancora una volta quanto questa meravigliosa figlia ami condividere la sua vita con me e suo padre.
Copia di 20141215_154048 Non posso che ringraziarla perchè sempre sono nei suoi pensieri, perchè sempre pensa a quanto è gradito essere partecipi della sua vita fuori della famiglia; la devo ringraziare per quanto amore mette nei bigliettini che da sempre mi lascia ovunque, con una poesia, una frase, un disegno, un fiore…la devo ringrazire per quando mi abbraccia e sbaciucchia ancora; la devo ringraziare per i suoi sorrisi e risate che rallegrano i pomeriggi insieme
La devo ringraziare semplicemnte per essere mia figlia, il più grande regalo che Dio mi ha donato.

 

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Lavoro?

Art.300 (18)…libertà sindacale sul lavoro, dignità del lavoratore…e bla bla bla….

1963 legge del primo governo Moro: tutela le donne dal licenziamento per matrimonio…e bla bla bla…

legge Biagi: legge a progetto, tutela dei giovani, delle aziende…e bla bla bla…

Ma quante leggi abbiamo che tutelano il lavoratore? Se ci mettiamo a spulciare, tante, ma mi domando il lavoro dove stà? Non qui in Italia…Quanto è bello essere tutelati per l’orario, per l’opinione…ma dove stà il lavoro per poter ottenere questo? Nei call  center che ti fanno lavorare tre mesi si e tre no? E quando finisci i “spicci” (perchè questo ti danno) dei tre mesi che fai, torni da mamma e papà ad elemosinare due lire per una pizza? E una famiglia come te la crei? E un posto tutto tuo quando riuscirai ad acquistarlo?

Ma un lavoro quando lo troveranno stì giovani? Quanti bla bla bla sento alla tele, ma le soluzioni? Quanti argomenti inutili tirano fuori sti grandi manager della politica, alcuni invece di vergognarsi ancora sparano cavolate pubblicamente, ma sono solo slogan; ancora si fa la guerra tra partiti a ideologie che non esistono più, servono solo a disturbare ancor di più il lavoratore (?) che soffre. Parliamo di Italia come di civiltà, ma scusate se dico che, senza il lavoro, che è motrice per tutto ciò che concerne la vita, l’inciviltà si stà aprendo sotto i nostri piedi. Le prova sono le continue violenze, escamotag, ruberie….che viviamo tutti i giorni. E non mi si venga a parlare come su quei bei giornali patinati, mega illustrati di donne imbellettate, ultima moda, borse, scarpe, uomini depilati dal meraviglioso corpo scultoreo che dondolano su barche dove fare l’amore è più importante che alzare il sedrere e cercare un lavoro…(e ci ricasco cò stò lavoro)  si perchè a forza di “scopare”, scusate il termine un pò forte…tra barche  e profumi voglio vedere la sera cosa mangeranno, dicevo non mi si venga  a parlare che il lavoro bisogna inventarlo…si inventarlo…Sarà anche così, ma quando leggo stò lavoro inventato sento: ho aperto una azienda bio, un b&b ecosostenibile, ho aperto un atelier con tessuti ricilati, uso tutto riciclato per produrre cestini, statue….bello, bellissimo, ma chi va a dormire al b&b, chi compra bio, chi compra cestini, abiti se il denaro non c’è? C’è anche molta ironia nel mio post, ma c’è una grande rabbia, una grande delusione, una grande voglia di tirare calci nel di dietro bello corposo di chi siede sulle sedie del potere….

Questo post nasce dalla grande malinconia di sentire un mio amico, incontrato questa mattina con la sua chitarra in mano…”Dove vai?” ” A venderla” “Perchè?” “Ad Alessandro ne occorre una più attuale per la scuola e io non me la posso permettere, vendo questa, il motorino e gliela compro…” Stretta allo stomaco….Arriva Alessandro e dice “Paola io glielo detto a papà di non farlo, trovo un lavoretto il pomeriggio e me la pago” Lo avrei coperto di baci misti alle lacrime…Ho semplicemente detto”Dai, tuo padre sa quello che fa, è la cosa giusta.” Gli avrei dovuto dire” Tesoro mio dove lo trovi stò lavoretto? Devi studiare, questo è il tuo lavoro…E poi lavoretto che ti verrà retribuito in nero e a due lire…”

E’ questo il futuro?

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1° Maggio

Si presenta al lavoro e la prima cosa che gli viene detto che si deve accontentare e allora il posto sarà suo…
E’ stato oggetto di desiderio quel posto, non un “possto fisso”, un lavoro e basta, quel lavoro che per un pò ha creduto fosse utopia fino alla chiamata per il colloquio. Ma il desiderio di realizzarsi, di avere un piccolo spazio da gestire diventa un lusso, un sogno; è un lavoro per la sopravvivenza, dove deve rinunciare ad un pò della sua morale, deve diventare un pò cinico; deve rimunciare ad essere in regola; “deve” in nero.
Pensa che essere disoccupato è come il deserto: pensi di vedere la realtà ma è miraggio questo benedetto lavoro.
Se non accetta ci sarà qualcun’altro che prenderà quel posto…pensa e pensa e decide di accettare, in fondo cosa vuoi che sia rinunciare alle proprie aspirazioni, che importa se deve rinunciare agli anni di studio; quel lavoro senza garanzie, assicurazione, straordinario, lo vuole, anche se la coscienza gli dice di no. “Perchè la coscienza sopravvive solo se io sopravvivo. Vado e dico di si.” Ma quando è pronto ad accettare decide di andare controcorrente, diversificarsi dagli amici che lavorono in nero; perchè costruire il futuro è anche saper dire di no a uno stipendio più allettante di quello misero che prende ora: 450euro al mese con cui non mangi, ti arrabatti ma fai esperienza, condividi con i colleghi la vita e ti senti responsabile nei confronti della società: non bari.
Si domanda se ha fatto la cosa giusta, si guarda allo specchio e decide che si. E’ così.

Buon 1° Maggio a chi il lavoro lo ha, agli altri dico speranza, come quella che mio nipote Daniele ha messo in questa percorso che ha deciso di fare “Zia, se non ci credo, se penso che non può darmi un futuro, allora è davvero finita. Stringo e vado avanti.” Speranza e lotta, si può fare altro?

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Verità o fantascienza?

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Paura per il futuro

Così mi aveva detto mio nipote due mesi fa, “Zia, cosa farò…ancora una volta senza lavoro e con due lire in più in tasca  (liquidazione e indennità mobbing, ancora non interamente versata)…” Cerco di tranquillizzarlo, è giovane mio nipote Daniele (24 anni), eclettico, forte e ha voglia di lavorare. Qualcuno gli propone incontri di pugilato, ma lui ormai ha chiuso, per fortuna, con questo agonismo. Poi la svolta, i primi di febbraio si “ricicla”, con la metà della liquidazione si segna a un corso di barbiere/parucchiere da uomo, e stà andando alla grande, gli piace e tre giorni a settimana fa tirocinio (non pagato, ma il titolare gli rimborsa spese e pranzo anche se non è obbligato); il 1 marzo gli propongono di andare a pulire dei locali enormi, uffici appena costruiti, ci vorrà circa un mese per sistemarli, lui e un suo amico si impegnano ad andare nei giorni o nelle ore in cui sono liberi dagli altri impegni, compenso: 250euro a settimana; questa mattina mi chiama per autoinvitarsi a pranzo domenica (meravigliosa idea) e mi dice “Sono morto di stanchezza zi, ma almeno tiro.” Grande nipote mio, che dalla paura è passata alla fiducia per il futuro. Coraggio ragazzo ce la farai a creare la tua vita di uomo e di  lavoratore.
Una domanda la vorrei rivolgere ai nostri politici: ma li avete i figli? Non li guardate negli occhi? Non pensate che i giovani vadano protetti, non con il benessere che sicuramente i vostri hanno, ma nella dignità di uomini e di donne pensanti e con la voglia e le capacità di mettersi in gioco, di costruire? Va protetto il loro futuro. Nella costituzione è scritto ormai da più di sessanta anni, con un occhio anche alle future generazioni.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

PRINCIPÎ FONDAMENTALI
Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Coraggio

daniele

dai motori ai capelli non è facile, ma ce la farai, e domenica le fettucine ai funghi porcini, il tuo piatto preferito, non te le toglie nessuno.

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Chiuso….

img05115.000 imprese chiuse per fallimento a causa dei ritardi di pagamento.

60.000 posti di lavoro persi dal 2012 a oggi.

No comment…pubblicamente.

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1 Maggio – Festa del lavoro

 

Sulla traveLavoro= mezzo con il quale ci procuriamo di che vivere,aspirazione, realizzazione, ruolo individuale nella società, benessere proprio che si riflette anche sugli altri.

 

Lavoro=sfruttamento: sottopagati, nessuna tutela negli infortuni e nella malattia, no diritti, no ferie, orari lunghi.

 

Lavoro in Italia=precario, a tempo determinato nella maggior parte dei casi, poco renumerato, poco soddisfacente, sempre più spesso non c’è o lo si perde.

 

Il lavoro è l’espressione materiale di appartenenza, come cittadino, ad uno Stato. Mi sono crollati molti sogni, anche quello dello Stato in cui ho creduto fino a qualche anno fa.

 

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Pranzo

Oggi ho a pranzo i due operai che ieri hanno terminato un piccolo lavoro edile nel giardino; non volevano venire perchè per loro già l’averli pagati era ok. Ma non sanno che a casa mia, chiunque viene per lavorare, è accolto alla nostra tavola e quindi dopo un pò d’insistenza hanno capitolato, ma solo perchè non erano in imbarazzo, altrimenti non avrei insistito. Per me è un rito. Cavolo, l’ operaio è la forza della società e va trattato in guanti bianchi.

“Invitare qualcuno alla nostra tavola significaimg_front
prendere su di noi la cura della sua felicità
finchè rimane sotto il nostro tetto.”

Jean Anthelme Brillat-Savarin (gastronomo francese)

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