TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Libertà, mia

In alcune mie giornate mi batte in testa l’idea di libertà.
La libertà di esplorare con la fantasia, l’immaginazione, come sarebbe questo mondo senza il frenetico desiderio di possedere. Possedere le anime, le persone, gli oggetti…
La libertà di camminare in un campo di grano, con il vento leggero che muove le spighe e l’odore mi entra nelle narici…come quando ero piccola.
La libertà di camminare tenendo per mano bambini di ogni “colore”, ricordando di quando lo ero io e avevo la purezza del cuore.
La libertà di guardare la vita come i fanciulli che vi si affacciano piano piano.
La libertà di essere fragile come l’uccello che per la prima volta spicca il volo con le sue piccole ali.
la libertà di essere un fiore colorato che nessuno può cogliere.
La libertà di avere un canto poetico nel cuore senza che nessuno lo debba macchiare con la ragione malata di adulti sconsiderati.
La libertà di essere la luna argentata anche quando splende il sole del mattino.

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Libertà

“La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà, uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo.”

James Mark Baldwin

 

 

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”

T.W. Adorno

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Giorno della Memoria- 27 gennaio 2018

I clandestini del mare –  Sereni Ada

Le difficoltà , i sacrifici, i dolori, degli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio, che dovettero affrontare la navigazione, dopo la guerra del 1945, per raggiungere la Terra Promessa, Erez Israel, Israele, terra ancora chiusa all’immigrazione dagli inglesi.
Sereni Ada fu l’aiuto inaspettato.

Ada Ascarelli nasce a Roma nel 1905 da un’illustre famiglia ebrea, Il padre muore che Ada è ancora in giovane età.
Si iscrive al liceo Mamiani dove conosce Enzo Sereni, che diverrà suo maito.
Dopo aver ottenuto la laurea in filosofia Enzo aderisce al movimento sionista, Ada abbandona la Facoltà di lettere e decidono, nel 1926, a due anni dal matrimonio, di migrare in Palestina e lasciare l’Italia fascista, vogliono costruire Erez Israel, la Terra d’Israele. Malgrado contrastati dalle famiglie partono con la loro bambina Hana
Nel 1928, in Palestina, contribuiscono a fondare il grande kibbutz Ghivat Brenner (Tel Aviv), ancora oggi uno dei maggiori di Israele. Intanto mascono Hagar e Daniel.
Il fascismo e il nazismo intanto iniziano a mietere vittime e vengono ordinate le leggi razziali. La madre di Ada riesce a sfuggire al rastrellamento del 16 ottobre 1943, a Roma, rifugiandosi presso il convento delle suore di Notre-Dame de Sion.
Nel 1944 Enzo si arruola nella Brigata ebraica dell’esercito inglese; quando l’Hagana e il Palmach, le due formazioni militari dell’Yishuv, decidono di lanciare alcuni uomini dietro le linee tedesche per prendere contatto con gli ebrei e incitarli a combattere, Enzo accetta.
Fingendosi ufficiale inglese è paracadutato nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1944 nell’Italia settentrionale, oltre la linea gotica. Ada non ne saprà più nulla fino a quando, finita la guerra, tornerà in Italia alla ricerca del marito. Scoprirà che, dopo essere stato paracadutato, era stato fatto prigioniero, torturato a Verona, transitato nel campo di Bolzano, internato a Dachau, dove venne fucilato nel novembre 1944.
Ada decide di restare in Italia dove si lega al movimento dell’ immigrazione clandestina (trasferimento in Palestina dei sopravvissuti della shoah) dove diventa un importante componente della organizzazione, anche grazie alla conoscenza perfetta dell’ italiano, dell’ ebraico, del francese e inglese, del tedesco e arabo. Si parla di circa 25.000 ebrei salvati.
Il 14 maggio del 1948 viene fondato lo Stato di Israele.
Ada muore a Gerusalemme il 24 novembre 1997, verrà sempre ricordata come una donna giusta, le venne assegnato il Premio Israel per il contributo particolare alla società e allo stato ebraico.

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Cervello

Colazione con le amiche…non so se è il caldo che rende nervose ma subito un paio (siamo in 5) iniziano a “sparlare” dei mariti, in senso buono…cioè dicono che sono condizionate dal fare quello che gli viene richiesto, che non possono prendere troppe iniziative, che se avessero un’indipendenza economica sarebbe tutto diverso…chi ha l’indipendenza economica dice che per lei è più o meno la stessa cosa…c’è chi la mette sul piano dell’innamoramento, tipo “…dopo tanti anni sono innamorata come il primo giorno, come potrei dire di no a mio marito…”. Io dico semplicemente che sono innamorata di mio marito dopo 31 anni, ma che se sono innamorata e non ho l’indipendenza economica (che mi devono spiegare che vuol dire se ti sposi e il matrimonio dovrebbe essere anche sostegno economico reciproco) non vuol dire che sono rincitrullita emotivamente  e che ringraziando il buon Dio sono stata, sono e sarò sempre un’essere pensante. Status sposata va bene, ma al mio cervello non rinuncio. Neanche per amore. (non mi è stato mai chiesto a dir la verità 🙂  )

Buona serata blogger!

 

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Bianco su Nero – Ruben Gallego

bianco-su-nero “…io piangevo sui libri.Come accade anche per gli uomini, ci sono libri e libri…anche i fumetti sono libri…non fanno piangere i bambini. Perchè bambini allegri non hanno alcun bisogno di piangere sui libri…invce io leggevo un libro, e piangevo .Piangevo di impotenza e di invidia…Certi libri ti fanno cambiare il modo in cui vedi il mondo, dopo certi libri vorresti morire, oppure vivere diversamente.
Se vuoi capire qualcosa, o chiedi a qualcuno, o chiedi ad un libro. Anche i libri sono uomini. E come gli uomini, anche i libri ti possono aiutare; e come gli uomini, anche i libri mentono. Io non leggevo tanto per leggere, io volevo capire come era fatto il mondo. volevo sapere come stare al mondo….”

 
Mosca, 1968,: la figlia del segretario del partito comunista spagnolo in esilio e uno studente venezuelano hanno una relazione, da questa nascono due gemelli, uno muore subito, l’altro, cerebroleso, non usa nè braccia nè gambe; tolto alla madre, viene internato in un orfanotrofio insieme ad altri handicappati. L’altro è Rubén.

 

“Il programma prevedeva che gli studenti ci coinvolgessero in qualche iniziativa, che ci aiutassero a fare i compiti e via discorrendo. la maggior parte di loro, però, ci guardava come se avessimo vauto la lebbra…Come descivere altrimenti i loro occhi strabuzzati e il malcelato disgisto?”
Dopo una serie di trasferimenti, nel 1990, riesce a scappare dall’ultimo ospizio che srebbe stata per lui la soglia della morte.

 

“…L’automobile si allontana a tuta velocità dall’ospizio, dalla prigione e da quel bastardo di guardiamo. Che bellezza.
La libertà.”
aurora Rubén inizia le ricerche per ritrovare la madre e quando la incontrerà inizierà a scrivere la sua storia.

 
Un libro autobiografico (il bambino sulla copertina è lui), un romanzo agghiacciante che narra l’orrore con cui ha attraversato l’infanzia.

 

“…per un attimo, un attimo solo, rammentò d’essere stato un uomo…Era finita. prima c’era un uomo, ora non c’è più.”

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Battendo sul computer con un solo dito, Ruben libera tutti i suoi ricordi e ci racconta di sopravvivenza, infelicità, solitudine, impotenza, umiliazione, fame, freddo…
Non manca l’ironia in questo libro e nenanche la poesia (il cane, la studentessa che danza…), non è un libro patetico, anzi, c’è la forza di vivere. Nonostante tutto.
Vi commuoverete, emozionerete, soffrirete, vi si torcerà lo stomaco nel cercare di immaginare….cercare, perchè è impossibile capire fino in fondo se non si vivono situazioni tragiche come questa, ma vi leggerete anche tanta speranza.
Se non avete paura di “sapere” leggetelo, anche se in modi diversi, l’uomo, in ogni parte del mondo, sa pianificare e creare il male, l’assurda cattiveria.
Non è un capolavoro, la scrittura, anche per ovvi motivi, non è ricercata, ma proprio la sua semplicità, essenzialità vi farà leggere senza intoppi tutto il racconto.
Ho trovato molto toccante il capitolo: La spagnola.

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“… In russo si può tradurre quasi tutto…Quasi tutto. Quasi..,I go. Una frase intraducibile in russo.”

“Questa è l’America. Qui tutto si compra e tutto si vende. E’ un paese crudele, tremendo. Dove non puoi contare sulla pietà. Ma di pietà ho già fatto indigestione in Russia. Il business mi va più che bene.
Questa è l’America.
-Cosa vende?-
-Un giorno di libertà…-“

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Persuasione – Jane Austen

per  Anne, aristocratica intelligente e generosa, e Frederich, ufficiale di marina dal temperamento forte e deciso, si amano, ma la famiglia di lei la “persuade” a rinunciare a questo uomo, visto la differenza di classe sociale. Si ritrovano dopo sette anni, lui ricco e potente, ancora ferito dall’essere stato abbandonata dalla ragazza.
Anne, ormai matura, capise quanto è ancora innamorata di Frederich.
Una storia attraversata dalla presenza del padre e della sorella di Anne che, pur se in piena bancarotta, continuano a voler vivere nell’illusorio splendido mondo dell’aristocrazia; da Mary, sorella minore della ragazza, che ha sposato Charles, che anni prima aveva corteggiato Anne inutilmente; da lady Russell, migliore amica della madre, prematuramente scomparsa, che influenzerà moltissimo la ragazza; dalla sorella e dal cognato di Frederick che affittano Kellync Hall, l’antica proprieta della famiglia di Anne; e ancora da Louisa, William, Mrs. Smith…

 
Un romanzo romantico senza essere melenso, anzi… un inno all’amore, alla passione che deve superare convenzioni, interessi, pregiudizi.
L’epoca era perfetta per questo tipo di contegni.
Avevo iniziato a leggere questo libro nel periodo delle superiori, non l’ho mai terminato, neanche ricordo il perchè, qualche tempo fa, dopo avre letto Orgoglio e Pregiudizio, mi è venuta voglia di farlo e per fortuna! Jane Austin non mi ha delusa, anzi, trovo questo romanzo stupendo, più di Orgoglio e Pregiudizio, e lo so che mi attirerò le ire dei tanti estimatori di quest’ultimo, ma credo in assoluto che sia migliore, anche se non hanno alcun riferimento uno all’altro.
Una malinconia dolce pervade queste pagine, vi si trova una verità, quella della persuasione (che ancora oggi spesso fa capolino in situazioni sentimentali), questo e  il raccontare rapporti non convenzionali, storie di ragazze che lottano per migliorarsi, rendono l’autrice assolutamente attuale.
Trovo interessante come Anne sia passata dalla fragilità giovanile alla maturità caratteriale, mi è piaciuto anche scoprire questo lato della protagonista, ben delineato dalla Austin.
La lettura scorre anche grazie alla scrittura chiara, alla descrizione minuziosa dei personaggi.
Un libro da leggere.

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La bicicletta verde

index di Haifaa Al-Mansour.

Riyad, Arabia Saudita.
Wadjda, 10 anni, vuole sfidare un suo compagno, Abdullah, a una gara di velocità con la bicicletta. Una bicicletta verde.
Madre e padre si oppongono perchè alle bambine è vietato dedicarsi a questo sport e in particolare non può “guidare” questo oggetto, tradizionalmente riservato agli uomini, causa le leggi della tradizione religiosa, oltretutto alle donne è vietato indossare scarpe da ginnastica, e poi non ci sono soldi.
Wadjda decide di partecipare ad una gara di Corano della scuola, dove il premio è denaro e vincendo potrebbe così compare  la tanto sognata bicicletta.
Wadjda riuscirà nel suo desiderio? Si, con un percorso che è quasi una rivoluzione.

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Una storia che attraverso la bicicletta verde vuole presentare un segno di libertà, di emancipazione che passa anche per lo sguardo inconsapevole di una bambina, che ancora non ha capito fino in fondo quanto la sua libertà di donna dipenda dal padre-padrone. immagine_la-bicicletta-verde_34353 La bambina sarà aiutata dalla madre (dopo l’iniziale ostruzionismo) che, a mio giudizio, la regista usa come espressione di solidarietà tra donne, ciò che difficilmente avviene in quei paesi; il messaggio che lancia è che l’unione tra donne può essere un forte mezzo per uscire dalla pesante condizione in cui versano la-bicicletta-verde-21
La vera rivoluzione di questo film però è l’essere stato girato da una donna, la prima donna/regista dell’Arabia Saudita, che ci mostra la povertà, la desolazione di alcune zone, la repressione che arriva dalla religione. La storia è carina, tanto, anche divertente a tratti, ci presenta la quotidianità del vivere, la non eguaglianza in cui vivono le donne (anche se in modo superficiale), ma sinceramente il film non mi ha coinvolto più di tanto, i temi sono ormai conosciuti. Non mi è piaciuto tanto il mettere in risalto solo le donne senza mettere un accento ben preciso sugli uomini che sono gli artefici della loro chiusura sociale. Avrei preferito più efficacia nel descrivere la vita sottomessa delle donne. Comunque si intravede una speranza nelle nuove generazioni.
Un appunto: ma quanto è brutta la locandina del film! A me non piace proprio.

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The Master

48137 di Paul Thomas Anderson.

 

Anni ’50. Freddie partecipa alla seconda guerra mondiale, al suo ritorno mostra problemi al sistema nervoso e ossessioni sessuali, non riesce a reinserirsi nella società e nel lavoro imagesef Per superare le sue nevrastenie inizia d ubriacarsi con le misture alcoliche che inventa. Un giorno sale inavvertitamente su una nave dove incontra Lancaster Dodd. Dodd è il capo spirituale della “la Causa”, un movimento teraupetico, di cui è fondatore, un furbo trascinatore. Dodd usa il suo metodo per accogliere Freddie, che inizialmente migliora. I due diverranno legatissimi tanto che Freddie la sua figura è importante all’interno della “setta”, malgrado il suo legame con Dodd sceglierà di andarsene.

 
Il personaggio di Lancaster Dodd è in parte ispirato alla figura del fondatore di Scientology, Lafayette Ron Hubbard.
Film che scandaglia la psiche umana, le parti più oscure, la violenza esplosiva, la solitudine dell’intimo. Un film dove si mettono in gioco i comportamenti umani e la loro gestione. Prevalgono le figure di Freddie e Lancaster, il film è basato in prevalenza su queste figure, che, in modo diverso, hanno entrambi dei disturbi della psiche.
Film di una lentezza esperante compensata dalla bravura del corpulento, magnifico Philip Seymour Hoffman (Lancaster Dodd) The_Master_Paul_Thomas_Anderson30, e da Joaquin Phoenix (Freddie Quell), che mi ha affascinato per la sua interpretazione intensamente dolorosa, molto fisica the_master_32201; scene anche drammatiche, dialoghi lunghi, articolati, non corali.
Bellissima la colonna sonora.
Un paio di amiche me lo avevano sconsigliato perchè noioso, ma io (c’ho messo un po effettivamente, film del 2012) l’ho voluto vedere; secondo me da non perdere perchè racconta con razionalità e intelligenza quanti pericoli ci sono a fidarsi cecamente di un credo (qualsiasi esso sia, dico io).

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Fuga dal Campo 14 – Blaine Harden

41ULJTKLN3L._SX329_BO1,204,203,200_ Shin Dong-hyuk nasce, nel 1982, nel campo 14 dove è rinchiusa tutta la sua famiglia.
E’ uno schiavo che sperimenterà sulla sua pelle soprusi e torture e non sapendo che oltre quel campo c’è un’altro mondo.
A ventitré anni, convinto da un compagno, tenterà la fuga  riuscendo ad arrivare in Cina, da lì in America.

 

E’ la vera storia di Shin Dong-hyuk, unico uomo nato in “quel” campo di prigionia, ad essere riuscito a fuggire.
Un libro che mi ha sconvolto ed emozionato, che  ha infilato nel cuore una spada di tristezza non facile da sfilare; un libro che ancora una volta mi ha messo davanti la crudeltà dell’uomo e la sua sete di potere, l’agghiacciante propensione al male.
Della Corea del Nord e di questi campi avevo sentito qualcosa diversi anni fa, oggi questa nazione sale prepotentemente, a periodi, nell’interesse mondiale quando il suo folle tiranno decide che il resto del mondo deve conoscere il suo potere, dopo torna tutto a tacere, anche perchè non è facile entrarvi se non con i satelliti e solo in parte; quando arrivo in biblio trovo questo libro appoggiato su un tavolo, mi colpisce la copertina e quando leggo la trama non posso non prenderlo.
Nulla si sa dei campi di concentramento, delle punizioni corporali, delle torture, della dignità calpestata, della fame che “divora” chi vive nei “campi”.
Il libro si legge facilmente per la scrittura semplice, ma io mi sono fermata più volte per dar modo al mio stomaco, al mio cuore e alla mia anima di metabolizzare (se mai è possibile farlo) tutta la tragedia che vi ho trovato.
La domanda che rimane tra stomaco e anima è: ma allora è vero che l’uomo non impara niente dalla storia se ancora, oggi, molta povera umanita’ deve morire in un luogo che è peggio dell’inferno?
Dico che Shin Dong-hyuk è sopravvissuto perchè forse non sapeva cosa volesse dire “vivere”.

 

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Una lettera da Jak

Cassetta della posta…e poi la gioia.

“Amica mia bellissima….
Come ti ho già scritto in precedenza, sono ormai perfettamente integrato in questa nazione, in questa terra meravigliosa, ancora selvaggia. Una terra dove vivo la libertà assoluta, tu sai a cosa mi riferisco………..Vado spesso nella fattoria dei miei vicini e ho imparato, nota bene, “imparato”, alla mia età, a cavalcare. Ti ho lasciato stupita? Dai di la verità!
Con il figlio dei signori…vado spesso a fare giri esplorativi dai quali non tornerei mai.
…………………………………………………..
Tu sai quanto io sia stato sempre contrario a qualsiasi forma di movimento programmato, alla palestra, ma d’altra parte già cammino e mi arrampico per la mia professione, quindi! Ma quando ho visto questi bellissimi esemplari mi sono incantato, ho scattato loro più di cento foto (avrai il tuo bel da fare quando torno, perchè torno, tranquilla!); è una razza di cavalli bella, muscolosa, forte.
La cosa che mi ha convinto ad imparare a montarli è che è facile cavalcarli perchè sono docili, mi sorprendevo le prime volte vederli pascolare tranquilli accanto alle pecore; quello che spesso mi assegnano, Tanyf, è eccezionalmente dolce.
……………………………………………………
Ho nostalgia di te, di voi, della mia casa, ma come ti scrivo sempre ancora non è ora che io torni.
Scrivimi, non farmi mancare le tue parole, tue notizie……
A volte quando galoppo immagino che ti piacerebbe essere qui, assaporare questa libertà (lo so, lo so, niente cavalli).
……………………. “

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La libertà, in un momento come questo è un grande sogno, Libertà è Pace. E per questo mio amico, dolce e tormentato dalla vita non posso che essere felice, che, seppur lontano da qui, abbia trovato una dimensione serena, che mi auguro sia finalmente per sempre.

 

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Apro una parentesi che scinde dalla lettera che ho riporatato, ma è legata alla libertà. Ieri ho scritto di essere andata a prendere un caffè con delle amiche, la questione da discutere era che i ragazzi, che hanno aderito al progetto Contest, sarebbero andati a Roma per la premizione. Ora, stò benedetto allarme bombe ha messo tutti in agitazione, alcune mamme non volevano mandarli, giustificatissima paura. Al ritorno di Meli a casa mi guarda e mi dice:” S, S, A, non vengono a Roma, i genitori non hanno firmato l’autorizzazione, ma voi mi mandate? Vero?” Ci guardiamo e non ci sono volute parole da parte mia, Meli ha detto sorridendo.”Figlia mia, sono agitata, ovvio so tu madre, ma la libertà è più forte della paura, quindi vai. Mica ci vogliamo far schiacciare.” Ecco lei sa che più o meno questo avrei detto, questo avrebbe detto suo padre. Ma non è che siamo incoscienti (lo stomaco è ancora strizzato nel dolore, la paura, l’emotività, la rabbia), siamo “ben” coscienti che nessuno ci può sottomettere, nessuno. Neanche la paura. La libertà, la nostra libertà, la vogliamo dipingere ogni mattina e mi auguro che altri pittori la dipingano insieme a noi, sempre, e che queste pareti dipinte diventino il Mondo intero.

 

Meli oggi era a Roma, viaggio in treno e passeggiata, giornata serena con compagni e docenti. Ringrazia tutti coloro che hanno votato il loro video, sono arrivati terzi. Grazie a chi ha assecondato e spalleggiato questa mia figlia a cui forse un semino di coraggio sono riuscita a far germogliare.

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