TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Madonna col Bambino tra i santi Michele Arcangelo e Andrea

 

 

Un dipinto che adoro (olio su tavola) di Cima da Conegliano.
La Vergine e il Bambino Gesù, san Michele Arcangelo, di cui sono innamorata da sempre…guardare questa opera mi fa pensare alla rinascita sulla distruzione di ciò che è passato…il paesaggio mi suscita questo pensiero: le rovine fatiscenti e ben particolareggiate, in lontananza la città solida, ben strutturata (nella collocazione storica sicuramente un borgo, se ben ricordo proprio Conegliano).
I colri poi, armonia e quel dorato colore che sa tanto d’antico e mi infonde pacatezza. Guardarlo mi da la certezza, Maria e suo Figlio, sono la rinascita su ogni distruzione.

 

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Prima/Adesso

Quando guardo questa foto mi viene da ridere e un po’ di nostalgia. Vengo scelta per una rappresentazione nel presepe vivente. Imparo la parte e mentre la imparo Meli la memorizza, andiamo alla prima prova e mentre faccio pausa il ragazzo che doveva duettare con me sta provando…Meli ripete per filo e per segno tutta la parte. Il regista è sconvolto, questa puffetta rotondetta e piccola, riservata ed educata lascia tutti sbalorditi. Proposta: adattare la mia parte per lei…accetto e chiedo a Meli se vuole farlo, e lei candida dice: “Si la so meglio di mamma…” E ovviamente è un successo, Vedere una bimba piccola duettare con un adulto, nel freddo delle notti di gennaio, sull’aia, sicura e precisa, ripetere per ben due ore, è stato davvero il top…

Ora la guardo, con i suoi capelli azzurri, la sua sempre incredibile riservatezza, timidezza, il suo voler fare senza farsi notare…mai rifarebbe una cosa del genere, mai in pubblico. E penso che bella era e bella è ancora. Non fisicamente, ma nell’anima. Lo so sono la madre e sicuramente sono di parte, ma per me è la gemma più preziosa che io posseggo.

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L’Orsa

L’Orsa maggiore è una costellazione molto luminosa, visibile sempre, in ogni periodo dell’anno e ad ogni ora della notte; non è molto lontana dalla Stella Polare.
Le sette stelle più brillanti dell’Orsa formano il Grande Carro, anche se quest’ultima è considerata una costellazione se stante, forse perchè è tra le più riconoscibili.
Tra le sette stelle sono riconoscibili Mizar e Alcor che ruotano una attorno all’altra. Alcor è visibile solo nelle notti molto buie essendo piccola e poco luminosa.
Secondo la mitologia greca l’Orsa è Callisto.
Callisto era una bellissima ninfa, la favorita della dea Diana, a cui aveva giurato di non sposarsi mai.
Zeus però si innamorò di Callisto e la amò segretamente, dalla loro unione nacque Arcade. La gelosissima moglie di Zeus, Era, la trasformò in un’orsa, desiderando che fosse uccisa da un cacciatore.
Arcade, ignaro di ciò che era accaduto alla madre, crescendo divenne un abile cacciatore. Proprio lui incontrò l’orsa che avendolo riconosciuto gli andò incontro, ma il giovane, impaurito e senza sapere che era la sua bella madre, tentò di trafiggerla con una freccia.


Zeus, impietosito da quello che sarebbe stato un delitto, lo fermò, tramutò il giovane nella stella Arturo (che si trova nella curvatura della coda dell’Orsa) e la madre nell’Orsa Maggiore; Zeus lanciò Callisto in cielo tenendola per la coda che si allungò smisuratamente.
Era, non avendo la soddisfazione di vedere la ninfa morta chiese aiuto a Teti, che lanciò una maledizione che condannò madre e figlio a vagare per sempre nel cielo e non riposare mai sotto l’orizzonte.

 

 

“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti…”

(dalle Ricordanze)

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Due libri…

…tanto diversi uno dall’altro, uno l’ho letto io, uno Mely, il suo compito per l’estate.

Il mio: I sette peccati di Hollywood – Oriana Fallaci

fallaci1956: Oriana Fallaci arriva a Hollywood come inviata dell’Europeo, porta con se dodici camicie da regalare al regista Jean Negulesco affinchè possa favorire una sua intervista con Marilyn Monroe; l’intervista non avverrà mai ma darà alla giornalista una certa notorietà che gli permetterà in seguito di entrare nell’apparente dorato mondo del cinema. Verrà invitata nelle case degli attori per le interviste, parteciperà alle esclusive feste, conoscerà produttori e visiterà gli studi di registrazione. Descrive personaggi come Hedda Hopper e Sheila Graham, classificate come “pettegole di Holliwood”, i retroscena di come si costruisce un divo, il fascino di Gregory Peck, il rosso dei capelli di Rita Hayworth, Frank Sinatra, il potere di De Mille, Orson Wells…Ci racconta i loro vizi, eccentricità, i loro scrupoli e i loro compromessi.
Non è un romanzo ma una serie di interviste che raccontano come vivevano e chi erano i divi di Hollywood dell’epoca.

E’ il suo libro d’esordio, pubblicato da Longanesi nel 1958, per molto tempo non è stato più stampato, è stato riproposto nel 2009, a me finalmente l’ha trovato la Biblioteca comunale..
E’ l’unico libro che non avevo letto di Oriana Fallaci; non sempre mi sono trovata d’accordo con lei, oggi ad esempio riconosco che aveva previsto una grande realtà che si stà avverrando, cellule in Europa di quell’Islam malato; aveva perfettamente ragione. Di lei, d’accordo o no, mi è sempre piaciuta la passione che metteva nello scrivere, la franchezza che aveva nelle sue idee, l’ironia con cui trattava certi argomenti, come quelli di cui parla in questo libro.
Io trovo che sia un libro molto bello, come molti suoi libri che mi hanno dato molte emozioni, per la mia epoca era quasi una sovversiva, io la trovavo, e ancora lo penso, una donna arguta e mai superficiale.
Nel libro non c’è trama, niente grandi e trascinanti personaggi, ma lo scrutare con gusto e sagacità i divi, le loro manie e il loro declino, un viaggio nell’America patinata che incuriosiva e stupiva (e ancora lo fa).
In questo libro ci presenta l’Hollywood che forse non esiste più, dico forse perchè sono convinta che i meccanismi siano rimasti gli stessi; una chicca che vale la pena di leggere, mi ci sono tuffata, ne ho respirato la patina dell’epoca, ma quando lo leggevo ero sicura di essere nella nostra epoca, poco è cambiato, se non la tecnologia.

 

Mely: Uno, nessuno, centomila- Pirandello

pVitangelo Moscarda, che la moglie chiama Gengè, eredita  dal padre diverse proprietà e una banca che gli permettono una vita agiata. Tutti lo chiamano usuraio, lui rifiuta questa definizione. La sua tranquilla vita viene sconvolta dal commento banale che la moglie fa sul suo naso.
La vita per Vitangelo cambia completamente, inizia a pensare di come appare agli altri e che non è come egli si vede. Inizia così una ricerca spasmodica di sé stesso e lo fa compiendo azioni contrarie a quelle che avrebbe fatto prima del cambiamento: dona una casa, vende la banca, fa discorsi che gli procureranno la fama di pazzo tanto che la moglie lo abbandona e tenterà di mandalo in manicomio senza riuscirci; nella sua vita entrerà Anna Rosa, amica della moglie, che gli sparerà ferendolo gravemente. Vitangelo, ripresosi si fà aiutare da Monsignor Partanna, un religioso che lo convincerà a rinunciare a tutti i suoi beni per costruire un ospizio per aiuatre i più poveri.
Anche Vitangelo vivrà nell’ospizio ritrovando la serenità allontanandosi dal mondo degli uomini. cercando il solo contatto con la natura.

 

Commento di Melissa che porterà a scuola, devo dire che mi ha sorpreso; ci ha messo quasi un mese per leggere questo libro. Il romanzo di Pirandello, Uno, nessuno, centomila fu pubblicato nel 1926. E’ diviso in otto libri che contengono al loro interno dei capitoli ognuno con un titolo.
Ho scelto di leggerlo perchè mi ha incuriosito il titolo, non è stato facile, ci è voluta una buona dose di concentrazione; mi sono trovata davanti non il classico romanzo, ma una specie di rompicapo, una serie di parole che per arrivare ai concetti che Pirandello presenta, ho dovuto leggere e rileggere e a volte chiedere spiegazioni. Ci ho messo un pò per finirlo, ma più lo leggevo e più mi interessava, perchè anche se con parole contorte, Pirandello mi ha messo davanti a realtà a cui non avevo mai pensato e che trovo vere, anzi geniali.
La storia narrata, che porta il protagonista alla follia e alla sua guarigione, altro non è che la ricerca di chi siamo.
Le frasi del romanzo che mi hanno fatto riflettere sono:”…se noi non ci conosciamo siamo praticamente con un estraneo…”quell’estraneo che, come fa dice Pirandello “…è inseparabile da me”…(Libro I)
E ancora:”La realtà non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma muta di continuo secondo le situazioni…”(Libro VII); ” Ho affermato già che non siete neppure quell’uno che vi rappresentate a voi stesso, ma tanti a un tempo, secondo tutte le vostre possibilità d’essere, e i casi, le relazioni e le circostanze.”(Libro IX), cioè, per ognuno di noi, il modo d’interpretare gli altri è determinato da situazioni, abitudini, sentimenti personali, dalle proprie esperienze; vediamo le persone (o ci vedono) secondo la situazione, basta che questa cambi e vediamo la stessa persona in un altro modo; addirittura il giudizio sulla persona può essere modificato nel tempo.
Altra considerazione che io trovo interessante è quella che fa capire che la propria immagine fisica, il nome con cui veniamo chiamati, il contesto dove siamo nati, le emozioni che si provano involontariamente, e che il protagonista definisce la “forma”, vanno accettate perchè non le abbiamo scelte noi.
Altra considerazione da fare è che spesso quando gli altri ci vedono come veramente siamo ne restano sorpresi, ad esempio l’episodio di Vitangelo in banca, dove ribadisce con fermezza che lui è il padrone e Quantorzo e Firbo ne restano sorpresi perché in effetti è la verità, mentre lo vedevano solo come un usuraio; addirittura anche noi ci meravigliamo a volte delle nostre reazioni in determinati momenti.
L’autore, con questo romanzo, ci vuole far capire che per noi stessi siamo “uno”, quello che crediamo di essere, che conosciamo solo noi; ma che in noi vivono tanti io, “centomila”, come ci vedono gli altri; che siamo anche “nessuno” se non ci riconosciamo nel giudizio degli altri o non siamo sicuri di noi stessi.
Di questo romanzo ho letto più velocemnte gli ultimi due capitoli dove c’è una vera trama: la descrizione della Badia e la sua storia, la descrizione del vescovo Partanna e di come è arrivato all’elezione, di Don Antonio Sclepis, l’incontro tra Maria Rosa e Moscarda, il ferimento e l’arrivo all’ospizio.

 

 

 

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Nazionale di calcio?

No problem! Io ce l’ho in casa:

la ottantaquattrenne acciaccata che non si arrende

Mary (6)Mary (8)Mary

la quattordicenne che dimostra in questo caso tutto il DNA della mamma 🙂

Mely (10)Mely (12)Mely (13)

Mely (2)Mely (8)

E che meraviglia tornare e trovare un magnifico fiore, dopo cinque anni che coccolo questo piccolo cactus

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