TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Descrivere il mare…

“Soltanto il mare gli brontolava la solita storia la sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed é di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di la dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.”

Giovanni Verga, 1881

 

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Fuocoammare

di Gianfranco Rosi

 

Il dodicenne Samuele vive a Lampedusa, terra che vive quotidianamente l’arrivo di uomini e donne che cercano una nuova vita. Il ragazzo non incontrerà mai queste persone.
Il medico dell’isola sarà colui che incontrerà fisicamente chi sbarca e anche chi purtroppo arriverà senza vita.

 

Non è un film come viene spesso definito ma un documentario, che tocca un problema serio e costante del nostro tempo: l’arrivo di migranti su barconi improponibili e salvataggi.
Sinceramente questo “film” che è stato tanto decantato (e che non ho mai voluto vedere proprio per questo nell’immediato, come ho già spiegato e come faccio spesso in questi casi) non mi ha nè affascinato nè coinvolto, a tratti mi ha annoiato; tutto il mostrato è visto e rivisto alla tele, in rete, sui giornali…mi aspettavo molto di più sulla vita che si svolge su questa terra che sicuramente accoglie, ma che ha sicuramente una serie di problematiche.
Mi è piaciuta la prima immagine del documentario, il faro che illumina il mare alla ricerca di naufraghi…subito mi ha coinvolto nella storia, poi l’ecografia di una donna in gravidanza appena sbarcata…il medico che a tutti i costi mantiene quello che è il suo giuramento deontologico…e poi? Carina la figura di Samuele, affetto dall’occhio pigro, caratteristica che suppongo il regista ha usato per dire allo spettatore di non averne verso l’argomento che propone…
Il regista ha giocato molto sull’immagine (suggestiva, se così si può definire, l’inquadratura dei corpi avvolti nelle dorate coperte isotermiche) con inquadrature e fotografia perfetta; ma non ho capito se racconta la vita di quell’isola, per far vedere che malgrado tutto gli isolani continuano la loro vita o cos’altro…io credo che ci sia altro che non solo la loro quotidianità (che realmente è stata alterata).
Mi viene in mente che forse il mio pensiero è “pigro” visto il tanto positivo clamore per questa pellicola….chissà!

 

 

 

 

 

 

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All Is Lost – Tutto è perduto

di J.C. Chandor

 

 

Un container alla deriva danneggia lo scafo di una barca a vela, entra l’acqua. L’uomo sulla barca, che naviga in solitaria, ripara il danno. Poi arriva la tempesta. Nell’Oceano Indiano. Per quanto l’uomo sia abile la tempesta avrà la meglio sull’imbarcazione. L’uomo scivola in mare, si ferisce e in un ultimo tentativo di salvezza si aggrappa ad un natante gonfiabile.
La barca affonda, l’uomo recupera il salvabile tra alimenti e strumenti di navigazione, tra cui una carta nautica. Non si arrende. L’uomo vincerà sulla natura o la natura lo sconfiggerà?

 

 

Film del 2014, appassionante, intenso e spaventoso, con un Robert Redford che in poco spazio cerca di sopravvivere all’immenso. Perchè così vedo l’oceano io. Film che mi ha coinvolto totalmente, l’ho vissuto.
Non ci sono dialoghi, ma acqua e uomo; natura e saper fare; silenzio e rumore di onde; sole e tempesta. Il silenzio è il copratogonista in questo film, il silenzio che amplifica la meraviglia della natura
L’uomo piccolo davanti alla forza della natura. L’uomo grande nella sua voglia di sopravvivenza.
Fotografia meravigliosa, suggestiva; colonna sonora perfetta.
Coraggioso il regista ad appoggiare tutto il film su un solo personaggio e senza che ci sia un dialogo.
Ma lasciatemi dire: un Redford meravigliosamente bravo, regge un film solo con gli sguardi e la presenza fisica, e non parlo di bellezza, grande magnifico attore, grande interpretazione..
Un film metafora, mai l’uomo si arrende, anche quando arriva alla deriva; ce la devi mettere tutta per farcela e credere in te stesso; l’uomo che deve capire che mai la natura si farà assoggettare da lui.
Da vedere assolutamente.

 

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Alaska

artico Obama tempo fa ha deciso di bloccare le trivelle petrolifere e del gas nel nord dell’Alaska e nella parte dell’OceanoArtico dove si affaccia l’Artic NationalWildlife Refuge che è una delle aree più incontaminate del Pianeta. Si è gridato all’assuro, alla follia, gli ambientalisti hanno esultato. Cosa uscirà dal referendum di domani? Sono scettica, come ormai ogni movimento che riguarda l’Italia, ma andrò comunque a votare. Lettera scritta con ciò che penso, sigillata e conseganata a mio marito, da aprire solo dopo i risultati, lo faccio sempre, mi misuro con me stessa.

 

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Buona serata blogger!!!

 

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Un affascinante mistero: Antikythera (o Anticitera)

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Dobiamo partire da due ipotesi molto lontane: una nobildonna viaggiava su nave greca diretta a Roma per sposarsi, ma quel viaggio in mare fu sfortunato, la nave affondò con tutto il suo carico di uomini e immensi tesori: statue di bronzo e marmo, gioielli, oro e…Antikythera (trae il nome dall’isola greca di Anticitera presso la quale fu ritrovato), il primo “computer” analogico datato 150-100 a.C.; seconda ipotesi: il congegno si trovava su una nave che doveva portare a Roma questo marchingegno, assieme ad altri tesori saccheggiati sull’isola di Anticitera o Antikythera, per sostenere  una parata trionfale di Giulio Cesare. La prima sembrerebbe essere la più accredidata.
Nel 1900 un gruppo di pescatori di spugne persero la rotta a causa di una tempesta, costretti a rifugiarsi sull’isoletta rocciosa di Cerigotto (un’isoletta greca del mar Egeo, tra il Peloponneso e Creta), questi, alla profondità di circa 43 metri, scoprirono il relitto della nave naufragata propabilmente nel 65 a.C..
Nel maggio 1902 Valerios Stais, archeologo, esaminando i reperti recuperati dal relitto, scopre che all’interno di un blocco di pietra c’è un ingranaggio meccanico, fortemente incrostato e corroso, di cui erano sopravvissute tre parti principali e decine di frammenti minori, composto da un’intera serie di ruote dentate ricoperte di iscrizioni: un elaborato meccanismo a orologeria delle dimensioni di circa 30 cm per 15 cm, dello spessore di un libro, costruita in rame e originariamente montata in una cornice in legno, era ricoperta da oltre 2.000 caratteri di scrittura, dei quali circa il 95% è stato decifrato ma ancora non pubblicato. Dopo anni di diatribe tra studiosi che ritenevano impropabile un tale meccnismo per quell’epoca, nel 1951 dopo averlo esaminato minuziosamente per circa vent’anni, il professore Derek de Solla Price ne scoprì il funzionamento originario.
Si trattava di un antichissimo calcolatore che calcolava il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti, gli equinozi, i mesi, i giorni della settimana; Price concluse anche che nella Grecia del II secolo a.C. esisteva effettivamente una tradizione di altissima tecnologia, chi lo ha inventato doveva essere studioso di astronomia ma anche essere esperto di matematica e di ingegneria.
Ancora molti misteri avvolgono questo incredibile meccanismo, ad esempio la presenza e la natura di indicatori del nostro pianeta, o dove sia stato veramente costruito, qualcuno ipotizza nella allora colonia greca di Siracusa (Sicilia).
Il Museo Archeologico Nazionale di Atene (dove il prezioso reperto è conservato) ha ritrovato nei propri magazzini alcune scatole contenenti 82 minuscoli componenti della strumentazione di Anticitera mai esaminate prima e molto utili per comprenderne meglio il funzionamento che sembrerebbe essere nato sulla base di un progetto disegnato da Archimede.
Si ipotizza anche che quello ritrovato sia una copia di epoca romana dell’originale più vecchio di qualche decennio, lo proverebbe un passo di Cicerone, nel quale viene citata una “macchina circolare” che i Siracusani utilizzavano per calcolare i movimenti celesti e predire le eclissi.
Un altro interrogativo da risolvere è quello che prende in considerazione il fatto che, visto le straordinarie funzionalità della macchina, come mai non se ne siano state costruite altre repliche e che non ne siano state ritrovate altre, magari proprio nei numerosi vascelli naufragati nei secoli passati, quello di Anticitera risulta a tutt’oggi unico, l’unico che solo per una fortunatissima circostanza è riemerso dalle profondità del mare.   La domanda è: quanti tesori simili sono andati perduti? A quanti di questi propabili meccanismi straordinari non è stata data importanza? Il passato è ancora fonte di grandi meraviglie e scoperte che fanno dell’uomo l’essere intelligente che è, e sarebbe bello potesse capire ( a volte mi sorge il dubbio…) quanta di questa intelligenza potrebbe sfruttare nel migliore dei modi, a beneficio di se stesso e del Pianeta tutto.

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Mare

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Il mare…affascinante gioco d’acqua; mi rapisce l’anima più d’inverno che nell’estate e a voi? Trovo sia un elemento tanto indecifrabile (benchè l’uomo pensi di saperne abbastanza) che vi sprofonderei solo per cercare i misteri che racchiude.

 

 

 

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Un viaggio…da sogno….

20150305_175438Piove dalla notte scorsa, nuvole basse tutto il giorno, fa freddo…e sopra i duemila nevischia…
Dico che sono un pò stanca di questo clima uggioso e umido.
rey2 Vorrei un bel sole caldo…e allora faccio una girata con la fantasia, chi mi segue? Vi porto…vediamo…a si! vi porto nell’arcipelago di Jardines del Rey.
rey Un arcipelago che si estende lungo la costa Atlantica di Cuba, dove troviamo innumerevoli cayos (isole): Cayo Guillermo, Cayo Coco, Cayo Romano, Cayo Guajaba, Cayo Sabinal, Cayo Santa Mariaù, Cayo Paredón Grande, Cayo Cruz….
Jardines del Rey, tradotto vuol dire Giardini del Re, nome che gli diedero i spagnoli conquistaori, nel 1513, in onore del re Ferdinando II di Aragona, come diedereo il nome a tutte le isole.
Isole che furono rifugio per corsari e pirati, dove è ancorata nell’omonima spiaggia, la Pilar, l’imbarcazione di Hemingway ( che a tutt’oggi non si sa se sia effettivamente l’originale tenuta in piedi da riparazioni, sostituzioni, aggiustamenti o una copia della vera, andata distrutta), che qui ambientò il romanzo Isole nella Correntepilpillar
Jardines-del-Rey Che dire, spiagge bianche, da sogno, dove sdraiarsi per accogliere il caldo sole, dune sabbiose tra le più alte dei Caraibi, imagesffff fondali mozzafiato, Jardines-del-Rey-2 imagesrrrrlagune e barriere coralline in acque cristalline in cui non puoi non nuotare e frutta, tanta frutta…. frutta
Scommetto che troveremo abitanti allegri, simpatici, ospiatali..
E allora vado, in questo luogo che è una magia? Il paradiso terrestre? Solo i Caraibi?
Io dico tutte le cose messe insieme.

pilar

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Vacanze

13-07-23_blocchisecondari-sogni

Parto per una breve vacanza al mare, anche se il tempo non sarà dei migliori….Pazienza, mi riposerò e sprofonderò nei libri se proprio la spiaggia mi sarà proibita dalla pioggia. Ehi, non mi dimenticate! 🙂 Mi mancherete 😉

“Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare.”
Alessandro Baricco

 

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Ma…ma…

La mia amica Pat, mi invia con una email, l’immagine di un quadro di un pittore che avevo sfiorato tempo fa e poi perso nei meandri della memoriaTROPEA E’ entusiasta di questo pittore e delle sue opere allora mi documento. E’ il mantovano Claudio Malacarne, mio coetaneo.
I suoi quadri inondati di colori luminosi e a volte violenti mi avvolgono1257874434b1312309164_235189591_3-Claudio-Malacarne-Oil-paintings-alla-galleria-estense-Arte-di-Cernobbio-Eventi sensorialmente coinvolgono la mia energia, la mia gioia, la mia serenità, ne riconosco l’assoluta originalità, sopratutto per quanto riguarda le ombre che sono insolitamente dipinte dal coloreGiardino    oilo su tela cm 200x180    anno 2006 Claudio MALACARNE ma…ma…non mi coinvolge più di tanto, non ne sento l’intensità perchè comunque tutto quel colore surreale, tutte quelle immagini piene di colore mi frastornano troppoMalacarne_Claudio_08Pink_gardenmalacarne_03-300x232
Ma questo non mi vieta di passeggere tra i giardini un pò magici con i loro colori esagerati e le palmeClaudio-Malacarne-Giardino-romanoLa-palma-medmalacarne1paradise____olio_su_tela_cm_180x200_jpg851 e mi tufferei nei quadri dove rappresenta l’acqua (quelli che più mi piacciono), per la trasparenza dell’acqua3839836_origRiflessiClaudioMalacarne_bigRELAX SINCRONIZZATO Claudio Malacarne   olio  su tela cm 200x180Carpe_diem_Claudio_Malacarne_olio_tela_cm_170x2102-698x298claudio_malacarne__laguna_splendente_oil_on_linum__cm_170x210_anno_2013_jpg837 e giocherei con i gioiosi bambini37309023_11220619732brev99353(1)-oriSugli_scogli

 

Però! Che pagina colorata!!!!

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Con un pò di fantasia

Già dalle prime ore del mattino la giornata si è presentata grigia. Tutto sembrava coperto da un velo di seta trasparente, che permette la visione ma la fà apparire sfocata, nebulosa. Una giornata particolarmente umida e uggiosa. Mia figlia oggi ha dovuto studiare Foscolo, e come non poteva venirmi in mente Zante? E mi sono detta che con un pizzico di fantasia cosa ci vuole a volare in quell’isola meravigliosa? Così ho colorato questo pomeriggio.
zanteZante (o Zacinto) è un’isola greca vicino alle coste del Peloponneso, dalla parte ionica.
Qui nasce il poeta Ugo Foscolo, il quale dedicò all’isola un sonetto:

A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura. 

Come ogni luogo della Grecia che si rispetti, anche Zante ha la sua fetta di mitologia.
Si narra che Artemide, dea della caccia, era solita girovagare per le verdi foreste di Zante mentre suo fratello Apollo suonava la lira sotto le piante di alloro decantando lo splendore dell’isola, il loro culto e la devozione, in epoca arcaica, venivano manifestate con spettacoli e gare fra gli abitanti dell’isola.
Il fondatore dell’isola (da Omero) fu Zakynthos, figlio di Dardano, Re di Troia, che partendo con la sua flotta dalla città di Psofida, giunse nell’isola e fondò la sua acropoli; per questo viene usato su monete e sul simbolo che rappresenta l’intera isola. In questo simbolo Zakynthos tiene in mano un serpente, poiché secondo alcune leggende, avrebbe liberato l’isola dai serpenti che la infestavano.
Esiste anche una teoria per cui gli arcadi, nel primo millennio a.C. arrivarono sull’isola con l’intento di fondare nuove colonie ed a testimonianza di queste origini vi sono lo speciale talento degli abitanti per la musica ed il culto della dea Artemide, caratteristiche tipiche dell’Arcadia. Più tardi Zante, passando sotto il dominio di Arkisios, re di Cefalonia, finì per essere soggetta alla potenza di Ulisse, re di Itaca. Insieme agli altri paesi dominati da Ulisse, anche Zacinto prese parte, con dodici navi, alla guerra di Troia; terminata la guerra, con il ritorno di Ulisse ad Itaca, ci fu il leggendario sterminio dei “pretendenti di Penelope”, tra cui vengono annoverati venti giovani di Zante. Questo evento mitologico ( Omero, l’Odissea)  sembra rifarsi ad una rivolta scoppiata nelle isole dello Ionio che, oltre a decretare la fine del potere di Ulisse, portò alla stesura di un particolare trattato in cui fu sancito per la prima volta il diritto ad un governo democratico.
Meravigliosa isola con pianure fertili, un’intensa vegetazione (tanto che Omero la indicò come Fiore di Levante) e  scogliere incredibili, offre panorami mozzafiato.
La Spiaggia del Relitto: accessibile solo via mare perchè racchiusa tra due alture, al centro vi è un relitto di mercantile arrugginito portato lì dalle acque, è costituita da milioni di piccoli sassolini dalle tonalità azzurre del mare che si perdono a vista d’occhio, l’effetto del colore è dovute alle numerose grotte sulfuree che contornano la spiaggia e che quando si alza il mare liberano grosse quantità di zolfoREL;
Marathonissi: luogo di riproduzione delle tartarughe di mare Caretta-Carettazante_tartaruga, è un parco marino e per questo è proibito l’ancoraggio ha due splendide spiagge, una di sabbia che degrada dolcemente verso il mare e l’altra di sassi dalla quale si può accedere a nuoto ad un’enorme grotta, mentre l’altra è . visitare sia la grande grottaisola4; Limnionas: vi si accede scendendo alcuni gradini scavati nella roccia, una spiaggia non ampia e un mare in cui le sfumature di colore e la trasparenza dell’acqua lasciano esterefatti,  i fondali e le grotte invitano alle immersioni e dove  le grotte (ce ne sono miriadi) spesso proseguono anche sott’acqualimnio1;
le grotte di Keri: accessibili solo via mare, si sviluppano in prossimità del promontorio di Capo Marathia, molte hanno un ingresso appena sufficiente per entrarvi nuotando, altre invece sono abbastanza ampie da potervi accedere direttamente con un’imbarcazionegrotte2;
i Mizitres, due faraglioni, formazioni geologiche,  vicinissimi alla roccia che scende a picco sul mare e che con essa formano una spiaggetta di sabbia finissima raggiungibile solo in barca, in uno dei due faraglioni è presente una spaccatura, percorribile a nuoto, che lo attraversa interamente e che è popolata da numerose stelle marinem;                   le grotte blu:  possono essere visitate con un’imbarcazione, devono il loro nome ai particolari riflessi che l’acqua assume al loro internoblublu2;
il Lago nero: tra le  mille grotte ce ne è una, raggiungibile solo in barca,  che offre la possibilità di camminare a piedi su un tratto spiaggioso che la delimita fino ad un certo punto, poi si torna ad avere sotto i piedi l’acqua,  perchè questa grotta prosegue  all’interno con un laghetto chiamato nero perchè non essendo illuminato, l’acqua sembra nera, il “laghetto” , a dispetto del diminuitivo, è grandicello, per cercare di scorgere qualcosa al suo interno bisogna munirsi di una pilanero.  Ma Zante non è non solo mare; sul monte Skopos, si trova il piccolo monastero semi diroccato costruito, in onore della Madonna, nel XV secolo; da qui è possibile vedere l’intera isola; i veneziani (nel periodo dell’assedio) apprezzarono il luogo tanto da dare al monte il nome di Belvedere; il monastero venne costruito sui resti dell’antico tempio di Artemide, è in stile bizantino e il suo interno riccodi affreschiMONASTERO DELLA MADONNA SKOPIOTISSA.

Dopo questa lunga passeggiata decido che è ora di rilassarmi, e perchè non farlo in uno dei caratteristici Kafenion?z Zante ne è piena. Il caffè in Grecia è un vero e proprio rito, va bevuto lentamente per permettere ai fondi di depositarsi all’interno della tazza, possiamo ordinarlo amaro (pikrò), zuccherato (mètrio) o dolce (glikò)bar della riconciliazione. E se insieme al caffè ordinassimo un dolce? Su questa isola se ne producono con creme, cioccolato, frutta, fiori di camomilla sbriciolati… Quelli più tradizionali hanno come ingredienti principali le noci, le mandorle e la cannella. Io ordinerei quello preparato con una sfoglia ripiena di crema e coperta in superficie da zucchero a velo e cannella, il suo nome è bugatsa. La ricetta? Eccola:
ingredienti:  250 gr. di semolino;  750 gr. di acqua;  un pizzico di sale;  zucchero a velo;  cannella in polvere.                           Far bollire l’acqua con  un pizzico di sale e versare  a pioggia il semolino; mescolare in continuazione fino a raggiungere la consistenza della nostra polenta; versare in una pirofila oliata di dimensioni 20 x 30 circa, oliare leggermente anche la superfiie, coprire con un tovagliolo e mettere in frigorifero per qualche ora; tagliare a pezzi e friggere in abbondante olio bollente, appoggiarli su carta assorbente e spargere con  lo zucchero e  cannella fritures-zakinthou-L-TaG1RK

Ne sento il profumo.

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