TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Il Tormento e l’Estasi – Irving Stone

Michelangelo Buonarroti: genio della Firenze del ‘400.
Ostinato, idealista, tormentato….Visse amori e intrighi; scolpì, dipinse, costruì.

 

travertino romano  marmo bianco di Carrara serpentina verde marmo giallo

 

Tempo fa, come avevo scritto in un post, ho riordianto il baule di mio nonno, che finalmente è arrivato a me. Mio nonno aveva frequntato la scuola fino alla quinta elementare, poi una volta a Roma, dopo la seconda guerra mondiale, aveva frequentato dei corsi di lavoro e migliorato la sua cultura. Ma fin da ragazzo amava leggere, quando trovò un lavoro fisso, e devo dire ben retribuito, grazie anche ai corsi frequentati si era specializzato, quando mia nonna gli diceva che erano avanzati un po di lire dalle spese familiari  comprava libri e leggeva. Molti sono andati persi (vedi: come strozzare i parenti stolti – autrice: io se potessi) ma nel baule erano rimasti i Selezione, libretti che si usavano per leggere estratti di libri. Quando avevo intorno ai dieci anni ho iniziato a leggerli.
Mettendo ordine ho ritrovato il libro di cui voglio parlare.
Mi è venuta voglia di leggerlo per intero, preso alla Biblioteca comunale. C’ho messo una vita, è lunghissimo (anche perchè mi soffermavo a far ricercehe su quello che ignoravo completamente), ma devo dire che l’ho amato, come mi piacque la prima volta.
All’epoca rimasi affascinata ancor di più da Michelangelo, che già conoscevo, mio padre è stata un’altra buona scuola per me.

 

Si si pensa possa essere una romantica leggenda (non essendoci una fonte sicura) l’infatuazione di Michelangelo per Contessina de’ Bardi, moglie di Cosimo de’ Medici,

 

Biografia romanzata oviamente, abbastanza ricca di dettagli, ma si legge bene, affascina il viaggio michelangiolesco tra le sue opere e le città italiane.
Mi sono emozionata leggendo la nascita di alcune sue opere, mi ha affascinato anche la vita di questo uomo testardo, scontroso, solitario, un artista che amo in modo viscerale; che ha incontrato figure importanti: papi, i Medici, pittori, scultori, che hanno fatto un’epoca della nostra storia. E amori, che lo fanno apparire fragile e umano come non sembrava.
Un uomo con una famiglia difficile, una vita difficile, ma un’arte tanto immensa da arrivare inalterarata e potente fino ai nostri giorni.
Devo ringraziare Irving per questa opera stupenda (grande ricerca certosina), mi sono fatta cullare dalle sue parole, dalle sue descrizioni; devo ringraziare mio nonno e mio padre che hanno, fin dalla più tenera età, instillato nel mio cuore e nella mente la voglia di leggere e capire, di curiosare; devo ringraziare Michelangelo per avermi dato la possibilità di guardare l’Estasi e il Tormento di non poter accarezzare quel marmo che lui tanto ha amato.

Cappella Sistina – Vaticano 

 

Bacco  Madonna della Scala (1491) conservata a Casa Buonarroti a Firenze

 

La Notte (1526-1531) Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze. 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Mosè (1513-1515) conservata nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma

 

La Pietà ( 1497-1499) conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano a Roma

 

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Un’opera “speciale”

 

 

San Pietro in Vincoli, una basilica romana, situata sul colle Oppio. Ma non è di questo sito che voglio parlare, pur conservando sotto l’altare maggiore la catena con cui era stato legato San Pietro a Gerusalemme, ma di un’opere incredibile qui conservata: la tomba di Giulio II, papa dal 1503 al 1513 (che però è sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano).
Una tomba di stupefacente bellezza, che contiene il Mosè di Michelangelo. Un opera maestosa e affascinante, dal volto espressivo e realista, emozionante.
La realizazzione di questa opera meravigliosa costò litigi, contrasti, invidie, ostilità.
L’opera doveva contenere più di quaranta statue, ma di fatto ne contiene sette. Papa Giulio II non la vide mai, fu completata dopo la sua morte
Se transitate in Roma, non fatevi scappare questo capolavoro.

                                                        

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La Pietà Bandini

Michelangelo Buonarroti la scolpisce tra il 1547 e il 1555 circa.
Un capolavoro, uno degli ultimi dell’artista, dove troviamo quello che sembra essere un suo autoritratto, la figura di Nicodemo.
Un’opera che rappresenta una tragedia (visto il tema rappresentato), un’opera che mi avvince per il fascino estetico ed emozionale.

Museo dell’Opera del Duomo a Firenze.

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Bacco

 

Michelangelo – Museo nazionale del Bargello – Firenze

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