TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Dunkirk

di Christopher Nolan

 

Spiaggia di Dunkerque, Francia. Maggio 1940.
Migliaia di soldati inglesi, un esercito di ragazzini, accerchiati dalle truppe naziste.
L’Ammiragliato britannico promuove l’operazione Dynamo, realizzata anche con l’aiuto di centinaia di barche di pescatori dall’Inghilterra.

 

Film pluripremiato. Spettacolare.
Un film che mi ha fatto emozionare.
Mi aspettavo un film di guerra, ma in effetti trovo sia un film sulle coscienze, sull’altruismo, sull’individualismo che inevitabilmente porta poi alla colletività.
E’ un film sulla paura, quella vissuta dai giovani ragazzi, anzi ragazzini, accerchiati. Una tragedia come solo le guerre creano. Un film sulla morte prima ancora del sogno di salvezza.
Scenografia forte, coinvolgente, ottima la colonna sonora. Mi è piaciuta molto l’idea l’idea di separare le storie individuali dal contesto generale, anche come temporaneità delle scene.
Bravissimi gli attori principali, ma mi hanno piacevolmente sorpreso i giovani attori.

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In nome di Dio. La morte di Papa Luciani – David A. Yallop

…Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che vendevano e compravano, buttò all’aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. E disse loro: «Nella Bibbia Dio dice: La mia casa sarà casa di preghiera. «Voi invece ne avete fatto un covo di briganti ». (Matteo)

 

“…Il nuovo Papa rappresentava chiaramente una minaccia…e non immaginava quanto arduo fosse il compito che gli era stato assegnato…”

 

 

 

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1978 muore improvvisamente papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, dopo solo trentatré giorni dopo la sua elezione, avvenuta anche grazie ai cardinali del terzo mondo. La sua morte ha destato subito molti sospetti. Suicidio? Morte naturale? Omicidio? Congiura?

 

 

Conversazione tra il Papa e il suo Segretario di Stato avvenuta il 19 settembre. Dopo quarantacinque minuti di discussione luciani lo accompagnò alla porta e gli disse: “Eminenza, abbiamo discusso del controllo delle nascite per circa quarantacinque minuti. Se le informazioni statistiche che ho ricevuto sono esatte, allora durante il periodo di tempo in cui abbiamo discusso, più di mille bambini al di sotto dei cinque anni sono morti per malnutrizione. Durante i prossimi quarantacinque minuti, mentre noi aspetteremo di consumare il pasto, un altro migliaio di bambini moriranno di fame. Tra oggi e domani trentamila bambini che in questo momento sono vivi, saranno morti, per malnutrizione. Dio non sempre provvede.”

A noi romani piaceva. Alla Curia un po meno. Si è sempre detto che non fu morte naturale e io ci credo. E poi, chi mi segue forse si è accorto che spesso riporto qualche curiosità sui papi, e alcune sono…diciamo “particolari”. A fronte di ciò figuriamo se credo alla morte naturale.
Qualche giorno fa con Roberta e mia sorella ci è presa la fantasia di ripercorrere la vita di papa Luciani (è così che è spesso nominato) e ho ripreso un libro letto tanti anni fa, ma sempre assolutamente interessante e, per me, pieno di verità. Yallop, giallista, che magari ha anche romanzato alcuni fatti, ma sicuramente ha aperto varchi di verità su questa torbida e orribile storia. Vale la pena leggerlo, illumina le idee, sconcerta, lascia amarezza, ma scuote l’anima. Scritto benissimo. Io ho vissuto quel perioso politico e credo che tutto ciò che è riportato è pura verità.
La corruzione toccava diverse istituzioni: lo IOR (banca vaticana), il Banco Ambrosiano, la Loggia P2, coinvolse figure come Calvi, Marcinkus, l’arcivescovo Cody, Sindona…
Un libro che è una vera e propria inchiesta. La cosa interessante, che tutti ci siamo chiesti, nel libro è ben delineata: perchè non è stata fatta l’autopsia? Anzi, è stata impedita.
Se siete curiosi leggetelo….

 

“…Fu deciso che non ci sarebbe stata autopsia…”

“…Luciani…si autodefiniva – un uomo povero abituato alle piccole cose e al silenzio -, ora si trovava costretto a fronteggiare la grandiosità vaticana e le manovre della Curia…”

“…I sostenitori dell’arcivescovo ribelle Marcel Lefevbre…proclamava…”E’ difficile credere ad una morte naturale pensando a tutte le creature del demonio che allignano nel Vaticano…”

“..In effetti, tutte le prove sono contro una morte naturale di Luciani e suggeriscono fortemente l’assassinio. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi…”

 

 

“…Albino Luciani diede poi una straordinaria dimostrazione del suo sentimento di ripugnanza per una Chiesa ricca e materialistica. Esortò ed autorizzò tutti i parroci e i rettori di santuari a vendere il loro oro, le collane e gli oggetti preziosi. Il ricavato doveva andare al “Don Orione”, il centro per handicappati. Informò i suoi lettori che intendeva endere la croce ornata di gioielli e la catena d’oro che erano appartenuti a Pio XII e che Papa Giovanni gli aveva donato quando era stato ordinato vescovo…”

 

 

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Voglio un ombrello

Voglio un ombrello,
rosso? perchè no?
Sarà l’unico colore
in questo vicolo doloroso
dove tu mi hai portato.

Voglio un ombrello
che  non mi permetta
di guardare oltre la
mia testa.

Voglio un ombrello
per non guardare il nero
laccio che ha abbracciato
di morte il tuo collo
che ha fatto tremare
il tuo corpo
che ti ha lasciato
inerme e indifeso
agganciato a quelle scale
fredde di marmo.

Voglio un ombrello
che non mi permetta
di vedere
la carta di quella ludica
illusione che ha bevuto il tuo sangue.

Voglio un ombrello,
rosso? perchè no?
Sarà l’unico colore
in questo vicolo doloroso
che soffoca il mio cuore.

E inatnto la pioggia fredda
di morte bagna i miei
occhi.

Paola

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Non sempre i papi muoiono in “santa pace”…

Giovanni VIII, nato a Roma, è stato il 107º papa della Chiesa cattolica dal 14 dicembre 872 alla sua morte.
È considerato uno dei più importanti pontefici del IX secolo.
Uomo dalla personalità multiforme, fu definito papa-guerriero per la tenacia nel voler mantenere nel papato una posizione di prestigio.
Amministrò i beni della Chiesa con decisione, tanto che, in un sinodo tenuto a Ravenna nell’877, proibì la concessione dei beni e territori appartenenti al patrimonio di San Pietro (a personaggi di alto rango ecclesiastico, imperatori…) facendoli amministrare direttamente dall’erario pontificio.
Amando fortemente le cose terrene, trattò con scarso interesse le questioni religiose.
Attraversò problematiche anche politiche molto complicate che lo fecero entrare in conflitto con molti personaggi, venne isolato e restò solo, morì a Roma nel dicembre 882, fu sepolto fuori di San Pietro.
Un cronista dell’epoca racconta che sia stato avvelenato da un parente, ma tardando a morire questi lo uccise fracassandogli la testa a colpi di martello, una morte terribile che potrebbe essere collegata al suo altalenante comportamento, o per cupidigia.
Lo storico tedesco Gregorovius lo definì: “Ambiguo e senza scrupoli, maestro di sofismi e d’inganni…ma comunque un genio diplomatico…incapace di restare a galla con abili intrighi, tra mille forze contrasatnti…” “…questo pontefice violento e vendicativo come pochi altri,si lasciò sempre trascinare dalle sue cieche passioni ed azioni sconsiderate e perecipitose, perciò tutte le sue imprese fallirono.”
Una morte quasi dovuta…se mai la morte lo è!

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La vedova Van Gogh (titolo originale La vedova dei Van Gogh) – Camilo Sánchez

“A momenti, quando la natura è bella come in questi giorni, sento una terribile lucidità.
Poi mi dimentico di me stesso, e il dipinto mi viene come in sogno.”

 

Van Gogh scrisse molte lettere al fratello, di questo carteggio ne venne in possesso la moglie di quest’ultimo, Johanna Van Gogh-Bonger. Pur non conoscendo a fondo l’artista Johanna si prese carico di leggelre tutte e di recuperare le opere che la suocera, Anna Cornelia Carbentus, aveva lasciato a Parigi, di quelli dimenticati nei ripostigli, di quelli utilizzati come tappabuchi, questo gli permise di organizzare la prima mostra di quadri del cognato, ad Amsteram, e pubblicare il carteggio.
Johanna dopo il suicidio di Van Gogh e la morte del marito, che non seppe reagire alla perdita dell’amatissimo fratello, decide di leggere tutte le lettere, quasi a voler mitigare il dolore per il lutto, per la sua vedovanza di giovane donna con un bimbo da crescere (che porta lo stesso nome dello zio); nelle lettere conoscerà l’anima, la fatica del vivere, la visione poetica, l’uso che del colore di Vincent, capì il suo modo di guardare il mondo.
Nasce così un diario in cui la donna racconta le sue emozioni, ma anche le descrizioni poetiche che l’artista fa dei suoi quadri e di quelli di altri artisti; un viaggio dal baratro alla cima, una battaglia che la vedrà affiancata da Willelmina, sorella dei Van Gogh, anche lei donna emancipata e fuori dai schemi femminili dell’epoca.

 

Questo bellissimo, sringato, emozionale libro, ci racconta come le opere di Van Gogh conobbero la luce e il meritato successo artistico, ci racconta annedoti sconosciuti della sua vita .
Ma la protagonista è Johanna Van Gogh-Bonger, traduttrice, giovane donna vedova che si lascia affascinare dalla poesia e dal colore che il cognato descrive nelle lettere destinate al fratello Theo; una donna che riesce a diventare imprenditrice di se stessa (apre una locanda, l’adorna con 200 quadri del cognato, tratta e contratta con critici d’arte, galleristi…) e a far conoscere i quadri dell’artista, uno tra i più grandi pittori mai nati. Una donna che definirei “contemporanea” per il suo modo di gestirsi e di vedere oltre le apparenze dell’epoca.
Questo libro mi è entrato nel cuore, io che amo il colore e la poesia e l’arte ho vissuto ogni parola e ogni pagina come un meraviglioso sogno, una poesia di vita e di speranza, quella che la bellezza delle parole e dell’immagine possano vincere sempre e comunque sulle bruttture che questo scorcio di secolo ci sta gettando addosso in continuazione.
Devo ringraziare Camilo Sánchez per avermi fatto conoscere questa figura fondamentale (di cui ne ero a conoscenza ma non così dettagliatamente) per la scoperta dell’artista e dei suoi quadri.
Se non lo avete fatto leggete questo romanzo suggestivo, intimo, affascinante, dove scoprirete il ritratto di una meravigliosa donna, di un artista definito pazzo, con una grande umanità e sensibilità.

“Se ogni stile fosse una vita, Van Gogh avrebbe vissuto almeno otto vite in un decennio…”

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Caos

Silenzi antichi
tra possenti
mura buie

odore d’incenso
sprigiona pensieri
di riti senza
– tempo –

litanie di
lamentose invocazioni
cercano il saldo
della vita

prima dell’ultimo
– distacco –

Nella maestosa navata
cerco ordine
nel caos della
morte.

Paola

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

ladra 1939 – Germania.
Liesel Meminger durante la sepoltura del fratellino trova un piccolo libro, lo prende e lo custodisce segretamente. Non sa leggere ma apprenderà le parole grazie al padre adottivo, che gli impara anche ad amare la musica: “Mai dimenticarci la musica.” E’ il periodo nazista e i libri vengono bruciati, Liesel cerca di portarne via alcuni, li ruba anche a casa del sindaco, vuole salvarli e ha sete di sapere. Ama leggere, unica forza contro il momento difficle che vive l’umanità. Ha un alleato, Rudy, che condividerà con lei i furti di libri anche se preferirebbe rubare generi alimentari. Malgrado tutto Liesel è serena, ma tutto cambia quando in casa arriva un giovane ebreo che la famiglia nasconderà per diverso tempo: Papà disse: ” Com’era là fuori?”  Max sollevò il capo, con un’espressione stupita. “C’erano le stelle”, disse. “Mi hanno bruciato gli occhi.”

 

Ho riletto questo libro sotto la spinta di Melissa, che a sua volta voleva rileggerlo. Insieme a me. Voleva commentare la Morte, personaggio chiave di questo stupendo libro.
All’inizio si fatica un pò a leggerlo, ma poi ti avvince e vai di filato. Trama impostata in modo originale, a volte spiazza. Un romanzo che fa riflettere sulla vita, sulla morte, sul dolore, sulla paura, sulle inutili e devastanti guerre. E’ un libro di speranza perchè le parole, i libri, sono ciò che possono salvare la mente, il cuore, l’anima dalle brutture del mondo.
E la figura della Morte a noi è piaciuta, dice una grande verità, che forse ancora l’uomo non ha capito, o si rifiuta di accettare, preso com’è dalla sua onnipotenza.

 

La Morte:
***PICCOLO MA SIGNIFICATIVO COMMENTO***
Nel corso degli anni ho visto tanti giovani che credono
di correre gli uni contro gli altri.
Non è così.
E’ verso di me che corrono.

La Morte:
***UN ULTIMO FATTO***
La ladra di libri è morta ieri.

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Ancora un ciao doloroso

Quanto dolore in questa giornata e poi un piccolo spiraglio di luce, perchè questa casa è strana, accade sempre qualcosa che mi sorprende.
Un dolore grande prendere una decisione che fa scivolare una vita nel sonno eterno, anche se quel sonno è la fine di ogni soffernza, una sofferenza atroce che anime pure come gli animali non meritano. Un dolore grande vedere quel compagno di vita adagiato e semi addormentato. Un dolore grande stringerlo l’ultima volta e appoggiare la mia fronte sulla sua mentre quegli occhi velati di sonno ti cercano ancora. Un dolore vedere mia figlia stringerlo e accarezzarlo e sussurargli chissà quali parole d’amore per l’ultima volta. Non vedrò mai più il tuo muso spuntare in quell’angolo strategico da dove dominavi il cancello, la porta d’ingresso, la finestra di Meli; un guardiano attento e protettivo
Ancora una volta dico ciao, perchè ancora incontrerò la potenza del salto, la forza magica di quegli occhi, lo scodinzolare di quella voluminosa coda, l’allungarsi di quella zampa che sempre tendeva per salutarti, chiamarti. Ancora vedrò la potenza di quella corsa vigorosa, ancora stringerò quel corpo massiccio e agile.
Cane speciale, dall’intuito e dal fiuto speciale, cane fedele fino all’ultimo, cane che ha amato mia figlia sopra ogni cosa, incondizionatamente.
Ciao Argo, il vuoto che lasci è grande, immenso, la felicità che ci hai donato è un bene prezioso. Non ho più lacrime da donarti .

E mentre Argo si addormentava tra le mie braccia, mio marito salvava una cucciolata che qualcuno ha deciso di far morire in modo disumano, e da quella cucciolata arriverà un raggio di sole che non scalderà nello stesso modo di Argo, ma scalderà…perchè ogni raggio di sole arriva con angolazioni diverse e illumina ogni volta una parte diversa di noi.
Questa casa è strana.

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Ciao Vento

VENTO - 4 2003VENTO - 2 2003Eri un batuffolo piccolo, morbido e bianco; eri in una cucciolata da sopprimere, ti abbiamo tirato fuori da quel carrello come se fossi un dono grande della vita. E lo sei stato.
VENTO E MELI - ANAGNI - 2 2007Quando Meli ti ha visto correre, così piccolo ma potente, ha esclamato “Il vento!”, e per me sei stato così:Vento.
Sei stao il vento che ha scherzato con le mie gambe, sei stato il vento che ha scosso il mio cuore, sei stato il vento che soffia lieve nelle notti stellate sulla coperta che ancora odora di me e di te, quella coperta in cui ora sei avvolto come un sudario, perchè tu possa sentire ancora il mio odore, perchè tu solo ne sei padrone….sei stato il vento del bosco, quel bosco che conosci al millimtero, dove abbiamo trovato angoli meravigliosi, dove hai rincorso le volpi mai prese, dove non hai mai varcato la linea immginaria, ma che tu intuivi, dove inizia il regno delle vipere, sei il vento di quel bosco dove avrei voluto scavarti una culla tra le radici degli alberi, tra il rosa e il lilla dei ciclamini, tra il fresco delle felci, perchè io lo so che tu lì saresti voluto stare, perchè tu sei il “selvaggio” quello libero, libero come il vento, ma non si può.VENTO - 3 2005
E ieri sera quando sono tornata ho sentito un soffio dietro di me, le fronde stormire, ma vento non ce n’era e ho detto “La vecchia signora ci viene a trovare” e mio marito dice “Non fare la strega”, ma io la strega la ho tra gli antenati e quel vento l’ho già sentito due volte; quando non ti ho visto arrivare ti sono venuta a cercare, eri accucciato sulle scale, luogo insolito per te e mentre ti accarezzavo ho sentito quel vento spostare le foglie accartocciate ma foglie accartocciate non ci sono ora, mi sono voltata e ho sentito il gelo sul viso e lungo la schiena, l’ho ignorato, non volevo pensare. Ti ho portato con me, siamo stati insieme fino alle due della notte, tu un pò mogio, io infreddolita come il marmo, poi ti sei alzato sei andatro a bere, mi hai scodinzolato e accarezzandoti ti ho detto che finalmente anche questa volta la crisi se ne era andata. Quegli occhi tuoi dolci e di velluto, che non mi abbandonavano mai, mi hanno ingannata, li hai usati a meraviglia per farti capire, sembravano due stelle lucenti, stelle senza vista ormai ma che sempre brillavano quando eri con meVENTO Questa mattina quando ho aperto la porta e tu non c’eri, perchè tu eri il primo ad arrivare e mi baciavi la mano, ho capito che qualcosa non quadrava e ti ho cercato nell’unico posto che avresti scelto, e non mi sbagliavo perchè io e te non avevamo bisogno di altro che guardarci e capirci; eri li, con la testa sulle zampe, avvolto nel sonno mortale, accucciato come quando dormivi; ti ho toccato, accarezzato, la mano cercava il tuo calore ma non c’era, non c’è più; quel pelo morbido e candido sembrava esserlo ancora di più.
Quel calore è nel mio cuore e nelle lacrime che scendono lente e inesorabili, quel calore sarà sempre mio anche se non lo abbraccierò più.
Foto1808Mi hai aspettato ogni giorno che ho trascorso in ospedale, lunghi periodi in cui non si è mai capito come tu fossi sopravvisuto a non bere, non mangiare, lunghi periodi in cui hai obbligato la mano di Meli o di Giancarlo a farti bere con la siringa, a infilarti un bocconcino di carne in bocca o nutrendoti con una mela al giorno, la cosa di cui eri più ghiotto…eppure sei sopravvisuto a tutte le mie assenze, quando tornavo era festa, riprendevi i chili, la forza, la gioia; perchè non mi hai aspettato ancora? Perchè mi hai illuso? Mi piace pensare alla leggenda, o forse non lo è, che dice che il cane si allontana dal padrone quando sa che deve andarsene per sempre, per non procurargli sofferenza o per non vederlo soffrire. Si, sarà così. Ma ora soffro e tanto perchè tu sei e sarai sempre il Vento che ha attraversato la mia vita lasciandomi dentro una brezza d’amore incondizionato.
VENTO E PENNY- 2003Sono sicura che ora corri libero nei prati del cielo insieme a Penelope.VENTO E PENNY - 12 10 2005
Ciao amico mio, un giorno ci rincontreremo, ne sono sicura. E questa notte sarà lunga, tanto, già sò che guardando fuori la tua sagoma bianca nel buio della notte, e di tutte le notti a venire, non ci sarà più. Ciao compagno dolce e rassicurante, ciao amico fedele. Ciao Vento.

VENTO - 2 2005

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Storia di una ladra di libri

ladraFilm di Brian Percival.
In Germania, alla soglia della Seconda guerra mondiale, Liesel Meminger, ragazzina di 11 anni, vede morire suo fratello, viene allontanata dalla madre (costretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche), viene adottata da Rosa e Hans Hubermann, viene mandata a scuola dove si rivelerà incapace di leggere. Liesel conserva un libro, “rubato” al becchino che ha seppelito il fratellino, pur sapendo di non poterlo leggere. In breve tempo impara le prime nozioni del leggere e dello scrivere, riesce ad amare la sua nuova famiglia che deciderà di nascondere in casa Max Vandenburg, giovane ebreo, figlio di un amico di Hans, sfuggito ai rastrellamenti tedeschi. Il ragazzo aiuterà Liesel a esternare con le parole i suoi sentimenti. La ragazzina gioca innocente con i nuovi compagni, ma la voglia di leggere sarà tanto grande che “ruberà” dei libri in casa del sindaco  per leggerli a Max, gravemente malato, perchè capisce che sono l’unica via d’uscita ad un mondo di repressione; grazie a quelle letture maturerà e conoscerà alti aspetti della vita. La guerra sconvolgerà la giovane ragazza con la morte di molti che vivevano accanto a lei.

 
Tratto dal romanzo “La bambina che salvava i libri” (che non ho letto) di Markus Zusak è un film bellissimo, doloroso, che  mi ha emozionato. Come molti film che trattano di nazismo e potere viene evidenziata la non cultura dei regimi, la repressione di questa che, si sa, non può che generare parole che inducono la cosienza a mettersi in gioco, che parlano di vita, che sviluppano l’immaginazione.
Il film ci mette davanti a un fatto tipico dei periodi di guerra: giovanissimi forzati a crescere per difendersi e affrontare la crudeltà di chi in questa follia si sente onnipotente, dove le debolezze si trasformano in forza. Un film dove c’è spazio anche per la speranza: quella di aiutare chi è perseguitato, quella di distrarre chi si nasconde per il bombardamento, nel bisogno di condividere l’amore. Un film che cattura, anche senza effetti speciali, perchè il vero effetto è l’insegnamento che c’è dentro, che non dobbiamo mai dimenticare, tralasciando l’aspetto della libertà che è fondamentale e credo ovvio, parliamo della cultura: insegna, libera, fa varcare i confini…Dovremmo sempre ricordarlo, come dice nel film l’ebreo Max Vandenburg (interpretato da Ben Schnetzer), “Le parole sono vita”.
Ho trovato originale la “voce narrante” che altri non è che la Morte, che si concede uno stop per seguire la vita di Liesel, quella morte che non di impossesserà della piccola per moltissimi anni, ma gli toglierà altro.
L’interpretazioni degli attori mi è piaciuta molto: Sophie Nélisse (Liesel) è magistrale, il suo volto vale mille Oscar; Geoffrey Rush (Hans Hubermann), molto indovinato il suo modo di interpretare questo padre adottivo che ama e ha sentimenti di libertà; Emily Watson (Rosa Hubermann) a cui avrei dato l’Oscar comer migliore attrice non protagonista, e che dire del giovanissimo Nico Liersch (Rudy Steiner), amico e innamorato di Liesel, che si tinge di nero per assomigliare a Jesse Owens; ma tutto il cast è stato all’altezza dei personaggi assegnati.
Molti hanno criticato la sceneggiatura, giudicata prevedibile, sinceramente trovo che non avesse bisogno di grandi effetti, come la regia, la storia è di per se ben presentata, credo che lo scopo sia stato proprio questo: centrare la storia sulla trasformazione che le guerre portano nei giovani, non far mancare la cultura, i libri, che sono uno dei modi fondamentali per non far passare la follia di regime. Un film da vedere.

 

 

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