TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Voglio un ombrello

Voglio un ombrello,
rosso? perchè no?
Sarà l’unico colore
in questo vicolo doloroso
dove tu mi hai portato.

Voglio un ombrello
che  non mi permetta
di guardare oltre la
mia testa.

Voglio un ombrello
per non guardare il nero
laccio che ha abbracciato
di morte il tuo collo
che ha fatto tremare
il tuo corpo
che ti ha lasciato
inerme e indifeso
agganciato a quelle scale
fredde di marmo.

Voglio un ombrello
che non mi permetta
di vedere
la carta di quella ludica
illusione che ha bevuto il tuo sangue.

Voglio un ombrello,
rosso? perchè no?
Sarà l’unico colore
in questo vicolo doloroso
che soffoca il mio cuore.

E inatnto la pioggia fredda
di morte bagna i miei
occhi.

Paola

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There Is A Light That Never Goes Out – The Smiths

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Fury

di David Ayer.

1945. Seconda Guerra Mondiale. La Germania nazista allo sfacelo. Gli americani, cinque uomini.
Il sergente Don Collier, che odia i nemici quanto invece ama i suoi uomini, ha la responsabilità del gruppo e di un tank Sherman: il carro armato chiamato Fury.
Nel gruppo viene reclutato Norman Ellison, un giovane soldato da addestrare,  ancora con occhi puri, il novellino che inneggia alla non violenza, che odierà l’orrore che lo circonda, ma che dovrà combattere il nemico, ucciderlo e perdere l’innocenza.
C’è il sangue, la vita, la morte, la paura, la follia. Una missione mortale.

Un po’ datato, ma io ci arrivo volutamente sempre tardi su alcuni film.
Con Brad Pitt, Logan Lerman, Jon Bernthal, Michael Peña, Jason Isaacs, Shia LaBeouf.
Ancora una volta un film con Brad Pitt, che continua a non piacermi anche se qui, devo ammetterlo, è stato davvero bravo, solido nel personaggio.
Da vedere questo film drammatico, crudo, dai paesaggi desolanti e fangosi, dove l’unica cosa che mi ha dato da pensare è quanto la guerra sia assurda, sia solo un tappeto di corpi e sangue dove l’amore non vince.
Un film che ricalca altri film, niente di nuovo, ma che comunque ti fa sentire la guerra addosso, ne senti lo schifoso odore.

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Un dato…

…che alla soglia della Festa della mamma mi ha stroncata.
Tre milioni di bambini sono morti nel 2017 per cause legate alla malnutrizione.

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Johanna della foresta – Giorgio Scerbanenco

  Immigrati, boscaioli in Svizzera. Uomini di diverse nazionalità, tra cui due italiani: Donato e Francino.
La foresta fa sfondo alla storia di due donne innamorate di Donato.
La fidanzata storica, Maria, e la maestra Gertrude.
Ma Donato s’innamora di Johanna, figlia dell’oste del paese.
E poi c’è il capitano Heinrich Glicken, poliziotto. E il nazismo che è un eco sempre attivo
Johanna scompare, non si trova.
E’ stata uccisa?

Trovo questo libro in uno scaffale del centro commerciale, nell’angolo dei Libri lasciati. Un libro datato, anche come stampa (guardate la copertina).
Scerbanenco…come posso non leggerlo?
Natura, amore, mistero. Un romanzo che sembra “leggero”, ma non lo è, anzi dentro ci ho trovato la violenza dell’uomo sulla donna. Ci sono le donne che sognano un amore che le protegga, un uomo forte e solido. Ma questo amore non può essere tale se vuol dire abbassarsi ai soli piaceri dell’uomo, donne sacrificate per amore.
Certo la collocazione temporale è lontana dal momento che viviamo…uno Scerbanenco del 1955. Forse ancora attualre?
C’è anche la descrizione asciuuta della vita quotidiana dei personaggi. E storie piccole ma significative.
Non è un eccezionale romanzo, ma i personaggi sono fortemente delineati (a me è piaciuto Glicken). E il finale riscatta un po’ l’amore.

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Una novella…

di Pirandello.
Questa novella mi era stata suggerita da Barbara Bricca (https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/2016/12/08/di-sera-un-geranio-omaggio-a-luigi-pirandello/), l’ho letta e l’ho trovata di una bellezza disarmante. Surreale come solo Pirandello poteva scriverla, originale, particolare…delicata. Bella. Tanto.
L’ho riletta oggi, perchè volevo trovare la bellezza delle parole, la poesia, su di un tema tanto forte e delicato come può essere quello della morte. La morte come mistero dopo la vita. Questa novella mi è entrata nell’anima. Leggetela è di una bellezza infinita.
Ciao Pino, ciao Pino…mi avete lasciata così, veloci, entrambi di sera, a concludere un tempo che è stato bello. Mi sono accartocciata su me stessa, e ora mi sto riprendendo lo spazio di cui il mio corpo ha bisogno. Questa novella è per voi.

“Una cosa, consistere ancora in una cosa, che sia pur quasi niente, una pietra. O anche un fiore che duri poco: ecco, questo geranio…
– Oh guarda giú, nel giardino, quel geranio rosso. Come s’accende! Perchè?
Di sera, qualche volta, nei giardini s’accende così, improvvisamente, qualche fiore; e nessuno sa spiegarsene la ragione.

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Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore/La notte tu mi fai impazzire – Pietrangelo Buttafuoco

     “Dove ci sono campane, ci sono puttane””

 

Primi anni del Seicento, Roma.
Agostino Tassi*, toscano, non bello, tozzo, iroso e violento, è un donnaiolo incallito. Lurbizia, prostituta, ne sa qualcosa, le ha sfigurato il volto con un pugno. Per questo viene carcerato (come già era accaduto), ma protetto da Cosimo Quorli, al servizio di di Papa Clemente VIII, ben presto è fuori.
Tassi frequenta il pittore Orazio Lomi Gentileschi*, anche lui toscano, pittore. Questi è padre di Artemisia*, bellissima ventenne, anche lei pittrice; a Roma non gode di ottima reputazione. Agostino Tassi abuserà di lei.

 

“Il lupo della mala coscienza come opera, così pensa”

 

Libro che scorre, un libro che mi ha irritato. E’ vero che dimostra spietatamente il modo di vivere di quel momento e spietatamente racconta una verità, ma l’ho trovato troppo volgare. Tra papi, prostitute, mogli, amanti, palazzi, morti, violenza e stupri, l’anima diventa nera di dolore. Almeno la mia.

 

*Agostino Tassi (1580-1644), pittore.
Dal 1610 si trasferì definitivamente a Roma. Fu intimo di Orazio Gentileschi e della figlia Artemisia.
Tra le sue opere vi sono numerosi interventi per la decorazione di diversi palazzi e ville di Roma e dintorni.
Fu accusato dello stupro di Artemisia.

 

*Orazio Gentileschi (1563 –1639), pittore.
All’età di tredici anni si reca a Roma dove lavora per Gregorio XIII, Sisto V, il duca di Mantova…
A Roma conosce e lavora con Agostino Tassi fino al 1612 quando ne interrompe i rapporti a causa dello stupro di Artemisia e del successivo processo.

 

*Artemisia Lomi Gentileschi (1593–1654), pittrice.
Nasce a Roma dove sviluppa il suo innato talento per l’arte pittorica, tanto che il padre Orazio decide di farla seguire da Agostino Tassi, talentuoso paesagista ma anche mandante di diversi omicidi; Tassi si infatuò di Artemisia, i suoi sentimenti non erano però corrisposti, all’ennesimo rifiuto la stuprò.
Questo tragico evento influenzò drammaticamente la vita, anche artistica, della Gentileschi che ne rimase sconvolta. Quando Tassi propose il matrimonio riparatore, per evitare la galera, Artemisia acconsentì continuando a intrattenere rapporti intimi con lui, il matrimonio non avverrà mai.
Artemisia comunque informò il padre dell’accaduto e, quando si scoprì che Tassi era già coniugato, Orazio lo querelò e fece sposare la figlia ad un’altro pittore e con lui si trasferì a Firenze.
Qui la pittrice approdò nell’ambiente mediceo dove conobbe molte personalità eccellenti dell’epoca (Galileo Galilei, Michelangelo Buonarrot…).
Nel luglio 1616 venne ammessa all’Accademia del Disegno di Firenze, prima donna a godere di tale privilegio.
Dal 1649 alloggiò a Napoli, dove morì.

 

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Un mistero per Lady Jessica – Laura Rocca

Siamo nell’Inghilterra vittoriana, lady Jessica Baker, proveniente da una famiglia di conti, deve sottostare al volere della madre, che intende farla sposare con un uomo di alto lignaggio molto più anziano di lei, il perfido e subdolo Duca di Warchester.
Jessica, da sempre sogna di sposare il fratello della sua migliore amica, lady Abby, che ama fin da quando era una bambina, Michael. Apprendere che così non è non distrugge però in lei il sogno di poterlo fare.
L’amore contrastato dovrà attraversare inganni, intrighi, misteri, morti, dolore…Jessica dovrà affrontare nemici inaspettati.
Jessica Baker avrà il coraggio di affronatre fino in fondo gli eventi e vivere la sua storia d’amore?

 

Indubbiamente un romanzo rosa, l’epoca si presta. Il romazo è fluido, le descrizioni dei personaggi sia fisicamente che caratterialmente sono perfette, li vivi, come ti sembra di indossare gli abiti delle dame, ogni particolare è descritto, ma senza cadere mai nella noia, anzi!
Il bello di questo romanzo è aver legato il romanticismo al colpo di scena, e si, perchè non c’è solo l’amore ma anche il mistero, il “giallo” da risolvere, e l’intreccio non è banale…
Interessante è stata l’idea della scrittrice di aver dato alla protagonista un “carattere” da pioniera dei sentimenti e del sociale, scontato? Può essere, ma guai se non ci fossero state, la condizione femminile sarebbe ancora arretrata di tanto, e allora perchè non usarle?
Interessante anche conoscere gli usi del momento, non fa mai male apprendere! L’epoca vittoriana ha lasciato in Inghilterra ancora oggi ambientazioni e usi duri a morire. ma per fortuna non le norme.
E non ultimo, ho apprezzato l’aver inserito realtà esistenti in quell’epoca nella trama.
Da leggere e, non me ne abbia a male la scrittirce, da capire che forse Jessica non è l’unica protagonista del romanzo, lei con il suo carattere forte, ma anche Abby, che ho trovato riflettere molte donne di oggi, maltrattate, impaurite, ma non remissive, pronte, con meno determinazione forse, a cambiare la loro vita.
La coalizione tra donne non va mai sottovalutata.

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Il fuoco della vendetta

di Scott Cooper

Anni ’80, siamo nell’Indiana, in una piccola cittadina dominata da una acciaieria.
Russel Baze, soprannominato Slim, onesto lavoratore, è legatissimo alla sua famiglia, soprattutto a Rodney, ex marine, il fratello disoccupato e dall’anima tormentata e inquieta. Russel, ubriaco causerà un incidente stradale e verrà condannato per omicidio; lasciato il carcere, deciso a cancellare ciò che è stato, a sposare la fidanzata, vuole vivere a pieno la sua libertà.
Quando Rodney, coinvolto in un giro di scommesse di combattimenti clandestini a mani nude, viene ucciso, Russel decide di vendicarsi.

Cast eccellente (Harrelson, Zoe Saldana, Shepard…e per me, incisivo il mitico Willem Dafoe anche se incasellato in un personaggio di breve apparizione), ma eccezionale, talentuoso, su tutti Cristhian Bale.
Un film che mi ha fatto soffrire, struggente, malinconico, a partire dalla fotografia, ai tratteggi psicoloici dei personaggi, alla bella colonna sonora. Buona la regia e la scenografia.
Una storia anche violenta, di sopraffazione, non particolarmente originale, lineare, in alcuni tratti prevedibile, molto americana, ma che mi ha coinvolto e anche travolto, se amate il genere (io non molto, ma mi sono fatta coinvolgere da un amico) vale la pena vederlo.

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Heart of the Sea – Le Origini di Moby Dick

  di Ron Howard

 

La storia parte dalla caccia alle balene ricercate per il loro grasso, trasformato poi in olio, bene preziosissimo in quell’epoca.
1820, la baleniera Essex, del New England, viene attaccata da una balena dalle dimensioni e dalla forza smisurata.
I marinai superstiti della straziante aggressione saranno costretti a compiere l’impossibile, oltre i loro limiti, per sopravvivere.
Tra loro Thomas Nickerson, 14enne mozzo, il più giovane dell’equipaggio; ormai anziano racconterà allo scrittore Herman Melville la terribile esperienza vissuta.

 

Film drammatico, la storia del disastro marino è realmente accaduta, e avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere “Moby Dick”.
Il film indubbiamente colpisce, anche per il positivo uso della tecnologia; film spettacolare che ci mostra l’eterna lotta tra l’uomo e la natura. Ottima la scenografia e la fotografia, buono il cast.
L’impressione è che il tema messo in evidenza però non è la lotta tra uomo e cetaceo (natura), ma la lotta tra il capitano e il primo ufficiale.
Sinceramente , pur riocnoscendone la positività, io non ne sono stata coinvolta, se non per i meravigliosi colori che mi hanno affascinato, mentre la storia mi ha a tratti annoiato.

 


Preferisco Gregory Peck e il Moby Dik senza spettacolarità…

 

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