TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Ma è inverno?

Quanto si è parlato del freddo in questi giorni!
Ma io mi domando cosa ci sia di tanto strano. Di tanto devastante, allarmante…straordianriamente minaccioso…
Il vento siberiano, le tempeste di neve, il gelo….quanto ci sguazzano giornali, telegiornali…
Io trovo che sia uno dei tanti fenomeni naturali, Di sensazionale cosa ha?
Che non possiamo andare a scuola? Al lavoro? A fare shopping? A prendere un caffè al bar?…Quindi di nuovo vediamo le cose come se l’intrusa fastidiosa nelle nostre vite, nelle nostre “organizzate” città, fosse la natura. Anche io ho detto meglio acqua che neve, ma non per la neve in se stessa, mi piace, ma per i disagi agli anziani, soprattutto quelli soli, l’anello debole di questa “umana” società.
No, gli intrusi di cemento, di asfalto, di linee telefoniche siamo noi. Noi, per quanto ci mettiamo di impegno non spazzeremo mai via la natura, ma lei può spazzare via noi con una sola lieve scrollata.
Mi annoiano i meterologi con tutti gli assurdi nomi che danno a ogni evento…
Io credo che in inverno (perchè siamo ancora in inverno) faccia freddo, in estate faccia caldo. (punto)

 

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Oggi neve

Tanta, e incurante del vento gelido non ho resistito al richiamo del bosco e delle sue magie…

     

 

 

 

poi è uscito un timido sole e la magia bianca lentamente si scioglieva…

 

Ora è tutto ghiacciato…siamo a -8° e mio marito rientrerà a notte fonda, rigorosamente a piedi, qui con l’automobile non si può.
Chissà se anche questa volta (come una notte di 6 anni fa) gli farà compagnia la volpe che da un’ora circa sta facendo avvelenare i miei cani passeggiando davanti al cancello?

 

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Convegno

La neve ricoprirà le strade                                             
colmerà i pioventi dei tetti,
andrò a sgranchirmi le gambe:
tu stai oltre la porta.

Sola, col paltò autunnale,
senza cappello né galosce,
lotti con l’emozione
e l’umida neve inghiotti.

Alberi e steccati
svaniscono lontano nel buio.
Sola nel turbinio
all’angolo stai tu.

Dal fazzoletto del capo scorre l’acqua
dietro le maniche nel risvolto,
e come gocce di rugiada
tra i capelli brillano.

E da una ciocca bionda
sono rischiarati: il volto,
il fazzoletto e la figura
e quel paltoncino.

La neve sulle ciglia è bagnata,
nei tuoi occhi l’angoscia
e il tuo aspetto risulta
di un sol pezzo.

Quasi che come ferro
bagnato in antimonio,
ti avessero portato a taglio
per il mio cuore.

In esso s’è in eterno fissata
la dolcezza di questi tratti,
per cui non ha importanza
che il mondo sia spietato.

E perciò si biforca
tutta questa notte nella neve
e tracciare un confine
tra di noi non posso.

Ma noi chi siamo e da dove
se di tutti quegli anni
sono rimaste chiacchiere
e noi siamo scomparsi?

Boris Pasternak

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Una poesia

La danza della neve 

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieva
volteggiando, la neve
                                    cade.

Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa,
Poi sul terren si posa
                                  stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
                                 dorme.

Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo
                                     tace.

Ada Negri

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La bambina di neve – -Eowyn Ivey

“Poi un mattino, quando si fu sciolta l’ultima neve, lei andò dai due vecchi eli baciò entrambi.
– Devo lasciarvi, adesso, – disse.
– Perchè? – chiesero loro piangendo.
– Sono una bambina delle nevi. Devo andare dove fa freddo.
– No! No! – piansero loro. – Non puoi andartene!
La tennero stretta, e qualche goccia di neve cadde sul pavimento. Lei si sottrasse rapida al loro abbraccio e corse fuori la porta.
– Torna indietro! – gridarano.
– Torna da noi!
Da “La bambina di neve”, rinarrata da Freya Littledale
copj170.asp  Jack e Mabel, un po’avanti negli anni e senza figli, nella prima notte d’inverno, quando compare la prima abbondante nevicata, decidono in un momento di spensieratezza, che non vivevano da anni, di uscire dalla casa di legno che si sono costruiti quando decisero di vivere nella selvaggia Alaska; giocano tirandosi palle di neve e creano un pupazzo di neve a cui daranno le sembianze di una bambina.
Il mattino dopo si rendono conto che è scomparsa.
Ben presto avranno a che fare con una bambina bionda dagli incredibili occhi azzurri, una bimba selvaggia che corre tra gli alberi insieme a una volpe rossa, che va a caccia di animali selvaggi, che porta in dono bacche ed erbe d’alta montagna, una bambina che si chiama Pruina e che, a periodi alterni, entrerà e uscirà dalla loro vita.
Pruina cambierà per sempre la vita di Mabel e Jack, portando nella loro storia, ‘angoscia e amore.

 

Lo so che sembrerò romantica, ma per una come me che ama la natura, che la vive sentendola Madre, questo romanzo mi ha rubato l’anima.
Solo chi vive quelle terre aspre e selvagge poteva scrivere con tanta dovizia di particolari questo libro, sembra di viverci in quei luoghi. Personalmente, oltre la storia che trovo bellissima, ho amato le descrizioni della difficile vita che svolgono gli abitanti e quelle della natura ancora incontaminata.
La pesca dei salmoni, la caccia alla lince, all’alce, cose che sembrano crudeli, dure, e alcune descrizioni lo sono, ma è un ritratto di un mondo che non potrebbe essere diverso
Seguire le orme, pattinare sul ghiaccio, il chiaro della luna sul manto ghiacciato e brillante, e la neve, quella neve meravigliosa che copre tutto e che per me è la vera protagonista di questa storia, perchè da lei tutto nasce e tutto torna, la vera Musa ispiratrice.
E’ una fiaba moderna, dolce e triste, con all’interno un’altra fiaba, lontana, antica, la fiaba russa che racconta di Snegurochka.
Consiglio di leggerlo, c’è umanità, c’è amicizia, c’è dolore, c’è un amore struggente, c’è l’Alaska incontaminata e selvaggia dei primi del ‘900, c’è la voglia dell’uomo di sopravvivere, c’è la storia anticonvenzionale di una donna dell’epoca…
Un romanzo per chi non ha paura di mescolare la realtà, dura o no che sia, con una buona dose di magia, che a volte nella vita non guasta.
Nella chiusura della storia si può restare basiti, ma credo che sia proprio quel pizzico di incertezza che fa decidere ad ognuno di noi il finale della storia, lo fa  cambiare come vogliamo, un pò come avrebbe voluto fare Mabel ma…Pruina nasce e termina con un mistero, diverso per come ce lo detta il nostro cuore, riusciremo a farlo? In questo libro c’è un messaggio preciso….ed  è tutto lì, nel finale.
Snegurocka
E’ la “Fanciulla di Neve” del folclore russo su cui sono state scritte varie fiabe e leggende.
Di solito è associata al periodo natalizio e, in particolare al Capodanno, dove è presentata come nipote del portatore di doni, Nonno Gelo981a1ac37c2b360c5087857892c362b2.
Snegurochka_3_by_OlesyaGavrE’ una bella ragazza dai capelli biondi, indossa un vestito azzurro bordato di pelliccia, sarebbe figlia della Primavera e dell’Inverno; compare d’inverno e ritorna nel lontano nord durante l’estate. Le è impedito di amare perchè il suo corpo si scioglierebbe come la neve.
Snegurocka si avvicina a due persone che non riuscendo ad avere figli decisero di farne una con la neve; un giorno d’estate la sk-snegurochka-04bambina  andò in un bosco con altre ragazze per raccogliere dei fiori, le ragazze accesero un falò attorno al quale si misero a saltare; anche Snegurocka lo fece, però si sciolse diventando una nuvola.
Una leggenda narra che il Sole l’aveva condannata a morire se mai si fosse innamorata di qualche ragazzo, per questo Primavera la tiene a lungo nascosta, però un giorno Snegurocka conosce il fidanzato della sua migliore amica e se ne innamora ricambiata; questo costa la vita alla ragazza che si scioglie colpita da un raggio di sole; il ragazzi, preso dal dolore, decide di togliersi la vita, gettandosi in un lago.

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Storia di neve – Mauro Corona

2639_StoriadiNeve_1224576488  1919: nasce, in quello che è uno dei più gelidi inverni mai visti, Neve.
E’ una bambina speciale, tanto che nell’arco della sua breve vita compirà alcuni miracoli.
Neve è la parte buona della strega Melissa, che è tornata sulla Terra per riscattarsi dei suoi tanti malefici compiuti quando era in vita
Il padre di Neve decide di appprofittare del dono di sua figlia per arricchirsi: organizza, insieme a dei complici, finti miracoli allo scopo di attirare persone malate, povere o ricche, che vogliano ottenere la grazia della guargione; per questi “miracoli” Felice Menin si fa pagare e chi non può gli cede pezzi di terrra, boschi, case, campi….Diventerà ricchissimo, ma questo innescherà una scia di ricatti, delitti, sopraffazioni che lo porteranno alla morte.
Anche Neve morirà, sciolta dall’amore per Valentino.

 
Sicuramente non è quello che mi aspettavo: Storia di neve…lo pensavo un romanzo in cui ci fosse una biografia dettagliata su questa giovane; ma come abbia potuto pensarlo, ora mi domando come era possibile, mi potevo aspettare un Mauro Corona tanto banale?
E’ sicuramente un libro complesso, dettagliatissimo, lunghissimo, dove a volte devi ripercorrere pagine precedenti per legare quella attuale e dove devi ricordare tanti nomi e legarli tra loro.
E’ un libro che mi ha affascinata, malgrado la crudezza che fa da padrona. “Che fosse stato o no il padrone, lo avrebbe fatto fuori lo stesso e si sarebbe tenuta il gregge e anche il servo.”
Ma non manca comunque il tocco poetico di questo originale, fantasioso e mai scontato scrittore.
Vi sono descritti avvenimenti che raffigurerei vicini all’horror e che mi hanno fatto venire l’ansia, vi sono descritti personaggi crudeli, malvagi, oserei dire primitivi e animaleschi, vi sono descritti personaggi con una umanità semplice che ti entra nel cuore (affascinante la figura dell’uomo che leggeva senza saper leggere, una figura poetica) , vi è descritta la delicatezza eterea e dolce di Neve che si lega a Valentino per amore e altri a cui vorrà bene per la loro particolarità, c’è la dura vita della società montana..”A quei tempi la gente era autonoma, viveva di quello che dava la natura e tutti avevano tutto: vacche, capre, galline…selvaggina…patate, fagioli, aglio, cipolle…E tutti sapevano fare gli artigiani e costruire di tutto.” “….e anche loro corsero fuori a vedere tutto il paese riunito attorno al falò di San Simon.” “Non si sprecava mai una pianta per fretta o desiderio di comodità. Le piante erano pane, e il pane non andava buttato via. Chi non rispettava gli alberi era visto come un criminale della peggiore specie….Erano gente seria , una volta , i cacciatori, non ammazzavano per niente, e se scoprivano qualcuno che facev il furbo glidavano una lezione…”
Nel libro c’è una buona dose di violenza che non lascia nulla all’immaginario, tutto è ben descritto, ma in quei personaggi, in quelle descrizioni quante figure di questa odierna società ho trovato! Molti autori prima di lui hanno toccato apici di crudeltà all’interno di romanzi poi diventati famosi. E anche se ambientato in anni ormai distanti da noi, non era impropabile che molte situazioni Corona le abbia in qualche modo vissute, ascolate , si siano tramandate, poi lui, con la sua fantasia ci ha messo molto, ma non è forse questo il compito di uno scrittore? Mia nonna spesso ci raccontava fatti da lei ascoltati e qualcuno vissuto quando, ancora piccola, anche lei viveva in una comunutà montanara chiusa e ristretta.
Ci sono diverse descrizioni del paese, dei boschi, dei periodi del gelo, delle stagioni; spesso si ripetono ma io trovo che ci vogliono per farci entrare in quell’attimo, in quel momento, e poi Corona vive nella sua anima il forte contatto con la natura, anche la più selvaggia (non è forse lui selvaggio in alcune descrizioni?), quella natura che volente o nolente detremina la vita di tutti noi. Oggi noi ne stiamo prendendo atto, mentre la gente una volta la assecondava, noi l’abbiamo combattuta e ora si stà riprendendo ciò che gli abbiamo tolto in modo violento, e con violenza se ne riappropria.”…c’è la pace,il Vajont ci corre davanti gli occhi con la sua voce buona.Segare tronchi fa odor di resina, che è un buon odore e noin ti stufa…” “…le fogliestavano ancora dentro le gemme e le gemme parevano piccoli pugni chiusi…un parlare silenzioso, misterioso e colorato come il picchio cordaiolo che non si vede mai e ha mille colori…tornò la primevera con il suo fiato tepido che faceva….cantare i cuculi e ridere i piccoli fiori…” “…gli inverni sula montagna insegnano la calma…si diventa lenti…il corpo rallenta…L’inverno andava avanti, un pò alla volta le montagne camminavano verso il sole, a giugnomlo avrebbero raggiounto per farsi sciogliere le gobbe di neve sulle spalle di pietra…tiravano per mano boschi, prati…pure il paese camminava incontro al sole…perchè era sepolto da m,etri di neve come una ciliegia sotto un chilo di zucchero.” ” La primavera visitava i cortili vuoti…La luce radente appena natasi infilava tra le vie strette, e lunghe, frugava le case, le porte…andava dentrome fuori, come l’uncinetto sul pizzo.”
Nel libro Corona si fa aiutare dalla violenza anche dalla natura, non solo dall’uomo.
E poi c’è il sesso, non quello raffinato e fantasioso che viviamo oggi, ma un sesso primitivo che non è fantasia, anche nella violenza.
Il libro è lungo, ho faticato, ma di Corona apprezzo il fatto che il suo stile non cambia, non si “vende”, lo stile inconfondibile è la sua grande impronta, anche quando usa o descrive con termini “forti”.
Della vita di Neve c’è poco, tutto si intreccia dalla sua nascita, lei è solo l’inizio e la fine per descrivere un mondo sicuramente fantasioso ma con tante piccole verità, una storia sicuramente originale, “maledetta”, non le amo molto, ma un horror così, accompagnato dalla natura mi ha avvinto.
“Si rese conto di una cosa molto triste, cioè che solo quando il danno è ormai fatto il destino ti fa scoprire il bello della vita, la pace, la serenità e il valore delle cose semplici.

…ho già pronta un’altra storia ma, qualunque storia abbia in mente, non sarà mai più come questa.
“Nessuno ha mai scritto, dipinto, fatto musica o quant’altro, se non per uscire di fatto dall’inferno.” Antonin Artaud

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Allerta meteo

Siamo in allerta meteo per questa notte; dopo le forti piogge di ieri e i tanti fulmini caduti fino a notte fonda il tempo sembrava essersi placato, ma quando abbiamo aperto le finestre questa mattina lo spettacolo era incredibile: i pre appennini spruzzati, gli appennini completamente innevati. ora siamo a 8°, tira un vento forte e gelido e pioviggina sulla valle, sulle montagne nevischia. Per questa notte è prevista forte pioggia e forti raffiche di vento. Il costone sotto la scuola di mia figlia, e che da sulla strada principale per accedere alla città, ha avuto un piccolo cedimento. Ora è stato circoscritto e gli organi competenti dicono che non è preoccupante, semplice scesa di piccoli massi  arenari. Mha!

L'IMMAGINE DELL'ANGELOFior di neve

Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli,
senza fronde ne fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.
 
Umberto Saba

 

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Neve

36_1_64Qui in città piove e nevischia, fa molto freddo, siamo intorno ai -2°; basta salire di 300 metri e trovi  la neve. Se in città la trovo sconveniente, la trovo magica tra le vallette, prati e cime. Così non ho resistito, munita di stivali sono rrivata con l’automobile fin dove era possibile e mi sono lasciata affascinare dalla sua inviolabilità, non avevo il coraggio di calpestarla, tanto bianca e pulita. Sono salita in macchina, dove i vetri erano appannati e con la mano ho aperto un varco  per lasciar spaziare l’occhio, ma non ho resistito, sono andata a passeggiare e mentre respiravo un pò affannosamente,  visto che non ho resistito alla mini discesa e risalita della valletta, il fiato si condensava facendomi sorridere perchè ricordavo di quando bambini, si faceva volutamente per appannare i vetri o solo per dare la senzazione del fumo.
Bella, bellissima coltre intatta, ma dove avrei voluto vedere stuoli di piumini colorati correre e divertirsi come solo i giovanissimi sanno fare.

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Poesia…

Una poesia dolcissima che mi fa fare pace con la neve e i disagi enormi che ci stà creando.

NEVE

E’ scesa la neve, divina creatura,

a visitare la valle.

E’ scesa la neve, sposa della stella, 

 guardiamola cadere.

Dolce! Giunge senza rumore, come gli esseri soavi 

 che temono di far male.

Così scende la luna, così scendono i sogni… 

 Guardiamola scendere.

Pura! Guarda la valle tua, come sta ricamandola

di gelsomino soffice.

Ha così dolci dita, così lievi e sottili, 

 che sfiorano senza toccare.
Gabriela Mistral 

(“Operette poetiche”)

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