TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Romeo&Juliet

di Carlo Carlei.

 

   

Salto temporale: dal Medioevo al Rinascimento.
Due adolescenti innamorati: Romeo e Gulietta.
Montecchi e Capuleti.

 

 

Non sto a spiegare la trama, la storia è conosciuta e universale.
Il regista cambia qualcosa, ma il sentimentalismo, il romanticismo, la dolcezza dell’amore sono gli stessi, anche se trasportati in un’altra epoca. Belli, bellissimi i giovani protagonisti (Douglas Booth/Romeo,Hailee Steinfeld/Giulietta) anche troppo.


Proprio la bellezza della protagonista, così innocentemente pura e bambinesca toglie alla recitazione carisma e avvenenza
Belli i costumi e le ambientazioni, ottima la fotografia.
Non eccellenti gli attori… e allora di questo film mi è rimasta solo la magia dell’amore.
Che vale sempre la pena sognare.

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Il buio oltre la siepe

  di Robert Mulligan

 

 

Atticus Finch, avvocato, vive in una tranquilla cittadina dell’Alabama.
Vedovo e con due figli, Jem e Scout, che sono accuditi dalla domestica di colore Calpurnia, Atticus Finch accetta di difendere Tom Robinson, uomo di colore, accusato di aver stuprato Mayella, bianca, figlia dell’iroso Bob Ewell; Tom Robinson viene ritenuto colpevole e tentando la fuga viene ucciso.
Finch, durante il processo aveva esplicitamente fatto capire che le violenze subite dalla figlia potessero essere opera del padre, questi per vendicarsi tenta di fare del male a Jem e Scout che vengono salvati da Boo, un giovane con problemi psichici che nessuno aveva mai visto vivendo sempre chiuso in quella che i bambini chiamano la casa maledetta.

 

Film pluripremiato, tratto dal romanzo della scrittrice Harper Lee.
E’ stato girato el 1962, la prima volta che lo vidi avevo 10 anni (1968), mio padre riteneva fosse l’età giusta e di questo l’ho sempre ringraziato, è stato il film che mi ha aperto a tematiche di cui all’epoca si parlava velatamente nelle famiglie, ma a casa nostra erano in primo piano. L’ho visto almeno dieci volte, film drammatico, malinconico, bellissimo. I miei genitori mi preparano per vederlo e tutto ciò che ho visto e assimilito è ben radicato in me. Ingiustizie, razzismo, psiche, bambini, adulti…
Questo film è il primo di una lunga lista di film revaival (così li abbiamo classificati) che io e le mie amiche intendiamo vedere, l’ho proposto io dopo aver letto in collettivo il libro da cui è tratto; abbiamo pensato che non è male guardare indietro.
Quello che mi lascia sempre stupita è come dal profondo Sud di un’epoca dove il “nero” e il “portatore di handicap” erano emarginati (e mi sembra una parola insufficiente per spiegare…) a tutt’oggi ancora persistone le stesse tematiche, che sicuramente non sono mai scomparse ma che anzi tornano a galla prepotentemente.
Ancora ignoranza, inciviltà, pregiudizio sono ordinaria amministrazione.
Magistarale l’interpretazione di Gregory Peck, ma comunque tutti davvero eccellenti gli attori.

  

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ll buio oltre la siepe (Uccidere un passerotto) – Harper Lee

Jean Louise e Jeremy sono figli di Atticus, avvocato vedovo che si prende cura di loro con saggezza, supportato da Calpurnia, domestica di colore.
I due bambini sono vivaci, gioiosi e in estate vengono raggiunti da Dill, nipote di una vicina e inventore di storie.
Sulla stessa strada dove vivono c’è una casa chiamata “la casa misteriosa” dove vive Boo, che non esce mai, il padre non glielo permette. I ragazzi ne hanno paura ma ne sono anche affascinati.
Atticus deve difendere Tom Robinson, bracciante nero, accusato di aver violentato e picchiato una ragazza bianca. Atticus riesce a dimostrare la sua innocenza e a dimostrare che il vero colpevole è il padre della ragazza; malgrado questo, la giuria, composta da bianchi razzisti, giudica Tom colpevole. Tom tenta la fuga e viene ucciso dalle fucilate delle guardie… come un uccellino indifeso. Bob Ewell, padre della ragazza stuprata, odia tanto Atticus che una sera tenta di uccidere Jem e Scout mentre tornano a casa da una festa. In aiuto dei bambini arriva Boo che uccide Ewell, ma non verrà accusato dallo sceriffo, che fa passare l’omicidio per un incidente.

 

L’ho letto a 14 anni, poi a 30 e qualche giorno fa.
Libro scritto benissimo, a me piace molto per la spontaneità di cui è pervarso malgrado la commovente drammaticità dei temi trattati, temi ancora oggi attualissimi: bianchi, neri, poveri, emarginati, bambini, adulti, pregiudizi, diversità…ma il fulcro del libro è senz’altro il razzismo. Una trama coerente e godibile. Anche la figura di Scout è coinvolgente, anticonformista se si pensa al periodo in cui è ambienta la storia. Lo definirei un libro di formazione.

 

 

 

 

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Il primo Re

di Matteo Rovere

Romolo e Remo. La fondazione di Roma.
I due fratelli vengono catturati dalle genti di Alba e costretti a duellare tra di loro fino alla morte; Romolo decide di sfidare Remo; i due, con astuzia, e in accordo con altri prigionieri, riescono a scatenare una rivolta e fuggire portando con loro anche la vestale che custodisce il fuoco sacro. Romolo è ferito gravemente e quindi sarà Remo a guidare il gruppo.
La vestale gli prospetterà il suo destino, ma Remo decide di sfidare gli dei.

Film stupendo da vedere assolutamente se cercate qualcosa di diverso, una reinterpretazione dalla leggenda a cui siamo abituati per quel che riguarda la fondazione di Roma.
Un film forte visivamente, drammatico; c’è amore e conflitto, magia e violenza, dove le genti vivevano come i barbari (ed è assolutamente palusibile), tra pastorizia e agricoltura, in capanne di fango, dove la violenza era una lotta per la sopravvivenza.
Magistrale Alessandro Borghi (Remo), bravissimo Alessio Lapice (Romolo), che hanno dovuto anche interpretare e sostenere la recitazione di una lingua simil/latino inventata dal regista infatti il film è sottotitolato, i dialoghi sono comunque ridotti all’osso, questo mi è piaciuto perchè se trasporto il pensiero all’epoca del fatto credo che si agiva di più e si parlava di meno. Il film è incentrato sul conflitto/amore tra i fratelli (bellissima la scena dell’inondazione…non dico altro se magari qualcuno vorrà vederlo). Ci tengo a dire che il regista mette in evidenza l’amore viscerale tra i due fratelli e il conflitto spezzerà il legame dolorosamente consegnandoli alla leggenda.
Ottima regia, magnifica la fotografia, scenografia accurata, sceneggiatura a mio giudizio intelligente. Qualche effetto speciale ma ben inserito nel contesto.

Origini di Roma secondo la leggenda.
Dopo la distruzione di Troia Enea lascia la sua terra e dopo un lungo peregrinare approda sulle coste del Lazio, fondando la città di Lavini; il re degli Aborigeni, Latino, avrebbe stretto con Enea un’alleanza facendogli sposare la figlia Lavinia; questo scatenò l’ira di Turno, re dei Rutuli, promesso sposo di Lavinia, il quale mosse guerra a Latino e ad Enea. Lo scontro si concluse con la morte di Turno e di Latino. Enea assunse il comando dei popoli che da quel momento si sarebbero chiamati Latini. Alla morte di Enea il trono passaò al figlio Ascanio, che fondò la città di Alba Longa. In seguito il trono passò nelle mani di Numitore, ma il fratello minore di costui, Amulio, desideroso di impossessarsi del trono, ordì un complotto ai danni del re facendo uccidere il figlio e costringendo la figlia Rea Silvia a diventare una vergine vestale, impedendo così di dar vita a una successione legittima. Rea Silvia però rimase incinta per opera del dio Marte che di lei si era incapricciato, allora Amulio la fece rinchiudere; dopo aver partorito due gemelli, essendo considerata sacrilega, fu gettata nel fiume Aniene dallo zio Amulio, della sua sorte non si seppe più nulla (ma secondo alcune versioni della storia fu resuscitata dal fiume); i gemelli (che forse erano fratelli), Romolo e Remo, furono nascosti in una cesta dalle guardie e abbandonati sul fiume Tevere. I gemelli però sopravvisseri grazie all’intervento di una lupa* (più plausibilmente una prostituta), che, udendo i vagiti dei neonati, li avrebbe allattati. Romolo e Remo sarebbero poi stati accuditi da un pastore della zona, Faustolo, che li avrebbe cresciuti insieme alla moglie Acca Larentia. Romolo e Remo una volta raggiunta l’età adulta e scoperta la loro vera identità, avrebbero aiutato il nonno Numitore a ritornare sul trono uccidendo Amulio. I gemelli manifestarono al nonno il desidero di fondare una nuova città nei luoghi in cui avevano trascorso la loro infanzia. Per stabilire a chi sarebbe toccato il governo dela città i due si sarebbero affidati alla volontà divina, manifestata attraverso il volo degli uccelli. Piazzatosi sul colle Aventino, Remo avrebbe per primo avvistato sei avvoltoi, mentre Romolo, attestato sul Palatino, ne avrebbe scorti dodici. A questo punto sarebbe sorta una feroce contesa tra i due fratelli sulla corretta interpretazione da dare ai segni divini: secondo Remo a prevalere doveva essere il momento dell’avvistamento, secondo Romolo, invec, andava dato maggior valore al numero di uccelli riconosciuti. Alla fine la contesa sarebbe degenerata in uno scontro armato in cui Remo avrebbe trovato la morte per mano dello stesso Romolo. Accettato da tutti i presenti, Romolo sarebbe diventato re officiando i riti necessari per ufficializzare la fondazione della città tracciando con un aratro i suoi confini sacri, poi fortificati con l’elevazione di un muro difensivo e organizzando la comunità inizialmente di pastori. Dal sangue nacque Roma, il più grande impero della storia.

*sul colle del Palatino nel 2007 sarebbe stato ritrovato il lupercale: questo santuario, dove i Romani veneravano il Dio Luperco, è collegato al racconto dell’allattamento di Romolo e Remo da parte della leggendaria lupa.

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Land of Mine – Sotto la sabbia

di Martin Zandvliet

 

2.000.000 mine. E’ il numero di quelle occultate sule spiagge danesi dai nazisti per impedire lo sbarco degli angloamericani.
1945, fine della seconda guerra mondiale: 14 giovanisimi ragazzi tedeschi, tra i 14 e i 18 anni, vengono consegnati al sergente Rasmussen per bonificare la spiaggia. Lui li detesta. I ragazzi sono costretti a muoversi carponi usando un bastone per sondare la sabbia.
Un’esplosione cambierà la situazione.

   

 

Film ispirato a fatti realmente accaduti ma poco conosciuti.
Il film mi ha emotivamente coinvolto, mi ha straziato. E non solo per alcune scene violente, ma per quei volti giovani, alcuni spaesati, altri impauriti, altri vendicativi; perchè nel film c’è la vendetta dei vincenti, ma poi c’è anche la forza di ritrovare l’umanità che le guerre inevitabilmente annientano; c’è la disperazione lenta di chi sa che da un momento all’altro porebbe saltare in aria;
Una tragedia che non termina con la fine di una guerra, ma lascia strascichi, lascia fragilità nell’anima, lascia aridità….
E’ un film duro e bellissimo, dove il sacrificio di giovanissime vite, una vendetta inumana, si contrappone al perdono ritrovato, ad un sentimento dolce di salvezza.
Non ci sono effetti speciali, la fotografia è bellissima, bravissimi gli attori, eccellente Roland Mølle (il sergente).
Mi ha colpito la figura dei gemelli Ernst e Werner, dolci, spaesati, impauriti…immagino trasportare nella realtà tutto questo e sento una profonda tristezza pensare a quanto siano disumane e inutili le guerre.

 

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Suite Francese

di Saul Dibb

 

Francia, 1940.
Molti uomini partono pert il fronte, molti vengono fatti prigionieri dalle armate naziste e di loro non si sa nulla.
Tra i prigionieri potrebbe esserci il marito della bella Lucile, sposato pe rimposizione del padre, che vive con la dispotica suocera nel villaggio di Bussy, che viene occupato dai tedeschi.
Proprio nella casa delle donne viene alloggiato un giovane e affascinane ufficiale che con i suoi modi gentili conquisterà Lucile.
Tra la popolazione monta l’odio per il nemico che crea tensione tra fucilazioni e perquisizioni. E montano i sospetti sulla giovane donna.

 

Nell’Europa insaguinata dalla guerra nasce un sentimento, una storia d’amore impossibile.
Due personalità differenti che non si annullano una nell’altra, anzi.
Un film da vedere, credetemi. Inquadrature spettacolari, bella la colonna sonora, ricostruzione perfetta del momento storico, bravissimi gli attori e ottimamente scelti per i ruoli (Lucile-Michelle Williams Madame Angellier-Kristin Scott Thomas (attrice che adoro) Bruno von Falk-Matthias Schoenaerts) e che esprimono perfettamente le emozioni, le paure. Non è un film romantico, il contorno all’amore è l’orrore della guerra, la perdita di dignità, l’infelicità, la cattiveria, ma anche la solidarietà, il coraggio; l’amore è un rifugio a tutto questo anche nella difficoltà di viverlo. E’ un film che mi ha creato un forte impatto emotivo.
Film tratto dal romanzo di Irène Némirovsky*, che raccontò la Francia occupata, dove non tutti i tedeschi erano spietati, non tutti i francesi facevano resistenza.

 

*Scrittrice ebrea nata a Kiev nel 1903, figlia di un ricco banchiere ebreo, venne allevata dalla sua governante francese Zezelle. A causa di una taglia che i soviet misero sul padre la famiglia fu costretta a scappare fino ad arrivare in Francia, Paese che la scrittrice adottò come sua patria. Colta (laureata in lettere alla Sorbona), parlava sette lingue. Nel 1923 Irène Némirovsky scrisse la sua prima novella: l’Enfant génial, nel 1926 pubblicò il suo primo romanzo ma divenne celebre nel 1929 con il romanzo David Golder, negli anni a venire pubblicò molto.
Si convertì al cattolicesimo nel 1939.
Nel 1926 sposò Michel Epstein, ingegnere russo emigrato, divenuto poi banchiere, da cui avrà due figlie: Denise ed Élisabeth.
Vittime delle leggi antisemite varate nel 1940 dal governo di Vichy, Michel Epstein non poté più continuare a lavorare in banca e a Irène Némirovsky fu proibito pubblicare, si trasferirono a Issy-l’Évêque, dove avevano messo al riparo nel settembre del 1939 le loro figlie. Némirovsky scrisse ancora diversi manoscritti. Considerata un’ebrea dovette applicare la stella gialla sui suoi abiti. Le sue opere non furono più pubblicate. Solo l’editore Horace de Carbuccia, sfidando la censura pubblicò le sue novelle fino al 1942. Il 13 luglio 1942, Irène fu arrestata dalla guardia nazionale francese, tradita da un suo compatriota. Fu deportata ad Auschwitz, dove venne trasferita nel Rivier (l’infermeria in cui venivano confinati i prigionieri troppo ammalati per lavorare) per essere poi uccisa il 17 agosto 1942. Il marito fu arrestato nell’ottobre del 1942, deportato ad Auschwitz assieme alla sorella, venne ucciso nelle camere a gas al suo arrivo.
Le figlie finirono sotto la tutela di Albin Michel e Robert Esmenard fino alla loro maggiore età.
Denise ed Élisabeth riuscirono a salvare alcuni documenti conservandoli in una valigia, la stessa in cui li avevano trovati, per anni Denise non aprì la valigia; quando finalmente decise di aprirla (1990) vi scoprì un manoscritto nel quale riconobbe la grafia della madre e il colore azzurro dell’inchiostro che preferiva. Era Suite francese, opera incompiuta. Il testo doveva comporsi di cinque parti, ma soltanto le prime due, Tempesta in giugno e Dolce, furono completate, delle restanti si conoscono solo i titoli abbozzati dall’autrice: Prigionia, Battaglie, La pace; non iniziò mai a scriverli a causa della deportazione. I manoscritti sono diventati, nel 2004, un libro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La terra

 

 

 

 

 

 

 di Sergio Rubini.

 

 


Luigi, professore di filosofia, ritorna a Mesagne in Puglia, suo paese d’origine, che aveva lasciato da adolescente perchè si era ribellato ad un padre padrone.
Qui ritrova i fratelli, Michele, Mario e Aldo, quest’ultimo ha il carattere violento e donnaiolo del padre.
Luigi vuole vendere la vecchia masseria di famiglia ormai in disuso. Aldo non vuole, visto che vi abita, anche se questo aiuterebbe il fratello Michelle a liberarsi da Tonino che è uno strozzino a cui deve un’ingente somma.
Durante la processione del Venerdì Santo però Tonino viene ucciso.
I sospetti vertono verso Michele e Aldo, ma in tutto il paese si respira un’aria torbida.

 

A me Rubini piace, anche se trovo che questo non è tra i suoi film migliori è comunque godibile, da vedere, una buona regia.
Oltre che un giallo, nel film c’è la ricerca introspettiva dei personaggi che devono affrontare una ricerca personale e di confronto con gli altri, un’indagine sui valori della famiglia.
Bellissimi i paesaggi, un omaggio alla stupenda terra pugliese. Bravissimi tutti gli attori, Rubini eccezionale nel ruolo dello strozzino, stupendo Fabrizio Bentivoglio nei panni di Luigi, mi ha affascinato.

 

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Jupiter-Il destino dell’universo

 

 

 

 

 

di Andy e Lana Wachowski

 

 

Jupiter Jones lavora come donna delle pulizie, ha alle spalle una serie di fallimenti sentimentali.
Caine è un licatante, metà uomo metà lupo, ex militare geneticamente potenziato, proviene da un altro mondo.
E’ arrivato per portare Jupiter con lui, perché lei è stata prescelta per modificare l’equilibrio del cosmo, scopre di essere geneticamente rinata come fosse la regina Seraphi.
Jupiter, mai abbandonata da Caine, scoprirà che l’uomo ha avuto origine sul pianeta Orous. Incontrerà visir/gufo, lucertolne, conoscerà elisir di lunga vita, insidie inaspettate…e i tre fratelli Abrasax, una delle più potenti dinastie dell’universo.

 

 

Oggi mi è toccato di fare la baby-sitter ai “ragazzi” (10 12 13 anni) dei miei vicini. Proposta: vediamo un film di fantascienza? Ok, decidono per questo.
Diciamo che non mi dispiacciono fil del genere, quindi mi appresto fiduciosa alla visione….
Delusione, abbastanza prevedibile come trama, argomenti sfruttati, caotico nelle immagini, anche se graficamente belle…niente che non sia già stato visto. Colonna sonora frastornante, attori sotto tono, malgrado i begli occhi della protagonista, Mila Kunis
Avventura tra i pianeti, minacce, azione amore…ma l’adrenalina dov’è?

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All’ombra di Alagna. L’arrivo del male – Cassandra Graziosi

Negli ultimi anni dell’800 nella città di Alagna accadono strani fatti.
Si aggirano presenze oscure…si intrecciano storie di streghe, licantropi, vampiri.
Cassandra, giovane strega, che ha già attraversato il tempo in altre epoche, innamorata di Tristan, il bel vampiro, cercherà di arginare il male che prepotentemente si sta impossessando degli abitanti della città.
La Chiesa non ne sarà esclusa.

 

Giovane scrittrice, al primo libro.
Un fantasy gotico che parte con una certa lentezza , quasi un quadro storico/geografico, ma man mano la storia si snoda avvincendo con la sua trama intrisa di magia, amore, odio, dolore e un mistero.
Un buon libro, che fa onore alla scrittrice, un libro di circa 400 pagine.
La storia coinvolge, ma necessita di una scrittura più matura che sono convinta arricchirebbe questo libro, già ben articolato.
Essendo parte di una trilogia cercherò nel mistero di questa storia la maturità che sicuramente la scrittrice raggiungerà.

 

Ringrazio Cassandra per essersi ispirata alla mia persona nel creare il personaggio di Esther.

 

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La donna giusta – Sándor Márai

Ogni tanto mi viene voglia di leggere “Le braci”, ma mai mi era venuta voglia di leggere altri libri di Márai, perchè sempre impegnata ad avere due, tre libri in contemporanea; la_donna_giustadopo l’ultima volta che l’ho aperto e assaporato mi è venuta voglia di conoscere di più questo autore. Così ho preso “La donna giusta”, mi intrigava il titolo. E mi sono definitivamente innamorata di Márai;  un autore notevole, non facile da leggere; un autore che ha inciso le sue parole nella mia anima, come pochi autori hanno fatto. Mi sono fatta coinvolgere da quanto riesca ad elaborare la profondità e la vastità dell’anima. Ogni concetto viene approfondito nei dettagli, viene scavato fino a trarne diverse interpretazioni. Mi sono innamorata della sua scrittura e credo che non mi deluderanno le altre opere che ho deciso di leggere.
“La donna giusta” non è un libro facile, bisogna aver tempo per leggerlo, attenzione, perchè si deve ricollegare ogni monologo all’altro. Il libro è stato scritto, come viene spiegato a fondo libro, in due momenti differenti, prima in due monologhi con cui è stato pubblicato la prima volta, a cui sono stati aggiunti, in seguito, gli altri due. Il libro è suddiviso infatti in quattro monologhi, ogni personaggio da una versione personale della trama principale: un matrimonio fallito e le figure che vi ruotano attorno. Quattro monologhi che parlano di vita, amore, morte, decadenza, odio.
Le principali figure sono:
la moglie, che ha combattuto fino all’estremo per tenere accanto a se l’uomo che amava, colei che racconta la grande delusione per un presunto tradimento;
il marito che invece ha amato per anni, segretamente, nel suo cuore, un’altra donna, la “serva” che, povera e umile (all’apparenza), andrà a vivere a casa della madre, un uomo che non è riuscito a staccarsi dalla su vita borghese fino a che la donna non lo ha cercato;
“la serva”, che racconta come abbia sposato il “signorino”, che prima ha amato e poi odiato perchè troppo borghese, perchè assetata di una sorta di vendetta contro la ricchezza ;
l’amante della “serva”, artista, che vivrà con lei una parentesi d’amore a Roma e che si trasferirà in America per fare il barista.
Su tutti i personaggi c’è un’ombra, quella dell’amico del signorino, uno scrittore che entrerà nella vita di tutti e quattro.
La descrizione degli ambienti, dei dettagli fisici e dei sentimenti è bellissima, come lo è quella del momento storico, la fine della seconda guerra mondiale, con tutti i suoi cambiamenti e drammi.
La storia si intreccia nei monologhi e a me ha dato l’idea che l’autore lasci spazio al lettore per insinuarsi nel monologo che più gli è congeniale. Non è stato facile scegliere, infatti no ho scelto, tutti troppo vicini alla mia anima, tutti con verità che arrivano quasi a toccare temi sempre attuali: l’amore e la sua passione, l’amore e la sua disperazione, il tradimento come follia, il tradimento come vendetta, l’amore superficiale, la lotta degli operai, la guerra e le sue catastrofi, la speranza di vivere, la paura della morte, la paura di veder scomparire la cultura. L’autore ci lascia la scelta della donna giusta, se può esistere una figura tale.
Anche in questo romanzo ci sono “braci”, in questo caso un matrimonio e una società che scompare (apparentemente). Le braci della stessa vita di Márai, documentandomi su di lui ho avuto questa impressione. 

 

 

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