TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Anime nere

anime-nere di Francesco Munzi.

Africo, Aspromonte,’ndrangheta.
Tre fratelli, collusi. Rocco e Luigi, uno trafficante internazionale di droga, uno imprenditore nel milanese che ricicla i soldi sporchi del fratello; tra loro il più anziano, Luciano, che si illude di vedere una Calabria diversa…
Il figlio di quest’ultimo, Leo, ventenne, è un ragazzo pieno di odio e rancore. decide di intimidire il clan rivale anche per dimostrare al padre, che lui ritiene essere un perdente, il suo coraggio e la sua determinazione.
Sarà l’inizio di una maledetta faida, sopita per anni, una tragedia. La vendetta.

 

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Una cultura antica che richiama immutabili destini e tragedie, viene raccontata in questo cupo meraviglioso film, tratto dal romanzo di Gioacchino Criaco.
Intrecci misteriosi che si snodano fluidi nella storia, tra case di mattoni, strade inesistenti, pastorizia scarna. Un film forte senza essere scontato visto l’argomento che presenta, non di sparatorie e violenza a buon mercato, se mai potrebbe esserlo, la violenza (la definisco solo così per la spettacolarizzazione che spesso al cinema e alla tele gli viene assegnata), qui il tutto va guardato anche dal lato del pensiero che si sviluppa nella famiglia come legame, nell’onore che porta la distruzione insita in ancestrali idee. E’ un racconto che non discrimina una terra bellissima come la Calabria ma ci deve far discutere, altrimenti non ci sarebbe scopo nello scrivere, nel produrre…Africo lo conosco, ci sono stata 30 anni fa, l’ho attraversato in una notte di vento e caldo, mi ci sono fermata a dormire in macchina per 30 minuti…poi il mare. Poi l’Aspromonte. Una notte magica in una terra magica e che a me sembra tanto misteriosa e impenetrabile.
Eccezionali attori ( vabbè ho un debole per Peppino Mazzotta, ma qui ci sta tutta …), fotografia magistrale, regia perfetta, ben strutturata. Questo film mi ha ammaliata e conquistata, emotivamente coinvolgente e sconvolgente.
Da vedere quel nero, nelle anime, negli abiti, nella nostra società e in una struttura che si è evoluta e modernizzata lasciando intatto un cuore arcaico.

 

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Gli anni al contrario – Nadia Terranova

anni  Aurora Silini ha un padre fascista.
Giovanni Santatorre ha un padre comunista.
Lei è studiosa, vuole uscire dalla sua famiglia perchè si sente soffocare.
Lui è irrequieto, bello, vuole fare il rivoluzionario.
1977, università di Messina, Aurora e Giovanni si incontrano e si innamorano.
Dopo pochi mesi, complice anche la gravidanza di Aurora, i due vanno a vivere insieme ma niente sarà come avevano creduto: famiglia, politica, ideali, diffidenze, solitudine…tutto sembra dividerli.
E tra loro Mara che aspetterà un padre che accarezza il terrorismo e vivrà con una madre che sente su di se tutta la responsabilità di crescerla.

 
Un libro che consiglio di leggere, un libro dove ti infili nelle parole e il racconto diventa tuo. Un bel libro.
Si legge bene e la trama ti avvince.
E’ il passaggio che ha vissuto la mia generazione, che io ho vissuto. Una generazione diventata adulta tra scontri forti, politici e fisici, diventata adulta tra droghe e slogan, una generazione dove ti dovevi “schierare” per non essere ai margini. Ho ritrovato il dolore, la ribellione e la commozione di quegli anni duri, dove la lotta armata ha entusiasmato ma ha anche distrutto tanti sogni, alcuni dei miei. Ho provato malinconia nel pensare a quanto ci sentivamo coraggiosi ma poi sconfitti e illusi.
Chi ha vissuto quegli anni troverà tanto di quella generazione e uno spccato di storia che conosce, i giovanissimi troveranno una realtà che sembra lontana ma di fatto non lo è, e non dico solo temporalmente, molto di quel periodo ha gettato radici che ancora non muoiono.
E’ un libro dove l’amore è in primo piano anche se sembra che una parte di storia della nostra nazione sia invece la protagonista. E’ l’amore con tutte le controverse emozioni dei protagonisti, emozioni forti ma veloci,  all’epoca era così; amori forti che si sono sgretolati facilmente, famiglie che si sono sciolte prima di nascere…tanti miei amici li rivedo in questa coppia.

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Il figlio dell’altra

locandina di Lorraine Lévy

 

Prima guerra del Golfo: durante un bombardamento, nel caos dell’evacuazione, in un ospedale vengono scambiati due neonati, Yacine e Joseph.
18 anni dopo un esame clinico, obbligatorio per poter accedere al servizio di leva nell’esercito, farà scoprire una verità che getterà nell’ incubo due famiglie.
Due famiglie “nemiche”, una israeliana l’altra palestinese, dovranno affrontare questa drammatica situazione.
I ragazzi sono cresciuti spensierati, amati incondizionatamente, ma culturalemnte predisposti ad un’avversione verso l’altra parte.
Le famiglie proveranno a incontrarsi e cercare di sorpassare le problematiche culturali e politiche mentre i due ragazzi se pur confusi per le identità sconvolte si vedranno sempre più spesso, fino a integrarsi con quella che devono considerare ormai una nuova famiglia ma  mantenendo contatti con quella dove sono cresciuti.

 

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Film del 2012 che mi ha commosso e colpito. Film dove vengono messe in evidenza le ancestrali diffidenze di questi popoli senza giri di parole, scuse o accuse. Film che mette sotto la lente piccoli microcosmi: le famiglie, che però riflettono il contesto di un macrocosmo: le terre dove vivono con tutto quello che gli gira intorno. Un film dove si sfiora la religione, la politica e si tocca con forza l’amore materno. Nel film le madri sono le artefici della pace, le uniche che si fanno carico del dolore che attraversano tutti, le uniche in grado di capire che ci vuole la generosità per uscire forti da una storia drammatica. Come madre non posso che pensare ad una strada d’amore per arrivare a questo, amore per il figlio che devi lasciare e per quello ritrovato, amore per un mondo migliore. Ho sempre creduto che le madri dovrebbero essere ambasciatrici di pace e non sostenitrici di odio. E’ possibile un’alleanza tra donne per risolvere problemi anche seri? Si credo di si, le donne insieme sono forti.
Il film è sicuramente buonista alla fine, una bella favola che non so se possa mai accadere, ma il messaggio c’è: i giovani nella loro immensa voglia di vivere al di sopra di ogni cultura, dovrebbero unirsi e lottare per vivere in pace.
Stupenda l’interpretazione della dolcissima Emmanuelle Devos; comunque bravi tutti gli attori, molto veritieri.
Coraggiosa a presentare questo tema la regista Lévy che è ebrea, non israeliana; mi è piaciuta l’idea di presentare, al di fuori del tema importante, anche le tradizioni, il modo di vivere, l’intimità familiare, il lavoro, il sistema di controllo, di questi popoli.
Non c’è lo stesso sangue che scorre nelle vene dei protagonisti, ma non si può amare lo stesso, il cuore non può battere all’unisono per cercare la grandezza della Pace, la tenerezza dell’amore?

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V per Vendetta

v  regia di James McTeigue    

Gran Bretagna, 2015/2020. In quest’arco di tempo si svolge la storia di V, rivoluzionario con il volto sempre coperto da una maschera di Guy Fawkes. Dopo un periodo di guerra a livello mondiale, la Gran Bretagna è governata da un regime repressivo, guidato dal Gran Cancelliere, che perseguita le minoranze: musulmani, omosessuali, neri, oppositori politici e ha il controllo assoluto degli individui, manipolandoli anche grazie all’ emittente televisiva guidata dal Governo. Il popolo accetta la situazione fino all’arrivo di V, che vuole far saltare in aria il Parlamento ricordando il gesto di Guy Fawkes (1605), cospiratore cattolico. V porta una maschera che gli copre il volto che è completamente devastato, come tutto il suo corpo, a causa dell’esplosione avvenuta nei campi di concentramento in cui era rinchiuso come cavia per esperimenti biologici. V incontrerà Evey Hammond, una giovane ragazza a cui il governo ha ucciso i genitori (dissidenti) e il fratellino a causa di un esperimento batteriologico. Il 4 novembre 2019 V salva Evey da un tentativo di stupro da parte dei Castigatori, la polizia segreta del governo. I due vivranno un complesso percorso di vita insieme, tra attentati, uccisioni, dubbi… fino al 5 novembre 2020 quando V, morente, gli dichiarerà il suo amore e darà l’avvio alla distruzione del Parlamento.

Un film del 2005, drammatico e d’azione, tratto dal romanzo grafico “V for Vendetta”, scritto da Alan Moore e illustrato da David Lloyd. Non ho letto il romanzo quindi non posso fare un confronto, ma il film mi è piaciuto tantissimo. Tutto parte dall’arresto di Guy Fawkesun nel tunnel sotto il Parlamento dove aveva piazzato, assieme ai suoi compagni, 36 barili di polvere da sparo, storicamente l’atto è chiamato la congiura delle polveri, tutti vennero impiccati, sventrati, squartati. Il film è a ritmo incalzante, ricco di significati, tocca religione, politica, corruzione morale, libertà negata…, anche quando l’azione per raggiungere lo scopo è cruenta; la ribellione per conquistare qualcosa è umana, anche se il mezzo migliore sarebbe la parola e non la violenza, come è anche evidenziato nei discorsi di V. Non è facile condividere tutto di questo film, almeno per me. Belli gli effetti speciali, la scenografia dei fratelli Wachowski, bravissima Natalie Portmen nei panni di Evey Hammond, ma carismatico, enigmatico e dominante V, magnificamente interpretato da Hugo Weaving e doppiato da Gabriele Lavia, benchè porti sempre la maschera, sembra di vedere il suo volto. Un film da vedere e da discutere.

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Quando…

…mi finisce l’animo pacifista e inizia quello da torturatrice..

Questa mattina prestissimo io e mio marito siamo usciti per una lunga passeggiata all’interno del paese: viale, centro storico, cattedrale, chiacchierata con tre anziani che escono a fare due passi invogliati dalle ancora basse temperature….; certo lo spirito non era da turisti, anche se la città meriterebbe, eccetto alcune particolarità che posterò dopo, ma per far camminare Semir. Semir ha solo 9 mesi, pesa già 38 chili ed ha una forza e possenza muscolare notevole, malgrado abbia molto spazio per correre e camminare in giardino una bella passeggiata non la disdegna mai, è forte e non si stanca mai, le temperature alte però ci hanno costretto ad una levataccia, per altro gradita, proprio per non farlo “soffrire”. Lo guardo e mi sento serena per ciò che ci dona, il suo inconmmensurabile amore e rispetto, e per ciò che noi facciamo per lui, protezione, amore e rispetto assoluto.

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Anche se piccolo abbiamo capito che ormai  è diventato lui il “protettore” della casa e degli altri suoi compagni: una che sta invecchiando Copia di IMG-20150526-WA0000 30 5 2015 l’altro che la seraficità e la tranquillità fatta persona. E fino a qui so pacifista…

Poi arriva la notizia del ritrovamento di un cane morto con svariate cicatrici sul corpo e ferite aperte, allora pensi ai combattimenti e lo stomaco mi si gira: razze ritenute “forti” obbligate a combattere, pacifici animali (vedi S. Bernardo) trasformati in aggressivi per mezzo di maltrattamenti, gabbie strettissime per far si che quando liberi sprigionino tutta la loro potenza, piccoli pezzi di carne da dividere con quelli più deboli per aumentarne l’aggressivita nei forti e uccidere per quel pò di carne,  passare sotto le zampe la carta vetrata perchè il dolore sia tale da tenerli sempre in movimento…e non aggiungo il resto…Qui mi scatta l’anima malvagia, da aguzzina: vorrei io abradere le piante dei piedi di questi, che non oso chiamare umani (ma neanche bestie, mai potrei paragonarli), mledetti e farli camminare su ciotoli appuntiti,  o li lascerei senza acqua e pane per un pò e poi gliene darei un pezzetto da dividere con altri, io sarei capace di chiuderli in mini stanze per fargli capire cosa vuol dire costrizione….loro anime inpure contro anime pure. In Italia sono decine di migliaia gli animali costretti ai combattimenti, strangolati e annegati se non titenuti idonei. La cinomachia è ritenuta un crimine, ma atutt’oggi ancora devo vedere una condanna esemplare da parte dello Stato.

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Martin Luther King

Il buio non
scaccia il buio: solo
la luce può. L’odio
non scaccia
l’odio: solo l’amore può.

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Ancora non siamo pronti per questo. Lo sarà mai l’umanità?

 

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Un odioso fatto

Non saprei come definirlo…si odioso, incivile. E’ avvenuto fuori dalla scuola che frequenta mia figlia. Un ragazzo di 19 anni ha insultato un ragazzo di sedici anni…di colore, nato qui, la famiglia è residente da venti anni. Lo ha fatto così tanto perchè gli sta antipatico, le parole sono state pesanti,  gli altri ragazzi lo hanno allontanato e in malo modo. Questo ragazzo lo avevo notato all’inizio dell’anno scolastico, è nuovo, non abita qui, viene da fuori. Lo notai perchè alle 8 di mattina faceva colazione con una birretta, accompagnato da due ragazze e un’altro ragazzo, ridevano dicendo che volevano entrare a scuola ubriachi, ci sarebbe stato da ridere….quando l’ho visto oggi ho capito. Il ragazzo offeso è rimasto calmo e gli ha risposto senza fare scenate, ma altri ragazzi hanno reagito e male. Domani sapremo come va a finire….è stata fatta una denuncia.

“Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese
e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero
e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana
e la tua camicia hawaiana.
Le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo,
non rimproverare al tuo vicino
di essere… straniero.”

(da un graffito)

Ragazzi di razze diverse in ascolto, 1934 Diego Rivera

Ragazzi di razze diverse in ascolto, 1934
Diego Rivera

                                                             (particolare dell’affresco eseguito per il Rockfeller Centre di New York)

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Una bella giornata, però…

Ma che bella giornata oggi, assolata, temperatura mite.
Alle 8 di questa mattina arriva una telefonata:”Ci state ad una gionata improvvisata con barbecue?” Anche se avrei poltrito un’altro pò non si dice di no a sole e amici. Come al solito ognuno porta qualcosa, a me è toccato pane e vino, altri portano carne, altri insalata, e dolci, e pasta fatta in casa. E’ bello ritrovarsi con gli amici di sempre, i nostri ragazzi ormai tutti “grandi”: c’è gioia, risate, allegria. Nella casa di campagna di Leo  inizia la preparazione pranzo: chi apparecchia, chi alimenta la brace, chi prepara i vassoi; dopo pranzo l’aria è frizzantina in quella zona che è hai piedi della montagna, ma il sole è caldo e ci sdraiamo tutti sull’erba a chiacchierare, magiare dolci e bere caffè. Alle 15,00 il sole gira verso la montagna si nasconde al giardino, il vento si fa freddino, entriamo in casa,20140309_172048 il caminetto ancora caldo di brace viene alimentato e ancora chiacchiere e caffè, si decide di prepara una enorme macedonia per cena, qualcosa di non troppo pesante dopo un pranzo niente male, però…
Una coppia d’amici, Mario e Teresa, da qualche tempo hanno problemi, lui è spesso al telefono, lei nervosa; lui si allontana per telefonare e lei inizia una litania poco favorevole sul marito, la stoppo e, visto che eravamo solo donne in quel momento, gli abbiamo chiesto perchè non prende la decisione di allontanarsi, anche solo per un pò, per capire se questo amore…e lei dice “Non solo amore, anche odio” La guardiamo e dice “Si amore e odio provo per lui da tanto ormai, lo amo ma lo odio, non riesco a lasciarlo”. Avremmo voluto parlare con lei, cercare di aiutarla in qualche modo, ma niente, si alza chiama Mario e gli dice che vuole andare via, lui cerca di dissuaderla, niente, in modo alterato, anche davanti ai ragazzi che restano malissimo e  non vorrebbero ancora separarsi dagli amici, ribatte che devono andare via. Pazienza, se ne vanno e a noi tutti passa la voglia di stare lì, dopo quelle belle e serene ore trascorse in armonia. Niente macedonia e tutti a casa.
Con mio marito abbiamo rifletutto su questa situazione spiacevole che ci dispiace tanto; ora sono qui da sola, abbracciata dal calore della mia casa e riflettendo su amore e odio mi è venuto in mente che, nel libro del poeta romano Gaio Valerio Catullo, Il Liber, nel carme 85 l’epigramma recita:
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
“Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;
non so, ma è proprio così e mi tormento” (traduzione di S. Quasimodo)
E’ possibile che nell’amore ci sia anche l’odio? Se si, questo sentimento ci può legare ancora di più? E perchè si dovrebbe provare anche odio legato ad amore? Per il poeta è un tormento capire come possa odio abbracciare la passione. Per voi? Io credo che sia possibile, quando nell’amore l’altro vive oltre la coppia l’odio può sorgere e, per assurdo, cercare l’amore dell’altro con più forza. Chi mi lascia il suo pensiero?

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La donna giusta – Sándor Márai

Ogni tanto mi viene voglia di leggere “Le braci”, ma mai mi era venuta voglia di leggere altri libri di Márai, perchè sempre impegnata ad avere due, tre libri in contemporanea; la_donna_giustadopo l’ultima volta che l’ho aperto e assaporato mi è venuta voglia di conoscere di più questo autore. Così ho preso “La donna giusta”, mi intrigava il titolo. E mi sono definitivamente innamorata di Márai;  un autore notevole, non facile da leggere; un autore che ha inciso le sue parole nella mia anima, come pochi autori hanno fatto. Mi sono fatta coinvolgere da quanto riesca ad elaborare la profondità e la vastità dell’anima. Ogni concetto viene approfondito nei dettagli, viene scavato fino a trarne diverse interpretazioni. Mi sono innamorata della sua scrittura e credo che non mi deluderanno le altre opere che ho deciso di leggere.
“La donna giusta” non è un libro facile, bisogna aver tempo per leggerlo, attenzione, perchè si deve ricollegare ogni monologo all’altro. Il libro è stato scritto, come viene spiegato a fondo libro, in due momenti differenti, prima in due monologhi con cui è stato pubblicato la prima volta, a cui sono stati aggiunti, in seguito, gli altri due. Il libro è suddiviso infatti in quattro monologhi, ogni personaggio da una versione personale della trama principale: un matrimonio fallito e le figure che vi ruotano attorno. Quattro monologhi che parlano di vita, amore, morte, decadenza, odio.
Le principali figure sono:
la moglie, che ha combattuto fino all’estremo per tenere accanto a se l’uomo che amava, colei che racconta la grande delusione per un presunto tradimento;
il marito che invece ha amato per anni, segretamente, nel suo cuore, un’altra donna, la “serva” che, povera e umile (all’apparenza), andrà a vivere a casa della madre, un uomo che non è riuscito a staccarsi dalla su vita borghese fino a che la donna non lo ha cercato;
“la serva”, che racconta come abbia sposato il “signorino”, che prima ha amato e poi odiato perchè troppo borghese, perchè assetata di una sorta di vendetta contro la ricchezza ;
l’amante della “serva”, artista, che vivrà con lei una parentesi d’amore a Roma e che si trasferirà in America per fare il barista.
Su tutti i personaggi c’è un’ombra, quella dell’amico del signorino, uno scrittore che entrerà nella vita di tutti e quattro.
La descrizione degli ambienti, dei dettagli fisici e dei sentimenti è bellissima, come lo è quella del momento storico, la fine della seconda guerra mondiale, con tutti i suoi cambiamenti e drammi.
La storia si intreccia nei monologhi e a me ha dato l’idea che l’autore lasci spazio al lettore per insinuarsi nel monologo che più gli è congeniale. Non è stato facile scegliere, infatti no ho scelto, tutti troppo vicini alla mia anima, tutti con verità che arrivano quasi a toccare temi sempre attuali: l’amore e la sua passione, l’amore e la sua disperazione, il tradimento come follia, il tradimento come vendetta, l’amore superficiale, la lotta degli operai, la guerra e le sue catastrofi, la speranza di vivere, la paura della morte, la paura di veder scomparire la cultura. L’autore ci lascia la scelta della donna giusta, se può esistere una figura tale.
Anche in questo romanzo ci sono “braci”, in questo caso un matrimonio e una società che scompare (apparentemente). Le braci della stessa vita di Márai, documentandomi su di lui ho avuto questa impressione. 

 

 

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