TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Gli anni al contrario – Nadia Terranova

anni  Aurora Silini ha un padre fascista.
Giovanni Santatorre ha un padre comunista.
Lei è studiosa, vuole uscire dalla sua famiglia perchè si sente soffocare.
Lui è irrequieto, bello, vuole fare il rivoluzionario.
1977, università di Messina, Aurora e Giovanni si incontrano e si innamorano.
Dopo pochi mesi, complice anche la gravidanza di Aurora, i due vanno a vivere insieme ma niente sarà come avevano creduto: famiglia, politica, ideali, diffidenze, solitudine…tutto sembra dividerli.
E tra loro Mara che aspetterà un padre che accarezza il terrorismo e vivrà con una madre che sente su di se tutta la responsabilità di crescerla.

 
Un libro che consiglio di leggere, un libro dove ti infili nelle parole e il racconto diventa tuo. Un bel libro.
Si legge bene e la trama ti avvince.
E’ il passaggio che ha vissuto la mia generazione, che io ho vissuto. Una generazione diventata adulta tra scontri forti, politici e fisici, diventata adulta tra droghe e slogan, una generazione dove ti dovevi “schierare” per non essere ai margini. Ho ritrovato il dolore, la ribellione e la commozione di quegli anni duri, dove la lotta armata ha entusiasmato ma ha anche distrutto tanti sogni, alcuni dei miei. Ho provato malinconia nel pensare a quanto ci sentivamo coraggiosi ma poi sconfitti e illusi.
Chi ha vissuto quegli anni troverà tanto di quella generazione e uno spccato di storia che conosce, i giovanissimi troveranno una realtà che sembra lontana ma di fatto non lo è, e non dico solo temporalmente, molto di quel periodo ha gettato radici che ancora non muoiono.
E’ un libro dove l’amore è in primo piano anche se sembra che una parte di storia della nostra nazione sia invece la protagonista. E’ l’amore con tutte le controverse emozioni dei protagonisti, emozioni forti ma veloci,  all’epoca era così; amori forti che si sono sgretolati facilmente, famiglie che si sono sciolte prima di nascere…tanti miei amici li rivedo in questa coppia.

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Quando…

…mi finisce l’animo pacifista e inizia quello da torturatrice..

Questa mattina prestissimo io e mio marito siamo usciti per una lunga passeggiata all’interno del paese: viale, centro storico, cattedrale, chiacchierata con tre anziani che escono a fare due passi invogliati dalle ancora basse temperature….; certo lo spirito non era da turisti, anche se la città meriterebbe, eccetto alcune particolarità che posterò dopo, ma per far camminare Semir. Semir ha solo 9 mesi, pesa già 38 chili ed ha una forza e possenza muscolare notevole, malgrado abbia molto spazio per correre e camminare in giardino una bella passeggiata non la disdegna mai, è forte e non si stanca mai, le temperature alte però ci hanno costretto ad una levataccia, per altro gradita, proprio per non farlo “soffrire”. Lo guardo e mi sento serena per ciò che ci dona, il suo inconmmensurabile amore e rispetto, e per ciò che noi facciamo per lui, protezione, amore e rispetto assoluto.

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Anche se piccolo abbiamo capito che ormai  è diventato lui il “protettore” della casa e degli altri suoi compagni: una che sta invecchiando Copia di IMG-20150526-WA0000 30 5 2015 l’altro che la seraficità e la tranquillità fatta persona. E fino a qui so pacifista…

Poi arriva la notizia del ritrovamento di un cane morto con svariate cicatrici sul corpo e ferite aperte, allora pensi ai combattimenti e lo stomaco mi si gira: razze ritenute “forti” obbligate a combattere, pacifici animali (vedi S. Bernardo) trasformati in aggressivi per mezzo di maltrattamenti, gabbie strettissime per far si che quando liberi sprigionino tutta la loro potenza, piccoli pezzi di carne da dividere con quelli più deboli per aumentarne l’aggressivita nei forti e uccidere per quel pò di carne,  passare sotto le zampe la carta vetrata perchè il dolore sia tale da tenerli sempre in movimento…e non aggiungo il resto…Qui mi scatta l’anima malvagia, da aguzzina: vorrei io abradere le piante dei piedi di questi, che non oso chiamare umani (ma neanche bestie, mai potrei paragonarli), mledetti e farli camminare su ciotoli appuntiti,  o li lascerei senza acqua e pane per un pò e poi gliene darei un pezzetto da dividere con altri, io sarei capace di chiuderli in mini stanze per fargli capire cosa vuol dire costrizione….loro anime inpure contro anime pure. In Italia sono decine di migliaia gli animali costretti ai combattimenti, strangolati e annegati se non titenuti idonei. La cinomachia è ritenuta un crimine, ma atutt’oggi ancora devo vedere una condanna esemplare da parte dello Stato.

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Martin Luther King

Il buio non
scaccia il buio: solo
la luce può. L’odio
non scaccia
l’odio: solo l’amore può.

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Ancora non siamo pronti per questo. Lo sarà mai l’umanità?

 

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La donna giusta – Sándor Márai

Ogni tanto mi viene voglia di leggere “Le braci”, ma mai mi era venuta voglia di leggere altri libri di Márai, perchè sempre impegnata ad avere due, tre libri in contemporanea; la_donna_giustadopo l’ultima volta che l’ho aperto e assaporato mi è venuta voglia di conoscere di più questo autore. Così ho preso “La donna giusta”, mi intrigava il titolo. E mi sono definitivamente innamorata di Márai;  un autore notevole, non facile da leggere; un autore che ha inciso le sue parole nella mia anima, come pochi autori hanno fatto. Mi sono fatta coinvolgere da quanto riesca ad elaborare la profondità e la vastità dell’anima. Ogni concetto viene approfondito nei dettagli, viene scavato fino a trarne diverse interpretazioni. Mi sono innamorata della sua scrittura e credo che non mi deluderanno le altre opere che ho deciso di leggere.
“La donna giusta” non è un libro facile, bisogna aver tempo per leggerlo, attenzione, perchè si deve ricollegare ogni monologo all’altro. Il libro è stato scritto, come viene spiegato a fondo libro, in due momenti differenti, prima in due monologhi con cui è stato pubblicato la prima volta, a cui sono stati aggiunti, in seguito, gli altri due. Il libro è suddiviso infatti in quattro monologhi, ogni personaggio da una versione personale della trama principale: un matrimonio fallito e le figure che vi ruotano attorno. Quattro monologhi che parlano di vita, amore, morte, decadenza, odio.
Le principali figure sono:
la moglie, che ha combattuto fino all’estremo per tenere accanto a se l’uomo che amava, colei che racconta la grande delusione per un presunto tradimento;
il marito che invece ha amato per anni, segretamente, nel suo cuore, un’altra donna, la “serva” che, povera e umile (all’apparenza), andrà a vivere a casa della madre, un uomo che non è riuscito a staccarsi dalla su vita borghese fino a che la donna non lo ha cercato;
“la serva”, che racconta come abbia sposato il “signorino”, che prima ha amato e poi odiato perchè troppo borghese, perchè assetata di una sorta di vendetta contro la ricchezza ;
l’amante della “serva”, artista, che vivrà con lei una parentesi d’amore a Roma e che si trasferirà in America per fare il barista.
Su tutti i personaggi c’è un’ombra, quella dell’amico del signorino, uno scrittore che entrerà nella vita di tutti e quattro.
La descrizione degli ambienti, dei dettagli fisici e dei sentimenti è bellissima, come lo è quella del momento storico, la fine della seconda guerra mondiale, con tutti i suoi cambiamenti e drammi.
La storia si intreccia nei monologhi e a me ha dato l’idea che l’autore lasci spazio al lettore per insinuarsi nel monologo che più gli è congeniale. Non è stato facile scegliere, infatti no ho scelto, tutti troppo vicini alla mia anima, tutti con verità che arrivano quasi a toccare temi sempre attuali: l’amore e la sua passione, l’amore e la sua disperazione, il tradimento come follia, il tradimento come vendetta, l’amore superficiale, la lotta degli operai, la guerra e le sue catastrofi, la speranza di vivere, la paura della morte, la paura di veder scomparire la cultura. L’autore ci lascia la scelta della donna giusta, se può esistere una figura tale.
Anche in questo romanzo ci sono “braci”, in questo caso un matrimonio e una società che scompare (apparentemente). Le braci della stessa vita di Márai, documentandomi su di lui ho avuto questa impressione. 

 

 

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