TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Un papato movimentato

Giovanni di Lorenzo de’ Medici, secondo figlio di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini venne incoronato papa il 19 marzo 1513 con il nome di Leone X.
Viene ricordato, a parte tutto il suo operato come capo di uno stato, per la bolla Exsurge Domine condannando in 41 proposizioni alcune tesi di Lutero, che la bruciò nella piazza di Wittenberg, e la sua conseguente scomunica, viene ricordato per aver concesso il perdono ai cardinali che avevano aderito al “conciliabolo di Pisa” dove si era tentato di eleggere un antipapa, per il perdono a Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un’insurrezione popolare per instaurare una repubblica a Roma, per il perdono ai congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze; viene ricordato per aver indetto una grande indulgenza in tutta Europa, al fine di raccogliere fondi per la costruzione della basilica Vaticana, chiunque, in stato di grazia, avesse dato un’offerta, e secondo a quanto ammontava, poteva usufruirne, anche per i propri defunti; viene ricordato come uomo che amava l’arte, la cultura….ma anche per i suoi innumerevoli “vizi”, le sue frivolezze, i suoi intrighi.
Viene ricordato per la frase detta, appena eletto, a suo fratello Giuliano, “Godiamoci il papato, perchè Dio ce l’ha dato!”
Amava banchettare su tovaglie raffinate e con preziose stoviglie in oro, mangiare manicaretti particolari e afrodisiaci, gli avanzi facevano godere il popolo, a cui venivano donati. Si intratteneva con cortigiane come Beatrice Ferrarese (presunta Fornarina del quadro di Raffaello) e Lucrezia da Clarice; amava le battute di caccia accompagnato dai cardinali e stuoli di servi; i stravaganti cortei in cui sfilavano pantere e un elefante bianco, principi, poeti, oratori; era nota la sua lussuria e, anche se presunta, omosessualità, Guicciardini scrisse nella Storia d’Italia: “… credettesi per molti, nel primo tempo del pontificato, che è fusse castissimo; ma si scoperse poi dedito eccessivamente, e ogni dì più senza vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare …”; amava le mascherate carnevalesche, i spettacoli di mitologia, le storie romane che faceva rappresentare; si divertiva con i buffoni di corte, come Querno che, vestito da Venere, recitava versi e si ubriacava, o come fra’Mariano Fetti, grande mangiatore e bevitore che spesso recitava: “Viviamo, babbo santo, che ogni cosa è burla!”; la Mandragola di Macchiavelli e la Calandra del cardinal Bibbiena vennero rappresentate in Vaticano con tutto lo scandalo che potevano portarsi dietro.
Anche religiosamente promuoveva grandiose processioni e rappresentazioni della passione che faceva allestire al Colosseo.
Tanta corruzione e lussuria non potevano sfuggire alle “pasquinate” e così le due statue parlanti di Roma si scambiarono queste battute:

Vuoi farti ricco e rendermi tue gentilezze accette?
Dammi pei miei sollazzi fanciulle e verginette.

MARFORIO: Come vanno gli affari?
PASQUINO: Benissimo Marforio:
comandano i giullari!

Leone X morì per un malore a 46 anni, la voce che circolava era che fosse stato avvelenato, fu arrestato il suo coppiere, Bernabò Malaspina, ma poi fu rilasciato; il cerimoniere propose l’autopsia ma non fu fatta.
Allora Pasquino volle dire ancora una volta la sua:

O musici con vostre barzellete
piangete,o sanator di violini,
piangi e piangete, o fiorentin baioni,
battendo piatti,mescole e cassette,

Piangete, buffon magri, anzi civette,
piangete,mimi e miseri istrioni,
piangete,o frati spurcidi ghiottoni,
a cui dir mal la gola ‘l gettar dette.

Piangete el signo vostro, o voi tiranni,
piangi, Fiorenza,et ogni tuo banchiero
con qualcun altro offizial minchione.

Piani, clero di Dio, piangi su Pietro,
piangete o sopradetti, i vostri mali,
poscia ch’è morto el decimo Leone.

Il qual d’ogni buffone
e d’ogni vil persona era ricetto,
tiranno sporco,disonesto,infetto.

Et per chiarir mio detto,
impegnò per seguire un suo pensiero
Fiorenza official, la Chiesa e Piero.

E tengo certo e vero
che se il viver ancor li era concesso,
vendeva Roma, Cristo e poi se stesso;

ma sopra tutto adesso,
piangan leon quei miseri mortali
che l’dinar non li ha fatti cardinali.

La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva

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In nome di Dio. La morte di Papa Luciani – David A. Yallop

…Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che vendevano e compravano, buttò all’aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. E disse loro: «Nella Bibbia Dio dice: La mia casa sarà casa di preghiera. «Voi invece ne avete fatto un covo di briganti ». (Matteo)

 

“…Il nuovo Papa rappresentava chiaramente una minaccia…e non immaginava quanto arduo fosse il compito che gli era stato assegnato…”

 

 

 

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1978 muore improvvisamente papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, dopo solo trentatré giorni dopo la sua elezione, avvenuta anche grazie ai cardinali del terzo mondo. La sua morte ha destato subito molti sospetti. Suicidio? Morte naturale? Omicidio? Congiura?

 

 

Conversazione tra il Papa e il suo Segretario di Stato avvenuta il 19 settembre. Dopo quarantacinque minuti di discussione luciani lo accompagnò alla porta e gli disse: “Eminenza, abbiamo discusso del controllo delle nascite per circa quarantacinque minuti. Se le informazioni statistiche che ho ricevuto sono esatte, allora durante il periodo di tempo in cui abbiamo discusso, più di mille bambini al di sotto dei cinque anni sono morti per malnutrizione. Durante i prossimi quarantacinque minuti, mentre noi aspetteremo di consumare il pasto, un altro migliaio di bambini moriranno di fame. Tra oggi e domani trentamila bambini che in questo momento sono vivi, saranno morti, per malnutrizione. Dio non sempre provvede.”

A noi romani piaceva. Alla Curia un po meno. Si è sempre detto che non fu morte naturale e io ci credo. E poi, chi mi segue forse si è accorto che spesso riporto qualche curiosità sui papi, e alcune sono…diciamo “particolari”. A fronte di ciò figuriamo se credo alla morte naturale.
Qualche giorno fa con Roberta e mia sorella ci è presa la fantasia di ripercorrere la vita di papa Luciani (è così che è spesso nominato) e ho ripreso un libro letto tanti anni fa, ma sempre assolutamente interessante e, per me, pieno di verità. Yallop, giallista, che magari ha anche romanzato alcuni fatti, ma sicuramente ha aperto varchi di verità su questa torbida e orribile storia. Vale la pena leggerlo, illumina le idee, sconcerta, lascia amarezza, ma scuote l’anima. Scritto benissimo. Io ho vissuto quel perioso politico e credo che tutto ciò che è riportato è pura verità.
La corruzione toccava diverse istituzioni: lo IOR (banca vaticana), il Banco Ambrosiano, la Loggia P2, coinvolse figure come Calvi, Marcinkus, l’arcivescovo Cody, Sindona…
Un libro che è una vera e propria inchiesta. La cosa interessante, che tutti ci siamo chiesti, nel libro è ben delineata: perchè non è stata fatta l’autopsia? Anzi, è stata impedita.
Se siete curiosi leggetelo….

 

“…Fu deciso che non ci sarebbe stata autopsia…”

“…Luciani…si autodefiniva – un uomo povero abituato alle piccole cose e al silenzio -, ora si trovava costretto a fronteggiare la grandiosità vaticana e le manovre della Curia…”

“…I sostenitori dell’arcivescovo ribelle Marcel Lefevbre…proclamava…”E’ difficile credere ad una morte naturale pensando a tutte le creature del demonio che allignano nel Vaticano…”

“..In effetti, tutte le prove sono contro una morte naturale di Luciani e suggeriscono fortemente l’assassinio. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi…”

 

 

“…Albino Luciani diede poi una straordinaria dimostrazione del suo sentimento di ripugnanza per una Chiesa ricca e materialistica. Esortò ed autorizzò tutti i parroci e i rettori di santuari a vendere il loro oro, le collane e gli oggetti preziosi. Il ricavato doveva andare al “Don Orione”, il centro per handicappati. Informò i suoi lettori che intendeva endere la croce ornata di gioielli e la catena d’oro che erano appartenuti a Pio XII e che Papa Giovanni gli aveva donato quando era stato ordinato vescovo…”

 

 

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Un’opera “speciale”

 

 

San Pietro in Vincoli, una basilica romana, situata sul colle Oppio. Ma non è di questo sito che voglio parlare, pur conservando sotto l’altare maggiore la catena con cui era stato legato San Pietro a Gerusalemme, ma di un’opere incredibile qui conservata: la tomba di Giulio II, papa dal 1503 al 1513 (che però è sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano).
Una tomba di stupefacente bellezza, che contiene il Mosè di Michelangelo. Un opera maestosa e affascinante, dal volto espressivo e realista, emozionante.
La realizazzione di questa opera meravigliosa costò litigi, contrasti, invidie, ostilità.
L’opera doveva contenere più di quaranta statue, ma di fatto ne contiene sette. Papa Giulio II non la vide mai, fu completata dopo la sua morte
Se transitate in Roma, non fatevi scappare questo capolavoro.

                                                        

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Ancora un papa…con tanto di monumento

Giovan Battista Cibo, genovese, figlio di un senatore, prima vescovo, poi cardinale, all’età di 52 anni, nel 1484, viene eletto papa con il nome di Innocenzo VIII.
A lui si deve la spinta per una rinascita architettonica di molte chiese, edifici sacri e palazzi vaticani.
Come molti suoi pedecessori tenta una crociata contro i turchi, intrattiene buone rapporti con re, vicerè e quant’altro, ma, come molti suoi predecessori, darà vita ad una ossessiva caccia alle streghe, che porterà al rogo tante donne innocenti. In particolar modo le misure severe erano rivolte a maghi e streghe in Germania, e Spagna, dove nominò Tomás de Torquemada come grande inquisitore. I suoi inquisitori non potevano essere molestati da nessuna persona di qualunque rango o condizione sociale e se fosse accauto, l’autorità ecclesiastica procedeva alla scomunica, alla rigida applicazione delle pene canoniche e, se era il caso, ricorrere al braccio secolare. Nel periodo in cui Tomás de Torquemada fu inquisitore, furono istituiti processi molto rigorosi nei confronti degli ebrei convertiti al Cattolicesimo che fossero sospettati di falsa conversione, in quindici anni della sua gestione del tribunale i processi furono 100.000 (una ventina al giorno) mentre le condanne a morte furono 2.000; fu uno spietato torturatore degli ebrei, delle donne accusate di stregoneria e degli eretici.
E ancora, come diversi suoi predecessori non si asterrà dal nepotismo: favorirà i suoi figli naturali, riconosciuti, avuti in gioventù da una donna non conosciuta, mai sposata. Per loro vorrà cariche prestigiose, sia all’interno della Chiesa, che nel governo di Roma, e affiderà a loro importanti feudi. Nel 1487 proibì la lettura delle novecento proposizioni di Pico della Mirandola; il libro che le riportava fu bruciato.
Fu uomo di raffinati gusti musicali, un buon letterato, amante delle opere d’arte, ne commissionò molte ad alto livello sia per le chiese che per la sua villa, ma tutte furono poi distrutte o modificate.
Uomo debole, sia fisicamente che caratterialmente, muore a 60 anni, nel luglio del 1492, lasciando un governo instabile e gli stati pontifici nell’anarchia, la sua morte segnò l’inizio di violenza e disordini senza precedenti.
E’ sepolto in San Pietro, in uno splendido monumento funebre commissionato dal nipote Lorenzo, opera del Pollaiolo.

  

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Corruzione in Laterano…

Nasce a Roma nel 937, sua nonna era Marozia, per anni padrona assoluta di Roma e della Chiesa.
Parlo di Ottaviano, diventato papa con l nome di Giovanni XII. Papa a diciotto anni, un pincipe viziato e lussurioso.
Diventare papa non gli impedì di continuare la vita di piaceri: ubriaco nominò diacono uno stalliere, consacrò vescovo un un ragazzo di dieci anni di cui era innamorato, consacrò vescovi dietro pagamento, regalò a prostitute di alto lignaggio vasi sacri, comandò omicidi, uccise il cardinale subdiacono Giovanni, dopo averlo castrato, accecò il suo padre spirituale Benedetto, giocava a dadi invocando i dei, ebbe rapporti incestuosi con le sorelle e la nipote, comandò gli eserciti come un vero militare, partecipò a battute di caccia, fece mozzare naso e lingua ai cardinali che in sua assenza avevano votato l’elezione di un’altro papa.
E come mai poteva morire un papa di questo tipo? Il 14 maggio 964 venne scaraventato fuori da una finestra della taverna dove alloggiava, dal marito di Stefanetta, che l’aveva sorpreso a letto con sua moglie (qualcuno dice morto di colpo aplopettico)
Mi domando come possa essere possibile che una tale figura, che aveva trasformato il Laterano (allora sede papale e residenza ufficiale dei romani pontefici) in una casa di piacere, ad esservi stato sepolto e ancora lì stazionare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Papi e prostitute

Nasce a Roma nel 892 circa, Marozia, bella, spregiudicata, assassina, ingannatrice, astuta, indomita, attraversò per vent’anni la Chiesa di Roma acquistando un potere immenso, anche politico.
   Ancora adolescente fu concubina di papa Sergio III, che era anche suo cugino e che, a quanto sembra, la donna uccise avvelenandolo.
Sposò, incinta (senza avere certezza di chi fosse il padre del futuro nascituro), l’anziano Alberico di Spoleto che la lasciò presto vedova.
In seconde nozze sposò il marchese di Toscana, Guido, oppositore di papa Giovanni X che fu carcerato e che morì in prigione. Guido acquistò il potere su Roma, Marozia triplicò il suo facendo eleggere Leone VI e Stefano VII, ma la sua grande vittoria fu l’elezione a pontefice del suo primo figlio, ventunenne, Giovanni XI. Marozia lo pilotò senza riguardo.
Alla morte di guido sposò Ugo di Provenza che lei voleva re, ma il secondo figlio, Alberico II, riuscì a cacciarlo da Roma e arrestò la madre.
Trasferita in un convento di clausura, sempre a Roma, vi trovò la morte nel 955 circa.
Una delle leggende romane parla di una papessa donna, Giovanna, in molti credono sia stata ispirata a lei.
Il suo potere venne definito pornocrazia: letteralmente, governo delle prostitute.
Marozia era figlia di Teodora, altra donna di potere, si dice fosse amante di papa Giovanni X.

 

Liutprando da Cremona scrisse: “Mariozza, bella come una dea e focosa come una cagna, viveva nel cubicolo del Papa e non usciva mai dal Laterano”.

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Adriano II

Che dire! I papi hanno sempre qualche storia da raccontare…
Ad esempio papa Adriano II, romano, membro di una nobile famiglia romana, mite di carattere, ha la sua bella storia.
Prima di prendere i voti era stato sposato con una certa Stefania, da cui ebbe una figlia.
Al momento della sua elezione papale madre e figlia erano ancora in vita (all’epoca anche a un uomo sposato poteva prendere gli ordini religiosi purché successivamente conducesse una vita casta; che bella invenzione, non vi pare? Le trovano tutte loro…)
Eleuterio, nipote del vescovo di Orte Arsenio, si innammoro follemente della ragazza e la fece rapire insieme alla madre, nell’868.
Adriano chiese aiuto all’imperatore, scongiurandolo di far intervenire i suoi legati per riportare alla ragione Eleuterio che, vedendosi perduto, uccise la giovane amata e la madre di lei.
Eleuterio dopo la cattura fu decapitato.

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Nepotismo…e un’altra storia

E’ storia, i papi introdussero all’interno della Chiesa una tendenza sostanziale: favorire i propri familiari, soprattutto i loro figli illegittimi, a ricoprire incarichi importanti, anche se non ne avevano le capacità o la qualifica.
Ma chi fu il primo ad introdurre questa pratica?
Fu papa Adriano I (772/795) che, dall’inizio del suo pontificato, assegnò posti di prestigio e responsabilità a membri della propria famiglia.
Un papa indirizzato politicamente a passare tra eventi che segnarono la storia, si barcamenò tra Longobardi, Carlo Magno, ducati, imperi, regine…
Ma Adriano restituì a Roma anche la grandezza monumentale del vecchio impero: ristrutturò gli argini del Tevere danneggiati nel 791 da un’inondazione, restaurò gli antichi acquedotti per migliorare la diffusione delle acque, fortificò le mura; restaurò sia esterni che interni della basilica di San Pietro e il campanile arricchendoli di statue, mosaici, materiali pregiati; e ancora, riedificò i portici della basilica di San Giovanni in Laterano, lastricò di marmo l’atrio di quella di San Paolo, rinnovò a tre navate la chiesa di San Giovanni a Porta Latina e fece riedificare la basilica di S. Maria Graeca (dalla comunità greca formatasi sulla sponda del Tevere dopo essere fuggita dalle persecuzione degli iconoclasti d’Oriente), oggi chiamata Santa Maria in Cosmedin, dotandola di tre navate, un atrio e interni magnificamente restaurati. Socialmente si adoperò per organizzare efficacemente le proprietà terriere della campagna romana incrementando le domus cultae (già volute da papa Zaccaria), utili sia per lo sviluppo intenso del’agricoltura e dell’allevamento di bestiame che per il ripopolamento dell’agro romano, la più celebre fu quella di Capracorum, nella zona di Veio, che sorse su un terreno di proprietà della sua famiglia, i proventi e prodotti erano destinati ai poveri.
Adriano I fu una personalità multiforme, e come molti papi esercitò un vero e proprio senso del potere, gestito con diplomatica prudenza e flessibilità se si pensa al periodo estremamente difficile storicamente.

 

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San Gregorio I Magno

gregorio-1  Papa Gregorio I (Gregorio Magno, il Grande) nasce a Roma nel 540 circa e vi muore nel 604, è stato il 64º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, dal 3 settembre 590 fino alla sua morte.
Il suo pontificato attraversò uno dei periodi più bui della storia. Figlio di santa Silvia, nobile donna romana, che rimasta vedova si ritirò in una casa sull’Aventino chiamata Cella Nova seguendo la regola benedettina e dedicando il resto della sua vita alla preghiera, alla meditazione e all’aiuto dei malati e dei più bisognosi.
Fu un incrollabile sostenitore del Cristianesimo.
Uomo minuto e sempre malato, è conosciuto anche per gli innumerevoli miracoli che sembra abbiano attraversato la sua vita.
Ne racconto alcune.
Nel 590 muore papa Pelagio II, vittima della peste; Gregorio fu chiamato a sostituirlo sostenuto dai credenti, dal clero e del senato di Roma; dopo l’iniziale resistenza fu costretto ad accettare.
Nell’inverno 589-590 la penisola italiana subì le violenze dei Longobardi, nubifragi, inondazioni che causarono vittime e danni; il Tevere straripò inondando gran parte della città e provocando vittime e si manifestò un’epidemia di peste che decimò la popolazione; ancora in estate la situazione non accennava a tornare alla normalità, Gregorio allora esortò i fedeli alla penitenza e, per implorare l’aiuto divino, organizzò una processione che durò tre giorni consecutivi; secondo la leggenda, mentre Gregorio attraversava alla testa della processione il ponte che collegava il Vaticano con il resto della città (oggi Ponte Sant’Angelo), ebbe la visione dell’Arcangelo Michele che, in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua spada; la visione fu interpretata come l’imminente fine dell’epidemia, cosa che avvenne (da allora la Mole Adriana fu chiamata Castel Sant’Angelo).
Altra leggenda: si narra di un uomo metteva in dubbio che Cristo fosse realmente presente sull’altare durante la messa, così Gregorio pregò ardentemente affinchè Cristo comparisse durante la cerimonia, appena il santo finì la preghiera Cristo apparve sull’altare con gli strumenti della passione e l’ostia iniziò a sanguinare, la leggenda è definita come quella della messa di San Gregorio.
E ancora, il segretario di San Gregorio, Giovanni Diacono, raccontava di una colomba appoggiata sopra la spalla del santo e che in realtà si pensa che  fosse lo Spirito Santo che assumeva tali sembianze.
Ancora una leggenda: all’annuncio della sua elezione come pontefice Gregorio si rifugiò in una foresta dove fu miracolosamente ritrovato grazie ad una colomba che volava davanti alla gente per indicare la strada dove cercarlo.
Gregorio tutti i giorni inviava per la città carri di vettovaglie cotte per i deboli e per gli infermi e invitava alla sua tavola dodici pellegrini a cui, prima del pranzo, lavava egli stesso le mani, a questo evento è legata la leggenda che narra che una volta Gregorio vide sedere a mensa un tredicesimo commensale che si rivelò poi essere un angelo del Signore venuto a dire quanto fosse gradita a Dio l’opera di Gregorio.

 

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Ma tante pie leggende non lo hanno salvato dai sonetti romaneschi di Giuseppe Gioachino Belli

Un Papa antico

C’è stato un certo Papa san Grigorio
che ssapeva parlà rrosso e tturchino,
che cconosceva ogni sorte de vino,
e cquant’anime stanno in purgatorio.

Distingueva chi aveva er zostenzorio*,
l’ova cor pelo e ll’ova cor purcino
capiva er tempo, e tte spiegava inzino
l’indovinelli de Monte-scitorio:

Profetizzava er don de le petecchie:
sapeva indovinà le confessione,
e scoprí ll’anni de le donne vecchie.

E sti bbelli segreti in concrusione
je l’annava a ssoffià ttutti a l’orecchie,
azzeccàtesce4 chi?… bbravi! un piccione.

*la plebe dava questo nome all’ostensorio dell’ Eucarestia esposta

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I “brevi”

sisinnio Sisinnio
Sisinnio nasce in Siria nel 650.
Era afflitto dalla gotta e non era nemmeno in grado di cibarsi da solo, doveva essere imboccato.
Fu eletto papa (87º papa) il 15 gennaio 708 ma venne consacrato solo tre mesi dopo. Il suo pontificato duro solo ventuno giorni.
Aveva un carattere forte e aveva voglia di fare il bene di tutta Roma. Nelle settimane del suo pontificato, memore degli avvenimenti accaduti durante il papato di Giovanni VI, fece preparare le fornaci e i materiali per il ripristino delle mura di Roma diroccate, poiché le autorità civili non accennavano a volersene interessare, ma non riuscì neanche a vedere cominciata l’opera di restauro.
Morì il 4 febbraio 708 e fu sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano.

 

bonifacio VI Bonifacio VI
Nacque a Roma ma se ne ignora la data esatta, era figlio di un vescovo di nome Adriano.
In età molto avanzata, circa settanta anni, fu degradato e scomunicato due volte da Papa Giovanni VIII, forse per una condotta morale dissoluta, o per ragioni politiche: con il primo provvedimento fu degradato da suddiacono a laico e scomunicato; con il secondo il pontefice, dopo avergli tolto la scomunica e riabilitato come suddiacono ed elevato al sacerdozio, lo scomunicò di nuovo e lo depose dal sacerdozio. Fu reintegrato forse da Adriano III o Stefano V o Papa Formoso.
Fu eletto papa nell’aprile 896 (112º papa) nonostante il poco edificante passato e senza tener conto di alcuna delle prescrizioni canoniche sull’elezione papale, infatti fu eletto in seguito ad un tumulto dovuto alla reazione per lo strapotere che Arnolfo di Carinzia, l’imperatore riconosciuto da Formoso, che esercitava sulla città attraverso il suo vicario Faroldo, all’epoca Roma era lacerata tra il partito filo-germanico e quello spoletino.
Morì a Roma dopo solo quindici giorni di pontificato, nell’aprile 896, fu il secondo pontificato più breve della storia, a causa della gotta: l`artrite estremamente dolorosa che compare a livello dell`articolazione dell`alluce.
teodoro II giusto Teodoro II
Teodoro nasce a Roma, probabilmente originario della Grecia, la data è sconosciuta, è fratello del vescovo Teodosio.
Di lui si sa poco se non che fu certamente un sostenitore di Formoso, in quanto reinstaurò gli ecclesiastici che erano stati allontanati dal ministero da Stefano VI e che fece reinumare nella Basilica di San Pietro il corpo di Formoso, che era stato gettato nel Tevere a seguito del “sinodo del cadavere” e recuperato nei pressi di Ostia (si dice in modo miracoloso) da un monaco.
Fu eletto papa (115º papa) nel dicembre 897. Il suo pontificato durò solo venti giorni, Teodoro, morì tra la fine di dicembre e i primi del gennaio dell’898; è sepolto in S.Pietro.

 

Silvestro3 Silvestro III
Giovanni de’ Crescenzi Ottaviani nasce a Roma nel 1000 circa.
Dopo che Benedetto IX venne cacciato da Roma nel settembre 1044, Giovanni, vescovo di Sabina, venne eletto papa (146º papa) il 13 gennaio 1045, contro la sua volontà con l’appoggio dei congiunti della famiglia Crescenzi Ottaviani con a capo il conte Gerardo di Galerio, fu consacrato il 20 gennaio.
I Romani stessi lo dichiararono, quasi all’unanimità, loro nuovo pontefice.
Silvestro venne accusato, probabilmente falsamente, di aver corrotto per ottenere l’elezione, più probabilmente era stato Gerardo a farlo; i Crescenzi volevano riprendere quel potere perso nel 1012 quando fu eletto Benedetto VIII dei Conti di Tuscolo a discapito del loro candidato, l’Antipapa Gregorio VI.
Benedetto IX comminò la scomunica del nuovo papa il 10 febbraio e, nel giro di un mese, ritornò a Roma ed espulse il rivale, che fece ritorno in Sabina per riprendersi l’incarico di vescovo di tale diocesi. Il giorno dopo, Benedetto lo dichiarò deposto e riprese il suo posto. Benedetto IX era stato deposto il 13 gennaio dal popolo di Roma istigato dai suoi capi, ma non da un concilio di vescovi, né dai cardinali o da un’autorità politica superiore quale il Sacro romano imperatore: dunque quella deposizione era illegittima e, di fatto, nulla, Silvestro III poteva essere solo un intruso e Benedetto IX ancora il papa legittimo. In seguito Benedetto IX volle ritirarsi dal pontificato ma, piuttosto che legittimare Silvestro come suo successore, vendette la carica al padrino Giovanni de Graziani, che divenne Papa Gregorio VI, aalvo poi pentirsene e rivolere la carica indietro, mentre Silvestro, disprezzato sia da Benedetto sia da Gregorio, languiva in un limbo politico, sostenuto da pochi fedeli. Quasi due anni dopo, nel dicembre 1046, il Concilio di Sutri privò Silvestro III del suo vescovato e del sacerdozio e gli ordinò di rinchiudersi in un monastero, mentre Benedetto IX fu dichiarato già decaduto (e in più scomunicato poiché non si era presentato al giudizio) e Gregorio VI fu invitato ad abdicare. Questa sentenza venne poi sospesa, in quanto il Crescenzi-Ottaviani, non più Silvestro III, continuò nelle sue funzioni e venne riconosciuto vescovo di Sabina fino alla morte.
Dopo la sua deposizione ben nove pontefici gli succedettero mentre era in vita (Gregorio VI, Clemente II, Damaso II, Leone IX, Vittore II, Stefano IX, Benedetto X, Niccolò II, Alessandro II) ma mai, alla morte o deposizione di nessuno di loro, alcuno pensò di reintegrarlo nella sua carica, lasciandolo sempre in pace nella sua Sabina, sapendo che egli non ambiva a tornare sul Soglio Pontificio, non fu mai mandato in esilio o rinchiuso, fu semplicemente ignorato.
Sebbene il diritto di Silvestro III ad essere considerato un papa autentico fosse, in passato, aperto ad alcune discussioni (taluni lo consideravano antipapa, come è stato stabilito dal Concilio di Sutri e come è stato ritenuto per secoli), egli è comunque ora elencato ufficialmente come papa legittimo nell’Annuario Pontificio dal 20 gennaio al 10 marzo 1045; realmente il pontificato fu di soli ventidue giorni.
Della sua vita non si seppe più nulla, morì propabilmente nel 1062 circa.

 

Celestine-IV Celestino IV
Goffredo Castiglioni (o Castiglione) nasce a Milano da nobili milanesi, se ne ignora la data, nipote di Papa Urbano III.
Prese i voti e inizialmente vestì l’abito monacale nell’Abbazia di Altacomba, nella Savoia, dove scrisse una storia del Regno di Scozia. Nel 1228 introdusse l’Inquisizione a Milano. Nel 1239 fu nominato Vescovo cardinale di Sabina.
Alla morte di Papa Gregorio IX il collegio dei cardinali, diviso fra favorevoli e ostili all’Imperatore, stentava a trovare la maggioranza dei due terzi prevista dal Terzo Concilio Lateranense per decretare il nuovo pontefice: parte del Sacro Collegio intendeva eleggere il cardinale Romano Bonaventura, acerrimo nemico di Federico II che in quel periodo teneva prigionieri due cardinali; dopo quasi un mese di attese, il Senatore di Roma Matteo Rosso Orsini, autoritario e decisionista governatore della città, rinchiuse i dieci cardinali nel Settizonio sul colle Palatino, un rudere di un edificio spettacolare voluto dall’Imperatore Romano Settimio Severo. In pieno periodo estivo il clima torrido determinò la precarietà delle condizioni igieniche, inusuale per dei nobili e anziani cardinali: l’inglese Roberto di Somercotes, già gravemente malato, morì durante il conclave stesso. Non riuscendo una parte a prevalere sull’altra, l’accordo fu raggiunto su un candidato neutro, appunto il Castiglioni, uomo malato e quindi considerato di transizione, fu eletto all’unanimità il 25 ottobre 1241 (179º papa).
I cardinali elettori, esausti per il durissimo conclave, non attesero neanche la consacrazione e si allontanarono da Roma (temendo anche ciò che poi effettivamente accadde).
Celestino già seriamente malato celebrò l’insediamento a San Giovanni in Laterano il 28 ottobre.
Aggravatosi, anche a causa del duro regime imposto dal Senatore di Roma ai cardinali riuniti morì il 10 novembre successivo, dopo 17 giorni dalla nomina e 13 dalla consacrazione, il terzo pontificato più breve.
Tra gli studiosi si pensa che Celestino sia morto senza essere effettivamente consacrato, in quanto morì senza emblema e senza sigilli; secondo i Gesta Treverorum, morì avvelenato, questo spiegherebbe anche perchè i cardinali lasciarono la Santa Chiesa per molti giorni priva di un capo e come deserta: temevano una fine simile.
Anche se non fu consacrato l’annuario pontificio lo considera ugualmente nel numero dei papi.

 

urbano VII Urbano VII
Giovanni Battista Castagna nasce a Roma nell’agosto 1521 da genitori nobili.
Intraprende gli studi ecclesiastici e studia diritto civile e canonico all’Università di Perugia e di Padova
Nella Curia romana fu avvocato concistoriale e referendario dei tribunali della Segnatura Apostolica.
Dopo essere stato nominato prelato domestico, nel 1553 a Roma riceve gli ordini minori e maggiori dal vescovo di Saluzzo e vicario di Roma; il 4 aprile 1553 viene consacrato. Diversi incarichi diplomatici lo portano alla corte dei principali regni d’Europa, diviene Nunzio in Spagna fino al 1572, dove celebra il battesimo della prima figlia femmina di re Filippo II, l’infanta di Spagna Isabella Clara Eugenia.
Nel concistoro del 1583 venne nominato cardinale presbitero. Nel 1585 prese parte al conclave che elesse papa Sisto V; nel 1586 viene nominato inquisitore generale del Sant’Uffizio.
Fu eletto papa nel settembre del 1590 (228º papa).
Era di spirito molto caritatevole, appena eletto fece distribuire gran parte del suo patrimonio ai poveri della città; fece capire al parentado che non era più tempo di vita gaia, dicendo che, a parte il governo della Chiesa, il suo scopo principale sarebbe stato quello di dare assistenza ai bisognosi.
La malaria lo uccise dopo solo 13 giorni di pontificato, il più breve della storia, a Roma. Destinò l’eredità paterna alla confraternita dell’Annunziata (S. Maria sopra Minerva) perchè tale somma venisse distribuita come dote tra le ragazze da marito indigenti.
Fu sepolto in questa chiesa in un monumento eretto per gratituidine dalla stessa confraternita.

 

luciani Papa Giovanni Paolo I (papa Luciani)
Albino Luciani nasce a Forno di Canale nell’ottobre 1912.
Inizia il suo percorso nel 1959 a Belluno; nel 1969 fu nominato Patriarca di Venezia e gli fu donata la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto dove si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi, posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all’abitato di Vittorio Veneto: avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente. Non fece mancare il suo appoggio e il dialogo diretto con gli operai di Marghera, spesso in agitazione. Anche per questo maturò la consapevolezza del bisogno da parte della Chiesa di adeguarsi ai nuovi tempi e riavvicinarsi alla gente
A malincuore lascia questa città per prendere le redini dei bilanci della chiesa  in grave passivo (erano gli anni in cui lo IOR, la Banca Vaticana, era entrato in crisi), non nascose mai di sopportare a fatica la gestione economica della Chiesa, specie negli anni in cui lo IOR fu diretto dall’arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, sostenendo che la Chiesa avrebbe dovuto avere una condotta economica il più trasparente possibile e coerente agli insegnamenti del Vangelo.
Mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone di poca cultura, per la sua chiarezza nell’esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti. Avvertì in anticipo i nuovi venti della “contestazione”, ribadendo l’importanza dell’Azione Cattolica che cominciava a sentire il peso degli anni. Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa.
La sua indole bonaria non era però piegata alle idee correnti della moda, ad esempio, si batté apertamente contro l’istituzione del divorzio durante il referendum del 1974, opponendosi apertamente come Vescovo ad alcune associazioni cattoliche che si schieravano a favore del divorzio.
Anticipò la messa non in latino e l’ostia sulla mano invece che in bocca per motivi igienici.
Nel 1966, compì una storica visita pastorale nelle missioni africane durante la quale conobbe usi e costumi delle popolazioni locali, celebrò Messa in chiese affollatissime, imparò un po’ di lingua kirundi, sopportò a fatica il clima e le zanzare e subì tutta una serie di imprevisti, tra cui una zecca sotto un’unghia e l’impantanamento della jeep su cui viaggiava: in quell’occasione Luciani non si fece problemi a scendere dal mezzo e spingere la vettura insieme agli altri. Questa serie di incontri ravvicinati con le realtà africane, così come i successivi in Sudamerica, fece aumentare la sua sensibilità riguardo ai problemi delle popolazioni del terzo mondo.
Devoto alla Madonna di Fatima, incontrò Suor Lucia che gli avrebbe rivelato il contenuto del Terzo Segreto (o, più correttamente, la III parte del Segreto o Messaggio) di Fatima e che gli abbia predetto la sua elezione e il breve pontificato,  nel 2006 il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha definito questa storia “tesi vecchia e priva di fondamento”. A tal proposito il fratello Edoardo vide il cardinale Luciani tornare molto scosso dal viaggio a Fatima: era diventato silenzioso e spesso assorto nei pensieri e quando gli chiese cosa avesse, Albino rispose: “Penso sempre a quello che ha detto Suor Lucia”.  Mai aveva pensato alla carriera ecclesiastica, ma fu eletto papa il 26 agosto 1978 (ultimo di nazionalità italiana).
Il suo ministero iniziò il 3 settembre con una messa celebrata nella Piazza antistante la Basilica. Per la prima volta dopo molti secoli il Papa non sarebbe stato incoronato: Luciani fece infatti sostituire la tradizionale cerimonia di incoronazione con una “solenne cerimonia per l’inizio del ministero petrino”, nel corso della quale, in luogo dell’imposizione sul capo della tiara (che con il suo pontificato cadde in disuso), gli fu imposto sulle spalle il pallio. Inizialmente non volle nemmeno usare la sedia gestatoria, salvo poi cedere per ragioni pratiche: essendo alta rispetto al terreno, la sedia gestatoria consentiva ai fedeli di godere di una migliore visibilità del papa.
Fu il primo papa a parlare di sé in termini umani, ammettendo con inusitata umiltà la timidezza del suo carattere, nonché la paura che lo colse quando si rese conto di essere stato eletto papa: “Tempestas magna est super me”. Così come non altri prima, espresse pubblicamente una sensazione d’inadeguatezza al ruolo.
Colto teologo, era considerato per certi versi un conservatore, pubblico difensore dell’Humanae Vitae, che si apprestava a ratificare con una sua enciclica che però mai vide la luce.
Una certa morbidezza nei confronti della questione degli anticoncezionali e della contraccezione, anzi una qualche apertura per l’argomento dopo un convegno delle Nazioni Unite sul tema della sovrappopolazione, furono oggetto di una censura da parte dell’Osservatore Romano, che non pubblicò i commenti papali. Già dai tempi del Concilio Vaticano II (al quale partecipò come membro della commissione allargata sui problemi della famiglia e del controllo delle nascite), infatti, Luciani aveva mostrato idee piuttosto progressiste, parlando di “maternità responsabile” e appoggiando a determinate condizioni l’uso degli anticoncezionali.
Papa Luciani, si spense presumibilmente tra le ore 23:00 del 28 settembre 1978 e le ore 5:00 del 29 settembre, nel suo appartamento privato a causa di un infarto miocardico, secondo un comunicato ufficiale della Santa Sede. Nei giorni successivi alla morte venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l’autopsia sul corpo del papa, richiesta respinta dal collegio cardinalizio in quanto non prevista dal protocollo.
Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978.
Il suo pontificato durò trentatré giorni.
Alcuni mesi dopo iniziarono a circolare alcune ipotesi alternative sulla sua morte: a fare scalpore fu soprattutto la teoria sviluppata dal giornalista investigativo britannico David Yallop sei anni dopo, nel best seller In nome di Dio, in cui l’autore ipotizza un omicidio a sfondo politico ad opera di alcuni cardinali che si opponevano agli interventi di riforma programmati da Papa Luciani (in particolare quella dello I.O.R.) e all’apertura verso la contraccezione. Successivamente hanno alimentato questa tesi le dichiarazioni di un pentito di Cosa Nostra, Vincenzo Calcara, da prendere con cautela per mancanza di riscontri oggettivi; la teoria di Yallop è stata confutata da numerosi autori; per lo storico John Pollard, Yallop non si dimostra molto affidabile e la sua tesi non risulta sostenibile. Al di là delle ipotesi editoriali, Giovanni Paolo I non godeva di buona salute: un embolo durante un viaggio in aereo lo aveva privato della vista in un occhio per qualche tempo e lui stesso, durante l’ultima udienza generale da lui tenuta, confessò, rivolgendosi agli ammalati presenti, di essere stato otto volte in ospedale e di essersi sottoposto a quattro operazioni. Questa parte del discorso non appare nel sito ufficiale del Vaticano. Poco dopo la sua morte da più parti del mondo cattolico sono giunte le richieste per l’apertura del processo di beatificazione. La richiesta è stata formalizzata nel 1990 con la firma di 226 vescovi brasiliani, tra cui quattro cardinali. Il 26 agosto 2002 il vescovo di Belluno-Feltre Vincenzo Savio, al termine della messa celebrata a Canale d’Agordo in ricordo del XXIV anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Albino Luciani, ha annunciato l’avvio della fase preliminare di raccolta dei documenti e delle testimonianze necessarie per avviare il processo di beatificazione. Dal 2003 è aperta la sia canonizzazione.
Il 27 giugno 2008 la Congregazione per le Cause dei Santi ha firmato il decreto di validità sugli atti dell’inchiesta diocesana sulla beatificazione.
Il 30 maggio 2009 si è concluso ad Altamura il processo sulla presunta guarigione miracolosa di Giuseppe Denora, un fedele pugliese della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti; gli atti sono stati trasmessi alla Congregazione per le Cause dei Santi in attesa che la consulta medica e la consulta teologica si esprimano in merito.
Il 25 marzo 2010 la Congregazione per le Cause dei Santi ha sancito la validità del processo diocesano sulla guarigione di Giuseppe Denora. Il miracolo dovrà essere investigato nel merito attraverso un supplemento d’indagine condotto dalla consulta medica di laici.
Nell’aprile 2015 la diocesi di Vittorio Veneto comunica che il miracolo non è stato riconosciuto tale dalla commissione di esperti incaricati; tuttavia il processo di beatificazione di Albino Luciani risulta bloccato in attesa di un nuovo miracolo.  Viene ricordato come il “Papa del Sorriso” e “Sorriso di Dio”.
Il Time e altri settimanali anglosassoni lo chiamarono The September Pope, “Il Papa di Settembre”.

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