TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

L’unione fa la forza, ma la caparbietà anche (curiosità romane)

Tra Piazza del Gesù e Via del Plebiscito (Rione Pigna) potete ammirare Palazzo Altieri.
Questa imponente dimora fu voluta dalla famiglia Altieri, o meglio dal cardinale Giovan Battista Altieri, i lavori iniziarono nel 1650, ad opera dell’architetto Giovanni Antonio De Rossi.
Altieri comprò tutti gli immobili che erano ostacolo alla costruzione e li fecero demolire.
Tutte…tranne una.
Una vecchia signora, vedova di un calzolaio, si oppose; non si lasciò lusingare dalle generose offerte del cardinale Altieri, ne dalle minacce. Lei era nata lì e lì voleva morire.
Il cardinale allora decise di rivolgersi al Papa, che era Clemente X (anche lui appartenente alla famiglia Altieri) e che ordinò di rispettare la volontà della donna.
La casa venne allora inglobata nel palazzo, lasciando una porticina autonoma, che non esiste più, e due finestrelle. Queste sono a tutt’oggi visibili.


Se passate da quelle parti date un’occhiata, impossibile non riconoscerle, sono sopra due finestre e si vede palesemente che non fanno parte dell’architettura del palazzo.

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Er papa tosto, un po’ Rugantino, un po’ matto (avviso: post lunghetto)

Questo titolo deriva da un sonetto del Belli che include anche un accenno ad una leggenda sul papa di cui vi parlerò: Sisto V.
La leggenda narra che: il papa venne a sapere che c’era un crocifisso che sanguinava, recatosi sul posto, prese una scure e spaccò il crocifisso, dicendo: “Come Cristo ti adoro, come legno ti spacco”, sembra che si trovassero all’interno spugne intrise di sangue.

Papa Sisto
«Fra ttutti quelli c’hanno avuto er posto
De vicarj de Dio, nun z’è mai visto
Un papa rugantino, un papa tosto,
Un papa matto uguale a Ppapa Sisto.
E nun zolo è da dì che dassi er pisto
A chiunqu’omo che j’annava accosto,
Ma nu la perdunò neppur’a Cristo,
E nemmanco lo roppe d’anniscosto.
Aringrazziam’Iddio c’adesso er guasto
Nun po’ ssuccede ppiù che vienghi un fusto
D’arimette la Chiesa in quel’incrasto.
Perché nun ce po’ èsse tanto presto
Un altro papa che je piji er gusto
De mèttese pe nome Sisto Sesto.»

Fu inquisitore a Venezia, terribilmente severo fu nominato Consultore Teologo dell’Inquisizione romana.
La leggenda narra che si presentò in conclave curvo e sostenuto dalle stampelle, voleva far credere che essendo debole poteva essere malleabile e che il suo pontificato sarebbe stato breve. Così non fu.
Proclamò subito un solenne Giubileo, provvide a sistemare i suoi familiari, estese la costruzione della sua villa.
Organizzò un regime severo, se c’era un sospetto, gli sbirri entravano nelle case dei potenti che finivano sulla forca, quelli che si costituivano non erano graziati, ma uccisi lo stesso, la frase che diceva in questo caso Sisto V era: ”Se non si fossero presentati alla giustizia, li avrei presi.”; ripristinò un editto che infliggeva la pena di morte a chi portava determinate armi; ristabilì l’ordine all’interno dello Stato rivalutando i processi fatti da Gregorio XIII in materia di titoli feudali, in quanto la privazione di feudi aveva ridotto molti nobili in miseria o li aveva spinti verso il banditismo; fu emanata una costituzione contro la nobiltà e le comunità protettrici dei fuorilegge che vietava ai baroni ed alle comunità pontificie di accogliere i banditi, erano obbligati a perseguirli, nei primi mesi di lotta erano state esposte più teste di banditi a ponte S.Angelo che meloni al mercato.
Pasquino, non si smentì. Si racconta che un tale di nome Attilio Blaschi, aveva barbaramente ucciso a Bologna un cugino con la moglie e due figlioletti, la fece franca per 36 anni trasferendosi a Firenze, ma Sisto V colse l’occasione di un favore chiestogli dal Granduca di Toscana e si fece consegnare l’omicida, al quale fu tagliata la testa in piazza di Ponte S.Angelo; le due statue di S.Pietro e di S.Paolo, poste all’ingresso del ponte S.Angelo, furono, la prima vestita con cappotto e stivaloni, la seconda con un cartello che così diceva:
– “Pietro, dove vai?”
– “Vado via da Roma. Ho paura che Sisto, il quale va rimescolando processi tanto antichi, voglia far vendetta dell’orecchio che 1580 anni fa tagliai a Malco, nell’orto di Getsemani”.
E Paolo:
– “Allora farò bene anch’io a cavarmela, perché non vorrei m’imputassero le mie persecuzioni contro i cristiani”.
Il papa deliberò che i “magnaccia” , le madri che facevano prostituire le figlie, i rei di adulterio, di incesto, di aborto, nonché della diffusione di calunnie, che colpì in modo particolare gli scrittori di avvisi, dovevano essere condannati a morte; le prostitute venero relegate in un luogo chiamato l’Ortaccio, fu proibito loro l’accesso alle strade principali della città, le uscite in carrozza e le uscite di casa dopo il tramonto; affermò che l’aborto è un crimine paragonabile all’omicidio; emanò una bolla contro l’astrologia e la superstizione; emanò provvedimenti contro alcuni giochi, la bestemmia, l’immoralità, le scommesse e le trasgressioni del riposo festivo.
Nell’ambito ecclesiastico, impose ai cardinali un giuramento in cui si impegnavano a dare la vita per difendere la religione cattolica; non potevano essere cardinali se avevano figli, chi era nato da una relazione extra-coniugale non poteva accedere alla porpora cardinalizia; per essere cardinale si doveva avere 22 anni compiuti e aver ricevuto gli Ordini sacri; riorganizzò il coro di San Pietro ammettendo nella cappella papale anche i cantori castrati.
Per incrementare l’agricoltura fece prosciugare temporaneamente le paludi pontine, ma emise nuove tasse e nuove gabelle, su grano, olio, vino, carne, ortaggi, pesce, tanto che Giovagnoli disse:”…per ammassare ricchezze per i suoi e per la Chiesa…lascia un tesoro…sulla fame, sula miseria, sulla desolazione del popolo.”
E Marforio e Pasquino non si lasciano scappare l’occasione:
Marforio: – Come si potrà vivere, Pasquino, con le vettoviglie tanto rincarate per le gabelle imposte da Sisto? –
Pasquino: – E chi ti ha detto che si debba vivere sotto Sisto? Un po’ per volta non si deve morire tutti impiccati? “ –
Sisto V rese possibile l’incremento delle arti e delle scienze, diede impulso allo sviluppo edilizio di Roma e provincia; realizzò ingenti capitali con la vendita di Uffici, la fondazione di nuovi Monti dei Pegni e l’imposizione di nuove tasse, a questo proposito, non fidandosi dei funzionari locali, reclutò come esattori delle tasse suoi fidati compaesani marchigiani, da qui il detto, (ancora usato dai romani), “Mejo ‘n morto drento casa, cche ‘n marchisciano fori ‘a porta”.
Emanò il “Bando per li Palii”, che regolamentava le celebrazioni del Carnevale romano, nell’intento di prevenire atti di violenza. Come alternativa al tradizionale Carnevale, con la bolla “Egregia populi Romani pietas” del 13 febbraio 1586, propose il pellegrinaggio alle Sette Chiese, che tradizionalmente si svolgeva il giovedì grasso, regolamentandone lo svolgimento e le tappe: a tal proposito, sostituì la chiesa di S. Sebastiano, troppo decentrata ed esposta agli attacchi dei briganti, con S. Maria del Popolo.
Prese provvedimenti nei confronti degli ebrei: con la bolla “Christiana pietas” del 22 ottobre 1586 abolì le disposizioni emanate da Pio V nel 1569 e consentì agli ebrei di stabilirsi in tutte le città dello Stato pontificio, permettendo loro di intraprendere nuovamente ogni genere di commercio, anche con i cristiani; ebbero il permesso di riaprire le sinagoghe e di avere cimiteri propri; non furono più obbligati a portare segni distintivi, non potevano essere resi schiavi né battezzati a forza; a tutti i maschi ebrei fu imposta la “cazaga”, una tassa che dava diritto di residenza; con l’allargamento del Ghetto, durante il pontificato di Sisto V si arrivò a contare 200 famiglie, la crescita della popolazione produsse l’elevazione di molti edifici esistenti e l’aumento degli affitti, di cui beneficiò, tra gli altri, la sorella del papa, Camilla Peretti, proprietaria di immobili situati nel Ghetto.
Sisto V, appena eletto, riprese il progetto di papa Pio IV, che vista la scarsità d’acqua che poteva pregiudicare l’espansione cittadina, commissionò un acquedotto a Matteo Bertolini di Città di Castello, e ordinò l’inizio immediato dei lavori, il progetto prevedeva il riutilizzo dell’acquedotto Alessandrino e quindi Sisto V comprò dai Colonna la sorgente presso Pantano Borghese, ad una ventina di chilometri da Roma, dove l’acquedotto iniziava, ed affidò la supervisione dei lavori ad una Congregazione presieduta dal cardinale Alessandro de’ Medici, visti gli errori di progettazione di Bertolini, il papa lo licenziò e affidò la direzione dell’opera a Domenico Fontana e suo fratello Giovanni, l’acquedotto fu chiamato Acqua Felice dal nome di battesimo del papa, il punto d’arrivo era presso la via Pia, dove l’acqua veniva poi distribuita alla città, Domenico Fontana costruì una grandiosa mostra nota come fontana del Mosè.
Sisto V concepì per Roma un programma di sviluppo urbano che mutò radicalmente la città, questo doveva rendere più facile l’accesso dei pellegrini alle Sette Chiese, voleva organizzare pellegrinaggi a Roma da tutte le parti del mondo, tutto era incentrato attorno alla basilica di S. Maria Maggiore: fece costruire diversi rettifili e strade; connessa con il progetto di tracciare strade rettilinee fu l’idea di erigere obelischi sormontati da croci in punti significativi della città, il primo ad essere ricollocato fu l’obelisco egiziano che, sotto la supervisione di Domenico Fontana, nel 1586 fu innalzato al centro di piazza S. Pietro e consacrato il 14, festa dell’esaltazione della Croce, negli anni successivi furono innalzati altri obelischi, sempre scegliendo date significative per la loro inaugurazione: il 15 agosto 1587, per la festa dell’Assunzione, l’obelisco dinanzi a S. Maria Maggiore, il 10 agosto 1588, festa di S .Lorenzo, quello presso S. Giovanni in Laterano, il 24 marzo 1589, vigilia dell’Annunciazione, quello al centro di piazza del Popolo.
Sisto V concepì il progetto di ricostruire il Palazzo del Laterano, il complesso fu demolito ed al suo posto Domenico Fontana costruì il maestoso Palazzo Lateranense, terminato nell’estate 1589, la scala principale del “Patriarchium“, conosciuta dalla tradizione come Scala Santa, fu collocata in un edificio apposito, mentre sul lato settentrionale della basilica, sopra l’ingresso laterale, fu costruita la Loggia delle Benedizioni.
Sotto la direzione di Giacomo della Porta, proseguivano i lavori della basilica di S. Pietro: questi portò a termine la costruzione dell’abside secondo il disegno di Michelangelo e nel dicembre 1588 iniziò la costruzione della cupola, la cui ultima pietra fu collocata il 14 maggio 1590; al costo di 1500 scudi a settimana, 800 operai, lavorando giorno e notte, completarono l’opera: il 21 maggio 1590 un Bando pontificio annunciò che: “A sua perpetua gloria et a vergogna de’ suoi predecessori, il nostro Santo Papa Sisto V ha terminato il voltamento della cupola di S. Pietro”. Altre chiese durante il pontificato di Sisto V furono oggetto di trasformazioni più o meno profonde.
Il rinnovamento urbano ed architettonico di Roma avvenne anche a spese delle antichità romane, aveva addirittura in mente di distruggere la tomba di Cecilia Metella e trasformare il Colosseo in officine e abitazioni.
Sisto V morì all’età di 68 anni stroncato dalla malaria, che non volle curare neanche con i consigli dei medici. Era il 27 agosto 1590, su Roma imperversava un violento temporale, la gente disse che il papa aveva stretto un patto con il diavolo, era salito così in alto e, una volta finito il tempo concordato, il maligno veniva a prendersi l’anima nel bel mezzo dell’uragano. La folla si riversò nelle strade ed espresse il suo malcontento nei confronti del passato governo cercando di abbattere la statua del papa eretta dal Senato nel palazzo dei Conservatori.
Sisto V è sepolto nel sepolcro che si era fatto preparare nella basilica di S. Maria Maggiore, il cuore venne deposto nella chiesa dei Ss. Vincenzo ed Anastasio, situata a poca distanza dal palazzo del Quirinale,

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” Habemus Papam negativum”…

…così definì Pasquino papa Gregorio XIII (1572/1585).
Avendo studiato giurisprudenza si stabilì a Roma esercitando attività nell’amministrazione della giustizia come giudice del tribunale civile.
Sostenuto del cardinale Pier Paolo Parisio fu eletto vescovo da Paolo IV e poi cardinale da Pio V.
Da laico ebbe un figlio, Giacomo, che legittimò prima di vestire l’abito talare.
Dai romani era definito papa-tentenna perchè emanava leggi severe ma non le faceva applicare, non sapeva imporsi. I romani respirarono libertà nel periodo del suo pontificato, visto che Gregorio disapprovava il rigorismo del predecessore, Montaigne disse “…vita e beni non furono forse mai tanto malsicuri come al tempo di Gregorio XIII.”
Roma cadde in balia di banditi e di nobili che che si difendevano armi in pugno, vigeva la corruzione totale.
Le “cortigiane” vennero chiamate puttane e battevano il marciapiede, dilagava la pederastia, addirittura nella chiesa di S. Giovanni a porta Latina gli omosessuali si sposavano durante la messa, si comunicavano e abitavano insieme.
Gregorio voleva governare con mitezza, senza la milizia, fece costruire collegi per stranieri: Germanico, Greco, Inglese, accolse con fasti gli ambasciatori giapponesi, voleva una città cosmopolita facendo uscire lo Stato della Chiesa dalla apostolica romanità; ma la città era un fermento di rabbia, odio, brigantaggio e partiti armati.
Gregorio XIII fu tradito dalla sua stessa idea, fu abbandonato anche dal figlio che aveva proclamato governatore di castel Sant’Angelo e gonfaloniere della chiesa combinandogli anche il prestigioso matrimonio con la nipote del cardinale Sforza.
Ma soprattutto l’aspetto negativo del suo papato fu legato alla terribile notte di San Bartolomeo (23/24 agosto 1572) a Parigi (attribuita poi a Caterina de’ Medici); storicamente alla chiesa Chiesa cattolica viene attribuita l’istigazione o almeno la complicità dell’accaduto, si dice che papa Gregorio XIII benedisse gli autori materiali della strage, fece cantare un Te Deum e coniare addirittura una medaglia commemorativa, festeggiò con luminarie e incaricò il Vasari di affrescare la Sala Regia del Vaticano con la Notte di San Bartolomeo.


Gregorio assolse sia spiritualmente che corporalmente il prete Guercino che aveva commesso ben quarantaquattro omicidi, non per motivi religiosi ma per rapina.
A Gregorio XIII si deve il Calendari gregoriano, ancora valido.

 

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Maschere ecclesiastiche…

Paolo IV divenne papa nel 1555.
Di famiglia nobile napoletana fece carriera nella Chiesa rapidamente grazie alle sue qualità ma anche per l’autorità della sua famiglia.
Ristabilì il lusso degli anni addietro: lo sfarzo dell’oro e dell’argento tornarono sulla tavlla pontificia, anche se Paolo IV digiunava spesso in segno di misticismo.
Amava la formalità e per rispetto re e imperatori dovevano prendere posto ai suoi piedi e ascoltare le sue sentenze in assoluto silenzio; dovevano accettare ogni sua sentenza perchè lui non sbagliava mai, era superbo.
I suoi parenti erano i suoi stretti consiglieri, il suo fu un nepotismo senza scrupoli (ad esempio cedette possedimenti ecclesiastici a nome loro), tanto che si fece raggirare dal nipote Carlo Carafa, spregiudicato condottiero, che nominò segretario di Stato. Ma dopo vicende politiche e immorali sbagliate da parte dei nipoti li condannò pubblicamente per simonia affidandoli all’inquisizione, che, con la tortura, furono costretti a dire i nomi di baroni e cardinali corrotti che furono carcerati. Tornò ai propositi che si era imposto alla sua elezione: riformare lo Stato e la Chiesa; per mantenere la purezza della fede si appoggiò sempre di più all’Inquisizione ampliandone i poteri, pubblicò il primo Indice dei libri proibiti (elenco delle pubblicazioni ritenute contrarie alla dottrina cattolica), adottò misure dure verso gli ebrei (sia a Roma che in altre città dello Stato pontificio), che furono rinchiusi nei ghetti e come segno distintivo dovevano indossare un cappello giallo.
Gli ultimi mesi di vita Paolo IV li passò come espiazione, si trascinava da un altare all’altro di San Pietro pregando, digiunando, rifiutando anche il cibo consigliato dai medici per tenersi in vita.
I romani dicevano che il papa più che mangiare beveva molto vino “possente e gagliardo, nero e tanto spesso che si potria tagliare col coltello”
Le statue parlanti dicevano:
Pasquino: Accidenti, che vino forte che c’è in questa carafa!
Marforio: Ti sbagli, è aceto.
Paolo IV morì il 18 agosto 1559, Roma piombò nel caos, l’odio accumolato verso il papa scatenò furia e distruzione: l’edificio dell’Inquisizione fu dato alle fiamme e furono liberati i prigionieri, la statua di Paolo IV in Campidoglio fu demolita, la testa, trascinata per le strade, finì nel Tevere.

Una Pasquinata recita:
Carafa in odio al diavolo e al cielo è qui sepolto
col putrido cadavere; lo spirto Erebo ha accolto.
Odiò la pace in terra, la prece ci contese,
ruinò la Chiesa e il popolo, uomini e cielo offese;
infido amico, supplice ver l’oste a lui nefasta.
Di più vuoi tu saperne? Fu papa e tanto basta.

Il papa fu sepolto in segreto nei sotteranei del Vaticano per sottrarlo alle ire del popolo, poi, Pio V lo fece seppellire in S. Maria sopra Minerva.

 

 

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La domanda (mi) sorge spontanea (diceva qualcuno)….

Ma perchè i papi che volevano rinnovare la Chiesa in quel che sembrava uno spirito cristiano/evangelico durano poco?
Uno di questi è stato Marcello II, fu eletto nel nell’aprile del 1555 e dopo 22 giorni di pontificato morì a maggio.
Marcello era antinepotista, proibì alla sua famiglia di venire a Roma; voleva tenersi lontano dala politica; voleva cercare di riconciliare spiritualmente alcuni popoli.
Per la sua incoronazione non volle festeggiamenti, anzi devolve il denaro dei festeggiamenti ai poveri, impose una vita morigerata a corte: niente lusso e niente vasellame d’oro o d’argento a tavola; durante la settimana santa si recò a piedi in San Pietro, malgrado il passo malfermo a causa di una ulcera maligna alla gamba, da cui sperava guarire ma così non fu e che sembra fu la causa della morte (qualcuno parla di colpo apoplettico).
Unico lusso a lui dedicato è la Messa a sei voci di Giovanni Pierluigi da Palestrina, che fu cantata per la prima volta nel giorno di Pasqua in San Pietro, uno dei capolavori più eccelsi della musica sacra.
Marcello II fu fu sepolto nelle Grotte vaticane in un sarcofago cristiano antico, come avreva desiderato.

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Papi e scimmie

Romano di nascita, Giovanni Maria Ciocchi del Monte (1487/1555) venne eletto papa con il nome di Giulio III nel 1550.
Quando l’8 febbraio si seppe della sua elezione, i romani, contenti di vedere di nuovo un loro concittadino sul trono pontificio iniziarono a far festa. Scrive Coleine (membro del senato in epoca pontificia): “..li Romani fecero una caccia in Campidoglio de 6 tori et fecero una bella Commedia et fecero una bella cena alli Parenti del Papa et molti gentiluomini e donne et fo un bello parato: fecero lo gioco del carosello fora 40 o 50 ragazzi e 42 tra trombette et tamburi. Il palio fu turchino e oro.” Il papa presenziò con piacere ai festeggiamenti anche se non avevano nulla di religioso.
Giulio III, in barba alla concezione di vita ecclesiastica e dignità pontificia, si dedicò a splenditi banchetti, dalla loggia della basilica di S.Pietro assistette alla caccia di tori organizzate nella piazza, presenziò a rappresentazioni teatrali in Vaticano, si fece costruire una splendita villa, fuori porta del Popolo, chiamata poi Villa Giulia, dove organizzava grandi celebrazioni e sontuosi ricevimenti; fu nepotista, i suoi parenti trovarono tutti notevoli fonti di reddito negli uffici; concesse alla sorella Giacoma, moglie del perugino Francia della Corgna, il feudo di Castiglione del Lago e del Chiugi, convertito nel 1563 in marchesato per i nipoti Ascanio della Corgna e il cardinale Fulvio; il fratello maggiore Baldovino fu nominato governatore di Spoleto e ottenne la contea di San Savino; il figlio di Baldovino, Giovanni Battista, fu nominato gonfaloniere della Chiesa, quando questi morì in guerra nel 1552 la linea maschile della famiglia risultò estinta, allora Giulio III impose al fratello di adottare Fabiano, un quindicenne depravato, custode delle scimmie, a cui venne dato il nome di Innocenzo del Monte; l’ipotesi è che potesse essere figlio del papa, lo elevò a cardinale e gli affidò la Segretreia di Stato anche se solo nominalmente perchè incapace di curarne gli affari. Girolamo Muzio scrive nel 1550 in una lettera a Ferrante I Gonzaga: “Hor di questo nuovo papa universalmente se ne dice molto male; che egli è vitioso, superbo, rotto (omosessuale) et di sua testa”, questo perchè sembra che in realtà Innocenzo del Monte fosse il suo amante, lo aveva conosciuto ancora tredicenne perchè figlio d’un suo servo, se ne innamorò perdutamente e barattò la connivenza del padre con consistenti favori, cioè il porporato, a Roma ironicamente si diceva che questo era stato possibile perchè la scimmia addomesticata del papa prediligeva le cure del ragazzo.
E qui scattò la Pasquinata:
“Ama Del Monte con ugual ardore
la scimmia e il servitore.
Egli al vago femmineo garzoncello
ha mandato il cappello: (nominato cardinale)
perché la scimmia, a trattamento uguale,
non fa pur cardinale?”
Gli storici cattolici invece negano tutto.
Innocenzo del Monte dopo la morte del suo protettore fu rinchiuso in Castel S.Angelo per aver ucciso due persone e perchè coinvolto in una catena di stupri (eterosessuali), una volta scarcerato gli fu tolta ogni rendita e fu confinato a Tivoli, gli fu tolta anche la dignità cardinalizia, morì all’età di 46 anni e fu indeganmente sepolto in San Pietro in Montorio.
Giulio III, pur soffrendo di gotta, amava i piaceri della vita, forse pensava di vivere ancora a lungo, ma così non fu e si convinse all’ultimo a ricevere l’estrema unzione.
Fu sepolto in un semplice sarcofago nelle Grotte vaticane.
Oltre gli scempi morali comunque Giulio III inaugurò, con l’apertura della Porta Santa della basilica di San Pietro, il X Giubileo nel febbraio 1550; regolamentò i matrimoni misti in cui uno dei due coniugi è di fede cattolica; con la bolla Exsposcit debitum confermò le costituzioni della comunità ebraica; proibì il battesimo forzato dei bambini ebrei senza il consenso dei genitori; confermò i privilegi degli ebrei portoghesi; fu patrono di scrittori e artisti; potenziò l’Università La Sapienza di Roma; fondò l’università della cittadina tedesca di Dillingen.

 

 

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25 dicembre, una data “imperiale”

L’imperatore Aureliano, riunificato l’Impero Romano dopo la vittoria sul Regno di Palmira (272), anche grazie al sostegno dei sacerdoti di Emesa cultori del Dio “Sol Invictus”, decide di trasferire a Roma, in segno di ringraziamento, la classe sacerdotale e il culto del Sole di Emesa ed in onore del Dio Sole Invincibile fece edificare un tempio di Stato a Roma, sulle pendici del Quirinale. Il culto del Sole era presente, in forme diverse, in tutte le regioni dell’impero: come in Egitto, Anatolia e tra le popolazioni celtiche, quelle arabiche, tra i Greci e gli stessi Romani.
La festa del Sol Invictus si affermò come la festa più importante dell’ Impero, la popolazione ne era entusiasta, anche perché si univa ed andava a concludere la festa romana più antica, i Saturnali. Anche i culti cristiani si confondevano con i culti solari.
Aureliano fece diventare Festa ufficiale il Natale del Sole in tutto l’Impero Romano (Dies Natalis Solis Invicti) il 25 dicembre 274 D.C.

   
La festa del Sol Invictus fu trasformata dall’imperatore Costantino (che dall’essere cultore del Dio Sole abbracciò poi la fede cristiana) in Festa Cristiana tra il 330 e il 335, mantenendo, con un decreto, la data del 25 dicembre. Nel 337 Papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cattolica, come riferito da San Crisostomo nel 390: “In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata in Roma”.
Nel calendario della liturgia romana si menziona per la prima volta nel 354 la festa del 25 dicembre cristiano.
Nel 461 questa scelta sarà riconfermata da Papa Leone Magno.
Quindi dobbiamo con molta propabilità la data del 25 dicembre a Costantino, data riportata già nel 354 su un antico documento, il Cronographus, calendario illustrato da un artista romano dove si attesta che la chiesa romana festeggiava il Natale in questa data già nell’anno 336.
Il calendario illustrato è opera di Furio Dionisio Filocalo, commissionato da un aristocratico romano di nome Valentino.

 

 

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Un’altro papa…

…mio marito dice che ho la fissa…forse è vero, ma non sono nata a Roma? Città di papi e guarda caso vivo nella città dei Papi, di cui un giorno o l’altro vi parlerò.

 

Adriano VI
Fu eletto papa nel gennaio del 1522, volle essere un riformatore, severo e intransigente, ma fu ostacolato dai stessi cardinali e poco amato dagli italiani che lo ritenevano, oltre che essere straniero (olandese), indifferente, anzi ostile verso l’arte e la bellezza delle antichità, ad esempio voleva distruggere la volta della Cappella Sistina; ridusse di molto gli stipendi degli artisti e dei musicisti, come Carpentras, compositore e cantore, maestro di cappella, da allora i livelli qualitativi musicali del Vaticano declinarono significativamente. Molti artisti lasciarono Roma durante il suo pontificato. La sua “colpa” era quella di voler riportare la chiesa ad essere un ambiente consono al profilo ecclesiastico, quindi eliminare belle donne, poeti e buffoni, ma sia il popolo che i porporati erano abituati a baldorie e feste….iniziarono così anche le pasquinate, tanto che Adriano VI voleva fare a pezzi il torso della statua parlante…
Era immune dal nepotismo, tanto che quando arrivarono a Roma alcuni suoi parenti che desideravano trovare il benessere e la ricchezza, il papa disse:”…di lavorare nei loro mestieri, perchè egli non era divenuto papa per dare il patrimonio della Chiesa ai suoi”, e agli ecclesiastici che venivano giustamente privati dei loro immensi benefici, diceva:”Il papa deve ornar le chiese con i prelati e non i prelati con le chiese”.
Non ebbe polso per affrontare la rivolta protestante in Germania e altre problematiche politiche.
Adriano VI durante il suo pontificato ha creato un solo cardinale, Willem van Enckenvoirt, vescovo di Tortosa (Spagna), suo grande amico.
Adriano si ammalò improvvisamente e morì a settembre del 1523. Un breve e inefficace pontificato (mi viene da pensare breve come altri pontificati che vertevano ad un rigoroso riformismo…)
Fu seppellito provvisoriamente in San Pietro, tra Pio II e Pio III, e la pasquinata arrivò anche lì, “Qui giace un non pio tra i Pii”, c’è da dire che le pasquinate rivolte a questo papa erano scritte da poeti su commissione di porporati, prelati e nobili esclusi dal potere, voci di curia non di popolo. Alla pasquinata rispose il suo unico difensore, Willem van Enckenvoirt, che nobilmente rispose “Qui giace Adriano VI, che ebbe la maggiore delle sventure, quella di regnare”; lo stesso Enckenvoirt, nel 1533 fece trasferire le spoglie nel mausoleo nella chiesa dei Tedeschi, Santa Maria dell’Anima a Roma, per altro bellissimo.
Adriano scrisse Quaestiones in quartum Sententiarum, un’opera non dottrinale, dove dichiarò che il papa è fallibile, anche in materia di fede; tale opera, che fu ristampata con la sua autorizzazione dopo l’elezione al soglio pontificio, contiene anche l’affermazione che diversi papi abbracciarono e insegnarono dottrine eretiche, un’opera che ha fatto discutere: i cattolici sostengono che si tratta solo di un’opinione personale, non di un’affermazione ex cathedra, e quindi non è in conflitto con il dogma dell’infallibilità papale; altri sostengono che il concetto di ex cathedra si sia affermato solo nel XIX secolo. Gran parte dei documenti ufficiali di Adriano VI scomparvero poco dopo la sua morte (anche qui trovo assonanze con altre sparizioni…).

   

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Un papato movimentato

Giovanni di Lorenzo de’ Medici, secondo figlio di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini venne incoronato papa il 19 marzo 1513 con il nome di Leone X.
Viene ricordato, a parte tutto il suo operato come capo di uno stato, per la bolla Exsurge Domine condannando in 41 proposizioni alcune tesi di Lutero, che la bruciò nella piazza di Wittenberg, e la sua conseguente scomunica, viene ricordato per aver concesso il perdono ai cardinali che avevano aderito al “conciliabolo di Pisa” dove si era tentato di eleggere un antipapa, per il perdono a Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un’insurrezione popolare per instaurare una repubblica a Roma, per il perdono ai congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze; viene ricordato per aver indetto una grande indulgenza in tutta Europa, al fine di raccogliere fondi per la costruzione della basilica Vaticana, chiunque, in stato di grazia, avesse dato un’offerta, e secondo a quanto ammontava, poteva usufruirne, anche per i propri defunti; viene ricordato come uomo che amava l’arte, la cultura….ma anche per i suoi innumerevoli “vizi”, le sue frivolezze, i suoi intrighi.
Viene ricordato per la frase detta, appena eletto, a suo fratello Giuliano, “Godiamoci il papato, perchè Dio ce l’ha dato!”
Amava banchettare su tovaglie raffinate e con preziose stoviglie in oro, mangiare manicaretti particolari e afrodisiaci, gli avanzi facevano godere il popolo, a cui venivano donati. Si intratteneva con cortigiane come Beatrice Ferrarese (presunta Fornarina del quadro di Raffaello) e Lucrezia da Clarice; amava le battute di caccia accompagnato dai cardinali e stuoli di servi; i stravaganti cortei in cui sfilavano pantere e un elefante bianco, principi, poeti, oratori; era nota la sua lussuria e, anche se presunta, omosessualità, Guicciardini scrisse nella Storia d’Italia: “… credettesi per molti, nel primo tempo del pontificato, che è fusse castissimo; ma si scoperse poi dedito eccessivamente, e ogni dì più senza vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare …”; amava le mascherate carnevalesche, i spettacoli di mitologia, le storie romane che faceva rappresentare; si divertiva con i buffoni di corte, come Querno che, vestito da Venere, recitava versi e si ubriacava, o come fra’Mariano Fetti, grande mangiatore e bevitore che spesso recitava: “Viviamo, babbo santo, che ogni cosa è burla!”; la Mandragola di Macchiavelli e la Calandra del cardinal Bibbiena vennero rappresentate in Vaticano con tutto lo scandalo che potevano portarsi dietro.
Anche religiosamente promuoveva grandiose processioni e rappresentazioni della passione che faceva allestire al Colosseo.
Tanta corruzione e lussuria non potevano sfuggire alle “pasquinate” e così le due statue parlanti di Roma si scambiarono queste battute:

Vuoi farti ricco e rendermi tue gentilezze accette?
Dammi pei miei sollazzi fanciulle e verginette.

MARFORIO: Come vanno gli affari?
PASQUINO: Benissimo Marforio:
comandano i giullari!

Leone X morì per un malore a 46 anni, la voce che circolava era che fosse stato avvelenato, fu arrestato il suo coppiere, Bernabò Malaspina, ma poi fu rilasciato; il cerimoniere propose l’autopsia ma non fu fatta.
Allora Pasquino volle dire ancora una volta la sua:

O musici con vostre barzellete
piangete,o sanator di violini,
piangi e piangete, o fiorentin baioni,
battendo piatti,mescole e cassette,

Piangete, buffon magri, anzi civette,
piangete,mimi e miseri istrioni,
piangete,o frati spurcidi ghiottoni,
a cui dir mal la gola ‘l gettar dette.

Piangete el signo vostro, o voi tiranni,
piangi, Fiorenza,et ogni tuo banchiero
con qualcun altro offizial minchione.

Piani, clero di Dio, piangi su Pietro,
piangete o sopradetti, i vostri mali,
poscia ch’è morto el decimo Leone.

Il qual d’ogni buffone
e d’ogni vil persona era ricetto,
tiranno sporco,disonesto,infetto.

Et per chiarir mio detto,
impegnò per seguire un suo pensiero
Fiorenza official, la Chiesa e Piero.

E tengo certo e vero
che se il viver ancor li era concesso,
vendeva Roma, Cristo e poi se stesso;

ma sopra tutto adesso,
piangan leon quei miseri mortali
che l’dinar non li ha fatti cardinali.

La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva

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In nome di Dio. La morte di Papa Luciani – David A. Yallop

…Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che vendevano e compravano, buttò all’aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. E disse loro: «Nella Bibbia Dio dice: La mia casa sarà casa di preghiera. «Voi invece ne avete fatto un covo di briganti ». (Matteo)

 

“…Il nuovo Papa rappresentava chiaramente una minaccia…e non immaginava quanto arduo fosse il compito che gli era stato assegnato…”

 

 

 

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1978 muore improvvisamente papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, dopo solo trentatré giorni dopo la sua elezione, avvenuta anche grazie ai cardinali del terzo mondo. La sua morte ha destato subito molti sospetti. Suicidio? Morte naturale? Omicidio? Congiura?

 

 

Conversazione tra il Papa e il suo Segretario di Stato avvenuta il 19 settembre. Dopo quarantacinque minuti di discussione luciani lo accompagnò alla porta e gli disse: “Eminenza, abbiamo discusso del controllo delle nascite per circa quarantacinque minuti. Se le informazioni statistiche che ho ricevuto sono esatte, allora durante il periodo di tempo in cui abbiamo discusso, più di mille bambini al di sotto dei cinque anni sono morti per malnutrizione. Durante i prossimi quarantacinque minuti, mentre noi aspetteremo di consumare il pasto, un altro migliaio di bambini moriranno di fame. Tra oggi e domani trentamila bambini che in questo momento sono vivi, saranno morti, per malnutrizione. Dio non sempre provvede.”

A noi romani piaceva. Alla Curia un po meno. Si è sempre detto che non fu morte naturale e io ci credo. E poi, chi mi segue forse si è accorto che spesso riporto qualche curiosità sui papi, e alcune sono…diciamo “particolari”. A fronte di ciò figuriamo se credo alla morte naturale.
Qualche giorno fa con Roberta e mia sorella ci è presa la fantasia di ripercorrere la vita di papa Luciani (è così che è spesso nominato) e ho ripreso un libro letto tanti anni fa, ma sempre assolutamente interessante e, per me, pieno di verità. Yallop, giallista, che magari ha anche romanzato alcuni fatti, ma sicuramente ha aperto varchi di verità su questa torbida e orribile storia. Vale la pena leggerlo, illumina le idee, sconcerta, lascia amarezza, ma scuote l’anima. Scritto benissimo. Io ho vissuto quel perioso politico e credo che tutto ciò che è riportato è pura verità.
La corruzione toccava diverse istituzioni: lo IOR (banca vaticana), il Banco Ambrosiano, la Loggia P2, coinvolse figure come Calvi, Marcinkus, l’arcivescovo Cody, Sindona…
Un libro che è una vera e propria inchiesta. La cosa interessante, che tutti ci siamo chiesti, nel libro è ben delineata: perchè non è stata fatta l’autopsia? Anzi, è stata impedita.
Se siete curiosi leggetelo….

 

“…Fu deciso che non ci sarebbe stata autopsia…”

“…Luciani…si autodefiniva – un uomo povero abituato alle piccole cose e al silenzio -, ora si trovava costretto a fronteggiare la grandiosità vaticana e le manovre della Curia…”

“…I sostenitori dell’arcivescovo ribelle Marcel Lefevbre…proclamava…”E’ difficile credere ad una morte naturale pensando a tutte le creature del demonio che allignano nel Vaticano…”

“..In effetti, tutte le prove sono contro una morte naturale di Luciani e suggeriscono fortemente l’assassinio. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi…”

 

 

“…Albino Luciani diede poi una straordinaria dimostrazione del suo sentimento di ripugnanza per una Chiesa ricca e materialistica. Esortò ed autorizzò tutti i parroci e i rettori di santuari a vendere il loro oro, le collane e gli oggetti preziosi. Il ricavato doveva andare al “Don Orione”, il centro per handicappati. Informò i suoi lettori che intendeva endere la croce ornata di gioielli e la catena d’oro che erano appartenuti a Pio XII e che Papa Giovanni gli aveva donato quando era stato ordinato vescovo…”

 

 

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