TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Papi e scimmie

Romano di nascita, Giovanni Maria Ciocchi del Monte (1487/1555) venne eletto papa con il nome di Giulio III nel 1550.
Quando l’8 febbraio si seppe della sua elezione, i romani, contenti di vedere di nuovo un loro concittadino sul trono pontificio iniziarono a far festa. Scrive Coleine (membro del senato in epoca pontificia): “..li Romani fecero una caccia in Campidoglio de 6 tori et fecero una bella Commedia et fecero una bella cena alli Parenti del Papa et molti gentiluomini e donne et fo un bello parato: fecero lo gioco del carosello fora 40 o 50 ragazzi e 42 tra trombette et tamburi. Il palio fu turchino e oro.” Il papa presenziò con piacere ai festeggiamenti anche se non avevano nulla di religioso.
Giulio III, in barba alla concezione di vita ecclesiastica e dignità pontificia, si dedicò a splenditi banchetti, dalla loggia della basilica di S.Pietro assistette alla caccia di tori organizzate nella piazza, presenziò a rappresentazioni teatrali in Vaticano, si fece costruire una splendita villa, fuori porta del Popolo, chiamata poi Villa Giulia, dove organizzava grandi celebrazioni e sontuosi ricevimenti; fu nepotista, i suoi parenti trovarono tutti notevoli fonti di reddito negli uffici; concesse alla sorella Giacoma, moglie del perugino Francia della Corgna, il feudo di Castiglione del Lago e del Chiugi, convertito nel 1563 in marchesato per i nipoti Ascanio della Corgna e il cardinale Fulvio; il fratello maggiore Baldovino fu nominato governatore di Spoleto e ottenne la contea di San Savino; il figlio di Baldovino, Giovanni Battista, fu nominato gonfaloniere della Chiesa, quando questi morì in guerra nel 1552 la linea maschile della famiglia risultò estinta, allora Giulio III impose al fratello di adottare Fabiano, un quindicenne depravato, custode delle scimmie, a cui venne dato il nome di Innocenzo del Monte; l’ipotesi è che potesse essere figlio del papa, lo elevò a cardinale e gli affidò la Segretreia di Stato anche se solo nominalmente perchè incapace di curarne gli affari. Girolamo Muzio scrive nel 1550 in una lettera a Ferrante I Gonzaga: “Hor di questo nuovo papa universalmente se ne dice molto male; che egli è vitioso, superbo, rotto (omosessuale) et di sua testa”, questo perchè sembra che in realtà Innocenzo del Monte fosse il suo amante, lo aveva conosciuto ancora tredicenne perchè figlio d’un suo servo, se ne innamorò perdutamente e barattò la connivenza del padre con consistenti favori, cioè il porporato, a Roma ironicamente si diceva che questo era stato possibile perchè la scimmia addomesticata del papa prediligeva le cure del ragazzo.
E qui scattò la Pasquinata:
“Ama Del Monte con ugual ardore
la scimmia e il servitore.
Egli al vago femmineo garzoncello
ha mandato il cappello: (nominato cardinale)
perché la scimmia, a trattamento uguale,
non fa pur cardinale?”
Gli storici cattolici invece negano tutto.
Innocenzo del Monte dopo la morte del suo protettore fu rinchiuso in Castel S.Angelo per aver ucciso due persone e perchè coinvolto in una catena di stupri (eterosessuali), una volta scarcerato gli fu tolta ogni rendita e fu confinato a Tivoli, gli fu tolta anche la dignità cardinalizia, morì all’età di 46 anni e fu indeganmente sepolto in San Pietro in Montorio.
Giulio III, pur soffrendo di gotta, amava i piaceri della vita, forse pensava di vivere ancora a lungo, ma così non fu e si convinse all’ultimo a ricevere l’estrema unzione.
Fu sepolto in un semplice sarcofago nelle Grotte vaticane.
Oltre gli scempi morali comunque Giulio III inaugurò, con l’apertura della Porta Santa della basilica di San Pietro, il X Giubileo nel febbraio 1550; regolamentò i matrimoni misti in cui uno dei due coniugi è di fede cattolica; con la bolla Exsposcit debitum confermò le costituzioni della comunità ebraica; proibì il battesimo forzato dei bambini ebrei senza il consenso dei genitori; confermò i privilegi degli ebrei portoghesi; fu patrono di scrittori e artisti; potenziò l’Università La Sapienza di Roma; fondò l’università della cittadina tedesca di Dillingen.

 

 

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25 dicembre, una data “imperiale”

L’imperatore Aureliano, riunificato l’Impero Romano dopo la vittoria sul Regno di Palmira (272), anche grazie al sostegno dei sacerdoti di Emesa cultori del Dio “Sol Invictus”, decide di trasferire a Roma, in segno di ringraziamento, la classe sacerdotale e il culto del Sole di Emesa ed in onore del Dio Sole Invincibile fece edificare un tempio di Stato a Roma, sulle pendici del Quirinale. Il culto del Sole era presente, in forme diverse, in tutte le regioni dell’impero: come in Egitto, Anatolia e tra le popolazioni celtiche, quelle arabiche, tra i Greci e gli stessi Romani.
La festa del Sol Invictus si affermò come la festa più importante dell’ Impero, la popolazione ne era entusiasta, anche perché si univa ed andava a concludere la festa romana più antica, i Saturnali. Anche i culti cristiani si confondevano con i culti solari.
Aureliano fece diventare Festa ufficiale il Natale del Sole in tutto l’Impero Romano (Dies Natalis Solis Invicti) il 25 dicembre 274 D.C.

   
La festa del Sol Invictus fu trasformata dall’imperatore Costantino (che dall’essere cultore del Dio Sole abbracciò poi la fede cristiana) in Festa Cristiana tra il 330 e il 335, mantenendo, con un decreto, la data del 25 dicembre. Nel 337 Papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cattolica, come riferito da San Crisostomo nel 390: “In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu definitivamente fissata in Roma”.
Nel calendario della liturgia romana si menziona per la prima volta nel 354 la festa del 25 dicembre cristiano.
Nel 461 questa scelta sarà riconfermata da Papa Leone Magno.
Quindi dobbiamo con molta propabilità la data del 25 dicembre a Costantino, data riportata già nel 354 su un antico documento, il Cronographus, calendario illustrato da un artista romano dove si attesta che la chiesa romana festeggiava il Natale in questa data già nell’anno 336.
Il calendario illustrato è opera di Furio Dionisio Filocalo, commissionato da un aristocratico romano di nome Valentino.

 

 

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Un’altro papa…

…mio marito dice che ho la fissa…forse è vero, ma non sono nata a Roma? Città di papi e guarda caso vivo nella città dei Papi, di cui un giorno o l’altro vi parlerò.

 

Adriano VI
Fu eletto papa nel gennaio del 1522, volle essere un riformatore, severo e intransigente, ma fu ostacolato dai stessi cardinali e poco amato dagli italiani che lo ritenevano, oltre che essere straniero (olandese), indifferente, anzi ostile verso l’arte e la bellezza delle antichità, ad esempio voleva distruggere la volta della Cappella Sistina; ridusse di molto gli stipendi degli artisti e dei musicisti, come Carpentras, compositore e cantore, maestro di cappella, da allora i livelli qualitativi musicali del Vaticano declinarono significativamente. Molti artisti lasciarono Roma durante il suo pontificato. La sua “colpa” era quella di voler riportare la chiesa ad essere un ambiente consono al profilo ecclesiastico, quindi eliminare belle donne, poeti e buffoni, ma sia il popolo che i porporati erano abituati a baldorie e feste….iniziarono così anche le pasquinate, tanto che Adriano VI voleva fare a pezzi il torso della statua parlante…
Era immune dal nepotismo, tanto che quando arrivarono a Roma alcuni suoi parenti che desideravano trovare il benessere e la ricchezza, il papa disse:”…di lavorare nei loro mestieri, perchè egli non era divenuto papa per dare il patrimonio della Chiesa ai suoi”, e agli ecclesiastici che venivano giustamente privati dei loro immensi benefici, diceva:”Il papa deve ornar le chiese con i prelati e non i prelati con le chiese”.
Non ebbe polso per affrontare la rivolta protestante in Germania e altre problematiche politiche.
Adriano VI durante il suo pontificato ha creato un solo cardinale, Willem van Enckenvoirt, vescovo di Tortosa (Spagna), suo grande amico.
Adriano si ammalò improvvisamente e morì a settembre del 1523. Un breve e inefficace pontificato (mi viene da pensare breve come altri pontificati che vertevano ad un rigoroso riformismo…)
Fu seppellito provvisoriamente in San Pietro, tra Pio II e Pio III, e la pasquinata arrivò anche lì, “Qui giace un non pio tra i Pii”, c’è da dire che le pasquinate rivolte a questo papa erano scritte da poeti su commissione di porporati, prelati e nobili esclusi dal potere, voci di curia non di popolo. Alla pasquinata rispose il suo unico difensore, Willem van Enckenvoirt, che nobilmente rispose “Qui giace Adriano VI, che ebbe la maggiore delle sventure, quella di regnare”; lo stesso Enckenvoirt, nel 1533 fece trasferire le spoglie nel mausoleo nella chiesa dei Tedeschi, Santa Maria dell’Anima a Roma, per altro bellissimo.
Adriano scrisse Quaestiones in quartum Sententiarum, un’opera non dottrinale, dove dichiarò che il papa è fallibile, anche in materia di fede; tale opera, che fu ristampata con la sua autorizzazione dopo l’elezione al soglio pontificio, contiene anche l’affermazione che diversi papi abbracciarono e insegnarono dottrine eretiche, un’opera che ha fatto discutere: i cattolici sostengono che si tratta solo di un’opinione personale, non di un’affermazione ex cathedra, e quindi non è in conflitto con il dogma dell’infallibilità papale; altri sostengono che il concetto di ex cathedra si sia affermato solo nel XIX secolo. Gran parte dei documenti ufficiali di Adriano VI scomparvero poco dopo la sua morte (anche qui trovo assonanze con altre sparizioni…).

   

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Un papato movimentato

Giovanni di Lorenzo de’ Medici, secondo figlio di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini venne incoronato papa il 19 marzo 1513 con il nome di Leone X.
Viene ricordato, a parte tutto il suo operato come capo di uno stato, per la bolla Exsurge Domine condannando in 41 proposizioni alcune tesi di Lutero, che la bruciò nella piazza di Wittenberg, e la sua conseguente scomunica, viene ricordato per aver concesso il perdono ai cardinali che avevano aderito al “conciliabolo di Pisa” dove si era tentato di eleggere un antipapa, per il perdono a Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare un’insurrezione popolare per instaurare una repubblica a Roma, per il perdono ai congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze; viene ricordato per aver indetto una grande indulgenza in tutta Europa, al fine di raccogliere fondi per la costruzione della basilica Vaticana, chiunque, in stato di grazia, avesse dato un’offerta, e secondo a quanto ammontava, poteva usufruirne, anche per i propri defunti; viene ricordato come uomo che amava l’arte, la cultura….ma anche per i suoi innumerevoli “vizi”, le sue frivolezze, i suoi intrighi.
Viene ricordato per la frase detta, appena eletto, a suo fratello Giuliano, “Godiamoci il papato, perchè Dio ce l’ha dato!”
Amava banchettare su tovaglie raffinate e con preziose stoviglie in oro, mangiare manicaretti particolari e afrodisiaci, gli avanzi facevano godere il popolo, a cui venivano donati. Si intratteneva con cortigiane come Beatrice Ferrarese (presunta Fornarina del quadro di Raffaello) e Lucrezia da Clarice; amava le battute di caccia accompagnato dai cardinali e stuoli di servi; i stravaganti cortei in cui sfilavano pantere e un elefante bianco, principi, poeti, oratori; era nota la sua lussuria e, anche se presunta, omosessualità, Guicciardini scrisse nella Storia d’Italia: “… credettesi per molti, nel primo tempo del pontificato, che è fusse castissimo; ma si scoperse poi dedito eccessivamente, e ogni dì più senza vergogna, in quegli piaceri che con onestà non si possono nominare …”; amava le mascherate carnevalesche, i spettacoli di mitologia, le storie romane che faceva rappresentare; si divertiva con i buffoni di corte, come Querno che, vestito da Venere, recitava versi e si ubriacava, o come fra’Mariano Fetti, grande mangiatore e bevitore che spesso recitava: “Viviamo, babbo santo, che ogni cosa è burla!”; la Mandragola di Macchiavelli e la Calandra del cardinal Bibbiena vennero rappresentate in Vaticano con tutto lo scandalo che potevano portarsi dietro.
Anche religiosamente promuoveva grandiose processioni e rappresentazioni della passione che faceva allestire al Colosseo.
Tanta corruzione e lussuria non potevano sfuggire alle “pasquinate” e così le due statue parlanti di Roma si scambiarono queste battute:

Vuoi farti ricco e rendermi tue gentilezze accette?
Dammi pei miei sollazzi fanciulle e verginette.

MARFORIO: Come vanno gli affari?
PASQUINO: Benissimo Marforio:
comandano i giullari!

Leone X morì per un malore a 46 anni, la voce che circolava era che fosse stato avvelenato, fu arrestato il suo coppiere, Bernabò Malaspina, ma poi fu rilasciato; il cerimoniere propose l’autopsia ma non fu fatta.
Allora Pasquino volle dire ancora una volta la sua:

O musici con vostre barzellete
piangete,o sanator di violini,
piangi e piangete, o fiorentin baioni,
battendo piatti,mescole e cassette,

Piangete, buffon magri, anzi civette,
piangete,mimi e miseri istrioni,
piangete,o frati spurcidi ghiottoni,
a cui dir mal la gola ‘l gettar dette.

Piangete el signo vostro, o voi tiranni,
piangi, Fiorenza,et ogni tuo banchiero
con qualcun altro offizial minchione.

Piani, clero di Dio, piangi su Pietro,
piangete o sopradetti, i vostri mali,
poscia ch’è morto el decimo Leone.

Il qual d’ogni buffone
e d’ogni vil persona era ricetto,
tiranno sporco,disonesto,infetto.

Et per chiarir mio detto,
impegnò per seguire un suo pensiero
Fiorenza official, la Chiesa e Piero.

E tengo certo e vero
che se il viver ancor li era concesso,
vendeva Roma, Cristo e poi se stesso;

ma sopra tutto adesso,
piangan leon quei miseri mortali
che l’dinar non li ha fatti cardinali.

La sua tomba si trova nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva

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In nome di Dio. La morte di Papa Luciani – David A. Yallop

…Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che vendevano e compravano, buttò all’aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. E disse loro: «Nella Bibbia Dio dice: La mia casa sarà casa di preghiera. «Voi invece ne avete fatto un covo di briganti ». (Matteo)

 

“…Il nuovo Papa rappresentava chiaramente una minaccia…e non immaginava quanto arduo fosse il compito che gli era stato assegnato…”

 

 

 

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1978 muore improvvisamente papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, dopo solo trentatré giorni dopo la sua elezione, avvenuta anche grazie ai cardinali del terzo mondo. La sua morte ha destato subito molti sospetti. Suicidio? Morte naturale? Omicidio? Congiura?

 

 

Conversazione tra il Papa e il suo Segretario di Stato avvenuta il 19 settembre. Dopo quarantacinque minuti di discussione luciani lo accompagnò alla porta e gli disse: “Eminenza, abbiamo discusso del controllo delle nascite per circa quarantacinque minuti. Se le informazioni statistiche che ho ricevuto sono esatte, allora durante il periodo di tempo in cui abbiamo discusso, più di mille bambini al di sotto dei cinque anni sono morti per malnutrizione. Durante i prossimi quarantacinque minuti, mentre noi aspetteremo di consumare il pasto, un altro migliaio di bambini moriranno di fame. Tra oggi e domani trentamila bambini che in questo momento sono vivi, saranno morti, per malnutrizione. Dio non sempre provvede.”

A noi romani piaceva. Alla Curia un po meno. Si è sempre detto che non fu morte naturale e io ci credo. E poi, chi mi segue forse si è accorto che spesso riporto qualche curiosità sui papi, e alcune sono…diciamo “particolari”. A fronte di ciò figuriamo se credo alla morte naturale.
Qualche giorno fa con Roberta e mia sorella ci è presa la fantasia di ripercorrere la vita di papa Luciani (è così che è spesso nominato) e ho ripreso un libro letto tanti anni fa, ma sempre assolutamente interessante e, per me, pieno di verità. Yallop, giallista, che magari ha anche romanzato alcuni fatti, ma sicuramente ha aperto varchi di verità su questa torbida e orribile storia. Vale la pena leggerlo, illumina le idee, sconcerta, lascia amarezza, ma scuote l’anima. Scritto benissimo. Io ho vissuto quel perioso politico e credo che tutto ciò che è riportato è pura verità.
La corruzione toccava diverse istituzioni: lo IOR (banca vaticana), il Banco Ambrosiano, la Loggia P2, coinvolse figure come Calvi, Marcinkus, l’arcivescovo Cody, Sindona…
Un libro che è una vera e propria inchiesta. La cosa interessante, che tutti ci siamo chiesti, nel libro è ben delineata: perchè non è stata fatta l’autopsia? Anzi, è stata impedita.
Se siete curiosi leggetelo….

 

“…Fu deciso che non ci sarebbe stata autopsia…”

“…Luciani…si autodefiniva – un uomo povero abituato alle piccole cose e al silenzio -, ora si trovava costretto a fronteggiare la grandiosità vaticana e le manovre della Curia…”

“…I sostenitori dell’arcivescovo ribelle Marcel Lefevbre…proclamava…”E’ difficile credere ad una morte naturale pensando a tutte le creature del demonio che allignano nel Vaticano…”

“..In effetti, tutte le prove sono contro una morte naturale di Luciani e suggeriscono fortemente l’assassinio. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi…”

 

 

“…Albino Luciani diede poi una straordinaria dimostrazione del suo sentimento di ripugnanza per una Chiesa ricca e materialistica. Esortò ed autorizzò tutti i parroci e i rettori di santuari a vendere il loro oro, le collane e gli oggetti preziosi. Il ricavato doveva andare al “Don Orione”, il centro per handicappati. Informò i suoi lettori che intendeva endere la croce ornata di gioielli e la catena d’oro che erano appartenuti a Pio XII e che Papa Giovanni gli aveva donato quando era stato ordinato vescovo…”

 

 

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Un’opera “speciale”

 

 

San Pietro in Vincoli, una basilica romana, situata sul colle Oppio. Ma non è di questo sito che voglio parlare, pur conservando sotto l’altare maggiore la catena con cui era stato legato San Pietro a Gerusalemme, ma di un’opere incredibile qui conservata: la tomba di Giulio II, papa dal 1503 al 1513 (che però è sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano).
Una tomba di stupefacente bellezza, che contiene il Mosè di Michelangelo. Un opera maestosa e affascinante, dal volto espressivo e realista, emozionante.
La realizazzione di questa opera meravigliosa costò litigi, contrasti, invidie, ostilità.
L’opera doveva contenere più di quaranta statue, ma di fatto ne contiene sette. Papa Giulio II non la vide mai, fu completata dopo la sua morte
Se transitate in Roma, non fatevi scappare questo capolavoro.

                                                        

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Ancora un papa…con tanto di monumento

Giovan Battista Cibo, genovese, figlio di un senatore, prima vescovo, poi cardinale, all’età di 52 anni, nel 1484, viene eletto papa con il nome di Innocenzo VIII.
A lui si deve la spinta per una rinascita architettonica di molte chiese, edifici sacri e palazzi vaticani.
Come molti suoi pedecessori tenta una crociata contro i turchi, intrattiene buone rapporti con re, vicerè e quant’altro, ma, come molti suoi predecessori, darà vita ad una ossessiva caccia alle streghe, che porterà al rogo tante donne innocenti. In particolar modo le misure severe erano rivolte a maghi e streghe in Germania, e Spagna, dove nominò Tomás de Torquemada come grande inquisitore. I suoi inquisitori non potevano essere molestati da nessuna persona di qualunque rango o condizione sociale e se fosse accauto, l’autorità ecclesiastica procedeva alla scomunica, alla rigida applicazione delle pene canoniche e, se era il caso, ricorrere al braccio secolare. Nel periodo in cui Tomás de Torquemada fu inquisitore, furono istituiti processi molto rigorosi nei confronti degli ebrei convertiti al Cattolicesimo che fossero sospettati di falsa conversione, in quindici anni della sua gestione del tribunale i processi furono 100.000 (una ventina al giorno) mentre le condanne a morte furono 2.000; fu uno spietato torturatore degli ebrei, delle donne accusate di stregoneria e degli eretici.
E ancora, come diversi suoi predecessori non si asterrà dal nepotismo: favorirà i suoi figli naturali, riconosciuti, avuti in gioventù da una donna non conosciuta, mai sposata. Per loro vorrà cariche prestigiose, sia all’interno della Chiesa, che nel governo di Roma, e affiderà a loro importanti feudi. Nel 1487 proibì la lettura delle novecento proposizioni di Pico della Mirandola; il libro che le riportava fu bruciato.
Fu uomo di raffinati gusti musicali, un buon letterato, amante delle opere d’arte, ne commissionò molte ad alto livello sia per le chiese che per la sua villa, ma tutte furono poi distrutte o modificate.
Uomo debole, sia fisicamente che caratterialmente, muore a 60 anni, nel luglio del 1492, lasciando un governo instabile e gli stati pontifici nell’anarchia, la sua morte segnò l’inizio di violenza e disordini senza precedenti.
E’ sepolto in San Pietro, in uno splendido monumento funebre commissionato dal nipote Lorenzo, opera del Pollaiolo.

  

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Papi e prostitute

Nasce a Roma nel 892 circa, Marozia, bella, spregiudicata, assassina, ingannatrice, astuta, indomita, attraversò per vent’anni la Chiesa di Roma acquistando un potere immenso, anche politico.
   Ancora adolescente fu concubina di papa Sergio III, che era anche suo cugino e che, a quanto sembra, la donna uccise avvelenandolo.
Sposò, incinta (senza avere certezza di chi fosse il padre del futuro nascituro), l’anziano Alberico di Spoleto che la lasciò presto vedova.
In seconde nozze sposò il marchese di Toscana, Guido, oppositore di papa Giovanni X che fu carcerato e che morì in prigione. Guido acquistò il potere su Roma, Marozia triplicò il suo facendo eleggere Leone VI e Stefano VII, ma la sua grande vittoria fu l’elezione a pontefice del suo primo figlio, ventunenne, Giovanni XI. Marozia lo pilotò senza riguardo.
Alla morte di guido sposò Ugo di Provenza che lei voleva re, ma il secondo figlio, Alberico II, riuscì a cacciarlo da Roma e arrestò la madre.
Trasferita in un convento di clausura, sempre a Roma, vi trovò la morte nel 955 circa.
Una delle leggende romane parla di una papessa donna, Giovanna, in molti credono sia stata ispirata a lei.
Il suo potere venne definito pornocrazia: letteralmente, governo delle prostitute.
Marozia era figlia di Teodora, altra donna di potere, si dice fosse amante di papa Giovanni X.

 

Liutprando da Cremona scrisse: “Mariozza, bella come una dea e focosa come una cagna, viveva nel cubicolo del Papa e non usciva mai dal Laterano”.

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Adriano II

Che dire! I papi hanno sempre qualche storia da raccontare…
Ad esempio papa Adriano II, romano, membro di una nobile famiglia romana, mite di carattere, ha la sua bella storia.
Prima di prendere i voti era stato sposato con una certa Stefania, da cui ebbe una figlia.
Al momento della sua elezione papale madre e figlia erano ancora in vita (all’epoca anche a un uomo sposato poteva prendere gli ordini religiosi purché successivamente conducesse una vita casta; che bella invenzione, non vi pare? Le trovano tutte loro…)
Eleuterio, nipote del vescovo di Orte Arsenio, si innammoro follemente della ragazza e la fece rapire insieme alla madre, nell’868.
Adriano chiese aiuto all’imperatore, scongiurandolo di far intervenire i suoi legati per riportare alla ragione Eleuterio che, vedendosi perduto, uccise la giovane amata e la madre di lei.
Eleuterio dopo la cattura fu decapitato.

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Nepotismo…e un’altra storia

E’ storia, i papi introdussero all’interno della Chiesa una tendenza sostanziale: favorire i propri familiari, soprattutto i loro figli illegittimi, a ricoprire incarichi importanti, anche se non ne avevano le capacità o la qualifica.
Ma chi fu il primo ad introdurre questa pratica?
Fu papa Adriano I (772/795) che, dall’inizio del suo pontificato, assegnò posti di prestigio e responsabilità a membri della propria famiglia.
Un papa indirizzato politicamente a passare tra eventi che segnarono la storia, si barcamenò tra Longobardi, Carlo Magno, ducati, imperi, regine…
Ma Adriano restituì a Roma anche la grandezza monumentale del vecchio impero: ristrutturò gli argini del Tevere danneggiati nel 791 da un’inondazione, restaurò gli antichi acquedotti per migliorare la diffusione delle acque, fortificò le mura; restaurò sia esterni che interni della basilica di San Pietro e il campanile arricchendoli di statue, mosaici, materiali pregiati; e ancora, riedificò i portici della basilica di San Giovanni in Laterano, lastricò di marmo l’atrio di quella di San Paolo, rinnovò a tre navate la chiesa di San Giovanni a Porta Latina e fece riedificare la basilica di S. Maria Graeca (dalla comunità greca formatasi sulla sponda del Tevere dopo essere fuggita dalle persecuzione degli iconoclasti d’Oriente), oggi chiamata Santa Maria in Cosmedin, dotandola di tre navate, un atrio e interni magnificamente restaurati. Socialmente si adoperò per organizzare efficacemente le proprietà terriere della campagna romana incrementando le domus cultae (già volute da papa Zaccaria), utili sia per lo sviluppo intenso del’agricoltura e dell’allevamento di bestiame che per il ripopolamento dell’agro romano, la più celebre fu quella di Capracorum, nella zona di Veio, che sorse su un terreno di proprietà della sua famiglia, i proventi e prodotti erano destinati ai poveri.
Adriano I fu una personalità multiforme, e come molti papi esercitò un vero e proprio senso del potere, gestito con diplomatica prudenza e flessibilità se si pensa al periodo estremamente difficile storicamente.

 

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