TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Adriano II

Che dire! I papi hanno sempre qualche storia da raccontare…
Ad esempio papa Adriano II, romano, membro di una nobile famiglia romana, mite di carattere, ha la sua bella storia.
Prima di prendere i voti era stato sposato con una certa Stefania, da cui ebbe una figlia.
Al momento della sua elezione papale madre e figlia erano ancora in vita (all’epoca anche a un uomo sposato poteva prendere gli ordini religiosi purché successivamente conducesse una vita casta; che bella invenzione, non vi pare? Le trovano tutte loro…)
Eleuterio, nipote del vescovo di Orte Arsenio, si innammoro follemente della ragazza e la fece rapire insieme alla madre, nell’868.
Adriano chiese aiuto all’imperatore, scongiurandolo di far intervenire i suoi legati per riportare alla ragione Eleuterio che, vedendosi perduto, uccise la giovane amata e la madre di lei.
Eleuterio dopo la cattura fu decapitato.

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Nepotismo…e un’altra storia

E’ storia, i papi introdussero all’interno della Chiesa una tendenza sostanziale: favorire i propri familiari, soprattutto i loro figli illegittimi, a ricoprire incarichi importanti, anche se non ne avevano le capacità o la qualifica.
Ma chi fu il primo ad introdurre questa pratica?
Fu papa Adriano I (772/795) che, dall’inizio del suo pontificato, assegnò posti di prestigio e responsabilità a membri della propria famiglia.
Un papa indirizzato politicamente a passare tra eventi che segnarono la storia, si barcamenò tra Longobardi, Carlo Magno, ducati, imperi, regine…
Ma Adriano restituì a Roma anche la grandezza monumentale del vecchio impero: ristrutturò gli argini del Tevere danneggiati nel 791 da un’inondazione, restaurò gli antichi acquedotti per migliorare la diffusione delle acque, fortificò le mura; restaurò sia esterni che interni della basilica di San Pietro e il campanile arricchendoli di statue, mosaici, materiali pregiati; e ancora, riedificò i portici della basilica di San Giovanni in Laterano, lastricò di marmo l’atrio di quella di San Paolo, rinnovò a tre navate la chiesa di San Giovanni a Porta Latina e fece riedificare la basilica di S. Maria Graeca (dalla comunità greca formatasi sulla sponda del Tevere dopo essere fuggita dalle persecuzione degli iconoclasti d’Oriente), oggi chiamata Santa Maria in Cosmedin, dotandola di tre navate, un atrio e interni magnificamente restaurati. Socialmente si adoperò per organizzare efficacemente le proprietà terriere della campagna romana incrementando le domus cultae (già volute da papa Zaccaria), utili sia per lo sviluppo intenso del’agricoltura e dell’allevamento di bestiame che per il ripopolamento dell’agro romano, la più celebre fu quella di Capracorum, nella zona di Veio, che sorse su un terreno di proprietà della sua famiglia, i proventi e prodotti erano destinati ai poveri.
Adriano I fu una personalità multiforme, e come molti papi esercitò un vero e proprio senso del potere, gestito con diplomatica prudenza e flessibilità se si pensa al periodo estremamente difficile storicamente.

 

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Giovanni VII

  Di Giovanni VII (86º papa della chiesa cattolica) non ne parlo perchè abbia fatto grandi cose, ma perchè è il primo papa di cui abbiamo l’immagine vera perchè ritratto in vita, quindi attendibile.
Di origine greca, ci sono scarse fonti sulla sua vita, le notizie conosciute contengono soprattutto notizie sulle principali imprese artistiche di papa Giovanni. A differenza dei papi che si fecero seppellire in San Pietro, anche in modesti sepolcri , fu il primo a farsi inumare in un oratorio costruito appositamente per lui e dedicato alla Vergine; fece restaurare diverse chiese romane, tra cui la semidistrutta chiesa di S. Eugenia, fece riparare i cimiteri dei SS. Marcelliano e Marco e di papa Damaso. Molti affreschi che fece dipingere in numerose chiese spesso includevano raffigurazioni della sua persona
I restauri più importanti furono dedicati alla Vergine: i mosaici della basilica di S. Pietro e gli affreschi di S. Maria Antiqua nel Foro romano.

 

Roma – Frammento del mosaico di Giovanni VII. – Museo Petriano

Oratorio di Giovanni VII – Antica basilica di San Pietro – Sacrestia di Santa Maria in Cosmedin –
Sacra Famiglia e Angelo

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Bonifacio IV

Chi era Bonifacio IV?
Nasce nella Marsica, prima di essere eletto papa fu monaco.
Così viene ricordato: “8 maggio – A Roma presso san Pietro, san Bonifacio IV, papa, che trasformò in chiesa il tempio del Pantheon ottenuto dall’imperatore Foca e lo dedicò a Dio in onore della Beata Maria e di tutti i martiri; fu pieno di meriti anche a riguardo della vita monastica. »
In sette anni di pontificato accadde di tutto , carestie, pestilenze,, inondazioni, decadenza morale…
Ma al papa interessava il Pantheon di Agrippa, uno dei più belli di Roma, “…che sorge in mezzo ad altri edifici marmorei irremidiabilmente danneggiati dall’inondazione del 590.” Il Tevere non aveva scosso le fondamenta:”…L’imponente vestibolo si ergeva intatto con le sue sedici colonne granitiche sormontate da capitelli corinzi di marmo bianco, le statue di Augusto e di Agrippa erano ancora in piedi nelle nicchie in cui Agrippa stesso le aveva collocate.l’ingiuria del tempo non aveva ancora potuto spezzare le travi di bronzo dorate che formavano l’armatura del tetto e persino le tegole bronzee che coprivano l’atrio e la cupola splendevano intatte.”
Bonifacio IV “..guardava con desiderio quel capolavoro dell’architettura antica che sembrava possedere tutti i requisiti di una chiesa cristiana…”

Chiese l’autorizzazione all’imperatore bizantino Foca per trasformare il tempio romano in un luogo di culto cattolico (in cambio fu eretta nel Foro Romano una colonna onoraria dedicata all’imperatore che fu lieto della benevolenza dei Romani, con una sua statua in bronzo dorato posta sulla cima).

Nel 609 l’edificio venne convertito in una chiesa cristiana intitolata alla Madonna Regina dei martiri (Santa Maria ad Martyres), la cerimonia della consacrazione fu delle più solenni, sembra che Bonifacio abbia fatto prelevare, dalle numerose catacombe romane, ventotto carri pieni di ossa di martiri cristiani che furono tumulate sotto l’altare principale della nuova chiesa.
All’interno del monumento risuonarono per la prima volta canti intonati da preti che sfilavano in processione, , il papa aspergeva le pareti con acqua santa. Una leggenda popolare, nata perchè i Romani consideravano quel luogo una sede infernale, narra che alle note del Gloria, si videro alzare in volo schiere di demoni atterriti che volevano uscire attraverso l’apertura della cupola, erano in numero pari a quello delle divinità pagane. Per i romani l’apertura venne provocata dalle corna di un grosso diavolo uscito dal corpo di un indemoniato; il Belli invece dice che:

LA RITONNA

Sta cchiesa è ttanta antica, ggente mie,
Che cee l’ha ttrova er nonno de mi’ nonna.
Peccato abbi d’avé ste porcherie
Da nun èssesce bbianca una colonna!
Prima era acconzagrata a la Madonna
E cce sta scritto in delle lettanie:
Ma ddoppo s’è cchiamata la Ritonna,
Pe ccerte storie che nun zò bbuscìe.
Fu un miracolo, fu; pperché una vorta
Nun c’ereno finestre, e in concrusione
Je dava lume er l’uscio de la porta.
Ma un Papa santo, che cciannò in priggione,
Fesce una crosce; e ssubbito a la vorta
Se spalancò da sé cquell’occhialone.
E ‘r miracolo è mmóne
Ch’er muro, co cquer buggero de vòto,
Se ne frega de sé e dder terremoto.

1831

-LA ROTONDA

Questa chiesa è tanto antica, signori miei,
che già la trovò il nonno di mia nonna.
Peccato dover avere queste porcherie
da non esserci una colonna bianca!
Prima era consacrata alla Madonna
e c’è scritto in quelle litanie:
ma dopo si è chiamata la Rotonda,
per certe storie che non sono bugie.
Fu un miracolo, fu: perché una volta
non c’erano finestre, e in conclusione
gli dava luce l’apertura della porta.
Ma un Papa santo, che ci andò in prigione,
fece una croce; e subito nella volta
si spalancò quell’occhione.
E il miracolo è ora che
il muro, con quello sproposito di vuoto,
se ne frega di sé e del terremoto.

(il papa non era quello di cui stiamo parlando, effettivamente non si è mai stabilito chi fosse)

Bonifacio IV morì l’8 maggio 615 e fu sepolto in San Pietro.

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San Gregorio I Magno

gregorio-1  Papa Gregorio I (Gregorio Magno, il Grande) nasce a Roma nel 540 circa e vi muore nel 604, è stato il 64º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, dal 3 settembre 590 fino alla sua morte.
Il suo pontificato attraversò uno dei periodi più bui della storia. Figlio di santa Silvia, nobile donna romana, che rimasta vedova si ritirò in una casa sull’Aventino chiamata Cella Nova seguendo la regola benedettina e dedicando il resto della sua vita alla preghiera, alla meditazione e all’aiuto dei malati e dei più bisognosi.
Fu un incrollabile sostenitore del Cristianesimo.
Uomo minuto e sempre malato, è conosciuto anche per gli innumerevoli miracoli che sembra abbiano attraversato la sua vita.
Ne racconto alcune.
Nel 590 muore papa Pelagio II, vittima della peste; Gregorio fu chiamato a sostituirlo sostenuto dai credenti, dal clero e del senato di Roma; dopo l’iniziale resistenza fu costretto ad accettare.
Nell’inverno 589-590 la penisola italiana subì le violenze dei Longobardi, nubifragi, inondazioni che causarono vittime e danni; il Tevere straripò inondando gran parte della città e provocando vittime e si manifestò un’epidemia di peste che decimò la popolazione; ancora in estate la situazione non accennava a tornare alla normalità, Gregorio allora esortò i fedeli alla penitenza e, per implorare l’aiuto divino, organizzò una processione che durò tre giorni consecutivi; secondo la leggenda, mentre Gregorio attraversava alla testa della processione il ponte che collegava il Vaticano con il resto della città (oggi Ponte Sant’Angelo), ebbe la visione dell’Arcangelo Michele che, in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua spada; la visione fu interpretata come l’imminente fine dell’epidemia, cosa che avvenne (da allora la Mole Adriana fu chiamata Castel Sant’Angelo).
Altra leggenda: si narra di un uomo metteva in dubbio che Cristo fosse realmente presente sull’altare durante la messa, così Gregorio pregò ardentemente affinchè Cristo comparisse durante la cerimonia, appena il santo finì la preghiera Cristo apparve sull’altare con gli strumenti della passione e l’ostia iniziò a sanguinare, la leggenda è definita come quella della messa di San Gregorio.
E ancora, il segretario di San Gregorio, Giovanni Diacono, raccontava di una colomba appoggiata sopra la spalla del santo e che in realtà si pensa che  fosse lo Spirito Santo che assumeva tali sembianze.
Ancora una leggenda: all’annuncio della sua elezione come pontefice Gregorio si rifugiò in una foresta dove fu miracolosamente ritrovato grazie ad una colomba che volava davanti alla gente per indicare la strada dove cercarlo.
Gregorio tutti i giorni inviava per la città carri di vettovaglie cotte per i deboli e per gli infermi e invitava alla sua tavola dodici pellegrini a cui, prima del pranzo, lavava egli stesso le mani, a questo evento è legata la leggenda che narra che una volta Gregorio vide sedere a mensa un tredicesimo commensale che si rivelò poi essere un angelo del Signore venuto a dire quanto fosse gradita a Dio l’opera di Gregorio.

 

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Ma tante pie leggende non lo hanno salvato dai sonetti romaneschi di Giuseppe Gioachino Belli

Un Papa antico

C’è stato un certo Papa san Grigorio
che ssapeva parlà rrosso e tturchino,
che cconosceva ogni sorte de vino,
e cquant’anime stanno in purgatorio.

Distingueva chi aveva er zostenzorio*,
l’ova cor pelo e ll’ova cor purcino
capiva er tempo, e tte spiegava inzino
l’indovinelli de Monte-scitorio:

Profetizzava er don de le petecchie:
sapeva indovinà le confessione,
e scoprí ll’anni de le donne vecchie.

E sti bbelli segreti in concrusione
je l’annava a ssoffià ttutti a l’orecchie,
azzeccàtesce4 chi?… bbravi! un piccione.

*la plebe dava questo nome all’ostensorio dell’ Eucarestia esposta

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SS Cosma e Damiano

Se passate per Roma non potete lascirvi sfuggire la basilica dei Santi Cosma e Damiano, chiesa dal fascino indiscusso situata nel cuore di questa stupenda città, ha mosaici pregiati, tra i più belli della capitale.

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La chiesa è stata dedicata ai santi Cosma e Damiano, fratelli, i due erano medici che fornivano in nome di Dio assistenza medica a chiunque ne avesse bisogno nella città d’Egea, questo non piaceva al governatore della provinicia che forzava i fratelli a fare sacrifici agli dei pagani; Cosma e Damiano rifiutarono e vennero maririzzati nel 303, le loro reliquie furono poi trasportate a Roma e disposte sotto l’altare inferiore della basilica. Nel Medioevo la basilica era anche un centro di assistenza per poveri pellegrini a Roma. Nel 64 d.C. un imponente incendio distrusse il lato nord del Foro Romano, dove l’imperatore Vespasiano decise poi di costruire il Foro della Pace: un complesso con tempio romano, fontane e una aula rettangolare chiamata la biblioteca Pacis. Nel IV secolo l’imperatore Massenzio affiancò alla biblioteca una rotonda con ingresso monumentale dal Foro Romano, tutt’oggi esistente, coperto con una delle più grandi cupole di Roma; ancora esistente l’antica porta di bronzo (tra i pochi monumenti di questo tipo in tutto il mondo) che ancora preserva la sua funzionalità. cosma e d La tradizione racconta che la rotonda era chiamata il Tempio di Romolo in memoria del figlio divinazzato di Massenzio morto prematuramente all’inizio del IV secolo.
Nell’anno 526 papa Felice IV ricevette il permesso dal re Teodorico di unire e convertire questi edifici ad uso cristiano, fu la prima chiesa di culto cristiano nell’area del Foro Romano. A quel periodo risale il mosaico absidale conservato ancora in ottime condizioni e considerato uno dei importanti nella storia dell’arte.

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cosma madonna Una parte importante della vita spirituale della basilica era la devozione mariana, iniziata da papa Gregorio Magno: secondo la leggenda mentre passava davnti la chiesa Maria gli disse: “Gregorio, perché non mi saluti più, come facevi sempre?” da allora l’immagine della Madonna della Salute è posta sull’altare maggiore ed è adorata ancora con grande devozione.
Nell’anno 760 papa Paolo I fece costruire l’Oratorio di San Pietro in Silice, luogo dedicato a San Felice ed era noto per l’acqua miracolosa che guariva i fedeli.
Nella navata della chiesa sono presenti sette cappelle: Cappella della Crocifissione, la Madonna, S. Antonio, S. Francesco d’Assisi, S. Barbara, S. Alessandro, S. Rosa.
Nel 1583 durante il pontificato di papa Gregorio XIII venenro riscoperti i busti dei santi Marco e Marcello.
Nel 1626 papa Urbano VIII fece ricostruire la basilica demolendo e sostituendo le mura romane del primo secolo, la basilica fu divisa in due con la costruzione di un nuovo pavimento, cappelle e altari furono spostati o ricostruiti nella nuova chiesa superiore, furono costruiti nuovi edifici del monastero ed un cortile con portici; la ricostruzione fu completata nel 1632.

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In questa basilica si trova uno dei più bei presepi di Roma, un presepio napoletano del ‘700; qui il Bambinello nasce tra le colonne del foro romano, un presepio che ha per sfondo una Roma d’epoca con tanti personaggi stupendi. Lo definirei un presepio originale e superbo.

 

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Sant’Andrea fuori Porta del Popolo (o del Vignola)

Lo era nel 1500 fuori porta, oggi è incastrata tra viale Tiziano, via Flaminia, Valle Giulia, lo stadio Flamini e chiusa dalle rotaie del tram.
E’ una piccola costruzione conosciuta anche come Tempietto di Sant’Andrea.
Papa Giulio III la volle per la sua villa di campagna, appunto villa Giulia; fu costruita sui resti di un antico sepolcro romano come ex-voto. Durante il sacco di Roma, nel 1527, il papa era ancora un prelato, Giovanni Ciocchi del Monte; i lanzi di Carlo V lo fecero prigioniero, nel palazzo della Cancelleria, insieme a molti alti prelati; l’allora Giovanni fece imbandire una cena per i lanzachenecchi di guardia, offrì loro del vino fortemente oppiato e quando si furono addormentati riuscì a fuggire con l’aiuto di Prospero Colonna. Era la notte di Sant’Andrea.
23 anni dopo, l’ormai papa Giulio III dedicò la chiesa al Santo. Inoltre vi sostò il cardinale Bessarione che portava a Roma la reliquia dell’apostolo: la testa (ora a Patrasso).
La chiesa fu realizzata da Jacopo Barozzi da Vignola, tra il 1551 e il 1553; nella sua costruzione fu impiegata la “pietra serena”,  pietra grigia di tante chiese fiorentine, invece del classico travertino romano; le forme architettoniche si ispirerebbero al sottostante Mausoleo antico; malgrado le sue piccole dimensioni è uno degli edifici romani più armoniosi.
Caduta in abbandono, venne restaurata da Luigi Valadier nel 1805, nel 1852 fu aggiunto il campanile a vela.

s.andrea

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I “brevi”

sisinnio Sisinnio
Sisinnio nasce in Siria nel 650.
Era afflitto dalla gotta e non era nemmeno in grado di cibarsi da solo, doveva essere imboccato.
Fu eletto papa (87º papa) il 15 gennaio 708 ma venne consacrato solo tre mesi dopo. Il suo pontificato duro solo ventuno giorni.
Aveva un carattere forte e aveva voglia di fare il bene di tutta Roma. Nelle settimane del suo pontificato, memore degli avvenimenti accaduti durante il papato di Giovanni VI, fece preparare le fornaci e i materiali per il ripristino delle mura di Roma diroccate, poiché le autorità civili non accennavano a volersene interessare, ma non riuscì neanche a vedere cominciata l’opera di restauro.
Morì il 4 febbraio 708 e fu sepolto nella basilica di San Pietro in Vaticano.

 

bonifacio VI Bonifacio VI
Nacque a Roma ma se ne ignora la data esatta, era figlio di un vescovo di nome Adriano.
In età molto avanzata, circa settanta anni, fu degradato e scomunicato due volte da Papa Giovanni VIII, forse per una condotta morale dissoluta, o per ragioni politiche: con il primo provvedimento fu degradato da suddiacono a laico e scomunicato; con il secondo il pontefice, dopo avergli tolto la scomunica e riabilitato come suddiacono ed elevato al sacerdozio, lo scomunicò di nuovo e lo depose dal sacerdozio. Fu reintegrato forse da Adriano III o Stefano V o Papa Formoso.
Fu eletto papa nell’aprile 896 (112º papa) nonostante il poco edificante passato e senza tener conto di alcuna delle prescrizioni canoniche sull’elezione papale, infatti fu eletto in seguito ad un tumulto dovuto alla reazione per lo strapotere che Arnolfo di Carinzia, l’imperatore riconosciuto da Formoso, che esercitava sulla città attraverso il suo vicario Faroldo, all’epoca Roma era lacerata tra il partito filo-germanico e quello spoletino.
Morì a Roma dopo solo quindici giorni di pontificato, nell’aprile 896, fu il secondo pontificato più breve della storia, a causa della gotta: l`artrite estremamente dolorosa che compare a livello dell`articolazione dell`alluce.
teodoro II giusto Teodoro II
Teodoro nasce a Roma, probabilmente originario della Grecia, la data è sconosciuta, è fratello del vescovo Teodosio.
Di lui si sa poco se non che fu certamente un sostenitore di Formoso, in quanto reinstaurò gli ecclesiastici che erano stati allontanati dal ministero da Stefano VI e che fece reinumare nella Basilica di San Pietro il corpo di Formoso, che era stato gettato nel Tevere a seguito del “sinodo del cadavere” e recuperato nei pressi di Ostia (si dice in modo miracoloso) da un monaco.
Fu eletto papa (115º papa) nel dicembre 897. Il suo pontificato durò solo venti giorni, Teodoro, morì tra la fine di dicembre e i primi del gennaio dell’898; è sepolto in S.Pietro.

 

Silvestro3 Silvestro III
Giovanni de’ Crescenzi Ottaviani nasce a Roma nel 1000 circa.
Dopo che Benedetto IX venne cacciato da Roma nel settembre 1044, Giovanni, vescovo di Sabina, venne eletto papa (146º papa) il 13 gennaio 1045, contro la sua volontà con l’appoggio dei congiunti della famiglia Crescenzi Ottaviani con a capo il conte Gerardo di Galerio, fu consacrato il 20 gennaio.
I Romani stessi lo dichiararono, quasi all’unanimità, loro nuovo pontefice.
Silvestro venne accusato, probabilmente falsamente, di aver corrotto per ottenere l’elezione, più probabilmente era stato Gerardo a farlo; i Crescenzi volevano riprendere quel potere perso nel 1012 quando fu eletto Benedetto VIII dei Conti di Tuscolo a discapito del loro candidato, l’Antipapa Gregorio VI.
Benedetto IX comminò la scomunica del nuovo papa il 10 febbraio e, nel giro di un mese, ritornò a Roma ed espulse il rivale, che fece ritorno in Sabina per riprendersi l’incarico di vescovo di tale diocesi. Il giorno dopo, Benedetto lo dichiarò deposto e riprese il suo posto. Benedetto IX era stato deposto il 13 gennaio dal popolo di Roma istigato dai suoi capi, ma non da un concilio di vescovi, né dai cardinali o da un’autorità politica superiore quale il Sacro romano imperatore: dunque quella deposizione era illegittima e, di fatto, nulla, Silvestro III poteva essere solo un intruso e Benedetto IX ancora il papa legittimo. In seguito Benedetto IX volle ritirarsi dal pontificato ma, piuttosto che legittimare Silvestro come suo successore, vendette la carica al padrino Giovanni de Graziani, che divenne Papa Gregorio VI, aalvo poi pentirsene e rivolere la carica indietro, mentre Silvestro, disprezzato sia da Benedetto sia da Gregorio, languiva in un limbo politico, sostenuto da pochi fedeli. Quasi due anni dopo, nel dicembre 1046, il Concilio di Sutri privò Silvestro III del suo vescovato e del sacerdozio e gli ordinò di rinchiudersi in un monastero, mentre Benedetto IX fu dichiarato già decaduto (e in più scomunicato poiché non si era presentato al giudizio) e Gregorio VI fu invitato ad abdicare. Questa sentenza venne poi sospesa, in quanto il Crescenzi-Ottaviani, non più Silvestro III, continuò nelle sue funzioni e venne riconosciuto vescovo di Sabina fino alla morte.
Dopo la sua deposizione ben nove pontefici gli succedettero mentre era in vita (Gregorio VI, Clemente II, Damaso II, Leone IX, Vittore II, Stefano IX, Benedetto X, Niccolò II, Alessandro II) ma mai, alla morte o deposizione di nessuno di loro, alcuno pensò di reintegrarlo nella sua carica, lasciandolo sempre in pace nella sua Sabina, sapendo che egli non ambiva a tornare sul Soglio Pontificio, non fu mai mandato in esilio o rinchiuso, fu semplicemente ignorato.
Sebbene il diritto di Silvestro III ad essere considerato un papa autentico fosse, in passato, aperto ad alcune discussioni (taluni lo consideravano antipapa, come è stato stabilito dal Concilio di Sutri e come è stato ritenuto per secoli), egli è comunque ora elencato ufficialmente come papa legittimo nell’Annuario Pontificio dal 20 gennaio al 10 marzo 1045; realmente il pontificato fu di soli ventidue giorni.
Della sua vita non si seppe più nulla, morì propabilmente nel 1062 circa.

 

Celestine-IV Celestino IV
Goffredo Castiglioni (o Castiglione) nasce a Milano da nobili milanesi, se ne ignora la data, nipote di Papa Urbano III.
Prese i voti e inizialmente vestì l’abito monacale nell’Abbazia di Altacomba, nella Savoia, dove scrisse una storia del Regno di Scozia. Nel 1228 introdusse l’Inquisizione a Milano. Nel 1239 fu nominato Vescovo cardinale di Sabina.
Alla morte di Papa Gregorio IX il collegio dei cardinali, diviso fra favorevoli e ostili all’Imperatore, stentava a trovare la maggioranza dei due terzi prevista dal Terzo Concilio Lateranense per decretare il nuovo pontefice: parte del Sacro Collegio intendeva eleggere il cardinale Romano Bonaventura, acerrimo nemico di Federico II che in quel periodo teneva prigionieri due cardinali; dopo quasi un mese di attese, il Senatore di Roma Matteo Rosso Orsini, autoritario e decisionista governatore della città, rinchiuse i dieci cardinali nel Settizonio sul colle Palatino, un rudere di un edificio spettacolare voluto dall’Imperatore Romano Settimio Severo. In pieno periodo estivo il clima torrido determinò la precarietà delle condizioni igieniche, inusuale per dei nobili e anziani cardinali: l’inglese Roberto di Somercotes, già gravemente malato, morì durante il conclave stesso. Non riuscendo una parte a prevalere sull’altra, l’accordo fu raggiunto su un candidato neutro, appunto il Castiglioni, uomo malato e quindi considerato di transizione, fu eletto all’unanimità il 25 ottobre 1241 (179º papa).
I cardinali elettori, esausti per il durissimo conclave, non attesero neanche la consacrazione e si allontanarono da Roma (temendo anche ciò che poi effettivamente accadde).
Celestino già seriamente malato celebrò l’insediamento a San Giovanni in Laterano il 28 ottobre.
Aggravatosi, anche a causa del duro regime imposto dal Senatore di Roma ai cardinali riuniti morì il 10 novembre successivo, dopo 17 giorni dalla nomina e 13 dalla consacrazione, il terzo pontificato più breve.
Tra gli studiosi si pensa che Celestino sia morto senza essere effettivamente consacrato, in quanto morì senza emblema e senza sigilli; secondo i Gesta Treverorum, morì avvelenato, questo spiegherebbe anche perchè i cardinali lasciarono la Santa Chiesa per molti giorni priva di un capo e come deserta: temevano una fine simile.
Anche se non fu consacrato l’annuario pontificio lo considera ugualmente nel numero dei papi.

 

urbano VII Urbano VII
Giovanni Battista Castagna nasce a Roma nell’agosto 1521 da genitori nobili.
Intraprende gli studi ecclesiastici e studia diritto civile e canonico all’Università di Perugia e di Padova
Nella Curia romana fu avvocato concistoriale e referendario dei tribunali della Segnatura Apostolica.
Dopo essere stato nominato prelato domestico, nel 1553 a Roma riceve gli ordini minori e maggiori dal vescovo di Saluzzo e vicario di Roma; il 4 aprile 1553 viene consacrato. Diversi incarichi diplomatici lo portano alla corte dei principali regni d’Europa, diviene Nunzio in Spagna fino al 1572, dove celebra il battesimo della prima figlia femmina di re Filippo II, l’infanta di Spagna Isabella Clara Eugenia.
Nel concistoro del 1583 venne nominato cardinale presbitero. Nel 1585 prese parte al conclave che elesse papa Sisto V; nel 1586 viene nominato inquisitore generale del Sant’Uffizio.
Fu eletto papa nel settembre del 1590 (228º papa).
Era di spirito molto caritatevole, appena eletto fece distribuire gran parte del suo patrimonio ai poveri della città; fece capire al parentado che non era più tempo di vita gaia, dicendo che, a parte il governo della Chiesa, il suo scopo principale sarebbe stato quello di dare assistenza ai bisognosi.
La malaria lo uccise dopo solo 13 giorni di pontificato, il più breve della storia, a Roma. Destinò l’eredità paterna alla confraternita dell’Annunziata (S. Maria sopra Minerva) perchè tale somma venisse distribuita come dote tra le ragazze da marito indigenti.
Fu sepolto in questa chiesa in un monumento eretto per gratituidine dalla stessa confraternita.

 

luciani Papa Giovanni Paolo I (papa Luciani)
Albino Luciani nasce a Forno di Canale nell’ottobre 1912.
Inizia il suo percorso nel 1959 a Belluno; nel 1969 fu nominato Patriarca di Venezia e gli fu donata la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto dove si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi, posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all’abitato di Vittorio Veneto: avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente. Non fece mancare il suo appoggio e il dialogo diretto con gli operai di Marghera, spesso in agitazione. Anche per questo maturò la consapevolezza del bisogno da parte della Chiesa di adeguarsi ai nuovi tempi e riavvicinarsi alla gente
A malincuore lascia questa città per prendere le redini dei bilanci della chiesa  in grave passivo (erano gli anni in cui lo IOR, la Banca Vaticana, era entrato in crisi), non nascose mai di sopportare a fatica la gestione economica della Chiesa, specie negli anni in cui lo IOR fu diretto dall’arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, sostenendo che la Chiesa avrebbe dovuto avere una condotta economica il più trasparente possibile e coerente agli insegnamenti del Vangelo.
Mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone di poca cultura, per la sua chiarezza nell’esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti. Avvertì in anticipo i nuovi venti della “contestazione”, ribadendo l’importanza dell’Azione Cattolica che cominciava a sentire il peso degli anni. Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa.
La sua indole bonaria non era però piegata alle idee correnti della moda, ad esempio, si batté apertamente contro l’istituzione del divorzio durante il referendum del 1974, opponendosi apertamente come Vescovo ad alcune associazioni cattoliche che si schieravano a favore del divorzio.
Anticipò la messa non in latino e l’ostia sulla mano invece che in bocca per motivi igienici.
Nel 1966, compì una storica visita pastorale nelle missioni africane durante la quale conobbe usi e costumi delle popolazioni locali, celebrò Messa in chiese affollatissime, imparò un po’ di lingua kirundi, sopportò a fatica il clima e le zanzare e subì tutta una serie di imprevisti, tra cui una zecca sotto un’unghia e l’impantanamento della jeep su cui viaggiava: in quell’occasione Luciani non si fece problemi a scendere dal mezzo e spingere la vettura insieme agli altri. Questa serie di incontri ravvicinati con le realtà africane, così come i successivi in Sudamerica, fece aumentare la sua sensibilità riguardo ai problemi delle popolazioni del terzo mondo.
Devoto alla Madonna di Fatima, incontrò Suor Lucia che gli avrebbe rivelato il contenuto del Terzo Segreto (o, più correttamente, la III parte del Segreto o Messaggio) di Fatima e che gli abbia predetto la sua elezione e il breve pontificato,  nel 2006 il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha definito questa storia “tesi vecchia e priva di fondamento”. A tal proposito il fratello Edoardo vide il cardinale Luciani tornare molto scosso dal viaggio a Fatima: era diventato silenzioso e spesso assorto nei pensieri e quando gli chiese cosa avesse, Albino rispose: “Penso sempre a quello che ha detto Suor Lucia”.  Mai aveva pensato alla carriera ecclesiastica, ma fu eletto papa il 26 agosto 1978 (ultimo di nazionalità italiana).
Il suo ministero iniziò il 3 settembre con una messa celebrata nella Piazza antistante la Basilica. Per la prima volta dopo molti secoli il Papa non sarebbe stato incoronato: Luciani fece infatti sostituire la tradizionale cerimonia di incoronazione con una “solenne cerimonia per l’inizio del ministero petrino”, nel corso della quale, in luogo dell’imposizione sul capo della tiara (che con il suo pontificato cadde in disuso), gli fu imposto sulle spalle il pallio. Inizialmente non volle nemmeno usare la sedia gestatoria, salvo poi cedere per ragioni pratiche: essendo alta rispetto al terreno, la sedia gestatoria consentiva ai fedeli di godere di una migliore visibilità del papa.
Fu il primo papa a parlare di sé in termini umani, ammettendo con inusitata umiltà la timidezza del suo carattere, nonché la paura che lo colse quando si rese conto di essere stato eletto papa: “Tempestas magna est super me”. Così come non altri prima, espresse pubblicamente una sensazione d’inadeguatezza al ruolo.
Colto teologo, era considerato per certi versi un conservatore, pubblico difensore dell’Humanae Vitae, che si apprestava a ratificare con una sua enciclica che però mai vide la luce.
Una certa morbidezza nei confronti della questione degli anticoncezionali e della contraccezione, anzi una qualche apertura per l’argomento dopo un convegno delle Nazioni Unite sul tema della sovrappopolazione, furono oggetto di una censura da parte dell’Osservatore Romano, che non pubblicò i commenti papali. Già dai tempi del Concilio Vaticano II (al quale partecipò come membro della commissione allargata sui problemi della famiglia e del controllo delle nascite), infatti, Luciani aveva mostrato idee piuttosto progressiste, parlando di “maternità responsabile” e appoggiando a determinate condizioni l’uso degli anticoncezionali.
Papa Luciani, si spense presumibilmente tra le ore 23:00 del 28 settembre 1978 e le ore 5:00 del 29 settembre, nel suo appartamento privato a causa di un infarto miocardico, secondo un comunicato ufficiale della Santa Sede. Nei giorni successivi alla morte venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l’autopsia sul corpo del papa, richiesta respinta dal collegio cardinalizio in quanto non prevista dal protocollo.
Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978.
Il suo pontificato durò trentatré giorni.
Alcuni mesi dopo iniziarono a circolare alcune ipotesi alternative sulla sua morte: a fare scalpore fu soprattutto la teoria sviluppata dal giornalista investigativo britannico David Yallop sei anni dopo, nel best seller In nome di Dio, in cui l’autore ipotizza un omicidio a sfondo politico ad opera di alcuni cardinali che si opponevano agli interventi di riforma programmati da Papa Luciani (in particolare quella dello I.O.R.) e all’apertura verso la contraccezione. Successivamente hanno alimentato questa tesi le dichiarazioni di un pentito di Cosa Nostra, Vincenzo Calcara, da prendere con cautela per mancanza di riscontri oggettivi; la teoria di Yallop è stata confutata da numerosi autori; per lo storico John Pollard, Yallop non si dimostra molto affidabile e la sua tesi non risulta sostenibile. Al di là delle ipotesi editoriali, Giovanni Paolo I non godeva di buona salute: un embolo durante un viaggio in aereo lo aveva privato della vista in un occhio per qualche tempo e lui stesso, durante l’ultima udienza generale da lui tenuta, confessò, rivolgendosi agli ammalati presenti, di essere stato otto volte in ospedale e di essersi sottoposto a quattro operazioni. Questa parte del discorso non appare nel sito ufficiale del Vaticano. Poco dopo la sua morte da più parti del mondo cattolico sono giunte le richieste per l’apertura del processo di beatificazione. La richiesta è stata formalizzata nel 1990 con la firma di 226 vescovi brasiliani, tra cui quattro cardinali. Il 26 agosto 2002 il vescovo di Belluno-Feltre Vincenzo Savio, al termine della messa celebrata a Canale d’Agordo in ricordo del XXIV anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Albino Luciani, ha annunciato l’avvio della fase preliminare di raccolta dei documenti e delle testimonianze necessarie per avviare il processo di beatificazione. Dal 2003 è aperta la sia canonizzazione.
Il 27 giugno 2008 la Congregazione per le Cause dei Santi ha firmato il decreto di validità sugli atti dell’inchiesta diocesana sulla beatificazione.
Il 30 maggio 2009 si è concluso ad Altamura il processo sulla presunta guarigione miracolosa di Giuseppe Denora, un fedele pugliese della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti; gli atti sono stati trasmessi alla Congregazione per le Cause dei Santi in attesa che la consulta medica e la consulta teologica si esprimano in merito.
Il 25 marzo 2010 la Congregazione per le Cause dei Santi ha sancito la validità del processo diocesano sulla guarigione di Giuseppe Denora. Il miracolo dovrà essere investigato nel merito attraverso un supplemento d’indagine condotto dalla consulta medica di laici.
Nell’aprile 2015 la diocesi di Vittorio Veneto comunica che il miracolo non è stato riconosciuto tale dalla commissione di esperti incaricati; tuttavia il processo di beatificazione di Albino Luciani risulta bloccato in attesa di un nuovo miracolo.  Viene ricordato come il “Papa del Sorriso” e “Sorriso di Dio”.
Il Time e altri settimanali anglosassoni lo chiamarono The September Pope, “Il Papa di Settembre”.

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Palazzo Firenze

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Questo palazzo si trova a Roma, nell’omonima piazza.
E, nella migliore tradizione romana, troviamo ancora un papa legato alla storia urbana di questa città. La storia del palazzo ebbe inizio nel 1516, quando il segretario apostolico Jacopo Cardelli, che viveva con una gentildonna, Antonia de Raho, decise di comprare nel rione Campo Marzio un ampio appezzamento di terreno per costruirvi una dimora sufficiente per la sua numerosa famiglia: la de Raho gli aveva dato, infatti, ben dieci figli naturali. Il palazzo passò, dopo la sua morte, al cardinale Ridolfo Pio da Carpi, che vi risiedette fino al 1547. Al suo posto subentrò la famosa cortigiana Tullia d’Aragona, colta e bellissima, che vi rimase soltanto tre anni. Per il Giubileo, papa Paolo III avviò un grandioso piano di rinnovamento del quartiere di Campo Marzio (in stato di abbandono sin dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente) con lo scopo di aprire via Trinitatis (attuali vie dei Condotti e della Fontanella di Borghese) per collegare la zona del Pincio al porto di Ripetta; alla sua morte (1549), l’opera fu proseguita dal successore, Giulio III del Monte.
Il nuovo pontefice fece acquistare per i suoi familiari diversi palazzi di Campo Marzio per farli diventare un’unica grande residenza, non potendosi permettere un palazzo suntuoso come quello dei Farnese.
Per “creare” un vero palazzo rinascimentale si appoggiò all’architetto toscano Bartolomeo Ammannati, che aveva già lavorato per la decorazione della villa e della cappella della famiglia del pontefice in San Pietro in Montorio. La decorazione di alcuni ambienti fu realizzata da Prospero Fontana tra 1553 e 1555:loggia la loggia del pianterreno (prima detta del Primaticcio perchè si pensava che gli affreschi fossero una sua opera) decorata con  nove riquadri maggiori sulla volta, sono scene tratte dalla mitologia e dalla storia antica e alludono, in vario modo, ai proprietari, alcune immagini (Giove allattato dalla capra Amaltea e la Contesa delle Pieridi) sono ambientate su un monte (richiamo al cognome di Giulio III), altre costituivano lo stemma personale di alcuni membri della famiglia (l’immagine di Ercole al bivio compariva sullo stemma di Balduino); il Camerino dei Continenti prende il nome dal riquadro centrale che raffigura tre delle quattro parti del mondo, ovvero Asia, Africa e Europa; la Sala del Granducai dai magnifici soffitti intagliati.
Alla morte di Giulio III, e con caduta in disgrazia dei suoi eredi, il palazzo venne confiscato da Pio IV; tra il 1561 e il 1562 il granduca Cosimo Isi acquistò l’edificio grazie ai figli cardinali, prima Giovanni e poi Ferdinando, quest’ultimo fece ornare da Jacopo Zucchi i soffitti della stanza degli Elementi e di quella delle Stagioni; dal palazzo potrebbero provenire anche le nove tele da soffitto dello Zucchi, fatte trasferire a Firenze da Ferdinando, ormai divenuto granduca, per ornare la sala delle Carte Geografiche degli Uffizi. Quando Ferdinando abbandonò il palazzzo perchè insufficiente a ospitare una corte, nel 1587 divenne sede dell’ambasciatore fiorentino a Roma.
Nel 1872 divenne residenza del Ministro di Grazia e Giustizia, quindi sede dell’Avvocatura dello Stato.
Dal 1926 vi ha sede la Società Dante Alighieri.

 
chisiamo2 La Società Dante Alighieri fu fondata da un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci nel 1889, ha il compito di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana attraverso conferenze, mostre e concerti. Dal 2008 è entrata a far parte della giuria del Premio Strega. Grazie ai Comitati all’estero istituisce e sussidia scuole, biblioteche, circoli e corsi di lingua e cultura italiane, diffonde libri e pubblicazioni. Assegna premi e borse di studio.

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Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

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È una basilica minore situata in Via Giulia, chiesa nazionale dei fiorentini, e suggerisco a tutti coloro che passano per Roma di andarla a visitare, ne vale la pena…

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Nel 1508 venne aperta via Giulia, che congiungeva il cuore di Roma al Vaticano.
Nello stesso anno papa Leone X ordinò un concorso per la costruzione di una chiesa, intitolata a San Giovanni Battista patrono di Firenze, per la numerosa comunità fiorentina che viveva in quella zona e che il papa supportava essendo toscano di casa Medici; parteciparono tutti i più grandi architetti dell’epoca: Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo e Baldassarre Peruzzi.
fiore Risultò vincitore, Jacopo Sansovino che iniziò la costruzione nel 1519 ma che incontrò subito alcuni problemi in quanto la chiesa era in parte edificata nel letto del fiume Tevere; edificare la chiesa nelle sabbie del fiume richiedeva ingendi finanze e questo provocò l’allontanamento del Sansovino. La commissione passò ad Antonio da Sangallo il Giovane, ma pur risolvendo parti del problema neanche lui riuscì a dare seguito al progetto. Subentra così Michelangelo Buonarroti che presenta cinque splendidi disegni per una chiesa a pianta centrale e ne affida la realizzazione al suo allievo Tiberio Calcagni, ma l’effettiva edificazione della chiesa avviene con il coinvolgimento di Giacomo della Porta che imposta una chiesa a pianta basilicale con tre navate su pilastri arcuati e cinque cappelle; è la chiesa che, pur con qualche ritocco, è quella che sostanzialmente vediamo oggi. Il completamento dell’opera si deve a Carlo Maderno che aggiungerà transetti con tre pareti piane, con finestroni ed edificando nel 1634 la cupola chsgfiorentini30.
Nel 1734 la chiesa fu definitivamente completata con la facciata di Alessandro Galilei.
All’interno della chiesa sono visibili veri e propri capolavori della scultura barocca: il monumentale e suggestivo  gruppo scultoreo dell’altare maggiore “Battesimo di Cristo” di Antonio Raggiant sgiovannifiorentini2; ai lati i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue de “La Fede” di Ercole Ferrata chsgfiorentini18 e de “La Carità” di Domenico Guidi fiorentini; del Settecento sono i ritratti marmorei di alcini membri della famiglia Falconieri inseriti in medaglioni retti da putti; e ancora “La Giustizia” di Michel Anguier e “La Fortezza” di Leonardo Reti; il transetto è arricchito dai busti commemorativi di Antonio Barberini (Bernini), di Pietro Francesco De Rossi, di Domenico Guidi, di Ottaviano Acciaioli, di Ercole Ferrata, e di Ottavio Corsini (Algardi); nei pilastri delle navate troviamo il monumento a Francesca Calderini Pecori Riccardi di Antonio Raggi (1655) P5515, il monumento ad Alessandro Gregorio Capponi, disegnato da Ferdinando Fuga e scolpito nel 1746 da Michelangelo Slodtz; il monumento a Girolamo Samminiati di Filippo della Valle (1733). Meravigliose sono le statue e i bassorilievi in stucco bianco e dorato; raffinate la Cappella della Madonna della Misericordia mmm e la Cappella Sacchetti dove sull’altare, inquadrato in una base di marmo nero africano lucidato a specchio, spicca il bellissimo crocefisso in bronzo realizzato da Paolo Sanquirico cro; nella Cappella di Gesù Misericordioso si può ammirare una scultora di Gino Giannetti.
Di questa chiesa fu parroco Filippo Neri per dieci anni, qui fondò la Congregazione dell’Oratorio. Filippo Neri fu chiamato dai fiorentini che desideravano avere a capo della chiesa una figura carismatica; Filippo però non ne amava l’ambiente che riteneva troppo “nobile”, frequentemente tornava alla sua precedente chiesa di San Girolamo della Carità; al santo è dedicata una cappella dove è conservato il busto del santo, reliquiario della croce alla quale era solito rivolgere la propria preghiera rel.
Nella chiesa sono sepolti diversi personaggi importanti.
Sulla facciata troviamo lavori dei scultori fine barocco: Filippo della Valle, Paolo Benaglia, Pietro Bracci, Domenico Scaramuccia, Salvatore Sanni, Francesco Queirolo, Simone Martinez, Gaetano Altobelli, Carlo Pacilli, Giuseppe Canard.
Accanto alla chiesa c’è il Museo San Giovanni de’ Fiorentini dove è visibile la bellissima statua di un giovane San Giovanni Battista b, attribuita per anni a Donatello ma, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, oggi si sa essere opera di Michelangelo; busti opera di Giovan Lorenzo Bernini, di Pompeo Ferrucci; il rilievo con la Vergine, Sant’Anna e il Bambino di Pierino da Vinci mad; il crocifisso bronzeo di Antonio Raggi cr; il reliquiario del piede di Santa Maria Maddalena della bottega di Benvenuto Cellini in argento, bronzo e oro pied; l’ostensorio in argento di Luigi Valadierval.
Alcune curiosità: sotto il pavimento è sepolto Carlo Maderno e nella stessa tomba il Borromini, suo nipote, questi morì suicida nel 1667 gettandosi sulla spada che lo trafisse, la sepoltura di un suicida in un luogo consacrato può stupire, ma all’artista, che agonizzò per due giorni, fu concessa perchè accettò i Sacramenti e si pentì del gesto compiuto, dovuto alla grave malattia che da tempo lo affliggeva; nella chiesa è sepolto anche Onofrio del Grillo che ispirò il personaggio principale del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi mar; all’interno della chiesa è possibile l’ingresso agli animali; la cupola, di forma particolarmente allungata, viene chiamata dai romani “il confetto succhiato”….cup

 

 

SanGiovanniDeiFiorentini

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 Hendrik Frans van Lint

Hendrik Frans van Lint

 

 
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