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"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Palazzo Firenze

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Questo palazzo si trova a Roma, nell’omonima piazza.
E, nella migliore tradizione romana, troviamo ancora un papa legato alla storia urbana di questa città. La storia del palazzo ebbe inizio nel 1516, quando il segretario apostolico Jacopo Cardelli, che viveva con una gentildonna, Antonia de Raho, decise di comprare nel rione Campo Marzio un ampio appezzamento di terreno per costruirvi una dimora sufficiente per la sua numerosa famiglia: la de Raho gli aveva dato, infatti, ben dieci figli naturali. Il palazzo passò, dopo la sua morte, al cardinale Ridolfo Pio da Carpi, che vi risiedette fino al 1547. Al suo posto subentrò la famosa cortigiana Tullia d’Aragona, colta e bellissima, che vi rimase soltanto tre anni. Per il Giubileo, papa Paolo III avviò un grandioso piano di rinnovamento del quartiere di Campo Marzio (in stato di abbandono sin dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente) con lo scopo di aprire via Trinitatis (attuali vie dei Condotti e della Fontanella di Borghese) per collegare la zona del Pincio al porto di Ripetta; alla sua morte (1549), l’opera fu proseguita dal successore, Giulio III del Monte.
Il nuovo pontefice fece acquistare per i suoi familiari diversi palazzi di Campo Marzio per farli diventare un’unica grande residenza, non potendosi permettere un palazzo suntuoso come quello dei Farnese.
Per “creare” un vero palazzo rinascimentale si appoggiò all’architetto toscano Bartolomeo Ammannati, che aveva già lavorato per la decorazione della villa e della cappella della famiglia del pontefice in San Pietro in Montorio. La decorazione di alcuni ambienti fu realizzata da Prospero Fontana tra 1553 e 1555:loggia la loggia del pianterreno (prima detta del Primaticcio perchè si pensava che gli affreschi fossero una sua opera) decorata con  nove riquadri maggiori sulla volta, sono scene tratte dalla mitologia e dalla storia antica e alludono, in vario modo, ai proprietari, alcune immagini (Giove allattato dalla capra Amaltea e la Contesa delle Pieridi) sono ambientate su un monte (richiamo al cognome di Giulio III), altre costituivano lo stemma personale di alcuni membri della famiglia (l’immagine di Ercole al bivio compariva sullo stemma di Balduino); il Camerino dei Continenti prende il nome dal riquadro centrale che raffigura tre delle quattro parti del mondo, ovvero Asia, Africa e Europa; la Sala del Granducai dai magnifici soffitti intagliati.
Alla morte di Giulio III, e con caduta in disgrazia dei suoi eredi, il palazzo venne confiscato da Pio IV; tra il 1561 e il 1562 il granduca Cosimo Isi acquistò l’edificio grazie ai figli cardinali, prima Giovanni e poi Ferdinando, quest’ultimo fece ornare da Jacopo Zucchi i soffitti della stanza degli Elementi e di quella delle Stagioni; dal palazzo potrebbero provenire anche le nove tele da soffitto dello Zucchi, fatte trasferire a Firenze da Ferdinando, ormai divenuto granduca, per ornare la sala delle Carte Geografiche degli Uffizi. Quando Ferdinando abbandonò il palazzzo perchè insufficiente a ospitare una corte, nel 1587 divenne sede dell’ambasciatore fiorentino a Roma.
Nel 1872 divenne residenza del Ministro di Grazia e Giustizia, quindi sede dell’Avvocatura dello Stato.
Dal 1926 vi ha sede la Società Dante Alighieri.

 
chisiamo2 La Società Dante Alighieri fu fondata da un gruppo di intellettuali guidati da Giosuè Carducci nel 1889, ha il compito di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana attraverso conferenze, mostre e concerti. Dal 2008 è entrata a far parte della giuria del Premio Strega. Grazie ai Comitati all’estero istituisce e sussidia scuole, biblioteche, circoli e corsi di lingua e cultura italiane, diffonde libri e pubblicazioni. Assegna premi e borse di studio.

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Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

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È una basilica minore situata in Via Giulia, chiesa nazionale dei fiorentini, e suggerisco a tutti coloro che passano per Roma di andarla a visitare, ne vale la pena…

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Nel 1508 venne aperta via Giulia, che congiungeva il cuore di Roma al Vaticano.
Nello stesso anno papa Leone X ordinò un concorso per la costruzione di una chiesa, intitolata a San Giovanni Battista patrono di Firenze, per la numerosa comunità fiorentina che viveva in quella zona e che il papa supportava essendo toscano di casa Medici; parteciparono tutti i più grandi architetti dell’epoca: Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo e Baldassarre Peruzzi.
fiore Risultò vincitore, Jacopo Sansovino che iniziò la costruzione nel 1519 ma che incontrò subito alcuni problemi in quanto la chiesa era in parte edificata nel letto del fiume Tevere; edificare la chiesa nelle sabbie del fiume richiedeva ingendi finanze e questo provocò l’allontanamento del Sansovino. La commissione passò ad Antonio da Sangallo il Giovane, ma pur risolvendo parti del problema neanche lui riuscì a dare seguito al progetto. Subentra così Michelangelo Buonarroti che presenta cinque splendidi disegni per una chiesa a pianta centrale e ne affida la realizzazione al suo allievo Tiberio Calcagni, ma l’effettiva edificazione della chiesa avviene con il coinvolgimento di Giacomo della Porta che imposta una chiesa a pianta basilicale con tre navate su pilastri arcuati e cinque cappelle; è la chiesa che, pur con qualche ritocco, è quella che sostanzialmente vediamo oggi. Il completamento dell’opera si deve a Carlo Maderno che aggiungerà transetti con tre pareti piane, con finestroni ed edificando nel 1634 la cupola chsgfiorentini30.
Nel 1734 la chiesa fu definitivamente completata con la facciata di Alessandro Galilei.
All’interno della chiesa sono visibili veri e propri capolavori della scultura barocca: il monumentale e suggestivo  gruppo scultoreo dell’altare maggiore “Battesimo di Cristo” di Antonio Raggiant sgiovannifiorentini2; ai lati i sepolcri della famiglia Falconieri con le statue de “La Fede” di Ercole Ferrata chsgfiorentini18 e de “La Carità” di Domenico Guidi fiorentini; del Settecento sono i ritratti marmorei di alcini membri della famiglia Falconieri inseriti in medaglioni retti da putti; e ancora “La Giustizia” di Michel Anguier e “La Fortezza” di Leonardo Reti; il transetto è arricchito dai busti commemorativi di Antonio Barberini (Bernini), di Pietro Francesco De Rossi, di Domenico Guidi, di Ottaviano Acciaioli, di Ercole Ferrata, e di Ottavio Corsini (Algardi); nei pilastri delle navate troviamo il monumento a Francesca Calderini Pecori Riccardi di Antonio Raggi (1655) P5515, il monumento ad Alessandro Gregorio Capponi, disegnato da Ferdinando Fuga e scolpito nel 1746 da Michelangelo Slodtz; il monumento a Girolamo Samminiati di Filippo della Valle (1733). Meravigliose sono le statue e i bassorilievi in stucco bianco e dorato; raffinate la Cappella della Madonna della Misericordia mmm e la Cappella Sacchetti dove sull’altare, inquadrato in una base di marmo nero africano lucidato a specchio, spicca il bellissimo crocefisso in bronzo realizzato da Paolo Sanquirico cro; nella Cappella di Gesù Misericordioso si può ammirare una scultora di Gino Giannetti.
Di questa chiesa fu parroco Filippo Neri per dieci anni, qui fondò la Congregazione dell’Oratorio. Filippo Neri fu chiamato dai fiorentini che desideravano avere a capo della chiesa una figura carismatica; Filippo però non ne amava l’ambiente che riteneva troppo “nobile”, frequentemente tornava alla sua precedente chiesa di San Girolamo della Carità; al santo è dedicata una cappella dove è conservato il busto del santo, reliquiario della croce alla quale era solito rivolgere la propria preghiera rel.
Nella chiesa sono sepolti diversi personaggi importanti.
Sulla facciata troviamo lavori dei scultori fine barocco: Filippo della Valle, Paolo Benaglia, Pietro Bracci, Domenico Scaramuccia, Salvatore Sanni, Francesco Queirolo, Simone Martinez, Gaetano Altobelli, Carlo Pacilli, Giuseppe Canard.
Accanto alla chiesa c’è il Museo San Giovanni de’ Fiorentini dove è visibile la bellissima statua di un giovane San Giovanni Battista b, attribuita per anni a Donatello ma, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, oggi si sa essere opera di Michelangelo; busti opera di Giovan Lorenzo Bernini, di Pompeo Ferrucci; il rilievo con la Vergine, Sant’Anna e il Bambino di Pierino da Vinci mad; il crocifisso bronzeo di Antonio Raggi cr; il reliquiario del piede di Santa Maria Maddalena della bottega di Benvenuto Cellini in argento, bronzo e oro pied; l’ostensorio in argento di Luigi Valadierval.
Alcune curiosità: sotto il pavimento è sepolto Carlo Maderno e nella stessa tomba il Borromini, suo nipote, questi morì suicida nel 1667 gettandosi sulla spada che lo trafisse, la sepoltura di un suicida in un luogo consacrato può stupire, ma all’artista, che agonizzò per due giorni, fu concessa perchè accettò i Sacramenti e si pentì del gesto compiuto, dovuto alla grave malattia che da tempo lo affliggeva; nella chiesa è sepolto anche Onofrio del Grillo che ispirò il personaggio principale del film Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi mar; all’interno della chiesa è possibile l’ingresso agli animali; la cupola, di forma particolarmente allungata, viene chiamata dai romani “il confetto succhiato”….cup

 

 

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 Hendrik Frans van Lint

Hendrik Frans van Lint

 

 
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Fiammetta Michaelis

Nasce a Firenze nel 1465 da Michele e Santa Cassini.
Quando muore il padre nel 1479, si trovava con la madre a Roma già dal 1478. Fiammetta riceve come dote, una vigna presso il Vaticano, case (una in via dei Coronari, una in via degli Acquasparta, una con torre nello scomparso vicolo della Palma), tutte proprietà che appartenevano al cardinale Giacomo Ammannati Piccolomini, morto quello stesso anno.
E si, una dote, perchè la bellissima fiorentina era una cortigiana, tra le più ambite di Roma, definita negli ambienti papali “damigella di singolare beltà”. Fiammetta aveva tredici anni ed era ben istradata dalla madre, anche essa “cortigiana”.
A Roma le cortigiane (modo elegante per definire le prostitute nel Rinascimento) erano divise in categotie: “cortigiane da lume o da candela” di infima condizione, “da gelosia e da impannata” che sostavano dietro le imposte della finestra e attiravano i clienti, “domenicali” che esercitavano il mestiere solo di festa, e “cortigiane oneste”, donne agiate, con un buon livello culturale, capaci all’occorrenza di recitare una poesia o di sostenere una dotta discussione, queste frequentavano solo persone di alto rango; neanche a dirlo, Fiammetta apparteneva a quest’ultimo tipo.
Torniamo alla “dote” che alla lettura del testamento del porporato creò grande scandalo anche per quell’epoca; Sisto IV fece bloccare il testamento dove fu corretta la motivazione e cioè che la dote venne concessa non per i servigi (durati un anno e mezzo) ma “per amore di Dio e per provvederla di una dote”.

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fiammetta Il palazzetto definito la casa di Fiammetta, fa angolo con quella che oggi viene chiamata Piazza Fiammetta e Via dell’Acquasparta, è un bell’edificio quattrocentesco a due piani, con un portico sorretto da colonne e pilastri, una delle finestre, quella centrale presenta, un davanzale ornato. Dopo vari passaggi, alla fine dell’Ottocento la casa entrò in possesso della famiglia Bennicelli che, ai primi del Novecento, la fece restaurare apponendovi lo stemma di famiglia che è tuttora presente sopra il porticato. Che li vi abbia abitato la donna lascia ancora qualche dubbio perchè si sa che l’aveva affittata per 26 ducati l’anno. Si pensa che il nome della piazza derivi, non dal fatto che la donna vi abitasse, ma dal fatto che la bella Fiammetta amava li passeggiare. In realtà sembra che  abitasse nel piccolo rione Immagine di Ponte, in una casa che potrebbe essergli stata donata da Cesare Borgia.
Perchè Fiammetta è stata anche legata, come amante, e fu la preferita, a Cesare Borgia (figlio del papa Alessandro VI, sempre porpore in giro…) nel 1483. I due si incontravano nella vigna ereditata da lei vicino al Vaticano.
Fiammetta aveva sempre espresso il desiderio di essere sepolta nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, all’epoca frequentata dalle prostitute romane e dove era sepolto il cardinale Ammannati, così fu fatto alla sua morte, avvenuta nel 1512; fu sepolta nella cappella da lei acquistata nel 1506 che aveva fatto decorare dal fiorentino Iacopo Indaco con affreschi e una pala della Pietà, poi donata nel 1606 al cardinale Scipione Borghese. Le cortigiane che si recavano a Sant’Agostino per pregare o farsi confessare erano molto generose con le elargizioni alla chiesa e spesso vi venivano seppellite, magari in cappelle dedicate con il loro nome. Così accanto a Santa Monica e illustri Cardinali giacevano anche le cortigiane d’alto bordo, come Giulia Campana e la famosissima Tullia d’Aragona. Purtroppo non rimane traccia di nessuno dei loro monumenti sepolcrali, spazzati via, insieme ai loro resti, dalla controriforma.
Nel testamento della bella cortigina, rilasciato ad un notaio il 19 febbraio 1512, nel quale è indicata come “Fiammetta del Duca di Valentino” (con riferimento a Borgia), lasciò tutto in eredità al “fratello” Andrea, che in realtà era suo figlio.

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Intrecci

cletyo  Anacleto (o Cleto) è stato papa dal 76 all’88; fu il papa che per primo ordinò i sacerdoti, ben 25, e fu colui che impose a questi la rasatura dei capelli (pratica rimasta in vigore per diversi secoli).
PlinioDurante il suo papato, il 24 agosto del 79, si ebbe l’eruzione del Vesuvio, che causò la distruzione delle città di Stabiae, Ercolano e Pompei, di cui Plinio il giovane lascia un racconto angoscioso: “[…] Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori…..Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevan dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n’erano che per timore della morte invocavano la morte […]”.
tNel periodo dell’eruzione regnava Tito, tollerante verso i cristiani, che nell’80 innaugurò superbamente l’anfiteatro Flavio: fastose cerimonie che durarono 100 giorni consecutivi e che costarono la vita a migliaia di gladiatori.c
dMorto Tito salì agli onori della gloria imperiale Domiziano che progettò, a Campo Marzio, uno stadio (stadio Domiziano, attuale piazza Navona) per gare di atletica e ginnastica; fu innaugurato nell’85 e fu utilizzato non solo per gare atletiche ma anche equestri e musicali. Domiziano fu anche l’imperatore che scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani che culminò nell’anno 95;  e qui torniamo al papa con cui ho aperto questo post, alcuni storici di tradizione orale lo davano morto martire, ma il suo nome è stato rimosso dal Calendario universale della Chiesa, quindi non martirizzato,  essendo Anacleto (o Cleto) morto nell’88, quasi sicuramente di morte naturale.

Quanto erano pagani stì antenati miei! Amavano panem et circenses…pane e spettacoli/giochi….

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Il velo sul capo e papa Lino

Parlando con mia figlia di usanze religiose gli ho raccontato di quando le donne si coprivano la testa con un velo per assistere alla Messa…mia figlia è rimasta basita…”Il velo? Perchè? Tu lo hai mai portato?” “Si, le bambine erano dispensate fino ai 5-6 anni, ma lo portavi lo stesso, obbligatoriamente quando ricevevi l’Eucarestia”. Ha sorriso. Altri tempi. Ci è venuta la curiosità di sapere il perchè di questa tradizione. Tutto inizia con papa Lino.

 

Lino nasce a Volterra, ma non se ne conosce la data.

 Busto di san Lino papa (1521), terracotta invetriata (Benedetto Buglioni); Museo Diocesano d'Arte Sacra di Volterra

Busto di san Lino papa (1521), terracotta invetriata (Benedetto Buglioni); Museo Diocesano d’Arte Sacra di Volterra

Fu il primo successore di Pietro, quindi il 2° vescovo di Roma; fu papa dal 67 al 76, fu il primo papa italiano.
Sulla sua vita si sa pochissimo, di sicuro si sa solo che: il padre si chiamava Ercolano dei Mauri; che a Volterra fu edificata una chiesa dove, secondo la tradizione, era situata la casa del padre; che dopo essersi trasferito a Roma (per studiare) si convertì al Cristianesimo dopo l’incontro con Pietro; che fu lui a prescrivere che le donne per entrare in chiesa dovevano obbligatoriamente avere il capo coperto (da insegnamenti Biblici-Prima lettera ai Corinzi di San Paolo*), prescrizione decaduta alla fine degli anni 1970 circa; durante il suo pontificato scoppia in Palestina la rivolta contro il dominio romano: la “guerra giudaica” che porterà all’ocupazione di Gerusalemme e alla distruzione del tempio da parte dei romani. Gli sono attribuiti gli Atti apocrifi di San Pietro e Paolo e la disputa con Simon Mago.
Lino sarebbe stato martirizzato il 23 settembre del 79, mediante decapitazione, per decreto del console Saturnino, ma il fatto oggi si ritiene privo di fondamento perchè nel periodo che va sotto l’imperatore Vespasiano non si ha notizia di persecuzioni contro i cristiani, questo ha fatto si che S.Lino non si trova più nel calendario universale della Chiesa; sarebbe stato seppellito ai piedi del Colle Vaticano, accanto all’apostolo Pietro,  ciò è plausibile perchè i primi vescovi della Chiesa romana furono inumati tutti in quella zona e quando fu costruito l’attuale altare della confessione (1615), furono rinvenuti dei sarcofagi, tra i quali ve ne era uno con su scritta la parola Linus.
indexLino è citato da Dante nella Divina Commedia:
« Non fu la sposa di Cristo allevata
del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
per essere ad acquisto d’oro usata;

ma per acquisto d’esto viver lieto
e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano
sparser lo sangue dopo molto fleto. »
(Paradiso XXVII, 41-45)
*Dalla prima lettera di S. Paolo Apostolo ai Corinzi:
“Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio”.

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Una leggenda

Nell’anno 590 d.C. Roma era stremata dalla peste e si dice che chiunque starnutiva moriva.
Roma era talmente piena de morti che non si faceva in tempo a seppellirli;  si vedevano girare tante persone vestite a lutto che pregavano e piangevano; in più straripò anche il Tevere che portò altri morti e distruzione.
San_Michele_a_Gregorio_Magno In quel periodo era papa Gregorio Magno, con il nome di Gregorio I; per invocare la misericordia divina, questi organizzò una processione di tre giorni per chiedere la fine della terribile epidemia. Alla processione prese parte quasi tutta la cittadinanza, anche durante il corteo molti morirono per la peste.
In processione il papa fece portare alcune relliquie che si trovavano a San Pietro, bisognava chiedere perdono al Signore per i peccati della città e pregare e cantare ininterottamente.
san m La processione partì da San Pietro e attraversò i diversi rioni della città, mentre ritornava passò sul Ponte Sant’Angelo e arrivata sotto il mausoleo di Adriano, in cielo apparve un angelo, con la spada sfoderata che scendeve giù e andò a posarsi sopra il maschio del Castello, poi rinfoderò la spada e andò via, era L’Arcangelo Michele. Il Papa lesse in quel segno la volontà di Dio di perdonare i romani dei loro peccati e che avrebbe fatto cessare la peste; così fù. Era il 29 agosto del 590.
Il mausoleo di Adriano (mole Adriana) Roma, Museo della Civilta Romana, plastico di Roma antica è diventato il Castello dell’Angelo (Castel Sant’Angelo)caster
Per ricordare l’avvenimento fu scolpito nel bronzo, e posto sulla sommità del castello, l’angelo così come apparve alla folla e al papa, nella stessa posa.
angelo1L’angelo attualmente non è quello originale, è stato più volte sostituito. Quello attuale è alto circa 5 metri ed ha un’apertura alare di 6 metri.
piediLa leggenda narra anche che, dove l’angelo si fermò, lasciò impresse l’impronta dei piedi sul marmo; la pietra contenente le impronte fu successivamente staccata ed esposta ai fedeli fino verso il 1600; ora è nei Musei Capitolini (sala delle Colombe).
A Roma, dopo quel fatto si diceva (e ancora è così) a chi starnutiva “Salute”, se era un bimbo si diceva “Buono e Santo”.

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Domando…

…a chi passa di qua e ha voglia di rispondermi.
40120454Da diverso tempo ormai è palese che la Chiesa stagni in schemi inadatti al trascorrere del tempo, ci voleva un rinnovamento; la Chiesa ha scelto Francesco, papa dell’ordine dei geuiti, qualche cambiamento si avverte ma, secondo voi la Chiesa stà diventando più semplice? Più vera? Pìu’ vicina alla gente? Più vicina ai problemi dell’uomo e alla sua vita?.
Sono sincera, qualche dubbio ce l’ho. Questo papa ha portato senz’altro una ventata di rinnovamento, ma mi sembra che siamo di nuovo fermi, almeno nei fatti. Si sa che le parole scorrono sempre più veloci della realtà, ma possibile non si possa forzare di più? Senz’altro papa Francesco affascina le folle con la sua parola, l’ordine dei gesuiti è anche fondato sull’educare e lui in qualche modo lo stà facendo, ma la missione? Dov’è? Stà forse seminando nella speranza di raccogliere grandi frutti non solo tra i fedeli, ma anche tra le forzee ecclesiastiche che lo circondano? Un altro caposaldo dell’ Ordine dei gesuiti è  l’obbedienza ala papa. Francesco come fa ad obbedire al “suo” papa?

Papa Giovanni XXIII:”Mi accade spesso di svegliarmi di notte e cominciare a pensare a una serie di gravi problemi e decidsere di parlarne con il Papa. Poi mi sveglio completamente e mi ricordo che io sono il Papa.”

 

 
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San Pietro

s pietroSi chiamava Simone, fu uno dei dodici apostoli di Gesù; è considerato il primo papa della Chiesa cattolica.
Nasce in Galilea ed era un pescatore di Betsaida (sul lago Tiberiade) in Galilea.
Sposato, si trasferì con la moglie,  il padre, la suocera, il fratello Andrea e una propabile figlia, Petronilla, poi martire a Roma, a Cafarnao. La certezza che qui abitò è tratta dal ritrovamento, nel 1968, della casa che fu identificata come quella di Pietro, grazie alla presenza di alcuni attrezzi da pesca rinvenuti, ma soprattutto per il ritrovamento di alcuni graffiti raffiguranti Gesù e Pietro, databili al II secolo d.C.
Tra febbraio e marzo del 28, in riva al mare di Galilea, incontra Gesù che gli disse (secondo il racconto di S.Giovanni):”Tu sei Simone, figlio di Giona, tu sarai chiamato Cefa (pietra)”. Dopo un miracolo che lo coinvolge, Gesù gli dirà ancora:”…d’ora in poi tu sarai pescatore di uomini.” E ancora, chiamandlo Pietro:”…su questa pitra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: e qualunque cosa avrai sciolto sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli.”, da queste parole si fa riferimento alla creazione del papato.chiavi
Come capo della Chiesa, Pietro toccò diversi luoghi: Gerusalemme dove si ebbe il primo concilio (48-49); Antiochia, dove visse sette anni; Corinto e infine Roma, dove vi arrivò con la moglie e la figlia (che propabilmente era una discepola da lui battezzata).
A Roma sorgono diverese leggende sul santo: secondo la tradizione cristiana l’antico carcere Tullianum (o Mamertino), nel Foro Romano, sarebbe stato il luogo di detenzione dell’apostolo Pietro dove, nella cella più bassa, resa accessibile mediante una strettissima scala, e con la fonte d’acqua miracolosamente fatta scaturire, lui e l’apostolo Paolo (anche lui imprigionato), battezzarrono e convertirono compagni di cella e carcerieri; si dice che Pietro, scendendo nel Tullianum, cadde battendo il capo contro la parete lasciando in tal modo la propria impronta nella pietra (dal 1720 protetta da una grata), l’episodio è rievocato dal Belli nel sonetto

San Pietr’ in carcere

La mejo cosa che a campo Vaccino
Se facessi a li tempi de Nerone
Fu a ppied’a campidojo una priggione,
Che ttutti ce parlaveno latino.
Quer logo se chiamava er Mammerdino;
E nun credete a me che sso un cojone,
Ma ffatevene fa la spiegazzjone
Da un certo avocatuccio piccinino
E ppropio quella la priggione, indoye
Ce fotterno san Pietro carcerato
Prima c’annassi a le Carcere nove.
E lui ce fece quer pozzo affatato
Che da tant’anni, o ttempo bono, o ppiove,
E’ ssempre pieno, e nun z’e mai votato.

E ancora: la chiesa dei Ss. Nereo e Achilleo, (che già nel V sec. si chiamava in fasciola) ricorderebbe la “fasciola”, la benda che ricopriva la ferita a un piede, cadutagli mentre, in fuga dal carcere Mamertino, usciva da Roma; la minuscola chiesa del Domine, quo vadis?, sulla via Appia, fu costruita dove Cristo sarebbe apparso a Pietro in fuga da Roma e, alla richiesta dell’apostolo «Signore, dove vai?», avrebbe risposto «A Roma per essere di nuovo crocifisso», questo determinò il ritorno di Pietro sui suoi passi e l’accettazione del martirio; la cappella della Separazione sulla via Ostiense è ubicata dove Pietro e Paolo arrivarono dal carcere per poi separarsi verso luoghi diversi; le catene che lo tenevano avvinto sarebbero quelle custodite a S. Pietro in Vincoli in un’urna di bronzo dorato, si dice anche che siano costituite da due diverse catene che avevano tenuto «in vincoli» l’apostolo, una in Palestina e l’altra a Roma; collocate nell’urna da S. Leone Magno,  venute a contatto si saldarono miracolosamente formando una catena unica di 38 anelli; la leggenda più pittoresca è quella legata alla pietra, conservata nella chiesa di S.Francesca Romana, sulla quale rimasero impresse le ginocchia di S. Pietro mentre pregava Dio di punire la superbia di Simon Mago che s’innalzava in aria, questo volo è narrato nelle Costituzioni apostoliche dallo stesso apostolo.
La morte di Pietro avvenne a Roma in un periodo che va dall’incendio del 64 alla morte di Nerone del 68; per tradizione si é fissata la data al 29 giugno del 67. Fu una delle vittime della persecuzione dell’imperatore che fece seguito a1l’incendio della città del quale Nerone accusò i cristiani. Non esiste un documento che indichi la data esatta ma con una serie di deduzioni si è giunti alla conclusione che essa avvenne esattamente il 13 ottobre del 64.
Scritti apocrifi indicano il luogo della sua crocifissione (avvenuta a capo in giù, come egli stesso richiese, ritenendosi indegno di morire come Cristo) presso l’obelisco di Nerone (quello che anticamente si trovava all’esterno dell’attuale sagrestia della basilica ed ora è situato al centro di piazza San Pietro) verso il monte, cioè nel circo di Nerone presso il colle Vaticano. L’apostolo fu sepolto nelle vicinanze dell’obelisco, dove rimase fino al 258 quando, per mettere al sicuro le spoglie durante la persecuzione di Valeriano, fu trasferito nelle catacombe di S. Sebastiano insieme ai resti di Paolo. Un secolo più tardi papa Silvestro I ripristinò le antiche sepolture e Pietro tornò in Vaticano, nel luogo in cui Costantino fece poi costruire la primitiva basilica. Sulla tomba di Pietro la tradizione cristiana ha espresso precedentemente altre versioni contrastanti, a causa delle due traslazioni che tale sepoltura ha subìto nei primi due secoli prima di tornare alla posizione originaria. Secondo la testimonianza del presbitero Gaio, riportata da Eusebio di Cesarea “se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa”. Comunque nessuna tradizione ha mai indicato altra città oltre Roma. Vari tentativi di ritrovare la tomba dell’apostolo risultarono infruttuosi per essere il sito stato utilizzato come necropoli anche nel II e III secolo, ma durante degli scavi sistematici effettuati nelle grotte vaticane a partire dal 1939 venne individuata, in corrispondenza dell’altare della Basilica di San Pietro, un’edicola, poggiata su un muro intonacato di rosso, su cui era leggibile il graffito in caratteri greci dal significato “Pietro è qui”, luogo generalmente indicato come tomba di Pietro. L’episodio è divenuto uno dei misteri archeologici di Roma, in quanto non venne rinvenuto, sul momento, alcun resto riconducibile ad una sepoltura. Solo nel 1965 uno degli operai che avevano partecipato agli scavi riferì che all’epoca gli era stato consegnato del materiale riposto in una scatola da scarpe abbandonata da qualche parte nei magazzini. La scatola rinvenuta conteneva: terra, frammenti d’intonaco rosso e di tessuto, monetine medievali e resti umani e animali. Le indagini scientifiche appurarono che i resti umani, risalenti al I secolo, appartenevano ad un uomo di 60-70 anni, la terra e l’intonaco rosso erano le stesse dell’edicola, i frammenti di stoffa erano di un drappo rosso intessuto d’oro e le monetine erano probabilmente state portate lì attraverso fessure e screpolature del terreno da topi ai quali infatti appartenevano i resti animali. Se non si poteva parlare di prove certe, gli indizi erano tali da poter confermare che l’edicola rinvenuta 16 anni prima doveva effettivamente essere la tomba di Pietrotomba pietro

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S. Eufemia

foroSulla piazza del foro Traiano c’era una piccollissima chiesa, demolita dal governo francese.
La sua origine: Lorenzo Ceruso, uomo di modeste condizioni, soprannominato “Il Letterato”, vedendo tanti bambini abbandonati girare per le strade di Roma, li prendeva per portarli a dormire, durante la notte, in una grotta vicino a San Lorenzo in Panisperna; comvinse un suo amico, Antonio, a fare lo stesso con le bambine, alloggiandole in una grotta vicinaSan_Lorenzo_in_PanispernaUn giorno Clemente VII,I mentre si trovavava a passare vicino alle grotte, si fermò vedendo Il Letterato e Antonio camminare accanto a due file di bambini; il papa si commosse e ordinò che le bambine fossero alloggiate in un vicolo a Colonna Traiana, che i bambini restarono sotto la cura del Ceruso, furono detti “i letterati”.
Alcuni dicono che la chiesa stava contro la colonna e si chiamava San Bernardino, nell’anno 1461 prese il nome di Santa Eufemia perchè divenne raccolta delle fanciulle zitelle sperse; oltre chiesa era anche conservatorio. Demolita la chiesa le zitelle sperse furono raccolte in Santa Caterina de’ Funari, poi nel 1814 nel monastero di Sant’Ambrogio, quindi nel 1848 nel conservatorio di San Paolo I eremita all’ Esquilino fino a quando fu edificata una nuova chiesa vicino al Foro Traiano. Il conservatorio era molto frequentato, dall’antico archivio risultano fino a 400 fanciulle che grazie ai lasciti e alle offerte di sostenitori potettero svolgere i propri studi; l’identità di alcuni di loro ci è nota grazie ad una serie di ritratti conservati dalle Suore del Preziosissimo Sangue di Cristo nella Sala dei Ritratti; si tratta di ventiquattro dipinti, non attribuiti, realizzati in un lungo arco di tempo, le didascalie dorate hanno permesso l’identificazione dei personaggi; il passare del tempo e i numerosi spostamenti danneggiarono i dipinti, che presentavano tagli e lacerazioni, alterazione della cromia originale a causa di vernici ossidate e sporco di varia natura soprammesso alla pellicola pittorica, cornici tarlate. Fortunatamente l’istituto Italiano Arte Artigianato e Restauro di Roma e il Lions Club di Roma Sistina li hanno completamente restaurati.
Tra i ritratti troviamo quello del pittore ed architetto Pietro Berrettini, noto come Pietro da Cortona, legato al Conservatorio, la sua casa distava poco dal Conservatorio; a questi fu affidata l ‘educazione di una giovane, poi da da lui adottata due anni prima che  morisse, e a cui lui affidò l’amministrazione dell’eredità, tanto che ancora oggi sono esistenti alcuni degli argenti lasciati dall’artista, tra i quali la testa reliquiario di Santa Martina, i cui resti vennero ritrovati dallo stesso Pietro da Cortona durante alcuni lavori da lui diretti nella chiesa dei santi Luca e Martina; per una precisa disposizione testamentaria dell’artista, fino al 1970, ogni 30 gennaio, giorno della festa della martire, l’oggetto veniva portato in processione dalle consorelle fino alla chiesa dedicata ai due santi.

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Un’antica villa scomparsa: Villa Montalto – Negroni

Qualcuno conosce la Stazione Stazione Termini di Roma? terminitermeLa costruzione e il rione Esquilino, che la circonda, sono vasti.   
peretti_a1Proprio questa vasta zona, per circa tre secoli, è stata occupata da una bellissima e sontuosa villa rinascimentale, la più grande che sia mai stata costruita dentro le mura aureliane: Villa Montalto.
Sisto15Fu voluta dal cardinale Felice Peretti (poi papa Sisto V) che nel 1570 comprò, dal medico romano Guglielmini, una prima vigna per 1500 scudi; dopo l’acquisto di zone limitrofe, nel 1576, commissionò all’architetto Domenico Fontana i lavori di inizio della villa; i lavori terminarono nel 1581.
FT250la_villa_peretti_montalto_all_esquilino_nell_incisione_di_g_b_falda_1668_ca_imggalleryL’area era vastissima, con edifici (come il Palazzo alle Terme e il Casino Felice) ornati dalle pitture del Baglioni, del Viviani detto il Sordo, di Cesare NebbiaCONTENT-1b; viali alberati (in parte con cipressi)CONTENT-1giar;  giardini tagliati da viali prospetticiCONTENT-1; giardini terrazzati (circondati da un muro con sei ingressi monumentali)4440-Veduta del giardino di Villa Negroni; frutteti e vigne; fontane (più di 30) che furono le prime a benificiare  dell’Acqua felice (si sospetta che Sisto V abbia voluto quest’acqua proprio per la villa)CONTENT-1y; peschiere, ninfei e piscineCONTENT-1font; numerosissime statue antiche e moderne (ad esempio il gruppo del Nettuno e Tritone, noto anche come Nettuno e Glauco, realizzato da Gianlorenzo Bernini nel 1620 per l’allora cardinale Peretti e che oggi si trova al British Museum)416px-London-Victoria_and_Albert_Museum-Sculpture-04. Un luogo tanto meraviglioso che i viaggiatori stranieri, che venivano in Italia, arrivavano a Roma per vederla.
Sisto V amava vivere a villa Montalto ma a causa dei pressanti impegni del pontificato, decise di regalare la villa alla nipote Camilla Peretti. Dopo la morte del papa (1590) per la villa iniziò il degrado; fu prima venduta alla famiglia Negroni e nel 1789 venne acquistata dal marchese Camillo Francesco Massimo. Nel 1860, in occasione della costruzione della nuova stazione ferroviaria, la villa iniziò ad essere smembrata: di essa sopravvisse una metà fino al 1872, finchè  nel 1887 anche  i due edifici principali vennero distrutti.
300px-Trastevere_-_Fontana_del_Prigione_00721-2L’unico pezzo che si salvò (senza prigioniero) fu la Fontana del Prigione (Gianicolo).
  

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