TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Suite Francese

di Saul Dibb

 

Francia, 1940.
Molti uomini partono pert il fronte, molti vengono fatti prigionieri dalle armate naziste e di loro non si sa nulla.
Tra i prigionieri potrebbe esserci il marito della bella Lucile, sposato pe rimposizione del padre, che vive con la dispotica suocera nel villaggio di Bussy, che viene occupato dai tedeschi.
Proprio nella casa delle donne viene alloggiato un giovane e affascinane ufficiale che con i suoi modi gentili conquisterà Lucile.
Tra la popolazione monta l’odio per il nemico che crea tensione tra fucilazioni e perquisizioni. E montano i sospetti sulla giovane donna.

 

Nell’Europa insaguinata dalla guerra nasce un sentimento, una storia d’amore impossibile.
Due personalità differenti che non si annullano una nell’altra, anzi.
Un film da vedere, credetemi. Inquadrature spettacolari, bella la colonna sonora, ricostruzione perfetta del momento storico, bravissimi gli attori e ottimamente scelti per i ruoli (Lucile-Michelle Williams Madame Angellier-Kristin Scott Thomas (attrice che adoro) Bruno von Falk-Matthias Schoenaerts) e che esprimono perfettamente le emozioni, le paure. Non è un film romantico, il contorno all’amore è l’orrore della guerra, la perdita di dignità, l’infelicità, la cattiveria, ma anche la solidarietà, il coraggio; l’amore è un rifugio a tutto questo anche nella difficoltà di viverlo. E’ un film che mi ha creato un forte impatto emotivo.
Film tratto dal romanzo di Irène Némirovsky*, che raccontò la Francia occupata, dove non tutti i tedeschi erano spietati, non tutti i francesi facevano resistenza.

 

*Scrittrice ebrea nata a Kiev nel 1903, figlia di un ricco banchiere ebreo, venne allevata dalla sua governante francese Zezelle. A causa di una taglia che i soviet misero sul padre la famiglia fu costretta a scappare fino ad arrivare in Francia, Paese che la scrittrice adottò come sua patria. Colta (laureata in lettere alla Sorbona), parlava sette lingue. Nel 1923 Irène Némirovsky scrisse la sua prima novella: l’Enfant génial, nel 1926 pubblicò il suo primo romanzo ma divenne celebre nel 1929 con il romanzo David Golder, negli anni a venire pubblicò molto.
Si convertì al cattolicesimo nel 1939.
Nel 1926 sposò Michel Epstein, ingegnere russo emigrato, divenuto poi banchiere, da cui avrà due figlie: Denise ed Élisabeth.
Vittime delle leggi antisemite varate nel 1940 dal governo di Vichy, Michel Epstein non poté più continuare a lavorare in banca e a Irène Némirovsky fu proibito pubblicare, si trasferirono a Issy-l’Évêque, dove avevano messo al riparo nel settembre del 1939 le loro figlie. Némirovsky scrisse ancora diversi manoscritti. Considerata un’ebrea dovette applicare la stella gialla sui suoi abiti. Le sue opere non furono più pubblicate. Solo l’editore Horace de Carbuccia, sfidando la censura pubblicò le sue novelle fino al 1942. Il 13 luglio 1942, Irène fu arrestata dalla guardia nazionale francese, tradita da un suo compatriota. Fu deportata ad Auschwitz, dove venne trasferita nel Rivier (l’infermeria in cui venivano confinati i prigionieri troppo ammalati per lavorare) per essere poi uccisa il 17 agosto 1942. Il marito fu arrestato nell’ottobre del 1942, deportato ad Auschwitz assieme alla sorella, venne ucciso nelle camere a gas al suo arrivo.
Le figlie finirono sotto la tutela di Albin Michel e Robert Esmenard fino alla loro maggiore età.
Denise ed Élisabeth riuscirono a salvare alcuni documenti conservandoli in una valigia, la stessa in cui li avevano trovati, per anni Denise non aprì la valigia; quando finalmente decise di aprirla (1990) vi scoprì un manoscritto nel quale riconobbe la grafia della madre e il colore azzurro dell’inchiostro che preferiva. Era Suite francese, opera incompiuta. Il testo doveva comporsi di cinque parti, ma soltanto le prime due, Tempesta in giugno e Dolce, furono completate, delle restanti si conoscono solo i titoli abbozzati dall’autrice: Prigionia, Battaglie, La pace; non iniziò mai a scriverli a causa della deportazione. I manoscritti sono diventati, nel 2004, un libro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’amore parla

Quel raggio di sole
spezza il mistero dell’oscurità
àltera la bellezza del silenzio.

La sua fiamma potente
squarcia la quiete della carne
spezza la dolcezza dell’aria di noi
amanti avvinghiati nel buio
colora l’amore di abbracci.

L’amore parla al tempo che scorre nei
rassicuranti occhi illuminati
i baci di miele si assopiscono
nel sospiro del desiderio
che svanisce languidamente.

Paola

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Amanti

Nel silenzio della
stanza
attendo te amante mio:

il turchese e l’oro
inebriano i sensi.

Rinnoviamo il viaggio
d’amore
con nuova armonia.

Paola

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Amore

Divampa come il fuoco, brucia forte…e quando il tempo passa bisogna manenerlo vivo…

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Amare

“L’uomo che non ha amato appassionatamente ignora la metà più bella della vita.”

Stendhal

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Mrs. Poe – Lynn Cullin

poe   “…Erano solo parole, certo, ma per una poetessa come me le parole sono moneta corrente: conosco il loro valore, la loro potenza. In una poesia so essere assai più audace e appassionata, posso andare oltre i limiti di un garbata conversazione. Poe non doveva fare altro che leggere tra le righe…”

 1845, New YorK, Frances Osgood, poetessa, incontra Edgar Allan Poe.
Frances vive, ospite con le due figlie piccole, a casa dei coniugi Bartlet, dopo che suo marito, il pittore Samuel Osgood, donnaiolo incallito, l’ha abbandonata all’Astor House, lussuoso albergo dove vivevano, per andare a Cincinnati con una ricca ereditiera americana.
Poe e Frances si incontrano spesso in casa di Anne Lynch, dove si tiene il più celebre salotto letterario del tempo. Il salotto è frequentato dai grandi nomi dell’epoca: Margaret Fuller, scrittrice; Walter Whitman, poeta; Audubon, ornitologo e pittore; Stephen Pearl Andrews, fondatore del Movimento per il Libero Amore; il reverendo Griswold…
Poe gode di grande fama soprattutto dopo aver pubblicato Il corvo. lo scrittore è sposato con Virginia, una sua cugina.
Tra Poe e Frances si instaura subito un’attrazione che si trasformerà da amicizia in amore, vissuto con sotterfugi, incontri appassionati e drammaticità.

 

“A colei il cui nome è scritto dentro”

Furono scritti, questi versi. per colei i cui occhi,
brillanti e vivi come le stelle di Leda,
tradurre sapranno il dolce nome che s’annida
qui nella pagina, velato a ogni lettore.
Setaccia bene le parole, che celano un tesoro
immane: un talismano, un amuleto
da indossare sul cuore. Versi,
parole e singole lettere, dovrai cercare, e non scordare
le minuzie o sarà fatica vana.
Che nodo gordiano qui non troverai
da dover slegare con la spada.
Basta seguire la trama sul foglio
che oggi scrutano i suoi occhi dolci
fra i versi vagando sperduti;
un nome forse sentirai,un nome da poeti o…poetesse.
Disposte in giusta sequenza, le lettere mendaci,
danno un suono che ognun conquista…
E se ancor fatichi a scorgerlo, mia cara,
vuol dire che sei un poco somara…
E ora dono questa sciarada a chi sciogliela saprà.

E’ un romanzo storico, stupendo (a me è piaciuto molto), incentrato sul triangolo amoroso (che fece molto discutere all’epoca, non è finzione ma realtà come si evince dalle poesie che Poe e Frances si scambiarono, le lettere invece sono misteriosamente scomparse) in cui Poe si divide tra Frances Osgood e la sua sposa bambina, Virginia.
Scritto senza troppe pretese, in modo semplice e lineare, ma mai banale, in questo romanzo fanno da padrona la trama, la vita di Frances, donna abbandonata che vivrà un grande sconvolgimento nella vita per amore di Poe, un amore molto coinvolgente che nascerà nell’inverno del 1845 e finirà con l’inverno del 1847, e la poesia, padrona dell’animo di entrambi i protagonisti ma che verrà vissuta da entrambi in modo diverso. Superba la descrizione psicologica dei tre protagonisti (Poe, la Osgood, Virginia) che intrecceranno, quasi in un destino assurdo, non solo le loro vite ma anche le loro morti, una parte drammatica di queste vite spezzate ancora giovani. La ricostruzione storica e sociale è perfetta; descritti perfettamente anche tutti i personaggi coinvolti.
Poe e Fraces pagheranno in modo devastante il loro innamoramento, la loro intensa passione.
Un romanzo non moderno se si pensa che non c’è neanche una scena di sesso descritto, ma solo accennato, anche in quella unica notte d’amore che i due vivranno, ma dove l’intensità dell’amore esce alla grande anche solo descrivendo le mani che si sfiorano, gli sguardi, le parole dette…non mancano eventi tenebrosi tanto per non smentire la natura dello scrittore.
Non svelo di più, magari qualcuno volesse leggerlo, e lo consiglio vivamente, accenno solo che una parte importante e inaspettata l’avrà la suocera di Poe, la signora Clemm e incontrerete Fanny Fay….

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Non ho smesso di sognare – Carlo Galli

spgnareUna storia “attuale”.
Un corpo in vendità, un uomo annoiato, un uomo ai limiti della follia indotta, un uomo di potere dall’anima nera.
Un amore che finisce, un amore che nasce.
Un segreto difficile da rivelare, una gioia immensa che lo conpensa.
Il respiro della libertà individuale.

 

E’ un romanzo che racchiude sesso, potere, sconfitta, vittoria; che racchiude la fragilità dell’umano. Tutto raccontato con parole comprensibili, che scorrono veloci.
Scorrono veloci anche perchè ci tuffiamo nel momento in cui viviamo, dove i valori vengono calpestati, ma senza superficialità, dove la vita ti brutalizza ma ne cerchi il riscatto, dove l’amore può essere la strada giusta per migliorare, conpensare, riemergere.
C’è un intreccio in questo romanzo, che lega vite tanto diverse tra loro, ma che un mistero unirà indissolubilmente.
Un romanzo che fa emozionare e avvince.
Dentro c’è la descrizione non solo delle mozioni, sensazioni, paure dei protagonisti, ma anche di un modo di vivere, di un modo di vestire, della ricerca dei luoghi che non passa inosservato. Alcune scene sono dure da leggere, fanno male, ma altre…Mentre leggevo “le altre” ho pensato all’autore come un pittore moderno ma anche un pò bohémien, non nel modo di vivere, ma di descrivere: lenzuola porpora, la barba incolta che adorna la bellezza di un viso dai lineamenti sottili, vetrine con manichini vestiti di pizzo cipria, bustine di zucchero aromatizzato con sopra frasi che arrivano a colpire l’anima, palazzi dalle forme indefinite che sfumano nel vapore bianco dei tombini, le brioches al cioccolato, il sole che arriva ad abbagliarti anche con gli occhi chiusi, un picolo paese francese con un bistrot dove assaggi la crema dolce, la bellezza precaria della vita.
Personalmente poi mi sono catapultata in quella Brescia dove ho vissuto pochi giorni, intensamente; ne ho ripercorso il castello, le sue vie e poi  Salò e il lago…

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L’ombra del bastone – Mauro Corona

corona “…la vita è un passare finchè finisce il mondo…” “…Questa è la vita, una visita alla terra e scappar via di nuovo…”

E’ la storia di Severino Corona detto “Zino”, di suo fratello Bastiano detto “Bastianin”, di Benvenuto Martinelli detto “Raggio” , ambientata nel paese di Erto, popolato di leggende e fatti sconcertanti.
Nel 2003, nello studio di Mauro Corona, ad Erto, arriva un uomo che gli consegna un quaderno nero firmato con il nome di Severino Corona.
Il quaderno è un diario che porta la data del 1920.
Vi è scritta la storia di Severino Corona, nato il 13 settembre del 1879 ad Erto e di suo fratello Bastiano; c’è la storia sfortunata del padre ucciso giovane, della madre morta di crepacuore, delle sorelle della madre, dell’amico Benvenuto, della moglie di Raggio strana e taciturna ma anche intrigante.
C’è il racconto di come Bastianin finì in carcere, di come la moglie di Raggio voleva uccidere il marito e di come Zino gli somministrò la belladonna.
Vi è narrata la pazzia di Raggio, di un feto nella forma di formaggio e di un bastone di legno inciso da figure inquietanti.

E’ un romanzo nel romanzo dove il tempo trascorre veloce e che ti prende fino all’ultima parola. E’ una storia scritta con riferimenti dialettali che l’arricchiscono.
E’ la storia di uomini e donne di montagna, a tratti cruda, come quando si parla del modo con cui abortivano le donne che non volevano far sapere di gravidanze indesiderate (Chi copa deve coparsi…); a tratti generosa, come era anche la gente una volta (Qui si usa darsi una mano quando uno deve farsi una casa. Si parte in trenta quaranta uomini e si tira su la casa veloce e finita. Dopo,…rende a tutti una giornata quando può…quando i altri ha bisogno…E così si fa per tutti quelli che ha bisogno…anche nel bosco, o nel fieno…); è la storia di pastori e cacciatori, è la storia della vita dura che si viveva in quell’epoca; è la storia della povertà materiale e culturale; è la storia della saggezza popolare (Era la forza del Signore che dava vita ai frutti,…e al grano, e ai fiori e alle uve…).
E’ storia di stregonerie, di leggende, di anime malvagie, quelle che raccontava anche mia nonna.
E poi si parla di Neve che faceva miracoli e a cui Mauro Corona ha dedicato un libro intero (quella piccola non dava segno di avere il minimo freddo…la chiamarono Neve…l’unica bambina nata quell’anno del gran freddo…). Scommetete quale sarà il prossimo che leggerò?
“…Di neve…si tramandano fattio incredibili che…meritino un libro…vorrei portare a termine…”.

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