TUTTOLANDIA

"…il posto che mi piace si chiama mondo…"

Unsane

di Steven Soderbergh

 

Sawyer Valentini, giovane donna manager si trasferisce da Boston in Pennsylvania, vuole lasciarsi alle spalle la storia di stalking da lei subita.
Dopo un’iniziale positività il passato torna a perseguitarla, così decide di sottoporsi a cura presso una clinica psichiatrica. Qui, viene raggirata dalla terapista che gli fa firmare un foglio dove dichiara il suo ricovero volontario per 24 ore. Ma così non sarà, si ritroverà internata contro la sua volontà.
Intanto lo stalker psicopatico che la perseguitava, David Strine, si fa assumere, sotto falsa identità, nella stessa clinica. Sawyer ne resta scioccata.
La ragazza cerca il modo di uscire dalla clinica, appoggiandosi a sua madre e a Nate Hoffman, giornalista che in realtà è ricoverato per scoprire una truffa sanitaria.
Niente di tutto quello che la giovane donna progetta, anche un incontro con lo stolker stesso in una situazione estrema e ambigua, crea la possibilità di fuga.
Dopo una serie di vicisitudini Sawyer riesce a fuggire…ma sarà libera veramente? Riuscirà a tornare alla sua vita normale?

   

Sembra un film come tanti altri, con una trama ripetuta.
Ma così non è, io lo trovo un piccolo gioiello, tutto al femminile, un film drammatico, claustrofobico, ma anche un triller dove non mancano i colpi di scena.
Lo definirei un film di classe, dove non mancano le emozioni forti e l’angoscia che mi ha procurato il terrificante stolker.
Il film è drammatico non solo per la storia in se stessa e per il dramma vissuto dalla donna (come molte donne, tema attualissimo) ma perchè mette in luce la sanità deviata, chi dovrebbe aiutarti, anche difronte a un problema tanto grave come instabilità mentale,  a volte così non è (le cronache degli ultimi anni lo dicono).
Geniale il regista, ha messo in luce la grande paura che annienta e trasforma la psiche di chi subisce aggresioni di qualsiasi tipo esse siano, ne scandaglia l’inconscio.
Esplosiva dall’inizio alla fine Claire Foy nei panni della protagonista, mi ha coinvolto tantissimo. Una storia che è maledettamente reale.
Da vedere, ve lo consiglio.

 

 

 

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La scelta di Barbara

 

 

 

 

 

 

di Christian Petzold

 

Germania dell’Est, Berlino, estate 1980.
Barbara, dottoressa pediatra, progetta, con l’aiuto del fidanzato Jörg che vive all’Ovest, la sua fuga. Intanto chiede un visto di uscita, tenuta sotto stretto controllo dalla Stasi, per punizione viene trasferita in uno sperduto ospedale di campagna dove incontra Andrè, il primario, che inizia a nutrire interesse per lei. Andrè è un chirurgo che ha commesso un grave errore professionale e per questo è stato mandato nell’ospedale dove incontra Barbara. Tra i pazienti della dottoressa c’è una giovanissima ragazza fuggita da un centro di rieducazione, la ragazza è in situazione tragica, ha tentato il suicidio, Barbara si affeziona a lei, tanto da creare la situazione per farla uscire dal paese.

Una storia drammatica e avvincente che mi ha riportato indietro nel tempo, nella Germania del Muro, un muro soffocante, coercitivo, dove la diffidenza e l’oppressione facevano da padrone.
Malgrado il tema forte che viene trattato, trovo sia un film delicato; mi piace la figura di questa donna apparentemente fragile nella sua elegante bellezza, ma molto coraggiosa e misteriosa; brava l’attrice Nina Hoss (la dottoressa), che ha saputo rappresentare con sguardi, gesti e poche parole la complessità caratteriale della protagonista.
Perfetta l’ambientazione: essenziale, inquietante. Bravo il regista nel ricreare l’atmosfera politica e far capire come un medico “vero” sceglie anche nel rispetto deontologico.
Per me un bellissimo film

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Dunkirk

di Christopher Nolan

 

Spiaggia di Dunkerque, Francia. Maggio 1940.
Migliaia di soldati inglesi, un esercito di ragazzini, accerchiati dalle truppe naziste.
L’Ammiragliato britannico promuove l’operazione Dynamo, realizzata anche con l’aiuto di centinaia di barche di pescatori dall’Inghilterra.

 

Film pluripremiato. Spettacolare.
Un film che mi ha fatto emozionare.
Mi aspettavo un film di guerra, ma in effetti trovo sia un film sulle coscienze, sull’altruismo, sull’individualismo che inevitabilmente porta poi alla colletività.
E’ un film sulla paura, quella vissuta dai giovani ragazzi, anzi ragazzini, accerchiati. Una tragedia come solo le guerre creano. Un film sulla morte prima ancora del sogno di salvezza.
Scenografia forte, coinvolgente, ottima la colonna sonora. Mi è piaciuta molto l’idea l’idea di separare le storie individuali dal contesto generale, anche come temporaneità delle scene.
Bravissimi gli attori principali, ma mi hanno piacevolmente sorpreso i giovani attori.

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